"Con i ristori coperto il 7% delle perdite"

“Sebbene in termini assoluti la somma sia certamente importante, i 29 miliardi di euro di aiuti diretti erogati fino ad ora dal Governo alle attività economiche coinvolte dalla crisi pandemica sono stati del tutto insufficienti a lenire le difficoltà subite dagli imprenditori. Se, infatti, rapportiamo questi 29 miliardi alla stima riferita alle perdite di fatturato registrata l’anno scorso dalle imprese italiane, importo che sfiora i 423 miliardi di euro, il tasso di copertura è stato pari a poco meno del 7% circa: un’incidenza risibile. E in attesa dei nuovi ristori previsti nei prossimi giorni, l’arrabbiatura e il malessere tra gli operatori economici sono sempre più diffusi, in particolar modo tra coloro che conducono attività di piccola dimensione”.
A dirlo è l’Ufficio studi della Cgia, l'associazione degli artigiani e delle piccole imprese di Mestre, secondo la quale lo Stato, le Regioni le autonomie locali hanno il diritto/dovere di introdurre tutte le limitazioni alla mobilità e alle aperture delle attività economiche che ritengono utili e necessarie per tutelare la salute pubblica; “ma è altrettanto doveroso intervenire affinché gli operatori che sono costretti a chiudere l’attività per decreto vengano aiutati economicamente in misura maggiore di quanto è stato fatto fino ad ora. Altrimenti, rischiano di chiudere definitivamente i battenti”.
Per le imprese che hanno subito i contraccolpi più negativi della crisi, ovvero quelle che hanno dovuto chiudere per decreto, i ristori erogati dall’Esecutivo hanno raggiunto un livello medio di copertura del calo del fatturato del 14,5% circa. Le misure di sostegno al reddito approvate dal Governo Conte, infatti, sono andate in larghissima parte alle attività che hanno registrato un crollo del giro di affari di almeno il 33% rispetto al 2019. Resta il fatto che anche per queste gli aiuti economici sono stati insufficienti.
“E’ evidente – scrive la Cgia - che è necessario un cambio di rotta: i ristori vanno sostituiti con i rimborsi. In altre parole, è necessario uno stanziamento pubblico che compensi quasi totalmente sia i mancati incassi sia le spese correnti che continuano a sostenere. La stessa cosa va definita anche per i settori che, seppur in attività, è come se non lo fossero. Segnaliamo, in particolar modo, le imprese commerciali ed artigianali ubicate nelle cosiddette città d’arte che hanno subito il tracollo delle presenze turistiche straniere e, in particolar modo, il trasporto pubblico locale non di linea (taxi, bus operator e autonoleggio con conducente) che sebbene in servizio hanno i mezzi fermi nelle rimesse o nei posteggi”.
“E’ vero che questa ulteriore spesa corrente contribuirebbe ad aumentare il debito pubblico – continua la Cgia - ma è altrettanto vero che se non salviamo le imprese e i posti di lavoro, non poniamo le basi per far ripartire la crescita economica, che rimane l’unica possibilità in grado di ridurre nei prossimi anni la mole di debito pubblico che abbiamo spaventosamente accumulato con questa crisi”.
Al netto dei provvedimenti che sono stati introdotti a sostegno della liquidità e agli effetti dovuti allo slittamento di alcune scadenze fiscali, nel 2020 il Governo ha messo a disposizione delle imprese 29,1 miliardi di euro. La voce più importante è stata quella dei contributi a fondo perduto che ammonta a 11,3 miliardi di euro. Seguono altri interventi che assommano a 7,9 miliardi e la cancellazione del saldo 2019 e dell’acconto 2020 dell’Irap che ha consentito uno sgravio di 3,9 miliardi. Le agevolazioni fiscali per le sanificazioni e i canoni di locazione hanno permesso un risparmio pari a 5,1 miliardi, mentre la cancellazione dell’Imu e della Tosap/Cosap ha garantito una riduzione della tassazione locale pari a 802 milioni di euro.
Secondo l’Istat sono quasi 292 mila le imprese che si trovano in una situazione di crisi profonda. Imprese che danno lavoro a quasi 1,9 milioni di addetti e producono un valore aggiunto che sfiora i 63 miliardi di euro. Il numero medio di addetti per impresa di questo cluster così in difficoltà è pari a 6,5. Micro imprese che, pesantemente colpite dall’emergenza sanitaria, non hanno adottato alcuna strategia di risposta alla crisi e, conseguentemente, sono a rischio chiusura. I settori produttivi più coinvolti sono il tessile, l’abbigliamento, la stampa, i mobili e l’edilizia. Nel settore dei servizi, invece, spiccano le difficoltà della ristorazione, degli alloggi, del commercio dell’auto e altri comparti come il commercio al dettaglio, il noleggio, i viaggi, il gioco e lo sport.

Consumi culturali dimezzati nel 2020

Consumi culturali dimezzati, l'anno scorso, in Italia: si è passati da 113 euro di spesa media mensile per famiglia nel 2019 a circa 60 euro nel 2020. E' un quadro dalle tinte drammatiche quello mostrato dall’Osservatorio di Impresa Cultura Italia-Confcommercio, in collaborazione con Swg, sui consumi culturali degli italiani nel 2020. Una situazione difficilissima, in particolare per gli spettacoli dal vivo bloccati dal lockdown e dalle successive misure di contenimento della pandemia che hanno determinato un crollo degli spettatori per cinema, musica e teatro e forti riduzioni di spesa da parte dei consumatori tra dicembre 2019 e settembre 2020, con punte di oltre il 70%.
Tiene la lettura sia dei libri, con una preferenza per il cartaceo sebbene oltre italiano su tre utilizzi anche il formato digitale, che dei quotidiani, consultati principalmente in versione gratuita online e con un rapporto di circa 1 a 2 tra lettori in digitale a pagamento e lettori in cartaceo; in calo tutte le forme di abbonamento a servizi culturali a pagamento a eccezione della Tv in streaming (+17 punti su dicembre 2019) e con un terzo di italiani che pensa di utilizzare prevalentemente piattaforme streaming a pagamento, a testimonianza di un crescente interesse per questo tipo di offerta televisiva rispetto a quella generalista. La forma di fruizione tradizionale della cultura ha lasciato spazio al digitale,  con la visione di spettacoli dal vivo, opere, balletti e musica classica soprattutto sul web o in TV.
Per il presidente di Impresa Cultura Italia-Confcommercio, Carlo Fontana, “i dati della nostra indagine sono senza dubbio allarmanti, con una riduzione dei consumi culturali del 47% e una spesa mensile per famiglia che è crollata a 60 euro nel 2020. E sono dati che ci rappresentano tutta la drammaticità della situazione delle attività culturali nel nostro Paese. E’ stata fatta una politica di ristori, ma non è sufficiente. Oggi, è necessaria una strategia con una serie di interventi che consentano una ripartenza delle nostre attività perché la popolazione non può essere ancora per lungo tempo privata di quello che è anche un nutrimento dello spirito.

Al "gioco" il fisco ha già perso 4,9 miliardi

Solo nel settore dei giochi, la pandemia è costata allo Stato italiano 4,9 miliardi di euro nei primi undici mesi 2020. A tanto ammonta il gettito fiscale andato a causa del Covid. Dall'inizio di gennaio alla fine di novembre dell'anno appena passato, infatti, l'erario ha registrato entrate dai giochi per 8,7 miliardi, il 36% in meno rispetto ai 13,6 miliardi del corrispondente periodo 2029. Conseguenza dell’emergenza sanitaria, che ha imposto di chiudere per cinque mesi e mezzo tutte le attività di gioco: sale giochi.
Secondo le stime elaborate dai concessionari, l’anno scorso il comparto ha perso più di un quarto degli incassi, con la raccolta che si è fermata a quota 80-82 miliardi di euro, dai 110 del 2019. Il crollo, com’è ovvio, ha generato un contraccolpo sulle casse pubbliche, che per il 2020 dovrebbero incassare dai giochi non più di 6,5-7 miliardi, circa il 40% in meno rispetto al gettito fiscale del 2019, che era stato di 11,5 miliardi.
Fatto ancora più grave, buona parte dei soldi persi dal settore del gioco legalizzato va ad arricchire “le organizzazioni criminali, poiché con il settore fermo prolifera il gioco illegale” ha sottolineato Geronimo Cardia, presidente dell’Associazione fra i concessionari dei giochi pubblici (Acadi), che ha chiesto al Governo “un’immediata riapertura delle attività, a partire da protocolli sanitari già esistenti che garantiscono una tutela assoluta per i lavoratori e per gli utenti”.

Covid, oltre 4 milioni agli agricoltori liguri

Oltre 4 milioni di euro agli agricoltori liguri che sono stati colpiti dalla crisi del Covid. Le risorse stanziate dalla Regione Liguria, su proposta del vicepresidente e assessore all’Agricoltura, Alessandro Piana, in parte sono già state liquidate agli assegnatari e in parte lo saranno nelle prossime settimane. Le risorse, derivanti da un bando regionale che si era chiuso lo scorso 30 novembre, verranno assegnate alle 1.281 aziende che sono risultate idonee, in quanto danneggiate dalla pandemia, con una riduzione di fatturato, nel primo semestre 2020, pari ad almeno il 30% in rapporto al fatturato del primo semestre 2019. Ogni azienda riceverà un contributo forfettario massimo di 7.000 euro.
Questo bando ha voluto dare una prima risposta alle esigenze delle numerose aziende agricole colpite pesantemente dal Covid – ha spiegato Alessandro Piana - Nel periodo di apertura del bando sono arrivate 1.338 domande, di cui 1.281 sono state ammesse a finanziamento. Sul totale delle aziende, 762 sono già state liquidate, le restanti lo saranno a breve, grazie al grande lavoro delle nostre strutture, che hanno provveduto in breve tempo all’istruttoria”.

Università del Piemonte, più matricole iscritte dalle altre regioni e dall'estero

Lo svantaggio è ancora forte per l'Italia, nei confronti di quasi tutta l'Europa. E per il Piemonte, in particolare, lo è anche nei confronti di diverse regioni del nostro Paese. Infatti, se in Italia è laureato solo il 27,6% dei giovani di età compresa tra i 30 e i 34 anni, a fronte del 40,3% della media Ue (dietro di noi si trova unicamente la Romania); in Piemonte lo è il 27,5%, a fronte del 34,1% dell'Emilia-Romagna, il 33% della Lombardia, il 29,3% del Veneto e il 29,1% della Toscana. 
Comunque, almeno in termini di attrazione di matricole, il Piemonte sta recuperando. Il fenomeno è confermato dalla ricerca più recente dell'Ires regionale, dalla quale è emerso che per l'anno accademico 2020-2021 i quattro atenei piemontesi hanno registrato quasi 24.000 nuovi immatricolati (iscritti per la prima volta a un corso di primo livello o a un ciclo unico), numero superiore a quello dell'anno precedente, nonostante il Covid-19, che, all'inizio, ha fatto temere un crollo di iscrizioni.
L'aumento si deve all'Università di Torino e all'Upo, l'ateneo del Piemonte Orientale, perché, invece, il Politecnico non è cresciuto e l'Università delle Scienze Gastronomiche di Pollenzo ha subito un calo. Tutti e quattro gli atenei piemontesi, però, hanno evidenziato una flessione delle matricole residenti in regione. L'incremento, perciò, è stato generato dai nuovi immatricolati provenienti dal resto d'Italia e dall'estero.
L'Università di Torino ha contato 14.420 nuovi immatricolati (+0,5% rispetto all'anno accademico 2019-2020), il Politecnico 5.355 (-0,1%), l'Upo 3,926 (+3,5%) e l'Università delle Scienze Gastronomiche 89 (-22,6%). Quest'ultima ha pagato il crollo soprattutto degli iscritti stranieri (-42,9%), conseguente alla pandemia che ha bloccato i trasferimenti da Paese a Paese; ma ha perso anche il 15,7% dei nuovi iscritti provenienti da altre regioni. Qui, il calo delle matricole piemontesi è stato del 10,3%:
Al contrario, l'Università del Piemonte Orientale ha registrato un incremento del 40,7% degli immatricolati stranieri e dello 0,4% di quelli provenienti da altre regioni; mentre la diminuzione dei residenti in Piemonte è risultata dell'1,2%. Anche il Politecnico ha evidenziato una crescita rilevante di nuovi iscritti dall'estero (+18,2%) e, nonostante tutto, di quelli dal resto d'Italia (+1,2%); però, è sceso del 4,1% il numero delle matricole residenti in Piemonte.
Minore è stata la perdita di matricole piemontesi (-1,6%) da parte dell'Università di Torino, che ha mantenuto lo stesso numero di nuovi iscritti stranieri e ha aumentato del 6,2% quello degli immatricolati arrivati da altre regioni.
L'Ires, istituto di ricerche economico sociali del Piemonte, ha evidenziato che quasi un terzo del totale immatricolati in Piemonte proviene da fuori regione e che la popolazione studentesca universitaria regionale (136mila studenti) genera una ricaduta economica diretta sul territorio di circa 780 milioni di euro l’anno.

Banca d'Italia: Pil 2021 crescerà del 3,5%

Nel nuovo Bollettino della Banca d'Italia si presentano le proiezioni macroeconomiche per l'economia italiana nel triennio 2021-23. Alla base dell'esercizio vi sono le ipotesi che l'emergenza sanitaria ritorni gradualmente sotto controllo nella prima metà di quest'anno e venga del tutto superata entro il 2022; che prosegua il deciso sostegno della politica di bilancio, rafforzato dall'utilizzo dei fondi disponibili nell'ambito della Next Generation Eu (Ngeu) e che la politica monetaria garantisca il mantenimento di condizioni finanziarie favorevoli in tutto il periodo, come prefigurato dal Consiglio direttivo della Bce.
Sulla base di tali ipotesi, Banca d'Italia prevede che il prodotto tornerebbe a crescere in misura significativa dalla primavera, con un'espansione del Pil attualmente valutabile nel 3,5% in media quest'anno, nel 3,8 il prossimo e nel 2,3 nel 2023, quando si recupererebbero i livelli precedenti la crisi pandemica. Gli investimenti riprenderebbero a crescere a ritmi sostenuti, beneficiando delle misure di stimolo e sarebbe considerevole la ripresa delle esportazioni; quella dei consumi sarebbe invece più graduale, con un riassorbimento solo parziale della maggiore propensione al risparmio osservata dall'insorgere dell'epidemia. L'inflazione rimarrebbe bassa anche nel corso di quest'anno, per poi salire solo gradualmente nel biennio 2022-23.
La stima di crescita per l'anno in corso risente in misura significativa dell'effetto sfavorevole di trascinamento della flessione del prodotto prefigurata per la parte finale del 2020. La dinamica dell'attività, rispetto a quanto previsto nel Bollettino economico dello scorso luglio, invece, è più robusta a partire dal secondo trimestre e significativamente più forte nel 2022, grazie allo stimolo delle misure di sostegno.
La possibilità di conseguire questi ritmi di incremento del prodotto presuppone che si manifestino appieno gli effetti espansivi degli interventi (ancora in corso di definizione) previsti nell'ambito della Ngeu; che le misure di sostegno evitino che il maggiore indebitamento delle imprese abbia ripercussioni negative sulla stabilità finanziaria; che non tornino a peggiorare i timori sull'evoluzione dell'epidemia. La crescita potrebbe per contro essere più elevata nell'ipotesi di un più rapido progresso nel controllo dei contagi.
Quanto al consuntivo, Banca d'Italia rileva che, nel nostro Paese, la crescita superiore alle attese nel terzo trimestre ha evidenziato una forte capacità di ripresa dell'economia. Ma la seconda ondata pandemica ha determinato una nuova contrazione del prodotto nel quarto trimestre: sulla base degli indicatori disponibili, tale flessione è attualmente valutabile nell'ordine del 3,5%. Il calo dell'attività è stato pronunciato nei servizi e marginale nella manifattura. Nel terzo trimestre del 2020, il recupero delle esportazioni italiane di beni e servizi è stato molto significativo, ben superiore a quello registrato dal commercio mondiale; in autunno è proseguito ma con meno vigore.
Negli ultimi mesi dello scorso anno sono ripresi gli afflussi di capitali e gli acquisti di titoli pubblici italiani da parte di non residenti. Grazie al protratto surplus di conto corrente, la posizione netta sull'estero è divenuta lievemente positiva dopo trent'anni di saldi negativi.
Le banche italiane hanno continuato a soddisfare la domanda di fondi da parte delle imprese. Le condizioni di offerta si sono mantenute nel complesso distese, grazie al perdurare del sostegno proveniente dalla politica monetaria e dalle garanzie pubbliche. Il costo della provvista obbligazionaria delle banche si è ulteriormente ridotto e i tassi sui prestiti a imprese e famiglie sono rimasti su livelli contenuti.

Un obiettivo 2021 della Regione Liguria: riqualificare centri storici ed entroterra

Riqualificare i centri storici, rivitalizzare l’entroterra e le periferie, favorire il miglioramento della qualità ambientale, architettonica e paesaggistica del territorio. Sono questi gli obiettivi di Regione Liguria per il 2021 illustrati dall’assessore regionale all’Urbanistica, Marco Scajola. Nell'anno in corso, la Regione Liguria coinvolgerà tutti i 234 Comuni liguri in un progetto di sviluppo armonico di riqualificazione. Lo farà attraverso la predisposizione di un tavolo interno sulla rigenerazione urbana, presieduto dall’assessore all’Urbanistica e coordinato dal Segretario generale Pierpaolo Giampellegrini. Al tavolo sarà presente anche un gruppo di lavoro interdipartimentale per il monitoraggio della strategia regionale per la rigenerazione urbana e la realizzazione di azioni di rilancio.
Il 2021 è l’anno della Rigenerazione Urbana – ha spiegato l’assessore regionale Marco Scajola - Il tavolo rappresenta uno strumento efficace per implementare una strategia regionale e un veicolo importante per contribuire a iniziative sul piano nazionale. Saranno coinvolti 234 comuni liguri, per una pianificazione armonica e condivisa dell’intero territorio. Una progettazione importante, visto l’imminente arrivo di fondi da dedicare a questo settore strategico per lo sviluppo della Liguria. La rigenerazione urbana è un ambito su cui Regione Liguria ha già lavorato; infatti la nostra legge ha ispirato la normativa nazionale in fase di approvazione al Senato e il nostro progetto della pista ciclo-pedonale del Ponente si è aggiudicato il prestigioso premio ‘Urban Promo’ 2020. Ora continueremo a impegnarci con la finalità di migliorare la vivibilità del nostro territorio e la qualità di vita dei liguri e dei turisti”.

Auto, mercato dell'usato calato del 14%

Auto: oltre al mercato del nuovo, nel 2020 ha sofferto anche quello dell'usato. L'anno scorso, infatti, in Italia, i passaggi di proprietà di autovetture sono diminuiti del 16%. In dettaglio, le minivolture sono state 2.067.913, in calo del 19%, mentre i passaggi di proprietà netti, che sono stati 2.673.624, sono scesi del 14%. A dicembre, in particolare, i passaggi di proprietà complessivamente sono stati 417.037 (-10%). Tra questi, sono diminuite del 15% le minivolture (189mila circa), mentre i trasferimenti netti si sono ridotti del 5% (228mila transazioni).
L'Aci ha segnalato un'evidente movimentazione di auto ibride a gasolio ed elettriche sia nei passaggi di proprietà sia nelle minivolture, anche se si tratta di quote percentuali che non superano l'1%. In flessione anche le radiazioni: a dicembre le relative pratiche sono state 126.673 contro le 132.066 dello stesso mese 2019, così il calo dell'intero 2020 è risultato del 15%.

Opera Barolo, valore del Distretto sociale

La Fondazione Crt e le istituzioni piemontesi hanno rinnovato il proprio impegno a favore del Distretto Sociale dell'Opera Barolo: è stato sottoscritto il protocollo che riconferma fino al 2023 l'accordo, siglato per la prima volta nel 2017, per «dare valore» all'insieme delle attività di welfare che sono ospitate nel Distretto Barolo, a Torino. Gli obiettivi del Patto sono, tra gli altri, la sperimentazione e l’adozione di nuove forme di welfare con governance pubblico-privato; l’introduzione di funzioni di progettazione e coordinamento tra servizi sociali, sanitari, del lavoro e della formazione per semplificare l’accesso da parte dei cittadini svantaggiati; realizzare sinergie e ridurre la frammentazione.
Al momento, nel Distretto Sociale dell’Opera Barolo, tra via Cigna e via Cottolengo, hanno casa 14 tra le associazioni e gli organismi più impegnati nel sostegno ai cittadini torinesi fragili: dall’Ufficio Pastorale Migranti della Diocesi all’ambulatorio medico Camminare Insieme, da Casa Cilla, che accoglie le famiglie con bambini in cura al Regina Margherita, all’Housing Giulia, che ospita nuclei in difficoltà abitativa. Ciascun soggetto ha una propria autonomia operativa: ma se si guarda all'insieme delle attività è facile accorgersi come la «somma» sia qualcosa di ben diverso da ciascuno dei fattori. Perché, nel suo insieme, il Distretto rappresenta un importante polo sociale per la città intera, concentrando in una porzione omogenea di territorio opportunità che è difficile trovare riunite e accessibili, con la consapevolezza che proprio in un «distretto di servizi» è possibile dare forza a un progetto sociale che sia in grado di servire le fasce deboli della popolazione, in tempi in cui la fragilità – economica, sociale, culturale – è purtroppo sempre più diffusa. Ancora: l'intesa fra enti e soggetti diversi dichiara una volontà comune di servizio, al di là delle diverse competenze.

Intesa Sanpaolo farà 3.500 assunzioni accolte le oltre 7.200 richieste di uscita

Intesa Sanpaolo procederà a ulteriori 1.000 assunzioni, in aggiunta alle 2.500 già previste dall’accordo sindacale del 29 settembre 2020 sottoscritto con Fabi, First-Cisl, Fisac-Cgil, Uilca e Unisin, finalizzato a un ricambio generazionale senza impatti sociali e alla valorizzazione delle persone del gruppo Intesa Sanpaolo risultante dall’acquisizione di Ubi Banca. Accordo con il quale si è data la possibilità ad almeno 5.000 dipendenti di richiedere l’uscita volontaria per pensionamento o Fondo di Solidarietà.
Intesa Sanpaolo, facendo seguito alla verifica svolta con le organizzazioni sindacali in merito al raggiungimento delle almeno 5.000 uscite volontarie, intende infatti accogliere tutte le oltre 7.200 adesioni volontarie validamente pervenute e procedere, di conseguenza, a 3.500 assunzioni complessive, che saranno perfezionate entro il primo semestre 2024.
Viene così confermata l’efficace prosecuzione del processo di integrazione di Ubi Banca nel gruppo Intesa Sanpaolo e segue l’accordo sindacale in merito ai trattamenti riguardanti le 5.107 persone incluse nel ramo d’azienda da cedere a Bper Banca. Nelle prossime settimane sarà avviata la procedura sindacale in relazione alla fusione per incorporazione di Ubi Banca nella capogruppo Intesa Sanpaolo.

Lavoro, in Piemonte nel primo trimestre previsti quasi 15.000 contratti in meno

Sono circa 28.660 i contratti di lavoro programmati dalle imprese piemontesi per gennaio 2021, quindi 7.790 in meno rispetto allo stesso periodo dello scorso anno (-21,4%). Il 63% riguarderà lavoratori dipendenti, mentre il 37% sarà rappresentato da lavoratori non alle dipendenze. Nel 30% dei casi le entrate previste saranno stabili (era il 31% a gennaio 2020), ossia con un contratto a tempo indeterminato o di apprendistato, mentre nel 70% saranno a termine (a tempo determinato o altri contratti con durata predefinita).
Complessivamente nel trimestre gennaio-marzo 2021 le entrate stimate raggiungeranno le 64.140 unità, circa 14.800 unità in meno rispetto a quanto previsto nello stesso periodo del 2020. Queste alcune delle indicazioni che emergono dal Bollettino mensile del Sistema informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere e Anpal.
Delle 28.660 entrate previste in Piemonte nel mese di gennaio 2021, il 22% è costituito da laureati (in lieve crescita rispetto al 20% di gennaio 2020), il 37% da diplomati; le qualifiche professionali rappresentato il 23% mentre il 18% è riservato alla scuola dell’obbligo. Per quanto riguarda la dinamica settoriale sono, ancora una volta, i servizi a formare la fetta più consistente della domanda di lavoro (66%, dato in calo però rispetto al 68% registrato nello stesso periodo dell’anno precedente). Il comparto manifatturiero, che genera il 26% della domanda di gennaio 2021, cresce di 6 punti rispetto all’incidenza del 20% dell’analogo periodo del 2020. In crescita, grazie anche ai nuovi incentivi collegati al comparto, le entrate programmate dalle imprese delle costruzioni, che passano da 2.130 di gennaio 2020 a 2.440.
Il 33% delle entrate previste per gennaio 2021 in Piemonte sarà destinato a dirigenti, specialisti e tecnici, quota superiore alla media nazionale (30%) e analoga rispetto a quanto previsto nel gennaio 2020 a livello regionale (32%), il 30% sarà costituito da operai specializzati e conduttori di impianti, il 27% riguarderà impiegati, professioni commerciali e dei servizi e il 10% profili generici.
Unioncamere Piemonte conclude sostenendo che permangono le difficoltà di reperimento di alcune figure professionali; in 34 casi su 100, infatti. le imprese piemontesi prevedono di avere difficoltà a trovare i profili desiderati. Le professioni più difficili da reperire in regione, a gennaio 2021, sono, come era prevedibile stante lo stato di criticità pandemiche, medici e specialisti della salute nonché farmacisti e biologi.
A livello nazionale, secondo Unioncamere e Anpal, a gennaio, le imprese intendono stipulare poco meno di 346mila contratti di lavoro, il 25% in meno di quanto preventivato a gennaio 2020. Tendenza al ribasso confermata anche per il trimestre gennaio-marzo (-23% le entrate previste rispetto al primo trimestre 2020) ma non per tutti i settori economici. Primi segnali di crescita si scorgono per le costruzioni (+2,6% nel mese e +13,3% nel trimestre) e per i servizi informatici e delle telecomunicazioni (+4,% nel trimestre). A recuperare più velocemente saranno le regioni del Nord Ovest, in primis Lombardia e Piemonte.

E' il più forte calo dei redditi da vent'anni Ecco il bilancio delle famiglie fatto da Istat

Nel primo semestre del 2020 i redditi dei settori privati non finanziari hanno registrato la contrazione più forte degli ultimi venti anni, che è stata solo in parte contrastata dalle misure di sostegno introdotte dalle amministrazioni pubbliche. Lo si legge in un fresco studio della Banca d'Italia, con la precisazione che, dall'inizio di gennaio alla fine di giugno 2020, i redditi primari pro capite delle famiglie si sono ridotti dell’8,8% a valori correnti rispetto al primo semestre del 2019, una contrazione decisamente più ampia di quelle registrate nelle fasi più acute della crisi finanziaria (-5,2%) e di quella dei debiti sovrani (-3,4%).
La flessione del reddito disponibile lordo pro capite è stata molto meno intensa (-3,8%) e sostanzialmente analoga a quelle mediamente registrate nelle due crisi precedenti, grazie all’eccezionale crescita dei trasferimenti sociali netti (60,3%) che ha fornito un contributo di 5,1 punti percentuali.
Nonostante il forte sostegno pubblico alla capacità di spesa delle famiglie, il calo dei consumi nella prima metà dell’anno è stato eccezionalmente ampio (-9,8%). Ne è derivato un risparmio netto pari a 51,6 miliardi; per cui il tasso di risparmio è più che triplicato rispetto alla fine del 2019, (dal 2,8 al 9,2%). All’aumento avrebbe concorso – oltre che l’impossibilità di realizzare alcune spese per effetto delle misure restrittive in vigore – un atteggiamento di spesa più cauto da parte delle famiglie a fronte dei rischi di caduta dei redditi e di quelli di contagio connessi con alcune attività di consumo.
La riduzione degli investimenti reali netti (-6,6 miliardi nel primo semestre del 2020, il valore più basso dal 1999) ha riflesso sia il calo degli acquisti di abitazioni residenziali di nuova costruzione, sia la riduzione di patrimonio non residenziale e altri beni di capitale fisso delle famiglie produttrici, favorendone la sostituzione con strumenti finanziari. Nel primo semestre del 2020, infatti, le famiglie hanno accresciuto la loro ricchezza finanziaria netta grazie a un accreditamento netto pari a 58,8 miliardi. Nel conto finanziario, a tale accreditamento netto ha corrisposto un aumento delle attività delle famiglie per 33 miliardi e una riduzione di passività per circa 26 miliardi.
Sul lato dell’attivo, il circolante e i depositi sono aumentati nel semestre, rispettivamente di 11,3 e 35,4 miliardi, registrando gli aumenti più forti dall’avvio della moneta unica per il primo e dal 2012 per i secondi. Dopo oltre un anno di disinvestimenti in titoli pubblici (-23,6 miliardi nel 2019), nella prima metà del 2020, le famiglie sono tornate ad acquistarne per 5,1 miliardi, mentre sono state registrate vendite di altri titoli per 11,6 miliardi. Ulteriori 17,7 miliardi sono stati investiti in strumenti del risparmio gestito (di cui 9,3 miliardi in quote di fondi comuni e 6 miliardi in polizze del ramo vita), mentre i crediti commerciali e le altre attività si sono ridotti per 24,9 miliardi.
Sul lato delle passività del conto finanziario, al di là di una leggera ricomposizione a favore di scadenze più lunghe, i prestiti sono variati poco nel semestre (1,7 miliardi). Flussi negativi, per 28,3 miliardi, sono stati registrati per i debiti commerciali e le altre passività.
L’accreditamento netto realizzato dalle famiglie ha solo in parte compensato le perdite in conto capitale causate dall’andamento dei corsi azionari e obbligazionari, particolarmente negativo nel primo trimestre. Tali perdite, calcolate come differenza tra la variazione delle consistenze (a valore di mercato) e i flussi, sono stimabili in oltre 90 miliardi, pari al 2,7% della ricchezza finanziaria netta alla fine del 2019.

Amiu Genova, investimenti per 90 milioni

Sono oltre 90 i milioni di euro Amiu Genova investirà, nel quadriennio 2021-2024, per evolvere in una struttura più moderna e flessibile, adeguandola alle sfide future legate al nuovo contratto di servizio, che comprende la gestione ambientale di 30 comuni, oltre alla città di Genova. A questa somma si aggiungono gli oltre 44 milioni di euro del project financing legato all’impianto Tmb (Trattamento Meccanico-Biologico). Un concreto percorso che prevede obiettivi ambientali sfidanti, investimenti in nuovi mezzi, impianti e strutture, in modo da declinare la propria operatività con le esigenze del territorio e del proprio personale.
Gli obiettivi di raccolta differenziata previsti da Città Metropolitana parlano di percentuali oltre il 65% in tutti i comuni del bacino oggetto dell’affidamento. Questo vuol dire che, per quanto riguarda Genova, si dovrà passare dal 35,5% al 65% entro il 2024; in altre aree si passa da situazioni virtuose già vicine al target come l’area costiera (Cogoleto è già al 73%) oppure l’alta Val Polcevera, dove entro il 2021 la differenziata dovrà arrivare al 70%, ma si parte da una media dei comuni superiore al 65%. “La legge dice che entro il 2035 le discariche dovranno essere usate al massimo per il 10% dei rifiuti prodotti e dovrà essere riciclato il 65% dei rifiuti domestici e urbani” ricorda Marco Bucci, sindaco di Genova.
Lo scorso giugno, la Città Metropolitana di Genova ha dato parere favorevole al riconoscimento di Amiu Genova come gestore unico del servizio integrato dei rifiuti nei 31 comuni del bacino del Genovesato, a partire dal 1 gennaio 2021 per 15 anni. A fine 2020, Amiu Genova, presieduta da Pietro Pongiglione e diretta da Tiziana Merlino, contava 1.550 dipendenti, che, nel corso del 2021, saliranno a oltre 1.670. Il nuovo perimetro gestionale è caratterizzato da 650.000 utenti serviti. Le attività previste dal Contratto di Servizio sono: spazzamento e lavaggio delle strade, raccolta e trasporto dei rifiuti urbani, gestione tariffe e rapporti con gli utenti e trattamento e recupero dei rifiuti urbani.
Scarpino viene confermato nel suo ruolo strategico quale impianto di riferimento per lo smaltimento di rifiuti del Genovesato e dei territori limitrofi. Nella primavera del 2022 si prevede l’entrata in funzione dell’impianto Trattamento Meccanico Biologico, che permetterà di convogliare tutta l’attività di trattamento del rifiuto del bacino del Genovesato in un unico polo impiantistico ( i valori sono cominciati nelle scorse settimane).

In Piemonte nuova frenata dei consumi calo di 1,2 miliardi nel primo trimestre

Il 2021 parte male per i consumi in Piemonte. Il prolungamento delle restrizioni (anzi, il probabile inasprimento rispetto alla zona gialla di questi giorni) farà registrare nel primo trimestre di quest’anno un calo dei consumi di 1,2 miliardi di euro rispetto al primo trimestre del 2020. È questa la stima di Confesercenti Piemonte in vista dei provvedimenti del governo che saranno in vigore da sabato prossimo. Si tratta di un ulteriore, durissimo colpo a un sistema già profondamente provato; nel 2020, infatti, a causa della pandemia, la spesa dei piemontesi si era già ridotta di 8,4 miliardi.
A pagarne lo scotto sono soprattutto le imprese del commercio - negozi, mercati, bar, ristoranti e attività di somministrazione in genere, turismo - che sono state le più colpite, con una diminuzione media del 16,5% valore aggiunto, a fronte del -9,5% registrato dagli altri settori dell’economia regionale. Un problema per la crescita, visto che si riduce fortemente la quota di Pil generata in Piemonte da questi comparti: si passa dal 6,4 al 4,3% del Pil per “Alberghi e pubblici esercizi”; dal 4,1 al 3,3% per “Ricreazione e cultura”; dal 3,8 al 2,9% per “Abbigliamento”.
La caduta dei consumi è determinata non solo dalle restrizioni, ma anche dalla grande prudenza, in termini di propensione alla spesa, con cui le famiglie stanno affrontando l’emergenza. Pesa inoltre l’incertezza generata dal susseguirsi continuo di nuovi provvedimenti.
Il forte rallentamento dei consumi - dice Giancarlo Banchieri, presidente di Confesercenti Piemonte - ha gettato le imprese del terziario in una crisi senza precedenti. I prossimi mesi rischiano di vedere aumentare drammaticamente il numero di cessazioni delle attività, in particolare quelle di prossimità e legate alla filiera turistica. Il Recovery Plan si occupa di molte cose ma non prevede interventi diretti per commercio, alloggio e ristorazione, per i quali il piano genererebbe ricadute positive solo sul medio lungo periodo. Purtroppo, però, c’è un problema immediato di tenuta del sistema imprenditoriale, ormai sfiancato da quasi un anno di emergenza Covid”.

Intesa Sanpaolo Host partner delle ATP evento che vale 600 milioni per Torino

Intesa Sanpaolo sarà Host Partner delle Nitto ATP Finals 2021 – 2025 e Title Sponsor delle Next Gen ATP Finals 2021 – 2022. A quindici anni dall’esperienza di sponsorizzazione dei Giochi Olimpici Torino 2006, il gruppo presieduto dal torinese Gian Maria Gros-Pietro partecipa nuovamente a quella che, per cinque anni, dal 2021 al 2025, sarà una vetrina internazionale straordinaria per la città e per il Paese. Per cinque edizioni, ogni anno a novembre, Torino avrà una centralità e visibilità mondiale. Un’occasione che Intesa Sanpaolo intende favorire al massimo conferendo il suo apporto di risorse e di competenze a un progetto che coinvolgerà i principali soggetti pubblici e privati. Come Host Partner, il gruppo Intesa Sanpaolo sarà “il padrone di casa” della manifestazione.
Torino raccoglie così il testimone da Londra, diventando la prima città italiana a ospitare le Finals, dopo aver battuto la concorrenza di Londra, Tokyo, Singapore e Manchester. Le gare si svolgono nel mese di novembre e avranno come sede il PalaAlpitour. La ricaduta economica della manifestazione sul territorio è stimata in 600 milioni di euro. Le ATP Finals sono il più importante torneo professionistico di tennis, al pari delle quattro prove del Grande Slam in cui si sfidano i migliori otto tennisti del ranking ATP; nelle Next Gen ATP Finals, di nascita recente, i migliori otto tennisti under 21. 

Trasferimento di tecnologie innovative accordo tra Enea e Rina Consulting

Enea e Rina Consulting, società di consulenza ingegneristica del gruppo genovese Rina, hanno sottoscritto un accordo per il trasferimento di tecnologie innovative al sistema industriale e per valorizzare l’offerta di progetti e servizi avanzati sviluppati dall’Agenzia, anche attraverso analisi mirate e progetti di “proof of concept”. L’accordo prevede il mutuo coinvolgimento di Enea e Rina in iniziative di trasferimento tecnologico in ambito nazionale ed eventualmente europeo, nei settori dell'energia, dell'ambiente e delle nuove tecnologie finalizzate a uno sviluppo sostenibile nonché la valorizzazione delle reciproche competenze e strutture per lo svolgimento di attività congiunte. L’intesa prevede anche la realizzazione di iniziative e programmi a supporto delle attività di ricerca di università e istituti pubblici e privati.
Rina Consulting, grazie alle sue forti competenze tecniche e ingegneristiche e oltre 20 laboratori, linee pilota e strutture di collaudo su vasta scala, è in grado di supportare le aziende nel raggiungere i propri obiettivi di competitività e sviluppo mediante la adozione di tecnologie disruptive attraverso i più moderni metodi di trasferimento tecnologico e gestione dell’innovazione.

Autogrill vende la controllata spagnola

 Autogrill Europe, che fa parte del gruppo Autogrill di Novara, ha ceduto al gruppo Areas l’intera partecipazione in Autogrill Iberia Slu. Le attività cedute comprendono 60 punti vendita, presenti principalmente nel canale delle autostrade iberiche, che nel 2019 hanno realizzato ricavi per circa 80 milioni. Il valore della cessione è stato fissato in 12 milioni. L’operazione rientra nel processo di ottimizzazione dell’allocazione di capitale e rifocalizzazione del portafoglio contratti nelle aree e nei canali attualmente con più alto potenziale di crescita e redditività prospettica.
“Il gruppo Autogrill – comunica la società dei Benetton con sede a Novara - rimane tuttavia attento a qualsiasi opportunità di sviluppo si dovesse presentare in futuro e pertanto non esclude un possibile rientro nel mercato spagnolo qualora se ne presentassero le condizioni”. Autogrill è leader mondiale nel F&B in concessione, con un fatturato 2019 di 5 miliardi di euro, di cui circa il 60% nel settore aeroportuale ed è presente in 31 Paesi in circa 1.000 location, con 60.000 dipendenti.

Regione Piemonte: 5 milioni per i Comuni che passeranno alla "Nivola" del Csi

A partire dal 2 febbraio, i Comuni piemontesi potranno presentare la domanda per accedere ai servizi di migrazione previsti nel bando "Cloud computing e pubblica amministrazione piemontese", finanziato dalla Regione Piemonte con una dotazione economica pari a cinque milioni di euro. Le amministrazioni comunali che ne faranno richiesta potranno beneficiare di servizi per migrare i propri applicativi sul cloud regionale Nivola, realizzato dal Csi Piemonte e mettersi in regola con i piani nazionali di razionalizzazione dei data center pubblici e con il Piano Triennale per l’Informatica nella Pubblica Amministrazione.
La misura regionale finanzierà interamente i costi di migrazione sul cloud della parte applicativa, lasciando a carico del Comune solo il relativo canone annuo dei servizi cloud. I Comuni verranno ammessi sino a esaurimento fondi e le modalità di adesione sono descritte all’interno dell’avviso pubblico, disponibile al seguente indirizzo: https://bandi.regione.piemonte.it/avvisi-beni-regionali/cloud-computing-pubblica-amministrazione-piemontese
Per partecipare è necessario inviare, via Pec, la manifestazione di interesse, tramite la quale verranno raccolte informazioni generali e indicazioni tecniche necessarie per dimensionare l'intervento. La partecipazione all’avviso non comporterà alcun obbligo contrattuale e l’ordine di arrivo delle adesioni costituirà la graduatoria per attivare le procedure di migrazione al cloud come da progetto.
Con il progetto, finanziato dalla Regione attraverso il Por-Fesr – commenta l’assessore regionale all’Innovazione, Matteo Marnati - gli enti che decideranno di aderire volontariamente all’iniziativa
saranno supportati nel percorso di migrazione dei propri sistemi applicativi, che non dovranno essere cambiati, ma che anzi potranno essere migliorati in ottica cloud, con l’obiettivo di garantire sicurezza, continuità di servizio, integrazione fra sistemi e rispondere alle prescrizioni richieste dalle linee guida nazionali. Confidiamo quindi in una significativa adesione alla misura, con l’obiettivo di rafforzare quello spirito di coesione tra la pubblica amministrazione territoriale sull’innovazione e creare quindi quella “community locale sul digitale” che rappresenta un importante fattore di successo per l’evoluzione del nostro territorio, in un momento particolarmente critico per l’economia e la competitività”.
Questa iniziativa rappresenta un ulteriore passo avanti nel percorso di trasformazione digitale della Pubblica amministrazione” sottolinea Pietro Pacini, direttore generale del Csi Piemonte, precisando che “l’adozione di infrastrutture cloud permette agli enti di erogare, con maggiore velocità, servizi a cittadini e imprese, migliora la sicurezza e la protezione dei dati e rende più semplice ed economico l’aggiornamento del software”.

Elisabetta Sgarbi nuovo presidente dell'Ente di gestione dei Sacri Monti

Elisabetta Sgarbi è la nuova Presidente dell’Ente di Gestione dei Sacri Monti. La nomina è stata ratificata dal Presidente della Regione, Alberto Cirio, con un decreto che ha rinnovato anche i 13 componenti del Consiglio. “Sono contenta – ha sottolineato Vittoria Poggio, l’assessore alla Cultura e Turismo della Regione Piemonte – che questa istituzione così importante sia stata affidata nelle mani di una persona di grande cultura e spessore intellettuale che saprà portare vivacità e creatività attraverso nuovi percorsi di valorizzazione di questi tesori, di cui il Piemonte e la Lombardia sono custodi”.
Elisabetta Sgarbi è editrice, produttrice cinematografica, musicale e di eventi artistici. Dopo una laurea in farmacia, ha iniziato a lavorare nel mondo editoriale. Nel 2000 ha ideato il Festival «La Milanesiana, Letteratura, Cinema e Scienza» che raccoglie attorno ai singoli temi personalità di spicco europee e mondiali del pensiero e dell’arte, di cui da 22 anni ne è direttore artistico. Dal 1999 produce e dirige i suoi lavori cinematografici presentati ai più importanti Festival internazionali. Nel novembre 2015 ha fondato, insieme a Umberto Eco, Mario Andreose, Eugenio Lio e altri autori e amici imprenditori, «La nave di Teseo», di cui è direttore generale ed editoriale. Tra i suoi molti lavori cinematografici, da ricordare «Non chiederci la parola. Il Gran Teatro Montano del Sacro Monte di Varallo», presentato al Festival del Cinema di Locarno.

Bando di Fondazione Crt e Fondazione Isi per progetti di ricerca sui Big Data

Fondazione Isi e Fondazione Crt rinnovano il proprio impegno nella creazione di un ponte fondamentale tra la ricerca accademica e il sistema delle imprese con il nuovo bando del Progetto Lagrange-Fondazione Crt, che assegnerà otto borse di ricerca applicata a giovani laureati e dottori di ricerca per affrontare con nuove idee ed energie la sfida dei sistemi complessi e dei Big Data.
Il bando, aperto fino al 19 febbraio, prevede l'assegnazione di otto borse di ricerca internship, della durata consecutiva di 12 mesi, nell'ambito di tematiche relative alla Data Science e all'Impatto Sociale. I progetti di ricerca saranno condotti presso la Fondazione Isi a Torino, attraverso un percorso di formazione mirata e sotto la supervisione di un senior research scientist dell'istituto.
Il bando si rivolge ai possessori di laurea magistrale e ai dottori di ricerca in discipline tecnico-scientifiche, residenti in Piemonte o Valle d'Aosta all'avvio del progetto. L'importo è fissato in 23.000 euro al lordo delle ritenute di legge e le domande devono essere inviate tramite posta elettronica certificata a fondazioneisi@pec.it, entro le ore 17 del 19 febbraio 2021.
Ideato, promosso e finanziato dalla Fondazione Crt, con il coordinamento scientifico di Fondazione Isi, il Progetto Lagrange-Fondazione Crt sostiene attivamente qualificati progetti di ricerca e iniziative di eccellenza nei processi di accumulazione di conoscenza scientifica e tecnologica. In particolare, dal 2011 sono stati sostenuti oltre 800 giovani ricercatori con borse di dottorato e di ricerca applicata per un investimento complessivo superiore ai 44 milioni di euro da parte di Fondazione Crt.

Cloud, Iren Mercato sceglie Leonardo

Iren Mercato (gruppo Iren) ha scelto Leonardo per lo sviluppo di una nuova piattaforma in Cloud di Energy Trading & Risk Management (Etrm) per gestire il processo di approvvigionamento dell’intero fabbisogno energetico del Gruppo Iren, coniugando le esigenze di flessibilità e analisi con la crescente necessità di sicurezza. La nuova suite di Leonardo, denominata Bee Smart™, sarà in grado di gestire e ottimizzare il portafoglio di Iren, garantendo scalabilità e fruibilità in maniera sicura su tutti i più moderni dispositivi.
“La volatilità dei prezzi delle commodities e la pressione competitiva sulle vendite hanno fatto evolvere le attività sui mercati energetici verso un’elevata dinamicità con l’utilizzo di prodotti fisici e finanziari sofisticati - ha commentato Gianluca Bufo, amministratore delegato di Iren Mercato - Abbiamo iniziato un progetto per dotarci di servizi fortemente digitalizzati con cui rendere innovativa ed efficiente la gestione delle nostre attività di supply, derisking e hedging del portafoglio. La soluzione di Leonardo risponde appieno ai requisiti di aggiornamento dinamico del portafoglio vendite nonché di interoperabilità e flessibilità richiesti dal mercato, nel rispetto delle compliance di mercato e di policy aziendali”.
Bee Smart™ consente il monitoraggio e l’analisi dei dati aziendali in tempo reale utilizzando tecnologie innovative, quali l’advanced analytics e il machine learning. Con l’ausilio dei Big Data, Bee Smart™ permette di salvare ogni singolo calcolo elaborato dal sistema rendendolo disponibile per successive consultazioni, grazie a un archivio storico a capacità sostanzialmente infinita.

Top manager, Elkann battuto da Starace nella classifica 2020 per reputazione web

Superato proprio all'ultima tappa. Allo sprint finale di dicembre, John Elkann, numero 1 della famiglia Agnelli-Elkann-Nasi e del gruppo Exor (Ferrari, Fca, Cnh Industrial, Juventus, L'Economist, la Repubblica, La Stampa, il Scolo XIX, L'Espresso e non solo) è stato scavalcato nuovamente da Francesco Starace, l'amministratore delegato dell'Enel, il quale ha così finito il 2020 al primo posto nella classifica italiana dei top manager per la migliore reputazione online nell'anno, stilata dall'Osservatorio permanente di Reputation Science sulla reputazione web dei vertici delle aziende attive nel nostro Paese.
Francesco Starace ha vinto con 73,62 punti, a fronte dei 71,13 di John Elkann, risultato secondo, mentre aveva concluso in testa alla fine di novembre. Il terzo posto è stato attribuito a Urbano Cairo, l'alessandrino-milanese titolare della Cairo Communication, che a sua volta ha la maggioranza assoluta di Rcs Media Group (Corriere della Sera e Gazzetta dello Sport), quotata della quale è anche presidente e amministratore delegato. Urbano Cairo, patron anche del Torino Calcio, ha avuto 67,02 punti, guadagnando così due posizioni rispetto a novembre.
Incredibilmente, Cairo ha avuto la meglio anche su Carlo Messina, l'amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, quarto con 66,78 punti. L'acquisizione di Ubi, diversi successi internazionali e i brillanti risultati economici non sono bastati al numero uno del colosso finanziario che fa capo alla Fondazione Compagnia di San Paolo non sono bastati a Messina a mantenere la medaglia di bronzo, che pure conservava ancora a novembre.
Alcune posizioni le ha perse anche Andrea Agnelli, presidente della Juventus e, fra l'altro, neo consigliere di amministrazione di Stellantis, la società nata dalla fusione tra Fca e Psa-Peugeot. Nella graduatoria relativa all'intero 2020, Andrea Agnelli è finito 24.mo con 54,03 punti, mentre a novembre era sedicesimo. Cinque posti dopo di lui, si trova Catia Bastioli, amministratore delegato di Novamont ed ex presidente di Terna. Novarese d'adozione, Catia Bastioli ha ricevuto 52,25 punti, quindi più anche di Mike Manley (50,85), l'amministratore delegato di Fca destinato a diventare il responsabile delle attività americane di Stellantis, la nuova holding presieduta da John Elkann e guidata dal portghese-francese Carlos Tavares.
Per quanto riguarda gli altri top manager che fanno riferimento al Nord Ovest, la classifica della Top Manager Reputation 2020 mostra al 39.posto il genovese Alessandro Profumo, amministratore delegato di Leonardo, colosso pubblico con diverse attività anche in Piemonte e Liguria. Profumo,già presidente di Monte dei Paschi e ad di Unicredit, 49,97 punti, a novembre era 32.mo. Comunque, si è piazzato davanti anche a Giovanni Ferrero, numero uno del colosso dolciario nato ad Alba. Il figlio dell'indimenticabile Michele Ferrero, infatti, 29.mo a novembre, si è trovato 45.mo a fine anno, con 48,70 punti, nonostante le nuove acquisizioni e il brillante bilancio delle imprese italiane del suo gruppo.
E scesa in graduatoria pure la torinese Elisabetta Ripa, cinquantesima con 47,79 punti. Amministratore delegato di Open Fiber e consigliere di amministrazione di Autogrill, Elisabetta Ripa era 43.ma in novembre, ottobre, oltre che in giugno, maggio e febbraio, 42.ma in luglio, a giugno, a maggio e a febbraio. Ha però mantenuto il vantaggio su Gian Maria Gros-Pietro, presidente torinese di Intesa Sanpaolo, calato dal cinquantesimo posto di novembre al 53.mo della finale (46,40 punti). Ancora di più è scivolato Gabriele Galateri di Genola, presidente delle Generali, tra i maggiori gruppi assicurativi al mondo, oltre che dell'Iit di Genova (fra l'altro è consigliere di amministrazione di Moncler e della Lavazza). Galateri è finito 61.mo con 44,74 punti.
La sanremese Cristina Scocchia, classe 1973, amministratore delegato della Kiko (cosmetici), ma anche consigliere di amministrazione di Pirelli, Essilor-Luxottica e di Illycaffè, si è classificata settantesima con 44,16 punti. Aveva esordito tra i top manager con la migliore reputazione web a marzo, da 66.ma. Dietro di lei, 78.mo con 42,58 punti, Oscar Farinetti, uno dei cuneesi più noti (fra l'altro, ha fondato Eataly, la catena eno-gastronomica del made in Italy diffusa in tutto il mondo e ora Green Pea, al Lingotto di Torino).
Classe 1963, originario di Rovigo ma ormai genovese, Luca Bettonte, amministratore delegato della Erg della famiglia Garrone-Mondini, nella graduatoria di fine anno è 88.mo con 40,39 punti, precedendo di parecchio Rodolfo De Benedetti, presidente di Cir, la holding dei tre fratelli figli di Carlo. Rodolfo De Benedetti, infatti, ha concluso 97.mo nella classifica relativa all'intero 2020, che vede fuori dai primi cento persino Alberto Lavazza, nato sotto la Mole nel 1940, presidente dell'impresa del caffè, nella quale lavora da 59 anni (suo figlio Marco, quarta generazione ne è vicepresidente, mentre la figlia Antonella è consigliere di amministrazione). Alberto Lavazza, infatti, con 37,07 punti, è risultato è stato collocato al posto numero 103. 
Esclusi dalla top 100 si trovano anche Roberto Giacchi, nato a Torino nel '68, amministratore delegato di Italiaonline, centodecimo con 34,60 punti (a novembre era 94.mo), lo spezzino Luciano Colombini (Banca Ifis), 111.mo con 33,98 punti, Enrico Preziosi, presidente del Genoa, 116.mo (32,49 punti), comunque due posizioni davanti al rivale Massimo Ferrero, presidente della Sampdoria, 118.mo con 30,37 punti.

Dopo la pandemia 220 pmi del Nord Ovest potrebbero collocarsi in Piazza Affari

In Italia, il numero di piccole e medie imprese (pmi) quotate in Borsa risulta modesto sia rispetto al totale delle imprese, sia rispetto al numero delle pmi quotate delle altre principali economie. Lo scrive la Banca d'Italia, precisando che “peraltro, negli anni recenti, è cresciuto il numero delle nuove ammissioni, anche grazie all’adozione di misure legislative e di mercato che hanno ridotto gli oneri della quotazione, in particolare per le imprese di minori dimensioni”. Tra il 2009 e il 2019, infatti, sui mercati di Borsa Italiana si sono quotate 237 nuove imprese, di cui oltre i tre quarti (182) sul listino Aim Italia, un segmento di mercato dedicato a imprese di più piccole dimensioni e ad alto potenziale di crescita.
La propensione alla quotazione, comunque, potrebbe essere scoraggiata dagli effetti economici della diffusione del Covid-19, potenzialmente più marcati per le pmi. Ovviamente l’effetto sull’insieme delle imprese quotabili potrebbe modificarsi a seconda dell’evoluzione della pandemia e delle misure di sostegno all’economia. Nella prima parte del 2020, la crisi economica causata dalla diffusione del Covid-19 ha provocato di fatto la sospensione delle nuove quotazioni. La ripresa dell’ingresso in borsa delle pmi potrà verificarsi solo quando la crisi si sarà esaurita e si sarà ristabilito un clima generale di fiducia nell’economia.
Lo studio della Banca d'Italia ha individuato in Italia quasi 2.800 pmi con caratteristiche economico-finanziarie ampiamente idonee alla quotazione sul mercato Aim prima della diffusione del Covid-19. E ha calcolato che la pandemia determinerebbe una riduzione del 20% delle imprese idonee in uno scenario base e del 25% in uno scenario più negativo. Il numero complessivo di queste imprese rimarrebbe, comunque, molto elevato. Fra l'altro, l’ipotetica quotazione di tutte le imprese così individuate aumenterebbe la capitalizzazione del mercato italiano di 71 miliardi di euro nello scenario base e di 68 miliardi nello scenario negativo, con un incremento di circa 4 punti percentuali in rapporto al Pil (dal 36% alla fine del 2019).
In particolare, è stato rilevato che il numero delle pmi quotabili post pandemia varierebbe tra 155 e 168 in Piemonte (erano 211 prima del Covid-19), tra le 54 e le 56 in Liguria (erano 70) e sarebbero sei in Valle d'Aosta, a fronte delle otto pre-pandemia. Nell'intero Nord Ovest, quindi, sono circa 220 le pmi che potrebbero collocarsi in Borsa. 
D'altra parte, tra giugno e novembre del 2020, quando la circolazione del virus è rallentata e i mercati si sono stabilizzati, si sono osservati quindici casi di Ipo in Borsa, di cui tredici sull’Aim. Tra le società neo-quotate prevale il settore tecnologico, cioè uno di quelli a maggiore potenziale di crescita. Tra queste la torinese Osai Automation System.
Nello studio della Banca d'Italia si ricorda che il primo beneficio della quotazione è il riequilibrio della struttura finanziaria: la raccolta dei capitali sul mercato borsistico, in alternativa al credito bancario, riduce i vincoli di finanziamento, soprattutto per le imprese con elevata crescita ed elevato indebitamento. Inoltre, la quotazione produce un maggior grado di visibilità presso i finanziatori, indotto dagli obblighi di trasparenza; ciò riduce le asimmetrie informative nei confronti dei datori di fondi e il potere contrattuale del sistema bancario, provocando una riduzione del costo del credito. L’accesso al mercato dei capitali comporta anche una maggiore disciplina per gli amministratori, in relazione allo scrutinio delle decisioni aziendali da parte del mercato. Gli azionisti dell’impresa quotata possono meglio orientare l’operato degli amministratori definendo sistemi di compensazione efficienti, legati in particolare alla capitalizzazione di mercato o mediante stock option. Ulteriori benefici della quotazione sono associati alle maggiori possibilità delle aziende di impegnarsi in attività di fusione e acquisizione.

Agli azionisti di Fca venerdì 2,9 miliardi

Fca ha annunciato che il dividendo dichiarato il 4 gennaio 2021 è diventato incondizionato. Perciò, ai titolari di azioni ordinarie Fca legittimati a percepirlo entro la chiusura delle contrattazioni di venerdì 15 gennaio, sarà pagabile il dividendo straordinario di 1,84 euro per azione, corrispondente a una distribuzione complessiva di circa 2,9 miliardi. Sebbene il dividendo straordinario sia posto in pagamento successivamente al perfezionamento della fusione con Psa-Peugeot, onde evitare ogni dubbio, Fca precisa che il dividendo non sarà pagabile su azioni Stellantis emesse a favore dei precedenti azionisti di Psa al momento dell’efficacia della fusione o ad altri azionisti che acquisteranno azioni Stellantis successivamente all'efficacia della fusione. Come precedentemente comunicato, le azioni ordinarie Stellantis inizieranno a essere negoziate sul Mercato Telematico Azionario di Milano e sull’Euronext di Parigi lunedì 18 gennaio 2021,e sul New York Stock Exchange martedì 19 gennaio 2021, in ciascun caso con il codice “Stla”.

Auto, a novembre la produzione +42%

Nel novembre scorso, secondo l'Istat, la produzione dell’industria automotive italiana nel suo insieme ha registrato un aumento tendenziale del 10,7%, mentre ha chiuso i primi undici mesi del 2020 a con il calo 23%. Guardando ai singoli comparti produttivi del settore, a novembre l’indice della fabbricazione di autoveicoli registra la quinta variazione positiva consecutiva su base annua, (+22,9%) mentre diminuisce del 17,5% nel cumulato 2020 rispetto allo stesso periodo del 2019; quello della fabbricazione di carrozzerie per autoveicoli, rimorchi e semirimorchi resta in flessione a doppia cifra sia nel mese (-23,9%) che nel cumulato (-28,6%); infine, quello della fabbricazione di parti e accessori per autoveicoli e loro motori cresce del 4,4% nel mese e cala del 27,7% nel cumulato.
Secondo i dati preliminari di Anfia, la produzione nazionale di autovetture in Italia prosegue il trend positivo iniziato a luglio 2020, con un incremento tendenziale del 42% a novembre, che porta la flessione da inizio anno a -20% rispetto allo stesso periodo del 2019.
Il comparto produttivo automotive si colloca nel contesto di una produzione industriale italiana complessiva nuovamente in calo a livello tendenziale; a novembre 2020, infatti, l’indice della produzione industriale nel suo complesso chiude a -4,2% e risulta in flessione del 12,1% nei primi undici mesi dell’anno.

Aosta, sale al 45% la quota delle imprese che non ha in programma investimenti

Gli imprenditori valdostani esprimono ancora previsioni non positive per questo inizio d'anno. L’indagine congiunturale di Confindustria Valle d'Aosta conferma il clima generale di incertezza: la maggior parte delle imprese del campione navigano a vista e le loro indicazioni sono improntate alla cautela. In generale il peggioramento degli indicatori rispetto al trimestre precedente è di lieve entità, ciò vuol dire che le imprese intervistate si attendono per i prossimi mesi ancora situazioni di mercato complesse e incerte.
È da rilevare, però, una notevole differenza tra il comparto manifatturiero e quello dei servizi: in quest’ultimo il clima di fiducia migliora in modo marcato, mentre nel manifatturiero si assiste a un notevole peggioramento rispetto ai valori registrati in settembre.
Peggiora lievemente il dato relativo all’occupazione, sostanzialmente stabile il ricorso alla Cassa Integrazione Guadagni (prevede di farne ricorso circa il 18% degli intervistati) ma è un valore che rimane pur sempre elevato in una prospettiva storica. Il saldo sulla produzione peggiora di circa sei punti percentuali. Tuttavia, il 54% delle imprese non si aspetta variazioni. Sostanzialmente analoghe le previsioni sui nuovi ordinativi, dove però il dato rispetto allo scorso trimestre peggiora di più di dieci punti percentuali, anche se quasi il 60% degli intervistati si attende un andamento costante. Si attenua la caduta dell’export: il dato resta ancora in terreno negativo ma fa registrare un miglioramento di circa cinque punti percentuali. Restano più o meno stabili quelle che hanno ordinativi oltre i tre mesi (40%).
Stabile il dato sugli investimenti di un certo rilievo che si attesta su di un 23,81%; cala di circa 10 punti percentuali il dato relativo agli investimenti per sostituzioni, che si attesta su di un 30%. Aumenta, di conseguenza, il numero di imprese che non ha in programma alcun investimento, che si attesta ora su di un 45%. Peggiora leggermente il tasso di utilizzo della capacità produttiva che passa dal 72,97% del trimestre precedente a un 68,95% dell’attuale. La media complessiva dei tempi di pagamento è di 66 giorni (contro i 55 della precedente rilevazione) e di 59 giorni per la Pubblica amministrazione. Diminuisce leggermente il numero di imprese che segnalano ritardi negli incassi.
“I dati ci confermano in modo inequivocabile che la ripartenza avverrà con tempi piuttosto lunghi e che ci vorranno almeno un paio d’anni per tornare ai livelli pre-crisi – ha commentato Giancarlo Giachino, presidente di Confindustria Valle d’Aosta – e serviranno scelte coraggiose che portino a un vero e proprio cambio di visione allo scopo di poter sostenere il futuro di tutti. L’agenda politica deve mettere al centro gli investimenti e le imprese in quanto creatori di valore: è una sfida epocale che non possiamo permetterci di perdere. Il rischio è quello che nel giro di pochi mesi ci sia l’esplosione di una vera e propria emergenza sociale che rischia di diventare strutturale”.

Alessandria, riecco il Premio Marchiaro

II Premio giornalistico intitolato al giornalista Franco Marchiaro, cronista e capo servizio della redazione di Alessandria del quotidiano “La Stampa”, è dedicato ai giornalisti iscritti all'Ordine che operano nella carta stampata, nella radio, nella televisione e nei new media. II Premio è promosso e organizzato dalla Fondazione Solidal Onlus grazie alla generosità di Antonio Maconi, che ha conferito alla Fondazione un lascito vincolato alla istituzione di un Premio Giornalistico in ricordo di Franco Marchiaro. II Premio sarà attribuito, a insindacabile giudizio della Giuria, agli operatori deIl’informazione che abbiano redatto un articolo o realizzato un servizio riguardante la valorizzazione del territorio provinciale di Alessandria, apparsi su testate internazionali, nazionali, regionali e locali, nel periodo compreso tra il 1°gennaio e il 31 dicembre 2020.
Dalla terza edizione, il Premio è suddiviso in due sezioni, in base all’età anagrafica dei partecipanti, al fine di incentivare l’impegno delle nuove generazioni: una sezione è riservata a giovani giornalisti, iscritti all’Ordine, di età massima 40 anni alla data di scadenza del Bando; una sezione è riservata a tutti gli altri giornalisti, iscritti all’Ordine. A partire dall’edizione di quest’anno, una sezione è riservata a foto e video, pubblicati da testate regolarmente registrate.
Al vincitore di ciascuna delle tre sezioni verrà assegnato un premio in denaro di 1.500 euro, al secondo classificato un premio in denaro di 800. L’Ordine Nazionale dei Giornalisti supporta il Bando con un contributo di 1.000 euro, messo a disposizione nel plafond dei premi assegnati. A partire dall’edizione attuale, si sono aggiunti quali sostenitori del Premio, ciascuno con lo stanziamento di mille euro, la Camera di Commercio di Alessandria e Asti, l’Ascom di Alessandria, l’Unione Artigiani di Alessandria e il Collegio Costruttori di Alessandria.
Gli articoli o i servizi realizzati saranno acquisiti direttamente dalla Giuria, anche su segnalazione degli autori o di altre persone, associazioni, organizzazioni etc. Gli elaborati dovranno essere spediti tramite posta all'indirizzo: Fondazione Solidal Onlus - Premio Giornalistico Franco Marchiaro Piazza della Libertà, 28 — 15121 Alessandria o per mail all’indirizzo info@fondazionesolidal.it entro e non oltre il 31 marzo 2021. I partecipanti dovranno indicare il proprio nome, cognome, data di nascita, indirizzo, numero di telefono, eventuale e-mail, firma e dichiarazione che autorizzi alla trattazione dei dati personali.
Sono membri della Giuria, Luca Ubaldeschi, direttore del quotidiano Iil Secolo XIX, in qualità di presidente, Carlo Annovazzi del quotidiano La Repubblica, Piero Bottino, già giornalista del quotidiano La Stampa, redazione di Alessandria, Marco Caramagna, deIl’Ordine Nazionale dei Giornalisti, Roberto Gilardengo, del bisettimanale Il Piccolo di Alessandria e provincia e Nadia Minetti, addetta stampa del Comune di Alessandria.

Quotate del Nord Ovest, il campionato '20 vinto da Intesa Sanpaolo (37,3 miliardi)

E' Intesa Sanpaolo la vincitrice del “campionato” 2020 delle quotate del Nord Ovest, per  capitalizzazione. L'impresa che ha come principale azionista la torinese Fondazione Compagnia di San Paolo e che è guidata da Carlo Messina è riuscita a chiudere l'anno in testa, conservando il primo posto che aveva conquistato a novembre, a scapito della Ferrari. Al 30 dicembre, infatti, la capitalizzazione di Intesa Sanpaolo è risultata di 37,269 miliardi, a fronte dei 36,774 miliardi della Casa di Maranello, controllata dall'Exor di John Elkann, che ne è anche il presidente e amministratore delegato ad interim. La Ferrari era prima alla fine di ottobre, con 29,584 miliardi contro i 27,280 di Intesa Sanpaolo.
La medaglia di bronzo 2020 è andata a Fca, che ha chiuso l'anno con il valore borsistico di 22,827 miliardi, restando così davanti anche alla sua controllante, Exor, la cui capitalizzazione finale è stata di 16,001 miliardi e a Cnh Industrial, altra quotata del Nord Ovest che fa capo alla holding della famiglia Agnelli-Elkann-Nasi. Quinta classificata, Cnh Industrial ha evidenziato la capitalizzazione di 14,206 miliardi.
Completano la top ten 2020 delle quotate che fanno riferimento al Nord Ovest, per diverse ragioni, Diasorin sesta (9,5 miliardi), Italgas settima (4,202 miliardi), Buzzi Unicem ottava (3,755 miliardi), Reply nona (3,608 miliardi) e Erg decima (3,514 miliardi).
Il secondo gruppo, quello delle società piazzate tra l'undicesimo posto e il ventesimo, è formato da Astm (gruppo Gavio), undicesima con capitalizzazione di 2,880 miliardi all'ultima seduta di dicembre 2020; Iren dodicesima con 2,768 miliardi, Autogrill tredicesima con 1,393 miliardi, Juventus (gruppo Exor) quattordicesima con 1,093 miliardi e quindicesima Tinexta con 1,001 miliardi. Proprio Tinexta, che ha al vertice i torinesi Enrico Salza (presidente) e Pier Andrea Chevallard (amministratore delegato) è l'ultima del “nostro” listino con un valore borsistico superiore al miliardo.
Sedicesima è finita la spezzina Sanlorenzo del torinese Massimo Perotti con 572,7 milioni di euro, diciasettesima la Cir dei fratelli De Benedetti, figli di Carlo, con 569,5 milioni, diciottesima la Guala Closures di Spinetta Marengo con 511,2 milioni, diciannovesima Dea Capital, che fa capo alla novarese De Agostini della famiglia Boroli-Drago, con 303,3 milioni e ventesima la Rcs Media Group (296,2 milioni), presieduta e guidata da Urbano Cairo, il quale ne possiede la maggioranza atgtraverso la sua Cairo Communication. In dicembre, la Sanlorenzo ha sorpassato la Cir e Dea Capital ha scavalcato Rcs Media Group.
Ed ecco le posizioni delle altre quotate del Nord Ovest, per capitalizzazione al 30 dicembre 2020: 21.ma Basicnet (253,9 milioni), 22.ma Cairo Communication (170,5 milioni), 23.ma Prima Industrie (145,4 milioni), 24.ma Sogefi (142,4 milioni), 25.ma Orsero (111,2 milioni), 26.ma Banca Intermobiliare (76,4), 27.ma Pininfarina (63,4 milioni), 28.ma Pattern (54,8milioni), 29.ma Eviso (48,9 milioni), 30.ma Osai Automation Sistem (44,6 milioni).
31,ma Centrale del Latte d'Italia (35,5 milioni); 32.ma Ediliziacrobatica (34,5 milioni), 33.ma Renergetica (31,5 milioni), 34.ma Borgosesia (30,7 milioni); 35.ma Cover50 (29,8 milioni); 36.ma Italia Independent (16,7 milioni); 37.ma Fos (16,6 milioni), 38.ma Matica Fintec (14,5 milioni): 39.ma Conafi (9,2 milioni); 40.ma Fidia (7,5 milioni); 41.ma Biancamano (6,4 milioni), 42.ma Visibilia Editore (2,8 milioni), 43.ma Ki Group (1,9 milioni).

Commercio elettronico aumentato del 50%

 L'Istat stima che nel novembre scorso le vendite al dettaglio in Italia siano diminuite, rispetto a ottobre, del 6,9% in valore e del 7,4% in volume. Questo il risultato in seguito alla crescita delle vendite dei beni alimentari (+1% in valore e in volume) mentre le vendite dei beni non alimentari sono scese sia in valore sia in volume, rispettivamente del 13,2% e del 13,5%. Su base tendenziale, a novembre, le vendite al dettaglio diminuiscono dell’8,1% in valore e dell’8,4% in volume. A determinare il segno negativo sono le vendite dei beni non alimentari, in deciso calo (-15,1% in valore e in volume), mentre le vendite dei beni alimentari sono in aumento (+2,2% in valore e +0,7% in volume).
Per quanto riguarda i beni non alimentari, si registrano variazioni tendenziali negative per quasi tutti i gruppi di prodotti a eccezione di dotazioni per l’informatica, telecomunicazioni, telefonia (+28,7%) e utensileria per la casa e ferramenta (+2,%). Le flessioni più marcate si evidenziano, invece, per calzature, articoli in cuoio e da viaggio (-45,8%) e abbigliamento e pellicceria (-37,7%).
Rispetto a novembre 2019, il valore delle vendite al dettaglio diminuisce sia per la grande distribuzione (-8,3%) sia per le imprese operanti su piccole superfici (-12,5%). Le vendite al di fuori dei negozi calano del 14,3% mentre il commercio elettronico è in forte aumento (+50,2%).

Moda, 30 miliardi in fumo per pandemia

Il settore moda sta pagando pesantemente gli effetti della crisi pandemica. Le stime più recenti indicano per il 2020 un crollo di oltre il 30% del fatturato complessivo del comparto tessile, abbigliamento, pelle, cuoio, calzature e accessori. Almeno 30 miliardi andati in fumo, con picchi aziendali che arrivano ad accusare riduzioni del giro d’affari di oltre il 50%. E si tratta di un settore costituito in larga parte da artigianato e pmi, con una filiera complessa e articolata su tutte le fasi produttive e distributive.
Più che di annus horribilis, possiamo parlare di anno cancellato – ha detto Marco Landi, il presidente nazionale di Cna Federmoda – considerando che per la stagione autunno-inverno 2020.2021 la campagna vendite sì è conclusa a fine febbraio quando solitamente va da gennaio a metà aprile. Al contempo i negozi erano chiusi con la merce della primavera-estate da vendere, condizione poi che si è riproposta con l’autunno e inverno cancellando di fatto la gran parte delle vendite al dettaglio stagionali”.
Le imprese produttrici hanno avviato poi la campagna commerciale per la primavera-estate 2021 verso operatori della distribuzione in grande difficoltà economica a causa delle mancate vendite durante il 2020 e spesso non in condizione di pagare la merce consegnata dalla produzione, una campagna vendite conclusasi con cali che sono andati dal 30% al 50%.
L’anno nuovo inizia quindi con scarsi ordini da portare in produzione e con la campagna vendite autunno-inverno 2021/2022 posticipata di un mese e mezzo, compromettendo quindi le prossime produzioni del 2021. Lo spostamento o cancellazione degli eventi fieristici in Italia e all’estero e delle manifestazioni in generale dedicate alla presentazione delle collezioni fanno prevedere una forte ripercussione sulle produzioni tra giugno e ottobre 2021 con una ulteriore perdita dal 30% al 50%.
Il settore ha necessità di interventi urgenti e di sistema al fine di tamponare una emorragia in termini occupazionali e di tenuta delle imprese. Cna Federmoda chiede misure per tutta la filiera moda (tessile, abbigliamento, pelle, cuoio, calzature e accessori). Nel dettaglio: contributi a fondo perduto per compensare la forte contrazione dell’attività nel 2020 rispetto al 2019; impegno del Governo a garantire adeguate e tempestive risorse al fondo bilaterale Fsba per fronte alle necessità di sostegno al reddito per i lavoratori delle imprese, prolungamento dei contratti a termine senza causale. In ottica poi di rilancio e sostegno delle imprese italiane sui mercati internazionali occorrono strumenti agevolativi e risorse per favorire la digitalizzazione, l’introduzione di nuove competenze professionali e gli investimenti in innovazione tecnologica.