Domande di sussidio di disoccupazione 12.500 presentate a marzo dal Nord Ovest

Oltre 12.500. Tante sono state le richieste del sussidio di disoccupazione (Naspi) presentate all'Inps, a marzo, nelle tre regioni del Nord Ovest. In particolare, l'Inps ne ha ricevute 8.561 dal Piemonte, 2.661 dalla Liguria e 1.320 dalla Valle d'Aosta. Così, il numero delle domande del primo trimestre è risultato superiore a 40.000 (per la precisione, il totale è stato di 40.170). Dal primo giorno di gennaio all'ultimo di marzo, l'Inps ha censito 28.716 domande di Naspi in Piemonte, 9.545 in Liguria e 1.909 in Valle d'Aosta ( in tutta l'Italia sono state 430.065).

Nell'intero 2019, l'Inps ha ricevuto 116.994 richieste di Naspi dal Piemonte, 54.037 dalla Liguria e 7.473 dalla Valle d'Aosta (2.042.926 dall'intero Paese).

"Perderemo centomila imprese artigiane"

“In questi due mesi e mezzo di lockdown, molti artigiani, senza alcun sostegno al reddito, sono andati in difficoltà e non sono stati pochi coloro che hanno ipotizzato di gettare la spugna e di chiudere definitivamente la saracinesca. Dopo una settimana dalla riapertura totale, invece, lo stato d’animo di tanti piccoli imprenditori è cambiato: c’è voglia di lottare, di resistere, di risollevare le sorti economiche della propria attività. Purtroppo, però, non tutti ce la faranno a sopravvivere e non è da escludere che entro la fine dell’anno lo stock complessivo delle imprese artigiane presente nel Paese si riduca di quasi 100 mila unità, con una perdita di almeno 300 mila posti di lavoro”.

Lo ha denunciato Paolo Zabeo, coordinatore dell'Ufficio studi della Cgia, l'associazione degli artigiani e delle piccole imprese di Mestre, ricordando che già nei primi tre mesi di quest’anno, l'artigianato italiano ha perso 10.902 imprese, un dato negativo, tuttavia in linea con quanto registrato nello stesso arco temporale dei tre anni precedenti. Il peggio, segnala la Cgia, dovrebbe purtroppo sopraggiungere nei prossimi mesi, quando l’effetto economico negativo del Covid-19 si farà sentire con maggiore intensità.

La crisi, comunque, viene da lontano, perché negli ultimi 11 anni sono state perse quasi 200 mila aziende artigiane e, al 31 marzo 2020, quelle attive sono risultate 1.275.970. Le tre regioni del Nord Ovest ne hanno perse, complessivamente, oltre 25.000: in particolare, 20.673 il Piemonte, che a fine 2009 ne contava 136.015 e sono scese a 115.342 (-15,2%), 3.715 la Liguria, dove sono passate da 46.724 a 43.001 (-8%) e 650 la Valle d'Aosta, dove sono calate da 4.243 a 3.593 (-15,3%).

A preoccupare, non è solo la mancanza di credito che attanaglia gli artigiani e, in generale, tutte le Pmi, ma anche la previsione dei consumi delle famiglie italiane per l’anno in corso. In termini assoluti, il crollo degli acquisti rispetto al 2019 sarà di circa 75 miliardi di euro e a farne le spese saranno soprattutto gli artigiani, i piccoli commercianti e i lavoratori autonomi. Insomma, i fatturati di queste piccole attività sono destinati a cadere rovinosamente, trascinando verso la chiusura definitiva tantissimi negozi di vicinato. Tutto questo comporterà un problema occupazionale non di poco conto, ma anche un forte abbassamento della qualità della vita. Quando chiudono le botteghe e i piccoli negozi le aree urbane si impoveriscono e diventano terreno fertile per la diffusione del degrado, dell’abbandono e della microcriminalità.

Sempre più ligure il comando di Banca Ifis Il controllo a Ernesto Furstenberg Fassio

Sempre più ligure il comando di Banca Ifis. Il genovese Ernesto Furstenberg Fassio, infatti, è il nuovo socio di controllo della banca fondata dal padre Sebastien Egon von Furstenberg, figlio di Tassillo e di Clara Agnelli, sorella del famoso Avvocato. Il 22 maggio, Sebastien Egon von Furstenberg ha trasferito al figlio Ernesto, nato sotto la Lanterna nel 1981, la nuda proprietà di 1.130.682 azioni ordinarie di La Scogliera, rappresentative di circa il 51% del capitale della società, che possiede il 50,5% di Banca Ifis, della quale è amministratore lo spezzino Luciano Colombini (classe 1955)

Sebastien Egon von Fürstenberg, presidente del La Scogliera e di Banca Ifis, ha dichiarato: “Ritengo che il momento del passaggio generazionale all’interno di soggetti portatori di interessi molteplici, quali sono le banche e relative controllanti, debba essere affrontato per tempo, quando le persone con più esperienza hanno, come il sottoscritto, ancora voglia e energie per apportarvi valore, affiancando coloro che ne saranno il futuro. Ho fondato Banca Ifis nel 1983, supportandone lo sviluppo e la crescita che la caratterizza e che ha permesso, negli ultimi 25 anni, l’incremento del patrimonio netto di circa 1,5 miliardi di euro e la distribuzione di dividendi pari a circa 0,4 miliardi. La certezza degli assetti proprietari nel domani e dopodomani della banca, oggi implementata, consentirà di raggiungere nuovi successi, cogliendo le sfide della modernità e affiancando competenze nuove e dinamiche alle basi della tradizione familiare. Intendo, peraltro, continuare a dare il mio apporto alla banca in tutte queste nuove sfide.”

A sua volta, Ernesto Fürstenberg Fassio, amministratore delegato de La Scogliera e di Banca Ifis, ha commentato: “L’esperienza acquisita in questi anni come ad de La Scogliera mi ha permesso di apprezzare l’importanza di assetti proprietari stabili. La volontà di mio padre di continuare a seguire le attività della holding e di Banca Ifis, garantendo al tempo stesso un graduale ricambio generazionale volto ad affrontare con incisività le sfide del futuro, è la dimostrazione di un pieno impegno della nostra famiglia rispetto allo sviluppo dell’istituto”.

Banca Ifis, 26 uffici commerciali, 1.740 dipendenti, centomila aziende clienti, ha chiuso il 2019 con un utile netto di 123,1 milioni e con un patrimonio netto di 1,54 miliardi.

Il gran filotto del torinese Mario Busso

Mario Busso
Filotto. In 15 giorni, il torinese Mario Busso, ha ricevuto tre incarichi professionali di rilevanza nazionale: è stato eletto presidente del collegio sindacale di Terna e sindaco sia di Avio che della Fondazione Compagnia di San Paolo. Nomine che si sono aggiunte a quelle di presidente del collegio sindacale di Cepav1 (Consorzio Eni Alta Velocità), Cepav2, International Energy Services; presidente del collegio dei revisori della Fondazione Renzo Giubergia, sindaco effettivo di Liftt, Way, Fondazione Italia per il dono e, fra l'altro, vice presidente dell'Andoc, l'associazione nazionale dei dottori commercialisti.

Nato sotto la Mole nel '51, Mario Busso, laurea in Economia e commercio e master in Business administration, commercialista, ha iniziato la carriera all'International National Bank (Usa); ha poi lavorato, a lungo, in Kpmg, Arthur Andersen e Deloitte & Toouche. E' stato anche presidente del collegio dei revisori dello Ior e del collegio sindacale di Saipem e di Ersel Sim, oltre che consigliere di amministrazione di Fca Bank.

Indipendente, strenuo fautore del merito, che vorrebbe sempre più diffuso anche in Italia, Mario Busso ha elogiato non poco il metodo matriciale personale che Francesco Profumo, presidente della Compagnia di San Paolo e dell'Acri, ha adottato per la scelta dei candidati al Comitato di gestione della fondazione torinese e, naturalmente, dei sindaci.

I cinque fattori del successo di Firstonline

Oggi, 23 maggio 2020, Firstonline compie nove anni. La sua missione è stata chiara e controcorrente fin dalla nascita: produrre buona informazione nella giungla della Rete. Da allora ha moltiplicato visite e utenti unici, fino a diventare il quinto sito italiano di economia e finanza, senza perdere di vista l’equilibrio di bilancio. Firstonline, fondato da Ernesto Auci e Franco Locatelli, che lo dirige, è un giornale web in salute, con i conti in ordine e con una crescita continua dell’audience. Nell’ultimo mese ha registrato oltre 5,5 milioni di viste aggregate e oltre 2 milioni di utenti unici.

Auci e Locatelli dicono: “nove anni fa, nessuno poteva giurare che saremmo cresciuti andando controcorrente e vincendo la vera sfida che è all’origine della nostra scommessa: fare ogni giorno del buon giornalismo, nella giungla della Rete e contro la pioggia delle fake news. E’ questo che ci rende orgogliosi, ancor più dei numeri del conto economico e dell’audience”.

L’identità che Firstonline ha acquisito e che ne fa una testata chiaramente riconoscibile e fuori dal coro nel panorama del giornalismo web si fonda su pochi ingredienti, ma chiari: 1) l’indipendenza dal potere economico e politico e dalle tante lobbies e corporazioni che zavorrano la società italiana; 2) l’affidabilità, che evita a ogni lettore di perdere tempo nel chiedersi se quanto pubblicato è vero o no, perché ogni notizia è rigorosamente controllata; 3) la competenza professionale con la quale vengono affrontati i temi economici, finanziari, industriali, sociali, politici e culturali che caratterizzano la testata; 4) la qualità, che si esprime sia nella scelta e nella selezione dei temi, secondo una precisa gerarchia delle informazioni, sia nel modo e nella chiarezza espressiva con cui vengono confezionati testi e titoli; 5) la creatività, che punta a offrire un prodotto giornalistico che unisce rigore a fantasia e che cerca di non essere mai banale, ma il più possibile imprevedibile e inconfondibile senza diventare stravagante.

Crisi dei servizi professionali alle imprese a rischio quasi 90.000 posti di lavoro

Il settore dei servizi professionali alle imprese, costituito prevalentemente dalla consulenza aziendale e dalle attività finanziarie, a causa della crisi da Covid-19 e del conseguente lockdown di questi mesi, rischia di perdere, nel 2020 valore aggiunto per quasi 4 miliardi di euro con la scomparsa di circa 30mila imprese (20mila solo nella consulenza aziendale) e quasi 90mila posti di lavoro. Questo, sia per gli effetti diretti derivanti dall’obbligo di sospensione dell’attività, sia per quelli indiretti, ovvero il crollo – in alcuni casi un vero e proprio azzeramento - del volume di affari patito dalle imprese, che hanno potuto proseguire l’attività.

Questi, in sintesi, i principali risultati che emergono da un focus di approfondimento sugli effetti del Covid-19 realizzato da Asseprim-Confcommercio, Federazione dei servizi professionali, in collaborazione con Format Research. Come dimostrano i numeri, questa crisi ha colpito molto duro anche il nostro comparto” ha detto il presidente di Asseprim-Confcommercio, Umberto Bellini richiamando l’attenzione sulle conseguenze che possono derivare dalla crisi di un settore che assicura oltre 2,5 milioni di posti di lavoro.

In Italia, secondo l’indagine, su 3,3 milioni di imprese del terziario, 767mila (il 23%) operano nei servizi professionali alle imprese. La consulenza aziendale (56 mila imprese) è l’ambito più rappresentato. Importante anche la rappresentanza delle attività finanziarie (oltre100 mila) e delle imprese di comunicazione e marketing (74mila). Completano il comparto le imprese del settore audiovisivo, delle risorse umane, delle ricerche di mercato.

Le imprese che operano nelle ricerche di mercato, attività di pubblicità, comunicazione ed eventi, produzione audiovisiva sono state costrette a chiudere, ripiegando solo, quando possibile, a canali alternativi quali lo smart working. Altre hanno potuto proseguire la propria attività (imprese finanziarie, editoria, gran parte della consulenza aziendale); ma tutte le imprese del settore hanno patito, in ogni caso. gli effetti del periodo di stop comandato nei mesi di marzo e aprile.

Le imprese dei servizi professionali assicurano un posto di lavoro a oltre 2,5 milioni di persone, che costituiscono il 23% della totalità degli addetti delle imprese del commercio, del turismo e dei servizi. L’occupazione si distribuisce su tutto il territorio nazionale ,con una maggiore incidenza nelle regioni del Nord-Ovest, che fanno registrare il 29% del totale dei lavoratori del terziario.

Borsa: Diasorin oltre il muro dei 200 euro nell'ultima settimana 22 quotate in rialzo

Diasorin, un razzo. Oggi, 22 maggio, l'azione della multinazionale della diagnostica con sede a Saluggia e controllata da Gustavo Denegri, che la guida insieme a Carlo Rosa, secondo socio, ha superato i 200 euro, chiudendo le negoziazioni a 202,8 euro. Prezzo mai raggiunto prima e che corrisponde alla capitalizzazione di 11,346 miliardi. Grazie all'incremento del 6,23%, il più elevato fra le blue chip della Borsa Italiana e il settimo tra tutte le quotate.

Nella stessa seduta, quando l'indice Fste Mib è risalito a 17.316 punti (+1,34% rispetto a ieri), il titolo Visibilia Editore della cuneese Daniela Santanchè ha perso un altro 2,93%, terminando così a 0,199 euro, che rappresenta il nuovi minimo storico.

Nell'ultima seduta borsistica della settimana, 22 delle 44 quotate che fanno riferimento al Nord Ovest hanno fatto registrare un prezzo superiore a quello di venerdì scorso. Tra queste anche le blue chip Buzzi Unicem, Exor, Ferrari, Fca e Intesa Sanpaolo, la banca che ha come principale azionista la Fondazione Compagnia di San Paolo. Invece, le altre tre società del Nord Ovest che fanno parte del listino Ftse Mib, cioè Cnh Industrial, Italgas e Ubi Banca, hanno evidenziato un ribasso rispetto a sette giorni prima.

Tra le big che hanno subito un calo rispetto all'ultima seduta della settimana precedente figurano Cairo Communication, Erg, Guala Closures, Juventus, Sogefi e Tinexta. Al contrario, hanno fatto segnare recuperi, anche significvativi, fra le altre, Astm, Basicnet, Rcs MediaGroup, Reply e Sanlorenzo.

Comunque, i prezzi di tutte le quotate del Nord Ovest registrati negli ultimi tre venerdì si possono leggere sulla destra di questa pagina.

Chi è arrivato pronto allo smart working Le videochiamate di Banca del Piemonte

Excelsior, il sistema informativo di Unioncamere, ha rilevato che, in epoca di lockdown conseguente al Covid-19, in Italia, alla prova dello smart working, una impresa su quattro è arrivata preparata, almeno in parte, avendo investito nell'adozione di questo sistema, per innovare il proprio modello organizzativo aziendale, già al 2015. Non solo: la tendenza in crescita progressiva (ancora nel 2018 la quota era del 23,5%) e appare destinata a conoscere un'ulteriore impennata nel prossimo futuro. Lo si legge sul sito della Banca del Piemonte, lo storico, solido e sempre innovativo istituto della famiglia Venesio.

Non tutti i settori, ovviamente, si sono potuti adattare all’introduzione del lavoro agile nella stessa maniera. L’ambito più ricettivo è risultato quello delle public utilities (luce, acqua, gas) in cui il 34,7% delle imprese ha dichiarato di aver investito in smart working; seguono quelli dei servizi (25,5%), l’industria (22,5%) e, fanalino di coda, come facilmente immaginabile, le costruzioni (19,9%).

All’interno del mondo dei servizi, hanno investito in smart working il 50,9% delle imprese di servizi informatici e delle telecomunicazioni, il 48,8% delle imprese di servizi finanziari e assicurativi e il 40,3% dei servizi avanzati di supporto alle imprese. A questa modalità di lavoro a distanza, invece, hanno guardato solo il 15,7% delle imprese dei servizi culturali, sportivi e altri servizi alle persone e il 17,9% dei servizi di alloggio, ristorazione e servizi turistici.

A fare la differenza, però, è soprattutto è la classe dimensionale delle imprese. L’innovazione del lavoro agile, infatti, riguarda il 53,1% delle aziende con più di 500 dipendenti, il 50,3% tra i 250 e i 499 dipendenti e il 41,8% tra i 50 e i 249 dipendenti. La percentuale scende per le imprese più piccole. Infatti, si notano investimenti in smart working solo per il 31,1% delle imprese tra i 10 e i 49 dipendenti e per il 21,3% di quelle con meno di dieci dipendenti.

Lo smart working, comunque, è solo una delle possibili modalità organizzative e dei nuovi modelli di business messi a disposizione dalla trasformazione digitale. Excelsior, infatti, mostra che, nel 2019, ben il 36,9% delle imprese ha dichiarato di aver investito in attività di digital marketing (contro il 35,4% del 2018) Al primo posto è emerso il settore dei servizi (39,3%), al secondo quello delle public utilities con il 37,3%; poi, con il 31,2%, il settore dell'industria e quello delle costruzioni con il 25,5%. Dal punto di vista territoriale, si nota una sostanziale omogeneità tra tutte le aree del Paese: 37,5% il Nord Est, 37,3% il Sud e le Isole, 36,9% il Nord Ovest e 35,8% il Centro.

Le imprese più grandi hanno un tasso maggiore di investimenti in digital marketing: l’innovazione riguarda infatti il 70,5% delle aziende con più di 500 dipendenti, il 68,3% tra i 250 e i 499 dipendenti, il 58,5% tra i 50 e i 249 dipendenti. La percentuale scende per le imprese più piccole. Infatti, sui canali di promozione e vendita online hanno puntato il 44% delle imprese tra i 10 e i 49 dipendenti e il 33% di quelle con meno di dieci dipendenti.

A proposito di innovazione e di costante cura dei clienti, la Banca del Piemonte ha anche attivato il servizio di videochiamata di Microsoft Teams. Così, il cliente, in videochiamata con il proprio gestore, può parlare di progetti da realizzare, dell’andamento degli investimenti, di eventuali esigenze sorte in questi mesi, rimanendo a casa o in ufficio, nel totale rispetto della privacy, esattamente come se si trovasse in Banca.

L’attivazione del servizio di videochiamata prevede questi semplici passi: basta scrivere o telefonare alla filiale o al gestore per chiedere un appuntamento su Microsoft Teams, controlla la mail sulla quale arriverà l’invito per partecipare alla videochiamata; poi, alcuni minuti prima dell’orario dell’appuntamento, cliccare sul link ricevuto e dallo smartphone, tablet o pc si potrà dialogare in diretta e guardandosi in faccia.

Genova, dopo la riqualificazione di Begato Toti promette quella delle Lavatrici di Pra'

Presentato il progetto esecutivo per la riqualificazione del tanto discusso quartiere genovese Diamante di Begato, sottoscritto il contratto di appalto e consegnata l’area alla ditta Patriarca Group e F.lli Caschetto, vincitrice della gara per la demolizione della Diga rossa e della Diga bianca e per la successiva rigenerazione della zona. “Ora si partirà con le demolizioni e, poi, con i lavori di riqualificazione – ha spiegato il presidente di Regione Liguria ,Giovanni Toti – Ma guardiamo già avanti: faremo lo stesso con il complesso delle Lavatrici’ di Pra' ”.
Per Begato, il cronoprogramma prevede l’avvio dei lavori a giugno e le prime demolizioni a settembre, a partire dalla Diga bianca. La conclusione delle operazioni è prevista a dicembre 2021.
Dopo, si passerà alla fase 3, quella della rigenerazione del quartiere: previsto il recupero di 37 alloggi e un primo lotto di 50 nuovi a elevata efficienza energetica dotati di strumentazioni avanzate e di domotica. Si tratta di moduli abitativi strutturalmente innovativi. È inoltre allo studio la realizzazione di 150 nuovi alloggi mediante partenariato pubblico/privato.
L'intero quartiere di Begato è composto da 1.444 alloggi, di cui 520 nei due complessi delle "Dighe". Le demolizioni delle strutture riguardano 486 appartamenti. La fase 1, invece, è quella che ha visto, dal 1° luglio 2019 al 20 maggio di quest’anno, i traslochi di 374 nuclei familiari residenti a Begato, per un totale di 776 persone, che hanno ricevuto appartamenti rinnovati in diverse zone di Genova. Parallelamente, nel 2019, sono stati recuperati 630 alloggi, in diverse posizioni della città, con un investimento di 17,190 milioni, di cui 4,520 stanziati dalla Regione Liguria, proprio per permettere la ricollocazione delle famiglie di Begato e un contestuale recupero del patrimonio di Arte. Per quanto riguarda la rigenerazione del quartiere, la Regione Liguria destinerà 7,5 milioni.
Il bando per l’affidamento dei lavori di demolizione delle Diga (5,5 milioni di euro) era stato pubblicato nel gennaio scorso. Oltre alla demolizione delle due Dighe, il progetto prevede la realizzazione di interventi per migliorare la vivibilità del quartiere, la riqualificazione delle aree esterne e dei servizi ludico-ricreativi, con realizzazione di strutture sportive (campo di calcetto e pista di pattinaggio).
“Demolire la Diga di Begato è argomento di cui Genova ha dibattuto per trent’anni senza mai concretizzare nessun tipo di azione – ha detto il sindaco di Genova, Marco Bucci - Noi siamo passati dal dire al fare. Abbiamo deciso di chiudere un’esperienza che ha creato enormi problemi sociali e un’infinità di problemi strutturali. Si è tollerato l’intollerabile, costringendo le persone a vivere in un contesto architettonico avvilente con problemi continui alle abitazioni, aggiungendo disagio al disagio. Genova volta pagina. Il quartiere Diamante, tra qualche tempo, avrà tutto un altro aspetto e potrà davvero splendere”.

Già quasi 1,2 milioni le famiglie italiane che hanno chiesto la moratoria sui prestiti e oltre 1 milione le domande delle imprese

L'Abi, l'associazione italiana delle banche, ha reso noto che le nuove moratorie su prestiti, promosse in accordo con le associazioni di categoria e scaturite dalla legge, ammontano a 2,3 milioni, per finanziamenti complessivi di 240 miliardi di euro. Oltre un milione sono le richieste di moratoria avanzate da imprese e quasi 1,2 milioni da famiglie. “Tutto questo lavoro impegna le banche in questa fase emergenziale e, in termini di importi, ha prodotto l'accoglimento dell'80% delle domande di moratorie, solo l'uno per cento di non accoglimento, mentre il 19% è in corso di esame” ha sottolineato l'Abi, aggiungendo che “a questo colossale impegno delle banche e dei bancari, che si aggiunge alle consuete attività, svolte nell'emergenza del coronavirus, si assommano anche le domande di nuova liquidità”.

Le domande di nuovi prestiti inviate dalle banche al Fondo di garanzia, al 21 maggio, sono cresciute a 329mila (+ 2mila sul giorno precedente) con richieste di finanziamenti per circa 15 miliardi (oltre un miliardo in più rispetto al giorno prima). In particolare, quelle fino a 25 mila euro sono cresciute a 295 mila, per oltre 6 miliardi di euro.

Crollato il mercato dei veicoli commerciali in aprile le vendite diminuite del 90%

Colpito dal Covid-19, il mercato italiano dei veicoli commerciali, dopo essersi contratto del 71% a marzo ha perso, in aprile, addirittura il 90% rispetto allo stesso mese dello scorso anno. In aprile, infatti, le immatricolazioni di autocarri leggeri, con peso totale a terra (ptt) fino a 3,5 tonnellate, sono state 1.606, quasi 14.000 in meno delle 15.555 dello stesso mese 2019. Così, il primo quadrimestre, archivia 34.478 immatricolazioni rispetto alle 61.645 dello stesso periodo dello scorso anno, in calo del 44%.

Il mercato dei veicoli commerciali è un indicatore significativo dell'andamento dell'economia, perché questi mezzi sono utilizzati soprattutto da commercianti, artigiani, ambulanti, piccoli trasportatori, pizzerie e, sempre di più, anche da produttori di cibo d'asporto. Nel 2019, nel nostro Paese sono state circa 188 mila le immatricolazioni di veicoli commerciali (+3,5%, rispetto al 2019). L’Italia, in termini di volumi, si conferma al quinto posto nel mercato eurorope dietro a Francia (478 mila), Regno Unito (366 mila), Germania (circa 305 mila) e Spagna (215 mila). L’andamento del mercato e l’export hanno contribuito a mantenere alta la produzione domestica di veicoli commerciali leggeri, un comparto che impiega migliaia di persone e genera una bilancia commerciale positiva. Fra l'altro, l’Italia rappresenta un sito produttivo di veicoli commerciali molto importante, con gli insediamenti storici di Fiat Professional (rinnovato l’accordo con Psa sul sito produttivo di Sevel Sud fino al 2023), Iveco e Piaggio. Nel 2019 sono usciti dagli stabilimenti italiani oltre 312mila veicoli commerciali leggeri (-3,8% sui volumi prodotti nel 2018), con una media di 289mila nel periodo 2010-2019, contro una media di 265mila nel decennio precedente 2000-2009 (il 2009 rappresentò, invece, il picco negativo della crisi per il settore, con sole 158 mila unità prodotte).

Fiat Ducato e Iveco Daily si confermano come modelli di punta dell’industria nazionale, che sono anche tra i modelli più venduti da sempre nel nostro Paese (rappresentano, rispettivamente, il 10% e il 6,7% delle nuove immatricolazioni) e che sono offerti con un’ampia gamma di versioni e di alimentazioni, in particolare le versioni a gas naturale e biogas, un'alternativa pulita e sostenibile al diesel, in grado di ridurre notevolmente le emissioni di CO2 fino al 95% con l'uso del biometano. Oltre l’80% della produzione italiana è destinato ai mercati esteri, in particolare Germania, Francia, UK, Polonia e Spagna, che insieme rappresentano il 75% dell’export. Nell’ultimo triennio 2017-2019 sono stati esportati ogni anno, in media, 272mila veicoli commerciali. Il modello best seller della produzione nazionale è il “Ducato”, nato nel 1981 nello Stabilimento Sevel Sud della Val di Sangro (il più grande stabilimento di veicoli commerciali leggeri d'Europa). Leader in Europa per il quinto anno consecutivo, primo per vendite in 12 Paesi, continua ininterrotta la lunga serie di premi internazionali. Fra l'altro, Fiat Professional Ducato continua a dominare il mercato europeo con la maggioranza assoluta di autocaravan realizzati su questa base, tanto da essere stato scelto negli ultimi dieci anni da oltre 500mila famiglie in Europa come base per i loro camper. In un contesto economico e sociale sempre più orientato alla mobilità sostenibile, si inserisce il Ducato Electric, il primo modello full electric di Fiat Professional, progettato e sviluppato con i più avanzati standard qualitativi del gruppo Fca.

Anche il Daily, modello di punta di Iveco, nato nel 1978, offre da oltre quarant’anni la sua affidabilità, un successo riconosciuto al suo 40° anniversario, con la vittoria del titolo di International “Van of the year” nel 2018. Lo stabilimento di Suzzara è in grado di produrre una gamma molto ampia di Daily, che conta ben 11mila varianti.

Altro modello precursore assoluto della mobilità green è il modello Piaggio Porter Electric Power, il veicolo commerciale 100% ecologico che da oltre 20 anni soddisfa le esigenze di mobilità più disparate garantendo un eccezionale risparmio su tutti i costi di gestione. Ideale per ogni tipo di trasporto, la sua trazione interamente elettrica a emissioni zero, lo rende particolarmente adatto alla circolazione nei centri storici. Porter Electric Power assicura eccellenti performance sia in termini di autonomia (fino a 110 Km) che per quanto riguarda i tempi di ricarica delle batterie realizzate in piombo gel (solo 8 ore oppure 2 ore in modalità ricarica rapida per urgenze).

Bando da 4 milioni della Regione Liguria per le attività formative a distanza

Un bando da 4 milioni di euro (dal Fondo sociale europeo) per realizzare attività formative a distanza, a supporto di aziende e lavoratori, in modo da agevolare il più possibile la riapertura delle attività economiche in piena sicurezza. Lo ha approvato la Giunta della Regione Liguria, su proposta dell’assessore alla Formazione, Ilaria Cavo, quale risposta alle problematiche emerse a seguito alla pandemia, in relazione alla necessità di modificare l’organizzazione del lavoro e, al contempo, di acquisire nuove competenze. Si stima il coinvolgimento di almeno 4mila persone.

Destinatari del bando sono lavoratori occupati o in regime di cassa integrazione, residenti o domiciliati in Liguria, a cui saranno erogati ‘voucher formativi’ da utilizzare per la formazione a distanza da parte degli enti di formazione, che potranno aderire all’iniziativa attraverso una ‘manifestazione di interesse’. Al lavoratore verrà consegnata una sorta di buono formativo di partecipazione; il voucher sarà erogato all’ente di formazione sulla base degli allievi che avranno concluso positivamente il percorso.

È stato definito un catalogo dell’offerta formativa diviso in tre sezioni: guida rapida per la ripresa, lezioni smart per la ripresa, orientamento e certificazione delle competenze. Ciascuna sezione prevede corsi brevi, relativi a materie trasversali o specifiche, fruibili a distanza, in modo personalizzato, per acquisire competenze, conoscenze e abilità utili ad affrontare in sicurezza la riapertura delle attività e il ritorno al lavoro nella fase2.

Vengono considerati ‘occupati’: titolari e soci di micro, piccole, medie e grandi imprese con sede legale in Liguria e iscritte alla Camera di Commercio di competenza; lavoratori dipendenti di una sede operativa/unità produttiva localizzata nella regione; lavoratori autonomi e liberi professionisti con domicilio fiscale localizzato in Liguria, che esercitano l’attività sia in forma autonoma sia in forma associata.

First Capital supera il 5% della Orsero

First Capital, finanziaria di partecipazioni, è entrata nel gruppetto degli azionisti con più del 5% del capitale della Orsero di Albenga. Emerge dalle comunicazione della Consob, la quale ha precisato che First Capital possiede ora il 5,072% della Orsero, nella quale è entrata soltanto una decina di giorni fa con il 4,999%. Affianca così Global Portfolio (5,64%), Praude Asset Management (9,54%) e Grupo Fernandez (6,31%), alleato strategico della società ligure controllata dagli Orsero (Raffaella, Anna Chiara e Antonio) con Leonardo e Lorenzo Ighina e con Pierangelo Ottonello, i quali posseggono l'intero capitale della Fif Holding, la quale ha il 32,50% della Orsero.

Nel primo trimestre di quest'anno, il gruppo Orsero ha registrato ricavi per 240,946 milioni (223,218 milioni nello stesso periodo 2019), un ebitda di 9,492 milioni (6.839) e un utile netto di 1,772 milioni, a fronte della perdita di 1,518 milioni subita nel primo trimestre dell'anno scorso. Presieduta da Paolo Prudenziati, la società di Albenga vede alla guida Raffaella Orsero, vice presidente, amministratore delegato e direttore generale con Matteo Colombini, amministratore delegato e responsabile finanziario.

Torino avvia sperimentazione didattica per favorire studi di discipline scientifiche

Dai quartieri torinesi Aurora, Barriera di Milano e Lucento parte la sperimentazione di una didattica innovativa e diffusa, che si svolgerà nei musei, nelle università, nelle aziende, negli spazi aperti, oltre che in digitale. Si chiama Next-Land, è rivolto agli studenti delle scuole secondarie di primo grado ed è un percorso biennale sulle materie Stem, ovvero scienze, tecnologia, ingegneria e matematica, che coinvolgerà 1.000 studenti di sei scuole con laboratori e approfondimenti, dove le arti e le scienze saranno vissute in prima persona, con un approccio esperienziale.

Next-Land è nato in collaborazione con il Dipartimento di Filosofia e Scienze dell’Educazione dell’Università di Torino, il Politecnico di Torino, Infn Istituto di Fisica Nucleare, l’Università degli Studi Suor Orsola Benincasa, l’Unione Industriale e con la partecipazione dei musei cittadini Gam, Palazzo Madama, Mao Museo di Arte Orientale, Museo Egizio, Museo del Risparmio, Mufant, Ettore Fico, Ogr, Pav Parco Arte vivente, Museo Nazionale del Risorgimento Italiano.

Il progetto, ideato dall’associazione di promozione sociale Next-Level e sostenuto da Fondazione Vodafone Italia, Fondazione Compagnia di San Paolo, Fondazione Crt, Camera di Commercio di Torino, è riuscito a creare un circolo virtuoso di sostegni e accompagna i ragazzi fino alla scelta della scuola superiore, da settembre 2020 fino a dicembre 2021.

Spiega Caterina Corapi, presidente di Next-Level: “Convincere gli studenti e, in particolar modo, le ragazze, a proseguire gli studi approfondendo le discipline scientifiche è un’azione di sistema e per questo abbiamo messo insieme il meglio offerto dalla ricerca, dalla cultura, dall’imprenditoria e dalle scuole. I ragazzi di questi quartieri saranno seguiti dalla prima media fino alla scelta dell’indirizzo della scuola superiore e saranno accompagnati, con attività intensive di studio delle materie scientifiche, in azioni di orientamento e in supporto reciproco tra pari. Sarà la Fondazione Agnelli a valutare se il metodo di Next-Land funziona e se le scelte dei ragazzi si saranno orientate verso le materie scientifiche”.

Fondazione Crt – spiega il suo presidente, Giovanni Quaglia - sostiene ‘Next-Land’ perché è un progetto innovativo, dove formazione, cultura, tecnologia si incontrano, grazie al lavoro sinergico di scuole, università, musei. L’iniziativa rafforza la didattica curricolare ‘contaminando’ ambiti differenti, favorendo il coinvolgimento attivo dei ragazzi e delle famiglie, incoraggiando la sperimentazione di nuovi metodi di apprendimento, tanto più necessari in questa fase che ci costringe a reinventarci su diversi fronti e ad approdare su 'nuove terre”.

Guardarsi in uno specchio di Michelangelo Pistoletto e scoprire i segreti della fisica e della quarta dimensione, o andare a spasso per l’Europa napoleonica, misurando con il metro la circonferenza della Terra. Questo è il “metodo Next-Land”: laboratori co-progettati tra docenti, ricercatori, imprenditori e musei dall’anima fortemente pratica, che porteranno i ragazzi a vivere le esperienze dei professionisti e degli studenti che normalmente operano nei luoghi in cui si svolge l’attività, oltre ad approfondimenti in digitale. Il digitale è una caratteristica molto importante della didattica Next-Land perché ha permesso ai tutor di seguire i ragazzi anche in questa situazione di emergenza dettata dal Covid-19 e perché permetterà a tutte le scuole italiane di fare proprio il “metodo Next-Land” applicandolo alla propria didattica.

Straordinario boom di cassa integrazione Liguria quarta per maggiore incremento

Attesa, temuta, impressionante, l'esplosione della cassa integrazione, in aprile. Le ore autorizzate per i trattamenti di integrazione salariale, nel mese scorso, sono state, complessivamente, 772.298.874, il 2.953,5% in più rispetto ai 25.291.338 dell'aprile 2019. Lo ha comunicato l'Inps, precisando che in Piemonte sono state 70.503.108, mentre erano state 1.926.648 nell'aprile 2019 (l'incremento è del 3.559,4%), in Liguria 13.111.918 (+6.519,4%) e 1.382,865 in Valle d'Aosta, che, nell'aprile precedente, era rimasta a zero.

In particolare, le ore di cassa ordinaria sono state 68.565.374 in Piemonte (+5.556,9% rispetto all'aprile dell'anno scorso), in Liguria 12.022.387 (+15.449,5%) e 1.064.318 in Valle d'Aosta (zero nell'aprile 2019); quelle di cassa straordinaria 1.611.854 in Piemonte (+125,6%) e 251.378 in Liguria (+108,1%), mentre non c'è stato ricorso in Valle d'Aosta.

Di ore di cassa per solidarietà ne sono state autorizzate 67.747 in Piemonte (-84%), 78.652 in Liguria (+619,1%) e nessuna in Valle d'Aosta. L'incremento della Liguria è risultato il più alto di tutta l'Italia. Infine, la cassa in deroga: 325.880 le ore concesse in Piemonte, 838.153 in Liguria e 318.547 in Valle d'Aosta.

Come incremento di ore totali di cassa in aprile, la Liguria è al quarto posto in Italia, preceduta soltanto dal Friuli-Venezia Giulia (+7.677,7%), Abruzzo (+6.987%) e Lombardia (+6.829,9%).

Dalla Cdp un dividendo di 2,153 miliardi Le Fondazioni si spartiranno 343 milioni

L’Assemblea degli azionisti di Cassa Depositi e Prestiti Spa (Cdp) ha approvato il bilancio 2019, che presenta un utile netto di 2,736 miliardi di euro. Agli azionisti sarà distribuito un dividendo di 2,153. miliardi. Al ministero dell'Economia e delle Finanze (Mef), che possiede l'82,77% del capitale andranno, perciò, 1,782 miliardi, mentre le Fondazioni di origine bancaria, titolari del 15,93%, si spartiranno 343 milioni (il restante 1,3% è costituito da azioni proprie).

Nel 2019, la Cdp ha raccolto a 356 miliardi e, a livello di gruppo, ha mobilitato risorse per 34,6 miliardi, dando un contributo pari al 2,4% del Pil. Il suo patrimonio netto consolidato, al 31 dicembre, ammonta 36,1 miliardi di euro.

Presidente di Cdp è Giovanni Gorno Tempini, amministratore delegato e direttore generale Fabrizio Palermo. Del consiglio di amministrazione fa parte anche Matteo Melley, ex presidente della Fondazione Carispezia. Il piemontese Giovanni Quaglia, al vertice della Fondazione Crt e dell'Associazione delle fondazioni bancarie piemontesi, è presidente del Comitato di supporto degli azionisti di minoranza di Cdp, che ha fra i suoi componenti anche Francesco Profumo, presidente della Fondazione Compagnia di San Paolo. 

Proprio la Compagnia di San Paolo, che ha l'1,61% di Cdp, quest'anno, riceverà dalla sua partecipata un dividendo di 34,6 milioni, circa 2,3 milioni in più della Fondazione Crt, che ha in portafoglio l'1,50% della Cdp. Un dividendo minore delle due big torinesi riceveranno le altre fondazioni di origine bancaria del Nord Ovest, comunque titolari di quote della ricchissima e redditizia Cassa Depositi e Prestiti.

Sanlorenzo mira al controllo di Perini Navi

Sanlorenzo, la società ligure controllata e comandata dal torinese Massimo Perotti sta valutando l’eventuale ingresso nel capitale sociale di Perini Navi e, allo scopo, ha ottenuto da Fenix, società riferibile alla famiglia Tabacchi e da Lamberto Tacoli, il riconoscimento di un periodo di esclusiva per porre in essere le opportune verifiche. Perini Navi è attualmente posseduta dalla famiglia Tabacchi e da Lamberto Tacoli, nonché da Fabio Perini anche indirettamente. All’esito dell’operazione, ove realizzata, è previsto che Perini Navi sia partecipata in maggioranza da Sanlorenzo.

Perini Navi, cantiere fondato nel 1983 da Fabio Perini, è leader mondiale nella costruzione di imbarcazioni a vela oltre i 40 metri di lunghezza ed è sinonimo di eccellenza nel segmento delle unità a vela di alta gamma, così come Sanlorenzo lo è in quello degli yacht a motore. Segmenti, dimensioni di business e percorsi diversi, accomunati dagli stessi valori fondanti, rappresentati da un limitato numero di imbarcazioni prodotte ogni anno, dal design inimitabile, realizzate su misura con la massima qualità e destinate a una esperta e sofisticata clientela internazionale. Si tratterebbe quindi di un’operazione coerente con il modello di business di Sanlorenzo, che ha dimostrato e sta dimostrando la sua efficacia e permetterebbe a Sanlorenzo di ampliare il perimetro di attività e consolidare ulteriormente la propria presenza nel settore dei superyacht. Sanlorenzo leader, a livello mondiale, per numero di yacht di lunghezza superiore ai 30 metri. È l’unico player della nautica di lusso a competere in diversi segmenti con un unico marchio, producendo yacht e superyacht “su misura” personalizzati per ogni armatore.

La produzione di Sanlorenzo è articolata in quattro siti produttivi situati a La Spezia, Ameglia, Viareggio e Massa. Il gruppo impiega oltre 500 persone e collabora con una rete di 1.500 aziende artigiane qualificate. Nel 2019, i ricavi netti dalla vendita di nuovi yacht sono stati di 456 milioni di euro e l'utile netto di gruppo di 27 milioni.

Auto, perché tutti gli operatori chiedono incentivi immediati alla rottamazione

“Abbiamo accolto con sorpresa, delusione e, soprattutto, grande preoccupazione, la scelta del Governo, nel recente Decreto Rilancio, di limitarsi al rifinanziamento del fondo per l’acquisto di autoveicoli a basse emissioni. Si tratta di un intervento poco significativo per un’effettiva ripartenza del settore automotive nel nostro Paese”. Lo scrivono Anfia, Unrae e Federauto, le associazioni nazionali rappresentanti la filiera automobilistica italiane, ricordando che “i numeri che raccontano l’impatto dell’emergenza Covid-19 sul settore automotive sono sotto gli occhi di tutti: i livelli produttivi dell’intera filiera in Italia – già in calo da 20 mesi a fine febbraio 2020 – sono crollati del 21,6% nel primo trimestre dell’anno, periodo in cui gli autoveicoli prodotti risultano in diminuzione del 24% rispetto a gennaio-marzo 2019. Il lockdown ha provocato quasi un azzeramento del mercato auto italiano (-85,4% a marzo e -97,5% ad aprile). In pratica, nel bimestre marzo-aprile 2020 le immatricolazioni di auto si sono dimezzate rispetto allo stesso bimestre del 2019 (-51%, ovvero 361.000 immatricolazioni perse) e non è andata meglio per veicoli commerciali e industriali”.

Aggiungono: “La riapertura dei concessionari, lo scorso 4 maggio – peraltro con centinaia di migliaia di veicoli immobilizzati sui piazzali – da sola, non basta certo a riavviare il mercato e, con esso, la filiera produttiva automotive, data la situazione di profonda incertezza, che condiziona il clima di fiducia di cittadini e imprese e l’indebolimento dell’economia e del mercato del lavoro, con conseguente perdita di potere d’acquisto dei consumatori. L’acquisto di un autoveicolo è un investimento importante che, in questa fase, necessita di un sostegno adeguato alla realtà che stiamo vivendo e che il mercato di oggi possa recepire positivamente. In assenza di interventi mirati, una chiusura del mercato auto 2020 con 500.000/600.000 unità in meno rispetto all’anno precedente determinerà un mancato gettito Iva di circa 2,5 miliardi di euro”.

E ancora: “Il rallentamento delle vendite – che il meccanismo in vigore di bonus-malus non è sufficiente a contrastare – sarà responsabile di un mancato rinnovo del parco circolante italiano, che, in riferimento alle autovetture, a fine 2019, per il 32,5% è ancora costituito da auto ante-Euro 4 e, dato ancor più preoccupante, per il 57% da vetture con oltre 10 anni di anzianità. Le difficoltà nello smaltimento dei veicoli in stock presso case automobilistiche e concessionari, con il mercato in stallo, impedirà alla filiera industriale di ripartire a ritmi sostenibili, un danno che per molte imprese, già fiaccate da due mesi di azzeramento del fatturato, si ripercuoterà sull’occupazione. Risulta incomprensibile come in Italia non si faccia nulla per salvaguardare la strategicità e la competitività di un comparto come l’automotive, che esporta oltre il 50% dei suoi prodotti, apprezzati in tutto il mondo per la carica innovativa e la qualità e che, in più occasioni, ha dimostrato di fungere da traino per la ripresa produttiva di larga parte del sistema manifatturiero e quindi della nostra economia e si preferisca andare incontro a un rischio di deindustrializzazione”. Anfia, Unrae e Federauto concludono: “Ribadiamo, quindi, che non è più rinviabile l’attuazione di un’importante campagna di incentivi per la rottamazione di auto e veicoli commerciali vetusti e l'acquisto di autoveicoli di ultima generazione e per lo sviluppo infrastrutturale, nonché la revisione della fiscalità sulle autovetture per un adeguamento a livello europeo. Incentivi che allarghino la platea dei beneficiari, pur nel rispetto degli obiettivi di decarbonizzazione e sostenibilità ambientale, per rilanciare davvero il mercato e la produzione”.

Accordo Intesa Sanpaolo con Tim e Google innovativa struttura tecnologica a Torino

Intesa Sanpaolo ha siglato con Tim e Google un memorandum of understanding che segna l’avvio delle trattative per la realizzazione di un importante progetto finalizzato a fornire a Intesa Sanpaolo i servizi cloud di Google, sui data center italiani di Tim, che risponderanno ai più elevati standard internazionali di sicurezza e riservatezza delle informazioni. L’ambizioso progetto prevede l’apertura, a Torino, di un’innovativa infrastruttura tecnologica per l’erogazione dei servizi di Google Cloud, oltre che l’apertura di un importante centro dedicato all’intelligenza artificiale, alla formazione e al sostegno professionale delle startup, attraverso iniziative da definirsi insieme tra Intesa Sanpaolo, Tim e Google Cloud. È prevista, altresì ,la costruzione di un’altra Google Cloud Region a Milano, per garantire la continuità operativa. Entrambe le Cloud Region verranno realizzate secondo le più recenti best practice di sostenibilità ambientale e saranno carbon neutral, nel rispetto delle linee guida del gruppo Intesa Sanpaolo.

Una volta raggiunto l’accordo tra le parti su tutti i termini e le condizioni contrattuali e ottenuto il necessario clearing dalle Autorità competenti, il progetto consentirà a Intesa Sanpaolo di avvalersi delle tecnologie più moderne ritagliate sulle proprie esigenze. I servizi di Google Cloud nelle Cloud Region saranno al servizio del Paese e delle imprese italiane di tutte le dimensioni che vorranno avvalersi dei vantaggi tecnologici ed economici del cloud computing in modo sicuro e sostenibile, dando un contributo decisivo all’accelerazione della digitalizzazione del Sistema Italia, ancor più necessaria alla luce dell’emergenza Covid-19.

Massimo Proverbio, chief It, Digital & Innovation Officer di Intesa Sanpaolo ha commentato: “Il memorandum of understanding siglato oggi punta a trasformare Intesa Sanpaolo in una It Digital Company, capace di fornire a famiglie e imprese servizi altamente innovativi, improntati alla facilità d’uso e alla rapidità di esecuzione. La partnership forte con Tim e Google ci permetterà, inoltre, di proseguire con ulteriore slancio nella diffusione della cultura digitale del Gruppo. Con la realizzazione di due Region Cloud, basate sulle più moderne tecnologie, potremo valorizzare le nostre risorse e far crescere quelle di domani, anche grazie al supporto del Politecnico di Torino, per raggiungere importanti traguardi nella cloud technology e nell’intelligenza artificiale”.

Imprese giovani, Torino in controtendenza

Uno sprazzo di luce nella Torino travagliata, oggi, anche dal Coronavirus. Il nuovo motivo di fiducia e di speranza arriva da un dato: l'anno scorso, nella provincia di Torino, il numero delle imprese che fanno capo a giovani fino a 35 anni non solo non è calato, come è successo in tutto il resto del Piemonte e in buona parte d'Italia; ma, nonostante tutto, è addirittura aumentato, sia pure di poche unità. E questa è un'ottima notizia,considerando quanto lo spirito imprenditoriale, in particolar modo quello giovanile, sia fondamentale per la crescita e la diffusione del benessere, economico e non.

Al 31 dicembre scorso, sono risultate 21.027 le imprese giovanili attive nella provincia di Torino, mentre erano 21.005 alla stessa data del 2018. Differenza minima, certo. Ma assume ben altro valore se si tiene conto che tutte le altre province della regione hanno denunciato cali, che vanno dal minimo dello 0,72% del Verbano-Cusio-Ossola al 5,84% del Biellese.

In tutto il Piemonte, alla fine dell'anno scorso, sono state censite 38.812 imprese giovanili, mentre era 39.389 al 31 dicembre 2019 e 40.862 ancora 12 mesi prima. Però, è rimasta invariata al 9,1% la loro quota rispetto all'insieme delle aziende in attività. Anche questa media è positiva, sebbene sia naturalmente effetto di situazioni provinciali differenti.

Infatti, mentre la quota delle imprese giovanili è del 9,6% in provincia di Torino e del 9,5% in quella di Novara, nel Biellese è del 7% e del 7,4% nell'Alessandrino, dove le aziende degli under 35 sono 3.112. L'Astigiano ne conta 2.036 (quota dell'8,7%), il Biellese 1.220, il Cuneese 6.109 (9,1%), la provincia di Novara 2.799, quella di Vercelli 1.413 (8,8%) e il Verbano-Cusio-Ossola 1.096 (8,5%).

La Fondazione Cr Biella lancia un bando per promuovere lo sport dei più giovani

La Fondazione Cassa di risparmio di Biella ha lanciato il bando “Sport+” destinato a promuovere le attività sportive, nella consapevolezza che rappresentino un fattore chiave per una crescita equilibrata dei giovani e di conseguenza della comunità locale. Le proposte di enti e associazioni non profit dovranno essere presentate entro le 16 del 3 luglio prossimo e avranno particolare riguardo quelle rivolte alla fascia d’età 4–16 anni.

Riteniamo che in questo momento in cui i nostri bambini e ragazzi sono stati particolarmente colpiti dagli effetti del lockdown con aumento della sedentarietà e azzeramento del confronto e del gioco con i coetanei sia particolarmente importante sostenere attività sportive a loro dedicate” ha commentato Franco Ferraris, presidente della Fondazione biellese.

Il bando intende sostenere progetti finalizzati alla promozione e valorizzazione della pratica sportiva, privilegiando, in particolare, iniziative che valorizzano lo sport come elemento per prevenire l'aggravarsi di forme di marginalità e disagio sociale giovanile e per facilitare una più elevata inclusione e integrazione ,promuovendo la diffusione della cultura, dell'accoglienza, del rispetto e della solidarietà. II contributo massimo erogabile non potrà essere superiore a 5.000 euro.

Autogrill, Zannoni confermato presidente

L'assemblea degli azionisti di Autogrill, società che fa capo al gruppo Benetton, ha approvato il bilancio 2019, che evidenzia un utile netto di 35,4 milioni, che però ha deciso di riportare a nuovo (perciò, niente dividendo), “ in via prudenziale, alla luce del perdurare della incertezza derivante dalla pandemia Covid-19”. Inoltre, ha determinato in 13 il numero dei componenti del nuovo consiglio di amministrazione destinato a restare in carica per tre esercizi. Sulla base delle liste presentate, rispettivamente, dall’azionista di maggioranza Schematrentaquattro, che detiene una partecipazione pari al 50,10% del capitale e da un gruppo di società di gestione del risparmio e investitori istituzionali, la cui partecipazione complessiva è pari al 2,8% del capitale, l’assemblea ha nominato amministratori Paolo Zannoni, Gianmario Tondato Da Ruos, Alessandro Benetton, Franca Bertagnin Benetton, Rosalba Casiraghi, Laura Cioli, Barbara Cominelli, Massimo Di Fasanella d’Amore Di Ruffano, Maria Pierdicchi, Paolo Roverato, Simona Scarpaleggia, Ernesto Albanese e Francesco Umile Chiappetta.

Il nuovo cda, a sua volta, ha confermato Paolo Zannoni alla presidenza e Gianmario Tondato Da Ruos quale amministratore delegato e direttore Generale.

Boom di domande per il bando Sprint

Boom di domande per il bando Sprint a fondo perduto, che la Camera di commercio di Torino ha dedicato alle micro e piccole imprese torinesi. Sprint ha la dotazione di un milione di euro, da dividersi fra le imprese che, dal 23 febbraio fino al 22 giugno, avranno acquistato tecnologie digitali, strumenti informatici, attrezzature e consulenze per la propria riorganizzazione, in questa difficile ripresa nell’emergenza Covid-19. La spesa minima per ogni impresa deve essere di almeno 1.500 euro, mentre il voucher sarà pari al 50% della spesa, con un massimo di 3.000 euro a impresa.
Da una prima valutazione delle domande emerge che al bando sta partecipando il tessuto economico torinese al completo, con molte micro imprese come ditte individuali, alcune cooperative e associazioni di natura culturale e sociale, provenienti dal commercio, manifattura, servizi alla manifattura o al turismo, artigianato. .
“ Dopo due ore dall'apertura del bando eravamo già vicini al limite delle imprese beneficiarie, essendo l’istruttoria solo per ordine cronologico e avendo chiesto molti il massimo dei 3.000 euro – ha commentato Dario Gallina, presidente della Camera di commercio di Torino, evidenziando che le micro e piccole imprese, che rappresentano il 99% del tessuto produttivo torinese, “hanno bisogno di liquidità, per esempio proprio per acquistare strumenti digitali o di sicurezza, che servono a fronteggiare questa emergenza e, quindi, a sopravvivere”.

Un finanziamento di sei milioni di dollari al gruppo cuneese Eurostampa (etichette)

La filiale Imprese di Cuneo del gruppo Intesa Sanpaolo ha portato a termine un’operazione di finanziamento del valore di circa 6 milioni di dollari a favore di Eurostampa North America, sussidiaria americana del gruppo cuneese, eccellenza mondiale nella produzione di etichette ad alto valore aggiunto. Nonostante l’emergenza Covid-19 in corso, con il supporto della filiale Intesa Sanpaolo di New York, riferimento strategico per il mondo corporate negli Stati Uniti, l’intervento si è concluso in tempi molto rapidi e a condizioni particolarmente vantaggiose.

Eurostampa annovera in tutto il mondo prestigiosi clienti nel settore wine&spirits, Champagne, food e cosmetica. Il gruppo ha stabilimenti produttivi in Scozia, Francia, California e Messico e si avvale di uffici commerciali in Spagna, Germania e Russia. Amministratore delegato di Eurostampa North America è Gianmario Cillario.

Investitori esteri a marzo hanno venduto titoli di Stato italiani per 51,5 miliardi

Nei dodici mesi terminanti con marzo 2020 il surplus di conto corrente dell'Italia è stato pari a 57,7 miliardi di euro (il 3,2% del Pil), rispetto ai 43,4 miliardi del corrispondente periodo del 2019. Il significativo miglioramento è dovuto principalmente all’aumento dell’avanzo mercantile (62,3 miliardi, a fronte dei 46 precedenti) e, in misura minore, alla riduzione dei deficit nei servizi (-2,5 miliardi) e nei redditi secondari (-16,0 miliardi). A marzo la pandemia di Covid-19 si è riflessa in una marcata contrazione degli scambi di beni, più pronunciata dal lato delle importazioni e in un forte calo dell’avanzo turistico.

Nell'anno finito con marzo 2020, nel conto finanziario, le acquisizioni nette di attività sull’estero sono risultate pari a 44,2 miliardi di euro (da 31 miliardi nel periodo corrispondente precedente). Tutte le principali componenti hanno registrato saldi positivi: gli investimenti diretti per 3,3 miliardi, gli investimenti di portafoglio per 2,3 miliardi (di riflesso agli acquisti di quote di fondi comuni e alla vendita di titoli di debito) e gli “altri investimenti” per 34,4 miliardi.

In particolare, nel mese di marzo 2020, le attività nette sull’estero sono cresciute di 8,4 miliardi. I residenti hanno aumentato i loro investimenti diretti all’estero per 4,4 miliardi e gli "altri investimenti" per 15,4 miliardi, in larga parte riconducibili al settore bancario. Hanno invece ridotto gli investimenti di portafoglio in titoli emessi all’estero per 10,3 miliardi, esclusivamente quote di fondi comuni. In marzo anche le passività nette sull’estero sono cresciute, di 14,0 miliardi. All’aumento delle passività nette nel comparto degli “altri investimenti” (per 84,2 miliardi), si è contrapposta la riduzione di quelle in investimenti diretti (per 6,5 miliardi) e in titoli di portafoglio (per 63,8 miliardi); in questo comparto, i disinvestimenti esteri hanno riguardato soprattutto titoli pubblici (51,5 miliardi, in prevalenza a lungo termine).

Compagnia di San Paolo eroga 1,5 milioni per fare ripartire le relazioni sociali

La Fondazione Compagnia di San Paolo ha reso noti gli esiti del Bando Rincontriamoci a sostegno degli spazi culturali, civici e d’incontro. per salvaguardarne la sopravvivenza e promuoverne il rilancio: sono 147 gli spazi selezionati, per un sostegno complessivo pari a 1,5 milioni di euro.

Gli effetti del diffondersi del virus Covid-19 e le connesse misure di distanziamento personale prolungato e socialità senza contatto cominciano già a lasciare i propri segni e risulta evidente il bisogno di restituire fiducia nelle relazioni, nella prossimità e, più in generale, nella partecipazione attiva. Il bando Rincontriamoci nasce per guardare in modo proattivo alla fase due dell’emergenza e per garantire la sopravvivenza dei presidi civici e culturali diffusi capillarmente sul territorio, ben consapevoli del ruolo importante che giocano in questo processo di re-innesco e di quanto siano risorsa culturale civica e sociale fondamentale per la ripartenza” ha spiegato Alberto Anfossi, Segretario generale della Compagnia di San Paolo”, aggiungendo che così è riuscita a intercettare soggetti con cui non era ancora entrata in contatto e a mettere in evidenza una grande effervescenza culturale underground.

Anfossi ha detto: “Abbiamo ricevuto 463 domande da soggetti espressione di spazi accomunati da vocazione imprenditoriale, multifunzionalità, apertura a frequenza costante, innovazione sociale e culturale e welfare di prossimità. Il nostro Comitato di gestione ha quindi deciso di sostenerne ben 147 in Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta, con un importo complessivo pari a 1.5 milioni di euro, che verranno tutti effettivamente erogati entro giugno, a conferma di come il Bando voglia essere una risposta vera e concreta per ridare fiducia e riattivare le relazioni sociali”.

Le domande sono pervenute, tra l’altro, da Centri di protagonismo giovanile, Società di mutuo soccorso, Spazi musica dal vivo, Co-working e fabLab, Circoli Arci/Aics, Spazi polifunzionali, Bar e ristoranti sociali, Case del quartiere, Dopolavori, Cinema, teatri, musei, biblioteche con forme ibride, Residenze d’artista e centri legati a confessioni religiose, che hanno fornito un piano di mantenimento e rilancio della propria attività e indicazioni dell’investimento da affrontare utile per prepararsi a svolgere il proprio ruolo nel futuro prossimo, quale riorientamento delle attività alla luce di nuove condizioni e bisogni emersi.

È possibile consultare l’elenco dei progetti selezionati sul sito della Fondazione Compagnia di San Paolo.

Elkann rassicura sulla fusione Fca -Psa Tutti in ribasso i titoli della galassia Exor Diasorin segna il nuovo massimo storico

I lavori per il progetto di fusione alla pari tra Fca e Psa stanno proseguendo secondo i piani e nei tempi previsti. La ragione strategica di questa combinazione delle due società e dei loro dipendenti è più forte che mai”. John Elkann ha rassicurato azionisti e investitori nel corso dell’assemblea Exor, che, fra l'altro, lo ha confermato presidente e amministratore delegato. Ad Amsterdam, dove Exor ha sede e dove si è svolta l'assemblea, John Elkann, rispondendo alle domande degli azionisti, tutte rigorosamente online, ha sottolineato che “l’emergenza Covid-19 non ha certo reso le cose più facili per l’industria dell’auto; ma forse ne ha reso alcune più chiare: siamo all’inizio di una nuova era di innovazione in questo settore, dovuto alla tripla rivoluzione dell’auto connessa, pulita e autonoma”. Una spinta in più a innovare. “Le imprese e i Paesi che agiranno con più decisione oggi per cogliere le opportunità di questa rivoluzione saranno quelle che avranno successo” ha detto ancora John Elkann, presidente anche di Fca e della Ferrari.

Quanto al fallimento dell’accordo di cessione di Partner Re, della quale Exor possiede il 100%, alla società francese di riassicurazione Covéa, il numero 1 della famiglia Agnelli-Elkann-Nasi, ha precisato: “manterremo la proprietà di PartneRe, che ha dimostrato una grande resilienza durante l’emergenza Covid-19. Siamo riusciti ad acquisire la società dopo aver combattuto duramente e siamo determinati a sostenerne lo sviluppo”. E ha aggiunto:“Non ci aspettiamo grossi impatti sulla societa’ dovuti alla pandemia. In effetti, grazie ai suoi parametri di solidità patrimoniale, i più alti tra i suoi pari, e alla sua ampia liquidità, la società è posizionata molto bene per trarre vantaggio dalle attuali favorevoli condizioni di mercato nel settore della riassicurazione”.

L'assemblea di Exor ha confermato la distribuzione del dividendo di 0,43 euro per azione, per il totale di circa 100 milioni di euro. 

Oggi, 20 maggio, quando l'indice Ftse Mib ha chiuso a 17.213 punti, grazie all'incremento dell'1,05%, tutte le quotate della galassia Exor hanno evidenziato ribassi rispetto a ieri, holding compresa (-0,85%). In particolare, Fca ha perso l'1,59% (quarta maggiore riduzione fra le blue chip di Piazza Affari), Ferrari lo 0,58%, Cnh Industrial lo 0,12% e la Juventus il 2,07%.

Invece, alla Borsa di Milano,ha ancora accelerato la corsa l'ormai mitica Diasorin, la cui azione è salita a 189,2, facendo segnare il maggior rialzo del listino Ftse Mib e il decimo assoluto (+5,58%), oltre che il suo nuovo record storico. La capitalizzazione della società guidata da Gustavo Denegri e Carlo Rosa, che ne sono anche i principali azionisti, ha superato così i 10,5 miliardi di euro.

La Reggia di Venaria ora riapre al pubblico dal 30 la grande mostra "Sfida al Barocco"

Dopo il lungo periodo di chiusura, reso necessario dall’emergenza coronavirus, riapre finalmente al pubblico la Reggia di Venaria. La maestosa Residenza Sabauda, che nelle ultime settimane è rimasta virtualmente vicina ai suoi visitatori con un fitto palinsesto di programmi social e con numerose dirette web dalla Galleria Grande, lancia la ripresa con la campagna “La meraviglia è dietro l’angolo”.

Si riparte il 23 maggio, con l’apertura al pubblico dei Giardini, per proseguire il 30 maggio con la Reggia, il Castello della Mandria e l’attesissima mostra “Sfida al Barocco. Roma Torino Parigi 1680 – 1750”. L’esposizione, che conta oltre 200 capolavori provenienti dai più prestigiosi musei e collezioni da tutto il mondo, è stata progettata dalla Fondazione 1563 per l’Arte e la Cultura, grazie al sostegno della Fondazione Compagnia di San Paolo ed è organizzata dal Consorzio delle Residenze Reali Sabaude, con partner Intesa Sanpaolo.

L’accesso al complesso, che resterà aperto anche il 2 giugno in occasione della Festa della Repubblica, sarà consentito a gruppi contingentati e tramite prenotazione online tramite il sito web www.lavenaria.it, per garantire a tutti di godere di un’esperienza unica, in totale sicurezza.

Nuovi voli di Torino con Catania e Alghero

Volotea, la compagnia aerea low-cost che collega tra loro città di medie e piccole dimensioni e capitali europee, ha annunciato l’avvio di due nuove linee, per la prossima estate:Torino-Catania e Torino-Alghero. La nuova rotta per la Sicilia sarà operativa 7 giorni su 7, mentre sarà possibile volare da e per la Sardegna due volte a settimana. Entrambe sono già disponibili anche sul sito www.volotea.com. I nuovi collegamenti rientra in un progetto, che vede la compagnia impegnata nell’ampliare il suo network 2020 con l’avvio di 40 nuove rotte nazionali, 15 delle quali in esclusiva, in Italia, Francia, Spagna e Grecia. In questi Paesi, inoltre, la compagnia punta a intensificare i collegamenti tra le isole e la terraferma, offrendo ai suoi passeggeri la possibilità di raggiungere ancora più comodamente alcune tra le più accattivanti mete vacanziere.

Volotea continua a credere nell’Aeroporto di Torino e la scelta di aprire due nuove rotte in questo periodo dimostra che la compagnia è al nostro fianco per far tornare a volare Torino e il Piemonte” ha commentato Andrea Andorno, amministratore delegato delegato della Sagat, che gestisce lo scalo subalpino.

Come cambierà il mercato della casa

Secondo gli esperti, il settore del real estate è fra quelli meno esposti ai rischi legati alla pandemia di Coronavirus, eppure, nel nostro Paese, la preoccupazione è molto elevata, considerando che, per gli italiani, la casa rimane per gli italiani il bene rifugio per eccellenza. Immobiliare.it ha provato a individuare cinque trend che caratterizzeranno il prossimo futuro del mattone in Italia, nell’era post Covid-19. Dall’andamento dei prezzi, alle nuove esigenze abitative che potrebbero ridisegnare i bisogni di chi cerca casa. A commentarli è Carlo Giordano, amministratore delegato di Immobiliare.it.

Per il 2020, si prevedevano oltre 600.000 compravendite concluse; ma gli effetti del Coronavirus sono già visibili ed è plausibile che la stima vada ridotta di almeno un 20%. Il processo che invece potrebbe portare a un eventuale calo dei valori immobiliari è più lento e dipende principalmente dall’efficacia delle misure economiche adottate a sostegno del Paese. Al momento, i proprietari che avevano deciso di vendere casa resistono e non cedono alla tentazione di abbassare i prezzi per paura di un’eventuale crisi economica. Negli ultimi due mesi e, prevedibilmente, almeno per i prossimi sei, l’andamento dei costi ha seguito e seguirà le strade già tracciate in precedenza, con alcune lievi variazioni.

In città come Milano e Bologna, che negli ultimi osservatori si dimostravano le più appetibili con oscillazioni costantemente al rialzo, è possibile che gli aumenti si riducano e si ritorni a una normalizzazione dei costi, lontano dalle crescite a doppia cifra. Invece, città, invece, come Roma o Torino continueranno a vedere i prezzi ridursi, ma meno che nelle province e nei piccoli centri, dove al mercato mancherà ancora la domanda per ripartire.

Affitti turistici. Con il blocco totale degli spostamenti e degli arrivi, chi aveva uno o più appartamenti da affittare per brevi periodi ha dovuto fare i conti con cancellazioni e soprattutto con l’impossibilità di prendere nuove prenotazioni. Per questo, la maggior parte dei gestori o dei proprietari sta guardando con sempre maggiore convinzione al mercato delle locazioni a medio termine, in modo da coprire i costi degli appartamenti, in attesa di tempi migliori. In particolare, non appena sarà consentito lo spostamento fra regioni e con l’arrivo dell’estate, nelle località turistiche, le case vacanze torneranno a vivere una stagione ancor più fortunata degli scorsi anni, essendo soluzioni sicuramente meglio adatte alle nuove esigenze di isolamento rispetto ai tradizionali hotel.

Ristrutturazioni: vivere davvero la casa ne ha rivelato i limiti e i bonus incoraggiano ad accelerare i cambiamenti. Camere da letto troppo grandi che rubano spazio alle aree living, inutili anti-bagno che mangiano metri quadri alla stanza che ha sostituito spa e centri estetici durante la quarantena, corridoi poco vivibili e sfruttabili, terrazzi e balconi non pronti a diventare gli unici punti all’aperto frequentabili…questi sono alcuni dei problemi con cui si sono dovuti scontrare gli italiani in quarantena nelle loro case. Case che, per la prima volta, sono tornate a essere da semplici dormitori cuori pulsanti della vita e rifugio per le persone, con tutti i limiti che hanno dimostrato di avere. Tutto questo, in aggiunta ai bonus statali per la detrazione fiscale portati a coprire la totalità dei costi e a restituire anche il 10% in più ai cittadini, porterà nuova linfa al settore delle ristrutturazioni. Si stima che il settore recupererà, in breve tempo, quanto perso nel lockdown e chiuderà il 2020 con un 15% di interventi in più rispetto all’anno scorso.

La pandemia ha risvegliato, in molti, il desiderio di uno spazio all’aperto in cui evadere, per così dire, dalle quattro mura domestiche. Terrazzi e balconi sono entrati, in questi mesi, nei desiderata degli italiani, che però restano altresì coscienti del loro controvalore economicoe del budget necessario ad acquistarli come accessori di un immobile.Vorrei ma non posso vale anche per i metri quadri in più. Se lo smart working è diventato realtà per tanti lavoratori, parallelamente è cresciuto anche il desiderio di una stanza in più, da adibire a studio, un vezzo che, però, pochi si possono permettere. Iin Italia il taglio più cercato è il trilocale, ma le compravendite si concentrano sui bilocali, a fronte di costi più abbordabili.

E se il terrazzo non basta? Qualcuno ha ipotizzato un vero e proprio ritorno alla campagna e a una slow life. Ma il trend bucolico per ora non vede conferme nel mercato: sui quasi nove milioni di ricerche immobiliari attive, meno dell’1% durante la pandemia ha cambiato il parametro della location. Le città rimarranno, probabilmente, il vero centro di interesse per lavoratori, studenti e per chi desidera acquistare come investimento. La tendenza legata all’urbanizzazione, che era ampiamente in atto prima del Covid, forte della rete di collegamenti che assicurano facilità nel raggiungere posti di lavoro, poli universitari e centri di socialità, difficilmente si arresterà.

Fino a pochi mesi fa, in Italia, la percentuale di ricerche immobiliari che partiva dal web ammontava al 70%. Nei due mesi di lockdown il processo di digitalizzazione ha accelerato in molte sfere della vita degli italiani, compresa quella relativa all’abitazione: oggi, parte on line oltre il 90% di chi comincia a cercare casa.

Ciò che si è ridimensionato è l’offline: normalmente chi visita una casa da comprare o affittare si fa accompagnare da familiari, amici o fidati professionisti dell’edilizia a cui chiedere un parere…è quello che si chiama “turismo immobiliare” e che il lockdown ha paralizzato. La paralisi durerà ragionevolmente anche nei prossimi mesi, quando il distanziamento sociale resterà d’obbligo. Questa situazione ha incoraggiato l’utilizzo di uno strumento che prima veniva usato da appena un’agenzia immobiliare su cinque: il tour virtuale, pratica ormai diffusa alla quasi totalità degli inserzionisti. Le visite agli immobili si fanno online.

La pandemia, infine, ha incrementato il numero di utenti intenzionati a rivolgersi a un agente immobiliare per la loro compravendita: questo perché organizzare le visite, gestire gli incontri e le pratiche oggi più che mai richiedono informazione e professionalità, per ridurre al minimo i rischi di contagio. L’agente, infatti, rispetto al privato ha il dovere di conoscere e far rispettare le norme dai suoi clienti e così garantisce sicurezza a entrambe le parti.

Piaggio Aerospace contratto da 125 milioni

A pochi giorni dal termine ultimo per l’invio delle manifestazioni di interesse per l’acquisto dei suoi complessi aziendali, la Piaggio Aerospace di Villanova d'Albenga ha acquisito un nuovo contratto del valore di circa 125 milioni di euro. La società ligure, in amministrazione straordinaria dalla fine del 2018, ha infatti annunciato la firma di un nuovo accordo quadro con il ministero della Difesa per la manutenzione dell’intera flotta dei P.180 attualmente in dotazione alle varie Forze Armate: Aeronautica Militare, Marina Militare, Esercito Italiano e Arma dei Carabinieri.

L’intesa, sottoscritta a Roma dal commissario straordinario di Piaggio Aerospace, Vincenzo Nicastro, prevede in particolare che la società aeronautica garantisca, per nove anni consecutivi, il supporto logistico integrato per tutti i P.180 di proprietà della Difesa, con l’obiettivo di mantenerli efficienti nelle diverse basi operative. Tali velivoli, tra l'altro, sono destinati ad attività di trasporto persone, aeroambulanza, radiomisure e addestramento.

Piaggio Aerospace si presenta ai potenziali compratori, che hanno tempo sino al 29 maggio per inviare le proprie manifestazioni di interesse, con un carnet di ordini di tutto rispetto. Con il nuovo contratto, infatti, supera i 640 milioni il valore del portafoglio ordini in esecuzione.

Conafi confermerà Caputi alla presidenza

Alla prossima assemblea della Conafi, quotata torinese, verrà proposta la riconferma di Gaetano Caputi alla presidenza della società controllata da Nunzio Chiolo, amministratore delegato destinato, anche lui, alla conferma. Così come i consiglieri di amministrazione uscenti: Simona Chiolo, Lorenza Ticli e Mauro Pontillo. Tutti e cinque, infatti, si trovano nella lista dei candidati presentata da Nusia e Alite, che, insieme, detengono il 64,586% del capitale della Conafi e che, entrambe, fanno capo allo stesso Nunzio Chiolo, laureato in Economia aziendale al Politecnico di Lugano che ha iniziato la carriera come promotore finanziario.

Gaetano Caputi, nato a Bisceglie nel 1965, avvocato, docente alla Scuola superiore dell'Economia e delle Finanze, fra l'altro è stato segretario e direttore generale della Consob. Simona Caputi, avvocato, classe 1983, è torinese con il commercialista Mauro Pontillo e Lorenza Ticli, classe 1966, laurea in Giurisprudenza sotto la Mole, responsabile di SellaLab Milano, società controllata da Banca Sella Holding.

La seconda lista propone come candidati al prossimo Cda di Conafi, la cosentina Stella D'Atri e Gerardino Garrì di Vibo Valentia.

Cosa chiede la filiera della metalmeccanica

L’impatto dell’emergenza Covid-19 sulla filiera italiana della metalmeccanica si sta rivelando ogni giorno più pesante e rischia di compromettere molto seriamente un settore di interesse nazionale, che occupa 1,6 milioni di addetti – risultando, così, secondo in Europa dopo quello tedesco – e il cui fatturato annuo ammonta a 430 miliardi di euro. La metalmeccanica riveste, in tutti i Paesi industriali, un ruolo fondamentale, sia dal punto di vista quantitativo (in termini di occupazione, valore aggiunto e scambi internazionali) sia per il ruolo strategico che assolve; produce, infatti, la totalità dei beni d’investimento in macchine e attrezzature, attraverso i quali trasmette l'innovazione tecnologica a tutti i rami dell'industria e contribuisce, in modo determinante, alla crescita di un Paese e al mantenimento dei livelli di competitività dell'intero comparto industriale. Le sue produzioni sono quindi alla base di molteplici filiere essenziali e interagiscono con quasi tutte le attività, non solo industriali. Un settore composito e determinante per la tenuta economica del Paese e per il suo sviluppo futuro, con aziende di grandi dimensioni leader a livello mondiale su specifiche tecnologie, ma anche un comparto fragile, poiché le piccole e medie industrie che compongono in larga misura il sistema produttivo italiano sono più vulnerabili nella competizione internazionale.

In un quadro così complesso come quello creato dalla crisi attuale, è innegabile che la maggior parte delle imprese della filiera della metalmeccanica si trovi ad affrontare una fase molto delicata, che, fin dai primi giorni di lockdown, ha fatto emergere la necessità immediata di interventi a supporto della liquidità, affinché le aziende potessero far fronte al crollo della domanda e del fatturato. Le misure di garanzia varate con il Decreto Liquidità, tuttavia, non hanno ancora, nel loro complesso, prodotto pienamente gli effetti tempestivi invocati: le imprese hanno bisogno di poter contare subito sulla liquidità aggiuntiva. Occorre, pertanto, agire sia per semplificare al massimo le procedure di concessione della garanzia, sia per velocizzare l’erogazione del credito. Gli strumenti di garanzia possono poi essere ancora potenziati e ne va assicurata la continuità nei prossimi mesi, attraverso stanziamenti congrui, che consentano alle imprese di tutte le dimensioni di beneficiare delle agevolazioni dello Stato. In tal senso, le rappresentanze imprenditoriali del settore auspicano di poter continuare a contare sul pieno e crescente impegno congiunto di tutti i soggetti coinvolti: dal Governo ai gestori delle misure di garanzia, fino al sistema bancario, il cui ruolo è determinante ai fini di una tempestiva messa a disposizione delle imprese della liquidità necessaria per superare l’emergenza

Inoltre, con riferimento alla moratoria, le associazioni imprenditoriali del settore ritengono indispensabile che – in aggiunta a quella di legge introdotta per le Pmi dal Decreto Cura Italia – sia previsto un’intervento anche per le imprese di medio grande dimensione, che consenta loro di beneficiare delle flessibilità di recente annunciate dall’Autorità Bancaria Europea sul trattamento delle moratorie. Questi interventi sono necessari per scongiurare il rischio di una perdita di competitività da parte del sistema industriale italiano, soggetto ad un’agguerrita concorrenza internazionale, evitando asimmetrie rispetto alle filiere industriali di altri Paesi europei come Francia, Germania e Spagna. Nei mesi di marzo e aprile, le aziende hanno fatto un grande sforzo per tutelare i dipendenti e per mantenere viva la supply chain nel suo insieme rappresentata da diversi subfornitori di piccole e medie dimensioni, rispettando i termini di pagamento. Per sostenere le aziende che si trovano ad affrontare la grave situazione di crisi generata dall’emergenza epidemiologica è necessario uno sblocco immediato della liquidità. Ne va della sopravvivenza di moltissime imprese.

Rina preparerà gli ispettori con i droni

L’uso dei droni per effettuare controlli e ispezioni da remoto si sta ritagliando uno spazio sempre più grande in moltissimi settori, compreso quello delle costruzioni e dei trasporti. Per fornire a questa industria i professionisti altamente qualificati di cui avrà sempre più bisogno, la genovese Rina, multinazionale di ispezioni, testing e certificazioni, ha stretto un accordo con Italdron group (società ad alto potenziale tecnologico specializzata nello sviluppo di droni e formazione) per preparare un corso di studi innovativo, in grado di unire le abilità di volo con le competenze tipiche di un ispettore.

Questa collaborazione ha portato all’elaborazione di programma tecnico formativo per il training di due nuove figure professionali: pilota specializzato in sorvolo di aree industriali e pilota - ispettore sui controlli non distruttivi e per ispettori ponti, viadotti e passerelle. Si tratta di due percorsi tecnico-formativi, i cui piloti sono riconosciuti dall’Enac (Ente nazionale per l’Aviazione Civile), l’unica autorità competente nel rilascio di attestati pilota e autorizzazioni al volo sul territorio italiano. Il corso specialistico per pilota-ispettore è accessibile a chiunque abbia già conseguito un brevetto di volo con droni, a chi abbia già una formazione tecnica specifica oppure a chi decida di intraprendere l’intero percorso formativo partendo da zero.

I corsi si terranno nelle sei nuove basi di formazione e di volo Rina, gestite congiuntamente con Italdron Academy, a Sarzana (SP), Pignola (PZ), Gioia Tauro (RC), Rozzano (MI), Valledoria (SS) e Romazzino (SS). Queste si andranno a sommare alle 17 sedi regionali di Italdron Academy, tutte Centri Primari di Formazione riconosciuti direttamente dall'autorità aeronautica.

La torinese Betwyll finalista a B Heros

La startup torinese Betwyll, creatrice dell'app di social reading per leggere e commentare libri e contenuti culturali, è tra le 16 finaliste di B Heros, la trasmissione tv italiana che si occupa di innovazione e promozione di nuovi business, in onda dal 25 maggio. L’obbiettivo della sfida in cui, puntata dopo puntata, si cimenteranno le giovani imprese, è aggiudicarsi i finanziamenti in palio e intraprendere un ulteriore percorso di crescita. La trasmissione, in onda su Sky e Now Tv, realizzata in collaborazione con Intesa Sanpaolo, racconta il mondo dell’imprenditorialità innovativa italiana, i sogni e le aspirazioni degli startupper talentuosi.

Guido de Vecchi, direttore generale Intesa Sanpaolo Innovation Center, che ha sede nel grattacielo di Torino, ha detto “Per la terza edizione consecutiva, Intesa Sanpaolo Innovation Center sostiene B-Heroes a supporto dello sviluppo delle startup, mettendo a loro disposizione il network domestico e internazionale per accelerare la loro crescita e creare opportunità di business. In questo momento storico di discontinuità vogliamo essere ancora di più a fianco di chi offre soluzioni innovative per il next normal”. E Anna Roscio, responsabile della direzione Sales & Marketing Imprese di Intesa Sanpaolo, ha aggiunto: Se fare impresa richiede il sapersi adattare con flessibilità ai cambiamenti improvvisi, ciò è ancor più vero in momenti come quelli attuali”.

Per la nuova edizione di B Heros sono state ricevute 1.112 richieste di partecipazione, incontrate 501 startup e coinvolti 473 mentor per la selezione. Alla fine del roadshow 87 aziende hanno gareggiato a suon di progetti e numeri per accedere alla finale.