Nord Ovest, 68.000 imprese di stranieri oltre mille in più dalla fine di dicembre Imperia e Genova sono al top per densità

 Il Nord Ovest ha oltre mille imprese di stranieri in più rispetto all'ultimo giorno dell'anno scorso. Al 30 giugno, infatti, ne sono state censite 68.324, appunto 1.013 più che al 31 dicembre 2019. Lo ha comunicato Unioncamere-Infocamere, precisando che nel primo semestre di quest'anno, nelle tre regioni ne sono nate 3.134 (in Piemonte 2.207, in Liguria 884 e in Valle d'Aosta 43), mentre hanno chiuso definitivamente i battenti 2.121 (in Piemonte 1.456, in Liguria 639 e in Valle d'Aosta 26). Così, le imprese di stranieri in attività alla fine di giugno sono risultate 45.522 in Piemonte, 22.072 in Liguria e 730 in Valle d'Aosta.
In tutta l'Italia, dove le imprese di stranieri sono diventate 621.367, oltre 6.100 più che alla fine dell'anno scorso, soltanto la Toscana presenta una loro densità superiore a quella della Liguria. In quest'ultima regione, infatti, è di stranieri il 13,7% delle imprese iscritte alle Camere di commercio, a fronte del 14,2% della Toscana, il 10,7% del Piemonte, il 6% della Valle d'Aosta e il 10,2% della media nazionale.
La particolarità della Liguria trova conferma nella constatazione che sono liguri due delle dieci province italiane con la maggiore incidenza di imprese di stranieri: il 16,5% Imperia (quarto posto nella graduatoria nazionale) e il 14,1% Genova, settima. Ed ecco le quote delle altre province del Nord Ovest: 12,4% Torino, 11,6% Novara, 11,4% Savona e La Spezia, 10,4% Asti, Alessandria e Vercelli, 8,7% Verbania, 6,4% Cuneo e Biella.
Sempre per provincia, ecco il numero di imprese di stranieri al 30 giugno con, tra parentesi, il saldo semestrale tra le nuove iscritte alle rispettive Camere di commercio e quelle che hanno cessato l'attività nel periodo: Torino 27.125 (+499), Genova 12.076 (+118), Alessandria 4.358 (+75), Cuneo 4.271 (+91), Imperia 4.258 (+56), Novara 3.409 (+39), Savona 3.355 (+53), Asti 2.421 (+29), La Spezia 2.383 (+18), Vercelli 1.661 (+11), Verbania 1.117 (+7), Biella 1.110 (0), Aosta 730 (+17).
In Italia, nel semestre, la comunità delle imprese di stranieri ha continuato a crescere, ma l’effetto della pandemia ne frena l’espansione. Lo stock è salito a 621.367, l’1% in più rispetto al 31 dicembre scorso. Se confrontato con lo stesso dato del 2019, il progresso evidenzia però un forte “effetto-frenata” dovuto al Covid-19; tra gennaio e giugno dello scorso anno, infatti, il bilancio tra aperture e chiusure di imprese di stranieri aveva fatto segnare 10.205 imprese, il 40% in più rispetto al dato di quest’anno.
La provincia a maggior tasso di imprenditoria straniera resta saldamente quella di Prato, con una quota del 30% sul totale delle iniziative imprenditoriali locali. Molto distanziata (con il 17,3%) segue Trieste, mentre altre quattro province (Firenze, Imperia, Reggio Emilia e Milano) si collocano oltre la soglia del 15%. Nei primi sei mesi del 2020, i progressi più sensibili hanno riguardato Roma (con 832 imprese di stranieri in più tra gennaio e giugno), Milano (+515) e Torino (+499). che occupano anche le prime tre posizioni in termini di numerosità assoluta di aziende di stranieri (rispettivamente con 70.898 nella capitale, 58.316 nel capoluogo meneghino e 27.175 in quello sabaudo).
Limitando il campo di osservazione alle sole imprese individuali (l'unica forma giuridica per la quale è possibile associare univocamente la nazionalità del titolare a quella dell'impresa), i dati restituiscono un'immagine nettamente strutturata delle provenienze degli imprenditori stranieri. La comunità più numerosa (con 63.619 imprese) è originaria del Marocco, seguita da quella cinese (52.727) e da quella romena (52.014). Più distanziata la coppia Albania (34.020) e Bangladesh (30.528). L'analisi condotta attraverso il Registro delle Imprese fa emergere, inoltre, profili molto diversi, da Paese a Paese, quanto a creazione di cluster territoriali. Ad esempio, la comunità marocchina - la più numerosa in assoluto - raggiunge il massimo a Torino, dove ha sede il 7,1% di tutte le attività originarie da quel Paese.