Forte impennata delle richieste di credito

Dalle elaborazioni effettuate sul patrimonio informativo di Eurisc - il Sistema di Informazioni Creditizie gestito da Crif – emergono chiari segnali della voglia di ripartire da parte delle imprese italiane. Nello specifico, il numero delle richieste di credito presentate nelle ultime settimane, rispetto a quella compresa tra il 9 e il 15 marzo, quando sono entrate in vigore le misure di lockdown, hanno fatto registrare una forte impennata, con un +290% in quella compresa tra il 27 aprile e il 3 maggio e, rispettivamente, un +247% e un +249% nelle due successive. Del resto, da una recente analisi condotta da Crif Ratings, è emerso che il 37% delle imprese si trova ad affrontare questa fase di emergenza partendo da situazioni di liquidità già delicate, determinando un fabbisogno di liquidità pari a 60 miliardi, di cui solo 15 miliardi potranno essere coperti dai flussi di cassa, a fronte di 45 miliardi che dovranno arrivare dal mercato bancario e/o dei capitali.

Prendendo come valore di riferimento (100%) la settimana compresa tra il 9 e il 15 marzo scorso, che ancora beneficiava delle istruttorie imbastite nelle settimane precedenti il lockdown, la debolezza delle richieste è perdurata ininterrottamente da metà marzo a metà aprile, con il picco negativo registrato nella settimana compresa tra il 13 e il 19 aprile, quando i volumi si sono attestati al 70% di quelli pre-lockdown. Dalla settimana successiva è iniziato un percorso di deciso recupero, seppur con intensità differenti a seconda delle diverse forme tecniche.

Per quanto riguarda i mutui immobiliari, dopo aver visto le richieste delle imprese quasi dimezzarsi nella 13.ma settimana dell’anno, quando i volumi si sono attestati al 57% rispetto a quelli che si registravano prima del lockdown, a partire dalla settimana iniziata il 20 aprile le richieste sono balzate al 285% rispetto alla settimana di riferimento, per arrivare poi a un picco pari a 826% in quella compresa tra il 27 aprile e il 3 maggio e ripiegare parzialmente nelle due successive (rispettivamente al 608% e al 505%).

Per quanto riguarda invece i prestiti personali, l’andamento mostra un recupero più veloce e organico, con volumi di richieste che già nella settimana del 30 marzo erano tornati sui valori precedenti il lockdown, salvo poi andare ben oltre il 150% nelle ultime tre settimane di osservazione. Dinamica molto diversa dalle precedenti, invece, è quella fatta registrare dai prestiti finalizzati all’acquisto di beni e servizi. Nello specifico, questa forma tecnica è quella che più di tutte ha risentito della chiusura delle attività disposta dal Governo per fronteggiare la diffusione dell’epidemia, con una evidente debolezza perdurata per oltre un mese e facendo segnare un picco negativo del 19%. La dinamica in atto fa però emergere un chiaro recupero, con i volumi che nelle ultime settimane di osservazione si sono attestati rispettivamente al 150% e al 213% rispetto a quelli della settimana indice. Segnali meno incoraggianti arrivano dal fronte delle richieste di carte di credito, che, dopo il lockdown, per diverse settimane, si sono attestate su volumi pari a circa la metà di quelli precedenti, pur facendo segnare un lento seppur continuo recupero a partire da fine aprile.