Nell'ultima settimana di Piazza Affari Sanlorenzo e Osai fanno il nuovo record Stellantis perde il 5,36% e Isp il 4,19%

L'ultima settimana è stata sfavorevole per la Borsa italiana, come conferma il fatto che l'indice Fste Mib, che rappresenta le principali società negoziate in Piazza Affari, ha chiuso a 21.573 punti. E delle blue chip del Nord Ovest soltanto Diasorin e Italgas, venerdì 29, hanno terminato con un prezzo superiore a quello di sette giorni prima: 180,6 euro per Diasorin, a fronte dei 175 del 22 gennaio e 4,952 euro per Italgas, contro i 4,932 precedenti.
Però, con Diasorin e Italgas altre 13 quotate del Nord Ovest hanno evidenziato un rialzo rispetto al venerdì precedente e, in particolare, due di queste hanno concluso la settimana addirittura con le rispettive azioni al loro massimo storico. Si tratta della torinese Osai Automation System, una matricola, che è arrivata a 5,21 euro, grazie all'incremento dell'8,54% dell'ultimo giorno di contrattazioni e della spezzina Sanlorenzo, che, con il balzo finale del 3,60%, ha fatto segnare il suo nuovo record di 18,42 euro.
Le altre azioni di società del Nord Ovest in rialzo nell'ultima settimana sono quelle di Astm (18,36 euro l'ultimo prezzo), Autogrill (4,376), Cir (0,46), Conafi (0,253), Cover50 (6,80), Dea Capital (1,192), Eviso (2,00), Fidia (2,03), Iren (2,034), Italia Independent (1,8350) e Prima Industrie (14,22).
In parità ha chiuso Rcs MediaGroup, che fa capo a Urbano Cairo; mentre tutte le altre “nostre” hanno subito ribassi, a partire dalle blue chip Buzzi Unicem (20,33 euro il prezzo finale), Cnh Industrial (10,55), Exor (61,38), Ferrari (172,25), Intesa Sanpaolo (1,8052) e Stellantis (12,53). Rispetto a venerdì 22, la nuova società nata dalla fusione tra Fca e Psa-Peugeot ha perso il 5,36%, poco meno di Cnh Industrial (-5,76%), controllata di Exor che si è deprezzata del 5,19%. Meno peggio è andata alla Ferrari, controllata dall'Exor della famiglia Agnelli-Elkann-Nasi, il cui valore è diminuito dell'1,49%.
Il ribasso di Buzzi Unicem, la cui maggioranza è posseduta dalla famiglia Buzzi, che guida il grande gruppo cementiero di Casale Monferrato, è risultato del 2,35%; mentre è stato del 4,19% quello di Intesa Sanpaolo, il cui azionista principale è la Fondazione Compagnia di San Paolo e che sta pagando, in Borsa, il taglio dei dividendi imposto dalle autorità di vigilanza.