La mappa europea 2019 della povertà

 Nel 2019, prima dell'esplosione della pandemia, già il 21,1% della popolazione dell'Unione Europea, pari a 92,4 milioni di persone, era a rischio di povertà o di esclusione sociale. Lo ha censito Eurostat, l'ufficio statistico della Ue, ricordando che nel 2018 il tasso era del 21,6%. Comunque, l'anno scorso, più di un quarto della popolazione era a rischio di povertà o di esclusione sociale in sette Stati membri: Bulgaria (32,5%), Romania (31,2%), Grecia (30,0%), Italia e Lettonia (entrambi 27,3%), Lituania (26,3%) e Spagna (25,3%). Al contrario, le percentuali più basse sono state registrate in Cechia (12,5%), Slovenia (14,4%), Finlandia (15,6%), Danimarca (16,3%), Slovacchia (16,4%), Paesi Bassi (16,5%) e Austria (16,9%).
Premettendo che la povertà di reddito descrive la percentuale di individui che vivono in una famiglia il cui reddito disponibile è inferiore a quello nazionale considerato a rischio di soglia di povertà, Eurostat ha precisato che tra gli Stati membri della Ue più di una persona su cinque era a rischio di povertà di reddito in Romania (23,8%), Lettonia (22,9%), Bulgaria (22,6%), Estonia (21,7%), Spagna (20,7%), Lituania (20,6%) e Italia (20,3%). All'altra estremità della scala, i tassi più bassi sono stati osservati in Cechia (10,1%), Finlandia (11,6%), Slovacchia (11,9%), Slovenia (12,0%), Ungheria (12,3%), Danimarca (12,5%), Paesi Bassi (13,2), Austria (13,3%) e Francia (13,6). La media europea era del 16,5%, leggermente inferiore al 16,8% del 2018.
L'ufficio statistico europeo ha riferito inoltre che, nel 2019, il 5,6% della popolazione della Ue è risultato gravemente deprivato materialmente, cioè in condizioni di vita gravemente compromesse dalla mancanza di risorse, così da non poter pagare le bollette, mantenere l'abitazione adeguatamente calda o prendersi una settimana di vacanza lontano da casa. Naturalmente, questa situazione, un po' migliore rispetto al 2018 (6,1%) variava, in modo significativo, tra i diversi Stati membri: dal 19,9% in Bulgaria, il 16,2% in Grecia e il 14,5% in Romania a meno del 3% in Lussemburgo (1,3%), Svezia (1,8%), Finlandia (2,4%), Paesi Bassi (2,5%), Danimarca, Germania, Austria e Slovenia (tutti 2,6%) e Repubblica Ceca (2,7%).
Un altro indicatore delle condizioni della popolazione europea è costituito dall'intensità di lavoro rispetto al potenziale: nel 2019, l'8,5% della popolazione di età inferiore ai 60 anni viveva in famiglie in cui gli adulti hanno lavorato meno del 20% del loro potenziale lavorativo totale. In particolare, gli ultimi tassi riscontrati sono stati 13,8 in Grecia, 13 in Irlanda, 12,4 in Belgio, 11,3 in Italia, 10,8 in Spagna, 9,7 in Finlandia, 9,3 in Bulgaria e Danimarca, 9,2 in Croazia e Paesi Bassi; mentre le percentuali inferiori di coloro che vivono in famiglie a intensità di lavoro molto bassa sono state registrate nella Repubblica Ceca (4,2), Polonia (4,7), Malta (4,9), Ungheria (5,0), Slovenia (5,2%) ed Estonia (5,4%).