Concessionarie piemontesi e liguri chiuse a marzo vendute meno di tremila auto

Marzo terribile per le concessionarie automobilistiche del Piemonte e della Liguria. Nel mese scorso, infatti, tra tutte hanno venduto meno di 3.000 vetture nuove (per la precisione 2.982). Fatturando, complessivamente, intorno ai 67 milioni di euro. Una miseria. Colpa del Covid-19, per il cui contrasto il Governo ha obbligato i rivenditori alla sospensione dell'attività, fino a nuovo ordine, in tutta l'Italia.

Comunque, per i pochi giorni di apertura, prima del provvedimento di Conte, ecco quante nuove immatricolazioni sono state registrate nelle province del Piemonte e della Liguria: 198 ad Alessandria, 81 ad Asti, 94 a Biella, 261 a Cuneo, 301 a Genova, 64 a Imperia, 98 a La Spezia, 165 a Novara, 74 a Savona, 1.364 a Torino, 76 a Verbania e 97 a Vercelli.

Caso a sé è quello di Aosta, dove molte società del resto d'Italia vengono a immatricolare le vetture nuove per le loro flotte in funzione dell'agevolazione fiscale provinciale. Alla Motorizzazione di Aosta, infatti, hanno registrato ancora 1.207 immatricolazioni, che, perciò, portano a 4.199 il totale delle tre regioni del Nord Ovest.

Dal gruppo Alpitour mascherine a Madrid con volo donato dalla controllata Neos

Il gruppo Alpitour di Torino, principale operatore turistico internazionale in Italia (fatturato di 1,992 miliardi nel 2019), ha fornito aiuti umanitari al Governo spagnolo, attraverso la sua società spagnola Jumbo Tours Group, trasportando a Madri forniture mediche dalla Cina. Tramite la compagnia aerea Neos, che fa parte del gruppo Alpitour, Jumbo Tours ha noleggiato “Spirit of Italy”, uno dei 787 Dreamliner di Neos, per realizzare la rotta Cina-Spagna e portare forniture mediche: il volo è atterrato oggi, 4 aprile, all’aeroporto della capitale spagnola con circa 2,5 milioni di mascherine.

Il volo è stato possibile grazie all’esperienza di Neos, che dispone delle autorizzazioni necessarie per operare in Cina, poiché ha già effettuato cinque voli umanitari nelle ultime settimane per l'Italia, in collaborazione con il ministero, la Protezione Civile e l’Ambasciata Italiana in Cina.

Gabriele Burgio, presidente e amministratore delegato di Alpitour, ha spiegato che “il Gruppo ha messo a disposizione le sue risorse, assumendosi il costo di questo primo volo, per solidarietà nei confronti della Spagna, dove ha importanti partner commerciali, principalmente società alberghiere e di servizi turistici ”.

Da parte sua, Ginés Martínez Cerdán, ad del gruppo Jumbo Tours, ha spiegato che “dall'inizio della crisi sanitaria, Neos ha svolto un grande lavoro umanitario in Italia: sia per il rimpatrio di oltre 20.000 cittadini italiani sia per operare voli che hanno portato forniture mediche ”.

Banco Bpm, nel nuovo Cda tre piemontesi confermati Comoli, Frascarolo e Anolli

Nel nuovo consiglio di amministrazione del Banco Bpm, appena eletto dall'assemblea dei soci, che ha anche approvato il bilancio 2019, chiuso con l'utile netto di 942,5 milioni, figurano tre piemontesi, tutti rinnovati: il novarese Maurizio Comoli, il valenzano Carlo Frascarolo e l'albese Mario Anolli.

In particolare, Maurizio Comoli, già vice presidente di Banco Bpm, è professore di Economia aziendale all'Università del Piemonte Orientale, dopo essere stato docente alla Bocconi di Milano; è commercialista, presidente di Vera Assicurazioni e Vera Protezione, presidente del collegio sindacale del Fondo interbancario di tutela depositi e della Mirato di Fabio Ravanelli, sindaco effettivo della Herno, oltre che presidente della Camera di commercio di Novara.

Carlo Frascarolo, commercialista, è consigliere di amministrazione della Camera di commercio di Alessandria, mentre è stato presidente della Cassa di risparmio di Alessandria, consigliere dell'omonima Fondazione, vice presidente di Banca Akros e della Banca di Legnano.

Mario Anolli è professore di Economia degli intermediari finanziari all'Università Cattolica di Milano, della quale è stato anche preside. Fra l'altro, è stato consigliere di amministrazione del Credito Artigiano e del Credito Valtellinese.

Fra l'altro, l'assemblea degli azionisti del Banco Bpm ha deliberato di mandare tutto l'utile a riserve e ha approvato la relazione sulla relazione degli amministratori nel 2019, dalla quale risulta che, per l'anno scorso, a Maurizio Comoli sono stati riconosciuti compensi per 350.000 euro, a Carlo Frascarolo per 225.000 e a Mario Anolli per 237.808. Del precedente Cda faceva parte anche Fabio Ravanelli, amministratore delegato della Mirato e presidente di Confindustria Piemonte. A lui sono andati 130.000 euro.

Il Banco Bpm, partecipato dalla Fondazione Crt con l'1,72%, ha in portafoglio il 13,65% della Banca di Asti. 

All'artigianato del Nord Ovest il Covid-19 sta costando oltre 900 milioni al mese

Almeno sette miliardi di euro. E' la stima del fatturato perso, a livello nazionale, dalle imprese artigiane in questo mese di chiusura a causa del Coronavirus (dal 12 marzo al 13 aprile 2020). A fare i conti è stato l’Ufficio studi della Cgia, l'associazione di Mestre. I comparti più colpiti sono anche quelli più rappresentativi di tutto il settore: le costruzioni vedranno una flessione del fatturato di 3,2 miliardi (edili, dipintori, finitori di edifici), 2,8 miliardi la manifattura (metalmeccanici, legno, chimica, plastica, tessile-abbigliamento, calzature), 650 milioni i servizi alla persona (acconciatori, estetiste, calzolai).

Secondo la Cgia, nel mese considerato l'artigianato ha perso fatturato per 662 milioni di euro in Piemonte, per 224 milioni in Liguria e per 22 milioni in Valle d'Aosta. Totale delle tre regioni del Nord Ovest: 908 milioni di euro. 

“L’artigianato rischia di estinguersi, o quasi, in particolar modo nelle piccole città e nei paesi di periferia: molte attività - segnala Paolo Zabeo, il coordinatore dell’Ufficio studi della Cgia – a fronte dell’azzeramento degli incassi, degli affitti insostenibili e di una pressione fiscale eccessiva, non reggeranno il colpo e saranno costrette a chiudere. Se la situazione non migliorerà entro la fine del prossimo mese di maggio, è verosimile che entro quest’anno il numero complessivo delle aziende artigiane scenderà di almeno 300mila: vale a dire che il 25% delle imprese artigiane in Italia chiuderà i battenti”.

Una situazione, quella che sta vivendo l’artigianato in queste settimane, molto difficile che si sovrappone a un quadro generale altrettanto pesante, che negli ultimi dieci anni ha visto crollare il numero delle imprese presenti in questo settore. Tra il 2009 e il 2019, infatti, le aziende artigiane che hanno chiuso definitivamente sono state poco meno di 180mila (per la precisione 178.664), pari al 12,5%. Se nel 2009 lo stock era pari a 1.465.949, al 31 dicembre dell’anno scorso il numero è sceso a 1.287.285.

La regione che ha subito la flessione più elevata è stata la Sardegna (-19%). In Piemonte la perdita è stata del 15,2% (da 136.015 a 115.342), del 15,3% in Valle d'Aosta (da 4.243 a 3.953) e dell'8% in in Liguria (da 46.724 a 43.009).

“Quasi il 60% della contrazione delle imprese artigiane registrata in questi ultimi 10 anni – fa notare il segretario Renato Mason – riguarda attività legate al comparto casa. La crisi del settore e la caduta verticale dei consumi delle famiglie sono stati letali. Certo, molte altre professioni artigiane, soprattutto legate al mondo del design, del web, della comunicazione, si stanno imponendo. Purtroppo, le profonde trasformazioni in atto e la drammatica crisi che vivremo nei prossimi mesi cancelleranno molti mestieri che hanno caratterizzato la storia dell’artigianato e la vita di molti quartieri e città”.

Tornando alle chiusure imposte dalla legge in queste ultime due settimane a causa del Covid-19, sono 752.897 le imprese artigiane che sono state costrette a sospendere l’attività (pari al 58,5%); il conto sale a 799.462 se si considerano anche le attività per le quali è prevista la possibilità di fare solo somministrazione per asporto.

A livello regionale si sono registrate punte del 65,6% in Toscana, del 63,9% in Valle d’Aosta e del 61,1% in Umbria. In Piemonte le aziende artigiane fermate sono il 59,6% e in Liguria il 60,4%.

Casa, a Torino nel 2019 prezzi aumentati ma ancora in recupero rispetto al 2010

Per il terzo anno consecutivo, nel 2019 il prezzo medio delle abitazioni acquistate nel comune di Torino è aumentato, ma in misura tale (+0,2%) da risultare ben lontano dai valori registrati nel 2010 e fino al 2014. Infatti, preso il 2015 come base 100, l'indice 2019 è 98,2 a fronte del 124 del 2010 e del 120 del 2012.

Lo ha riferito L'Economia del Nord Ovest, il supplemento pubblicato ogni lunedì dal Corriere Torino, edizione locale del Corriere della Sera, sottolineando che se si prende in esame la categoria delle abitazioni esistenti, distinta dalle nuove, emerge che l'indice 2019 è ancora più basso (97,09) e ancora più ampia la differenza rispetto al 2010, quando l'indice era 128,1.

Anche perché, il prezzo medio delle abitazioni esistenti, che pesano per l'80%, è calato pure l'anno scorso, sia pure dello 0,1%.

Comunque, come comunicato dall'Istat, nell'ultimo trimestre dell'anno scorso, il prezzo medio delle abitazioni nel comune di Torino è aumentato del 2,6% rispetto allo stesso periodo del 2018, in conseguenza dell'incremento del 2,4% per le abitazioni nuove e del 2,6% di quelle esistenti. E questo mentre a Milano è stata registrata la crescita del 12,5% e a Roma la riduzione del 2%.

A livello nazionale, nel quarto trimestre 2019 l’indice dei prezzi delle abitazioni è aumentato dello 0,3% nei confronti dello stesso periodo del 2018. Nonostante il rallentamento della crescita dei volumi di compravendita (+0,6% su base annua).

In media, nel 2019, i prezzi delle abitazioni in Italia hanno avuto la flessione dello 0,1%, risultato di segni opposti tra i prezzi delle abitazioni esistenti, in diminuzione dello 0,4% e quelli delle abitazioni nuove, cresciuti dell’1,1%. Rispetto alla media del 2010, comunque, l'anno scorso i prezzi delle abitazioni sono diminuiti del 16,6% (-23,0% per le abitazioni esistenti e +1,4% per le abitazioni nuove).

Borsa: Intesa Sanpaolo al nuovo minimo dopo il maggiore ribasso tra le blue chip

Giornata borsistica nerissima per Intesa Sanpaolo, quella di oggi, 3 aprile. L'azione della banca che ha come maggiore socio la Compagnia di San Paolo con il 6,790% del capitale, ha chiuso le negoziazioni a 1,3292 euro, il 7,55% meno di ieri. Nessun'altra blue chip ha perso tanto (l'indice Ftse Mib ha terminato a 16.384 punti, il 2,67%). Non solo: l'ultimo prezzo rappresenta il nuovo record negativo. Tale che la capitalizzazione è scesa a 23,264 miliardi, quando ancora il 30 dicembre scorso era di 41,268 miliardi.

Il secondo peggior risultato della seduta odierna, nel listino delle 40 principali quotate a Piazza Affari, è stato della Ferrari (-6,61% a 126,4 euro), controllata da Exor, la holding della famiglia Agnelli-Elkann-Nasi. La stessa Exor ha subito il ribasso del 2,25%, uguale a quello di Cnh Industrial e superiore a quello di Fca (-1,35%), ma anche della Juventus (-0,78%), tutte società che fanno capo alla finanziaria guidata da John Elkann.

Tornando a Intesa Sanpaolo, va rilevato che il suo calo di oggi è stato il maggiore anche di tutte le quotate del Nord Ovest, alcune delle quali, fra l'altro, hanno invece fatto segnare un rialzo rispetto a ieri. Fra queste, le liguri Sanlorenzo (+5,06%), Orsero (+4,65%), Erg (+1,92%). Inoltre, con un incremento hanno terminato anche Bim (+2,02%), Buzzi Unicem (+0,28%), Cir (+0,71%), Cover50 (+0,67%), Italgas (+0,87%), Ki Group (+4,35%), Matica Fintec (0,63%) e Pinfinarina (1,91%).


In fondo a questa pagina, si possono leggere i prezzi di tutte le quotate del Nord Ovest alla fine delle ultime quattro settimane.

Agli ospedali piemontesi altri 3,9 milioni

In diversi ospedali piemontesi verrà effettuata una serie di interventi edilizi e saranno acquistate tecnologie e arredi per meglio rispondere all’emergenza Coronavirus. Sulla base del decreto legge n.18/2020, infatti, la Giunta della Regione Piemonte ha approvato il 3 aprile una delibera presentata dall’assessore alla Sanità, Luigi Icardi, che stanzia complessivamente quasi 3,9 milioni di euro, il 95% a carico dello Stato e il 5% della Regione.

I lavori edilizi interessano gli ospedali di Rivoli, Verbania, Mondovì, Vercelli, Orbassano e Novara, mentre gli interventi per le tecnologie e gli arredi riguardano praticamente tutte le Asl Città di Torino (presidio Giovanni Bosco), To4, To5, Vercelli, Biella, Vco, Cn1 e Alessandria, le aziende ospedaliere Città della Salute di Torino, San Luigi Gonzaga di Orbassano, Maggiore della Carità di Novara, Alessandria e Cuneo.

A Exor il via libera all'acquisto di Gedi

A seguito del rilascio delle necessarie autorizzazioni da parte delle competenti autorità, incluse la Commissione Europea e l’AgCom, la Cir-Compagnie Industriali Riunite ed EXOR congiuntamente hanno comunicato che il perfezionamento dell’operazione annunciata in data 2 dicembre 2019, relativa all’acquisto, da parte di Exor, della partecipazione pari al 43,78% del capitale di Gedi Gruppo Editoriale detenuta da Cir, avverrà il 23 aprile prossimo, al prezzo di 0,46 per azione, che corrisponde a un ammontare di 102,4 milioni.

Completata l’operazione di acquisto, Exor provvederà, per il tramite di una società per azioni di nuova costituzione, a promuovere un’offerta pubblica di acquisto obbligatoria (Opa) sulle azioni Gedi in circolazione non già detenute, secondo le modalità e i tempi previsti dalle normative vigenti e alle stesse condizioni di 0,46 per azione.

Le donazioni alle Fondazioni comunitarie raddoppiate da Compagnia di San Paolo

Le Fondazioni di Comunità rappresentano strumenti di mobilitazione e organizzazione della società civile e del potenziale di “generosità privata” che un determinato territorio può esprimere. Sono intermediari filantropici che, favorendo la propensione al dono da parte di cittadini, associazioni e imprese, contribuiscono a cementare i legami sociali e il senso di comunità.

La Fondazione Compagnia di San Paolo mette a disposizione, oltre a risorse per coprire le attività ordinarie delle fondazioni di comunità attive in Piemontese e Liguria, anche un pacchetto di risorse per raddoppiare i risultati delle attività di fundraising (raccolta fondi) messe in atto dalle fondazioni di comunità sostenute, applicando, per ogni fondazione di comunità che intenderà partecipare a questa specifica azione, un tetto massimo di raddoppio di 30.000 euro.

Anche in considerazione dell'emergenza Covid-19, si ritiene opportuno per il 2020 concentrare le risorse economiche e le capacità della Compagnia rafforzando e consolidando esclusivamente le fondazioni già operative (o che lo saranno a brevissimo) già sostenute in passato, privilegiando tra esse quelle più efficaci ed efficienti.

Entro il 30 aprile 2020 possono presentare domanda a sostegno dell’attività per il 2020 le fondazioni di comunità operanti in Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta, che riportino nel loro statuto la dizione “Fondazione di comunità” o affine.

Il coronavirus intacca anche il risparmio nel 2019 salito del 5,2% nel Nord Ovest 168,6 miliardi nelle banche e alle Poste

Il Covid-19 sta intaccando anche i risparmi delle famiglie e delle imprese e i dati dei prossimi mesi lo confermeranno. Intanto, però, la Banca d'Italia ha comunicato che nel 2019 è stato registrato un ulteriore aumento dei depositi bancari e del risparmio postale. L'incremento è risultato del 4% in Italia, pari a 71,852 miliardi e del 5,2% nel Nord Ovest, pari a 8,390 miliardi.

In particolare, in Piemonte la somma dei depositi bancari e del risparmio postale al 31 dicembre 2019 è risultata di 123,628 miliardi, 6,553 in più rispetto alla stessa data dell'anno prima (+5,6%); in Liguria il totale è di 40,806 miliardi, 1,745 in più (+4,5%) e in Valle d'Aosta la somma è risultata di 4,201 miliardi, 92 milioni in più rispetto al 31 dicembre 2018 (+2,2%). Complessivamente, perciò, nelle tre regioni: 168,635 miliardi. 

La disaggregazione dei dati della Banca d'Italia consente di rilevare che i depositi nelle banche e negli uffici postali delle sole famiglie consumatrici, alla fine dell'anno scorso, ammontavano a 86,377 miliardi (81,927 miliardi 12 mesi prima) in Piemonte, a 31,023 miliardi (29,703 a fine 2018) in Liguria e a 2,491 miliardi in Valle d'Aosta, dove erano pari a 2,388 miliardi al 31 dicembre 2018.

Nelle tre regioni del Nord Ovest i risparmi delle famiglie consumatrici custoditi da banche e Poste erano pari a 119,891 miliardi al 31 dicembre 2019, quindi 5,873 miliardi in più rispetto alla stessa data precedente (+5,15%).

Regione Liguria: 7 milioni per voucher utili per la scuola e servizi socio-sanitari

La giunta della Regione Liguria, su proposta degli assessori Ilaria Cavo (Istruzione) e Sonia Viale (Sociale), ha stanziato sette milioni di euro per l'assegnazione di voucher alle famiglie con necessità incisiva legate al settore scolastico e socio-assistenziale emerse in questa fase di emergenza.

Tre milioni e mezzo sono ricavati dall’asse Istruzione del Fse e sono funzionali a garantire il diritto allo studi (verranno assegnati alle famiglie con figli studenti per l’acquisto di tablet, device e/o traffico dati per seguire le lezioni a distanza). Questa sonna sarà così ripartita: 1,5 milioni alle famiglie con figli iscritti alla scuola statale, un milione per iscritti alla scuola paritaria di ogni ordine e grado, un milione per iscritti alla Istruzione e Formazione Professionale, Its e corsi di formazione professionale.

Il valore massimo del voucher sarà di 500 euro. La famiglia potrà scegliere se acquistare (o farsi riconoscere l’acquisto già effettuato) un device o se chiedere il pagamento del traffico dati. Saranno ammesse le domande delle famiglie con reddito Isee inferiore a 30mila euro.

Gli altri tre milioni e mezzo sono attinti dall’asse Inclusione del Fondo Sociale Europeo e sono destinati alle famiglie che hanno a carico studenti disabili la cui frequentazione ai servizi scolastici e formativi è stata sospesa per l’emergenza Covid-19 e/o minori disabili, adulti disabili, persone non autosufficienti (anziani/pazienti affetti da patologia psichiatrica) iscritti ai servizi semi-residenziali sociosanitari la cui frequentazione è stata sospesa per la stessa emergenza.

Il voucher per i servizi di assistenza domiciliare avrà un valore di 500 euro al mese per un massimo tre mesi; quello per l’acquisto di attrezzature informatica avrà un valore di 500 euro una tantum. Potranno fare richiesta le famiglie con Isee sociosanitario inferiore a 30mila euro

Regione Liguria non lascia indietro nessuno in questa situazione di eccezionale emergenza – ha dichiarato il presidente di Regione Liguria, Giovanni Toti – Questo intervento sul fronte della scuola e del sociale si unisce con il bando, recentemente potenziato, destinato alle famiglie per l’accudimento dei figli. Un segnale concreto di ulteriore attenzione anche e soprattutto nei confronti delle categorie più deboli. Il nostro lavoro prosegue senza sosta per continuare a garantire, come fatto finora, a tutti le cure e l’assistenza di cui hanno bisogno, non solo dal punto di vista strettamente medico e sanitario”.

Lo stanziamento di queste risorse – ha aggiunto Sonia Viale, vicepresidente e assessore alle Politiche sociali - si affianca al potenziamento del contributo straordinario fino a 1,6 milioni di euro destinati alle famiglie per l’accudimento dei figli e si aggiunge agli interventi già messi in campo per sostenere le persone più fragili. Abbiamo prorogato la validità dei buoni per l'acquisto degli alimenti per i celiaci, abbiamo disposto che i medici rilascino certificati ad hoc per le uscite da casa di chi soffre di disturbi dello spettro autistico e per le persone disabili, a cui oggi destiniamo anche queste risorse. L'obiettivo è uno solo: vogliamo fare in modo che in questa terribile emergenza nessuno debba sentirsi solo o abbandonato”.

Il bando sarà pubblicato a partire dal 10 aprile su sito di Filse ma sarà possibile fare domanda a partire dalle ore 8.30 del 15 aprile. Le richieste devono contenere il valore Isee risultante dall’attestazione Isee 2020 oppure dall'attestazione Isee 2019 già ottenuta, al fine di evitare ulteriori richieste ai Caf da parte delle famiglie.Regione 

Sella raddoppia donazioni dei dipendenti per ospedale di Biella e il Savoia di Torino

La raccolta fondi lanciata tra i dipendenti dal gruppo Sella ha permesso di raccogliere, nelle prime due settimane, la somma di 36.920 euro, da destinare all’ospedale degli Infermi di Biella. Il gruppo Sella ha raddoppiato l’importo, portando così a 73.740 euro la cifra a favore della struttura sanitaria biellese. I fondi sono stati versati all’associazione Amici dell’ospedale di Biella, che ha lanciato una raccolta per sostenere il Pronto soccorso e i reparti di Rianimazione e Semintensiva, oltre a ogni altra necessità sanitaria che si renderà prioritaria in questo momento di emergenza da Covid-19..

La raccolta fondi tra i dipendenti del gruppo Sella è stata lanciata a metà marzo e proseguirà anche per tutto il mese di aprile. I dipendenti potranno ora scegliere di destinare la propria donazione – che sarà raddoppiata dal Gruppo – all’ospedale Amedeo di Savoia di Torino o all’ospedale Cardinale Giovanni Panico di Tricase, in provincia di Lecce. La donazione può essere effettuata attraverso bonifico o indicando l’importo da trattenere sulla busta paga.

Questi fondi vanno ad aggiungersi ai circa 250 mila euro che il gruppo Sella, attraverso tutte le sue società, ha destinato in favore di organizzazioni e strutture sanitarie impegnate a fronteggiare l'emergenza. In particolare, la somma è stata destinata all’Ospedale degli Infermi di Biella, all’Unità di crisi della regione Piemonte, che sta raccogliendo fondi per tutti gli ospedali della regione; alla Fondazione Buzzi e all’ospedale Fatebenefratelli Sacco di Milano.

All'ospedale di Biella è già operativo anche l'apparecchio per la diagnostica della funzionalità polmonare che è stato donato dal gruppo Sella attraverso l'associazione Amici dell'ospedale. Il macchinario è stato installato in questi giorni nel reparto di rianimazione ed è già a disposizione del personale medico.

Il gruppo Sella ha avviato anche interventi per sostenere l’economia. In particolare, Banca Sella ha lanciato un pacchetto di finanziamenti agevolati in favore di famiglie e imprese, con due plafond, per complessivi 15 milioni di euro, per l'acquisto di computer e altri dispositivi digitali. Il plafond per le imprese è pari a 10 milioni di euro e consente di acquistare, con un finanziamento agevolato fino a 36 mesi, pc, tablet, smartphone e corsi di formazione online per abilitare i propri dipendenti allo smartworking e al lavoro da remoto. Il plafond per le famiglie, invece, è di 5 milioni di euro e consente di accedere entro il 30 aprile a un finanziamento di Sella personal credit da dedicare all'acquisto di computer e altri strumenti digitali, utili ad esempio per gli studenti che devono seguire corsi e lezioni online durante il periodo di chiusura delle scuole.

Intesa Sp: 55 milioni per 12 nuovi impianti per produzione di energia solare in Italia

Intesa Sanpaolo ha siglato con Canadian Solar, una delle più grandi società al mondo operanti nel settore fotovoltaico, un finanziamento revolving da 55 milioni di euro per la realizzazione di 12 grandi impianti per la produzione di energia solare in Italia. Le opere verranno costruite in diversi comuni di Sicilia, Puglia e Lazio e avranno una capacità installata complessiva pari a 151 MW.

I 12 impianti saranno tra i primi realizzati in Italia su grande scala senza incentivi. Una volta operativi, produrranno circa 287 GWh di energia solare l’anno, equivalenti al consumo elettrico annuo di oltre 57.000 persone, contribuendo a tagliare le emissioni di 73.384 tonnellate di CO2. L’operazione conferma la leadership di Intesa Sanpaolo nei finanziamenti dedicati agli impianti fotovoltaici. Tutto il Gruppo è impegnato nel supportare la produzione di energia da fonti rinnovabili, in linea con il proprio impegno per la sostenibilità ambientale e la responsabilità sociale, capisaldi del Piano di Impresa 2018-2021.

Mauro Micillo, responsabile della Divisione Corporate e Investment Banking di Intesa Sanpaolo e amministratore delegato di Banca Imi ha dichiarato: “Contiamo di collaborare nuovamente con Canadian Solar, uno dei player più solidi e dinamici a livello mondiale nella realizzazione di impianti fotovoltaici di grandi dimensioni ed elevata efficienza. Grazie alla nostra leadership sul mercato italiano dei finanziamenti al fotovoltaico, ci impegniamo a contribuire fattivamente al raggiungimento, da parte del nostro Paese, degli obiettivi fissati dall’Unione Europea per la transizione entro il 2050 a un’economia carbon-neutral”.

Nell'ultimo trimestre 2019 calo del reddito del potere d'acquisto e degli investimenti

In Italia, nel quarto trimestre 2019, il reddito disponibile lordo delle famiglie consumatrici è diminuito dello 0,2% rispetto al trimestre precedente, risultando così pari a 288,857 miliardi. Lo ha comunicato l'Istat, aggiungendo che la flessione del potere d’acquisto, scesa a 281,047 miliardi, è risultata più marcata (-0,4%) come conseguenza della dinamica positiva dei prezzi. Nell'ultimo trimestre dell'anno scorso, infatti, il deflatore implicito dei consumi è aumentato dello 0,2% rispetto al trimestre precedente.

Nella parte finale del 2019, la propensione al risparmio delle famiglie consumatrici è stata pari all’8,2%, in calo di 0,1 punti percentuali rispetto al trimestre precedente. La lieve flessione riflette la diminuzione del reddito disponibile, a fronte di una stazionarietà della spesa per consumi finali, ammontata a 266,802 miliardi. Il tasso di investimento delle famiglie consumatrici nel quarto trimestre del 2019 è stato pari al 5,7%, invariato rispetto al trimestre precedente.

L'Istat ha riferito, inoltre, che la quota di profitto delle società non finanziarie nel quarto trimestre del 2019 è stata pari al 41,8%, in aumento di 0,2 punti percentuali rispetto al trimestre precedente. In termini congiunturali, la dinamica positiva di questo indicatore è il risultato di una crescita dello 0,4% del risultato lordo di gestione (86,896 miliardi) e di una flessione dello 0,1% del valore aggiunto, che è stato di 208,005 miliardi. Il tasso di investimento delle società non finanziarie è stato pari al 21,5%, in diminuzione di 0,1 punti percentuali rispetto al trimestre precedente per la flessione degli investimenti fissi lordi dello 0,7%, a 44,656 miliardi e la lieve contrazione del valore aggiunto.

Nuovo vertice Compagnia di San Paolo Appendino designa Francesco Profumo

Francesco Profumo verso la conferma alla presidenza della Compagnia di San Paolo”. Lo ha scritto l'Ansa Piemonte, evidenziando che Chiara Appendino, sindaco di Torino, ha comunicato, con un lettera inviata al presidente del Consiglio comunale e alla Conferenza dei capigruppo, che, per il rinnovo delle nomine del Consiglio generale della Compagnia di San Paolo, la Città di Torino ha indicato Francesco Profumo e Valeria Cappellato (Università di Torino).
Considerando l'attuale contesto emergenziale – ha spiegato Chiara Appendino - serve una nomina immediata, per dare testa e guida alla Compagnia di San Paolo, perché è anche insieme alla fondazione di origine bancaria che la Città è chiamata ad affrontare e gestire la grave emergenza economica e sociale e a pensare a una ripartenza da affrontare in uno scenario imprevedibile e mutato, di fronte al quale dovremo farci trovare pronti. Da questo punto di vista, la Compagnia di San Paolo ha già assicurato che non farà mancare il proprio sostegno alla Città, facendo fronte ai propri impegni in qualsiasi condizione e scenario”.

Quando la solidarietà è vera e non pelosa

Viva Messina, Carlo Messina, il numero 1 di Intesa Sanpaolo. E viva John Elkann. Ma anche tutti gli altri imprenditori, presidenti, top manager, dirigenti, che hanno deciso di fare donazioni personali a favore di persone, organizzazioni e enti che lottano contro il Covid-19. Viva loro, perché hanno tirato fuori soldi propri e non si sono fatti belli con i soldi delle aziende o degli enti che gestiscono. La loro non è una solidarietà pelosa, che caratterizza tanti altri soggetti.

Già, perché, anche in questa occasione, non mancano gli amministratori, privati e pubblici, che fanno fare donazioni dalle “loro” aziende o dai “loro” enti, come se quei soldi fossero personali. E' un vizio diffuso. Lasciano che gli altri considerino un tutt'uno l'impresa o l'ente e chi ne sta al vertice, pro tempore. Troppo facile, troppo comodo, scandaloso.

Per questo, è quanto mai encomiabile l'esempio dato da Messina e da John Elkann, tanto per citare due che sì hanno fatto deliberare donazioni da parte delle rispettive imprese, ma, contemporaneamente, hanno messo mano ai loro portafogli, in un modo o nell'altro, magari rinunciando, in tutto o in parte, all'emolumento piuttosto che al premio annuale.

Questa è la generosità vera. Questi sono atti degni di riconoscimento, anche comunitario.

Eataly: fatturato di 527 milioni e utile di 8

Eataly, la creatura del cuneese Oscar Farinetti, ha chiuso positivamente il bilancio 2019, facendo segnare un'ulteriore crescita e conseguendo l'utile netto di 8 milioni, destinato a riserve. Il fatturato di gruppo è stato di 527 milioni (+7% rispetto al 2018), il margine operativo lordo è aumentato del 22% a 25 milioni e sono stati fatti investimenti per 22 milioni.

Il consiglio di amministrazione ha deciso di proporre all'assemblea degli azionisti di reinvestire l'intero l'utile netto in azienda e non distribuirlo come dividendo, coerentemente con l'orientamento scelto dai soci sin dall'inizio della storia di Eataly; non solo: proporrà anche un aumento di capitale fino a 25 milioni, per affrontare l'attuale situazione e per dare continuità al piano di sviluppo e di nuove aperture, preso atto anche della crescita nei primi due mesi del 2020.

Eataly rappresenta un simbolo fondamentale del made in Italy nel mondo e vogliamo costruire un'azienda ancora piu' forte e piu' sostenibile per il futuro” ha commentato Nicola Farinetti, l'amministratore delegato, aggiungendo “un futuro in cui la responsabilità sociale e la cura per l'ambiente faranno la differenza e noi saremo, come sempre, in prima linea, assieme alla buona agricoltura italiana”.

Fondazione Crc raddoppia le donazioni fatte dai privati per l'emergenza sociale

Dopo la riunione della seconda commissione di valutazione del bando Emergenza per il Sociale, promosso dalla Fondazione Crc di Cuneo a supporto delle persone e delle famiglie in condizione di maggiore fragilità sociale e isolamento forzato a causa del Coronavirus, a fronte dell’altissimo numero di richieste pervenute - 96 domande, per un importo complessivo richiesto di 1,820 milioni di euro - il consiglio di amministrazione dell'ente ha deciso un ulteriore stanziamento 100mila euro, grazie al quale la capienza del fondo sale 600mila euro.

La stessa commissione ha poi esaminato la seconda tranche di 54 richieste di contributo e ha assegnato 40 contributi per i totale di 250mila euro.

Nei giorni scorsi è arrivata alla Fondazione Crc anche la prima donazione privata: 3.000 euro raccolti dall’Associazione Pensionati Bre e destinati al Fondo, per interventi a favore di case di riposo e anziani. Con questo stimolo, la Fondazione ha deciso di promuovere le donazioni di privati attraverso l’apertura di un conto corrente dedicato, che andrà ad aumentare la capienza del Bando Emergenza per il Sociale e si è impegnata a raddoppiare ogni importo che verrà raccolto, fino a un massimo di 10mila euro a donazione. I 6.000 euro generati grazie a questo meccanismo dalla prima donazione sono stati destinati all'Associazione Provinciale Case di Risposo pubbliche e private. Tutti gli interessati possono sostenere il Bando donando sul conto corrente aperto presso Ubi Banca di Via Roma, a Cuneo, Iban IT 23 F 03111 10201 0000 0000 6000.

“Il Bando Emergenza per il sociale, che in meno di due settimane ha raccolto un numero altissimo di richieste, vuole fornire aiuto immediato ad anziani, minori e famiglie in difficoltà, persone con disabilità e in condizione di vulnerabilità a causa dell’emergenza coronavirus, attraverso il sostegno economico agli enti pubblici e del terzo settore che operano in provincia di Cuneo” ha detto Giandomenico Genta, presidente della Fondazione Crc.

Genta ha aggiunto: “Abbiamo ampliato il budget disponibile e ci siamo inoltre impegnati a raddoppiare l’importo delle donazioni di privati che arriveranno nelle prossime settimane: una testimonianza tangibile di quanto la nostra comunità consideri prioritario essere oggi al fianco delle categorie più deboli”.

I prestiti 2019 delle banche e della Cdp scesi sotto i 140 miliardi nel Nord Ovest

Meno prestiti delle banche e della Cdp, l'anno scorso, al Nord Ovest. Al 31 dicembre 2019, infatti, è risultato di neppure 140 miliardi il totale dei prestiti bancari in essere in Piemonte, Liguria e Valle d'Aosta. Per la precisione, la somma è di 139,997 miliardi, il 4,7% in meno rispetto alla stessa data del 2018, quando ammontavano a 146,901 miliardi, quindi quasi 7 miliardi in più.

In particolare, il totale dei prestiti delle banche e di Cdp al Piemonte è sceso da 109,828 a 106,190 miliardi, quello alla Liguria da 33,923 a 30,949 miliardi e alla Valle d'Aosta da 3,144 a 2,858 miliardi.

Alla fine dell'anno scorso, nei confronti delle banche e della Cdp, in Piemonte, avevano debiti per 48,542 miliardi le imprese (53,298 miliardi al 31 dicembre 2018), per 41,445 miliardi le famiglie consumatrici (40,788 miliardi), per 8,566 miliardi le amministrazioni pubbliche locali (8,649 miliardi) e per 7,172 miliardi le società finanziarie (6,638 miliardi).

In Liguria, a fine 2019, le imprese avevano debiti nei confronti del sistema creditizio per 14,204 miliardi (16,822 miliardi), le famiglie consumatrici per 14,263 miliardi (14,107 miliardi), le amministrazioni pubbliche locali per 1,539 miliardi (1,600 miliardi) e le società finanziarie per 812 milioni (1,267 miliardi).

Infine, la Valle d'Aosta. Al 31 dicembre scorso, i debiti ammontavano a 1,465 miliardi per le imprese (1,583 miliardi a fine 2018), a 955 milioni per le famiglie consumatrici (931 milioni), a 68 milioni per le amministrazioni pubbliche della regione (79 milioni) e a 361 milioni per le società finanziarie (543 milioni).

Un'ulteriore disaggregazione dei dati di Banca d'Italia consente di scoprire che, al 31 dicembre 2019, in particolare, le piccole imprese avevano debiti bancari per 10,749 miliardi in Piemonte (11,565 miliardi alla stessa data precedente), per 2,947 miliardi in Liguria (3,256 miliardi) e per 346 milioni in Valle d'Aosta (389 milioni).

Cdp offre a 7.200 enti locali la possibilità di rinegoziare loro debiti per 34 miliardi liberando subito risorse per 1,4 miliardi

Cassa Depositi e Prestiti (Cdp), ente controllato dal Tesoro e partecipato da diverse Fondazioni di origine bancaria, rafforza il suo impegno per far fronte all’emergenza economica causata dall’epidemia da Covid-19 con un pacchetto di misure straordinarie per enti territoriali e imprese. Il consiglio di amministrazione, infatti, ha approvato una serie di interventi: Cdp offre un supporto finanziario a Comuni, Città Metropolitane, Province e Regioni per far fronte all’emergenza con la più vasta operazione di rinegoziazione realizzata negli ultimi anni dal Gruppo: 7.200 enti potranno rinegoziare circa 135 mila prestiti, per un debito residuo complessivo di 34 miliardi di euro.

La misura consentirà di liberare risorse, nel 2020, fino a 1,4 miliardi di euro, che gli enti potranno destinare anche ad interventi per far fronte all’emergenza epidemiologica da Covid-19.

Con questa operazione - considerata la straordinarietà della fase che il Paese sta vivendo e l’eccezionalità della misura approvata oggi - Cdp testimonia la disponibilità a rispondere a un’esigenza avanzata dalle associazioni rappresentative degli enti territoriali, confermando il legame storico con i territori e il suo ruolo di partner chiave della Pubblica mministrazione. L’iniziativa si aggiunge a quella varata nelle scorse settimane, relativa alla sospensione delle rate dei mutui dei comuni ricompresi nell’iniziale zona rossa delle regioni Lombardia e Veneto.

Inoltre, Cdp consente il finanziamento fino a 2 miliardi di euro a supporto dei fabbisogni finanziari delle medie e grandi imprese (indicativamente con fatturato superiore ai 50 milioni di euro) per esigenze temporanee di liquidità, supporto al capitale circolante e sostegno agli investimenti previsti dai piani di sviluppo delle aziende. L’iniziativa intende fornire liquidità immediata alle imprese in attesa dell’avvio operativo dei meccanismi di garanzia previsti dal DL Cura Italia (articolo 57 del decreto 17 marzo 2020, n.18).

L’erogazione dei fondi potrà avvenire anche in pool con altre istituzioni finanziarie, mediante finanziamenti con quota di Cdp di importo compreso tra 5 e 50 milioni di euro e durata fino a 18 mesi.

Le misure appena approvate seguono il piano di interventi da 17 miliardi di euro a sostegno dell’economia italiana varato da Cdp nelle scorse settimane. Il pacchetto già varato prevede l’erogazione di liquidità a tassi calmierati per le Pmi e Mid-cap tramite il sistema bancario; la concessione di finanziamenti agevolati, garanzie e moratorie sui finanziamenti a medio-lungo termine per supportare le attività di export e internazionalizzazione delle pmi, il differimento del pagamento delle rate in scadenza nell’anno 2020 dei mutui per i comuni della prima Zona rossa.

Il consiglio di amministrazione della Cdp, presieduto da Giovanni Gorno Tempini ha anche approvato il progetto relativo ai conti 201, illustrati dall’amministratore delegato Fabrizio Palermo. L’utile netto consolidato si è attestato a 3,4 miliardi di euro, di cui 1,8 miliardi di pertinenza della capogruppo. Il totale attivo di gruppo al 31 dicembre 2019 si è attestato a 448,7 miliardi di euro e il patrimonio netto consolidato a 36,1 miliardi di euro. Nel corso dell’anno il gruppo Cdp ha mobilitato risorse per 34,6 miliardi.

L’utile netto della capogruppo è risultato di 2,7 miliardi, in crescita dell’8% rispetto al 2018. Il totale attivo a fine anno è pari a 386 miliardi, costituito principalmente da disponibilità liquide per 171 miliardi, crediti verso clientela e banche per 101 miliardi, titoli di debito per 71 miliardi, partecipazioni e fondi per 34 miliardi. Con riferimento al passivo, la raccolta complessiva risulta pari a 356 miliardi, di cui 265 miliardi da buoni fruttiferi e libretti postali (+3%). Il patrimonio netto è pari a 25 miliardi (+1%).

Centrale del Latte: Roasio si dimette subetra Angelo Mastrolia (Newlat Food)

Luciano Roasio si è dimesso, con efficacia immediata, dalla carica di consigliere di amministrazione della Centrale del Latte d'Italia nonché membro del comitato remunerazione presidente del comitato controllo e rischi. Di conseguenza, il consiglio di amministrazione della società ha deliberato la nomina, per cooptazione, di Angelo Mastrolia amministratore unico di Newlat Group e presidente di Newlat Food. Angelo Mastrolia è presidente esecutivo di Newlat Foof, nuovo azionista di maggioranza della Centrale del Latte d'Italia nonché socio di controllo della stessa Newlat Food, tramite Newlat Group.

Al fine di mantenere la composizione dei comitati interni, il consiglio di amministrazione ha altresì nominato Piera Braja quale membro e presidente del comitato controllo e rischi e Elsa Fornero quale membro del comitato remunerazione.

Infine, il consiglio di amministrazione della Centrale del Latte ha approvato l’indennità di fine mandato del residente e amministratore delegato di Riccardo Pozzoli dell’ammontare di 650.000 euro, quale somma forfettaria comprensiva di ogni spettanza e la remunerazione del direttore generale Edoardo Pozzoli, al fine di adeguarne il compenso di 140.000 percepito sin dal 2018 quale dirigente fino a 170.000 euro alle nuove e mansioni e responsabilità connesse al ruolo di direttore generale.

Gran crollo del mercato dell'auto in marzo vendute 28.263 vetture nuove (-85,5%)

Mercato crollato. In marzo, in Italia, sono state vendute 28.236 vetture nuove, l'85,4% in meno rispetto alle 194.302 dello stesso mese dell'anno scorso. Una perdita di quasi 167.000 immatricolazioni. Inevitabilmente, dato che le concessionarie hanno chiuso l'11 marzo, in seguito al decreto del Governo per arginare l'espansione del Covid-19.

Il crollo ha riguardato tutte le marche, con l'unica eccezione della Tesla, che, comunque, ha avuto 424 clienti, a fronte dei 269 del marzo 2019.

Il gruppo Fca ha venduto 4.692 auto (-90,28%), Psa (Peugeot, Vcitroen, Ds e Opel) 3.430 (-89,24%), il gruppo Volkswagen 4.548 (-84,61%), il gruppo Renault 2.917 (-86,07%), il gruppo Toyota 1.218 (-87%), il gruppo Bmw 1.072 (-87,50%), il gruppo Daimler (mercedes e Smart) 1.756 (-79,82%), Kia 1.624 (-59,05%), Hyundai 783 (-83,20%), il gruppo Nissan 686 (-85,32%), Suzuki 1.208 (-57,49%), il gruppo Jaguar Land Rover 666 (-66,75%), Volvo 653 (-69,01%).

La risoluzione, in tempi non brevi, della drammatica crisi sanitaria da Covid-19, con gli effetti che la chiusura avrà sull’economia e il tracollo, senza precedenti nella sua dimensione e velocità, del mercato auto che abbiamo visto nelle scorse settimane – ha commentato Michele Crisci, presidente Unrae, l’associazione delle Case automobilistiche estere – lasciano presagire una pesantissima caduta del mercato auto nel 2020, che potrebbe chiudere, nel migliore dei casi, intorno a 1.300.000 unità, un terzo in meno rispetto al 2019”.

L’impatto di un blocco di due o tre mesi – continua Crosci – sarebbe comunque devastante per l’intero settore automotive in Italia e in particolare per la filiera della distribuzione e assistenza, con il concreto rischio di chiusura di numerose imprese del comparto, per mancanza di fatturato e conseguente crisi di liquidità e di perdita di una quota consistente dei 160.00 occupati”.

Unrae– prosegue il suo presidene– chiede quindi al Governo l’adozione di misure assolutamente improrogabili a sostegno di un settore che contribuisce al 10% del PIL e genera circa 80 miliardi di euro annui di gettito fiscale, al fine di evitare la crisi irrisolvibile di numerose imprese del comparto e scongiurare la perdita di migliaia di posti di lavoro”

“La filiera automotive si trova oggi di fronte a una situazione senza precedenti, nel quadro della crisi economica più pesante dal secondo dopoguerra, in cui la pandemia ci ha scagliato – afferma Paolo Scudieri, presidente dell'Anfia, che rappresenta l'industria italiana del settore - I numeri del mercato di marzo raccontano la gravità e l’eccezionalità di questo momento, in cui viviamo un doppio shock: sull’offerta, con il blocco degli stabilimenti produttivi – per l’Ue allargata al Regno Unito, l'Acea ha stimato, per 16 giorni di chiusura, una perdita di oltre 1,2 milioni di veicoli, di cui 78.000 in Italia, senza contare il fortissimo impatto sulla componentistica – e sulla domanda, con l’inibizione dei consumi dovuta alla chiusura della rete di vendita. Fin da ora, bisogna fare i conti con le enormi preoccupazioni dei consumatori sull’impatto occupazionale della crisi: ricordiamo che la sola filiera produttiva automotive conta, in Italia, oltre 270.000 addetti”.

La Centrale del Latte resterà in Borsa anche dopo l'Opas della Newlat Food

La torinese Centrale del Latte d'Italia (Cli) non uscirà dalla Borsa Italiana. Resterà quotata anche dopo la sua acquisizione da parte dell'emiliana Newlat Food, che, a sua volta si trova nel listino di Piazza Affari. Lo ha comunicato la società di Reggio Emilia, precisando che l'offerta per l'acquisizione del controllo della Centrale del Latte d'Italia e per lo scambio di azioni (Opas) “non è finalizzata alla revoca delle azioni Cli dalla quotazione sul mercato azionario, ne segmento Star”.

Ha riferito che “qualora venisse a detenere, unitamente alle persone che agiscono di concerto, per effetto delle adesioni all’offerta e di acquisti eventualmente effettuati al di fuori della medesima, una partecipazione complessiva superiore al 90%, ma inferiore al 95%, delle azioni ordinarie alla data di chiusura del periodo di adesione, si riserva di valutare se procedere o meno alla ricostituzione del flottante sufficiente ad assicurare il regolare andamento delle negoziazioni”.

Le reti dei consulenti finanziari fuori sede: in febbraio raccolta netta di 4,2 miliardi

In febbraio, le reti italiane di consulenti finanziari abilitati all’offerta fuori sede hanno fatto registrare una raccolta netta positiva pari a 4,2 miliardi di euro, con una crescita congiunturale del 18,1%. Lo ha riferito Assoreti, aggiungendo che il bilancio dei primi due mesi dell’anno è, pertanto, positivo per 7,8 miliardi ed evidenzia un incremento del 64,2% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (4,7 miliardi); i volumi di raccolta sul gestito risultano più che triplicati (+256,4%), mentre la componente amministrata segna un aumento del 29,3%.

Le risorse nette destinate al comparto assicurativo/previdenziale ammontano, in febbraio. a 830 milioni di euro, con una crescita del 20,8% rispetto al mese precedente e si concentrano sui prodotti a maggiore contenuto finanziario. I premi netti confluiti sulle polizze multiramo raggiungono i 458 milioni di euro (+2,0%), quelli destinati alle unit linked risultano quasi triplicati e pari a 367 milioni, mentre sulle polizze vita tradizionali si registrano movimentazioni nette negative per 44 milioni.

La raccolta netta realizzata attraverso la distribuzione diretta di quote di Oicr è positiva per 337 milioni di euro, con una crescita sostenuta rispetto ai volumi del mese precedente: gli investimenti netti si concentrano sulle gestioni collettive aperte di diritto estero (347 milioni) e sui fondi chiusi di private markets (150 milioni), mentre il bilancio mensile degli Oicr aperti di diritto italiano vede la prevalenza dei riscatti (-157 milioni di euro).

Il saldo delle movimentazioni effettuate sulle gestioni patrimoniali individuali è positivo per 406 milioni di euro (+56,2%): la spinta alla crescita arriva dalle gestioni patrimoniali in fondi (Gpf) con volumi netti di raccolta più che raddoppiati e pari a 529 milioni di euro, mentre sulle Gpm prevalgono i disinvestimenti per 123 milioni. La raccolta di risparmio sotto forma di liquidità è pari a 2,8 miliardi di euro (+56,8%).

Quanto agli operatori, i dati Assoreti mostrano che in febbraio la rete che ha avuto la maggiore raccolta netta è quella di Banca Mediolanum (967,454 milioni), seguita dalle reti Finecobank (717,920 milioni) e Banca Generali (539,286 milioni).

Subito sotto il podio si trovano le reti di Intesa Sanpaolo Private Banking (468,893 milioni) e di Fideuram Isp Private Banking (411,425 milioni).

Completano la top ten di febbraio le reti di Allianz Bank (401,667 milioni), Azimut Capital (254,072 milioni), Che Banca (158,131 milioni), Sanpaolo Invest (106,880 milioni) e Bnl Bnp Paribas (53,846 milioni).

Messina: già destinati 80 dei 100 milioni donati da Intesa Sanpaolo per l'emergenza

A pochi giorni dalla firma del protocollo di collaborazione, Intesa Sanpaolo rende noto di aver già definito, in accordo con il Commissario straordinario Domenico Arcuri e con Angelo Borrelli a nome della Protezione Civile, una serie di interventi a contrasto dell’emergenza Coronavirus, per la destinazione di 80 milioni di euro, cioè di gran parte dei 100 donati dal Gruppo alla sanità nazionale.

In particolare, 53,5 milioni di euro sono stati destinati all’acquisto di apparecchiature mediche e di altro materiale medicale richiesto dal Commissario straordinario ,in accordo con la Protezione Civile: ventilatori, caschi, respiratori, mascherine, guanti, tute. Inoltre, 26,5 milioni di euro sono stati destinati a strutture sanitarie individuate dalla Protezione civile sulla base dei fabbisogni dell’emergenza, sia a copertura di lavori e acquisti già finalizzati dagli ospedali, sia per l’assegnazione di apparecchiature di cura e diagnostiche. Dei 26,5 milioni, il 52% è stato destinato al Nord, il 23% al Centro e il 25% al Sud.

Carlo Messina, consigliere delegato e direttore generale di Intesa Sanpaolo, ha commentato: “Nelle prime fasi di questa emergenza straordinaria siamo stati i primi a mettere a disposizione una cifra significativa per contrastare gli effetti dell’epidemia. Siamo molto soddisfatti di come, in un arco temporale molto limitato, una stretta collaborazione, o meglio una vera partnership, sia stata in grado di attivare una serie significativa di interventi e portare concreti benefici sull’intero territorio nazionale. In tempi altrettanto rapidi definiremo nuove e importanti misure”.

Messina ha aggiunto: “Il nostro intervento, realizzato grazie alla forza di Intesa Sanpaolo e delle persone che ne fanno parte, vuole contribuire alla cura dei malati e vuole essere un segno di apprezzamento per il grande lavoro di chi è in prima linea: medici, infermieri e tutte le categorie che svolgono servizi indispensabili, a cui va il nostro ringraziamento. Siamo una banca che vuole dare un contributo significativo al contrasto dell’epidemia; per questo ho deciso di sostenere specifiche iniziative sanitarie con la donazione personale di un milione di euro e sono orgoglioso del fatto che 21 manager a mio diretto riporto effettueranno complessivamente analoghe donazioni per circa cinque milioni di euro”.

Guala Closures: a Giovannini 1,444 milioni

Sfiora i 1,444 milioni di euro la somma dei compensi che il gruppo Guala Closures ha corrisposto, l'anno scorso, al suo presidente e amministratore delegato Marco Giovannini. Lo si legge nella relazione sulla remunerazione degli amministratori che sarà portata alla prossima assemblea degli azionisti, la quale sarà chiamata ad approvare anche il bilancio 2019, chiuso con ricavi pari a 606,5 milioni, un margine operativo lordo di 113,5 milioni e l'utile netto di 14,7 milioni (era stato di 0,1 milioni nel 2018).

La stessa relazione riporta che Francesco Bove, consigliere di amministrazione e direttore generale ha avuto 491.319 euro e Anibal Diaz, consigliere e direttore finanziario, 659.609 euro. Gli altri consiglieri di amministrazione hanno avuto: 40.000 euro Filippo Giovannini, 50.000 euro sia Nicola Colavito che Edoardo Subert e Lucrezia Reichlin, 65.000 euro Francesco Caio e 55.000 euro Maria Luisa Collina.

Oltre che numero uno del gruppo Guala Closures di Spinetta Marengo, leader mondiale nella produzione di chiusure per alcolici e vino, Marco Giovannini è anche consigliere di indirizzo della Fondazione Crt e consigliere di amministrazione di Banca Sistema.

Come la finanza ora può aiutare a vincere le sfide ambientali e le nuove pandemie

di Marina Bosio

La crescente frequenza di epidemie è legata ai cambiamenti climatici e alla perdita di biodiversità. Le nuove tecnologie offrono speranza nella ricerca di contromisure; ma anche la protezione del mondo naturale è necessaria. In questo scenario la finanza può svolgere un ruolo-chiave.

Sono molti gli articoli di carattere scientifico che condividono la tesi che il contagio non sia che un sintomo del Covid-19, mentre l'infezione si trovi nell'ecologia. Lo sostiene il World Economic Forum ma anche Paolo Giordano nel libretto "Nel contagio", pubblicato dal Corriere della Sera.

L'aggressività umana verso l'ambiente rende sempre più probabile il contatto con patogeni e universi macrobiotici ancora del tutto sconosciuti alla scienza. Ne sono esempi la deforestazione, che avvicina l'uomo ad un habitat che non ne prevedeva la presenza, oppure gli allevamenti intensivi, dove prolifera letteralmente di tutto; ma anche l'estinzione di molte specie animali costringe i batteri che vivevano nei loro intestini a trasferirsi altrove.

I virus sono, infatti, tra i tanti profughi della distruzione ambientale. “Se riuscissimo a mettere da parte un po' di egocentrismo, ci accorgeremmo - scrive Giordano - che non sono tanto i nuovi microbi a cercarci quanto noi a stanare loro”.

Chi di noi può sapere cosa hanno liberato nell'aria gli incendi dell'estate scorsa in Amazzonia? Chi è in grado di prevedere cosa verrà dall'ecatombe più recente di animali in Australia? Microrganismi mai censiti dalla scienza potrebbero avere bisogno di una nuova patria, e quale terra migliore degli essere umani, che sono tanti e ovunque?

Siamo oltre sette miliardi di persone, decisamente troppi per questo ecosistema, che ci ostiniamo a sfruttare e occorre prendere in considerazione anche il fatto che il bisogno crescente di cibo induce milioni di persone a mangiare selvaggina a rischio, tra cui i pipistrelli,che sono malauguratamente anche serbatoi di Ebola.

Non è un caso se la frequenza dei focolai di malattie sia aumentata costantemente, colpendo tutti i Paesi del mondo. Un certo numero di tendenze ha contribuito a questo aumento, inclusi l'aumento di viaggi globali, commercio, connettività e vita ad alta densità, ma sono proprio i collegamenti con i cambiamenti climatici e la biodiversità i più sorprendenti.

Ritornando alla deforestazione, essa è cresciuta di continuo negli ultimi due decenni ed è collegata al 31% dei focolai come l'Ebola e i virus Zika e Nipah. La deforestazione spinge gli animali selvatici fuori dai loro habitat naturali e si avvicina alle popolazioni umane, creando una maggiore opportunità per le malattie zoonotiche, cioè le malattie che si diffondono dagli animali agli umani. Più in generale, i cambiamenti climatici (alluvioni, siccità, ecc.) hanno alterato e accelerato i modelli di trasmissione di malattie infettive come la Zika, la malaria e la febbre dengue e hanno provocato lo sfollamento umano.

La migrazione di grandi gruppi verso nuove località, spesso in condizioni sfavorevoli, aumentano la vulnerabilità delle popolazioni sfollate a malattie come il morbillo, la malaria, la diarrea e le infezioni respiratorie acute.

Il tempo della quarantena è una grande occasione per riflettere che non siamo i padroni del mondo ma parte di un fragile e superbo ecosistema, che dobbiamo tutelare. Come?

Ed è qui che scendono in campo gli investimenti sostenibili e responsabili, ossia che incorporano i fattori ambientali, sociali e di buon governo (“environmental”, “social” and “governance”, o “Esg”), che, per fortuna, sono in rapida crescita.Ne sono previsti per 53.000 miliardi di dollari nei prossimi anni. 

Negli ultimi decenni, infatti, sta sempre più aumentando sia l’offerta di prodotti sostenibili che la domanda e l’interesse per tali prodotti, da parte di investitori istituzionali e di risparmiatori privati. Per questi ultimi, investire secondo questi criteri spesso significa fare delle scelte coerenti non solo con i propri obiettivi di rendimento-rischio, ma anche con i propri valori e le proprie convinzioni morali.

Nel 1987 la Commissione Mondiale sull’ambiente e lo sviluppo delle Nazioni Unite ha redatto un documento, il rapporto Brundtland, in base al quale “lo sviluppo sostenibile” viene definito come “quello sviluppo che consente la soddisfazione dei bisogni economici, ambientali e sociali delle attuali generazioni, senza compromettere lo sviluppo delle generazioni future”.

Smpre più spesso, investire in società “sostenibili” può voler dire anche scegliere società con caratteristiche molto innovative. L’innovazione di modello di business, modalità di produzione, di prodotti si riscontra spesso in società che rientrano negli screening di tipo Esg, che perciò può significare anche una forte spinta verso l’innovazione e il cambiamento.

Mentre prima del 2011 erano i rischi economici a essere i più temuti, negli ultimi anni sono stati i rischi ambientali quelli reputati più importanti e con maggiore probabilità di accadimento. In effetti, tre dei rischi ambientali esaminati si sono posizionati al vertice della classifica rischi 2018: eventi climatici estremi; disastri naturali; fallimento delle misure di adattamento e mitigazione dei cambiamenti climatici. In aggiunta, anche i rischi di tipo “sociale”, come le migrazioni e le crisi idriche, hanno un’elevata importanza.

La Finanza sta rispondendo ai rischi legati al «Climate Change» attraverso prodotti finanziari sostenibili. L’industria finanziaria può infatti ricoprire un ruolo importante nel cercare di contrastare, o comunque mitigare, le gravi conseguenze negative legate all’impatto dei cambiamenti climatici e alle problematiche ambientali, anche di tipo sanitario e economico-finanziario, come quelle che stiamo vivendo oggi. È una sfida complessa che richiede la collaborazione di governi, società, aziende, investitori e asset manager.

Più nel dettaglio, i principali tipi di strategie di investimento sostenibile, a volte sovrapponibili, possono essere classificabili come segue: Selezione negativa/esclusione (prevede l’esclusione dal fondo o dal portafoglio di certi settori, aziende o aree operative sulla base di criteri specifici di Esg, per esempio, armi, alcolici, tabacco, gioco d’azzardo, intrattenimento per adulti, energia nucleare e Ogm); Selezione positiva/ best in class (approccio che mira a selezionare le «migliori aziende», da un punto di vista Esg, all’interno di un determinato settore).

Inoltre: Selezione su base normativa (selezione degli investimenti sulla base del rispetto di norme e standard internazionali, fra i più utilizzati sono quelli definiti in sede Ocse, Onu o dalle sue Agenzie); Investimenti in temi o attività specificamente concentrati sulla sostenibilità (ad esempio, energia pulita, riduzione delle emissioni inquinanti, trattamento delle acque, tecnologie e agricoltura sostenibili); Impact/community investing (investimenti in imprese, organizzazioni o fondi con l’intenzione di realizzare un impatto ambientale positivo, insieme a un ritorno finanziario. Ne sono esempi le energie rinnovabili, gli investimenti in microfinanza e in social housing, investimenti “comunitari”, in cui il capitale è specificamente diretto a favorire individui o comunità marginali).

Ancora: Integrazione Esg (l’inclusione sistematica ed esplicita di fattori Esg da parte dei gestori di fondi nell’analisi finanziaria degli investimenti); Corporate engagement e attivismo azionario (uso dei propri diritti di azionisti con l’obiettivo di influenzare e modificare i comportamenti aziendali, attraverso un dialogo diretto con il management dell’azienda e l’esercizio del diritto di voto).

In aggiunta alle soluzioni offerte dagli asset manager, anche gli investitori possono contribuire a fermare il cambiamento climatico. Detenere risorse comporta anche averne la responsabilità: gli investitori, che virtualmente possiedono tutte le risorse e gli attivi produttivi, hanno il dovere di evitare di arrecare danni mentre ricercano il proprio guadagno. Possono ricoprire un ruolo chiave incoraggiando le aziende ad affrontare i rischi attraverso politiche di engagement e rafforzare tali azioni attraverso il proprio sostegno a iniziative collettive internazionali legate alla lotta contro il cambiamento climatico.

Una delle modalità per migliorare la situazione è ricordare il concetto di “economia circolare”, che negli anni del consumismo spinto sembrava essere stato completamente dimenticato, ma che, invece, è molto coerente con gli obiettivi di mitigazione dei rischi ambientali. Oggi il modello economico di tipo «lineare», basato sul «prendere, fare, aver la disponibilità o la proprietà» di una grossa quantità di materiali ed energia venduti a prezzi bassi, sta raggiungendo un limite fisico, principalmente a causa del fatto che questo modello crea altissime quantità di «rifiuti».

L'economia circolare o del riciclo, invece, è «pensata per rigenerarsi da sola» e «mantenere l’utilità di prodotti, materiali e componenti» più a lungo nel tempo, ottimizzando il rendimento delle risorse e riducendo o eliminando le «esternalità negative».

Modelli circolari sono quelli caratteristici dei «sistemi viventi»; per avvicinarsi a tali modelli, sarebbe necessario ripensare a come progettare molti prodotti, allungandone il ciclo di vita e rendendone più facile il riutilizzo (come, ad esempio, la Share Economy, il Car Sharing, il riciclo di rifiuti e altri beni, le energie rinnovabili).


Ma la Banca d'Italia il dividendo lo dà

Banca d'Italia sorprendente. L'assemblea dell'istituto di via Nazionale, guidato dal governatore Ignazio Visco, ha deliberato di distribuire il dividendo, anche quest'anno. Ai 143 partecipanti – banche, fondazioni, assicurazioni, casse previdenziali e fondi pensione - sono stati destinati 340 milioni, come l'anno scorso, anche se le somme effettivamente erogate ammonteranno a 251 milioni, perché, in base allo statuto, alle quote eccedenti il 3% del capitale non spettano diritti economici (i dividendi relativi alle quote eccedenti, pari a circa 89 milioni, saranno imputati alla riserva ordinaria).

La decisione dell'assemblea lascia di stucco non pochi, perché la Banca d'Italia, sulla scia della Bce, ha appena sollecitato tutte le banche delle quali è Autorità di vigilanza, a non distribuire dividendi ai loro azionisti almeno fino a ottobre. E fra le banche che hanno quote dell'istituto romano di Palazzo Kock spiccano alcune che hanno già ottemperato alle indicazioni sue e della Bce, come d'altra parte, è logico, considerato che è molto difficile, se non impossibile, non seguire i consigli delle Autorità di vigilanza.

Comunque, l'utile netto 2019 della Banca d'Italia è stato di 8,247 miliardi, dei quali 7,867 sono stati destinati allo Stato. Al quale andranno anche 1.009 milioni come imposte di competenza, per cui, quest'anno, lo Stato riceverà dalla Banca d'Italia, il totale di 8,9 miliardi, oltre 2 miliardi in più dell'anno scorso.

Intesa Sanpaolo: tutto l'utile 2019 a riserve gli azionisti adesso sperano nell'autunno Messina dona un milione del suo bonus

Il consiglio di amministrazione di Intesa Sanpaolo, in ottemperanza alla comunicazione della Banca Centrale Europea del 27 scorso in merito alla politica dei dividendi nel contesto conseguente all’epidemia da Covid-19, ha deciso di sospendere la proposta di distribuzione cash agli azionisti di circa 3,4 miliardi di euro, pari 19,2 centesimi di euro per azione e ha deliberato di proporre alla prossima assemblea ordinaria l’assegnazione dell’utile dell’esercizio 2019 a riserve.

Tale proposta, se approvata dall’assemblea, si traduce in un ulteriore rafforzamento della già elevata solidità patrimoniale del gruppo Intesa Sanpaolo.

La Banca Centrale Europea ha precisato che valuterà se la sua raccomandazione riguardante la politica dei dividendi si estenderà oltre la data del 1 ottobre 2020. Subordinatamente alle indicazioni che saranno comunicate in merito dalla Bce e al presidio della solidità patrimoniale del Gruppo in relazione all’evoluzione del contesto conseguente all’epidemia da Covid-19, il consiglio di amministrazione di Intesa Sanpaolo intende convocare un’assemblea ordinaria successivamente al 1 ottobre per dare esecuzione alla distribuzione di parte delle riserve agli azionisti entro l’esercizio 2020, anche in considerazione del supporto alla situazione finanziaria delle famiglie e alle erogazioni da parte delle fondazioni, particolarmente necessario nel contesto conseguente all’epidemia da Covid-19.

Anche grazie alla forte solidità patrimoniale, il gruppo Intesa Sanpaolo ha avuto e intende continuare ad avere come priorità la generazione di benefici per tutti i propri stakeholder, dal supporto all’economia reale e sociale alla creazione e distribuzione di valore per gli azionisti, confermandosi punto di riferimento per la sostenibilità e la responsabilità sociale: per gli azionisti, per il quinquennio 2014-2018, ha distribuito dividendi cash pari a 13,4 miliardi di euro, di cui circa 5 miliardi all’azionariato costituito da famiglie e fondazioni, che si sono tradotti in erogazioni da parte delle fondazioni sue azioniste pari a oltre la metà di quelle effettuate da tutte le fondazioni bancarie italiane.

Per le famiglie e le imprese, dal 2014 al 2019, ha erogato circa 260 miliardi di euro di nuovo credito a medio-lungo termine e ha riportato in bonis circa 112.000 aziende italiane, salvaguardando circa 560.000 posti di lavoro; inoltre, per le persone del Gruppo, ha assicurato, dal 2014 al 2019. oltre 32 miliardi di euro di stipendi e nell’arco degli 8 anni del Piano di Impresa 2014-2017 e 2018-2021 l’assorbimento della capacità in eccesso di circa 10.000 risorse.

In relazione all’epidemia Covi-19, il consigliere delegato e direttore generale Carlo Messina ha reso noto al consiglio di amministrazione che destinerà un milione di euro del bonus riconosciutogli dal sistema incentivante 2019 a donazioni a sostegno di specifiche iniziative sanitarie e che i 21 top manager a suo diretto riporto destineranno ad analoghe donazioni complessivamente circa 5 milioni di euro dei rispettivi bonus riconosciuti dal sistema incentivante 2019.

A sua volta, il consiglio di amministrazione, che ha apprezzato e condiviso la decisione del management, contribuirà con una propria specifica donazione. Inoltre, in occasione dell’assegnazione dei bonus, tutti i dipendenti del Gruppo potranno contribuire con donazioni a sostegno di specifiche iniziative sanitarie, tramite un’apposita piattaforma.

Per quanto riguarda l’offerta pubblica di scambio volontaria totalitaria sulle azioni ordinarie di Ubi Banca, è confermata la proposta di conferimento di una delega al consiglio di amministrazione per l’esecuzione dell’aumento di capitale a servizio dell’offerta, all’ordine del giorno dell’assemblea straordinaria convocata per il 27 aprile.

La motivazione strategica dell’operazione assume ancora maggiore valenza nel contesto conseguente all’epidemia da Covid-19, in particolare per quanto riguarda le sinergie di costo nonché l’aumento del grado di copertura dei crediti deteriorati e la riduzione dei crediti unlikely to pay e in sofferenza.

Va infatti tenuto presente che le banche di minori dimensioni hanno ridotte possibilità di avvalersi delle leve dell’efficienza e della riduzione del profilo di rischio per fronteggiare un quadro economico sfavorevole e contrastare gli impatti sul tessuto sociale, a fronte del rafforzamento del ruolo di motore della crescita sostenibile e inclusiva e di punto di riferimento per la sostenibilità e la responsabilità sociale del Gruppo risultante dall’operazione.

La torinese Centrale del latte d'Italia passa alla Newlat Food di Reggio Emilia

Newlat Group, capogruppo dell'emiliana Newlat Food, ha sottoscritto un contratto di compravendita, in qualità di acquirente, con Finanziaria Centrale del Latte di Torino e Lavia, in qualità di venditori, in forza del quale Newlat Group acquisterà 6.473.122 azioni ordinarie di Centrale del Latte d’Italia (Cli), rappresentative del 46,24% del capitale e dei diritti di voto pagando, per ogni tre azioni Cli un corrispettivo complessivo pari a 3 euro e un'azione ordinaria di Newlat Food, corrispondente a un corrispettivo unitario per ciascuna azione Cli pari a un euro e 0,33 azioni ordinarie Newlat Food.

L’operazione permetterà ai venditori di divenire soci di Newlat Food, che è quotata in Borsa, con una partecipazione complessiva del 5,30%, prima del futuro aumento di capitale sociale a servizio dell’Opas.

Newlat Group e i venditori prevedono di eseguire la compravendita delle azioni Cli il primo aprile .

L’operazione è finalizzata al consolidamento del mercato lattiero-caseario italiano, attraverso l’integrazione di due tra i principali operatori del settore, come Newlat Food e Cli, che presentano importanti elementi di complementarietà come posizionamento geografico, oltre a un significativo potenziale sinergico.

Il progetto industriale prevede che Cli diventi la piattaforma di riferimento per l’intero mondo lattiero-caseario dell’entità risultante dall’operazione facendo leva, tra l’altro, sulle filiere produttive di alta qualità regionali della Toscana e del Piemonte e sulla continuità manageriale rappresentata da tutti i manager e collaboratori che saranno coinvolti nell’importante progetto di crescita sotto la guida di Angelo Mastrolia, presidente esecutivo di Newlat Food e di Edoardo Pozzoli, già direttore generale e attuale amministratore delegato di Cli.

L’acquisizione della quota di maggioranza di Cli rientra perfettamente nei piani e nelle tempistiche previste dalle strategie di sviluppo per linee esterne e di utilizzo del capitale preannunciate in fase di ipo di Newlat Food, permettendo così alla società di raggiungere la soglia di fatturato pari a 500 milioni. Grazie alla combinazione industriale di Newlat Food e Cli, il Gruppo rappresenterà il terzo operatore italiano del settore Milk & Dairy e vanterà una capacità produttiva completa e competitiva.

Inoltre, sono state individuate una serie di sinergie di varia natura che, una volta implementate, porteranno ad efficienze sostanziali nel breve termine.

Newlat Group ha altresì manifestato la volontà di cedere a Newlat Food le azioni Cli oggetto di compravendita nonché ulteriori 187.120 azioni ordinarie di Cli, rappresentative dell’1,34% del capitale di Cli, già detenute da Newlat Group per un totale di 6.660.242 azioni ordinarie, rappresentative del 47,58% del capitale, ai medesimi termini economici.

Alla data di esecuzione, Newlat Food sarà tenuta a lanciare un’offerta pubblica di acquisto e di scambio obbligatoria (Opas) sulle rimanenti azioni ordinarie Cli, al medesimo corrispettivo corrisposto e cioè a 0,33 azioni ordinarie Newlat Food di nuova emissione e un euro per ciascuna azione ordinaria Cli che portata in adesione all’Opas.

Newlat Food ha anche sottoscritto un accordo rilevante con Edoardo Pozzoli, impegnandosi a inserirlo nella lista di candidati al prossimo consiglio di amministrazione di Newlat Food, che ha sede a Reggio Emilia e fa capo alla famiglia del fondatore Angelo Mastrolia, presidente esecutivo.

COMPLEANNI DI APRILE NELL'ECONOMIA REGIONALE


Tra i protagonisti dell'economia piemontese che compiono gli anni in marzo si trovano:
John Elkann, numero uno del gruppo che fa capo agli eredi del fondatore della Fiat, presidente e amministratore delegato di Exor, la holding che controlla anche Fca e Ferrari, società delle quali è presidente, Cnh Industrial e la Juventus (è nato il primo aprile del 1976, a New York).

Il giorno seguente, invece, è il compleanno sia di Vincenzo Ilotte, industriale dell'impresa di famiglia 2A ed ex presidente della Camera di commercio di Torino, dove è nato nel 1966; sia di Carla Patrizia Ferrari  , nata nel 1957 a Genova, presidente di Equiter, responsabile finanza della Compagnia di San Paolo e, fra l'altro, consigliere di amministrazione della Cassa Depositi e Prestiti (Cdp); sia di Enrico Anghilante, titolare di una catena di giornali web (è nato a Saluzzo, nel 1972).

Il 5 del 1968 è nato, a Lecco, Claudio Moro, amministratore delegato della Bim-Banca Intermobiliare e lo stesso giorno, ma del 1955, Lorenza Franzino (nella foto), presidente della Fondazione Links e amministratore delegato di Gs&P (Giulio Sapelli & Partners).

Il 6 del 1962, a Roma, è nato Carlo Messina, consigliere delegato e direttore generale di Intesa Sanpaolo. E il giorno dopo, ma del 1961 e a Cuneo, è nata Daniela Santanchè, parlamentare e imprenditrice, tra l'altro presidente di tre società quotate in Borsa: la sua Visibilia Editore, la torinese Ki Group e la minalese Bioera.

L'8 del 1944, a Strevi, nell'Alessandrino, è nato Giuseppe Morfino, fondatore e socio di maggioranza della Fidia, quota della quale è anche presidente, amministratore delegato e direttore generale. Morfino fa parte dell'esclusivo Circolo Subalpino di Torino.

Tre giorni dopo, compie gli anni Luigi Icardi, assessore della Regione Piemonte alla Sanità (è nato nato nel 1961, a Santo Stefano Belbo). Il 12 del 1963, a Torino, è nato Pierpaolo Antonioli, presidente del Ceip e amministratore delegato del Centro torinese di ricerca che dalla General Motors sta passando al gruppo belga Punch.

Il 16 del 1956, a Roma, è nato Marco Giovannini, presidente e amministratore delegato di Guala Closures, società di Spinetta Marengo quotata in Borsa, oltre che consigliere di amministrazione di Banca Sistema e consigliere di indirizzo della Fondazione Crt. Due giorni dopo compie 68 anni Franco Spalla (è nato a Gamalero, provincia di Alessandria), presidente della quotata Culti Milano e della Tardito Holding, oltre che consigliere di amministrazione di Basic World e del Gruppo Damilano.

Il 19, del 1970, sotto la Mole, è nata Monica Tardivo, notaio, consigliere di amministrazione di Diasorin e, fra l'altro, della Banca del Piemonte, della quale è numero uno Camillo Venesio.

A Pinerolo, il 22 del 1943, è nato Mario Deaglio, famoso e stimatissimo economista, vice presidente di Banca Sella Patrimoni & C, editorialista de La Stampa, dopo essere stato direttore del Sole 24 Ore). Due giorni dopo, compie gli anni Marco Gay (è nato a Torino, nel 1976), imprenditore, è anche amministratore delegato e azionista della quotata Digital Magics, consigliere di amministrazione del Sole 24 Ore e, fra l'altro, è stato presidente dei Giovani di Confindustria.

Il 30 del 1954, a Casale, è nato Paolo Arrobbio, presidente dell'Amag e di Telenergia è anche consigliere di amministrazione della Fondazione Banca Popolare di Novara.


Fca, Manley si taglia lo stipendio del 50% Elkann e il cda rinunciano all'emolumento

Proteggere la salute finanziaria dell'azienda è responsabilità di tutti, a partire naturalmente da me e dal team di leadership. Al fine di raggiungere questo obiettivo e per evitare una riduzione del personale nel secondo trimestre, dal mese di aprile e per i prossimi tre mesi ridurrò il mio stipendio del 50% e i membri del Group Executive Council (Gec) ridurranno il loro del 30%”. Lo ha scritto Mike Manley, l'amministratore delegato di Fca, in una lettera ai dipendenti del gruppo.
Il nostro presidente John Elkann e il nostro consiglio di amministrazione - ha aggiunto Manley, come riporta l'Ansa - hanno deciso, all'unanimità, di rinunciare in toto al proprio compenso da qui alla fine del 2020”.

Manley ha spiegato che l'azienda chiederà “alla maggior parte dei dipendenti nel mondo non ancora impattati da riduzione di orario o ammortizzatori sociali di partecipare a questo sacrificio comune accettando un differimento temporaneo del 20% dello stipendio. Il processo varierà a seconda del Paese e potrebbero essere necessari accordi specifici”.


Fondazione Cr Biella eroga 150.000 euro per vivificare la vita culturale locale

La Fondazione Cr Biella ha voluto dedicare al bando “Cultura+” un’attenzione speciale deliberando l’importo di circa 150mila euro, destinati a vivificare la vita culturale locale.

A fronte di alcuni grandi eventi la cui complessità, calendarizzazione e impegno economico sono risultati troppo onerosi per poter essere portati avanti nel 2020 - fra gli altri Candelo in fiore, Festival Selvatica (rimandato a data da destinarsi, comunque entro l’anno) e alla Passione di Sordevolo - ve ne sono molti altri che hanno garantito la realizzazione alla ripresa.

Complessivamente sono state 41 le richieste pervenute dalle diverse associazioni che operano nel settore arte e cultura; il costo dei progetti complessivi ammontava a 1,9 milioni di euro e la richiesta di finanziamento alla Fondazione è stata superiore a 320mila euro.

A fronte di questo quadro complessivo, il consiglio di amministrazione della Fondazione ha proceduto alla valutazione delle pratiche mettendo al centro criteri di selezione atti a premiare la qualità delle iniziative, la loro sostenibilità con la presenza di almeno il 30% di cofinanziamento, la capacità di fare rete e individuare i bisogni del territorio e la rilevanza dell’iniziativa in funzione dell’arricchimento culturale della popolazione e del livello di fruibilità.

Il contributo massimo richiedibile e assegnabile dalla Fondazione era pari a 10mila euro e le pratiche deliberate sono state 31. Tra i contributi maggiori spiccano il sostegno al Santuario di Oropa (7.500 euro) per la manifestazione “Biella incontra Oropa secoli di devozione della città di Biella nei confronti di Oropa”, che accompagnerà la grande incoronazione centenaria della Madonna di Oropa, evento destinato ad assumere un significato spirituale ancora più profondo a fronte della pandemia.

Grande spazio è stato dato anche alla musica con i contributi di 7.500 euro al Biella Jazz Club per la manifestazione Season 54 e all’Associazione Festival Musica Antica a Magnano per l'organizzazione del Festival musica antica a Magnano - 35° edizione. Analoghi contributi sono stati assegnati a Storie di Piazza di Bioglio, per la realizzazione della manifestazione - Storie biellesi 2020 e all’Associazione di promozione Sociale Reloaders - Biella, per la realizzazione del decennale del Reload Sound festival 2020.

Al fine di contribuire ad animare la città, la Fondazione ha assegnato l’importo di 7.500 euro a Fuoriluogo Ets - Biella, per la manifestazione #fuoriluogo. Città e cultura e sempre 7.500 euro sono stati stanziati a favore della Comunità Monastica di Bose - Magnano, per l'organizzazione del XXVIII convegno ecumenico internazionale di spiritualità ortodossa.

“Il bando cultura+ quest’anno assume un significato speciale – ha commentato il Segretario generale Mario Ciabattini – ognuno di questi progetti rappresenta, infatti, una scommessa sul nostro futuro, un futuro in cui il radunarsi insieme per un evento culturale non sarà più un sogno impossibile, ma una gioia ritrovata con maggiore consapevolezza, per questo vogliamo dire grazie a tutti gli enti che con noi stanno lavorando con forza per renderlo possibile”.