Un italiano su cinque non farà vacanze

Sale al 48% la quota di italiani che pensa di fare una vacanza tra giugno e agosto. Ancora ad aprile era al 19%. Però nello stesso periodo dell'anno scorso era il 70%. Comunque, i viaggi saranno brevi, anzi brevissimi, massimo tre giorni. E un italiano su cinque pensa che non farà vacanze quest’anno. E' quanto emerge dall'indagine di Confturismo-Confcommercio in collaborazione con Swg sulla propensione degli italiani a viaggiare.

Sale anche la scelta della destinazione mare per il 49% di chi farà vacanza (era il 61% nel 2019) mentre “prende quota” l'attrattività delle mete montane, probabilmente percepite come spazi aperti e quindi più sicuri: il 23% contro il 18% di maggio 2019. Effetto contrario per le città d’arte, stabili al 17% delle preferenze degli intervistati e 9 punti sotto la rilevazione di maggio dello scorso anno. Solo il 15% degli intervistati visiterà musei, monumenti e mostre durante la vacanza, contro il 37% dello scorso anno: insomma, non sarà certo l’estate del turismo culturale.

Meno turisti nelle città portano effetti negativi a catena su tutto l’indotto. Basti pensare allo shopping che, tra gli obiettivi della vacanza, è indicato solo dal 5% degli intervistati contro il 20% di maggio 2019. Un disastro annunciato per quelle attività dei servizi e del commercio locali che confidano sui turisti, ben più che sui residenti, per realizzare i loro obiettivi di volume d’affari.

Ma a preoccupare più di tutto è il tipo di vacanza che gli italiani dichiarano di volere fare quest’estate. Sono 35 su 100 a dichiarare che, comunque, faranno viaggi brevi, con due o tre pernottamenti al massimo, restando nelle vicinanze di casa. A pensarla così, a maggio 2019, erano solo il 14%, meno della metà.

Ignorare un quadro tanto drammatico e non reagire con immediatezza adottando provvedimenti focalizzati sul turismo sarebbe follia”, ha commentato il presidente di Confturismo-Confcommercio, Luca Patané. Il quale ha aggiunto: “se il nostro è davvero un settore strategico per l’economia italiana allora il Governo studi subito, dopo il 'Cura Italia', un decreto 'Cura Turismo'”.

Fondi comuni per quasi 1.200 miliardi L'anno scorso le azioni hanno reso di più

In Italia, al 31 dicembre scorso, è risultato di quasi 1.200 miliardi di euro il valore del patrimonio netto degli intermediari finanziari costituito dai fondi comuni di investimento. A quella data, infatti, gli intermediari italiani avevano fondi comuni per 528,266 miliardi e quelli esteri per 656,479. Rispetto a un anno prima, il patrimonio in fondi comuni è aumentato di oltre 127 miliardi. Non tanto per l'aumento della raccolta netta, cioè per le nuove sottoscrizioni; ma, soprattutto, per la crescita del valore di mercato delle quote dei fondi.

Al netto delle imposte e delle commissioni, nel 2019, i fondi comuni hanno reso ai loro sottoscrittori, mediamente, il 13%. Grazie, in particolare, all'impennata degli azionari, il cui rendimento è risultato del 25%; mentre è stato dell'11,1% quello dei bilanciati e del 7,1% quello degli obbligazionari. Va considerato, però, che il 2018 era stato tutto in rosso per i detentori di fondi: gli azionari avevano perso l'11,4%, i bilanciati il 5,9% e gli obbligazionari il 3,3%, così che la media era risultata negativa per il 5,5%.

Comunque, l'anno scorso, molto più del valore di mercato dei fondi comuni è salito quello azioni: in particolare, la capitalizzazione delle azioni estere è cresciuta mediamente del 31,4% e del 29% quella delle azioni italiane. Lo ha pubblicato la Banca d'Italia, aggiungendo che, sempre nel 2019, la capitalizzazione dei Btp è aumentata del 10%, a fronte del 5,5% dei Cct e del 7,7% delle obbligazioni estere. E' invece calato dello 0,2% il rendimento dei Bot.

La Banca d'Italia ha anche reso noto che, al 31 dicembre scorso, le famiglie italiane avevano in portafoglio fondi comuni del valore di 480,281 miliardi di euro, pari al 10,8% delle loro attività finanziarie, quota leggermente superiore a quella di dodici mesi prima (10,7%).

Il patrimonio della Fondazione Cr Biella ha superato i 255 milioni di euro a fine '19

Risultato economico straordinario, quello dell'anno scorso, per la Fondazione Cassa di Risparmio di Biella, presieduta da Franco Ferraris: l'avanzo d'esercizio (utile netto) è stato di 16,969 milioni di euro, a fronte dei 2,653 milioni del bilancio 2018. Il balzo è conseguente, soprattutto, alla rivalutazione netta di immobilizzazioni finanziarie per 9,870 milioni; ma ha contribuito anche l'aumento sia dei dividendi incassati (7,458 milioni, oltre 3 milioni più dell'anno precedente) sia delle gestioni patrimoniali individuali, che hanno reso 1,190 milioni, mentre erano state negative nel 2018. Gli oneri di gestione sono passati da 1,591 a 2,071 milioni; però la componente costituita dai costi per gli organi statutari ha evidenziato il calo da 163.298 a 156.577 euro. Sono più che raddoppiate, invece, le imposte: da 822.872 a 1.938.375 euro.

E' ancora migliorato, quindi, lo stato patrimoniale. Al 31 dicembre scorso, infatti, il patrimonio netto della fondazione biellese, che ha come Segretario generale Mario Ciabattini e come suo vice Andrea Quaregna, è ammontato a 255,207 milioni, quasi 30 milioni in più rispetto alla stessa data precedente (225,595 milioni). E di oltre 10 milioni sono aumentati i fondi per l'attività istituzionale, saliti da 16,659 a 26,703 milioni, dei quali 5,060 milioni costituenti il fondi di stabilizzazione delle erogazioni (era di 2,960 milioni).

La Fondazione Cr Biella, che possiede il 12,91% della Banca di Asti, della quale è perciò il secondo maggiore azionista (primo è la Fondazione Cr Asti con il 31,80%), precedendo anche il Banco Bpm (9,99%), nel 2019 ha deliberato stanziamenti a favore della comunità locale per 4,052 milioni. Nel suo portafoglio si trovano quote anche di Intesa Sanpaolo, dal quale ha incassato un dividendo di 1,970 milioni, Cdp - Cassa Depositi e Prestiti (dividendo di 900.838 euro) e di Banca d'Italia (340.000 euro).

Mercato dell'auto, a maggio crollo del 50% nei primi 5 mesi 460.000 vendite in meno

Nuovo crollo del mercato automobilistico italiano. La riapertura delle concessionarie, nei primi giorni del mese scorso, dopo quasi due mesi di chiusura per l’emergenza sanitaria da Covid-19, il bilancio di maggio evidenzia il calo del 50% delle vendite rispetto allo stesso mese dell'anno scorso.

Profondo rosso per tutti i canali: -35% gli acquisti dei privati, - 69% il noleggio e - 57% quelli delle società. Il totale delle nuove immatricolazioni è stato di 99.711, il 49,6% in meno rispetto alle 197.881 di maggio 2019. La perdita è di circa 98.000 unità. Così, dall'inizio di gennaio, le immatricolazioni risultano 451,366, a fronte delle 919.872 dei primi cinque mesi 2019. Si tratta di quasi 460.000 auto in meno (- 50,4%).

Le immatricolazioni di maggio – commenta Michele Crisci, presidente dell’Unrae, l’associazione delle Case automobilistiche estere – sono, per la maggior parte, consegne conseguenti a ordini sottoscritti prima dell’inizio dell’emergenza da Covid-19 e sono la conferma della gravità della crisi, senza precedenti, che sta attraversando il settore auto. Il sistema della distribuzione auto resta attanagliato da una grave crisi di liquidità, appesantito da centinaia di migliaia di veicoli fermi nei piazzali e con le risorse messe a disposizione dal Decreto Liquidità ancora impigliate nella burocrazia e bloccate all’interno del sistema bancario. D’altra parte, la mera riapertura dei concessionari non basta a far ripartire la domanda, con famiglie e imprese prostrate dal crollo dell’attività economica e con un futuro quanto mai incerto e fosco. Testimonianza ne sono i dati raccolti a fine maggio, che parlano di un calo degli ordinativi di circa il 60% rispetto a maggio dello scorso anno.”

In maggio, il gruppo Fca ha fatto registrare 22.343 nuove immatricolazioni (-57,13% rispetto allo stesso mese dell'anno scorso), pari al 22,41% del mercato. In particolare, Fiat ha contato 13.975 acquirenti (-60,04%), Jeep 4.608 (-45,56%), Lancia 2.438 (-59,97%), Alfa Romeo 1.172 (-50,15%) e Maserati 88 (-55,10%). In controtendenza, Ferrari che ha consegnato 62 gioielli con il marchio del Cavallino rampante, 20 più che nel maggio 2019. Sono cinque, a maggio, i modelli italiani nella top ten delle vendite, con Fiat Panda ancora in prima posizione (6.462 clienti), seguita, al terzo posto, da Lancia Ypsilon (2.437) e, al quarto, da Jeep Compass (2.322). Al quinto posto troviamo Fiat 500X (2.318), seguita, al decimo, da Jeep Renegade (2.080).

Il gruppo Volkswagen ha venduto 176.277 vetture (-48,33%), il gruppo Psa 15.346 (-48,87%), il gruppo Renault 10.751 (-51,12%), Ford 6.868 (-42,52%), il gruppo Bmw 4.977 (-34,90%), il gruppo Toyota 4.646 (-52,49%), il gruppo Daimler 3.924 (-53,60%). I modelli stranieri più venduti sono risultati la T-Roc Volkswagen, seconda con 2.419 immatricolazioni, la Duster Dacia sesta con 2.234, la Captur Renault settima con 2.213, la C3 Citroen ottava con 2.119 e la Clio Renault nona con 2.102.

Aeroporti: in aprile tutti a terra per Covid 1.487 passeggeri a Torino, 1.572 a Genova

Il grande crollo degli aeroporti italiani. In aprile, gli scali nazionali hanno perso 16 milioni di passeggeri, dopo averne persi 12 milioni a marzo. E secondo i dati raccolti da Assaeroporti, l'associazione dei gestori degli scali della Penisola, ne hanno persi altri 17 milioni in maggio. Comunque, nel primo trimestre, il sistema aeroportuale nazionale ha registrato una contrazione di 45 milioni di passeggeri, rispetto a un anno fa. “È il peggior calo di sempre – ha detto il presidente di Assaeroporti, l'alessandrino Fabrizio Palenzona, secondo il quale “siamo in presenza di tre mesi di blocco totale del trasporto aereo e le prossime settimane saranno decisive per porre le basi della ripartenza di un settore strategico per il nostro Paese. I correttivi al Dl Rilancio, le misure che saranno inserite nel Dl Semplificazioni e i prossimi Dpcm sono le ultime occasioni per garantire la mobilità del Paese, ripristinare i collegamenti con l’Europa e il mondo e conservare migliaia di posti di lavoro. Non possiamo lasciarci sfuggire questa occasione: il danno sarebbe irrecuperabile”

I provvedimenti finora adottati dal Governo per far fronte alla situazione di profonda crisi derivata dall’emergenza sanitaria da Covid-19 hanno completamente trascurato i gestori aeroportuali, costretti a chiedere la cassa integrazione per oltre 10.000 dipendenti delle società di gestione. La crisi sta avendo un forte impatto sul settore e rischia di compromettere la realizzazione degli imponenti piani di investimento previsti per lo sviluppo del sistema aeroportuale nazionale.

“Alcuni scali, soprattutto quelli di minori dimensioni, che svolgono un ruolo importante per lo sviluppo dei territori e per la mobilità di cittadini e imprese, sono a rischio sopravvivenza. Migliaia di posti di lavoro sono in pericolo – riferiscono da Assaeroporti - così come un’enorme fetta dell’indotto turistico. In Italia, infatti, il 40% dei visitatori stranieri arriva in aereo, confermando il ruolo essenziale degli aeroporti per lo sviluppo del turismo. I due comparti muovono complessivamente circa il 17% del Pil nazionale e, senza adeguati interventi di sostegno, le ricadute si profilano drammatiche. In tale contesto Assaeroporti accoglie favorevolmente la scelta di rilanciare Alitalia ma sottolinea fermamente come l’eventuale adozione da parte del Governo di misure protezionistiche e selettive, tese a disincentivare la presenza di compagnie low cost nel nostro Paese, determinerà un cambio di scenario e il ritorno ad un trasporto aereo d’élite. Una circostanza negativa che si è già verificata 15 anni fa, quando, con la legge sui requisiti di sistema, si tentò di salvare Alitalia con i risultati nefasti che sono sotto gli occhi di tutti. A maggior ragione oggi che Alitalia rappresenta – rispetto ad allora – non il 50% del traffico passeggeri, ma circa il 13% del totale, si corre solo il rischio di danneggiare pesantemente il trasporto aereo nel suo complesso. Per questo l’Associazione degli aeroporti italiani chiede al Governo di assicurare un mercato concorrenziale che garantisca la mobilità di passeggeri e merci.

In aprile, nell'intera Italia i voli sono stati 10.180 (-92,4% rispetto allo stesso mese dell'anno scorso), con il totale di 118,194 passeggeri (-99,35%). In particolare, il Sandro Pertini di Torino-Caselle ha contato 107 voli (-98,6%) con complessivi 1.487 passeggeri (-99,5%) e il Cristoforo Colombo di Genova 231 voli (-86,2%) con 1.572 passeggeri (-98,8%). Il terzo scalo del Nord Ovest, quello di Cuneo-Levaldigi, è rimasto completamente chiuso e non ha av uto né un decollo né un arrivo.

Comau, nuovo vertice in vista della Borsa Paolo Carmassi ad e Nasi presidente

Fiat Chrysler Automobiles ha annunciato che Paolo Carmassi è stato nominato cfo (amministratore delegato) di Comau in preparazione del futuro della società da leader a livello mondiale nella fornitura di sistemi, prodotti e servizi per l’Industria 4.0 e in vista della sua quotazione in Borsa. Inoltre, è stato comunicato che Alessandro Nasi assumerà il ruolo di presidente di Comau.

Romano, classe 1960, Paolo Carmassi arriva in Comau con una significativa esperienza manageriale nella gestione di società ad alta tecnologia, a livello globale. Negli ultimi quattro anni, infatti, ha ricoperto il ruolo di leadership a Malvern Panalytical, società di Spectris riconosciuta nella produzione di strumentazione scientifica per l’analisi dei materiali. In precedenza, Carmassi era stato responsabile del settore aerospaziale, nell’area Emea, di Honeywell, gruppo in cui ha trascorso complessivamente 23 anni con ruoli di crescenti responsabilità, sia nel settore automobilistico che aerospaziale.

Alessandro Nasi è entrato nel gruppo Fiat nel 2005, dopo diverse esperienze professionali nel settore bancario e della finanza. Ha ricoperto ruoli di responsabilità in Fiat Powertrain Technologies, la divisione Motori e Propulsori del Gruppo Fiat, e in Cnh Industrial, gruppo che produce macchinari per l’agricoltura e le costruzioni. Attualmente, è membro del consiglio di amministrazione di Cnh Industrial e presidente di Iveco Defence Vehicles. Inoltre, Nasi è consigliere di amministrazione di Exor, che fa capo alla famiglia Agnelli-Elkann-Nasi e controlla le quotate Fca, Ferrari, Gedi Gruppo Editoriale, Juventus, oltre che Cnh Industrial.

Comau, che ha il suo centro direzionale a Torino, è leader mondiale nel campo dell’automazione industriale per l’industria automotive, per la quale sviluppa e fornisce soluzioni per giunzioni, assemblaggio e lavorazione meccanica per veicoli tradizionali ed elettrici e sistemi di produzione robotizzati, comprese soluzioni di robotica indossabile. L’offerta di Comau si estende anche al project management e alla consulenza, nonché alla manutenzione e alla formazione. Comau opera attraverso una rete internazionale di 7 centri di innovazione, 5 digital hub, 8 stabilimenti di produzione, in cui lavorano oltre 9.000 persone, in 14 Paesi.

Grazie all'esperienza e alle competenze già maturate e applicabili a tutti i settori industriali, Comau è in una posizione ottimale per sviluppare ulteriormente le proprie attività e fornire a clienti in nuovi settori supporto nella loro transizione verso il mondo dell’Industria 4.0. Questa transizione comporterà la riformulazione di processi e prodotti affinché sfruttino le opportunità offerte da nuove evoluzioni quali, per esempio, Industrial Internet of Things, Cyber-Physical Systems, Intelligenza Artificiale, Realtà Virtuale e Realtà Aumentata. Come annunciato da Fca il 18 dicembre scorso, successivamente alla fusione tra Fca e Groupe Psa, la partecipazione di Comau sarà distribuita a beneficio degli azionisti del nuovo gruppo.

Mike Manley, ceo di Fca, ha commentato: “Le nomine di Alessandro Nasi e Paolo Carmassi rappresentano un importante passo avanti per Comau nella preparazione della sua nuova vita da società quotata. Siamo particolarmente felici di dare il benvenuto a Paolo, che porta con sé un significativo bagaglio di esperienza per guidare Comau in questa nuova fase del suo sviluppo come partner di fiducia per aiutare le aziende a cogliere le opportunità offerte dall’Industria 4.0”.

I Rizzante vendono il 5,3% della loro Reply

La famiglia Rizzante vende un pezzetto del suo tesoro. Alika, finanziaria torinese dei Rizzante che possiede il controllo di Reply, ha avviato la cessione di azioni ordinarie di Reply, fino a un massimo di circa 2 milioni di azioni, corrispondenti a circa il 5,3% del capitale della stessa Reply, attraverso una procedura di accelerated bookbuilding riservata a investitori istituzionali. Morgan Stanley agisce in qualità di sole bookrunner per l’operazione. Alika si riserva il diritto di chiudere il collocamento in qualsiasi momento e, coerentemente con la prassi di mercato per collocamenti di questa natura, ha assunto un impegno di lock up relativo alle azioni Reply che resteranno di sua proprietà al termine dell’operazione, per la durata di 180 giorni. Il lock up è la clausola che sancisce l'impegno della a non compiere determinate azioni sul capitale della società nel periodo successivo alla cessione.

Fabbisogno statale balzato a 74,4 miliardi per sospensione tasse e maggiori uscite

A maggio, il saldo del settore statale si è chiuso, in via provvisoria, con un fabbisogno di 25,5 miliardi milioni, in peggioramento di circa 24.5 miliardi rispetto al risultato del corrispondente mese dello scorso anno, quando, infatti, era stato di 949 milioni. Il fabbisogno dei primi cinque mesi dell’anno in corso è così risultato pari a circa 74,400 miliardi in aumento di circa 41,8 miliardi rispetto a quello registrato nello stesso periodo del 2019.

Il saldo di maggio ha risentito della forte contrazione degli incassi fiscali, sulla quale ha inciso il prorogarsi delle sospensioni dei versamenti tributari e contributivi disposte dai provvedimenti legislativi emanati al fine di contenere l’emergenza Covid-19. Dal lato della spesa si segnalano i maggiori prelievi dell’Inps per l’erogazione delle indennità previste dal “decreto Cura Italia” e i maggiori trasferimenti alla Protezione Civile per sostenere le misure legate al contenimento dell’emergenza. La spesa per interessi sui titoli di Stato presenta una leggera riduzione di circa 300 milioni

Intesa Sanpaolo vara finanziamenti green per l'efficientamento energetico della casa

Intesa Sanpaolo ha messo a punto un’offerta di finanziamenti “green”, ovvero mutui e prestiti personali che premiano, con condizioni di tasso vantaggiose, chi acquista immobili a elevata efficienza energetica (classe maggiore o uguale a B) e chi effettua una riqualificazione volta ad aumentarne la classe energetica di appartenenza. In Italia, solo il 30% degli immobili appartiene a una classe energetica medio-alta, il resto necessita di lavori di adeguamento. Concorrono all’efficientamento energetico sia i grandi interventi, come la coibentazione dello stabile, sia i piccoli interventi, tra cui sostituzione di infissi, installazione di caldaie di ultima generazione, ecc.

Il prossimo passo di Intesa Sanpaolo sarà l’anticipo del credito previsto dal recente Decreto Rilancio, il cosiddetto Ecobonus, che permetterà al cliente di realizzare i lavori necessari e quindi di incrementare il valore della propria casa anche se non dispone delle risorse necessarie.

Intesa Sanpaolo in Italia detiene circa un quarto del mercato mutui. La promozione di finanziamenti “green” è in linea con l’Energy Efficient Mortgage Action Plan, iniziativa europea che punta a creare un mutuo per l’efficienza energetica standardizzato, i principi della circular economy a cui la Banca ha aderito e l’impegno sottoscritto con il Piano di Impresa 2018 – 2021 per lo sviluppo di azioni e servizi che riducano le emissioni. 

La nuova offerta “green” è disponibile sotto forma di prestito per la ristrutturazione e di mutui per l’acquisto o la ristrutturazione, anche per durate fino a 40 anni, finanziamenti al 100% del valore della casa e senza limiti di importo (surroga esclusa). Oltre a prevedere uno sconto sul tasso del mutuo, la Banca si fa anche economicamente carico, in caso di riqualificazione energetica dell’immobile, dell’attestato di prestazione energetica, indispensabile per dimostrare il passaggio a una classe energetica superiore.

Possibile anche acquistare elettrodomestici di classe energetica A+++ dai partner convenzionati con Intesa Sanpaolo usufruendo di un finanziamento a tasso (taeg) zero. Infine, per ogni finanziamento “green” erogato, Intesa Sanpaolo verserà un contributo al progetto del WWF per la tutela delle api, i preziosi insetti che garantiscono la sopravvivenza delle specie vegetali indispensabili alla vita del pianeta.

I compensi degli amministratori delegati delle quotate del Nord Ovest nel 2019

Primissimo. L'inglese Michael Manley, amministratore delegato di Fca, è al primo posto nella classifica degli amministratori delegati delle società quotate del Nord Ovest per i compensi ricevuti nel 2019. Mike Manley, infatti, ha ricevuto da Fca poco meno di 13,3 milioni di euro. Ben più del doppio del suo presidente, John Elkann, che, come amministratore delegato e presidente di Exor è stato remunerato con quasi 5,4 milioni, che, però diventano 10,513 milioni se si aggiungono i compensi ricevuti per gli altri incarichi nelle società del suo gruppo.

Sul podio 2019 si trovano anche Hubertus Mulhauser, allora amministratore delegato di Cnh Industrial e Carlo Messina, consigliere delegato e direttore generale di Intesa Sanpaolo, il quale ha avuto 5,375 milioni, piazzandosi così al terzo posto.

Ecco, comunque, la graduatoria, che non comprende gli amministratori delegati di poche società minori, che non hanno ancora pubblicato i dati o riportano il totale dei compensi del consiglio di amministrazione, senza suddividerli per le cariche. Ancora una precisazione: un asterisco indica che l'amministratore delegato è anche presidente; due asterischi che l'incarico dell'amministratore delegato non è stato tale per l'intero esercizio 2019).

Michael Manley (Fca) 13.280.913: Hubertus Muhlhauser (Cnh Industrial) 9.442.832; Carlo Messina (Intesa Sanpaolo) 5.375.000; John Elkann (Exor) 5.375.390*; Monica Mondardini (Cir) 2.959.618; Gianmaria Tondato Da Ruos (Autogrill) 2.660.386; Urbano Cairo (Rcs Mediagroup) 2.500.000*; Victor Massiah (Ubi Banca) 1.980.354; Paolo Gallo (Italgas) 1.965.565; Carlo Rosa (Diasorin) 1.787.718; Massimo Perotti (Sanlorenzo) 1.750.000*; Alberto Righini (Astm)1.548.348; Luca Bettonte (Erg) 1.521.899; Mario Rizzante (Reply) 1.480.000: *Marco Giovannini (Guala Closures) 1.443.558*; Paolo Ceretti (Dea Capital) 1.397.772; Giuseppe Marotta (Juventus) 1.392.600**: Tatiana Rizzante (Reply) 1.371.000.

Laura Cioli (Gedi) 968.255; Louis Camilleri (Ferrari) 887.255; ; Uberto Fornara (Cairo Communication) 665.000; Silvio Angori (Pininfarina) 664.492; Riccardo Pozzoli (Centrale Latte d'Italia) 626.969**; Pier Andrea Chevallard (Tinexta) 530.333; Giuseppe Morfino (Fidia) 526.000**; Marco Viti (Sanlorenzo) 500.000**; Laurent Hebensgtreit (Sogefi) 494.000**;

Michele Buzzi (Buzzi Unicem) 466.088; Pietro Buzzi (Buzzi Unicem) 442.665; Massimiliano Bianco (Iren) 440.000; Claudio Moro (Bim) 435.114**; Gianfranco Carbonato (Prima Industrie) 355.844*; Giovanni Battista Pizzimbone (Biancamano) 350.000*; Raffaella Orsero (Orsero) 341.058; Ezio Basso (Prima Industrie) 323.204; Federico Trono (Basicnet) 259.163**; Matteo Colafrancesco (Bim) 230.137; Davide Schiffer (Borgosesia) 174.222; Nunzio Chiolo (Conafi) 56.939; Mauro Fenzi (Sogefi) 9.000**; Mauro Girardi (Borgosesia) 6.000*.

Banca Ifis compra il 70,77% di Farbanca diventa leader nel settore delle farmacie

Banca Ifis, che è controllata dal genovese Ernesto Furstenberg Fassio, vicepresidente ed è guidata dallo spezzino Luciano Colombini, amministratore delegato, ha acquisito il 70,77% del capitale di Farbanca. detenuto da Banca Popolare di Vicenza, istituto il liquidazione. Il restante 29,23% del capitale è detenuto da 450 piccoli azionisti, prevalentemente farmacisti. Il prezzo che verrà pagato al closing è di 32,5 milioni di euro, eventualmente ridotto a seguito dell’aggiustamento prezzo previsto in contratto. Unitamente alla firma contratto è previsto il pagamento di una caparra confirmatoria pari al 15% del corrispettivo.

“Annunciare l’acquisizione di Farbanca in un periodo così complesso è ancora più importante perché rappresenta un segnale di fiducia verso il nostro Paese ed è la conferma che nei momenti difficili ci sono opportunità di crescita – ha dichiarato Sebastiano Egon von Fürstenberg, presidente di Banca Ifis, fratello di Clara Agnelli. E ha aggiunto: £Banca Ifis, fin dalla sua fondazione, è stata pioniera e ha individuato sempre delle eccellenze in diversi settori: dai Npl, con Toscana Finanza nel 2011 e Fbs lo scorso anno, al leasing e finanza strutturata di Interbanca, nel 2016. Avere una visione di ampio respiro ci permette di essere oggi un gruppo che trae la sua forza dalla specializzazione e diversificazione dei suoi business oltre che dal talento e dalle idee delle sue 1.800 persone. Con l’integrazione degli asset complementari e il posizionamento di Credifarma e Farbanca, diventiamo un primario operatore del settore a livello europeo e acceleriamo lo sviluppo in un mercato che riteniamo strategico, a beneficio dell’intero gruppo”.

A sua volta, Luciano Colombini ha spiegato: “La transazione ha una forte valenza strategica perché consente a Banca Ifis di consolidare la propria posizione di mercato nei finanziamenti alle farmacie e di conseguire importanti sinergie con la controllata Credifarma, dando vita al polo specializzato leader del settore in Italia. Proporremo al mondo delle farmacie una gamma completa di soluzioni personalizzate nel factoring, leasing, finanziamenti a breve, mutui e polizze assicurative anche attraverso il canale digitale”.

Banca Ifis rafforzerà il presidio commerciale, raggiungendo oltre 4.700 farmacie clienti e una quota di mercato del 26%, grazie alla combinazione di Credifarma (quasi 2.800 farmacie clienti) e di Farbanca (circa 1.900 farmacie clienti). Farbanca ha chiuso il 2019 con un utile netto di 4,1 milioni e crediti verso la clientela pari a circa 598 milioni. Al 31 dicembre 2019 il patrimonio netto è di 65,5 milioni di euro, il Cet1 è pari al 16%.

Delorenzi dona ricco archivio fotografico alla Fondazione Cassa risparmio di Biella

Qual è il senso di un archivio fotografico? Parte da questa domanda, la cui risposta non può essere mai semplice o banale, il percorso che ha portato Francesco Delorenzi a decidere di donare il proprio patrimonio di immagini alla Fondazione Cassa di Risparmio di Biella. Costruito per passione, nell’arco di una vita, l’archivio fotografico Delorenzi si compone di due parti distinte: un fondo di valore storico riconducibile ai primi anni del Novecento, derivante dall’attività collezionistica condotta negli anni trascorsi all’estero e una ricca produzione propria, realizzata tra il 1955 e il 2019 e composta da circa 40 mila negativi.

La mia passione per la fotografia nasce da lontano; infatti, ricordo con emozione la prima macchina fotografica regalatami da mio padre£ racconta Francesco Delorenzi che, dopo una vita all’estero trascorsa nel campo della comunicazione di alto livello nell’ambito della Commissione Europea, ha scelto di tornare nella casa di famiglia biellese. Fotografo per passione, Delorenzi ha sviluppato, negli anni, un occhio raffinato, che gli ha permesso di descrivere il Biellese soprattutto in suggestive immagini in bianco e nero con particolare attenzione a Oropa, soggetto molto amato e già oggetto di una bella pubblicazione a cura del DocBi – Centro Studi Biellesi.

Un archivio vasto e interessante che, per quanto riguarda la parte storica da lui collezionata con acquisti all’estero, è composto da circa 2.000 unità fra negative in vetro in vari formati. più una raccolta di 500/600 lastre stereoscopiche e gruppi di unicum come lastre autochrome e/o diapositive su vetro colorate a mano. Tra il materiale spiccano 300 lastre scattate durante la Prima Guerra Mondiale e alcune immagini del Santuario di Oropa negli anni 1910/1925. Per quanto riguarda invece le immagini realizzate dall’autore, tra i soggetti si trovano oltre 5.000 immagini inerenti il Biellese, 5.700 scatti dedicati alla Valle d’Aosta e 1.800 ritratti degli “Uomini della Montagna” di quattro Paesi diversi (1.800 scatti).

Il mio archivio è la storia del mio amore per la fotografia e la montagna – ha spiegato Delorenzi – e vorrei che dopo di me continuasse a vivere, per questo ho deciso di donarlo alla Fondazione Cassa di Risparmio di Biella che è tra i soggetti più attenti e attrezzati per conservare questi materiali. A sua volta, Franco Ferraris, presidente della Fondazione Cr Biella, ha spiegato: Francesco Delorenzi incarna lo spirito del collezionista illuminato che sa mettere a disposizione di tutti il frutto di una vita di lavoro. Per questo, la Fondazione ha voluto dedicargli un video che ne raccontasse la vita ambientato nella sua casa-archivio di Pollone segnata più volte dalla storia. Lì infatti, per una delle curiose intersezioni del destino, è conservata l’elica dell’aeroplano usato da Gabriele D’Annunzio per il Volo su Vienna e lì il giovanissimo Pier Giorgio Frassati diede vita a un piccolo cinema-teatro per raccogliere fondi per reduci e soldati al fronte nel primo conflitto mondiale. Il video sarà visibile da mercoledì 3 giugno alle 17.00 sul sito, sui social (Facebook e Instagram) e sul canale YouTube della Fondazione.

La ricchezza finanziaria delle famiglie diminuita di 130 miliardi nei primi 4 mesi

Nei primi mesi del 2020 gli effetti della pandemia di Covid-19 si sono trasmessi al settore delle famiglie attraverso il calo del reddito, conseguente alle misure di contenimento e la diminuzione del valore di mercato della ricchezza finanziaria determinata dalla caduta dei corsi azionari e obbligazionari. Alla fine di aprile, il valore delle attività finanziarie delle famiglie italiane era più basso di circa 130 miliardi (e del 2,9%) rispetto alla fine del 2019. Il peggioramento delle prospettive di crescita e l’incremento dell’incertezza hanno comportato una maggiore avversione al rischio e una preferenza verso strumenti liquidi.

Secondo i risultati di un recente sondaggio, nel mese di marzo. oltre la metà dei nuclei familiari con attività finanziarie per più di 25.000 euro ha dichiarato di non volere investire in attività rischiose, una quota in netto aumento rispetto ai due anni precedenti (42 e 39% all’inizio del 2019 e del 2018, rispettivamente). Inoltre, le prime evidenze sul numero delle compravendite immobiliari indicano una contrazione delle transazioni, che si rifletterebbe in un calo delle erogazioni di mutui residenziali. E l’espansione del credito al consumo potrebbe risentire di una minore spesa per beni durevoli.

Nel mese di marzo, i debiti bancari delle famiglie si sono ridotti del 6,9% rispetto a febbraio. La capacità delle famiglie di fronteggiare la crisi, capacità favorita dal livello contenuto dell’indebitamento e dai bassi tassi di interesse, dipende anche dalla loro disponibilità di risorse finanziarie per compensare la caduta del reddito.

Secondo i dati dell’indagine straordinaria sulle famiglie, fatta dalla Banca d’Italia ad aprile, il 38% dei mutuatari ha affermato di avere difficoltà nel pagare le rate a causa dell’epidemia di Covid-19; la percentuale è più elevata tra i lavoratori autonomi e tra quelli impiegati nel settore del commercio e della ristorazione (52 e 64%, rispettivamente). Tra gli indebitati per finalità di consumo, la quota di quelli in difficoltà nel pagamento delle rate è, in media, lievemente più contenuta (34%).

Gli individui che hanno dichiarato di avere accumulato risparmi sufficienti per i consumi essenziali (cibo, riscaldamento, igiene, ecc.) e, se indebitati, per il pagamento delle rate per non più di tre mesi, sono il 38% del totale; la percentuale sale a oltre il 50% nel caso in cui il soggetto sia un lavoratore con un contratto a termine o il reddito familiare si sia più che dimezzato in conseguenza della pandemia. Gli individui finanziariamente più solidi, con risorse sufficienti per fare fronte a queste spese almeno sino alla fine dell’anno, sono circa un terzo del totale.

Le famiglie indebitate che si trovano in una condizione di temporanea difficoltà nel pagamento delle rate possono fare ricorso al Fondo di solidarietà per i mutui per l’acquisto della prima casa (Fondo Gasparrini), la cui dotazione è stata recentemente ampliata dal Governo. Per una parte dei nuclei familiari è anche possibile ottenere la sospensione dei pagamenti o l’allungamento della durata dei prestiti attraverso l’attivazione delle clausole già previste dai contratti: nel 2019 la quota delle erogazioni che includevano tali clausole era circa il 36%. Contribuiscono ad alleviare l’onere del debito delle famiglie anche alcune iniziative di carattere privato, quali la moratoria per il credito ai consumatori promossa da Assofin e l’accordo raggiunto tra l’Associazione bancaria italiana (Abi) e le associazioni dei consumatori.

Sulla base di una specifica rilevazione avviata dalla Banca d’Italia, all’8 maggio si stima che fossero pervenute alle banche poco più di 105.000 domande di sospensione delle rate del mutuo per la prima casa collegate al Fondo Gasparrini, per un debito residuo di poco superiore a 9 miliardi; le domande accolte erano oltre 32.000, quelle rigettate poco più di 5.500, le rimanenti in corso di lavorazione. Considerando le risorse del Fondo non ancora utilizzate, si stima che sarebbe possibile concedere circa 300.000 ulteriori sospensioni. Le domande di sospensione delle rate dei finanziamenti con scopo di consumo erano quasi 400.000, per un ammontare superiore a 6,5 miliardi (la maggior parte delle domande esaminate sono state accolte).

Le moratorie hanno offerto in passato un valido sostegno alle famiglie in temporanea difficoltà. Secondo i dati più recenti dell’Indagine sui bilanci delle famiglie italiane, oltre il 70% dei nuclei familiari che hanno fatto ricorso a forme di sospensione delle rate negli anni 2015-16 ha ripreso i pagamenti regolarmente alla scadenza dell’interruzione.

PROTAGONISTI DELL'ECONOMIA COMPLEANNI DI GIUGNO

Gianfranco Carbonato (foto)
Tra i nostri protagonisti dell'economia che compiono gli anni in giugno si trovano Vincenzo Ilotte (è nato il 2 del 1966, a Torino), amministratore della 2A, importante industria metalmeccanica di famiglia, consigliere di Indirizzo della Fondazione Compagnia di San Paolo, ex presidente della Camera di commercio di Torino e Gianfranco Carbonato, presidente e amministratore delegato di Prima Industrie (nato a Torino, il 2 del 1945). Il 4 sono nati Giuseppe Lavazza (Torino, 1965), vice presidente dell'omonimo gruppo del caffè; Stefano Altara (Torino, 1967), consigliere di amministrazione della Diasorin, della quale è anche un top manager e Stefano Albera (Torino, 1967). Il 5 è il compleanno di Dario Gallina (Torino, 1966), amministratore delegato della Dott. Gallina, presidente della Camera di Commercio di Torino, dopo esserlo stato della locale Unione Industriale. Il 6, del 1964, ad Alessandria, è nato Marco Patuano, amministratore delegato di Edizione Holding (gruppo Benetton), consigliere di amministrazione della novarese Autogrill e del Milan. Il 7 del 1952, a Torino, è nato Enrico Boglione, amministratore delegato di Aon Italia e, fra l'altro, azionista di Basicnet, fondata e controllata dal fratello Marco. Il giorno dopo compie gli anni Tiziana Merlino (nata a Finale Ligure, nel 1974), consigliere di amministrazione di Iren e direttore generale dell'Amiu di Genova. Il 10 del 1967, a Napoli, è nata Licia Mattioli, amministratore delegato e co-fondatrice dell'omonima impresa torinese di gioielli, consigliere di amministrazione di Pininfarina e Sanlorenzo, console onorario del Principato di Monaco a Torino, già vice presidente di Confindustria e della Compagnia di San Paolo e, fra l'altro, presidente dell'Unione Industriale di Torino. Nello stesso giorno sono nati Cristiano Fiorio (a Torino, nel 1972), top manager di Fca e consigliere di amministrazione di Basicnet e Mario Anolli (ad Alba, nel 1963), consigliere di amministrazione del Banco Bpm. Il 12 del 1948, a Valperga, è nato Mario Rizzante, fondatore, presidente e azionista di controllo di Reply, un'eccellenza dell'imprenditoria piemontese e una stella della Borsa italiana. Nello stesso giorno, ma del 1984 e a Moncalieri, è nata Chiara Appendino, sindaco di Torino. Il 15 del 1964, a Torino, è nata Piera Braja, commercialista, fra l'altro consigliere di amministrazione della Centrale del Latte d'Italia e componente del collegio sindacale anche di Astm e de La Scialuppa Crt – Fondazione antiusura. Il 16 del 1948, a Torino, è nata Tullia Todros, consigliere di amministrazione di Diasorin. Il 23 è il compleanno di Stefano Cerrato (nato a Torino, nel 1967), consigliere di amministrazione di Cellularline e di Systema. Il 24 del 1963, a Torino, è nato Carlo Robiglio, fondatore, presidente e amministratore delegato della Ebano, vice presidente de Il Sole 24 Ore, presidente della Piccola Industria di Confindustria e vice presidente di quest'ultima. Il 26 del 1963, a Torino, è nato Federico Trono, amministratore delegato di Basicnet, gruppo nel quale ha anche altri incarichi rilevanti. Il 28 compie gli anni Anna Ferrino (nata a Torino nel 1962), amministratore delegato dell'omonima imprese di tende, abbigliamento e accessori sportivi è anche vice presidente della Fondazione Crt e consigliere di amministrazione di Adr (Aeroporti di Roma, del gruppo Atlantia). Il 29 del 1961, a Castigliole del Lago – Perugia, è nato Silvio Angori, amministratore delegato e direttore generale di Pininfarina. Il 30, infine, è il compleanno di Donatella Busso (Savigliano, 1973), consigliere di amministrazione di Prima Industrie, Dea Capital e Banca 5 (gruppo Intesa Sanpaolo).

Il calo dei dipendenti della sanità pubblica

Quanto sia importante la sanità pubblica, persino per l'economia, lo ha dimostrato, indiscutibilmente, la pandemia Covid-19. Tutti hanno potuto rendersi conto della necessità assoluta che il sistema sanitario funzioni al meglio, sempre; con strutture, attrezzature e personale in misura adeguata quantitativamente e qualitativamente, anche nelle emergenze. In Piemonte e nel resto dell'Italia, l'abnegazione dei medici, degli infermieri, di tutti gli operatori sanitari e dei volontari è stata straordinaria, degna del massimo riconoscimento e di lode generale.

L'impegno eccezionale del personale sanitario ha portato in evidenza le carenze strutturali del sistema sanitario nazionale, compresa quella strategica proprio del personale, documentata dall'Istat. Al primo giorno di gennaio 2019, infatti, risultavano occupati nella sanità pubblica circa 692mila dipendenti (di cui 650mila a tempo indeterminato), pari a un quinto del personale stabilmente assunto nella pubblica amministrazione.

Dal 2009 si è registrata una progressiva riduzione degli occupati a tempo indeterminato per effetto delle politiche di contenimento della spesa per il personale nel settore pubblico e, soprattutto, dell’applicazione dei piani di rientro della spesa sanitaria, in particolare in alcune regioni. Tra il 2009 e la fine del 2018, la diminuzione complessiva è stata di circa 44mila unità (-6,4%), solo parzialmente compensata sia dall’innalzamento dei requisiti per l’accesso alla pensione, che, trattenendo i più anziani, ha velocizzato il processo di invecchiamento del personale, sia dalla crescita del ricorso al lavoro flessibile (a inizio 2019, gli occupati con forme di lavoro flessibile sono circa 42mila, contro i 38mila del 2009 e i 31 mila del 2013).

La diminuzione più marcata di personale stabile (-13,5%) ha riguardato i dirigenti non medici. Tra i medici, inclusi odontoiatri e veterinari, la contrazione del personale stabile è stata del 5,4%. Tra il personale non dirigente, che include amministrativi, sanitari, professionali e tecnici, il calo è stato del 6,3%, tale da portare il numero di dipendenti a tempo indeterminato a circa 518mila dai 553 mila del 2009.

Le politiche di innalzamento dell'età pensionabile, insieme con l’applicazione di normative volte al contenimento delle assunzioni, hanno avuto come conseguenza anche l'innalzamento dell'età media dei dipendenti del Servizio Sanitario Nazionale a 50,7 anni. La fascia di età con più dipendenti è quella di55-59 anni per gli uomini e 50-54 per le donne. Tra i dirigenti medici ha più di 55 anni il 60,4% degli uomini mentre quasi quattro su dieci superano i 60. La situazione anagrafica è diversa per le donne: solo il 36% ha più di 55 anni e circa la metà ha un’età compresa tra 40 e 55 anni. Più giovane, in media, il personale non dirigente: in quasi un quarto dei casi ha meno di 45 anni (23,9% gli uomini; 25,5% le donne) mentre supera i 60 anni di età solo una su dieci tra le donne e uno su cinque tra gli uomini.

La spesa pubblica per la sanità in Italia incideva, nel 2018 (ultimo dato Ue disponibile) per il 6,8% della spesa pubblica complessiva, quota inferiore alla media europea, che era allora del 7,1% e molto inferiore rispetto a Paesi quali la Danimarca (8,3%), l'Austria e la Norvegia (8,2%), la Francia (8,1%), l'Islanda (7,8%), il Belgio, la Repubblica Ceca, l'Olanda (7,6%) e anche il Regno Unito (7,5%).

Mattarella nomina Cavalieri del Lavoro quattro piemontesi e una genovese

Sono del Nord Ovest cinque dei 25 Cavalieri del Lavoro appena nominati dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, su proposta del ministro dello Sviluppo Economico, Stefano Patuanelli, di concerto con Teresa Bellanova, ministro delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali. Quattro sono piemontesi, uno ligure. Si tratta di Anna Maria Grazia Doglione, Mario Frandino, Alessandro Gilardi, Guido Grassi Damiani e Giorgia Serrati. Istituita nel 1901, l'onorificenza è un riconoscimento a chi ha operato nel proprio settore, in via continuativa e per almeno vent'anni, con autonoma responsabilità, contribuendo, in modo rilevante, alla crescita economica, allo sviluppo sociale e all'innovazione del Paese con l'attività d'impresa.

Anna Maria Grazia Doglione, classe 1957 astigiana, è presidente di Fondalpress, che produce getti in leghe di alluminio per i settori automotive, tessile, elettromeccanico, idraulico, arredamento, illuminazione e energie rinnovabili, con 120 dipendenti e un export pari al 45%. Anna Maria Grazia Doglione entrata nell’azienda di famiglia, nel 1984, progressivamente ricopre incarichi di crescente responsabilità nell’area commerciale e poi nell’area acquisti. Dagli anni Duemila contribuisce allo sviluppo dell’azienda con l’installazione di macchine per pressofusione di dimensioni superiori alle 2.000 tonnellate e nel 2012 realizza un nuovo stabilimento ad Asti, che si aggiunge a quello storico di Castell’Alfero. Nell’automotive, Fondalpress è tra i fornitori di Fca, Opel, Psa e General Motors.

Mario Frandino, nato nel 1943, saluzzese, è l'amministratore delegato di Sedamyl, leader in Italia nella trasformazione di frumento per la produzione di amido e derivati, glutine e alcool, oltre che presidente di Etea, attiva principalmente nel settore delle energie rinnovabili. Nel 1980, Frandino entra nell’azienda di famiglia Sedamyl, una piccola distilleria di frutta a produzione stagionale, di cui guida la trasformazione industriale introducendo la distillazione di cereali e ampliando la produzione. Con due stabilimenti in provincia di Cuneo e un sito di distribuzione, occupa 165 dipendenti ed esporta il 50%. Nel 1993, dall’esperienza di autoproduzione di energia elettrica maturata dalla trasformazione del grano, costituisce Etea, ora attiva anche in Francia, Regno Unito, Albania, Romania, Serbia e Bosnia, con 17 impianti di produzione e siti di stoccaggio. Il suo export è del 90%. Ha 340 dipendenti.

Alessandro Gilardi, classe 1961, torinese, è il presidente e amministratore delegato di Costruzioni Generali Gilardi Spa, azienda di famiglia nata come impresa generale di costruzioni e ingegneria civile nella quale entra nel 1984 con il ruolo di direttore tecnico. Attraverso tecnologie innovative specializza l’attività nei settori commerciale, alberghiero, ospedaliero, nel recupero ambientale di aree abitative, nel restauro di edifici monumentali e nella costruzione di impianti sportivi. Realizza, tra l’altro, lo Juventus Stadium, alcuni padiglioni per Expo 2015 e ristruttura il Centro Direzionale e il Museo Alfa Romeo ad Arese. Sotto la sua guida l’azienda ha ampliato la presenza all’estero partecipando a gare come quella per l’aeroporto di Bukoba in Tanzania e lo stadio di Doha per i mondiali 2022. Conta 100 dipendenti.

Guido Roberto Grassi Damiani, nato nel 1968, è presidente del gruppo Damiani, leader nella creazione, realizzazione e distribuzione di gioielli di alta gamma. L’azienda di famiglia è nel distretto orafo di Valenza Po. Dagli anni ’90, il neo cavaliere avvia l’internazionalizzazione del gruppo con oltre 60 boutique monomarca nel mondo e filiali in Europa, America del Nord, America Latina, Asia e Medio Oriente. Rileva i marchi di gioielleria Calderoni e Rocca. Sotto la sua guida, gli occupati passano dai 220 del 1995 agli attuali 700. Nel 2020, con l’acquisizione di Venini, il gruppo rilancia la storica vetreria artistica muranese. Con l’originario stabilimento produttivo e una holding in Svizzera per la promozione dei prodotti sui mercati esteri, la Damiani è presente in quasi tutto il mondo.

Giorgia Serrati, 1945, genovese, è presidente di Icat Food, fondata dal marito e attiva nell’importazione e distribuzione di conserve ittiche e vegetali. Alla scomparsa del coniuge assume la guida dell’azienda. Fin da subito avvia investimenti in tecnologie gestionali e amplia il magazzino. Nel 2014 sigla un accordo con la capoverdiana Frescomar per la fornitura di tonni provenienti da pesca sostenibile per i marchi storici 'Tonno Moro' e 'Angelo Parodi'. Negli anni, rileva il brand spagnolo di olive Alisa e sviluppa la gamma dei prodotti con conserve vegetali e di frutta, snack e alimenti per animali. Oggi l’azienda, con 15 marchi e un magazzino a Serravalle Scrivia, è presente nella grande distribuzione, nel commercio al dettaglio e nel catering. Occupa 35 persone.

Borsa: le quotazioni delle banche italiane sono scese meno della media dell'eurozona

Nei primi cinque mesi di quest'anno, il comparto delle azioni delle banche italiane quotate in Borsa ha perso 8 punti percentuali in meno rispetto alla media delle banche dell’Eurozona. “Il distacco è significativo, ma rimane comunque una magra consolazione, vista l’entità del crollo provocato dal coronavirus” ha scritto Firstonline, l'autorevole giornale web di economia e finanza guidato da Franco Locatelli ed Ernesto Auci.

Dall’ultima Relazione annuale della Banca d’Italia, infatti, emerge che, tra la fine del 2019 e il 19 maggio 2020, i titoli bancari del nostro Paese sono sprofondati del 39%, a fronte del 47% registrato, in media, dal settore nell’intera area valutaria. In entrambi i casi, comunque, le azioni delle banche hanno subìto flessioni molto superiori a quelle degli indici generali (dove, peraltro, i rapporti di forza sono invertiti). Nello stesso periodo, infatti, Piazza Affari è affondata di circa il 27%, mentre la media dei listini dell’area euro ha fatto segnare -22%.

A livello di Eurozona, quindi, le banche hanno perso più del doppio rispetto al complesso dei mercati azionari, perché “le prospettive delle aziende del credito risultano più esposte all’impatto delle misure di contenimento della pandemia”, ha spiegato Bankitalia.

Se però restringiamo l’analisi al periodo fra il 21 febbraio e il 18 marzo – riporta Firstonline - le differenze fra Italia ed Eurozona si assottigliano: l’indice generale della Borsa italiana registra un calo del 38%, in linea con i principali Paesi dell’area euro, mentre i titoli bancari italiani fanno segnare un crollo del 44%, poco meno rispetto alla media dell’Eurozona,

Dopo di che, “nella seconda metà di marzo – ha ricordato ancora la Banca d’Italia – le quotazioni azionarie nel nostro Paese e nell’area dell’euro sono state sostenute dalle misure di politica monetaria e di finanza pubblica, nonché dai segnali di rallentamento dell’epidemia”. Ad aprile, invece, “si è verificato un nuovo indebolimento, a causa della crescente incertezza sulla redditività di più lungo periodo”. Il tutto mentre “la volatilità ha superato i valori toccati durante la crisi finanziaria globale del 2008-2009”.

Ok Consob all'offerta di Andrea Bonomi per l'acquisto del 20% di Guala Closures

Special Packaging Solutions Investments, società di Investindustrial, holding di Andrea Bonomi, ha comunicato di avere ricevuto da Consob l'approvazione del documento relativo all’offerta pubblica di acquisto volontaria parziale di massime 15.166.000 azioni ordinarie di Guala Closures, quotate sul segmento Star della Borsa Italiana e rappresentative del 20% circa dei diritti di voto esercitabili nell’assemblea della società di Spinetta Marengo. Il periodo di adesione all’offerta, concordato con Borsa Italiana, avrà inizio alle ore 8,30 dell'8 giugno e terminerà alle ore 17,30 del 1° luglio, ultimo giorno per aderire, salvo proroga del periodo di adesione. Il quinto giorno di borsa aperta successivo alla chiusura del periodo di adesione, ossia l’8 luglio, l’offerente pagherà a ciascun aderente un corrispettivo in contanti pari 6 euro per ciascuna azione portata in adesione all’offerta, ferma restando l’eventuale applicazione del meccanismo di riparto

Le considerazioni del Governatore Visco

Ecco un ampio stralcio delle Considerazioni finali del Governatore della Banca d'Italia, Ignazio Visco, al Rapporto annuale appena pubblicato: "... L’incertezza oggi è forte; riguarda non solo l’evoluzione della pandemia ma anche gli effetti sui nostri comportamenti, sulle abitudini di consumo, sulle decisioni di risparmio. Ci si chiede quali nuovi bisogni si affermeranno e quali consuetudini saranno definitivamente superate. E ci si interroga sulle possibili conseguenze, oltre il breve periodo, per l’organizzazione della società e dell’attività produttiva. Nei prossimi mesi il recupero della domanda avverrà con lentezza. Bisognerà evitare comportamenti imprudenti e mantenere alta l’attenzione affinché non tornino a salire le probabilità di contagio. Il sistema produttivo dovrà garantire condizioni di sicurezza nei luoghi di lavoro e far fronte a cambiamenti nelle catene globali del valore; l’offerta sarà riqualificata per soddisfare le mutate esigenze della clientela; saranno rivisti i programmi di investimento". 
"Durante questa transizione potrà ridursi l’occupazione e potranno protrarsi le situazioni di sospensione dal lavoro; ne saranno frenati i consumi, che risentiranno anche del possibile aumento del risparmio precauzionale dovuto ai timori sulle prospettive, non solo economiche. Potrà crescere il disagio sociale; le misure di bilancio mirano a contenerlo. Con il dissiparsi della pandemia potremo ritrovarci in un mondo diverso. Se intuiamo, in modo impreciso e contrastiamo, con forza, la gravità delle conseguenze sociali ed economiche nel breve periodo, per quelle a più lungo termine possiamo solo riconoscere di “sapere di non sapere”. È molto difficile prefigurare quali saranno i nuovi “equilibri” o la nuova “normalità” che si andranno determinando, posto che sia possibile parlare di equilibri e normalità. Per affrontare tanta incertezza è però cruciale, oggi ancora più di prima, che siano rapidamente colmati i ritardi e superati i vincoli già identificati da tempo". 
"Oggi più di prima, perché una cosa è sicura: finita la pandemia avremo livelli di debito pubblico e privato molto più alti e un aumento delle disuguaglianze, non solo di natura economica. Solo consolidando le basi da cui ripartire sarà possibile superare con successo le sfide che dovremo affrontare. Lo sconvolgimento causato dalla pandemia ha natura diversa da quello di una guerra mondiale ed è arduo confrontarne gli effetti. Possiamo partire però da un pensiero maturato proprio immaginando come si sarebbe potuto gestire una grande guerra. Ottant’anni fa John Maynard Keynes scriveva: “… la migliore garanzia di una conclusione rapida è un piano che consenta di resistere a lungo … un piano concepito in uno spirito di giustizia sociale, un piano che utilizzi un periodo di sacrifici generali” – verrebbe da dire, come quelli di questi nostri giorni – “non come giustificazione per rinviare riforme desiderabili, ma come un’occasione per procedere più avanti di quanto si sia fatto finora verso una riduzione delle disuguaglianze”. 
"Sarà essenziale mettere bene a frutto le risorse mobilitate per superare le difficoltà più gravi, predisporre, da subito, le condizioni per il recupero di quanto si è perso, usare bene il progresso tecnologico per tornare a uno sviluppo più equilibrato e sostenibile, che generi occupazione e consenta anche di ridurre, con la necessaria gradualità ma senza timori, il peso del debito pubblico sull’economia. Ricordiamo i punti di forza della nostra economia. Nonostante i ritardi e le difficoltà, in particolare sul piano territoriale, negli ultimi mesi le infrastrutture di rete hanno tenuto, consentendo a centinaia di migliaia di lavoratori di continuare a operare da remoto; il settore manifatturiero è flessibile e, dopo la crisi dei debiti sovrani, ha rapidamente recuperato competitività, portando in avanzo la bilancia dei pagamenti; il debito netto con l’estero è pressoché nullo; la ricchezza reale e finanziaria delle famiglie è in complesso elevata e il loro debito è tra i più bassi nei paesi avanzati; quello delle imprese è inferiore alla media europea; il sistema finanziario, rafforzato nonostante la doppia recessione, è in condizioni decisamente migliori di quelle in cui si trovava alla vigilia della crisi finanziaria globale". 
"Vi sono però investimenti dai quali non possiamo prescindere, in particolare quelli rivolti all’innovazione nelle attività produttive e al miglioramento dell’ambiente, investimenti che vanno sempre più tra loro integrati. Un contesto favorevole all’attività d’impresa richiede interventi risoluti, rapidi e ad ampio spettro per innalzare in modo sostanziale la qualità e l’efficienza dei servizi pubblici. E va ribadita, se possibile oggi ancora di più, l’importanza di quelli volti ad accrescere i livelli di cultura e di conoscenza, dalla scuola all’università così come nella ricerca. Un ambiente economico rinnovato potrà dare frutti se tutti i protagonisti che lo animano − le imprese e le famiglie, chi studia e chi lavora, gli intermediari finanziari e i risparmiatori − sapranno assumere la piena responsabilità del proprio ruolo". 
" Un nuovo rapporto è indispensabile anche in Europa. Ogni paese deve utilizzare le risorse messe a disposizione dalle istituzioni europee con pragmatismo, trasparenza e, soprattutto, in maniera efficiente. I fondi europei non potranno mai essere “gratuiti”: il debito europeo è debito di tutti e l’Italia contribuirà sempre in misura importante al finanziamento delle iniziative comunitarie, perché è la terza economia dell’Unione. Ma un’azione comune, forte e coordinata potrà proteggere e contribuire a rilanciare la capacità produttiva e l’occupazione in tutta l’economia europea. L’importanza della recente proposta della Commissione non sta nella sostituzione di un prestito con un trasferimento, ma nell’assunzione collettiva di responsabilità per il finanziamento della ripresa: sarebbe il primo passo verso un’unione di bilancio e il completamento del disegno europeo". 
"Abbracciare con convinzione questa idea, per disegnarla compiutamente e pianificarne l’attuazione, è una necessità non derogabile. Un impegno unitario è nell’interesse di tutti: le drammatiche circostanze di oggi rafforzano le ragioni dello stare insieme, spingono a perseguire un progetto che mobiliti risorse a sostegno di una crescita inclusiva e sostenibile". 

La Regione Piemonte stanzia 40 milioni per rilanciare il sistema turistico locale

Un articolato programma di misure dal valore complessivo di 40 milioni di euro: è “Riparti Turismo”, il piano straordinario predisposto dalla Regione Piemonte per rilanciare e sostenere il sistema turistico. Il documento è stato presentato e siglato, nella splendida cornice della Reggia di Venaria, dal presidente della Regione, Alberto Cirio, dal vicepresidente Fabio Carosso e dall’assessore al Turismo, Vittoria Poggio, alla presenza dei rappresentanti di oltre 25 tra enti, associazioni e consorzi, che rappresentano l’intero mondo del turismo piemontese.

L’assessore Poggio ha messo in risalto che “sono tutte misure costruite insieme per dare una risposta efficace e concreta all’intera filiera turistica. Un’operazione a 360 gradi, perché il Piemonte vive di turismo e questo piano deve e vuole essere un rilancio della sua immagine e del suo brand”.

E il vice presidente Carosso ha evidenziato: “Non ci siamo dimenticati dei rifugi di montagna, che rappresentano una delle perle delle nostre vette alpine e che vogliamo diventino, sempre di più, una meta ambita per tutti coloro che amano momenti di libertà e spensieratezza. Scegliendo i nostri rifugi potranno vivere queste emozioni in luoghi tra i più suggestivi del Piemonte”. Il presidente Cirio ha anche affermato di confidare che “in autunno riparta tutto e si torni alla mobilità internazionale. Siamo pronti a confermare le manifestazioni più importanti: Salone del Libro, Fiera del tartufo e Douja d'Or. Stiamo anche lavorando con Roma per sbloccare i comprensori sciistici”.

Ed ecco le misure di Riparti Turismo. Bonus Turismo: 10.730.000 euro da distribuire, come contributo a fondo perduto, a seconda delle dimensioni e della classificazione, per consentire alle attività ricettive alberghiere e extralberghiere di sostenere i fabbisogni di liquidità relativi alle necessità di adeguamento delle strutture alle norme di sicurezza sanitaria e distanziamento sociale (il contributo va da 1.800 a oltre 9.000 euro per gli hotel, da 2.000 a 2.600 euro per case vacanze, ostelli e Cav residence, da 3.300 a 5.300 euro per campeggi e villaggi turistici ed è di 1.300 euro per affittacamere, agriturismi, alloggi vacanze e country house, 650 euro per i bed & breakfast imprenditoriali). Contributi a fondo perduto, per complessivi 6 milioni, per l’allestimento di spazi attrezzati all’aperto, pertinenti alle strutture ricettive e impiantistiche e consentirne così la migliore fruizione delle stesse nel rispetto delle linee guida sanitarie. Voucher vacanze: con un investimento da 5 milioni, i turisti che sceglieranno di prenotare una vacanza in Piemonte su tre pernottamenti ne avranno uno offerto della Regione e uno dall’operatore.

Ai Consorzi riconosciuti dalla Regione andrà anche un contributo di 1,670 milioni come sostegno nell’azione di rilancio della domanda turistica a integrazione del Voucher vacanze. Un programma integrato di marketing turistico, del valore di 4 milioni, a sostegno delle destinazioni e di una campagna promozionale multicanale di rilancio dell’intera offerta turistica regionale, declinata per prodotti, target e mercati, realizzata anche tramite il sistema dell'organizzazione turistica locale. Uno stanziamento di 4,2 milioni per contribuire alla realizzazione di iniziative di attrazione e di forte richiamo turistico, quali eventi strategici e manifestazioni promossi dalla Regione e organizzati dal sistema locale. Il potenziamento, con 6 milioni, dell’azione svolta dalle Atl per realizzare progetti di progettualità di amplificazione e sostegno del programma di rilancio del turismo piemontese, con particolare attenzione sulla promozione dei prodotti turistici locali. Un contributo di 1,5 milioni alle Pro Loco, per l’organizzazione di iniziative di valorizzazione e l’animazione turistico-territoriale. Infine, la qualificazione dei rifugi alpini ed escursionistici, grazie a un contributo di 500.000 euro, che consentirà di adeguarli alle prescrizioni di sicurezza sanitaria e favorirne la riapertura e la fruizione.

Reply al suo massimo storico: 78,65 euro per Piazza Affari vale oltre 2,9 miliardi

Un'altra stella del listino del Nord Ovest è tornata a splendere. Oggi, 29 maggio, al termine della seduta borsistica, il prezzo dell'azione della torinese Reply, in seguito al nuovo incremento del 2,01%, è risultato di 78,65 euro, che segna il suo nuovo record storico. Piazza Affari, quindi, ha valutato Reply, l'impresa fondata, controllata e guidata dai Rizzante, un po' più di 2,942 miliardi di euro. L'avere sfiorato quota 3 miliardi in questa situazione, con l'indice Ftse Mib che ha recuperato con difficoltà quota 18.000 punta, è ancora più significativo.

Nella stessa giornata della conquista della vetta più alta da parte di Reply, un altro titolo del Nord Ovest, Visibilia Editore, che è stata fondata dalla cuneese Daniela Garnero Santanchè, la quale ne è anche azionista di controllo e presidente, è sceso invece al suo livello più basso di sempre. Visibilia Editore, infatti, ha chiuso a 0,185 euro.

Nel lato destro di questa pagina, si possono leggere i prezzi finali fatti registrare dalle azioni del Nord Ovest negli ultimi tre venerdì del mese.

Indagine dell'Unione Industriale di Torino Soltanto il 31% delle imprese si ritiene attrezzato per superare la crisi da Covid-19

Ancora forte utilizzo dello smart working, molta incertezza sul futuro, una produzione che fa affidamento principalmente sugli ordini stranieri e mancanza di liquidità. In sintesi, è questo lo scenario in cui si trovano le aziende torinesi, fotografato da una ricerca dell’Unione Industriale di Torino. Il suo presidente, Dario Gallina, ha commentato così i dati della rilevazione sugli effetti della pandemia del Covid-19 sulle imprese torinesi: “L’indagine fotografa un tessuto industriale che s’impegna e che sta cercando di uscire da quest’emergenza, pur utilizzando strumenti che ritiene ancora inadeguati rispetto alla gravità della situazione e dovendo affrontare forti problemi di liquidità. Le imprese manifatturiere sono quelle che scontano maggiore incertezza sulla quantificazione dell’impatto e sui tempi di uscita dalla crisi”.

“I risultati sono chiari: tra i problemi più avvertiti, al primo posto restano la liquidità, i pagamenti e le difficoltà normative. Tutto ciò è insostenibile. Tuttavia – ha aggiunto Gallina - questa rilevazione ci regala anche un dato molto importante: le aziende vedono l’innalzamento dei costi per la sicurezza come elevato, ma gestibile. Una volta di più, le imprese torinesi dimostrano quanto la cultura della salute di tutti sia radicata nel loro modo di essere e fondamentale premessa per ogni attività produttiva. E proprio in ragione di questo, i criteri del click day per l’assegnazione dei 50 milioni del bando Impresa Sicura sono stati una grandissima delusione: è inaccettabile umiliare le aziende che hanno investito in progetti per la sicurezza, attraverso una procedura per il click più veloce, durata meno di un secondo. La responsabilità non è una lotteria”.

L'indagine, fatta dall’Unione Industriale nell’ultima decade di maggio, ha visto la partecipazione di 247 aziende torinesi, di cui 157 manifatturiere e 100 appartenenti al settore terziario. In seguito al termine del lockdown, la ripresa delle attività economiche risulta ancora parziale. Solo il 57% delle aziende di servizi e il 48% di quelle manifatturiere, infatti, è ripartito con oltre il 75% del personale. Tra i problemi riscontrati dalle imprese in questa fase, il più sentito riguarda la liquidità e i pagamenti, problemi giudicati come significativi dal 72% degli intervistati. La stessa percentuale ha ritenuto altrettanto preoccupanti le problematiche relative agli aspetti normativi, particolarmente intricati e in costante aggiornamento. Sono state, inoltre, avvertite difficoltà derivanti dagli aspetti organizzativi, molto impattanti soprattutto per il settore dei servizi.

Per quanto riguarda gli ordini, la domanda italiana è crollata in modo grave per il 47% degli intervistati e in modo abbastanza significativo per un ulteriore 34%. Regge, al contrario, l’export, che ha visto una contrazione impattante per il 37% e meno significativa per il 21% delle aziende. Un aspetto particolarmente interessante riguarda i costi dell’adeguamento sanitario, che sono considerati elevati, ma sostenibili da oltre il 60% delle imprese. 

Alla domanda relativa alla valutazione dell’impatto della crisi, gli imprenditori hanno risposto che gli effetti sono ancora troppo imprevedibili. Solo il 31% si ritiene attrezzato per superarla, mentre un altro 30% non ritiene di poter ancora fare previsioni e il 26% si dice certo di conseguenze molto serie. Solamente il 10% vede questa situazione come un’opportunità.

Rina: Nello Sulfaro neo direttore generale Carpaneto responsabile delle strategie

L’assemblea degli azionisti del Rina, colosso genovese della certificazione e della consulenza, ha approvato il bilancio che mostra risultati in crescita rispetto all’esercizio precedente: ricavi netti pari a 476 milioni (+7,5% rispetto al 2018) e l'utile netto di 3,6 milioni, un milione in più. Al 31 dicembre l'indebitamento netto è sceso a 127,5 milioni dai 131 milioni di 12 mesi prima. L’assemblea ha inoltre nominato i componenti del consiglio di amministrazione che resterà in carica fino all’approvazione del bilancio al 31 dicembre 2022, riconfermando tutti i sette membri precedenti e i relativi incarichi: presidente Ugo Salerno; vicepresidenti Marco Cerrina Feroni e Giorgio Drago; consiglieri Nazareno Cerni, Emanuele Grimaldi, Donatella Gavioli e Paolo Pierantoni. Riconfermati anche tutti i componenti del collegio sindacale, Francesco Illuzzi, Giovanni Grazzini e Antonio Guastoni.

Il nuovo consiglio di amministrazione ha confermato Ugo Salerno anche amministratore delegato. A sua volta, Salerno ha annunciato la nomina di Nello Sulfaro, già amministratore delegato di Rina Services, a direttore generale del gruppo Rina. Sulfaro avrà il ruolo apicale di responsabilità sull’intera organizzazione, di coordinamento e ottimizzazione di tutte le attività operative; mentre Paolo Moretti, già direttore commerciale del settore Marine del Rina, ha assunto la carica di amministratore delegato di Rina Services e Giosuè Vezzuto assume la direzione del settore shipping. Roberto Carpaneto oltre alla carica di amministratore delegato di Rina Consulting assume il ruolo di chief strategy officer per il Gruppo Rina.

“Sono orgoglioso di annunciare questo importante cambiamento nella struttura organizzativa del Rina che si inserisce nel più ampio progetto strategico di medio termine di crescita. La nuova squadra ha tutte le competenze necessarie per accompagnare la società in un’ulteriore fase di sviluppo” ha dichiarato Ugo Salerno, confermato presidente e amministratore delegato del Rina. Che nel primo trimestre ha aumentato i ricavi del 21% e l'ebitda dell'8%.

Agostino Re Rebaudengo è il presidente dell'associazione Elettricità Futura

Elettricità Futura, l’associazione delle aziende produttrici di elettricità, ha un nuovo presidente. “E’ Agostino Re Rebaudengo, un vero e proprio pioniere delle rinnovabili in Italia, che prende il posto di Simone Mori, manager di punta di Enel”. Lo riporta Firstonline, autorevole giornale web diretto da Franco Locatelli, aggiungendo che “la nomina era nell’aria; ma ha, comunque, un significato anche simbolico e sancisce la trasformazione energetica anche al vertice dell’associazione confindustriale”. Certamente, infatti, la transizione verso l’elettricità verde è stato una potente svolta impressa all’Enel dall'amministratore delegato Francesco Starace; “ ma ora, a guidare l’associazione degli elettrici è un presidente nato e cresciuto con l’energia verde e anche questo è un segno dei tempi (dopo che le aziende green sono confluite in quella che un tempo era l’Assoelettrica che rappresentava i produttori termoelettrici)”.

Firstonline ricorda chi è il nuovo presidente di Elettricità Futura: torinese, Re Rebaudengo è laureato in Economia e Commercio e ha completato i suoi studi negli Stati Uniti all’Ucla di Los Angeles e all’Harvard Business School di Boston. È giornalista pubblicista e, nel 1995, ha fondato Asja Ambiente Italia. L’azienda, di cui è presidente e azionista di controllo, festeggia i suoi 25 anni di attività quest’anno e opera a livello internazionale, con sedi in Cina e Sudamerica, nella produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili e nella riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra.

Re Rebaudengo è stato presidente di assoRinnovabili dal 2011 al 2017, la più importante associazione italiana di produttori di energia rinnovabile, che, il 28 aprile 2017, si è poi fusa con Assoelettrica, dando vita a Elettricità Futura. Ed è membro del Consiglio generale di Confindustria. Tra gli incarichi ricoperti vi è anche quello di presidente del Teatro stabile di Torino dal ’96 al 2007 e è tuttora impegnato in enti no profit, tra cui la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo per l’arte contemporanea, di cui è co fondatore e vice presidente. Dal 2019, insegna alla Facoltà di Ingegneria del Campus Biomedico di Roma. 

Carige: ok al raggruppamento delle azioni e rinuncia alle citazioni contro l'ex vertice

Presieduta da Vincenzo Calandra Buonaura, l’assemblea straordinaria e ordinaria degli azionisti di Banca Carige ha deliberato, fra l'altro, la conversione facoltativa delle azioni di risparmio in azioni ordinarie di nuova emissione (20.500 azioni ordinarie per ogni azione di risparmio che sarà portata in conversione), il raggruppamento delle azioni ordinarie e delle azioni di risparmio in circolazione nel rapporto una nuova azione ordinaria e ogni mille azioni ordinarie esistenti e una nuova azione di risparmio ogni mille azioni di risparmio esistenti. Eentrambe le operazioni potranno essere attuate entro e non oltre il 31 dicembre.

Inoltre, l’assemblea, in sede ordinaria, ha deliberato di autorizzare il consiglio di amministrazione a rinunciare alle azioni di responsabilità a suo tempo intraprese nei confronti degli ex amministratori Cesare Castelbarco Albani e Piero Luigi Montani.

Progetto Torino-Commissione Europea per un algoritmo che diagnostichi il Covid

Un algoritmo basato sulle tecniche di Intelligenza Artificiale che possa aiutare i medici radiologi a diagnosticare e monitorare le polmoniti da Covid-19 utilizzando le immagini delle TAC polmonari. Questa tecnica rivoluzionaria è alla base del progetto che è nato alla Città della Salute di Torino, grazie alla collaborazione tra il Dipartimento di Radiologia Diagnostica ed Interventistica, diretto da Paolo Fonio e il Dipartimento di Informatica dell’Università di Torino, diretto da Guido Boella. Il progetto, attualmente in fase di sperimentazione nel capoluogo piemontese, è stato possibile grazie a un accordo tra Infervision e la Commissione Europea, con la fondamentale partecipazione della Compagnia di San Paolo.

Questa è una grande opportunità per il nostro territorio - ha commentato Francesco Profumo, presidente della Fondazione Compagnia di San Paolo - è un ulteriore tassello di un quadro in cui stanno emergendo importanti competenze specifiche in ambito di intelligenza artificiale, guidate in particolare dalle attività di ricerca degli Atenei torinesi. La scelta della Commissione Europea di coinvolgere Torino in questa sperimentazione è anche frutto del dialogo costante tra la Fondazione e le istituzioni europee. Un confronto che prosegue in un contesto in cui le attività della Fondazione si ispirano alle azioni promosse a livello europeo, anche in vista di Horizon Europe, programma in cui l’intelligenza artificiale avrà un ruolo importante”.

Proprio in quest’ottica – ha aggiunto Profumo – è stato anche pensato il bando “Intelligenza Artificiale, uomo e società” recentemente promosso dalla Compagnia di San Paolo, volto a favorire la collaborazione tra gli attori che sul territorio lavorano sull’AI, sviluppato con un approccio in linea con la strategia italiana delineata dagli esperti del Mise – ministero dello Sviluppo economico: attenta ai risvolti etici e al rapporto tra l’intelligenza artificiale e l’uomo”.

Fondazione Crt rilancia "Vivomeglio"

E' aperto e scadrà alle 15 del 31 luglio, il nuovo bando Vivomeglio, promosso dalla Fondazione Crt per migliorare la qualità delle persone in difficoltà e aumentare l’autonomia di quelle con disabilità, grazie a percorsi d’inserimento lavorativo, attività ludico-ricreative, interventi d’integrazione scolastica, momenti di formazione e sensibilizzazione sul tema della disabilità. Grazie alla precedente edizione, nel 2019, sono stati avviati 136 progetti di welfare per aiutare le persone con disabilità e le loro famiglie. Così, dal 2005, supera i 24 milioni di euro il valore economico dei contributi erogati dalla Fondazione Crt a enti e associazioni nell’ambito di “Vivomeglio”, per un totale di oltre 2.200 interventi in Piemonte e Valle d’Aosta.

I progetti che sono stati oggetto di sostegno nelle ultime edizioni riguardano l’avvio di tirocini e borse lavoro, attività di pet e music therapy, programmi di educazione alimentare, lezioni di ballo ed esperienze di volo, iniziative di formazione per i “caregivers” (famiglie, operatori, volontari e altre figure educative), percorsi di preparazione alla vita indipendente nella prospettiva del “dopo di noi”, una volta venuti a mancare i parenti che accudiscono le persone con disabilità.

Con l’ultima edizione del bando, sono stati introdotti una serie di elementi innovativi orientati a innescare nelle organizzazioni non profit un processo di cambiamento di strategie, azioni e strumenti per rendere più professionali e strutturate le attività di progettazione degli interventi e di comunicazione dei risultati. Processo che ha trovato il suo calcio di inizio con il percorso formativo “Kick Off: la sfida inizia adesso”, lanciato nel 2019 e riproposto dalla Fondazione Crt nel 2020 nell’ambito del progetto“WeNet – Più competenze per fare rete”. Il progetto formativo ha coinvolto fino 241 enti (di cui 136 associazioni, 71 cooperative sociali, 11 fondazioni, 15 enti pubblici, quattro enti ecclesiastici e tre di formazione, un centro di servizi per il volontariato) per un totale di 112 ore di formazione finora erogate.

Al fine di supportare le organizzazioni nella costruzione di interventi che abbiano un impatto positivo nella fase 2 di post-emergenza Covid-19, il bando Vivomeglio accoglie favorevolmente la proposta di modalità innovative che contemplino anche la centralità strategica del settore digitale nella realizzazione dei progetti presentati. Comunque, il focus operativo dell’edizione 2020 del bando Vivomeglio è la presentazione del progetto nella forma del partenariato strutturato, realizzato congiuntamente da un soggetto capofila e da almeno due o più organizzazioni partner.