Come Ubi Banca punta ad avere nel 2022 un utile netto di oltre 655 milioni di euro

Victor Massiah
Il Consiglio di amministrazione di Ubi Banca, che ha come maggiore azionista singolo la Fondazione Crc di Cuneo, ha approvato le linee di sviluppo e i target del piano industriale del Gruppo per il triennio 2020-2022. Il Piano è stato sviluppato in ipotesi di scenario economico conservativo e si articola su tre pilastri di sviluppo, generatori di maggior redditività: a) la rigorosa attenzione alla selezione del credito e alla qualità dell’attivo b) la trasformazione del business retail, grazie alla forte riduzione del cost to serve, abilitata dalla digitalizzazione e dall’ulteriore miglioramento del servizio (omnicanalità) accompagnato da un progetto di up/reskilling delle risorse; c) l’ulteriore rafforzamento del servizio ai clienti high end (premium, private, corporate, cib), grazie a un’evoluzione delle piattaforme esistenti e a un forte investimento in formazione e specializzazione dei team,
Il Gruppo prevede proventi operativi in moderata crescita a 3,7 miliardi nel 2022, a fronte di oneri operativi per 2,2 miliardi. Fra l'altro, significativi risparmi saranno ottenuti attraverso l’esecuzione di iniziative immobiliari, tra cui la razionalizzazione e il consolidamento delle sedi direzionali, la chiusura di 175 filiali, la vendita di immobili non strumentali e l’uscita di circa 2.030 persone, nell' arco del Piano, incluse le 300 oggetto di accordo sindacale a gennaio 2020, il cui costo pari a 46,8 milioni netti è già stato incluso nei risultati dell’esercizio 2019.
Grazie all’attuazione delle iniziative per il consolidamento dei ricavi e alla continua ottimizzazione dei costi, la banca prevede di conseguire una riduzione del cost/income dal 62,1% del 2019 al 58,1% del 2022. Le rettifiche su crediti dovrebbero scendere a 387 milioni nel 2022, dai 738 del 2019.
Infine, l’utile netto d’esercizio è atteso a 665 milioni nel 2022 (non sono previste poste non ricorrenti) rispetto ai 251 milioni del 2019 (353 al netto delle poste non ricorrenti), configurando un rote (rendimento del patrimonio netto tangibile) dell’8,3% a fine 2022. In uno scenario di tassi di mercato a 0% (quindi non positivi), l’utile netto si incrementerebbe di oltre 100 milioni al 2022, con un rote  del 9,5%.
Grazie all’incremento della redditività complessiva, il Piano prevede un dividendo costantemente in crescita, coerente con il mantenimento di un Cet1 a livelli di assoluta solidità: pay-out ratio medio pari al 40% dell’utile netto, coerente con il mantenimento di un Cet1 ratio al 12,5% a fine anno; ma la possibilità di un ulteriore aumento del dividendo nel 2022 in caso di Cet1 superiore.
Victor Massiah, direttore generale di Uni Banca, ha commentato: “Il triennio di Piano rappresenta, in modo simbolico, il lasciarsi alle spalle un decennio di crisi, che la Banca peraltro ha affrontato con resilienza. Basandosi su un approccio conservativo per gli scenari futuri, la Banca è convinta di avere tutte le capacità di evolvere il proprio modello di business al servizio di azionisti, clienti, personale e del contesto ambientale in cui opera.”

Fca mette pannelli fotovoltaici su Mirafiori e avvia cento assunzioni di specialisti


Fca punta sulla sostenibilità e annuncia una serie di progetti da attuare nel polo di Torino. Lo scrive Firstonline, il giornale web di economia e finanza guidato da Ernesto Auci e Franco Locatelli, riferendo che la società installerà, nello stabilimento di Mirafiori, unità Solar Power Production, con pannelli fotovoltaici per una superficie di 150mila metri quadrati (120mila metri quadrati più altri 30mila a copertura di 1.750 parcheggi). A regime l’impianto sarà in grado di produrre 15 MW di elettricità, riducendo le emissioni per oltre 5.000 tonnellate di CO2 e fornendo energia sostenibile per la carica dei modelli elettrificati prodotti nell’impianto.
Il sistema entrerà in funzione a giugno, nello stesso mese in cui usciranno dalle linee le prime 500 elettriche e impegnerà 100 nuovi assunti con profili specializzati.
L’annuncio segue quello riguardante lo sviluppo, di un polo Vehicle to Grid, creato con lo scopo di connettere, in collaborazione con Terna, una flotta di 700 autovetture elettriche, mettendo a disposizione della rete una potenza di 25 Megawatt per servizi di bilanciamento energetico. Progetti importanti, che contribuiscono alla transizione energetica in atto nel Paese. Solo grazie a piani di questo tipo, che prevedono l’installazione di pannelli sui tetti degli impianti privati senza occupare ulteriore suolo, l’Italia riuscirà a centrare gli obiettivi di sviluppo sostenibile posti in sede europea.
Tornando al piano Fca, l’installazione dei pannelli fotovoltaici sui tetti dell’impianto di Mirafiori sarà effettuata in partnership con Edison, mentre quello dei parcheggi sarà realizzato in cooperazione con Engie.
Nel polo di Torino saranno infine installate 850 colonnine: 750 punti di ricarica saranno destinati ai parcheggi dipendenti.
I nuovi progetti di sostenibilità – ha spiegato Fca - “andranno a inserirsi nel piano investimenti di prodotto, che stanno procedendo”, tra cui il completamento delle linee di produzione della Fiat 500 Bev e la realizzazione delle prime vetture pre-serie, l’avvio della produzione della Maserati Ghibli, il restyling di Maserati Quattroporte e Levante, gli investimenti per le nuove Maserati GranTurismo e GranCabrio.
Nel frattempo, per rispondere alle esigenze generate dal lancio dei nuovi prodotti, Fca ha avviato l’assunzione di un centinaio di risorse con profili specialisti. Complessivamente gli investimenti di Fca sul polo torinese dovrebbero arrivare a due miliardi di euro.
I nuovi progetti nell’area della sostenibilità che sono stati annunciati e i traguardi operativi finora raggiunti – ha commentato il torinese Pietro Gorlier, responsabile della Regione Emea di Fiat Chrysler Automobiles – sono la dimostrazione che Fca continua a rafforzare le proprie fondamenta grazie al contributo delle persone che ci lavorano e alle sue eccellenze. Attraverso il lancio dei nuovi prodotti e a questi innovativi progetti per l’elettrificazione, il 2020 sarà un anno estremamente importante per il futuro del Gruppo”.

Diventati 44 i mentori torinesi disponibili a dare consulenza gratis alle pmi locali

Quest’anno sono 44 i mentori che, nell’ambito del progetto “Meet@Torino - Mentoring for International Growth” della Camera di commercio di Torino, si mettono gratuitamente a disposizione delle pmi locali per offrire supporto e informazioni su nuovi mercati o settori emergenti di business.
Si tratta di professionisti legati al Piemonte per motivi di nascita, studio o lavoro, che hanno fatto carriera all’estero e che ,oggi, per un senso di “give back” verso il territorio che ha dato loro i natali o li ha formati, si offrono, a titolo volontario e gratuito, per fornire assistenza agli imprenditori piemontesi. L’impegno minimo è di 30 ore di consulenza, anche se, dopo ben cinque edizioni del progetto, l’esperienza dimostra che il rapporto tra azienda e mentore prosegue sempre oltre il minimo stabilito, con partnership durature e benefici concreti per entrambi i soggetti.
Additive manufactoring, business development, beni di consumo, cosmetica, digital commerce, agroalimentare, automotive, Ic, infrastrutture, medicale: sono questi i settori di competenza nei quali i mentori esprimono la propria competenza, frutto di decenni di esperienza in aziende spesso multinazionali, tra cui Dell, Comau, Fca Group, Cnh Industrial, Enel Global Generation, Bracco, Johnson&Johnson, Pandora. Arrivano da quasi  0 paesi, tra cui Usa, Brasile, Russia, Sudafrica, Arabia Saudita, Singapore, Tailandia, Cina e, per la prima volta quest’anno, anche Emirati Arabi.
I profili sono tutti consultabili su www.to.camcom.it/mentoring-program dove è disponibile anche il modulo di adesione dedicato alle imprese piemontesi che intendono candidarsi al progetto, segnalando i mentori di maggiore interesse. La scadenza per la raccolta delle candidature è venerdì 6 marzo 2020.
Il programma "Mentoring for International Growth”, giunto alla sesta edizione, è un'iniziativa della Camera di commercio di Torino, con il supporto di Regione Piemonte, Gruppo Giovani Imprenditori Unione Industriale Torino, Api Torino, Cna, Incubatori I3P e 2I3T, Ceipiemonte, Fondazione Torino Wireless, Confindustria del Canavese.

Università di Torino, le novità del 2020-21

Fino al 21 febbraio, a Torino, al Campus Luigi Einaudi (Lungo Dora Siena 100/A) si svolgono le Giornate di Orientamento 2020 dell'Università di Torino, relative all’Anno Accademico 2020/2021, con stand di Scuole, Dipartimenti e Servizi per gli studenti. Gli incontri sono a ingresso libero, senza prenotazione e l’accesso è consentito fino a esaurimento posti.
Continua anche quest’anno il Tolc-E (Test On Line Cisia) per l’accesso ai corsi di laurea delle classi di Economia e Scienze sociali, erogato in italiano e in inglese dal Consorzio Interuniversitario Sistemi Integrati per l’Accesso (Cisia). Logica, comprensione verbale, matematica e inglese sono le materie su cui le aspiranti matricole si prepareranno per sostenere la prova, in vista dell’iscrizione ai test di ammissione e della successiva pubblicazione delle graduatorie di merito.
E per i corsi ad accesso libero, prima dell’immatricolazione, i futuri studenti dovranno sostenere il Tarm (Test di Accertamento dei Requisiti Minimi) e potranno farlo, nella sessione anticipata di aprile, già a partire dal quarto anno della scuola secondaria di secondo grado. La sessione anticipata si svolgerà ad aprile 2020 è sarà rivolta agli studenti del IV e del V anno o a coloro che hanno già conseguito il diploma di maturità. La sessione di luglio/settembre è rivolta a chi ha conseguito il diploma di maturità.
Start@UniTO, l’azione di UniTo per favorire l’ingresso degli studenti in università, realizzato grazie al contributo della Compagnia di San Paolo sarà presente con uno stand dedicato. Con Start@UniTO, l’Università di Torino mette a disposizione 50 insegnamenti online, gratuiti e aperti, che le future matricole possono seguire prima di iscriversi a un corso di laurea. I corsi spaziano dall’area giuridica all’area economica, dalle discipline scientifiche a quelle umanistiche.
Terminato il percorso e superato il test finale, le future matricole otterranno un certificato di frequenza e potranno, una volta iscritte, sostenere il loro primo esame universitario già ad ottobre.
Sulla piattaforma Orient@mente (orientamente.unito,it) gli studenti potranno trovare attività orientative e un’area in cui prepararsi gratuitamente, attraverso test con valutazione automatica, ai testi di ammissione e al Tarm.
Nel corso delle giornate verrà distribuita la Guida di Orientamento dell'A.A. 2020/2021, con la nuova offerta formativa dell’Università di Torino: 157 corsi di studio (69 triennali, 79 magistrali e 9 a ciclo unico) di cui due di nuova istituzione: i corsi di Laurea Magistrale in "Storia del libro, del documento, del patrimonio culturale" (LM-5) e "Scienze delle religioni" (LM-64).
Dodici sono i corsi erogati interamente in inglese: Cellular and Molecular Biology, Molecular Biotechnology, Stochastics and Data Science, Medicine and Surgery, Materials Science, Economics, Quantitative Finance and Insurance, European Legal Studies, Business & Management, Business Administration, Area and Global Studies for International Cooperation e Global Law and transnational Legal Studies.
Gli studenti potranno, inoltre, conoscere i percorsi internazionali offerti dall’Università di Torino: 12 corsi di laurea erogati interamente in lingua inglese, 6 curricola di corsi erogati in inglese, oltre 25 corsi di laurea e laurea magistrale che permettono il conseguimento del doppio titolo con Università internazionali, programmi di mobilità per periodi di studio, tirocinio, ricerca tesi in Europa e negli altri continenti, contributi per la mobilità anche in base al reddito familiare.
Durante le Giornate di Orientamento, gli studenti del IV e V anno delle superiori hanno la possibilità di assistere alla presentazione dei corsi universitari, avere informazioni sulle modalità di accesso, sulla frequenza e sui requisiti di ammissione, oltre a conoscere le prospettive professionali e le opportunità offerte dall’ateneo.

Aperto il bando 2020 della Fondazione Crt per l'acquisto di mezzi da Protezione Civile

E' aperto il bando “Mezzi Protezione Civile”, in seguito al quale la Fondazione Crt assegna contributi alle organizzazioni di volontariato non profit, che svolgono attività di Protezione Civile in Piemonte e Valle d’Aosta, per l’acquisto di veicoli idonei al trasporto di persone/attrezzature.
La Fondazione Crt, nella consapevolezza delle periodiche necessità di aggiornamento del parco mezzi e strumentazioni a disposizione del mondo del volontariato di protezione civile, intende anche incentivare l’opera dei volontari, premiando l’altissimo valore sociale del loro impegno e sensibilizzare alla riduzione dell’impatto ambientale del parco mezzi a uso del sistema di protezione civile.
Dal 2003, la Fondazione Crt ha destinato, complessivamente, oltre 20 milioni di euro al sistema della Protezione civile in Piemonte e Valle d’Aosta. Queste risorse hanno reso possibile l’acquisto di 504 veicoli per il trasporto di persone e attrezzature (contributi per 5,8 milioni di euro), la realizzazione di 1.033 interventi per difendere il suolo da alluvioni e frane nei comuni con meno di 3.000 abitanti (10 milioni di euro) e la costituzione della Colonna mobile regionale di Protezione civile (5,5 milioni di euro), cui la Fondazione Crt ha destinato anche un contributo straordinario di 250.000 euro per la manutenzione del parco-mezzi e l’acquisto di un veicolo speciale.
La scadenza per partecipare è il 16 marzo 2020, alle ore 15. Per partecipare è necessario consultare il Regolamento generale di erogazione 2020l testo del bando Mezzi Protezione Civile 2020, accedere al Servizio di Richieste On Line per compilare e inviare la domanda.

Borsa: Chevallard vince tappa settimanale della corsa delle quotate piemontesi Massiah (Ubi) e Trono sul podio dei rialzi

Pier Andrea Chevallard
E' Pier Andrea Chevallard il vincitore della nuova tappa della gara delle quotate che fanno riferimento al Piemonte. E' stata, infatti, Tinexta, della quale il torinese Chevallard è l'amministratore delegato e direttore generale, la società che ha fatto registrare il maggior incremento percentuale della propria azione nell'ultima settimana. Il valore del titolo Tinexta, venerdì scorso, è risultato di 12,56 euro, il 20,5% in più rispetto al venerdì precedente.
Secondo è finito Victor Massiah, direttore generale di Ubi Banca, che ha come maggiore azionista singolo la Fondazione Crc di Cuneo, presieduta da Giandomenico Genta. Nella settimana scorso, l'azione Ubi Banca ha guadagnato l'11,2%, chiudendo così a 3,309 euro.
Il terzo gradino del podio settimanale è stato conquistato da Federico Trono, amministratore delegato di Basicnet, l'impresa fondata, controllata e presieduta da Marco Boglione, i cui licenziatari, a livello mondiale, nel 2019 hanno fatturato un miliardo di euro. Da un venerdì all'altro, l'azione Basicnet è passata da 4,96 a 5,40 euro, con la crescita dell'8,9%.
Quarto classificato, alla tappa di venerdì scorso, Andrea Agnelli, numero uno della Juventus. La società bianconera ha terminato la settimana con l'azione a 1,243 euro, l'8,5% in più rispetto a sette giorni prima. I gol di Ronaldo hanno la meglio sulle critiche nei confronti di mister Sarri.
Al quinto posto si è piazzato Marco Giovanni, presidente e amministratore delegato di Guala Closures, la società di Spinetta Marengo della quale è anche uno dei principali azionisti. L'incremento settimanale della Guala Closures è stato del 7,8%, dato che il relativo titolo è salito in Borsa da 7,16 a 7,72 euro.
In sesta posizione ha concluso John Elkann, amministratore delegato e presidente di Exor, la holding della storica e famosa famiglia composta dagli eredi del fondatore della Fiat. L'ultima quotazione di Exor è stata di 74,74 euro, superiore del 6,5% ai 70,18 euro del venerdì precedente. Fra l'altro, Exor ha beneficiato della conferma ufficiale delle trattative per la cessione di PartnerRe, colosso assicurativo posseduto al 100%. Si è parlato di 9 miliardi di euro.
Uberto Fornara
Il novarese Uberto Fornara, classe 1959, braccio destro di Urbano Cairo, è arrivato settimo: l'azione della Cairo Communication, che, fra l'altro, possiede La7 e controlla Rcs MediaGroup (Corriere della Sera), ha chiuso la settimana a 2,595 euro, con l'incremento del 5,5% sul prezzo del 7 febbraio. Socio di maggioranza assoluta della Cairo Communication è l'alessandrino-milanese Urbano Cairo, che l'ha fondata e la presiede, come presiede Rcs MediaGroup e il Torino Calcio.
Ottavo è Louis Camilleri, amministratore delegato della Ferrari, oltre che presidente di Philips Morris International. L'ultimo prezzo dell'azione Ferrari è stato di 159,75 euro, non soltanto superiore del 4,3% a quello del venerdì precedente ma anche nuovo massimo storico, segnato subito dopo la presentazione della SF 1000, la monoposto che parteciperà ai Gran Premi di F1 di quest'anno.
Al nono posto si è piazzato Luca Sburlati, amministratore delegato della torinese Pattern, che ha fatto registrare l'aumento del 3,6% del valore della sua azione, salita così a 5,18 euro dai 5 euro tondi di venerdì 7.
Chiude la top ten settimanale Claudio Moro, amministratore delegato della travagliata Bim Banca Intermobiliare, controllata dall'irlandese Trinity Investments. Venerdì scorso, l'azione della torinese Bim ha concluso le negoziazioni a 0,135 euro, il 3% in più rispetto alla fine della settimana precedente.
Con una quotazione inferiore a quella del 7 febbraio, invece, hanno concluso l'ultima seduta di Piazza Affari soltanto le piemontesi Astm (gruppo Gavio), Autogrill (Benetton), Iren, Italia Independent, Italgas, Ki Group, Pininfarina e la Visibilia Editore di Daniela Santanchè.

Tante imprese che non trovano personale in Piemonte il 35,7% e in Liguria il 27,6%

Sebbene la congiuntura non sia delle migliori e gli effetti economici del coronavirus siano ancora difficilmente quantificabili, gli imprenditori, in particolar modo a Nordest, continuano a trovare molte difficoltà nel reperire personale, soprattutto qualificato. Dall’elaborazione effettuata dall’Ufficio studi della Cgia, associazione degli artigiani e delle piccole imprese di Mestre, risulta che il 32,8 % delle assunzioni previste sono di difficile realizzazione a causa dell’impreparazione dei candidati o, addirittura, per la mancanza degli stessi.
Su poco meno di 500 mila assunzioni che erano previste a gennaio di quest’anno, quasi un terzo degli imprenditori intervistati ha segnalato che, probabilmente, avrebbe trovato molte difficoltà a “coprire” questi posti di lavoro (poco più di 151.300), di cui il 15,7% a causa della mancanza di candidati (poco meno di 72.500) e un altro 13,8% per la scarsa preparazione (circa 63.700). 
“L’offerta di lavoro si sta polarizzando – afferma Paolo Zabeo, il coordinatore dell’Ufficio studi Cgia – da un lato gli imprenditori cercano sempre più personale altamente qualificato, dall’altro figure caratterizzate da bassi livelli di competenze e specializzazione. Se per i primi le difficoltà di reperimento sono strutturali a causa anche dello scollamento che in alcune aree del Paese si è creato tra la scuola e il mondo del lavoro; i secondi, invece, sono profili che spesso i nostri giovani rifiutano e solo in parte vengono coperti dagli stranieri”.
A livello provinciale le situazioni più problematiche emergono a Nord Est. Se nella provincia di Gorizia il personale di difficile reperimento incide per il 48,1% sul numero delle assunzioni previste, a Trieste è il 45,5, a Vicenza il 44,6, a Pordenone il 44,2, a Reggio Emilia il 42,7, a Treviso il 42,3 e a Piacenza il 40,5.
Per quanto riguarda il Nord Ovest, ecco, per provincia, le quote relative alle difficoltà di reperimento di personale denunciate dalle imprese locali e, tra parentesi, la percentuale causata dalla preparazione ritenuta inadatta: Biella 39,5 (16,6), Cuneo 37,8 (11), Verbania 36,8 (15,1), Asti 36,8 (15,3), Torino 35,4 (15,1), Alessandria 34,8 (15,3), Novara 34 (15,5), Vercelli 33 (15,4), La Spezia 32,4 (20,2), Aosta 29,7 (14,2), Genova 27,9 (11,6), Savona 26,11 (12,6), Imperia 22,3 (12,4).
Nell'intero Piemonte, difficoltà di reperimento di personale sono state manifestate dal 35,7% delle imprese intervistate (l'11,2% per mancanza di candidati e il 14,7% per l'impreparazione dei candidati); mentre in Liguria difficoltà ad assumere sono state denunciate dal 27,6% dei datori di lavoro, dei quali l'11,2% le ha spiegate con la mancanza di candidati e il 12,8% per l'inadeguatezza dei candidati. 
Le figure professionali maggiormente richieste al Nord e che la domanda non riesce a soddisfare sono i tecnici informatici, gli addetti alla vendita e gli esperti in marketing, i progettisti, gli ingegneri, i cuochi, i camerieri, gli operai metalmeccanici ed elettromeccanici.
Il nostro mercato del lavoro presenta un grande paradosso, che non è riscontrabile tra i nostri principali competitors in Europa. Pur avendo un numero di diplomati e di laureati tra i più bassi di tutti i Paesi Ue, gli occupati sovra istruiti in Italia sono poco meno di 6 milioni, il 24,2% degli occupati totali e il 35% degli occupati diplomati e laureati. Negli ultimi anni questo fenomeno è aumentato per due ordini di motivi: pur di lavorare, molte persone hanno accettato una occupazione meno qualificata del titolo di studio conseguito; il disallineamento esistente tra le competenze richieste e quelle possedute. Questa specificità provoca un forte disinteresse e una scarsa motivazione per il proprio lavoro che ha delle ricadute molto negative sulla produttività del sistema economico.
Un risultato che è anche ascrivibile al fatto che in Italia, pur avendo pochi laureati, la maggioranza lo è in materie umanistiche o sociali difficilmente spendibili nel mercato del lavoro, mentre abbiamo un numero insufficiente di laureati in materie scientifiche (matematica, fisica, chimica) che, invece, sono ricercatissimi, soprattutto dalle nostre medie e grandi imprese.

Come combattere l'influenza di stagione ecco la lista degli alimenti consigliati

Al di là della psicosi da coronavirus, in questi giorni entra sul serio, nel suo picco, l’influenza per così dire “normale”, quella che ogni inverno, soprattutto nel mese di febbraio, colpisce milioni di italiani. Il vademecum per non ammalarsi, o in ogni caso per guarire il prima possibile e al meglio, è noto, anche se la Fondazione Grana Padano ha provato ad essere un po’ più precisa, dando indicazioni specifiche su come nutrirsi”.
Lo scrive First&Food, il portale di enogastronomia e dell'eccellenza agroalimentare realizzato da Firsonline. Aggiungendo subi: “E quindi, oltre al consueto consiglio di bere tanto (due litri al giorno), di riposare e di assumere molte vitamine e fibre, prediligendo i prodotti a crudo o la cottura a vapore (soprattutto per le verdure, in modo da conservare una buona quantità delle vitamine e dei sali minerali presenti nei vegetali freschi), ecco alcune dritte su cosa mangiare”.
L'elenco comincia con frutta ricca di vitamina C (kiwi, arance, ma anche fragole, anche se non è un frutto di stagione); verdure ( ptare per pomodori, peperoni crudi, che sono più ricchi di vitamina C, broccoli, cavolfiori, cavolo cappuccio, spinaci e rucola); frutta secca a guscio, come noci, nocciole, mandorle e pistacchi, in quanto ricca di vitamine e minerali importanti, come zinco, magnesio e potassio e grassi “buoni”, come gli Omega-3 (la frutta secca può essere consumata al naturale - un pugnetto, 20-25 grammi circa - oppure può essere aggiunta alle insalatone o allo yogurt).
Poi: latte e derivati; carne, sia rossa (in questo caso) che bianca; pesce, sia fresco che surgelato, poiché ricco di zinco, che aiuta a combattere le infezioni (va consumato almeno tre volte a settimana, scegliendo preferibilmente quello azzurro: sardine, palamita, aringa, acciughe, sgombro e il salmone, per il maggior contenuto di Omega-3.
E ancora: legumi, come ceci, fagioli, fave, piselli, lenticchie, che apportano molte proteine vegetali, vitamine, sali minerali come il ferro, fibre e hanno un basso indice glicemico; cereali integrali (pasta, pane, riso, farro, orzo); spezie ed erbe aromatiche come pepe, curcuma, curry, paprika (dolce o piccante), cannella, zenzero, basilico, prezzemolo, salvia, rosmarino, in quanto ricche di antiossidanti.

Accordo Cdp-Anfir (Finanziarie regionali) per prodotti finanziari destinati alle pmi

Michele Vietti, presidente Anfir
E’ stato siglato da Cassa Depositi e Prestiti (Cdp) e Anfir, l’associazione nazionale che riunisce le 19 Finanziarie regionali italiane, un protocollo d’intesa finalizzato a favorire la crescita dimensionale e la competitività, anche internazionale, delle piccole e medie imprese italiane. Questa nuova partnership si ripromette di estendere a tutte le aree servite dalle diverse Finanziarie progetti e iniziative nell’ambito del credito agevolato e del sistema regionale di garanzia, oltre alla possibilità per le imprese locali di accedere a strumenti di finanza alternativa come i minibond e i “basket bond”, e alle potenziali opportunità di co-investimento nel private capital.
Attraverso la condivisione di expertise, know-how e best practice, Cdp e Anfir si impegneranno a strutturare prodotti finanziari, con uno sguardo rivolto anche ai nuovi scenari che si stanno delineando per la gestione dei Fondi Strutturali e di Investimento europei nella nuova programmazione 2021-2027.
Il ruolo di Cdp, partecipata dalle Fondazioni di origine bancaria, rappresentate al vertice anche dal piemontese Giovanni Quaglia, sarà quello di finanziatore, garante, investitore, a seconda della struttura dell’intervento e dello schema operativo individuato. La missione istituzionale di Cdp, infatti, prevede espressamente il sostegno agli investimenti in innovazione e sviluppo delle imprese e la facilitazione della loro capacità di accesso al credito – anche attraverso canali di finanziamento alternativi a quelli standard - da raggiungere mediante la cooperazione con istituzioni finanziarie e operatori presenti sul territorio.
La partnership con Anfir s’inserisce nel solco del Piano industriale di Cdp, che punta a mobilitare nel triennio 2019-2021 fino a 83 miliardi di euro di risorse a supporto delle imprese italiane, attraverso la creazione di un’offerta di Gruppo integrata e la semplificazione dei canali di accesso. L’obiettivo è di ampliare il numero di aziende sostenute, con un target di 60.000 imprese nell’arco di piano, con un focus crescente sulle pmi.
Le finanziarie regionali gestiscono attualmente sia fondi propri e sia fondi della programmazione regionale, nazionale e comunitaria per complessivi 11,2 miliardi di euro. Il patrimonio netto delle associate Anfir supera i 2,2 miliardi e gli addetti totali sono quasi 1.500.
Anche il sistema delle finanziarie interviene, da sempre ,al fianco delle imprese, con la gestione di strumenti finanziari e agevolativi regionali (come fondi rotativi, di garanzia, di riassicurazione, tranched cover, minibond e basket bond), finalizzati a favorire, su mandato delle rispettive amministrazioni regionali, sia l’accesso al credito sia quello al mercato dei capitali da parte delle imprese. Per quanto attiene, ad esempio, al mercato dei minibond, le finanziarie regionali hanno stanziato complessivamente circa 200 milioni negli ultimi anni per la sottoscrizione dei titoli di debito.
“Le finanziarie regionali hanno raggiunto in questi anni – è il commento del presidente Anfir, il torinese Michele Vietti – un altissimo grado di expertise nell’ideazione e predisposizione di progetti strutturati a misura di pmi, conseguendo risultati estremamente validi, che hanno permesso di alimentare la crescita, l’innovazione e lo sviluppo di mercato di molte aziende italiane. Questa partnership con Cdp ci permette di rafforzare ulteriormente l’offerta e le modalità di sostegno alle imprese, rispettando comunque le specifiche dimensionali, territoriali e le peculiarità produttive di ciascuna regione.”

Boom enoteche a Torino: +64% in 10 anni

Almeno per le enoteche, Torino ha fatto boom. Rispetto a dieci anni fa, infatti, sono aumentate del 64%, tasso superiore a quelli di tutte le altre principali città italiane. Così, all'ombra della Mole, le enoteche sono diventate 121, tante da collocare Torino al quarto posto nella classifica dei primi dieci comuni del Paese con più enoteche, superato soltanto da Milano, che ne conta 141 (+72% in dieci anni), da Napoli, scesa a 221 (-1%) e Roma arrivata a 345 (+35%).
A livello nazionale, le enoteche sono 7.209, in aumento del 4% nell'ultimo quinquennio e stabili nell’ultimo anno; impiegano quasi 8 mila addetti, numero stabile nell'ultimo anno, ma in crescita del 10% in cinque anni.
La top ten dei comuni più dotati di enoteche è completata da Firenze con 91 (+ 7% in dieci anni); Genova, con 80; Venezia con 68; Palermo con 62; Bologna con 57 e, infine, Bari con 50.
A livello provinciale, in testa per enoteche si trovano Napoli con 528 (+3% in 5 anni), Roma con 480 (+3%) e Milano (259, +9%). Seguite da Torino con 235 (+6%), Bari con 192, Firenze con 172, Brescia con 166, Venezia con 158 e Padova con 138. Tra le prime, crescono di più in Italia nell’ultimo anno Firenze (+5% con 172), Palermo (+4% con 100), Catania (+7% con 91), Torino e Treviso (+2,6%, con 235 e 78 rispettivamente).
L’identikit del settore in Italia mostra che il al 26,5% delle enoteche fa capo a donne e l'11% a giovani.

Vademecum per i 24.000 immobili all'asta (è possibile risparmiare fino al 40%)

Secondo un recente studio di Sogeea, in Italia, attualmente, ci sono quasi 24.000 immobili in vendita all’asta e, insieme all’offerta, anche la domanda risulta in aumento (+29% in un anno secondo l’ultimo Osservatorio di Immobiliare.it). Sempre più italiani alla ricerca di casa, quindi valutano questa formula e Immobiliare.it ha stilato per un vademecum per approcciarsi correttamente a una tipologia di acquisto, che consente un risparmio medio sul prezzo di oltre il 30% rispetto ai valori di mercato.
Innanzi tutto, dopo aver letto con attenzione tutti i dettagli dell’annuncio e presa visione delle foto, è consigliabile confrontarlo con altri immobili di pari caratteristiche e nella stessa zona, ma in vendita sul libero mercato. Questo servirà per rendersi conto dell’entità del risparmio che, in alcuni casi, può superare il 40%.
Tutti possono partecipare alle aste immobiliari in modo autonomo, ma bisogna mettere in conto un importante impegno con le pratiche e la burocrazia da seguire. Non servono particolari competenze o requisiti, ma per le aste telematiche, per esempio, è essenziale avere un indirizzo pec per partecipare. In alternativa, è possibile rivolgersi a un consulente
Negli annunci all’asta, la documentazione è solitamente molto completa, soprattutto grazie alla presenza della perizia, che contiene una minuziosa valutazione dell’immobile e di tutte le sue caratteristiche. Si potrà, quindi, consultare la planimetria, visionare i dati catastali, constatare le condizioni di fatto e lo stato di manutenzione, verificare che non ci siano iscrizioni pregiudizievoli, abusi edilizi o debiti verso il condomini.
Inoltre, non tutti sanno che anche per un acquisto all’asta è possibile richiedere un mutuo. In questo caso la banca produce una pre-delibera relativamente alla cifra massima che è disposta a finanziare, che può arrivare a coprire anche il 100% del prezzo di aggiudicazione. Questo garantisce di arrivare all’asta con la garanzia di poter sostenere la spesa.
Per formulare la propria offerta, comunque, è necessario compilare un apposito modulo, che ogni tribunale mette a disposizione. Questo serve a identificare sia l’offerente sia il lotto che si vorrebbe acquistare. Per partecipare è indispensabile allegare al modulo un assegno circolare pari al 10% del valore della propria offerta. Questa cifra può essere inclusa successivamente nella somma totale che la banca finanzierà in caso di successo.
Per le aste tradizionali tutti i soggetti che hanno avanzato un’offerta devono presentarsi personalmente nel giorno prestabilito per l’aggiudicazione. Ma, nel caso in cui si dovesse essere impossibilitati, esiste una speciale procura notarile per delegare qualcuno.
Ma cosa succede quando ci si aggiudica l’asta? Entro i termini stabiliti dal tribunale bisogna versare la somma offerta e poi si procederà con l’atto di trasferimento di proprietà dell’immobile. Nel caso in cui questo sia ancora occupato, si produrrà contestualmente l’atto di sgombero.

Borsa: il valore delle quotate piemontesi diminuito di quattro miliardi in gennaio

Gennaio è stato un mese non favorevole per la Borsa italiana, come confermano i cali degli indici Ftse Italia all share (-1,31% rispetto alla fine di dicembre 2019) e Ftse Mib (-1,15%), che rappresenta le 40 principali società negoziate in Piazza Affari. E, inevitabilmente, non lo è stato per buona parte delle quotate che, per diverse ragioni, si possono considerare piemontesi, anche se non tutte quelle che fanno parte del listino “sabaudo” hanno la sede legale in regione.
Infatti, il valore borsistico dell'insieme delle piemontesi al 31 gennaio 2020 è risultato di 153,483 miliardi di euro, circa quattro miliardi in meno rispetto ai 157,430 miliardi del 30 dicembre, ultimo giorno di contrattazioni dell'anno scorso. Il calo è del 2,5%, quindi superiore a quello medio. La capitalizzazione delle piemontesi, comunque, è pari al 24,15% dei 635,576 miliardi della Borsa italiana.
Per quanto riguarda le sole blue chip, il confronto evidenzia che la capitalizzazione di Buzzi Unicem è scesa a 4,010 miliardi dai 4,265 miliardi del 30 dicembre 2019, Cnh Industrial a 11,890 miliardi dai 13,453 miliardi precedenti, Diasorin a 6,267 miliardi dai 6,484 miliardi, Exor a 16,290 miliardi dai 16,764. Con il loro è diminuito anche il valore borsistico di Fca, a 18,282 miliardi dai 20,560 dell'ultimo giorno di gennaio.
Invece, è salita a 29,765 miliardi la capitalizzazione della Ferrari, dai 28,897 miliardi di fine anno. Sono aumentati i valori i valori anche di altre due blue chip piemontesi, quelli dell'Italgas, da 4,430 a 4,878 miliardi e della Juventus, da 1,257 a 1,535 miliardi.
Confronto negativo, infine, per le restanti piemontesi appartenenti al listino Ftse Mib: la capitalizzazione di Intesa Sanpaolo è scesa da 41,268 miliardi a 39,546 miliardi e quella di Ubi Banca da 3,337 a 3,125 miliardi.
Tra le medie sabaude che hanno registrato un aumento della loro quotazione borsistica in gennaio spiccano Astm (da 2,690 a 3,747 miliardi), Cir (da 868, 4 a 888,5 milioni), Cofide (da 389,4 a 396,4 milioni), Iren (da 3,605 a 3,917 miliardi), Reply (da 2,620 a 2,690 miliardi) e Sanlorenzo (da 549,6 a 579,9 milioni).

Perché il Politecnico ha riaperto Mondovì

È stato inaugurato da rettore Guido Saracco l’anno accademico 2019/2020 del Politecnico di Torino nella sede di Mondovì, con i saluti del sindaco Paolo Adriano, di Giovanni Quaglia, presidente della Fondazione Crt e di Giandomenico Genta, presidente della Fondazione Crc di Cuneo.
Da quest’anno, infatti, sono nuovamente attivi a Mondovì i corsi del primo anno di tutti i percorsi di Ingegneria, dopo dieci anni nei quali nella sede monregalese dell’Ateneo non si faceva più attività didattica.
Guido Saracco ha commentato: “Celebriamo la ripartenza della nostra azione di formatori e propulsori di innovazione e servizi alle imprese a Mondovì, resa possibile dal sostegno delle Fondazioni Crc e Crt, del Comune di Mondovì e in strettissima sinergia con l’Unione Industriale della Provincia di Cuneo. È la prima concreta realizzazione di una prospettiva che ci vedrà dare supporto ai principali distretti produttivi piemontesi, secondo le loro rispettive specializzazioni ed esigenze”.
Qui a Mondovì – ha detto ancora Saracco - oltre a erogare un primo anno di Ingegneria, si darà corso, in stretta alleanza con la Fondazione Its e le associazioni imprenditoriali locali, a una formazione professionalizzante e a corsi di Master in alto apprendistato, focalizzati sulle tematiche care all’industria manifatturiera, a vantaggio, non esclusivo, delle piccole e medie imprese. Inoltre, sono previsti laboratori a supporto delle azioni di ricerca, sviluppo e innovazione nei settori dell’agroindustria e della gestione delle acque. Analoghe iniziative sono allo studio a Biella, Alessandria e Ivrea”.
Da settembre, sono ripartite le lezioni del primo anno dei corsi di Ingegneria nella rinnovata sede dell’Ateneo, che ora ospita anche laboratori per la didattica e i servizi al territorio. A Mondovì, infatti, il Politecnico mira a sviluppare anche attività di trasferimento tecnologico in collaborazione con gli attori del territorio, quali l’Unione Industriale e il Consorzio per la gestione delle acque, collegate all’attività di sei ricercatori, che presteranno servizio proprio nella sede. Nasceranno laboratori focalizzati su alcune specificità del territorio: tecnologia e materiali innovativi per l’industria di trasformazione, tecnologie di fabbrica per il comparto agroalimentare e Ict per la gestione di processi di fabbrica e gestione della produzione.
I lavori di riqualificazione consentiranno anche di riorganizzare il laboratorio di analisi del ciclo integrato delle acque.
Sempre per venire incontro alle esigenze delle imprese del territorio, è già previsto che alcuni studenti del nuovo percorso di laurea professionalizzante in Ingegneria della Manifattura, che è stato avviato a Torino nell’autunno scorso, frequentino una parte degli studi nella sede monregalese, a contatto con il sistema produttivo locale.
Proprio per sottolineare questo legame con il tessuto produttivo e imprenditoriale, l’ospite della cerimonia di inaugurazione è stato il presidente di Confindustria Cuneo, Mauro Gola, il quale ha commentato: “Riportare il Politecnico di Torino a Mondovì ha dato il segnale che serviva al territorio e ai suoi giovani, che chiedono di inserirsi più rapidamente nel mondo del lavoro. Il lavoro è la grande mission che tutti dobbiamo darci: imprese, istituzioni e mondo della formazione. Confindustria Cuneo non poteva proprio mancare in una giornata come questa per ringraziare, innanzitutto, del coraggio e della competenza messe in campo sui vostri percorsi di studio e su tutte le altre attività innovative che proponete, ma soprattutto per assicurarvi il pieno sostegno delle nostre imprese che sono pronte ad assumersi la loro responsabilità formativa mettendo a fattor comune la propria capacità formativa. Una capacità che si concretizza in co-progettazione e confronto costanti”.
Al termine della cerimonia il rettore Saracco e il presidente di Confindustria Cuneo hanno sottoscritto un accordo di collaborazione per attività congiunte legate soprattutto alla formazione e al trasferimento tecnologico: il primo atto sarà l’istituzione, nella sede di Mondovì del Politecnico, di un desk informativo gestito da Confindustria Cuneo come presenza attiva sui temi dell’innovazione, della formazione e dell’orientamento scolastico.

Ultimi giorni della Cofide a Piazza Affari mercoledì lascia il posto alla nuova Cir

Martedì 18 sarà l'ultimo giorno di negoziazione delle azioni della “vecchia” Cir, che, perciò, sparirà da Piazza Affari. Questo in seguito, alla fusione di Cir nella controllante Confide, atto appena iscritto al Registro milanese delle imprese. Però, Cofide cambierà la propria denominazione sociale in “Cir – Compagnie Industriali Riunite”, per cui a scomparire dal listino della Borsa di Milano sarà la Cofide, mentre sarà quotata la nuova Cir, che continuerà a far capo alla Fratelli De Benedetti, i figli di Carlo.
Comunque, la fusione prevede l’applicazione del seguente rapporto di cambio: n. 2,01 azioni ordinarie di Cofide per ogni azione ordinaria di Cir. La fusione verrà attuata mediante annullamento senza concambio delle azioni ordinarie di Cir di proprietà di Cofide alla data di efficacia della fusione e delle azioni proprie detenute da Cir alla stessa data. Allora, l’incorporante procederà all’emissione di 557.997.396 azioni, sulla base del rapporto di cambio, per un ammontare complessivo di nominali 278.998.698 euro.
Pertanto, a fusione avvenuta, il capitale sociale dell’incorporante, interamente sottoscritto e versato, sarà pari a 638.603.657 euro, suddiviso 1.277.207.314 azioni del valore nominale di 0,50 euro ciascuna. Le azioni dell’incorporante assegnate in concambio avranno godimento regolare e le medesime caratteristiche delle azioni ordinarie Cofide in circolazione alla data dell’assegnazione e sarano fungibili con le stesse.

Basicnet: vendite aggregate per 1 miliardo nel 2019 risultato operativo di 30,6 milioni

L'ad Federico Trono col presidente Marco Boglione 
Le vendite aggregate di prodotti con marchi del gruppo Basicnet, a livello mondiale, nel 2019 hanno fatto registrare da parte dei licenziatari un fatturato superiore al miliardo di euro (per la precisione 1,025 miliardi). Lo ha comunicato il consiglio di amministrazione di Basicnet, presieduto da Marco Boglione, che controlla società, dopo aver preso visione dei dati preliminari relativi all'esercizio appena passato.
La crescita del fatturato consolidato beneficia dell’inclusione nel perimetro di Kappa Europe, holding di un gruppo di società licenziatarie dei marchi Kappa® per Francia, UK, Svizzera, Spagna e Portogallo, avvenuta a gennaio 2019, nel perimetro del gruppo Basicnet. Gli effetti dell’acquisizione hanno comportato una crescita delle vendite dirette per 77,6 milioni e l’elisione delle royalties attive maturate sul fatturato generato dal gruppo Kappa Europe per 6,8 milioni.
Il margine operativo lordo, ammontato 42,5 milioni (33 milioni nel 2018) in crescita del +28,7%, include gli effetti dell’applicazione dell’Ifrs 16 per la riclassificazione di 5,5 milioni per canoni di locazione negli ammortamenti e negli interessi passivi.
Il risultato operativo è stato di 30,6 milioni, il 15% in più rispetto ai 26,6 milioni del 2018). L' indebitamento finanziario è ammontato a 78,3 milioni dai 51,7 milioni al 31 dicembre 2018. Il saldo include gli effetti della prima applicazione dell’Ifrs 16, che ha comportato la rilevazione di un debito per 19,3 milioni e l’indebitamento del Gruppo Kappa Europe, pari a circa 15 milioni. Fra l'altro, nel periodo sono stati distribuiti dividendi per 6,5 milioni (3,3 milioni nel 2018) e investiti 4,4 milioni per l’acquisto azioni proprie.
“Il superamento del miliardo di euro di vendite aggregate dei nostri licenziatari è la conferma della solidità e della sostenibilità del nostro market place – afferma l’amministratore delegato di Basicnte, Federico Trono – e certifica la raggiunta dimensione competitiva del nostro Gruppo sul mercato globale”.
Il Consiglio ha anche esaminato le ripercussioni della crisi sanitaria cinese in atto. Lo stato dei licenziatari produttivi cinesi è attentamente monitorato. Il business model di Basicnet prevede di per sé stesso una diversificazione delle produzioni per area geografica. Dal punto di vista della distribuzione, dopo la vendita del marchio Kappa® in Cina, il peso del mercato cinese è marginale.
Infine, la società ha ricordato che il gruppo Basicnet acquisirà una stabile presenza a Milano, dotandosi di uffici, showroom e superfici commerciali in grado di rappresentare adeguatamente l’offerta, replicando l’esperienza di successo del BasicVillage di Torino in una piazza strategica.

Anche la Pinacoteca di Brera adesso adotta il modello di accoglienza made in Torino

Arriva a Milano, alla Pinacoteca di Brera, il modello di accoglienza “made in Torinofirmato Fondazione Crt e Fondazione Paideia. Parte, infatti, lunedì 17 febbraio, alla galleria nazionale d'arte antica e moderna di via Brera, a Milano, il corso di base del progetto “Operatori museali e disabilità: un’iniziativa unica in Italia, avviata a Torino nel 2012 da Fondazione Crt e Fondazione Paideia, per diffondere e promuovere modelli organizzativi e gestionali capaci di rendere i musei italiani pienamente accessibili a tutti, in primis ai visitatori con bisogni particolari o con disabilità.
Sviluppatosi inizialmente su una dimensione locale, rivolgendosi ai musei del Torinese, “Operatori museali e disabilità” si è ampliato progressivamente al territorio provinciale, regionale e nazionale, arrivando a coinvolgere complessivamente oltre 130 musei in Italia e oltre 870 operatori museali.
Abbattere le barriere culturali, oltre a quelle architettoniche, è un passo importante per aprire realmente i luoghi d’arte a tutti – spiega il presidente della Fondazione Crt, Giovanni Quaglia, aggiungendo che “La Fondazione Crt, da sempre in prima linea per promuovere i valori della piena accessibilità e dell’inclusione sociale, con ‘Operatori museali e disabilità’ ha sperimentato un progetto innovativo di formazione del personale museale, che ha varcato i confini regionali, per approdare e proporsi come buona pratica nel resto d’Italia, anche in un ‘tempio’ di arte e cultura come la Pinacoteca di Brera”.
Il progetto ‘Operatori museali e disabilità’ – aggiunge il direttore della Fondazione Paideia, Fabrizio Serra rappresenta un’occasione formativa e di confronto davvero significativa per rendere i musei e gli spazi culturali sempre più attenti ai bisogni di tutti. La possibilità che il modello torinese possa ispirare e contaminarsi con esperienze in altre regioni ci rende orgogliosi e ci permette di condividere con nuovi interlocutori lo stesso, importante obiettivo”.

Liguria, prorogato al 16 marzo il termine del bando digitalizzazione delle imprese

La Giunta della Regione Liguria ha deliberato la proroga del bando da tre milioni dedicato alla digitalizzazione delle micro imprese situate nei comuni delle aree interne liguri, fino al 16 marzo 2020 . “Non vogliamo far perdere questa opportunità a nessuna impresa del territorio e, per favorire un maggior numero di imprese nel presentare la domanda di agevolazione, abbiamo deciso di accogliere la richiesta delle associazioni di categoria di allungare di quasi un mese la scadenza” ha spiegato l'assessore regionale allo Sviluppo economico, Andrea Benveduti.
Durante il tour nell’entroterra – ha aggiunto Benveduti - abbiamo riscontrato un grande interesse da parte delle imprese, in quanto la misura, concessa sotto forma di contributo a fondo perduto nella misura del 60% della spesa ammissibile fino a 5.000 euro, coglie la necessità di sviluppare strumenti che consentano il miglioramento dell’efficienza dell’impresa e l’apertura delle attività a nuovi mercati”.
Si ricorda che sono ammissibili le spese relative a iniziative avviate a partire dal 2 settembre 2019, purché non concluse alla data di presentazione della domanda. L'investimento ammissibile agevolabile non può essere inferiore ai 2.500 euro. La procedura informatica è disponibile sul sito di Filse e le domande potranno essere inviate dal lunedì al venerdì dalle 8.30 alle 17.30.

Toti: "recuperiamo 200 alloggi popolari"

Al via, in Liguria, un piano straordinario di interventi di manutenzione, riqualificazione e recupero di quasi 200 alloggi di edilizia residenziale pubblica in 47 comuni, con un investimento di oltre 3,4 milioni di euro del Fondo strategico regionale, a cui si aggiunge una quota di cofinanziamento delle Arte liguri, per complessivi 3,6 milioni di euro disponibili. I fondi saranno impiegati per lavori di ristrutturazione finalizzati al recupero di alloggi sfitti, lavori di abbattimento delle barriere architettoniche oppure di smaltimento dei materiali nocivi, sostituzione del manto, copertura e tinteggiatura.
Si tratta di una risposta senza precedenti alle reali esigenze dei cittadini improntata alla concretezza, con un occhio di riguardo verso chi si trova in difficoltà – afferma il presidente della Regione Liguria, Giovanni Toti – Questo investimento così importante dimostra ancora una volta l’attenzione di questa amministrazione verso il tema del diritto alla casa. Lo confermano gli interventi realizzati in questi anni: uno su tutti, il piano di recupero di Begato a Genova, con il trasferimento già effettuato della maggior parte delle famiglie interessate e la gara di abbattimento delle ‘dighe’, che sarà aggiudicata entro marzo e l’avvio dei lavori ad aprile, nel pieno rispetto dei tempi che ci eravamo prefissi”.
In particolare, gli interventi riguarderanno complessivamente 193 alloggi Erp e consentiranno il recupero di 153 alloggi sfitti, l’abbattimento delle barriere architettoniche in 25 alloggi (oltre che in alcuni di quelli già oggetto dei lavori di recupero) e lo smaltimento di amianto con il rifacimento della copertura in altri 15 alloggi. Gli interventi dovranno essere conclusi entro il 2020, con i primi appartamenti che saranno disponibili già dalla prossima estate per gli aventi diritto.
L’assessore regionale all’Urbanistica, Marco Scajola sottolinea che “si tratta di un piano di interventi straordinario per il recupero del patrimonio edilizio esistente, con la ricerca di soluzioni efficaci al disagio abitativo. Dal 2015 ad oggi sono stati recuperati 2.125 alloggi sfitti in tutta la Liguria”.

Startup innovative, Cuneo tira il Piemonte Imperia è l'ultima a livello nazionale

“E' il Cuneese che sta facendo da locomotiva alla crescita della natalità delle startup innovative in Piemonte”. Lo ha pubblicato L'Economia del Nord Ovest, supplemento del lunedì del Corriere Torino, sottolineando che il fenomeno emerge chiaramente dall'ultimo censimento di Unioncamere-Infocamere e del ministero dello Sviluppo economico. Nel 2019, infatti, la provincia di Cuneo ha fatto registrare la nascita di altre 27 startup innovative, che hanno portato il suo totale a 95, il 39,7% in più rispetto alle 68 che risultavano attive a fine 2018 (ancora un anno prima erano 54).
Fra l'altro, grazie alla nuova performance, il Cuneese si è piazzato al decimo posto nella top ten nazionale per densità di startup innovative in rapporto alle nuove società di capitali (4,83%).
Un'accelerazione minore è stata evidenziata dalla provincia di Torino, dove, al 31 dicembre scorso erano 376 le startup innovative iscritte alla sezione speciale del registro delle imprese, 58 più che alla stessa data del 2018. L'incremento, perciò, è del 18,2%, meno della metà di quello cuneese.
“Comunque, grazie al nuovo aumento, Torino ha mantenuto la quarta posizione nella graduatoria nazionale delle province con il maggior numero di startup innovative, essendo preceduta soltanto dalle province di Napoli (423), Roma (1.110) e Milano (2.075). Torino è rimasta davanti anche alle province di Bologna (314), Padova (248) e Bergamo (209)” ha riportato l'Economia del Nord Ovest.
In tutto il Piemonte, alla fine dell'anno scorso si sono contate 610 startup innovative, a fronte delle 494 del 31 dicembre 2018 e le 465 di dodici mesi prima. La crescita del 2019 è stata del 23,48%, non sufficiente alla regione guadagnare il quinto posto della classifica italiana, occupato dal Veneto con 889 startup innovative (il podio è formato da Lombardia con 2.928, Lazio con 1.227 ed Emilia-Romagna con 931).
In Liguria le startup innovative al 31 dicembre scorso erano 190 e in Valle d'Aosta 22. Proprio la regione alpina, però, figura al sesto posto nella graduatoria nazionale per densità di startup innovative, rappresentando queste il 5,10% delle nuove società di capitali in attività.
Quanto alla Liguria, il censimento di Unioncamere-Infocamere evidenzia che se la provincia di Genova è quattordicesima in Italia per numero di startup innovative (163), le altre tre province della regione si trovano tutte fra le ultime 20. E, in particolare, quella di Imperia è l'ultimissima, con sole tre startup, che, appunto, valgono la coda della classifica nazionale. Un po' meno peggio le province di La Spezia e Savona, entrambe con 12 e, perciò, novantunesime.
Tra l'altro, La Spezia è centounesima per densità provinciale di startup immovative (rapporto dello 0,84%) e Imperia centoquattresima (0,45%).

Banca Imi, boom dell'utile: 1,415 miliardi

Mauro Micillo, amministratore delegato Banca Imi
E' di 1,415 miliardi di euro l'utile netto consolidato 2019 di Banca Imi, la banca d’investimento del gruppo Intesa Sanpaolo presieduta da Gaetano Miccichè e guidata dall’amministratore delegato Mauro Micillo con il l direttore generale Massimo Mocio. Il profitto relativo all'anno scorso è senza precedenti nella storia di Banca Imi e in aumento di oltre il 76% rispetto agli 803 milioni dell'esercizio 2018.
La performance economica è stata trainata dall’andamento dei ricavi, caratterizzati da un robusto livello di interessi netti - in progressiva crescita da inizio anno (+51,9% rispetto al periodo di confronto) e da profitti dalla gestione degli attivi finanziari raddoppiati (a 1,363 miliardi). Alla sua formazione hanno contribuito le attività di capital markets per 2,225 miliardi e di investment banking e structured finance per 434 milioni.
Grazie a una struttura dei costi operativi sotto controllo (473 milioni) l’effetto dei più elevati ricavi si trasferisce integralmente al risultato della gestione operativa, che si porta a 2,186 miliardi (+79,6% rispetto al 31 dicembre 2018), con un ragguardevole cost/income ratio al 17,8% rispetto al precedente 27,7%.
Alla performance economica ha contribuito la crescita del totale attivo di bilancio, salito a 192 miliardi dai 165 miliardi del 31 dicembre 2018. Oltre alla crescita organica dei portafogli titoli del banking book, con 16 miliardi di nuovi investimenti netti nell’esercizio, si assiste all’aumento degli impieghi per cassa di finanza strutturata, con 2 miliardi di produzione netta dalla fine del precedente esercizio.
Il Common Equity Tier 1 Ratio è risultato del 10,2%.

Il dipartimento di Architettura di Polito vince gara per riqualificare l'antica Salemi

Il dipartimento di Architettura e design del Politecnico di Torino, che a marzo 2019 ha firmato un accordo di collaborazione con il Comune di Salemi, si è aggiudicato l'edizione 2019 del bando promosso dalla Fondazione Sicilia “Studi di fattibilità per il recupero dei borghi abbandonati” con la candidatura del progetto “Riabilitare Alicia - Studio di fattibilità per la riqualificazione della città antica di Salemi”, presentato dagli architetti e docenti Paolo Mellano e Roberto Dini. La premiazione avverrà con una cerimonia pubblica il prossimo 20 febbraio, a Palermo, palazzo Branciforte, alla presenza del governatore della Sicilia, Nello Musumeci e del presidente della Fondazione Sicilia, Raffaele Bonsignore.
Il finanziamento sarà destinato alla redazione di uno studio di fattibilità per la riqualificazione e la valorizzazione del patrimonio architettonico del centro storico della cittadina trapanese, già inserita nella lista dei Borghi più belli d'Italia e permetterà di dare concreta attuazione alla collaborazione che da qualche anno il Dad ha avviato con il Comune di Salemi, con Wish-World International Sicilian Heritage e con la Fondazione Doná dalle Rose.
L'obiettivo principale dello studio di fattibilità è la valorizzazione della qualità architettonica e paesaggistica della città antica ai fini della creazione di un'accoglienza inclusiva e diversificata, della promozione del turismo sostenibile, del sostegno alle politiche di sviluppo sociale, culturale ed economico per la comunità locale.
La riqualificazione architettonica e urbana costituisce un tassello fondamentale di un processo virtuoso di rigenerazione a tutto tondo, che da un lato prevede il recupero del patrimonio costruito e dall'altro la creazione di iniziative volte alla promozione di un riuso attivo dei manufatti, attraverso azioni di carattere scientifico e didattico-culturale che si potranno avviare mediante il coinvolgimento delle Università e degli attori del territorio.
Sono molto soddisfatto di questo risultato, che premia il lavoro del Dipartimento e, in particolare, del professor Dini, in questi due anni di intense attività, anche con gli studenti, su un tema di grande attualità quale è quello delle cosiddette aree interne - afferma Paolo Mellano, direttore del Dad - con il tentativo di invertire lo sguardo e provare a innescare la ripresa dell'Italia dai luoghi che, fuori dai luoghi comuni della marginalità, possono invece diventare la scintilla per vincere le sfide dei prossimi anni, animare una nuova lettura del Paese, inventare nuove imprenditorialità e far partire una nuova fase di avanzamento sociale. Un grazie particolare anche all’ingegner Mila Sichera, che con il suo lavoro ha coadiuvato il gruppo del Dipartimento nei rapporti con il Comune di Salemi e con Wish”.