Imprese, fotografia dei contratti di rete

 Il contratto di rete rappresenta un’importante opportunità di miglioramento delle performance per le imprese aderenti, in termini di fatturato, occupazione, produttività e redditività, oltre che un efficace strumento per affrontare la crisi e rispondere alle sfide dell’innovazione e del cambiamento. È quanto emerge dal Rapporto dell’Osservatorio nazionale sulle reti d’impresa 2020, su iniziativa di InfoCamere, RetImpresa e dell’Università Cà Foscari di Venezia.
Secondo l’Osservatorio nazionale, le reti costituiscono un modello di collaborazione organizzata del business in costante crescita per quanto riguarda i numeri (6.657 reti registrate in Italia a fine 2020, che coinvolgono 38.381 imprese e quasi un milione di addetti) e in grado di incidere positivamente sui risultati economico-finanziari delle imprese. Gli ultimi dati disponibili attestano un incremento del 13% (+757 reti) nell’ultimo anno (in media +63 contratti al mese). Si tratta prevalentemente di imprese di micro e piccola dimensione (72%). Sotto il profilo della densità, i contratti di rete aggregano prevalentemente meno di 10 imprese, di cui quasi il 50% è costituito da micro-aggregazioni (2-3 imprese).
Il modello preferito dagli imprenditori si conferma quello più flessibile e senza soggettività giuridica della rete-contratto (86%, 5.265 in valori assoluti), a fronte della forma contrattuale della rete-soggetto (14%, 889 in valori assoluti) che dà vita a un’entità giuridica nuova e diversa dalle imprese retiste.
Rispetto alla precedente rilevazione, il grado di concentrazione geografica delle imprese in rete rimane stabile, con prevalenza delle reti uniregionali (73%) rispetto alle pluriregionali (27%), che pure fanno segnare un lieve incremento (+0,5%). Raffinando l’analisi a livello territoriale, spiccano le reti tra imprese della stessa provincia (circa il 51%) su quelle che coinvolgono imprese di due province (29%) o di almeno tre province diverse (20%). Tuttavia, è interessante il caso delle reti interregionali (16,6% del totale), che aggregano imprese di differenti aree geografiche contigue, evidenziando la capacità del contratto di rete di collegare e integrare filiere, sistemi produttivi e competenze differenti che, insieme, consentono alle imprese di ottenere performance economiche difficilmente raggiungibili autonomamente.
Il 63% delle reti esistenti aggrega imprese di diversi settori, anche se tale dato mostra un calo negli ultimi anni a vantaggio della tendenza degli imprenditori a fare rete tra realtà produttive simili (37% reti uni-settoriali), con meno oneri organizzativi e di coordinamento, al fine principale di superare i limiti del nanismo dimensionale e la frammentazione aziendale. Questo avviene principalmente nel settore agricolo e agroalimentare, molto meno nel terziario avanzato e nel manifatturiero, dove le imprese registrano un elevato livello di complementarietà nell’utilizzo del contratto di rete per accrescere la loro competitività.
Per quanto riguarda l’analisi della diffusione delle reti per macro-settori omogenei, sulla base della classificazione delle divisioni di attività economica, è l’agroalimentare il settore leader per numero di imprese in rete (22% del totale), seguito da commercio (15%), costruzioni (11%), servizi turistici (10%), meccanica e servizi professionali (entrambe al 6%), trasporti-logistica e servizi operativi (4%). Tuttavia, la maggiore vocazione alla collaborazione in base al numero delle imprese registrate per settore, spetta ai servizi per la salute (300 imprese ogni 10mila registrate) e, più distanziate, alle utilities e servizi ambientali (133), alla meccanica (108) e ai servizi Ict(105).
A livello regionale, il Lazio resta la prima regione per numero di imprese in rete (9.112, in prevalenza nella forma della rete-soggetto), concentrando il 25,3% del totale nazionale; seguono la Lombardia (10,2%), il Veneto (7,9%), la Campania (7,6%), la Toscana (6,8%), l’Emilia-Romagna (6,2%) e la Puglia (5,8%), per rimanere tra quelle con oltre 2mila unità aggregate. In Piemonte, al 31 dicembre, le imprese coinvolte in un contratto di rete erano 1.869, delle quali 810 in provincia di Torino e 568 nel Cuneese. La maggiore “vocazione retista” va però al Friuli-Venezia Giulia (177 imprese ogni 10mila registrate), di poco superiore al Lazio (138), alla Calabria (117) e alla Valle d’Aosta (106).