Nord Ovest, chiuse oltre 30.000 imprese soltanto le province di Torino e Imperia nel 2020 con più aziende nate che morte

Meno imprese nelle tre regioni del Nord Ovest, sceso sotto quota 600.000. Al 31 dicembre scorso, infatti, Unioncamere e Infocamere ne hanno censite 599.875, quindi 1.359 in meno rispetto alla stessa data del 2019. In particolare: 426.314 in Piemonte, 161.349 in Liguria e 12.212 in Valle d'Aosta. In quest'ultima regione, l'anno scorso, ne sono nate 605 mentre hanno chiuso definitivamente i battenti 607; in Piemonte hanno avviato l'attività 20.942 e l'hanno cessata 21.913 (saldo negativo di 971) e in Liguria si sono iscritte alle Camere di commercio 7.362, a fronte delle 7.748 che invece si sono cancellate (la perdita 2020 della regione è stata di 386 aziende). Dunque, nel Nord Ovest, l'anno scorso, hanno cessato l'attività oltre 30.000 imprese.
Unioncamere e Infocamere hanno registrato la nati-mortalità delle imprese anche per singola provincia, così emerge che le nuove iscrizioni sono state 1.749 nell'Alessandrino (2.102 le cancellazioni), 1.017 nell'Astigiano (1.137), 631 nel Biellese (766), 2.944 nel Cuneese (3.352), 3.740 nel Genovesato (4.054), 1.219 nell'Imperiese (1.209), 991 nello Spezzino (998), 1.453 nel Novarese (1.530), 1.412 nel Savonese (1.487), 11.919 nella provincia di Torino (11.558), 564 nel Varbano-Cusio-Ossola (667) e 665 nel Vercellese (801).
Come emerge dai dati di Unioncamere-Infocamere, nel Nord Ovest soltanto le province di Torino e di Imperia hanno chiuso il 2020 con un risultato positivo: il capoluogo piemontese ha registrato l'aumento di 361 imprese e di 10 la provincia dell'estremo Ponente ligure.
In tutta l'Italia, nel 2020 le imprese nate sono state 292.308, a fronte delle 272.992 che, nell'anno, hanno definitivamente chiuso i battenti. A fine dicembre, pertanto, lo stock complessivo delle imprese esistenti ammontava a 6.078.031 unità.
Rispetto al 2019, la rilevazione Movimprese segnala che le iscrizioni sono diminuite del 17,2%. Parallelamente, le cessazioni hanno fatto segnare un calo del 16,4%. La forte contrazione dei flussi di iscrizioni e cancellazioni delle imprese suggerisce, dunque, cautela nella quantificazione delle conseguenze del forzato rallentamento delle attività in molti settori economici. A stabilire l’entità degli effetti prodotti nel 2020 dalla crisi pandemica sul tessuto imprenditoriale sarà peraltro utile attendere le risultanze del primo trimestre dell’anno in corso. Tradizionalmente, infatti, molte comunicazioni di chiusura dell’attività pervenute al Registro delle Imprese negli ultimi giorni dell’anno vengono statisticamente conteggiate nel nuovo anno.

Gian Paolo Coscia, presidente Unioncamere Piemonte ha commentato: “Il tessuto imprenditoriale piemontese è paralizzato dall'incertezza perché l'andamento della pandemia non permette di programmare il futuro. Da un lato gli imprenditori non possono scommettere su nuove aperture e su nuove attività, dall'altro non hanno garanzie e certezze sulla durata dei provvedimenti istituzionali in tema di lavoro e dei ristori messi in campo dal Governo”.