Banche italiane con meno titoli di Stato

Meno titoli di Stato nei forzieri delle banche attive in Italia, un po' più di obbligazioni, azioni e fondi comuni, soprattutto esteri. Questo il quadro che emerge dalla tabella delle attivi di gestione patrimoniale (portafoglio titoli e patrimonio gestito) delle banche al 30 giugno 2019, redatto dalla Banca d'Italia.
Alla fine del primo semestre, infatti, il sistema bancario nazionale ha evidenziato, nelle attività di gestione patrimoniale, titoli di Stato per 16,927 miliardi di euro, non soltanto 785 milioni in meno rispetto al 31 marzo, ma, soprattutto, il valore più basso degli ultimi anni e conferma di una tendenza che dura da tempo. In particolare, il valore dei Btp in portafoglio è sceso a 13,752 miliardi, quello dei Cct a 1,613 miliardi e quello dei Bot a 782 milioni.
Invece, il valore delle obbligazioni a 24,795 miliardi (estere per 17,509 miliardi) e quello delle azioni a 5,635 miliardi (estere per 4,470). Inoltre, le banche hanno presentato quote di fondi comuni per 63,978 miliardi (esteri per 62,689 miliardi).
Totale del portafoglio al 3o giugno 111,853 miliardi e patrimonio gestito per 118,066 miliardi.
A proposito di fondi comuni aperti di diritto italiano, ancora la Banca d'Italia ha segnalato che alla fine di luglio avevano attività per 248,727 miliardi, dei quali 51,994 costituiti da titoli delle amministrazioni pubbliche italiane (prevalentemente Btp, per 38,104 miliardi), 38,559 miliardi da azioni (per 28,880 miliardi emesse da soggetti stranieri), 55,729 miliardi da quote di fondi comuni (per 45,161 miliardi emesse da stranieri), 48,588 miliardi da altre attività finanziarie.

Il Cuneese campione regionale del fitness


“Che nel Cuneese, terra dell'operosità e dello spirito d'iniziativa, oltre che della buona tavola e dell'ottimo bere, fitness e benessere siano diventati una nuova parola d'ordine e si stiano diffondendo rapidamente, lo dimostra il boom delle attività finalizzate alla forma fisica e al miglioramento dell'aspetto personale: palestre, istituti di bellezza, erboristerie, manicure e pedicure, profumerie, commercio di articoli sportivi e per il tempo libero”.
Lo ha scritto L'Economia del Nord Ovest, supplemento pubblicato ogni lunedì dal Corriere Torino, edizione locale del Corriere della Sera, con la spiegazione che “nella provincia di Cuneo, infatti, il sistema del fitness e del benessere è cresciuto del 31% negli ultimi cinque anni, arrivando a contare 945 attività e quasi 1.600 addetti (+26%)”.
Nessun'altra area del Piemonte ha fatto registrare un'impennata simile. Nell'Alessandrino l'incremento è stato del 19% (690 le attività locali del settore) e ancora meno nelle altre province: 17,3% nel Torinese (945 attività), 14,4% nell'Astigiano (262), 10% nel Verbano-Cusio-Ossola (264), 9,5% nel Vercellese (277) e 8,3% nel Biellese (249).Addirittura, il Novarese, contandone 513 ha evidenziato il calo dell'1,2%, anche se ha comunque aumentato del 14,6% gli addetti, saliti a 846.
In provincia di Alessandria gli addetti del settore sono 579, nell'Astigiano 386, nel Biellese 308, nel Cuneese 1.589, in provincia di Torino pochi meno di 5.000 (4.968), nel Verbano-Cusio-Ossola 451 e nel Vercellese 362.
In tutto il Piemonte le attività correlate al fitness, alla ricerca del benessere e alla bellezza individuale sono risultate 6.589 nei primi mesi di quest'anno, il 16,% in più rispetto al 2014 e danno lavoro a circa 9.500 persone (+9,5% negli ultimi cinque anni).
L'intera Italia ne ha censite oltre 90.000 (+19,7% nei confronti del 2014) con poco meno di 168.000 addetti (+15,3%). Circa 40.000 sono gli istituti di bellezza, 20.000 le profumerie, oltre 10.000 i negozi di articoli sportivi e per il tempo libero, 5.000 le palestre e altrettante le erboristerie.

Borsa: le società di Gavio giù con Atlantia autorete della Juve che perde il 3,3%


Cristiano Ronaldo, domenica a secco
E' durata poco – due giorni – la permanenza della Borsa italiana sopra gli emblematici 22.000 punti dell'indice Ftse Mib, che rappresenta le 40 principali quotate a Piazza Affari. Oggi, 16 settembre, il Ftse Mib ha chiuso a 21.969 punti, perdendo lo 0,96% rispetto a venerdì. A causa delle nuove tensioni internazionali nate con l'attacco agli impianti petroliferi dell'Arabia Saudita, ma anche per il crollo di Atlantia (-7,84%), provocato dagli effetti degli ulteriori provvedimenti della magistratura genovese ancora in seguito alla tragedia del ponte Morandi, oltre che dalle ipotesi sulla revoca delle concessioni autostradali.

Il caso Atlantia si è riflesso anche sulle due società torinesi che fanno capo ai Gavio: Astm ha subito un ribasso del 3,08% e il prezzo della sua controllata Sias è calato del 3,01%.
Sono tutte dovute a fattori propri, invece, le ragioni della caduta del titolo Juventus, che ha pareggiato, malamente, a Firenze, dove ha generato più perplessità che convinzioni. L'ultimo prezzo dell'azione Juve è stato di 1,391 euro, inferiore del 3,3% a quello di venerdì scorso. Dopo Atlantia è la blue chip che ha perso di più.
Comunque, è grande la compagnia delle società che hanno chiuso in rosso la seduta borsistica odierna. Del listino piemontese, in particolare, si sono salvate soltanto nove quotate: tre hanno finito alla pari (Borgosesia, Centrale del Latte d'Italia e M&C), mentre hanno presentato un saldo positivo Basicnet (+1,41%), Fca (+0,16%), Iren (+0,16%), Prima Industrie (+0,58%), Reply (+0,58%) e Tinexta (+2,33%).

Intesa Sanpaolo acquista azioni proprie per un massimo di 17,1 milioni di euro andranno gratis a dipendenti del Gruppo

Carlo Messina, ad Intesa Sanpaolo con il presidente Gros-Pietro
Domani, 17 settembre, Intesa Sanpaolo avvia un programma di acquisto di azioni proprie ordinarie, che si concluderà entro venerdì. L’acquisto è a servizio di un piano di assegnazione gratuita di azioni ordinarie Intesa Sanpaolo ai dipendenti del Gruppo, nel contesto del sistema di incentivazione basato su azioni relativo all’esercizio 2018, destinato ai risk taker che maturino un premio superiore alla cosiddetta “soglia di materialità” e a coloro i quali, tra manager o professional non risk taker, maturino “bonus rilevanti”. Qualora ricorrano determinate condizioni, l’acquisto è a servizio anche della corresponsione di compensi riconosciuti a risk taker in occasione della cessazione anticipata del rapporto di lavoro.
Intesa Sanpaolo ha precisato che l'acquisto viene effettuato nei termini autorizzati dall’assemblea degli azionisti del 30 aprile 2019 e già comunicati al mercato.
Quel giorno, l
’assemblea ha autorizzato l’acquisto, anche in più tranches, di azioni ordinarie Intesa Sanpaolo fino ad un numero massimo di azioni ordinarie e a una percentuale massima del capitale sociale di Intesa Sanpaolo determinato dividendo l’importo omnicomprensivo di 40 milioni di euro per il prezzo ufficiale registrato dalla stessa azione nella stessa data.
Poiché il prezzo ufficiale dell’azione Intesa Sanpaolo in tale data è risultato pari a 2,334 euro, il numero massimo delle azioni da acquistare sul mercato è di 17.137.961, pari a circa lo 0,10% del capitale sociale.
Il numero complessivo di azioni da acquistare e, di conseguenza, anche il volume giornaliero degli acquisti da effettuare non supera il 25% del volume medio giornaliero di azioni ordinarie Intesa Sanpaolo negoziato nel mese di agosto 2019, che è stato pari a 127,3 milioni di titoli

Lavoro, nel mese 435.000 nuovi contratti ricercati operai specializzati e tecnici Itc

Nel mese in corso, le aziende del comparto industriale e terziario intendono attivare oltre 435.000 contratti di lavoro, circa 20.000 in più rispetto a settembre 2018, con un incremento di 4,8 punti percentuali. Dinamiche si mostrano soprattutto le imprese di medie dimensioni. Infatti, quasi la metà (il 44,5%) di queste aziende ha previsto di assumere personale in settembre (ed è il valore mensile più alto dallo scorso anno). Queste imprese, inoltre, presentano il più alto tasso di entrata (dato dal rapporto tra numero di contratti previsti e lavoratori già presenti in azienda) registrato nell’arco degli ultimi dodici mesi.
Lo riporta il Bollettino mensile del sistema informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere e Anpal, aggiungendo che i comparti più dinamici sono, per l’industria, la meccatronica e la filiera metallurgico-metallica, che prevedono di attivare rispettivamente 21.000 contratti e 18.200 (con incrementi tendenziali del 3,9% e del 7,7%). In calo, invece, il settore alimentare che presenta una flessione di circa 1.500 contratti su base annua. Nei servizi, oltre alla filiera turistica che prevede circa 57.500 entrate e dovrebbe registrare un incremento del 18,9% in chiave tendenziale, spicca la rilevante crescita del comparto media e comunicazione, che segna un aumento significativo di 1.370 unità, rispetto a settembre 2018. Allargando poi la previsione all’intero trimestre settembre-novembre, l’incremento tendenziale di questo comparto dovrebbe superare le 5.000 unità.
Non poche, anche in questo mese, le difficoltà da parte delle aziende nel reperire le figure professionali richieste. Il 31% delle entrate previste risulta, infatti, non facile da trovare, con un incremento del 5% rispetto a settembre 2018.
Scorrendo poi il Borsino delle professioni si nota come siano soprattutto gli operai specializzati (in particolare fabbri ferrai, saldatori, lattonieri), come pure i tecnici informatici, telematici e delle telecomunicazioni a essere maggiormente richiesti e, soprattutto, difficili da reperire, con percentuali superiori al 50% quando non addirittura al 60%. Si tratta di figure principalmente richieste dalle medie imprese industriali dei comparti della metallurgia e della meccanica che presentano valori rilevanti dei contratti da attivare nel mese, come pure nell’intero trimestre settembre-novembre.
A livello territoriale una più alta incidenza di contratti destinati a figure a elevata specializzazione (quali dirigenti, professionisti, specialisti, etc.) si registra non solo nelle aree più dinamiche del Nord ma anche in contesti provinciali della Sardegna o della Sicilia, segnale questo di una crescente richiesta del sistema imprenditoriale meridionale, che necessita non solo di operai e/o artigiani ma anche di figure manageriali e tecniche.

Debito Pa sfonda muro dei 2.400 miliardi incetta di titoli pubblici italiani dall'estero

Giuseppe Conte, presidente del Consiglio
Sfondato anche il muro dei 2.400 miliardi. Il debito pubblico italiano al 31 luglio è ammontato a 2.409,910 miliardi. Nuovo record storico. Solo nell'ultimo mese è lievitato di 23,529 miliardi e di oltre 60,5 miliardi rispetto alla fine di luglio dell'anno scorso. Lo ha appena comunicato la Banca d'Italia, la quale, fra l'altro, ha portato a 406,780 miliardi il suo credito nel confronto dell'erario, che era ancora di 388,399 miliardi al 31 luglio 2018.
Dai dati della Banca d'Italia, inoltre, emerge che i soggetti non residenti, cioè stranieri (fondi sovrani, investitori istituzionali, banche, fondi comuni, imprese e singoli risparmiatori), in giugno, hanno incrementato di 32,125 miliardi i loro crediti nei confronti delle Amministrazioni pubbliche italiane, portando il loro totale a 730,072 miliardi, per la massima parte rappresentati da titoli di Stato (Btp, Cct, Bot).
Alla fine di giugno, gli investitori esteri hanno acquisito titoli delle Amministrazioni pubbliche italiane per 32,645 miliardi, così da averne in portafoglio per complessivi 679,176 miliardi.
Dalle tabelle della Banca d'Italia si rileva anche che, al 31 luglio, l'indebitamento di Regioni e Province a statuto speciale era pari a 31,182 miliardi, a fronte dei 6,707 miliardi delle Province e delle Città metropolitane e, infine, dei 36,203 miliardi dei Comuni. Tutte e tre le categorie hanno evidenziato un calo, sia pure minimo, rispetto al mese precedente.

Comune di Torino vende il 17,36% di Trm

Chiara Appendino, sindaco di Torino
Il Consiglio comunale di Torino ha approvato una delibera con la quale si autorizza la cessione della quota di partecipazione detenuta dalla Città nella Trm per il 17,36%, della quale detiene il 18,36%.
La vendita consente, quindi, il mantenimento dell’1% del capitale della società per il trattamento dei rifiuti metropolitani che fa parte del gruppo Iren.
Con lo stesso provvedimento, illustrato dall’assessore Sergio Rolando, viene autorizzato il trasferimento di azioni Smat, in misura non superiore a 5.000, dalla società Fct Holding alla Città di Torino, al valore di perizia. Questa iniziativa ha l’obiettivo di superare progressivamente la titolarità di azioni Smat da parte di soggetti formalmente non pubblici.
A favore della Città, inoltre, è stato autorizzato il trasferimento delle partecipazioni attualmente detenute da Fct nella Finanziaria Centrale del Latte e nella Agenzia di Pollenzo, ai valori di perizia.
La votazione dell’atto ha ottenuto 21 voti a favore, nessun contrario e tre astenuti.

Alberghi, è Torino l'ultima per redditività fra le grandi città turistiche italiane

Torino ultima. Nella graduatoria nazionale per il tasso di occupazione delle camere (Toc) d'albergo e per la loro redditività media (Rev Par - Revenue per Available Room, dato dal prezzo medio di una camera per il tasso di occupazione), Torino figura dietro a tutte le altre grandi città turistiche italiane prese in esame da Crif Res, la divisione del gruppo Crif specializzata nei servizi valutativi e tecnici per il real estate e leader nel mercato bancario.
Il primato nazionale per il Toc è stato attribuito a Napoli (77%), quello della reddità delle camere d'albergo a Venezia (165 euro), a fronte di una media italiana rispettivamente del 71% per il Toc e di 108 euro per Rev par. Le altre città analizzate, oltre a Napoli e Venezia, sono Bologna, Genova, Milano, Roma e Firenze.
Comunque, in relazione al valore medio degli alberghi, il dato più elevato si registra a Milano, con quasi 20 milioni di euro, seguita da Firenze con 17 milioni e da Roma con 11 milioni. Il valore medio per camera nelle grandi città d’arte (calcolato come rapporto fra il valore medio complessivo delle strutture alberghiere e il numero delle camere presenti) a Venezia e a Firenze risulta pressoché di pari entità (rispettivamente, con 227.000 e 224.000 euro). Seguono Roma, con 180.000 euro e Milano con 163.000.
Per quanto riguarda le località turistiche, invece, il picco si registra a Livigno, con 170.000 euro in media a camera, seguita dalla Riviera ligure di Levante (140 mila), dalla Costa Smeralda (130 mila), dal Lago di Como (123 mila), sino ai 69.000 della Riviera Romagnola .
Le strutture alberghiere in Europa sono poco più di 200 mila, in progressiva flessione dal 2010; ma il numero delle camere sta contestualmente aumentando ed è arrivato a 6,7 milioni, sottolineando una progressiva concentrazione di progetti di scala sempre maggiore, soprattutto in corrispondenza delle principali destinazioni turistiche. Si arriva, infatti, a una media di 33,3 camere a struttura rispetto alle 29,7 del 2008.
L’aggiornamento annuale dello studio di Crif Res mette in evidenza che l’Italia, con i suoi 33 mila alberghi (malgrado la flessione del -2,4% fra il 2009 e il 2018) e con 1,1 milioni di camere (+1,4% nei 10 anni considerati), possiede il più grande portafoglio ricettivo in sede europea, seguita da Germania e Spagna, collocandosi in terza posizione assoluta a livello mondiale.
Se, però, parliamo di quota di mercato sui volumi di arrivi in hotel dell’Europa a 28, l'Italia rappresenta il 12,2%, occupando solo il quarto posto dopo Germania (18,3%), Francia (15,5%) e Spagna (13,5%).
In questo scenario, il settore dell'hotellerie nel nostro Paese mostra una grande vitalità, tanto da contabilizzare, nel primo semestre di quest’anno, investimenti per due miliardi.
Comunque, come a livello europeo, il numero complessivo di hotel sta calando anche nella Penisola. Dietro al dato sintetico si celano, però, comportamenti differenti, a seconda della categoria delle strutture: sui 33 mila esercizi alberghieri censiti da Istat, circa la metà è costituita da hotel a 3 tre stelle, che sono rimasti sostanzialmente invariati nel periodo considerato; mentre, si registra un incremento superiore al 20% per gli hotel a 4 stelle e al 50% per quelli a 5 stelle. Contemporaneamente, si riducono fortemente le strutture a una stella (-33%) e a due stelle (-19%).
Si assiste, pertanto, a un graduale upgrade qualitativo dell’offerta alberghiera nazionale, ma si riscontra ancora un gap evidente fra la quota di hotel di lusso sullo stock totale (10%), a fronte della penetrazione delle categorie più elevate in Europa, che raggiunge il 30%.
L’Italia annovera il più alto numero di brand (240) in sede europea, seconda solo alla Spagna, ma con un tasso di penetrazione solo del 4,8% per numero di strutture, in tendenziale crescita, ma assai inferiore al 18,9% di Germania, al 21% di Francia e addirittura al 33,3% della Spagna.
Questo indicatore tuttavia non esaurisce la lettura del grado di maturità del nostro mercato, in quanto se ci riferiamo non al numero di strutture ma al numero delle camere, il tasso di penetrazione dei brand si porta al 15,8% e raggiunge quota 50% per gli hotel di fascia più alta.
Le catene alberghiere in Italia, anche se numerose, si concentrano sui segmenti di gamma più elevata e risultano connotate da un elevato numero medio di camere rispetto allo stock presente in Italia. Infatti, il numero medio di camere per gli hotel di catena è pari a 108, oltre il triplo di un hotel medio italiano, che conta solo 33 camere. Il numero medio di camere poi si eleva a 120 se si tratta di brand internazionali e raggiunge le 126 camere per il segmento Upscale.
Del resto, va sottolineato come la domanda turistica in Italia nel 2018 abbia fatto registrare il quinto incremento annuo consecutivo delle presenze, anche se il dato dell’ultimo anno (+2%) segnala un rallentamento nella crescita rispetto ai tre precedenti. Per altro, oltre la metà delle presenze del 2018, che si attestano sui 429 milioni, è rappresentata da turisti stranieri (50,5%) con un incremento del 2,8% rispetto all'anno precedente, mentre i turisti italiani si limitano a crescere in misura dell’1,1%. Per il biennio 2019/2020 si prevede una maggiore crescita proveniente dai mercati esteri, mentre il mercato domestico dovrebbe permanere sui livelli del 2018.
Nel 2018 , il mercato degli investimenti alberghieri in Italia aveva toccato quota un miliardo di euro, in flessione del 5% rispetto all'anno precedente, sovraperformando, però, quanto accaduto nel mercato degli investimenti immobiliari nel complesso, che hanno perduto il 20% rispetto all'anno record 2017. Il dato relativo al settore alberghiero, che rappresenta il 12% dei volumi totali transati sul mercato nazionale, si colloca ben al di sopra delle medie quinquennali e decennali.
Da notare che oltre la metà degli investimenti alberghieri in Italia proviene dall'estero e, di questa, un quarto è di origine extraeuropea. Per quanto riguarda la loro destinazione, circa la metà è concentrata s Roma, seguita a distanza da Milano, Venezia e Firenze.

Moda, dove Biella supera anche Prato

Vanessa Incontra presenta  la sua collezione per Elena Mirò
Come ogni settembre, Milano per una settimana è capitale internazionale della moda. Dal 17 al 23 settembre ospita la Fashion Week, dedicata. Tante le novità (58 sfilate, 110 presentazioni e 54 eventi per un totale di 170 collezioni); ma, soprattutto, una certezza:la moda è sempre più un volano per l’economia non solo del capoluogo lombardo, che dal 1958 organizza le sfilate più prestigiose del mondo (insieme a Parigi e New York), ma per tutto il Paese.
Elena Mirò, uno degli undici marchi dell'albese Miroglio Fashion, gioca d’anticipo con una sfilata nella prestigiosa location di Palazzo Bovara. La nuova collezione autunno/inverno 2019 segue un preciso fil rouge “shiny & glam”. Martino Boselli, brand director di Elena Mirò, ha detto: “il nostro compito è quello di far sentire bella ogni donna quando indossa un nostro capo. Farla sentire bene e sicura di sé, fiera della propria bellezza e meravigliosa unicità, esaltando il suo fascino e la sua femminilità. Bellezza e fascino sono due cose diverse: la prima si vede, mentre la seconda si sente. Soprattutto quando una donna sta bene con se stessa. Un magico connubio che si ottiene valorizzando al meglio stile e vestibilità e facendo in modo che ci si senta bene con un abito indosso. Alla base c’è un know how prezioso di stilisti e modellisti che nasce nell’atelier di Elena Mirò, luogo di vita e ‘cantiere creativo’ da cui tutto ha inizio”.
A partire dal 2016, collezione dopo collezione, la collaborazione di Vanessa Incontrada con Elena Mirò si è progressivamente evoluta, raggiungendo oggi una piena maturità, l’espressione stilistica completa di una eleganza sofisticata e contemporanea. “La collezione trasferisce un preciso messaggio . sottolinea Vanessa Incontrada, volto e stilista della capsule collection -Un pensiero positivo, un modo magico per far brillare una parte di noi”.
La moda rappresenta un punto di forza del made in Italy, grazie anche all’apporto di 79.000 micro e piccole imprese dei settori tessile, abbigliamento, pelle, occhialeria e gioielleria, capaci di generare, un fatturato annuo di 43,5 miliardi di euro, dando lavoro a 372 mila addetti, due terzi (67,2%) degli occupati del settore.
Per le 58.000 imprese artigiane della moda si stima un fatturato di 21,3 miliardi di euro, pari al 22,5% del settore e un valore aggiunto di 6,1 miliardi di euro, pari al 23,8%.
Nei primi quattro mesi del 2019, tra i maggiori mercati, si registra una crescita a doppia cifra dell’export in Svizzera (+52,8%), Corea del Sud (+16,1%), Stati Uniti (+12,7%) e Giappone (+10,5%); trend in crescita sopra alla media del settore in Cina e Regno Unito (+9,0%) e Francia (+8,0%). In controtendenza i mercati di Germania (-2,8%), Tunisia (-3,2%), Romania (-4,1%), Belgio (-4,5%), Paesi Bassi (-8,1%), Russia (-10,3%) e Turchia (-13,5%).
L’Italia presenta i surplus del commercio estero della moda più alto nella Ue, pari a 20,3 miliardi di euro nelo 2018. Lo stesso vale nel caso delle esportazioni dirette delle pmi del settore per le quali l’Italia si colloca, con 10,3 miliardi di euro, al primo posto in Europa. Da sole, le piccole imprese italiane del tessile-abbigliamento-calzaturiero esportano il doppio di quelle di Germania, Francia, Spagna e Regno Unito messe insieme.
Analizzando il grado di esposizione (export in rapporto al valore aggiunto) emerge che, per la moda, la Toscana è la regione che presenta l’esposizione più elevata, (12,74%), seguita dal Veneto con l’11,25%, dalle Marche con il 6,54%, dall’Emilia-Romagna con il 5,60%, dal Piemonte con il 5,09% e dalla Lombardia con il 4,66%.
A livello provinciale, primeggia Belluno (grazie all'occhialeria) con il 46,87%; seguono Biella (36,49%), Arezzo (33,02%), Prato (30,81%), Fermo (23,94%), Vicenza (22,86%), Alessandria (20,64%) e Vercelli (20,41%).

A Torino torna il Festival delle Migrazioni

A Torino, dal 25 al 29 settembre 2019, seconda edizione del Festival delle Migrazioni, negli spazi dell’ex cimitero di San Pietro in Vincoli, al Teatro Cottolengo, alla Scuola Holden e al Polo del ‘900. Cinque giorni di appuntamenti, che si snodano tra i quartieri di Porta Palazzo e Borgo Dora, per parlare di futuro e società, a partire dal più scottante e attuale dell’Occidente, le migrazioni, mettendo in atto una narrazione diversa e che vada al di là degli stereotipi.
Attraverso l’arte e il teatro, oltre che incontri, dibattiti e momenti conviviali, si alternano nel corso del festival ospiti d’eccezione che, a vario titolo, in questi anni, hanno elaborato a livello narrativo i processi e le storie che stanno cambiando il nostro mondo in rapporto alla migrazione.
Ai numerosi interrogati connessi alle migrazioni risponderanno i protagonisti del festival, tra cui l’attore e regista Ascanio Celestini, la già europarlamentare Elly Schlein, il giornalista Domenico Quirico, lo storico e sociologo Marco Revelli, la scrittrice di origini somale Igiaba Scego e molti altri ancora.
Con l’analisi di quanto accaduto nell’ultimo anno, come filo conduttore, all’interno del programma viene dedicato ampio spazio alla migrazione al femminile: dalle difficoltà e gli ostacoli che le donne migranti si trovano ad affrontare, al coraggio e alla forza delle stesse protagoniste.
Si parlerà, inoltre, del legame tra informazione, uso corretto delle parole e diffusione dell’odio, di incontro interreligioso tra le diverse comunità spirituali, della situazione libica, della dimensione economica della migrazione e alla politica dei muri e i business correlati.
Tra le novità, uno spazio dedicato al cinema, motivo per cui è stato aggiunto un giorno al festival rispetto alla passata edizione: mercoledì 25 settembre, spazio alla settima musa con tre proiezioni gratuite, accompagnate da dibattito, in collaborazione con il Polo del ‘900, Crocevia di sguardi, Psicologia Film Festival, Torino Pride e Lovers Film Festival.
Il teatro si conferma come linguaggio prediletto per raccontare il mondo e i suoi cambiamenti. Tra gli spettacoli più attesi, L'estranea di casa (Compagnia Bottega degli Apocrifi), con la storia di un'insegnante che abbandona la Romania e i suoi figli per fare la badante in Italia, I capricci del destino (Cantieri Meticci), ispirato al capolavoro di Karen Blixen Il pranzo di Babette, Illegal helpers di Maxi Obexer, in cui il confine insondabile tra indifferenza e azione viene continuamente provocato e messo in discussione. E ancora il racconto, a cura del Teatro di Emergency, Stupidorisiko, ironico e amaro, in cui, partendo dalla Prima Guerra Mondiale si arriva fino alle guerre dei giorni nostri e Prima fu la volta dei migranti. Inchiesta sull’Europa dei muri (Almateatro), una lezione in forma teatrale che vuole rendere memoria dei fatti che in vent’anni di Storia hanno permesso l’affermarsi dell’attuale contesto nell’Unione Europea.
Il Festival delle Migrazioni è ideato dalle Compagnie torinesi A.C.T.I. Teatri Indipendenti, AlmaTeatro e Tedacà, con il sostegno di Compagnia di San Paolo, la collaborazione di Fondazione Piemonte dal Vivo e con il patrocinio della Città di Torino, Città Metropolitana, Circoscrizione 7, Biennale Democrazia, Ordine Assistenti Sociali. Collaborano con il Festival delle Migrazioni Fondazione per la cultura Torino, Coldiretti, Scuola Cottolengo, Polo del ‘900, Scuola Holden, Emergency, CGIL, Medici Senza Frontiere, Torino Spiritualità, Torino Pride, Quore, Lovers Film Festival, Banca Etica, Associazione Stampa Subalpina, La Riforma, Articolo 21, Arci Torino, LabPerm, Il Mutamento Zona Castalia e altre associazioni che si occupano di migrazione sul territorio.

Welfare Unicredit, raggiunto l'accordo anche fondo Banca Crt in quello di gruppo

Riorganizzazione del welfare aziendale in Unicredit, grazie all’accordo raggiunto tra la Fabi, le altre organizzazioni sindacali e il gruppo bancario, del quale la Fondazione Crt, presieduta da Giovanni Quaglia, è ancora uno dei maggiori azionisti.
L'intesa riorganizza il sistema di previdenza complementare aggregando nel Fondo pensione di gruppo gli ex 'fondi interni' (Fondo Banca Crt ex Cassa di risparmio di Torino, Fondo Banca di Roma, Fondo Caccianiga, Fondo Cr Trieste) adottando politiche e soluzioni che continuano ad assicurare adeguati livelli di protezione, il contenimento dei costi e una semplificazione della materia di previdenza complementare, finalizzata a renderla più coerente con l’evoluzione normativa.
Per l’assistenza sanitaria integrativa (Uni.Ca), il gruppo bancario e i sindacati hanno convenuto di adeguare le procedure all’assetto normativo e regolamentare.
Inoltre, sarà inoltre istituito l’Osservatorio sulla previdenza complementare, ente bilaterale e paritetico che avrà il compito di valutare il rapporto costi/benefici nella gestione delle risorse affidate al Fondo dai lavoratori.
Per i nuovi assunti l’iscrizione alla previdenza complementare sarà automatica.
Abbiamo messo un’altra importante pietra sulla costruzione del welfare previdenziale e assistenziale in Unicredit. Un percorso complesso di convergenza, che dura da più di tre anni. Noi abbiamo sempre avuto come obiettivo l’equilibrio e la sostenibilità per tutti, sia attivi che pensionati. Diventa ora fondamentale l’approvazione referendaria dell’accordo da parte di tutti gli iscritti” ha commentato Mauro Morelli, il segretario nazionale Fabi.

Borsa: Ubi "campione" della settimana Buzzi prima per la continuità dei rialzi

Enrico Buzzi, presidente di Buzzi Unicem
“Incredibilmente, lo spread è sceso a 133 punti. Un miracolo finanziario. Che, si è riflesso, almeno in parte, sulla Borsa italiana: l'indice Ftse Mib è tornato sopra la soglia psicologica dei 22.000 punti e l'ultima settimana si è chiusa, generalmente, in modo positivo. Anche per il listino piemontese. Venerdì scorso, 19 titoli subalpini hanno evidenziato una quotazione superiore a quella del 6 settembre, a fronte dei 12 che, invece, hanno mostrato un ribasso e uno (Cover 50) risultato con lo stesso prezzo”.
Incomincia così la rubrica dedicata alle quotate piemontesi, pubblicata oggi, come ogni domenica, dal Corriere Torino, l'edizione locale del Corriere della Sera.
Nella stessa rubrica si legge che “Le tre blue chip piemontesi con le migliori performance nella settimana passata sono Buzzi Unicem, Intesa Sanpaolo e Ubi. I due grandi gruppi bancari, in particolare, hanno beneficiato del nuovo bazooka di Mario Draghi, il presidente della Bce che, da Francoforte, non perde occasione per aiutare l'Italia. Intesa Sanpaolo ha chiuso a 2,182 euro (+5,56% rispetto al venerdì precedente) e Ubi Banca, che ha come maggior azionista singolo la Fondazione Crc di Cuneo, a 2,555 euro (+7,49%)”.
Quanto a Buzzi Unicem, ha avuto un incremento del 6% che ne ha riportato il prezzo dell'ordinaria sopra i 20 euro, per la precisione a 20,61. Fra l'altro, la società cementiera di Casale ha fatto segnare sei rialzi quotidiani consecutivi, prestazione non riuscita ad alcuna altra piemontese, nel periodo.
Più modesto, invece, l'aumento (+0,38%) della Juventus, comunque a fronte dei ribassi delle altre big locali. Infatti, da un venerdì all'altro, Italgas ha perso il 3,76%, Diasorin il 3,58%, Exor l'1,86% e Fca lo 0,33%. Le due quotate che fanno capo alla famiglia Agnelli-Elkann-Nasi hanno pagato, soprattutto, le dichiarazioni sfavorevoli del numero 1 operativo di Renault, il quale, al Salone di Francoforte, ha detto che il dossier relativo al matrimonio con Fca non è più sulla sua scrivania.
La settimana è finita in rosso anche per Astm (-3,3%) e Sias (-2,6%), le due contrallate da Gavio destinate alla fusione; per Iren (-1,45%), Reply (-3,27%) e Tinexta (-2,6%).
Tra le minori, va rilevato il crollo di Visibilia Editore (-23,9%, a 0,59 euro, nuovo minimo storico), la società fondata, controllata e guidata dalla cuneese Daniela Santanchè; la sua capitalizzazione è precipitata a poco più di mezzo milione di euro. In ribasso hanno chiuso anche la Centrale del Latte d'Italia (-3,4%) e Ki Group (a 0,96 euro, nuovo record negativo).
Al contrario, la settimana è finita positivamente per Autogrill (8,935 euro la sua ultima quotazione), Bim (0,154 euro), Basicnet (4,25), Borgosesia (0,52), Cdr Advance Capital (0,54). Cofide (0,473), Conafi (0,316), Dea Capital (1,352), Fidia (4,515), Guala Closures (6,26), Italia Independent (1,80), M&C (0,0374), Pininfarina (1,86), Prima Industrie (13,90) e Patterrn (3,825).

Perché Intesa Sanpaolo ottiene il primato della sostenibilità sociale e ambientale

Il presidente Gros-Pietro e l'ad Messina al vertice di Intesa Sanpaolo
Per il nono anno consecutivo, Intesa Sanpaolo è stata inclusa - unica banca italiana - negli indici finanziari Dow Jones Sustainability Index Europe e Dow Jones Sustainability Index World, tra i più importanti indici borsistici di sostenibilità mondiali ed europei. Il riconoscimento conferma Intesa Sanpaolo tra i gruppi più attivi al mondo in termini di sostenibilità economica, sociale e ambientale, in linea con gli impegni indicati nel Piano d’Impresa 2018/2021.
A Intesa Sanpaolo è stato assegnato un punteggio complessivo pari a 78 su 100, rispetto a una media di settore di 46. È stato raggiunto il risultato massimo nelle sezioni dedicate all’inclusione finanziaria, alla gestione della relazione con la clientela, alla protezione della privacy e alla rendicontazione ambientale.
Intesa Sanpaolo è una delle più solide e profittevoli banche europee. Offre servizi bancari commerciali, di corporate investment banking, di gestione del risparmio, asset management e assicurativi. È la principale banca in Italia con circa 12 milioni di clienti serviti attraverso i suoi canali digitali e tradizionali. Le banche estere del Gruppo contano 7.2 milioni di clienti in Est Europa, Medio Oriente e Nord Africa.
In campo ambientale, ha creato un fondo di cinque miliardi di euro destinato all'economia circolare. Promuove progetti rilevanti di inclusione economica e riduzione della povertà, tra cui un fondo di impatto per 1,2 miliardi per finanziamenti a categorie di soggetti con difficoltà di accesso al credito. Intesa Sanpaolo è fortemente impegnata in attività culturali proprie e in collaborazione con altri soggetti in Italia e all'estero, incluse esposizioni permanenti e temporanee del suo vasto patrimonio artistico presso le Gallerie d'Italia, i musei del Gruppo a Milano, Napoli e Vicenza.
L’impegno verso la sostenibilità ambientale ha portato a dare continuità alle azioni di contenimento delle proprie emissioni di CO2 grazie a un piano pluriennale di azione e all’offerta di prodotti e servizi finanziari green, con finanziamenti pari a oltre 1,9 miliardi di euro erogati nel 2018. È stata la prima banca italiana ad emettere un Green Bond, per un importo complessivo di 500 milioni di euro per il finanziamento di progetti dedicati in particolare alle energie rinnovabili e all’efficienza energetica.
Nel 2018 il gruppo Intesa Sanpaolo ha erogato finanziamenti per attività ad alto impatto sociale per quasi 4,5 miliardi di euro (7,4% sul totale dei nuovi finanziamenti), contribuendo a creare opportunità imprenditoriali e occupazionali nonché ad aiutare le persone in difficoltà attraverso diverse forme: microcredito, prestiti antiusura, prodotti e servizi destinati ad associazioni ed enti del Terzo settore; prodotti dedicati alle categorie sociali più vulnerabili per favorirne l’inclusione finanziaria; finanziamenti di sostegno alle popolazioni colpite da eventi catastrofici.
Intesa Sanpaolo da tempo ha riconosciuto l’importanza di servire le organizzazioni del Terzo Settore verso il quale, nel 2018, sono stati erogati nuovi finanziamenti per circa 250 milioni di euro. Inoltre, il Fund for Impact consentirà l'erogazione di circa 1,25 miliardi di euro a categorie con difficoltà di accesso al credito. La prima iniziativa ha riguardato il finanziamento "per Merito" messo a disposizione degli studenti residenti in Italia, volto ad ampliare in maniera strutturale, senza necessità di garanzie, l'accesso alle università italiane e straniere.
L’obiettivo filantropico si è concretizzato per il 2018 con accordi di collaborazione con enti e associazioni, spesso già partner della Banca, per la definizione di progetti di solidarietà sociale di medio lungo periodo con oltre 3,5 milioni di interventi.
Nel 2018 il Fondo di Beneficenza ed opere di carattere sociale e culturale di Intesa Sanpaolo, in capo alla Presidenza, ha erogato circa 12 milioni di euro a sostegno di oltre 900 progetti realizzati da enti non profit. Il 72% è stato destinato al sociale, il 16% a iniziative presentate da enti religiosi, l’8% alla cultura, dove l’attività del Fondo ha dato priorità a progetti che includessero soggetti fragili ed emarginati, il 4% alla ricerca scientifica. Nel 2019 la dotazione del Fondo è pari a 13,5 milioni di euro.

Abi: tre novità per i clienti delle banche

Cristina Balbo, presidente Abi Piemonte
L'Abi, l'associazione delle banche italiane, ha messo online le guide con informazioni immediate, semplici ed essenziali, per aiutare i cittadini nella comprensione del nuovo quadro regolamentare in materia di servizi di investimento e di credito, oltre che le opportunità offerte dai conti correnti con caratteristiche di base per la gestione delle esigenze bancarie essenziali.
In forma di infografica, questi tre agili strumenti rispettivamente evidenziano le principali novità introdotte dal recepimento della direttiva europea Mifid2 sui servizi di investimento, le nuove regole europee in materia di classificazione dei debitori in “default”, che obbligano le banche ad adottare criteri e modalità più stringenti, e le principali caratteristiche del servizio Conto di base. L’iniziativa rientra nell’ambito del progetto Trasparenza Semplice dell’Abi, in collaborazione con le banche e numerose associazioni dei consumatori, con l’obiettivo di favorire una trasparenza sempre più sostanziale, semplificando e accrescendo la comprensibilità delle comunicazioni destinate alla clientela, in modo da facilitare l’adozione di scelte sempre più consapevoli.
Di seguito le caratteristiche di ciascuna infografica: “Mifid2 - Informazioni più chiare e complete sui costi e oneri degli investimenti”, richiamando nel testo i nuovi doveri informativi nei confronti della clientela; “Prestiti – più attenzione a scadenze e rimborsi”: mira a far conoscere ai clienti in quali casi la banca è tenuta a classificare il debitore in “default”, offrendo al contempo consigli per aiutare il cittadino a rispettare i propri impegni; “Conto di Base: cos’è e chi può ottenerlo senza spese”: evidenzia le principali caratteristiche di questo servizio d’inclusione finanziaria, i beneficiari e le tipologie di servizi e numero di operazioni annue che è possibile effettuare.
Le infografiche sono scaricabili online, disponibili sul sito dell’Abi al link www.abi.it/Pagine/Mercati/Trasparenza/TrasparenzaSemplice/StrumentiInfoeducativi.aspx Nell’ottica di favorirne la più ampia diffusione, le infografiche sono disponibili anche sui canali di comunicazione delle associazioni dei consumatori che hanno contribuito all’iniziativa, riconosciute a livello nazionale.
I tre strumenti entreranno inoltre a far parte della collana editoriale di audio guide realizzata nell’ambito della collaborazione dell’Abi con l’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti - Onlus, lanciata nella primavera del 2019 con l’obiettivo di favorire la massima accessibilità alle informazioni da parte di tutte le fasce di clientela

A Bra, dove il formaggio è buono e giusto Il programma di Cheese, festival del cacio

Cheese, il più grande evento internazionale dedicato ai formaggi a latte crudo e ai latticini, torna a Bra dal 20 al 23 settembre, con una sfida ancora più ambiziosa: dimostrare, cacio alla mano, che “Naturale è possibile!“. Organizzato da Slow Food e Città di Bra, giunto alla dodicesima edizione, dopo le storiche battaglie sul latte crudo e sui formaggi fatti con il latte (non in polvere), Cheese alza l’asticella, portando a Bra tutto il meglio della produzione casearia “buona, pulita e giusta”. Come ricorda First&Food, il portale di Firstonline dedicato all'enogastronomia e alle eccellenze made in Italy.
Ecco qualche anticipazione (il programma completo è online sul sito di SlowFood).
Tema cruciale per il futuro del cibo, Naturale è possibile, costituisce idealmente una tappa del percorso che, partendo dal latte crudo, approda ai formaggi naturali, ovvero senza “bustine” (batteri selezionati in laboratorio e riprodotti industrialmente da pochissime multinazionali) per dimostrare che i caci prodotti senza fermenti di sintesi sono più ricchi di biodiversità, autentica espressione dei territori di origine.
Ma il discorso sul naturale non vale solo per il formaggio: rappresenta una sfida più ampia, che riguarda salumi, pani e vini, ai quali Cheese dedica non solo spazi della manifestazione, ma anche momenti di riflessione e dibattito nelle conferenze in programma e negli incontri di approfondimento con esperti e produttori.
Nella quattro giorni di Cheese, le vie e le piazze del centro di Bra tornano a essere il palcoscenico perfetto in cui pastori, casari, formaggiai e affinatori raccontano, attraverso i loro prodotti, metodi produttivi che mettono al centro la qualità delle materie prime, il benessere animale, la tutela del paesaggio.
Sono centinaia e provengono da Italia, Francia, Gran Bretagna e Spagna, ma anche da Slovenia, Austria e Stati Uniti. Li troviamo nel grande Mercato dei Formaggi e nella Via degli Affinatori, tra le bancarelle degli espositori internazionali e nella Via dei Presìdi Slow Food, con molte conferme e novità tutte da scoprire. Immancabile la Gran Sala dei Formaggi e l’Enoteca, dove abbinare un buon calice di vino alle decine di formaggi (e quest’anno anche salumi) naturali e a latte crudo.
A chi vuole ritrovare il piacere di saperne sempre di più sono dedicati i Laboratori del Gusto, con formaggi in abbinamento a pani, vini e birre, ma anche gin e cioccolato, e i percorsi educativi di Slow Food pensati per grandi e piccini, per i visitatori e gli studenti delle scuole. Mentre per chi vuole chiudere la giornata in bellezza, niente di meglio di un Appuntamento a Tavola, le cene ospitate nelle sale dell’affascinante Agenzia di Pollenzo, con chef italiani e internazionali e la loro personale interpretazione del territorio e della biodiversità attraverso tutte le forme del latte.
Come sempre, la manifestazione si colora delle interpretazioni regionali proposte dalle Cucine di strada e dalle originali preparazioni espresse dei Food Truck, il tutto arricchito dalla Piazza della Birra, espressione della migliore sperimentazione brassicola italiana e non solo. E infine, anche per il 2019 la formula di Cheese non cambia: l’accesso all’evento è libero.

La "cattiva" amministrazione pubblica costa agli italiani 200 miliardi all'anno quasi il doppio dell'evasione fiscale

“Ci sono ragionevoli certezze nel ritenere che nel rapporto “dare/avere” tra lo Stato e il contribuente italiano, il soggetto maggiormente leso non sia il primo, bensì il secondo. Considerando tutta una serie di caveat, la tesi è la seguente: la dimensione economica dell’evasione fiscale in Italia (110 miliardi di euro all'anno) è poco più della metà dei costi a carico di cittadini e imprese relativi a sprechi, sperperi e inefficienze generate dalla Pubblica amministrazione (almeno 200 miliardi di euro)”.
L’Ufficio studi della Cgia, l'associazione degli artigiani e delle piccole imprese di Mestre, è pervenuto a questa conclusione partendo dall’analisi di alcuni dati di contesto e rammentando che uno Stato di diritto si basa, tra le altre cose, sul principio della legalità. “Sia chiaro – ha precisato - chi evade commette un reato e va perseguito ovunque esso si annidi; tuttavia, la legalità deve essere rispettata da tutti: sia dai soggetti pubblici sia da quelli privati”.
Il record di infrazioni europee subite dal nostro Paese fino ad oggi, ad esempio, dimostra che le nostre istituzioni pubbliche devono migliorare tantissimo1. 1 Sebbene in calo, attualmente, le procedure di infrazione della Ue nei confronti dell'Italia ancora aperte sono 71, suddivise in 64 casi di violazione del diritto dell’Unione e in 7 casi di mancato recepimento delle politiche europee. Tuttavia, se analizziamo quelle avviate dal gennaio 2002 (anno in cui ha cominciato a circolare l’euro) fino a maggio 2019, l’Italia ne ha collezionate ben 1.358. Nessun altro Paese Ue ha subito un numero di contestazioni così elevato.
Tornando agli sprechi, la Cgia sostiene che sono quasi il doppio dell’evasione. Mettendo in fila i risultati di alcune analisi condotte da una mezza dozzina di istituzioni molto autorevoli, sarebbe di almeno 200 miliardi il danno economico per i contribuenti italiani conseguente al costo che i cittadini e le imprese sopportano in ragione del cattivo funzionamento della Pubblica amministrazione e degli effetti negativi procurati dal mancato rispetto della norme e dei regolamenti vigenti da parte di un pubblico ufficiale o di un incaricato al pubblico servizio.
E’ una comparazione, quella appena evocata, che ovviamente non ha alcun rigore scientifico; infatti, gli effetti economici delle inefficienze pubbliche che si “scaricano” sui privati sono di fonte diversa, gli ambiti in molti casi si sovrappongono e, per tali ragioni, non sono addizionabili. Tuttavia, il ragionamento ha una sua fondatezza: nonostante ci sia tanta evasione, una Pa poco efficiente causa ai privati danni economici nettamente superiori.
Una conclusione, a cui è pervenuta la Cgia, che non appare per nulla scontata, visto che c’è una buona parte dell’opinione pubblica che se da un lato ha una forte sensibilità verso il tema dell’evasione, dall’altro lato avverte in misura meno preoccupante gli effetti degli sprechi, degli sperperi e delle inefficienze della Pa.
Dalla Cgia tengono comunque a precisare che sarebbe sbagliato generalizzare e non riconoscere anche i livelli di eccellenza che caratterizzano molti settori della nostra Pa, come, ad esempio, la sanità nelle regioni centro-settentrionali, il livello di insegnamento e di professionalità presenti in molte Università ed enti di ricerca e la qualità del lavoro effettuato dalle forze dell’ordine.
“Eppure - dichiara Renato Mason, segretario della Cgia – le imprese italiane, essendo prevalentemente di piccolissima dimensione, hanno bisogno di un servizio pubblico efficiente, economicamente vantaggioso e di alta qualità, in cui le decisioni vengano prese senza ritardi e vi sia certezza per quanto riguarda le leggi e la durata delle procedure. Se, invece, la farraginosità della nostra legislazione continuerà a lasciare una grande discrezione interpretativa ai dirigenti e ai funzionari pubblici, è evidente che le distorsioni presenti nel pubblico impiego avranno ricadute negative sul nostro sistema economico privato”.
L’Ufficio studi della Cgia ha raccolto ed allineato i risultati di una serie di analisi sulle inefficienze e gli sprechi che caratterizzano la nostra Pubblica amministrazione. In sintesi si evidenzia che il costo annuo sostenuto dalle imprese per la gestione dei rapporti con la Pa (burocrazia) è pari a 57 miliardi; i debiti commerciali della Pa nei confronti dei propri fornitori ammontano a 53 miliardi;
il deficit logistico-infrastrutturale penalizza il nostro sistema economico per un importo di 40 miliardi all’anno; se la giustizia civile italiana avesse gli stessi tempi di quella tedesca, il guadagno in termini di Pil sarebbe di 40 miliardi all’anno; sono 24 i miliardi di spesa pubblica in eccesso che non ci consentono di abbassare la nostra pressione fiscale alla media Ue; gli sprechi e la corruzione presenti nella sanità costano alla collettività 23,5 miliardi ogni anno; gli sprechi e le inefficienze presenti nel settore del trasporto pubblico locale ammontano a 12,5 miliardi di euro all’anno.

Accordo tra Politecnico di Torino e Links per le piattaforme tecnologiche e di ricerca

Giuliana Mattiazzo, vice rettore Polito
Il Politecnico di Torino ha intrapreso un innovativo e ambizioso percorso volto a rafforzare il modello di ricerca e trasferimento tecnologico di Ateneo, interpretandolo nella completezza della sua filiera, che va dalla fase di ideazione fino alla promozione e valorizzazione dei risultati, in linea con quanto definito dal nuovo Piano strategico PoliTo4Impact.
Le Piattaforme diventano luoghi, non necessariamente fisici, dove le aziende possano trovare risposta ai propri bisogni di innovazione, incontrando la ricchezza dell’attività di ricerca e trasferimento tecnologico del Politecnico e vengono organizzate in base alle traiettorie strategiche individuate dall’Ateneo.
In questo quadro evolutivo, la relazione con i partner pubblici e privati è fondamentale e diventa altamente strategica. Si inserisce, dunque, in questo contesto l’accordo quadro siglato tra Politecnico e Links, ente strumentale di Compagnia di San Paolo e Politecnico, nato dalla messa a sistema di Istituto Superiore Mario Boella e Siti con l’obiettivo di contribuire al progresso tecnologico e socio-economico attraverso processi avanzati di ricerca applicata.
Il primo accordo che attua questa traiettoria è il partenariato strategico siglato tra Politecnico, Compagnia di San Paolo e Links, che prevede tra i punti attuativi un lavoro congiunto dell’Ateneo – in primis con i vice rettori Stefano Corgnati (Ricerca) e Giuliana Mattiazzo (Trasferimento tecnologico) – e di Links, per la messa a punto e la definizione del modello di promozione delle Piattaforme. Con questo compito, è stata identificata, in Links, la figura di Carlo Furgiuele, con ruolo di coordinamento per lo sviluppo del progetto di promozione delle Piattaforme, che opererà in piena sintonia con tutti gli attori della ricerca applicata e del trasferimento tecnologico dell’Ateneo, così da interpretare e esprimere al meglio le potenzialità dell’ecosistema Polito.

Torino lancia l'attacco conto le fake news che mettono in pericolo la nostra salute

Ezio Ghigo
Non sempre le convinzioni che abbiamo su diabete, obesità e su uno stile di vita sano sono esatte. È da questa premessa che nasce “SaluTO, Torino. Medicina e benessere”. Dialogo diretto fra cittadini e medici, alle Ogr di Torino, il 20 e 21 settembre 2019.
Si tratta del primo evento nazionale che rende accessibile a tutti il sapere medico-scientifico accademico, favorendo il confronto diretto tra cittadini, medicina e ricerca e che ha, in particolare, l’obiettivo di contrastare le fake news in ambito medico su aspetti importanti della salute delle persone. Un appuntamento che intende diventare ricorrente, studiato con una formula unica in Italia.
Attraverso un format innovativo, SaluTO rivoluziona il convegno medico classico esclusivamente riservato al mondo sanitario. Le due giornate sono divise in due momenti distinti: il mattino è dedicato al convegno scientifico, con incontri professionali e relazioni di esperti nazionali e internazionali su aspetti clinici specifici; il pomeriggio è aperto a tutti, con appuntamenti pubblici - moderati da Federico Mereta, giornalista scientifico - che riprendono le medesime tematiche affrontate dagli esperti durante la mattinata, tradotte in un linguaggio semplice attraverso workshop, dibattiti e info-point accessibili gratuitamente previa registrazione sul sito www.saluto.net.
L’idea nasce su iniziativa della Scuola di Medicina dell’Università di Torino, in collaborazione con la Città di Torino e Yeg, Your Event Group.
L’edizione di quest’anno si concentra su temi specifici: diabete, obesità, chirurgia plastica, chirurgia innovativa generale e specialistica, medicina estetica, tecniche di riabilitazione e tecnologie biomedicali (in collaborazione con il Politecnico di Torino), sport e attività fisica.
In particolare, diabete e obesità sono patologie che costituiscono una minaccia seria alla salute e alla qualità della vita e che potrebbero essere affrontate in modo più efficace mettendo i cittadini in possesso di informazioni utili non solo alla cura ma soprattutto alla prevenzione.
Tra i temi del programma scientifico, da segnalare il quadro generale su diabete e obesità, in Italia e nel mondo, presentato da Angelo Avogaro, professore di Endocrinologia dell’Università di Padova e da Felipe Casanueva, professore di medicina dell’Università di Santiago de Compostela. Sempre nella sezione scientifica dell’evento saranno illustrate le ultime ricerche sui disturbi del sonno in relazione alle due patologie, grazie all’intervento di esperti nazionali e internazionali come Eve Van Cauter, professore di medicina dell’Università di Chicago.
Sarà dato spazio anche al ruolo della tecnologia e al futuro della biomedicina e della robotica in chirurgia e nella riabilitazione.
Nel pomeriggio, invece, saranno chirurgia plastica, medicina estetica, app, device e farmacia gli argomenti da discutere insieme al pubblico con interventi quali “Niente miracoli: i segreti della chirurgia plastica e ricostruttiva”; “Farmacia e Salute:i nuovi servizi a disposizione dei cittadini”; “Robot, vestiti intelligenti, smartphone: la tecnologia al servizio della salute”; “Mi faccio la risonanza o è meglio la Tac? Quando gli esami servono davvero” (programma completo su www.saluto.net/programma-divulgativo).
Secondo una ricerca Censis-Assosalute, su circa 15 milioni di italiani che hanno fatto ricorso all’automedicazione, quasi 8,8 milioni negli ultimi 12 mesi si sono imbattuti in “bufale” sanitarie in rete, ottenendo consigli scorretti o svianti e potenzialmente pericolosi per la loro salute.
In occasione dell’evento torinese, il team di esperti di SaluTO ha quindi elaborato un elenco delle più diffuse fake news in tema di stili di vita, basandosi sulla propria esperienza clinica quotidiana. Si partirà da qui per provare a sfatare alcuni falsi miti, dannosi per la salute.
Il sovrappeso? Non dipende solo dalla dieta, ma anche dai disturbi del sonno. Il diabete? È una vera e propria epidemia letale ma silenziosa: nel mondo - secondo i dati della World Diabetes Federation - oltre 200 milioni di persone non sanno di esserne affette, con conseguenze disastrose per i sistemi sanitari nazionali anche in termini di costi.
Ad aprire le porte della scienza medica al grande pubblico sarà un comitato direttivo formato da esperti torinesi dell’Università di Torino: Ezio Ghigo, Coordinatore scientifico di SaluTO, professore ordinario di Endocrinologia e malattie del metabolismo Antonio Amoroso, professore ordinario di Genetica medica; Stefano Bruschi, professore ordinario di Chirurgia plastica ricostruttiva ed estetica; Giuseppe Massazza, professore ordinario di Medicina fisica e riabilitativa; Umberto Ricardi, direttore della Scuola di Medicina dell’Università degli Studi di Torino e professore ordinario di Radioterapia.