I prestiti 2019 delle banche e della Cdp scesi sotto i 140 miliardi nel Nord Ovest

Meno prestiti delle banche e della Cdp, l'anno scorso, al Nord Ovest. Al 31 dicembre 2019, infatti, è risultato di neppure 140 miliardi il totale dei prestiti bancari in essere in Piemonte, Liguria e Valle d'Aosta. Per la precisione, la somma è di 139,997 miliardi, il 4,7% in meno rispetto alla stessa data del 2018, quando ammontavano a 146,901 miliardi, quindi quasi 7 miliardi in più.

In particolare, il totale dei prestiti delle banche e di Cdp al Piemonte è sceso da 109,828 a 106,190 miliardi, quello alla Liguria da 33,923 a 30,949 miliardi e alla Valle d'Aosta da 3,144 a 2,858 miliardi.

Alla fine dell'anno scorso, nei confronti delle banche e della Cdp, in Piemonte, avevano debiti per 48,542 miliardi le imprese (53,298 miliardi al 31 dicembre 2018), per 41,445 miliardi le famiglie consumatrici (40,788 miliardi), per 8,566 miliardi le amministrazioni pubbliche locali (8,649 miliardi) e per 7,172 miliardi le società finanziarie (6,638 miliardi).

In Liguria, a fine 2019, le imprese avevano debiti nei confronti del sistema creditizio per 14,204 miliardi (16,822 miliardi), le famiglie consumatrici per 14,263 miliardi (14,107 miliardi), le amministrazioni pubbliche locali per 1,539 miliardi (1,600 miliardi) e le società finanziarie per 812 milioni (1,267 miliardi).

Infine, la Valle d'Aosta. Al 31 dicembre scorso, i debiti ammontavano a 1,465 miliardi per le imprese (1,583 miliardi a fine 2018), a 955 milioni per le famiglie consumatrici (931 milioni), a 68 milioni per le amministrazioni pubbliche della regione (79 milioni) e a 361 milioni per le società finanziarie (543 milioni).

Un'ulteriore disaggregazione dei dati di Banca d'Italia consente di scoprire che, al 31 dicembre 2019, in particolare, le piccole imprese avevano debiti bancari per 10,749 miliardi in Piemonte (11,565 miliardi alla stessa data precedente), per 2,947 miliardi in Liguria (3,256 miliardi) e per 346 milioni in Valle d'Aosta (389 milioni).

Cdp offre a 7.200 enti locali la possibilità di rinegoziare loro debiti per 34 miliardi liberando subito risorse per 1,4 miliardi

Cassa Depositi e Prestiti (Cdp), ente controllato dal Tesoro e partecipato da diverse Fondazioni di origine bancaria, rafforza il suo impegno per far fronte all’emergenza economica causata dall’epidemia da Covid-19 con un pacchetto di misure straordinarie per enti territoriali e imprese. Il consiglio di amministrazione, infatti, ha approvato una serie di interventi: Cdp offre un supporto finanziario a Comuni, Città Metropolitane, Province e Regioni per far fronte all’emergenza con la più vasta operazione di rinegoziazione realizzata negli ultimi anni dal Gruppo: 7.200 enti potranno rinegoziare circa 135 mila prestiti, per un debito residuo complessivo di 34 miliardi di euro.

La misura consentirà di liberare risorse, nel 2020, fino a 1,4 miliardi di euro, che gli enti potranno destinare anche ad interventi per far fronte all’emergenza epidemiologica da Covid-19.

Con questa operazione - considerata la straordinarietà della fase che il Paese sta vivendo e l’eccezionalità della misura approvata oggi - Cdp testimonia la disponibilità a rispondere a un’esigenza avanzata dalle associazioni rappresentative degli enti territoriali, confermando il legame storico con i territori e il suo ruolo di partner chiave della Pubblica mministrazione. L’iniziativa si aggiunge a quella varata nelle scorse settimane, relativa alla sospensione delle rate dei mutui dei comuni ricompresi nell’iniziale zona rossa delle regioni Lombardia e Veneto.

Inoltre, Cdp consente il finanziamento fino a 2 miliardi di euro a supporto dei fabbisogni finanziari delle medie e grandi imprese (indicativamente con fatturato superiore ai 50 milioni di euro) per esigenze temporanee di liquidità, supporto al capitale circolante e sostegno agli investimenti previsti dai piani di sviluppo delle aziende. L’iniziativa intende fornire liquidità immediata alle imprese in attesa dell’avvio operativo dei meccanismi di garanzia previsti dal DL Cura Italia (articolo 57 del decreto 17 marzo 2020, n.18).

L’erogazione dei fondi potrà avvenire anche in pool con altre istituzioni finanziarie, mediante finanziamenti con quota di Cdp di importo compreso tra 5 e 50 milioni di euro e durata fino a 18 mesi.

Le misure appena approvate seguono il piano di interventi da 17 miliardi di euro a sostegno dell’economia italiana varato da Cdp nelle scorse settimane. Il pacchetto già varato prevede l’erogazione di liquidità a tassi calmierati per le Pmi e Mid-cap tramite il sistema bancario; la concessione di finanziamenti agevolati, garanzie e moratorie sui finanziamenti a medio-lungo termine per supportare le attività di export e internazionalizzazione delle pmi, il differimento del pagamento delle rate in scadenza nell’anno 2020 dei mutui per i comuni della prima Zona rossa.

Centrale del Latte: Roasio si dimette subetra Angelo Mastrolia (Newlat Food)

Luciano Roasio si è dimesso, con efficacia immediata, dalla carica di consigliere di amministrazione della Centrale del Latte d'Italia nonché membro del comitato remunerazione presidente del comitato controllo e rischi. Di conseguenza, il consiglio di amministrazione della società ha deliberato la nomina, per cooptazione, di Angelo Mastrolia amministratore unico di Newlat Group e presidente di Newlat Food. Angelo Mastrolia è presidente esecutivo di Newlat Foof, nuovo azionista di maggioranza della Centrale del Latte d'Italia nonché socio di controllo della stessa Newlat Food, tramite Newlat Group.

Al fine di mantenere la composizione dei comitati interni, il consiglio di amministrazione ha altresì nominato Piera Braja quale membro e presidente del comitato controllo e rischi e Elsa Fornero quale membro del comitato remunerazione.

Infine, il consiglio di amministrazione della Centrale del Latte ha approvato l’indennità di fine mandato del residente e amministratore delegato di Riccardo Pozzoli dell’ammontare di 650.000 euro, quale somma forfettaria comprensiva di ogni spettanza e la remunerazione del direttore generale Edoardo Pozzoli, al fine di adeguarne il compenso di 140.000 percepito sin dal 2018 quale dirigente fino a 170.000 euro alle nuove e mansioni e responsabilità connesse al ruolo di direttore generale.

Gran crollo del mercato dell'auto in marzo vendute 28.263 vetture nuove (-85,5%)

Mercato crollato. In marzo, in Italia, sono state vendute 28.236 vetture nuove, l'85,4% in meno rispetto alle 194.302 dello stesso mese dell'anno scorso. Una perdita di quasi 167.000 immatricolazioni. Inevitabilmente, dato che le concessionarie hanno chiuso l'11 marzo, in seguito al decreto del Governo per arginare l'espansione del Covid-19.

Il crollo ha riguardato tutte le marche, con l'unica eccezione della Tesla, che, comunque, ha avuto 424 clienti, a fronte dei 269 del marzo 2019.

Il gruppo Fca ha venduto 4.692 auto (-90,28%), Psa (Peugeot, Vcitroen, Ds e Opel) 3.430 (-89,24%), il gruppo Volkswagen 4.548 (-84,61%), il gruppo Renault 2.917 (-86,07%), il gruppo Toyota 1.218 (-87%), il gruppo Bmw 1.072 (-87,50%), il gruppo Daimler (mercedes e Smart) 1.756 (-79,82%), Kia 1.624 (-59,05%), Hyundai 783 (-83,20%), il gruppo Nissan 686 (-85,32%), Suzuki 1.208 (-57,49%), il gruppo Jaguar Land Rover 666 (-66,75%), Volvo 653 (-69,01%).

La risoluzione, in tempi non brevi, della drammatica crisi sanitaria da Covid-19, con gli effetti che la chiusura avrà sull’economia e il tracollo, senza precedenti nella sua dimensione e velocità, del mercato auto che abbiamo visto nelle scorse settimane – ha commentato Michele Crisci, presidente Unrae, l’associazione delle Case automobilistiche estere – lasciano presagire una pesantissima caduta del mercato auto nel 2020, che potrebbe chiudere, nel migliore dei casi, intorno a 1.300.000 unità, un terzo in meno rispetto al 2019”.

L’impatto di un blocco di due o tre mesi – continua Crosci – sarebbe comunque devastante per l’intero settore automotive in Italia e in particolare per la filiera della distribuzione e assistenza, con il concreto rischio di chiusura di numerose imprese del comparto, per mancanza di fatturato e conseguente crisi di liquidità e di perdita di una quota consistente dei 160.00 occupati”.

Unrae– prosegue il suo presidene– chiede quindi al Governo l’adozione di misure assolutamente improrogabili a sostegno di un settore che contribuisce al 10% del PIL e genera circa 80 miliardi di euro annui di gettito fiscale, al fine di evitare la crisi irrisolvibile di numerose imprese del comparto e scongiurare la perdita di migliaia di posti di lavoro”

“La filiera automotive si trova oggi di fronte a una situazione senza precedenti, nel quadro della crisi economica più pesante dal secondo dopoguerra, in cui la pandemia ci ha scagliato – afferma Paolo Scudieri, presidente dell'Anfia, che rappresenta l'industria italiana del settore - I numeri del mercato di marzo raccontano la gravità e l’eccezionalità di questo momento, in cui viviamo un doppio shock: sull’offerta, con il blocco degli stabilimenti produttivi – per l’Ue allargata al Regno Unito, l'Acea ha stimato, per 16 giorni di chiusura, una perdita di oltre 1,2 milioni di veicoli, di cui 78.000 in Italia, senza contare il fortissimo impatto sulla componentistica – e sulla domanda, con l’inibizione dei consumi dovuta alla chiusura della rete di vendita. Fin da ora, bisogna fare i conti con le enormi preoccupazioni dei consumatori sull’impatto occupazionale della crisi: ricordiamo che la sola filiera produttiva automotive conta, in Italia, oltre 270.000 addetti”.

La Centrale del Latte resterà in Borsa anche dopo l'Opas della Newlat Food

La torinese Centrale del Latte d'Italia (Cli) non uscirà dalla Borsa Italiana. Resterà quotata anche dopo la sua acquisizione da parte dell'emiliana Newlat Food, che, a sua volta si trova nel listino di Piazza Affari. Lo ha comunicato la società di Reggio Emilia, precisando che l'offerta per l'acquisizione del controllo della Centrale del Latte d'Italia e per lo scambio di azioni (Opas) “non è finalizzata alla revoca delle azioni Cli dalla quotazione sul mercato azionario, ne segmento Star”.

Ha riferito che “qualora venisse a detenere, unitamente alle persone che agiscono di concerto, per effetto delle adesioni all’offerta e di acquisti eventualmente effettuati al di fuori della medesima, una partecipazione complessiva superiore al 90%, ma inferiore al 95%, delle azioni ordinarie alla data di chiusura del periodo di adesione, si riserva di valutare se procedere o meno alla ricostituzione del flottante sufficiente ad assicurare il regolare andamento delle negoziazioni”.

Le reti dei consulenti finanziari fuori sede: in febbraio raccolta netta di 4,2 miliardi

In febbraio, le reti italiane di consulenti finanziari abilitati all’offerta fuori sede hanno fatto registrare una raccolta netta positiva pari a 4,2 miliardi di euro, con una crescita congiunturale del 18,1%. Lo ha riferito Assoreti, aggiungendo che il bilancio dei primi due mesi dell’anno è, pertanto, positivo per 7,8 miliardi ed evidenzia un incremento del 64,2% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (4,7 miliardi); i volumi di raccolta sul gestito risultano più che triplicati (+256,4%), mentre la componente amministrata segna un aumento del 29,3%.

Le risorse nette destinate al comparto assicurativo/previdenziale ammontano, in febbraio. a 830 milioni di euro, con una crescita del 20,8% rispetto al mese precedente e si concentrano sui prodotti a maggiore contenuto finanziario. I premi netti confluiti sulle polizze multiramo raggiungono i 458 milioni di euro (+2,0%), quelli destinati alle unit linked risultano quasi triplicati e pari a 367 milioni, mentre sulle polizze vita tradizionali si registrano movimentazioni nette negative per 44 milioni.

La raccolta netta realizzata attraverso la distribuzione diretta di quote di Oicr è positiva per 337 milioni di euro, con una crescita sostenuta rispetto ai volumi del mese precedente: gli investimenti netti si concentrano sulle gestioni collettive aperte di diritto estero (347 milioni) e sui fondi chiusi di private markets (150 milioni), mentre il bilancio mensile degli Oicr aperti di diritto italiano vede la prevalenza dei riscatti (-157 milioni di euro).

Il saldo delle movimentazioni effettuate sulle gestioni patrimoniali individuali è positivo per 406 milioni di euro (+56,2%): la spinta alla crescita arriva dalle gestioni patrimoniali in fondi (Gpf) con volumi netti di raccolta più che raddoppiati e pari a 529 milioni di euro, mentre sulle Gpm prevalgono i disinvestimenti per 123 milioni. La raccolta di risparmio sotto forma di liquidità è pari a 2,8 miliardi di euro (+56,8%).

Quanto agli operatori, i dati Assoreti mostrano che in febbraio la rete che ha avuto la maggiore raccolta netta è quella di Banca Mediolanum (967,454 milioni), seguita dalle reti Finecobank (717,920 milioni) e Banca Generali (539,286 milioni).

Subito sotto il podio si trovano le reti di Intesa Sanpaolo Private Banking (468,893 milioni) e di Fideuram Isp Private Banking (411,425 milioni).

Completano la top ten di febbraio le reti di Allianz Bank (401,667 milioni), Azimut Capital (254,072 milioni), Che Banca (158,131 milioni), Sanpaolo Invest (106,880 milioni) e Bnl Bnp Paribas (53,846 milioni).

Messina: già destinati 80 dei 100 milioni donati da Intesa Sanpaolo per l'emergenza

A pochi giorni dalla firma del protocollo di collaborazione, Intesa Sanpaolo rende noto di aver già definito, in accordo con il Commissario straordinario Domenico Arcuri e con Angelo Borrelli a nome della Protezione Civile, una serie di interventi a contrasto dell’emergenza Coronavirus, per la destinazione di 80 milioni di euro, cioè di gran parte dei 100 donati dal Gruppo alla sanità nazionale.

In particolare, 53,5 milioni di euro sono stati destinati all’acquisto di apparecchiature mediche e di altro materiale medicale richiesto dal Commissario straordinario ,in accordo con la Protezione Civile: ventilatori, caschi, respiratori, mascherine, guanti, tute. Inoltre, 26,5 milioni di euro sono stati destinati a strutture sanitarie individuate dalla Protezione civile sulla base dei fabbisogni dell’emergenza, sia a copertura di lavori e acquisti già finalizzati dagli ospedali, sia per l’assegnazione di apparecchiature di cura e diagnostiche. Dei 26,5 milioni, il 52% è stato destinato al Nord, il 23% al Centro e il 25% al Sud.

Carlo Messina, consigliere delegato e direttore generale di Intesa Sanpaolo, ha commentato: “Nelle prime fasi di questa emergenza straordinaria siamo stati i primi a mettere a disposizione una cifra significativa per contrastare gli effetti dell’epidemia. Siamo molto soddisfatti di come, in un arco temporale molto limitato, una stretta collaborazione, o meglio una vera partnership, sia stata in grado di attivare una serie significativa di interventi e portare concreti benefici sull’intero territorio nazionale. In tempi altrettanto rapidi definiremo nuove e importanti misure”.

Messina ha aggiunto: “Il nostro intervento, realizzato grazie alla forza di Intesa Sanpaolo e delle persone che ne fanno parte, vuole contribuire alla cura dei malati e vuole essere un segno di apprezzamento per il grande lavoro di chi è in prima linea: medici, infermieri e tutte le categorie che svolgono servizi indispensabili, a cui va il nostro ringraziamento. Siamo una banca che vuole dare un contributo significativo al contrasto dell’epidemia; per questo ho deciso di sostenere specifiche iniziative sanitarie con la donazione personale di un milione di euro e sono orgoglioso del fatto che 21 manager a mio diretto riporto effettueranno complessivamente analoghe donazioni per circa cinque milioni di euro”.

Guala Closures: a Giovannini 1,444 milioni

Sfiora i 1,444 milioni di euro la somma dei compensi che il gruppo Guala Closures ha corrisposto, l'anno scorso, al suo presidente e amministratore delegato Marco Giovannini. Lo si legge nella relazione sulla remunerazione degli amministratori che sarà portata alla prossima assemblea degli azionisti, la quale sarà chiamata ad approvare anche il bilancio 2019, chiuso con ricavi pari a 606,5 milioni, un margine operativo lordo di 113,5 milioni e l'utile netto di 14,7 milioni (era stato di 0,1 milioni nel 2018).

La stessa relazione riporta che Francesco Bove, consigliere di amministrazione e direttore generale ha avuto 491.319 euro e Anibal Diaz, consigliere e direttore finanziario, 659.609 euro. Gli altri consiglieri di amministrazione hanno avuto: 40.000 euro Filippo Giovannini, 50.000 euro sia Nicola Colavito che Edoardo Subert e Lucrezia Reichlin, 65.000 euro Francesco Caio e 55.000 euro Maria Luisa Collina.

Oltre che numero uno del gruppo Guala Closures di Spinetta Marengo, leader mondiale nella produzione di chiusure per alcolici e vino, Marco Giovannini è anche consigliere di indirizzo della Fondazione Crt e consigliere di amministrazione di Banca Sistema.

Come la finanza ora può aiutare a vincere le sfide ambientali e le nuove pandemie

di Marina Bosio

La crescente frequenza di epidemie è legata ai cambiamenti climatici e alla perdita di biodiversità. Le nuove tecnologie offrono speranza nella ricerca di contromisure; ma anche la protezione del mondo naturale è necessaria. In questo scenario la finanza può svolgere un ruolo-chiave.

Sono molti gli articoli di carattere scientifico che condividono la tesi che il contagio non sia che un sintomo del Covid-19, mentre l'infezione si trovi nell'ecologia. Lo sostiene il World Economic Forum ma anche Paolo Giordano nel libretto "Nel contagio", pubblicato dal Corriere della Sera.

L'aggressività umana verso l'ambiente rende sempre più probabile il contatto con patogeni e universi macrobiotici ancora del tutto sconosciuti alla scienza. Ne sono esempi la deforestazione, che avvicina l'uomo ad un habitat che non ne prevedeva la presenza, oppure gli allevamenti intensivi, dove prolifera letteralmente di tutto; ma anche l'estinzione di molte specie animali costringe i batteri che vivevano nei loro intestini a trasferirsi altrove.

I virus sono, infatti, tra i tanti profughi della distruzione ambientale. “Se riuscissimo a mettere da parte un po' di egocentrismo, ci accorgeremmo - scrive Giordano - che non sono tanto i nuovi microbi a cercarci quanto noi a stanare loro”.

Chi di noi può sapere cosa hanno liberato nell'aria gli incendi dell'estate scorsa in Amazzonia? Chi è in grado di prevedere cosa verrà dall'ecatombe più recente di animali in Australia? Microrganismi mai censiti dalla scienza potrebbero avere bisogno di una nuova patria, e quale terra migliore degli essere umani, che sono tanti e ovunque?

Siamo oltre sette miliardi di persone, decisamente troppi per questo ecosistema, che ci ostiniamo a sfruttare e occorre prendere in considerazione anche il fatto che il bisogno crescente di cibo induce milioni di persone a mangiare selvaggina a rischio, tra cui i pipistrelli,che sono malauguratamente anche serbatoi di Ebola.

Non è un caso se la frequenza dei focolai di malattie sia aumentata costantemente, colpendo tutti i Paesi del mondo. Un certo numero di tendenze ha contribuito a questo aumento, inclusi l'aumento di viaggi globali, commercio, connettività e vita ad alta densità, ma sono proprio i collegamenti con i cambiamenti climatici e la biodiversità i più sorprendenti.

Ritornando alla deforestazione, essa è cresciuta di continuo negli ultimi due decenni ed è collegata al 31% dei focolai come l'Ebola e i virus Zika e Nipah. La deforestazione spinge gli animali selvatici fuori dai loro habitat naturali e si avvicina alle popolazioni umane, creando una maggiore opportunità per le malattie zoonotiche, cioè le malattie che si diffondono dagli animali agli umani. Più in generale, i cambiamenti climatici (alluvioni, siccità, ecc.) hanno alterato e accelerato i modelli di trasmissione di malattie infettive come la Zika, la malaria e la febbre dengue e hanno provocato lo sfollamento umano.

La migrazione di grandi gruppi verso nuove località, spesso in condizioni sfavorevoli, aumentano la vulnerabilità delle popolazioni sfollate a malattie come il morbillo, la malaria, la diarrea e le infezioni respiratorie acute.

Il tempo della quarantena è una grande occasione per riflettere che non siamo i padroni del mondo ma parte di un fragile e superbo ecosistema, che dobbiamo tutelare. Come?

Ed è qui che scendono in campo gli investimenti sostenibili e responsabili, ossia che incorporano i fattori ambientali, sociali e di buon governo (“environmental”, “social” and “governance”, o “Esg”), che, per fortuna, sono in rapida crescita.Ne sono previsti per 53.000 miliardi di dollari nei prossimi anni. 

Negli ultimi decenni, infatti, sta sempre più aumentando sia l’offerta di prodotti sostenibili che la domanda e l’interesse per tali prodotti, da parte di investitori istituzionali e di risparmiatori privati. Per questi ultimi, investire secondo questi criteri spesso significa fare delle scelte coerenti non solo con i propri obiettivi di rendimento-rischio, ma anche con i propri valori e le proprie convinzioni morali.

Nel 1987 la Commissione Mondiale sull’ambiente e lo sviluppo delle Nazioni Unite ha redatto un documento, il rapporto Brundtland, in base al quale “lo sviluppo sostenibile” viene definito come “quello sviluppo che consente la soddisfazione dei bisogni economici, ambientali e sociali delle attuali generazioni, senza compromettere lo sviluppo delle generazioni future”.

Smpre più spesso, investire in società “sostenibili” può voler dire anche scegliere società con caratteristiche molto innovative. L’innovazione di modello di business, modalità di produzione, di prodotti si riscontra spesso in società che rientrano negli screening di tipo Esg, che perciò può significare anche una forte spinta verso l’innovazione e il cambiamento.

Mentre prima del 2011 erano i rischi economici a essere i più temuti, negli ultimi anni sono stati i rischi ambientali quelli reputati più importanti e con maggiore probabilità di accadimento. In effetti, tre dei rischi ambientali esaminati si sono posizionati al vertice della classifica rischi 2018: eventi climatici estremi; disastri naturali; fallimento delle misure di adattamento e mitigazione dei cambiamenti climatici. In aggiunta, anche i rischi di tipo “sociale”, come le migrazioni e le crisi idriche, hanno un’elevata importanza.

La Finanza sta rispondendo ai rischi legati al «Climate Change» attraverso prodotti finanziari sostenibili. L’industria finanziaria può infatti ricoprire un ruolo importante nel cercare di contrastare, o comunque mitigare, le gravi conseguenze negative legate all’impatto dei cambiamenti climatici e alle problematiche ambientali, anche di tipo sanitario e economico-finanziario, come quelle che stiamo vivendo oggi. È una sfida complessa che richiede la collaborazione di governi, società, aziende, investitori e asset manager.

Più nel dettaglio, i principali tipi di strategie di investimento sostenibile, a volte sovrapponibili, possono essere classificabili come segue: Selezione negativa/esclusione (prevede l’esclusione dal fondo o dal portafoglio di certi settori, aziende o aree operative sulla base di criteri specifici di Esg, per esempio, armi, alcolici, tabacco, gioco d’azzardo, intrattenimento per adulti, energia nucleare e Ogm); Selezione positiva/ best in class (approccio che mira a selezionare le «migliori aziende», da un punto di vista Esg, all’interno di un determinato settore).

Inoltre: Selezione su base normativa (selezione degli investimenti sulla base del rispetto di norme e standard internazionali, fra i più utilizzati sono quelli definiti in sede Ocse, Onu o dalle sue Agenzie); Investimenti in temi o attività specificamente concentrati sulla sostenibilità (ad esempio, energia pulita, riduzione delle emissioni inquinanti, trattamento delle acque, tecnologie e agricoltura sostenibili); Impact/community investing (investimenti in imprese, organizzazioni o fondi con l’intenzione di realizzare un impatto ambientale positivo, insieme a un ritorno finanziario. Ne sono esempi le energie rinnovabili, gli investimenti in microfinanza e in social housing, investimenti “comunitari”, in cui il capitale è specificamente diretto a favorire individui o comunità marginali).

Ancora: Integrazione Esg (l’inclusione sistematica ed esplicita di fattori Esg da parte dei gestori di fondi nell’analisi finanziaria degli investimenti); Corporate engagement e attivismo azionario (uso dei propri diritti di azionisti con l’obiettivo di influenzare e modificare i comportamenti aziendali, attraverso un dialogo diretto con il management dell’azienda e l’esercizio del diritto di voto).

In aggiunta alle soluzioni offerte dagli asset manager, anche gli investitori possono contribuire a fermare il cambiamento climatico. Detenere risorse comporta anche averne la responsabilità: gli investitori, che virtualmente possiedono tutte le risorse e gli attivi produttivi, hanno il dovere di evitare di arrecare danni mentre ricercano il proprio guadagno. Possono ricoprire un ruolo chiave incoraggiando le aziende ad affrontare i rischi attraverso politiche di engagement e rafforzare tali azioni attraverso il proprio sostegno a iniziative collettive internazionali legate alla lotta contro il cambiamento climatico.

Una delle modalità per migliorare la situazione è ricordare il concetto di “economia circolare”, che negli anni del consumismo spinto sembrava essere stato completamente dimenticato, ma che, invece, è molto coerente con gli obiettivi di mitigazione dei rischi ambientali. Oggi il modello economico di tipo «lineare», basato sul «prendere, fare, aver la disponibilità o la proprietà» di una grossa quantità di materiali ed energia venduti a prezzi bassi, sta raggiungendo un limite fisico, principalmente a causa del fatto che questo modello crea altissime quantità di «rifiuti».

L'economia circolare o del riciclo, invece, è «pensata per rigenerarsi da sola» e «mantenere l’utilità di prodotti, materiali e componenti» più a lungo nel tempo, ottimizzando il rendimento delle risorse e riducendo o eliminando le «esternalità negative».

Modelli circolari sono quelli caratteristici dei «sistemi viventi»; per avvicinarsi a tali modelli, sarebbe necessario ripensare a come progettare molti prodotti, allungandone il ciclo di vita e rendendone più facile il riutilizzo (come, ad esempio, la Share Economy, il Car Sharing, il riciclo di rifiuti e altri beni, le energie rinnovabili).


Ma la Banca d'Italia il dividendo lo dà

Banca d'Italia sorprendente. L'assemblea dell'istituto di via Nazionale, guidato dal governatore Ignazio Visco, ha deliberato di distribuire il dividendo, anche quest'anno. Ai 143 partecipanti – banche, fondazioni, assicurazioni, casse previdenziali e fondi pensione - sono stati destinati 340 milioni, come l'anno scorso, anche se le somme effettivamente erogate ammonteranno a 251 milioni, perché, in base allo statuto, alle quote eccedenti il 3% del capitale non spettano diritti economici (i dividendi relativi alle quote eccedenti, pari a circa 89 milioni, saranno imputati alla riserva ordinaria).

La decisione dell'assemblea lascia di stucco non pochi, perché la Banca d'Italia, sulla scia della Bce, ha appena sollecitato tutte le banche delle quali è Autorità di vigilanza, a non distribuire dividendi ai loro azionisti almeno fino a ottobre. E fra le banche che hanno quote dell'istituto romano di Palazzo Kock spiccano alcune che hanno già ottemperato alle indicazioni sue e della Bce, come d'altra parte, è logico, considerato che è molto difficile, se non impossibile, non seguire i consigli delle Autorità di vigilanza.

Comunque, l'utile netto 2019 della Banca d'Italia è stato di 8,247 miliardi, dei quali 7,867 sono stati destinati allo Stato. Al quale andranno anche 1.009 milioni come imposte di competenza, per cui, quest'anno, lo Stato riceverà dalla Banca d'Italia, il totale di 8,9 miliardi, oltre 2 miliardi in più dell'anno scorso.

Intesa Sanpaolo: tutto l'utile 2019 a riserve gli azionisti adesso sperano nell'autunno Messina dona un milione del suo bonus

Il consiglio di amministrazione di Intesa Sanpaolo, in ottemperanza alla comunicazione della Banca Centrale Europea del 27 scorso in merito alla politica dei dividendi nel contesto conseguente all’epidemia da Covid-19, ha deciso di sospendere la proposta di distribuzione cash agli azionisti di circa 3,4 miliardi di euro, pari 19,2 centesimi di euro per azione e ha deliberato di proporre alla prossima assemblea ordinaria l’assegnazione dell’utile dell’esercizio 2019 a riserve.

Tale proposta, se approvata dall’assemblea, si traduce in un ulteriore rafforzamento della già elevata solidità patrimoniale del gruppo Intesa Sanpaolo.

La Banca Centrale Europea ha precisato che valuterà se la sua raccomandazione riguardante la politica dei dividendi si estenderà oltre la data del 1 ottobre 2020. Subordinatamente alle indicazioni che saranno comunicate in merito dalla Bce e al presidio della solidità patrimoniale del Gruppo in relazione all’evoluzione del contesto conseguente all’epidemia da Covid-19, il consiglio di amministrazione di Intesa Sanpaolo intende convocare un’assemblea ordinaria successivamente al 1 ottobre per dare esecuzione alla distribuzione di parte delle riserve agli azionisti entro l’esercizio 2020, anche in considerazione del supporto alla situazione finanziaria delle famiglie e alle erogazioni da parte delle fondazioni, particolarmente necessario nel contesto conseguente all’epidemia da Covid-19.

Anche grazie alla forte solidità patrimoniale, il gruppo Intesa Sanpaolo ha avuto e intende continuare ad avere come priorità la generazione di benefici per tutti i propri stakeholder, dal supporto all’economia reale e sociale alla creazione e distribuzione di valore per gli azionisti, confermandosi punto di riferimento per la sostenibilità e la responsabilità sociale: per gli azionisti, per il quinquennio 2014-2018, ha distribuito dividendi cash pari a 13,4 miliardi di euro, di cui circa 5 miliardi all’azionariato costituito da famiglie e fondazioni, che si sono tradotti in erogazioni da parte delle fondazioni sue azioniste pari a oltre la metà di quelle effettuate da tutte le fondazioni bancarie italiane.

Per le famiglie e le imprese, dal 2014 al 2019, ha erogato circa 260 miliardi di euro di nuovo credito a medio-lungo termine e ha riportato in bonis circa 112.000 aziende italiane, salvaguardando circa 560.000 posti di lavoro; inoltre, per le persone del Gruppo, ha assicurato, dal 2014 al 2019. oltre 32 miliardi di euro di stipendi e nell’arco degli 8 anni del Piano di Impresa 2014-2017 e 2018-2021 l’assorbimento della capacità in eccesso di circa 10.000 risorse.

In relazione all’epidemia Covi-19, il consigliere delegato e direttore generale Carlo Messina ha reso noto al consiglio di amministrazione che destinerà un milione di euro del bonus riconosciutogli dal sistema incentivante 2019 a donazioni a sostegno di specifiche iniziative sanitarie e che i 21 top manager a suo diretto riporto destineranno ad analoghe donazioni complessivamente circa 5 milioni di euro dei rispettivi bonus riconosciuti dal sistema incentivante 2019.

A sua volta, il consiglio di amministrazione, che ha apprezzato e condiviso la decisione del management, contribuirà con una propria specifica donazione. Inoltre, in occasione dell’assegnazione dei bonus, tutti i dipendenti del Gruppo potranno contribuire con donazioni a sostegno di specifiche iniziative sanitarie, tramite un’apposita piattaforma.

Per quanto riguarda l’offerta pubblica di scambio volontaria totalitaria sulle azioni ordinarie di Ubi Banca, è confermata la proposta di conferimento di una delega al consiglio di amministrazione per l’esecuzione dell’aumento di capitale a servizio dell’offerta, all’ordine del giorno dell’assemblea straordinaria convocata per il 27 aprile.

La motivazione strategica dell’operazione assume ancora maggiore valenza nel contesto conseguente all’epidemia da Covid-19, in particolare per quanto riguarda le sinergie di costo nonché l’aumento del grado di copertura dei crediti deteriorati e la riduzione dei crediti unlikely to pay e in sofferenza.

Va infatti tenuto presente che le banche di minori dimensioni hanno ridotte possibilità di avvalersi delle leve dell’efficienza e della riduzione del profilo di rischio per fronteggiare un quadro economico sfavorevole e contrastare gli impatti sul tessuto sociale, a fronte del rafforzamento del ruolo di motore della crescita sostenibile e inclusiva e di punto di riferimento per la sostenibilità e la responsabilità sociale del Gruppo risultante dall’operazione.

La torinese Centrale del latte d'Italia passa alla Newlat Food di Reggio Emilia

Newlat Group, capogruppo dell'emiliana Newlat Food, ha sottoscritto un contratto di compravendita, in qualità di acquirente, con Finanziaria Centrale del Latte di Torino e Lavia, in qualità di venditori, in forza del quale Newlat Group acquisterà 6.473.122 azioni ordinarie di Centrale del Latte d’Italia (Cli), rappresentative del 46,24% del capitale e dei diritti di voto pagando, per ogni tre azioni Cli un corrispettivo complessivo pari a 3 euro e un'azione ordinaria di Newlat Food, corrispondente a un corrispettivo unitario per ciascuna azione Cli pari a un euro e 0,33 azioni ordinarie Newlat Food.

L’operazione permetterà ai venditori di divenire soci di Newlat Food, che è quotata in Borsa, con una partecipazione complessiva del 5,30%, prima del futuro aumento di capitale sociale a servizio dell’Opas.

Newlat Group e i venditori prevedono di eseguire la compravendita delle azioni Cli il primo aprile .

L’operazione è finalizzata al consolidamento del mercato lattiero-caseario italiano, attraverso l’integrazione di due tra i principali operatori del settore, come Newlat Food e Cli, che presentano importanti elementi di complementarietà come posizionamento geografico, oltre a un significativo potenziale sinergico.

Il progetto industriale prevede che Cli diventi la piattaforma di riferimento per l’intero mondo lattiero-caseario dell’entità risultante dall’operazione facendo leva, tra l’altro, sulle filiere produttive di alta qualità regionali della Toscana e del Piemonte e sulla continuità manageriale rappresentata da tutti i manager e collaboratori che saranno coinvolti nell’importante progetto di crescita sotto la guida di Angelo Mastrolia, presidente esecutivo di Newlat Food e di Edoardo Pozzoli, già direttore generale e attuale amministratore delegato di Cli.

L’acquisizione della quota di maggioranza di Cli rientra perfettamente nei piani e nelle tempistiche previste dalle strategie di sviluppo per linee esterne e di utilizzo del capitale preannunciate in fase di ipo di Newlat Food, permettendo così alla società di raggiungere la soglia di fatturato pari a 500 milioni. Grazie alla combinazione industriale di Newlat Food e Cli, il Gruppo rappresenterà il terzo operatore italiano del settore Milk & Dairy e vanterà una capacità produttiva completa e competitiva.

Inoltre, sono state individuate una serie di sinergie di varia natura che, una volta implementate, porteranno ad efficienze sostanziali nel breve termine.

Newlat Group ha altresì manifestato la volontà di cedere a Newlat Food le azioni Cli oggetto di compravendita nonché ulteriori 187.120 azioni ordinarie di Cli, rappresentative dell’1,34% del capitale di Cli, già detenute da Newlat Group per un totale di 6.660.242 azioni ordinarie, rappresentative del 47,58% del capitale, ai medesimi termini economici.

Alla data di esecuzione, Newlat Food sarà tenuta a lanciare un’offerta pubblica di acquisto e di scambio obbligatoria (Opas) sulle rimanenti azioni ordinarie Cli, al medesimo corrispettivo corrisposto e cioè a 0,33 azioni ordinarie Newlat Food di nuova emissione e un euro per ciascuna azione ordinaria Cli che portata in adesione all’Opas.

Newlat Food ha anche sottoscritto un accordo rilevante con Edoardo Pozzoli, impegnandosi a inserirlo nella lista di candidati al prossimo consiglio di amministrazione di Newlat Food, che ha sede a Reggio Emilia e fa capo alla famiglia del fondatore Angelo Mastrolia, presidente esecutivo.

COMPLEANNI DI APRILE NELL'ECONOMIA REGIONALE

Tra i protagonisti dell'economia piemontese che compiono gli anni in marzo si trovano:
John Elkann, numero uno del gruppo che fa capo agli eredi del fondatore della Fiat, presidente e amministratore delegato di Exor, la holding che controlla anche Fca e Ferrari, società delle quali è presidente, Cnh Industrial e la Juventus (è nato il primo aprile del 1976, a New York).

Il giorno seguente, invece, è il compleanno sia di Vincenzo Ilotte, industriale dell'impresa di famiglia 2A ed ex presidente della Camera di commercio di Torino, dove è nato nel 1966; sia di Carla Patrizia Ferrari (nella foto) , nata nel 1957 a Genova, presidente di Equiter, responsabile finanza della Compagnia di San Paolo e, fra l'altro, consigliere di amministrazione della Cassa Depositi e Prestiti (Cdp); sia di Enrico Anghilante, titolare di una catena di giornali web (è nato a Saluzzo, nel 1972).

Il 5 del 1968 è nato, a Lecco, Claudio Moro, amministratore delegato della Bim-Banca Intermobiliare e lo stesso giorno, ma del 1955, Lorenza Franzino, presidente della Fondazione Links e amministratore delegato di Gs&P (Giulio Sapelli & Partners).

Il 6 del 1962, a Roma, è nato Carlo Messina, consigliere delegato e direttore generale di Intesa Sanpaolo. E il giorno dopo, ma del 1961 e a Cuneo, è nata Daniela Santanchè, parlamentare e imprenditrice, tra l'altro presidente di tre società quotate in Borsa: la sua Visibilia Editore, la torinese Ki Group e la minalese Bioera.

L'8 del 1944, a Strevi, nell'Alessandrino, è nato Giuseppe Morfino, fondatore e socio di maggioranza della Fidia, quota della quale è anche presidente, amministratore delegato e direttore generale. Morfino fa parte dell'esclusivo Circolo Subalpino di Torino.

Tre giorni dopo, compie gli anni Luigi Icardi, assessore della Regione Piemonte alla Sanità (è nato nato nel 1961, a Santo Stefano Belbo). Il 12 del 1963, a Torino, è nato Pierpaolo Antonioli, presidente del Ceip e amministratore delegato del Centro torinese di ricerca che dalla General Motors sta passando al gruppo belga Punch.

Il 16 del 1956, a Roma, è nato Marco Giovannini, presidente e amministratore delegato di Guala Closures, società di Spinetta Marengo quotata in Borsa, oltre che consigliere di amministrazione di Banca Sistema e consigliere di indirizzo della Fondazione Crt. Due giorni dopo compie 68 anni Franco Spalla (è nato a Gamalero, provincia di Alessandria), presidente della quotata Culti Milano e della Tardito Holding, oltre che consigliere di amministrazione di Basic World e del Gruppo Damilano.

Il 19, del 1970, sotto la Mole, è nata Monica Tardivo, notaio, consigliere di amministrazione di Diasorin e, fra l'altro, della Banca del Piemonte, della quale è numero uno Camillo Venesio.

A Pinerolo, il 22 del 1943, è nato Mario Deaglio, famoso e stimatissimo economista, vice presidente di Banca Sella Patrimoni & C, editorialista de La Stampa, dopo essere stato direttore del Sole 24 Ore). Due giorni dopo, compie gli anni Marco Gay (è nato a Torino, nel 1976), imprenditore, è anche amministratore delegato e azionista della quotata Digital Magics, consigliere di amministrazione del Sole 24 Ore e, fra l'altro, è stato presidente dei Giovani di Confindustria.

Il 30 del 1954, a Casale, è nato Paolo Arrobbio, presidente dell'Amag e di Telenergia è anche consigliere di amministrazione della Fondazione Banca Popolare di Novara.


Fca, Manley si taglia lo stipendio del 50% Elkann e il cda rinunciano all'emolumento

Proteggere la salute finanziaria dell'azienda è responsabilità di tutti, a partire naturalmente da me e dal team di leadership. Al fine di raggiungere questo obiettivo e per evitare una riduzione del personale nel secondo trimestre, dal mese di aprile e per i prossimi tre mesi ridurrò il mio stipendio del 50% e i membri del Group Executive Council (Gec) ridurranno il loro del 30%”. Lo ha scritto Mike Manley, l'amministratore delegato di Fca, in una lettera ai dipendenti del gruppo.
Il nostro presidente John Elkann e il nostro consiglio di amministrazione - ha aggiunto Manley, come riporta l'Ansa - hanno deciso, all'unanimità, di rinunciare in toto al proprio compenso da qui alla fine del 2020”.

Manley ha spiegato che l'azienda chiederà “alla maggior parte dei dipendenti nel mondo non ancora impattati da riduzione di orario o ammortizzatori sociali di partecipare a questo sacrificio comune accettando un differimento temporaneo del 20% dello stipendio. Il processo varierà a seconda del Paese e potrebbero essere necessari accordi specifici”.


Fondazione Cr Biella eroga 150.000 euro per vivificare la vita culturale locale

La Fondazione Cr Biella ha voluto dedicare al bando “Cultura+” un’attenzione speciale deliberando l’importo di circa 150mila euro, destinati a vivificare la vita culturale locale.

A fronte di alcuni grandi eventi la cui complessità, calendarizzazione e impegno economico sono risultati troppo onerosi per poter essere portati avanti nel 2020 - fra gli altri Candelo in fiore, Festival Selvatica (rimandato a data da destinarsi, comunque entro l’anno) e alla Passione di Sordevolo - ve ne sono molti altri che hanno garantito la realizzazione alla ripresa.

Complessivamente sono state 41 le richieste pervenute dalle diverse associazioni che operano nel settore arte e cultura; il costo dei progetti complessivi ammontava a 1,9 milioni di euro e la richiesta di finanziamento alla Fondazione è stata superiore a 320mila euro.

A fronte di questo quadro complessivo, il consiglio di amministrazione della Fondazione ha proceduto alla valutazione delle pratiche mettendo al centro criteri di selezione atti a premiare la qualità delle iniziative, la loro sostenibilità con la presenza di almeno il 30% di cofinanziamento, la capacità di fare rete e individuare i bisogni del territorio e la rilevanza dell’iniziativa in funzione dell’arricchimento culturale della popolazione e del livello di fruibilità.

Il contributo massimo richiedibile e assegnabile dalla Fondazione era pari a 10mila euro e le pratiche deliberate sono state 31. Tra i contributi maggiori spiccano il sostegno al Santuario di Oropa (7.500 euro) per la manifestazione “Biella incontra Oropa secoli di devozione della città di Biella nei confronti di Oropa”, che accompagnerà la grande incoronazione centenaria della Madonna di Oropa, evento destinato ad assumere un significato spirituale ancora più profondo a fronte della pandemia.

Grande spazio è stato dato anche alla musica con i contributi di 7.500 euro al Biella Jazz Club per la manifestazione Season 54 e all’Associazione Festival Musica Antica a Magnano per l'organizzazione del Festival musica antica a Magnano - 35° edizione. Analoghi contributi sono stati assegnati a Storie di Piazza di Bioglio, per la realizzazione della manifestazione - Storie biellesi 2020 e all’Associazione di promozione Sociale Reloaders - Biella, per la realizzazione del decennale del Reload Sound festival 2020.

Al fine di contribuire ad animare la città, la Fondazione ha assegnato l’importo di 7.500 euro a Fuoriluogo Ets - Biella, per la manifestazione #fuoriluogo. Città e cultura e sempre 7.500 euro sono stati stanziati a favore della Comunità Monastica di Bose - Magnano, per l'organizzazione del XXVIII convegno ecumenico internazionale di spiritualità ortodossa.

“Il bando cultura+ quest’anno assume un significato speciale – ha commentato il Segretario generale Mario Ciabattini – ognuno di questi progetti rappresenta, infatti, una scommessa sul nostro futuro, un futuro in cui il radunarsi insieme per un evento culturale non sarà più un sogno impossibile, ma una gioia ritrovata con maggiore consapevolezza, per questo vogliamo dire grazie a tutti gli enti che con noi stanno lavorando con forza per renderlo possibile”.

Lapucci spiega la nuova missione delle Ogr e sollecita tax credit per le fondazioni


Massimo Lapucci Segretario generale Fondazione Crt
Due anni fa abbiamo dato vita alle nuove Ogr con l’obiettivo preciso di riparare e guardare al futuro, mantenendo intatto il ruolo di officina a servizio del bene comune. Anche oggi, nel metterle a disposizione della comunità come Officine per la salute, così come in passato in altre difficili occasioni è accaduto a luoghi storici quali l’Hermitage e il Quirinale, onoriamo la nostra mission originaria, con la salda convinzione che, superate quanto prima le difficoltà attuali, si torni a riparare l’arte, la cultura e l'innovazione". 
Lo ha detto Massimo Lapucci, direttore generale di Ogr e Segretario generale di Fondazione Crt, in relazione all'allestimento alle Ogr di un'area dedicata alla degenza e alla terapia subintensiva per i pazienti di media e lieve entità.
Insieme a Giovanni Quaglia, presidente di Fondazione Crt, Massimo Lapucci ha poi ricordato che “oltre alle Ogr, Fondazione Crt ha già messo in campo un piano straordinario da tre milioni di euro per l’acquisto di nuove ambulanze, mezzi per la Protezione civile e attrezzature da destinare agli ospedali. Inoltre, Fondazione Crt sostiene il ponte aereo con Pechino ,organizzato dalla filantropia italo-cinese per il trasporto e la consegna di materiali medico-sanitari urgenti difficili da reperire non solo in Italia, ma anche sul mercato internazionale”.

In merito, Alberto Cirio, presidente della Regione Piemonte, ha detto che “dal commissario straordinario Arcuri ho già avuto l'assenso informale per la realizzazione dell'ospedale da 100 posti alle Ogr di Torino e nelle prossime ore aspettiamo da Roma quello formale. Le Ogr sono la soluzione migliore per la tipologia di spazio e la possibilità di allestire l’area velocemente. Insieme a Verduno, che ha iniziato la sua operatività in queste ore, le Ogr saranno un ulteriore grande supporto alla gestione dell’emergenza. Per questo ringrazio tutti i soggetti coinvolti e la società Ogr per la grande disponibilità in un momento in cui l’aiuto di tutti è fondamentale”.
Lapucci ha anche risposto all'Ansa Piemonte in merito alla decisione di Unicredit, della quale la Fondazione Crt possiede l'1,65% del capitale, di rinviare a ottobre la decisione sul dividendo, in seguito alle raccomandazioni della Bce e della Banca d'Italia a tutte le banche.
La Fondazione Crt ha una posizione finanziaria netta molto solida e positiva, che supera i 400 milioni di euro. Valuteremo se fare ricorso all'offerta di Unicredit di potere accedere a crediti a zero tasso di interesse. Non ne abbiamo immediato bisogno”.
Il Segretario generale della Fondazione Crt ha aggiunto: “I dividendi sono importanti perché rappresentano le risorse per i territori. Ci troveremo a dover gestire l'emergenza come non mai, con interventi a sostegno degli enti e per questo la liquidità è importante. Il problema del sistema Paese da risolvere è la crisi di liquidità, è questo che ci troveremo a dover gestire. Le fondazioni fungono da filtro, noi riceviamo risorse del sistema profit e le diamo al non profit. È un tema di tenuta sociale a cui dobbiamo ottemperare”.
Secondo Lapucci, potrebbe aiutare un intervento del fisco, con un meccanismo di tax credit come è stato fatto per la povertà educativa minorile. Per questo propone un patto al governo. Ha dichiarato all'Ansa: “Le fondazioni sono soggette a un forte carico fiscale, soprattutto negli ultimi anni. Si può pensare ad ammorbidirlo, per fare confluire liquidità dove serve”.

I componenti del prossimo Cda della Cir

La Cir ha comunicato che la società F.lli De Benedetti, titolare di 381.500.256 azioni ordinarie pari al 29,87% del capitale e al 44,53% dei diritti di voto, è l’unico azionista ad aver presentato una lista per il rinnovo del consiglio di amministrazione per gli esercizi 2020-2022, previsto in occasione dell’assemblea ordinaria degli azionisti, in programma il 24 aprile 2020.
A sua volta, la F.lli De Benedetti ha comunicato che in assemblea proporrà di fissare in 12 il numero dei componenti il consiglio di Amministrazione, rispetto ai 9 amministratori attualmente in carica. La lista riporta i seguenti candidati: Rodolfo De Benedetti, Monica Mondardini, Edoardo De Benedetti, Marco De Benedetti, Franco Debenedetti, Philippe Bertherat Philippe, Maristella Botticini, Paola Dubini, Silvia Giannini Silvia, Pia Luisa Marocco, Francesca Pasinelli e Maria Serena Porcari.

Compagnia di San Paolo stanzia 2 milioni per 123 progetti a favore di persone fragili

Alberto Anfossi
Sg Compagnia di San Paolo
La Fondazione Compagnia di San Paolo prosegue il suo impegno con interventi di carattere emergenziale per rispondere alla sfida rappresentata dal diffondersi del Virus Covid-19, con interventi di medio periodo per contribuire a superare la fase di crisi e azioni di sistema per ripensare e costruire il futuro.
Il Comitato di gestione ha approvato gli esiti del bando “Insieme andrà tutto bene”, per attività e proposte di promozione della prossimità a favore di persone fragili, minori e famiglie in situazione di difficoltà in Piemonte e Liguria: 123 progetti sono risultati selezionati e avranno un sostegno complessivo pari a 2 milioni di euro, quindi con uno stanziamento aggiuntivo di 1,5 milioni rispetto alla cifra iniziale prevista di mezzo milione, come ha sottolineato Alberto Anfossi, Segretario generale della Compagnia di San Paolo, che ha ricevuto 521 proposte.
Inoltre, è stato approvato un contributo di 300.000 euro a favore della Fondazione Medicina a misura di donna Onlus, per l'acquisto di 70 mila mascherine FFP3 e di altri dispositivi di protezione individuale destinate al Presidio Ospedaliero Sant’Anna. Tale dotazione potrà consentire di far fronte alle esigenze del presidio per tre mesi.
La Compagnia ha anche deciso di dare un segno concreto di appoggio e vicinanza alle comunità, in particolare attraverso il sostegno alle campagne di raccolta fondi in corso da parte delle Fondazioni di Comunità: sono state accantonate risorse complessive fino a 150.000 euro per rinforzare le attività di fundraising più efficaci messe in atto dalle Fondazioni di Comunità.
La Fondazione Compagnia di San Paolo ha deliberato, infine, uno stanziamento di un milione quale contributo volontario aggiuntivo a incremento del Fondo Nazionale Iniziative Comuni dell'Acri, per il Fondo di garanzia rotativo a sostegno delle esigenze finanziarie delle organizzazioni di Terzo settore per l’emergenza Coronavirus.

Accordo Confcommercio Intesa Sanpaolo per un plafond riservato da due miliardi

L’attuale situazione emergenziale, che sta provocando ripercussioni profonde nel tessuto economico, richiede azioni immediate a tutela anche delle imprese del commercio, del turismo, dei servizi, dei trasporti, delle professioni e delle persone che vi lavorano, attraverso iniziative straordinarie di sostegno, nella convinzione di una futura ripresa. Per questo motivo, Intesa Sanpaolo ha riservato a imprese e professionisti associati a Confcommercio un plafond di due miliardi di euro, con la finalità di garantire la gestione dei pagamenti urgenti e le esigenze immediate di liquidità.
L’iniziativa è parte integrante delle misure straordinarie annunciate in questi giorni da Intesa Sanpaolo a sostegno dell’economia, delle imprese e delle famiglie italiane: 5 miliardi di euro per nuovi finanziamenti alle imprese, a supporto della gestione del circolante, declinata attraverso linee di credito aggiuntive rispetto a quelle preesistenti; 10 miliardi di euro per i clienti Intesa Sanpaolo, grazie a linee di credito già deliberate a loro favore e ora messe a disposizione per finalità ampie e flessibili, quali la gestione dei pagamenti urgenti; la sospensione per tre mesi delle rate dei finanziamenti a medio/lungo termine in essere, per la sola quota capitale o per l’intera rata. La sospensione dei finanziamenti è estesa anche a favore delle famiglie di tutto il territorio nazionale. Inoltre, viene prevista una convenzione, con condizioni dedicate agli associati Confcommercio, che include la restituzione delle commissioni sui micro-pagamenti (importo inferiore ai dieci euro) accettati tramite Pos fisici Intesa Sanpaolo.
Infine, il gruppo Intesa Sanpaolo, attraverso l’esperienza di Rbm Assicurazione Salute in ambito sanitario, mette a disposizione dei membri dei consigli di amministrazione, dei titolari e dei dipendenti delle imprese, la sua nuova soluzione assicurativa, per garantire alcune tutele e maggior serenità in caso di contrazione del virus.
Carlo Sangalli, presidente di Confcommercio-Imprese per l’Italia, ha commentato: “In questa fase di piena emergenza economica c’è bisogno, in primis, di liquidità immediata e di facilitare il più possibile gli iter burocratici per l'accesso al credito delle micro, piccole e medie imprese del terziario di mercato. Questo per assicurare a tutte le imprese che hanno sospeso la propria attività la possibilità di ripartire al più presto. Il plafond di 2 miliardi di euro riservato da Intesa Sanpaolo agli associati Confcommercio è un concreto e tangibile aiuto che va proprio in questa direzione”.

Una task force per aiuti concreti e veloci alle pmi, alle partite Iva e alle famiglie

Il ministero dell’Economia e delle Finanze (Mef), la Banca d’Italia, l’Associazione Bancaria Italiana (Abi) e il Mediocredito Centrale (Mcc) hanno costituito una task force per assicurare l’efficiente e rapido utilizzo delle misure di supporto alla liquidità decise dal Governo con il Decreto Legge 18/2020.
Con tale misura è stata adottata una moratoria fino al 30 settembre per i prestiti per le micro imprese, le pmi, i professionisti e le ditte individuali, mentre l’operatività del Fondo di garanzia per le pmi, gestito da Mcc, è stata potenziata e ampliata, aumentandone le risorse e l’ambito di intervento e rendendo più veloci e semplici le procedure per l’ottenimento della garanzia. La garanzia del Fondo è all’80% dell’importo (e al 90% in caso di riassicurazione di confidi) per tutti i prestiti fino a 1,5 milioni, ferma restando la possibilità di coprire all’80% anche i prestiti fino a 2,5 milioni quando siano rispettate alcune condizioni, fra cui l’imprenditoria femminile, per i prestiti nel Mezzogiorno e per i finanziamenti per investimenti, nonché per tutti i prestiti fino a 5 milioni che rientrino negli ambiti di attività coperti anche dalle sezioni speciali del Fondo stesso.
È inoltre previsto l’avvio di una linea per la liquidità immediata (fino a 3.000 euro) per gli imprenditori persone fisiche (le cosiddette partite Iva), anche se non iscritti al registro delle imprese, con accesso senza bisogno di alcuna valutazione da parte del Fondo, che si affianca alle garanzie all’80% già attive sul micro-credito e sui finanziamenti fino a 25.000 euro.
La task force opererà per mettere le banche e i soggetti interessati a conoscenza delle nuove procedure e per agevolarne l’utilizzo.
Fra l'altro, l'Abi e le organizzazioni sindacali del settore bancario condividono, con grande favore, l’importante obiettivo a cui stanno intensamente operando, con le altre rappresentanze delle imprese e dei sindacati, per il varo della convenzione per l’anticipazione ai lavoratori dei trattamenti di cassa integrazione conseguenti alla sospensione dal lavoro causata dall’emergenza Covid-19.
“Si tratta di un concreto aiuto alle famiglie – scrive l'Abi - in questo momento di emergenza che sta trovando pronta definizione grazie alle consolidate positive relazioni sindacali, innanzitutto nel mondo bancario, che hanno sempre consentito di trovare insieme gli strumenti utili nei momenti di maggior criticità, anche con attenzione alle altre categorie”.

Fos ha aumentato del 60% l'utile netto

Fos, pmi genovese di consulenza e ricerca tecnologica, attiva nella progettazione e nello sviluppo di servizi e prodotti digitali per grandi gruppi industriali e per la pubblica amministrazione, quotata al segmento Aim di Borsa Italiana e guidata da Enrico Botte, amministratore delegato, nel 2019 ha continuato la propria crescita registrando un valore della produzione pari a 12,2 milioni di euro (+25% rispetto al 2018), un margine operativo lordo di 2,2 milioni di Euro (+29%) e un utile netto
di 0,7 milioni (+60%).
Il patrimonio netto al 31 dicembre è pari a 7,5 milioni in crescita a 1,8 milioni della stessa data 2018, per effetto dell’aumento di capitale realizzato in occasione della quotazione in Piazza Affari e dell’utile di periodo. La posizione finanziaria netta è positiva per 0,6 milioni, in miglioramento di 3,7 milioni rispetto al 2018, beneficia dei proventi derivanti della quotazione in Borsa, avvenuta il 26 novembre 2019. Essa è influenzata dall’impatto degli investimenti in ricerca e sviluppo (oltre 2,0 milioni) e di quelli a supporto dell’incremento dei ricavi nel secondo semestre, che hanno ovviamente assorbito cassa.

Unicredit ritira la proposta sul dividendo rinviato anche l'acquisto di azioni proprie

Il consiglio di amministrazione di Unicredit ha deliberato di ritirare le proposte di distribuire un dividendo di 0,63 euro per azione e l'autorizzazione all'acquisto di azioni proprie fino a 467 milioni di euro e l'annullamento delle azioni proprie che potranno essere acquistate in virtù della suddetta autorizzazione.
Tale decisione è stata presa a seguito della raccomandazione della Bce del 27 marzo 2020 di non pagare dividendi almeno fino al mese di ottobre 2020. Di conseguenza, il Gruppo ha anche formalmente ritirato la richiesta alla Bce relativa all'acquisto di azioni proprie per un valore di 467 milioni di euro.
Il cda si riserva il diritto di convocare una nuova assemblea degli azionisti per ripresentare le tre proposte ritirate, subordinatamente a una revisione della raccomandazione da parte della Bce. Tale assemblea potrà essere convocata solo dopo il 1° ottobre 2020 o a seguito di una eventuale nuova raccomandazione della Bce sull'argomento, a meno che le condizioni di mercato o le conseguenze della pandemia di Covid-19 non consentano tale linea d'azione.
Di conseguenza, in linea con l’ultimo chiarimento della Bce, il Gruppo non dedurrà più, come effettuato finora, il dividendo dell'esercizio 2019 dal capitale Cet1 a fini prudenziali. Ciò avrà un effetto positivo di 37 punti base sul Cet1 ratio.
Di Unicredit è azionista anche la Fondazione Crt, con una quota di poco superiore all'1,5%.

Erg: i compensi 2019 degli amministratori

Edoardo Garrone, presidente Erg 
Un po' più di un milione e mezzo. Per la precisione, ammonta a 1.521.899 euro il compenso che Luca Bettonte ha ricevuto, l'anno scorso, per il suo incarico di amministratore delegato della Erg, la società genovese a capo del gruppo leader nel settore delle energie rinnovabili e che fa capo alla famiglia Garrone-Mondini.
Come indicato nella relazione della Erg sulla remunerazione 2019 dei suoi amministratori, Luca Bettonte ha ricevuto anche azioni del valore di 1.175.198 euro, mentre ne ha avute per 432.628 euro il vice presidente esecutivo Alessandro Garrone, al quale è stato corrisposto, inoltre, il compenso di 1.203.316 euro.
E' stato, invece, di 860.000 euro il compenso di Edoardo Garrone, presidente della Erg e fratello maggiore di Alessandro. L'altro vice presidente, Giovanni Mondini, ha ottenuto 363.821 euro, somma inferiore ai 529.269 euro ricevuti da Paolo Luigi Merli, direttore generale, al quale sono andate anche azioni del valore di 180.800 euro.
Ed ecco i compensi degli altri consiglieri di amministrazione della Erg: Elisabetta Oliveri 175.000 euro, Massimo Belcredi 115.000 come Mara Anna Rita Caverni, Barbara Cominelli 105.000, come Paolo Francesco Lenzoni e la cuneese Silvia Merlo, Marco Costaguta 130.000, Mario Paterlini 70.000.

Ore d'ansia per i soci di Intesa Sanpaolo martedì la decisione sul dividendo 2020 Per la "Compagnia" in ballo 228 milioni

Il consigliere delegato e direttore generale Carlo Messina
con il presidente di Intesa Sanpaolo, Gian Maria Gros-Pietro
Ore d'ansia per gli azionisti di Intesa Sanpaolo. Soltanto dopodomani, 31 marzo, conosceranno la decisione del consiglio di amministrazione della loro banca sull'atteso dividendo. Era previsto che all'assemblea del 27 aprile prossimo venisse proposta l'approvazione di remunerare ogni azione con 19,2 centesimi di euro, a partire dal 20 maggio, per complessivi 3,362 miliardi.
Ma, venerdì scorso, il vertice della Banca ha comunicato che l'ordine del giorno della riunione di martedì “includerà l'esame della comunicazione della Banca centrale europea riguardante la politica dei dividendi nel contesto conseguente all'epidemia del Covid-19”.
In altre parole: la Bce e la Banca d'Italia hanno chiesto che le banche rinuncino a distribuire dividendi, almeno fino a ottobre. Perché le risorse destinate alla remunerazione del capitale potranno servire, nei prossimi mesi, a finanziare imprese e famiglie, con forti necessità di prestiti a causa della mancanza di liquidità provocata dal coronavirus.
Il comunicato di Intesa Sanpaolo parla soltanto di esame della raccomandazione delle Autorità di vigilanza; ma è intuibile che, in realtà, il consiglio di amministrazione deciderà se accogliere l'istanza della Bce e di Banca d'Italia e, alla vigilia dell'appuntamento, tutto lascia pensare che sarà così. Piuttosto, molti azionisti si stanno chiedendo se verrà deciso soltanto lo spostamento della data del pagamento, appunto a dopo ottobre. Infatti, c'è chi teme la possibilità che gli amministratori decidano di portare all'assemblea la proposta di mandare a riserve tutto l'utile 2019, che è stato di 4,182 miliardi a livello consolidato e di 2,137 miliardi quello della capogruppo.
Per la Compagnia di Sanpaolo, principale azionista di Intesa Sanpaolo con il 6,790% del capitale, in ballo ci sono circa 228 milioni di euro. Certamente non sarebbe un problema, il rinvio dell'incasso del dividendo all'autunno; però, potrebbe comportare qualche cambiamento dei programmi d'attività, nonostante la grande liquidità e la ricchezza del suo fondo di stabilizzazione delle erogazione, tale da coprire la necessità di più anni.

Le aziende piemontesi chiedono a Cirio sostegno economico per lo smart working

Fabrizio Gea (Condinsutria Piemonte)
In questa drammatica circostanza in cui le aziende devono fermare la loro produzione, per decreto o per prudenza o per l’interruzione della loro filiera a monte o a valle, l’importanza dell’utilizzo delle tecnologie digitali e di conseguenza dell’infrastruttura di connessione alla rete è emersa in tutta la sua grandezza”. È questo l’allarme lanciato da Fabrizio Gea, imprenditore Ict e delegato di Confindustria Piemonte per l’Agenda Digitale.
Internet è un’infrastruttura di base – come strade, autostrade, ferrovie, come la Tav e il Terzo Valico – irrinunciabile per la trasformazione digitale e oggi, paradossalmente, questa crisi ha improvvisamente portato tutti alla piena consapevolezza: adesso abbiamo davanti un problema che possiamo trasformare in un’opportunità”.
Lo smart working sarebbe, infatti, una soluzione efficace, oltreché lecita e sicura, per svolgere importanti attività aziendali, dalle vendite al marketing, dall’amministrazione all’ingegneria, dall’R&I alla formazione. Ma non è possibile, per diversi motivi, affidarsi alla connessione domestica del collaboratore: occorre dotarlo di apparati idonei (router) che, da un lato, garantiscano un agile traffico dati e, dall’altra, consentano di configurare la postazione domestica con le medesime protezioni (in tema di privacy e di cybersecurity) e prestazioni (in termini di applicativi) della rete aziendale.
Una soluzione a questo aspetto viene direttamente dal mercato: gli operatori delle telecomunicazioni stanno già proponendo soluzioni specifiche, le quali però, per quanto offerte a tariffe “dedicate” al contesto, rappresentano pur sempre un onere aggiuntivo che si aggiunge alle difficoltà economiche che le nostre aziende sono chiamate ad affrontare nel prossimo futuro. In molti casi, inoltre, è anche necessario formare il lavoratore a questa modalità operativa, che purtroppo non è ancora molto diffusa tra le aziende.
Vi sono poi ancora ampie zone del territorio che non dispongono di una adeguata copertura di rete, fissa o mobile. Molte aziende operano purtroppo in zone tuttora non raggiunte dalle infrastrutture in banda ultralarga e per questo aspetto scontano un grave impatto negativo in termini di competitività.
Il sistema economico, infine, non è fatto solo di imprese: operatori turistici e commerciali sono ovunque, anche in quella quota importante del territorio del Piemonte che sono le valli, e lì spesso – come fortemente e più volte denunciato da Anci e Uncem – manca addirittura la copertura mobile.
Quindi, in una situazione di emergenza, per tramutare il problema in un’opportunità ecco le prime due proposte di Confindustria Piemonte: la prima per le imprese, la seconda per i territori.
Per le imprese chiediamo alla Regione un sostegno economico, ad esempio in forma di voucher, affinché le aziende possano attivare contratti di servizio abilitanti lo smart working per i propri dipendenti, sostenendo anche i necessari fabbisogni di formazione necessari a superare l’eventuale “analfabetismo digitale”.
Per i territori, pur condividendo gli sforzi della Regione per accelerare il piano Bul per la posa della fibra, riteniamo che la rete mobile sia oggi quella che offre maggiori prospettive, consentendo l’impiego immediato dei router domestici basati su Sim. Ma poiché essa stessa non è ancora sufficiente in termini di copertura, sarebbe auspicabile una ricognizione, sotto coordinamento regionale, di tutte le opzioni che potrebbero portare all’i​nstallazione del più alto numero possibile, nel minor tempo possibile di antenne cellulari temporanee. come ad esempio è stato fatto per servire il nuovissimo ospedale di Verduno”.

Ogr disponibili a ospitare area dedicata alla degenza e alla terapia subintensiva

Fulvio Gianaria, presidente delle Ogr di Torino
In questa difficile e drammatica fase emergenziale causata dal Covid19, oggi alle Ogr - Officine Grandi Riparazioni di Torino viene richiesto di riparare il bene più prezioso, ovvero la salute delle persone ed è nostro dovere contribuire affinché ciò avvenga nel modo più rapido ed efficace possibile”. Lo dice il direttore Generale di Ogr e Segretario generale della Fondazione Crt, Massimo Lapucci, in piena sintonia con Giovanni Quaglia, il presidente della Fondazione Crt.
E' stato, infatti, effettuato un sopralluogo dall'Unità di Crisi della Regione Piemonte, con rappresentanti del Comune, della Prefettura di Torino, della società Ogr e dallo stesso Giovanni Quaglia, per valutare la possibilità che le Officine Grandi Riparazioni vengano messe a disposizione, allestendo un'area da dedicare alla degenza e alla terapia subintensiva per i pazienti di media e lieve entità.
Avevamo promesso che le Ogr Torino non avrebbero avuto paura di trasformarsi e di plasmarsi per il bene comune - ha proseguito Lapucci - Per questo, con responsabilità e orgoglio, siamo pronti a farle diventare Officine per la salute, al servizio della collettività, nella speranza di poterci lasciare tutti presto alle spalle questa emergenza e tornare a riparare idee più forti e determinati di prima”.
Le Ogr – ha aggiunto il suo presidente, Fulvio Gianaria - sono nate per coltivare le arti e far esprimere il talento, la fatica formativa e progettuale dei giovani; ma ora siamo pronti a fermarci per il tempo necessario ad aiutare chi ha bisogno. Questa è la priorità assoluta. Poi tornerà il tempo in cui la creatività è l'innovazione saranno indispensabili per ripartire e noi ci saremo di nuovo”.

Salza e Ranalli comprano azioni Tinexta quotata della quale sono presidente e vice

Il coronavirus ha fatto crollare le quotazioni borsistiche di tante azioni, tanto che diverse società hanno visto il loro valore scendere al minimo degli ultimi cinque anni almeno, quando non da sempre. Così non pochi amministratori e manager, credendo nelle società che li hanno al loro vertice, stanno comprando azioni in Piazza Affari, segnalando gli acquisti alla Borsa, che ne rende conto pubblicamente.
Tra le ultime segnalazioni figurano quelle relative ai torinesi Enrico Salza e Riccardo Ranalli, rispettivamente presidente e vice presidente di Tinexta, il cui titolo è sceso fino a 7,70 euro il 20 di questo mese, mentre trenta giorni prima ne valeva ancora 13,68 (il record di 14,36 euro è stato ottenuto il 13 giugno scorso).
Enrico Salza ha comprato 5.000 azioni Tinexta al prezzo medio di 8,0461 giovedì scorso, mentre Riccardo Ranalli ne ha comprate altrettante, tre giorni prima, al prezzo medio di 7,6817 euro.
Tinexta ha chiuso il bilancio 2019 con ricavi consolidati per 258,7 milioni (+8% rispetto al 2018), un margine operativo lordo di 71,3 milioni (+8,1%), l'utile netto di 28,8% (-12,6%) e un indebitamento finanziario netto di 129,1 milioni (124,9 milioni al 31 dicembre 2018).
All'assemblea degli azionisti della società, della quale è amministratore delegato e direttore generale Pier Andrea Chevallard, verrà proposto di non distribuire dividendo, mandando tutto l'utile a riserve.

La burocrazia tiene bloccati 115 miliardi tra debiti coi fornitori e opere pubbliche

Il nuovo ponte di Genova progettato da Renzo Piano
Tra i debiti commerciali non ancora onorati (53 miliardi di euro) e la mancata apertura di tantissimi cantieri relativi a infrastrutture strategiche e a opere pubbliche minori (per un valore di 62 miliardi), la nostra Pubblica amministrazione (Pa) blocca complessivamente 115 miliardi di spesa, che sarebbero indispensabili per fronteggiare l’attuale situazione economica. La denuncia è sollevata dalla Cgia, l'associazione degli artigiani e delle piccole imprese di Mestre.
“Mentre aspettiamo che i 27 Paesi della Ue trovino un accordo per consentire l’utilizzo dei coronabond – afferma Paolo Zabeo, il coordinatore dell’Ufficio studi Cgia– sarebbe opportuno che la nostra Pa pagasse i propri fornitori e avviasse le tante opere pubbliche che, ironia della sorte, sono, in buona parte, quasi tutte finanziate. Se sbloccate, queste misure darebbero una prima importante iniezione di liquidità al sistema economico del Paese,;invece, la cattiva burocrazia e il malfunzionamento della macchina pubblica continuano a rappresentare un problema molto serio, quanto la rovinosa caduta che l’economia italiana si appresta a subire nei prossimi mesi”.
Mai come in questo momento, infatti, le famiglie e le imprese, soprattutto quelle di piccola dimensione, avrebbero bisogno di liquidità e nonostante le misure messe in campo dal Governo si continua a non affrontare il cuore del problema.
“Le piccolissime imprese – sottolinea il segretario Renato Mason - spesso si appoggiano alle banche del territorio, che, indicativamente, hanno poche risorse e quindi mi aspetto che anche nei prossimi mesi saranno più severe nel valutare le garanzie per concedere i finanziamenti. Per questo andrebbero cambiate le regole europee, introducendo il principio di proporzionalità. Ovvero, non si possono seguire gli stessi criteri di valutazione, lo stesso rating, per imprenditorialità diverse. I lavoratori autonomi, ad esempio, non possono essere valutati come le imprese strutturate o le grandi società di capitali. La richiesta di garanzie andrebbe modulata in base alla dimensione dell’impresa. Invece, tutti sono trattati allo stesso modo, con il risultato che a subire il credit crunch sono in particolar modo i piccoli. E il combinato disposto tra mancati pagamenti della Pa e poco credito erogato dalle banche alle piccole imprese rischia di far chiudere definitivamente tantissime attività”.
A dire che i debiti della Pa sono di 53 miliardi è la Banca d’Italia, mentre è l'Ance, l'associazione nazionale dei costruttori a sostenere che ammonta a 62 miliardi il valore delle quasi 750 opere pubbliche ferme. Oltre a scuole, strade, ospedali ci sono anche una trentina di grandi opere infrastrutturali strategiche, la quasi totalità già finanziate, che non decollano a causa degli intoppi burocratici relativi alle procedure amministrativo-progettuali richieste, alle guerre giudiziarie in atto tra le imprese o a seguito del tira e molla in corso tra la politica centrale e quella locale.
Se da un lato questa situazione di impasse non consente l’ ammodernamento del Paese, dall’altro non dà alcun contributo alla crescita della domanda interna, che, mai come in questo momento, dovrebbe essere supportata.
Alcune di queste infrastrutture strategiche ancora ferme sono: Tav Torino-Lione (8,6 miliardi di euro); Tav Messina-Catania-Palermo (8 miliardi); Gronda di Genova (5 miliardi); Av Verona-Padova (4,9 miliardi); Terza corsia A11 Firenze-Pistoia (3 miliardi); Autostrada Roma-Latina (2,8 miliardi); Autostrada Pedemontana Lombarda (2 miliardi); Tav Napoli-Bari lotto Irpinia-Orsara/tratta Orsara Bovino (2 miliardi); Autostrada regionale Cispadana (1,3 miliardi).
L’auspicio, concludono dalla Cgia, è che il “modello Genova” - adottato per la costruzione del ponte sopra il Polcevera, progettato da Renzo Piano – venga esteso a tutte le principali grandi opere già finanziate ma non ancora avviate, attraverso la tanto agognata nomina dei commissari.