Covid, più del 10% ha intaccato i risparmi I comportamenti finanziari delle famiglie

In Italia, la pianificazione e il controllo delle scelte finanziarie risultano poco diffusi: solo il 40% dichiara di avere un piano finanziario e una quota quasi uguale di avere e rispettare un budget costantemente o saltuariamente. E' un risultato del Rapporto 2020 sulle scelte di investimento delle famiglie italiane, redatto dalla Consob, la quale ha constatato che la pianificazione finanziaria sembra ancora meno diffusa con riferimento agli obiettivi previdenziali. Meno del 20% degli intervistati, infatti, sa (in modo preciso o approssimativo) quanti anni dovrà lavorare prima di poter andare in pensione, a quanto ammonterà la propria pensione mensile e quanto dovrebbe risparmiare per mantenere l’attuale tenore di vita.
“La mancanza di una chiara visione è più frequente tra coloro che si dicono insoddisfatti della propria situazione finanziaria e tra coloro che non risparmiano a sufficienza per finalità previdenziali” rileva la Consob, aggiungendo che “in generale, il risparmio non è esplicitamente legato a obiettivi finanziari definiti. Più del 60% degli intervistati, infatti, accantona risorse al fine di fronteggiare eventi inattesi; inoltre, rispetto alle rilevazioni precedenti, la quota di individui che risparmiano senza uno scopo preciso è aumentata dal 17% al 25%.
Circa il 30% degli intervistati nell'ultimo sondaggio della Consob dichiara di non essere in grado di fronteggiare una spesa inattesa di mille euro e poco più del 30% afferma di aver subito una riduzione (temporanea o permanente) del proprio reddito nell’ultimo anno. Il 47% circa riferisce di aver contratto un debito, prevalentemente con istituzioni finanziarie, rappresentato da un mutuo nel 24% dei casi e da un prestito per coprire spese correnti nel restante 22% dei casi.
A fronte della crisi economica indotta dalla pandemia di Covid-19, il 35% del campione ha ridotto le proprie spese, più del 10% ha intaccato i propri risparmi, mentre il 45% circa non ha modificato le proprie abitudini. Tuttavia, rispetto al futuro, prevale un diffuso pessimismo, con aspettative che, nella maggior parte dei casi, proiettano la ripresa dopo il 2022.
Quest'anno, comunque, la partecipazione ai mercati finanziari da parte delle famiglie italiane è lievemente aumentata rispetto all’anno precedente passando dal 30% al 33%. Dopo i certificati di deposito e i buoni postali, le attività più diffuse risultano i fondi comuni d’investimento e i titoli di Stato. Tra i fattori che disincentivano l’investimento indicati più di frequente dagli intervistati emergono la mancanza di risparmi da investire, la mancanza di fiducia e il basso livello di conoscenza finanziaria, sebbene il primo motivo sia di gran lunga prevalente rispetto agli altri.
Gli esperti (consulenti finanziari indipendenti o gestori) si confermano la fonte informativa più frequentemente citata nel 2020 sebbene, rispetto al 2019, risulti in crescita la quota di intervistati che utilizza anche altre fonti informative, ossia la documentazione relativa al prodotto offerto (prospetto informativo, scheda prodotto ecc.) e altre fonti specializzate quali riviste di settore o siti web. Nel complesso, ci si affida al supporto professionale fornito dal consulente o dal gestore nel 41% dei casi (in crescita dal 30% del 2019), mentre si decide autonomamente nel 29% dei casi (40% nella precedente rilevazione). Poco meno del 60% del campione dichiara, tuttavia, di consultare familiari e amici prima di effettuare una scelta (percentuale in crescita dal 45% rilevato nel 2019). Gran parte degli investitori intervistati (85%) dichiara di monitorare i propri investimenti sebbene solo il 49% dichiari di farlo più di due volte in un anno. Nel 50% circa dei casi tale monitoraggio viene svolto autonomamente (33% tra coloro che ricorrono al servizio di consulenza).
La scelta del consulente è guidata prevalentemente dalla segnalazione ricevuta dalla propria banca di riferimento e dalle competenze del professionista, mentre il principale disincentivo alla domanda di consulenza è rappresentato dalla sfiducia, seguito dalla convinzione che il servizio non sia necessario alla luce del limitato ammontare delle somme investite e della mancata percezione del valore aggiunto del servizio stesso. Le principali aspettative degli investitori nei confronti del consulente si riferiscono alle sue competenze e all’assenza di conflitto di interessi