Nord Ovest, morte 6.347 imprese artigiane nei primi sei mesi ne sono nate solo 5.851

 A causa anche del Covid, l’artigianato è sempre più in affanno. Nei primi sei mesi di quest’anno, nelle tre regioni del Nord Ovest il settore ha perso mezzo migliaio di imprese. Infatti, a fronte delle 5.851 nate nel periodo (4.129 in Piemonte, 1.567 in Liguria e 155 in Valle d'Aosta), hanno cessato definitivamente l'attività 6.347, delle quali 4.584 in Piemonte, 1.593 in Liguria e 170 in Valle d'Aosta. In tutta l'Italia, dal primo giorno di gennaio all'ultimo di giugno, l'artigianato si è ridotto di 4.446 imprese; facendo scendere a 1.291.156 il totale delle attive. Sia nel primo (-10.902) che nel secondo trimestre (+6.456) i saldi tra nate e morte sono stati tra i peggiori degli ultimi dieci anni , a conferma che l’artigianato, come del resto tutte le attività di prossimità, non è stato in grado di reggere l’urto dello shock pandemico.
Lo ha riferito la Cgia, l'associazione degli artigiani e delle piccole imprese di Mestre, il cui coordinatore dell’Ufficio studi, Paolo Zabeo ha detto: “Un nuovo lockdown generalizzato darebbe il colpo di grazia a un settore che da 11 anni a questa parte sta costantemente diminuendo di numero. Dal 2009, infatti, hanno abbassato definitivamente la saracinesca 185 mila aziende artigiane. Questo ha avviato la desertificazione dei centri storici e delle periferie, contribuendo a peggiorare il volto urbano delle nostre città che, anche per questa ragione, sono diventate meno vivibili, meno sicure e più degradate. Sia chiaro: soluzioni miracolistiche non ce ne sono, anche se è necessario un imminente intervento pubblico almeno per calmierare il costo degli affitti, ridurre le tasse, soprattutto quelle locali e facilitare l’accesso al credito. Nonostante i prestiti erogati con il decreto liquidità, sono ancora tantissime le imprese artigiane che non trovano ascolto nelle banche, con il pericolo che molte di queste finiscano nella rete tesa dagli usurai”.
Le nuove regole europee sul credito provocheranno un altro credit crunch La difficoltà di accedere al credito bancario da parte delle piccolissime aziende potrebbe addirittura peggiorare a partire dal 2021. Sottolinea il segretario della Cgia, Renato Mason: “Dal prossimo 1° gennaio, le banche italiane applicheranno le nuove regole europee sulla definizione di default. Queste novità stabiliscono criteri e modalità più restrittive rispetto a quelli finora adottati. Altresì, è previsto che le banche definiscano inadempiente colui che presenta un arretrato consecutivo da oltre 90 giorni, il cui importo risulti superiore sia ai 100 euro sia all’1% delle esposizioni verso il gruppo bancario. Se dovesse superare entrambe le soglie, scatterà la segnalazione alla Centrale Rischi della Banca d’Italia che, automaticamente, bollerà l’imprenditore come cattivo pagatore, impedendogli così di poter disporre dell’aiuto di qualsiasi istituto di credito, per un determinato periodo di tempo Una situazione che rischia di interessare tantissime partite Iva che, tradizionalmente, sono a corto di liquidità e con grosse difficoltà, soprattutto in questo momento, a rispettare i piani di rientro dei propri debiti bancari”.
Questa nuova definizione di default spingerà le banche a tenere un comportamento molto “prudente” nei confronti dei clienti. Con l’abbassamento della soglia di sconfinamento, registreremo senz'altro una impennata dei crediti deteriorati. Per evitare gli effetti negativi degli Npl, infatti, Bruxelles ha imposto alle banche la svalutazione in tre anni dei crediti a rischio non garantiti e in 7-9 anni per quelli con garanzia reali. E’ evidente che l’applicazione di queste misure indurrà moltissimi istituti di credito ad adottare un atteggiamento di estrema cautela nell’erogare i prestiti, per evitare di dover sostenere delle perdite in pochi anni. Insomma, per tantissime pmi è in arrivo una nuova stretta creditizia.
Se torniamo a osservare i dati relativi alla nati-mortalità delle imprese artigiane, il fortissimo calo del saldo relativo al primo trimestre è stato solo in parte recuperato nel secondo: trend, comunque, che si verifica quasi ogni anno, anche se va sottolineato che la ripresa avvenuta nel secondo trimestre è in massima parte ascrivibile alle costruzioni. Questo comparto, infatti, ha registrato un saldo pari a +3.863 che incide per il 60% sul dato nazionale del secondo trimestre. Se, in questo periodo di Covid, i settori tradizionali dell’artigianato continuano a soffrire, l’edilizia, invece, è in netta controtendenza. Le ragioni di questo incremento sembrano riconducibili a due aspetti: il primo è legato all’apporto dato dai neoimprenditori di nazionalità straniera; il secondo dall’introduzione del superbonus del 110 per cento che, molto probabilmente, ha innescato delle aspettative positive tra gli addetti ai lavori del comparto casa, a tal punto da spingere molti dipendenti a mettersi in proprio.
In tutta l'Italia soltanto 16 province hanno fatto registrare, nel primo semestre, un numero di imprese nate superiore a quello delle cessate. Due sono liguri: si tratta delle province di Imperia (+66) e di Savona (+17). Per quanto riguarda le altre del Nord Ovest, ecco i rispettivi saldi: Torino -151, Genova -94, Cuneo -86, Alessandria -74, Novara -40, Asti -37, Verbania -34, Biella -21, La Spezia -15, Vercelli -12.