Cicloturismo, business da quasi 5 miliardi

Il cicloturismo può essere una componente importante per sostenere la ripresa del turismo e per fruire delle bellezze dei territori italiani all’insegna dell’ambiente e della sostenibilità. Il cicloturismo, infatti, esprime i caratteri distintivi della Low Touch Economy - sicurezza, salute, distanziamento, corto raggio - ed è un candidato d’eccellenza alle esigenze di “nuova normalità” per il superamento dell’emergenza coronavirus.

Negli ultimi anni, si è registrata una crescita esponenziale di chi sceglie di trascorrere le vacanze pedalando nel nostro Paese e, quest’anno, lo scenario estivo potrebbe registrare un ulteriore aumento, facendo superare la quota di 2,7 milioni di cicloturisti e arrivare a 30 milioni di presenze (+26% rispetto al 2019). Lo si legge nello specifico rapporto realizzato da Isnart-Unioncamere e Legambiente, dal quale emerge, fra l'altro, che l’utilizzo della bicicletta consente di risparmiare l’emissione di 1,5 milioni di tonnellate di CO2 ogni anno e rappresenta una risposta ideale al bisogno di rigenerarsi dopo una fase di disagio. Inoltre, la bicicletta garantisce un naturale distanziamento fisico, adattabilità e versatilità in contesti di qualsiasi tipo ed è particolarmente adatta a un turismo di prossimità (staycation, vacanza vicino casa).

In Italia, nel 2019, sono state vendute 1,7 milioni di biciclette (tre al minuto) e quasi 2 milioni di italiani la usano come mezzo di trasporto quotidiano. Nello stesso anno, il cicloturismo ha generato quasi 55 milioni di pernottamenti e una spesa complessiva di 4,7 miliardi di euro, i cui 3 miliardi dalla componente internazionale dei turisti (la spesa media giornaliera pro capite del cicloturista si attesta intorno ai 75 euro). I dati relativi allo scorso anno indicano che il cicloturismo predilige il corto raggio: si tende a muoversi nella stessa area di residenza o, al più, in quelle limitrofe.

Per quanto riguarda i cicloturisti internazionali, tedeschi e austriaci si concentrano in Trentino, i francesi si distribuiscono più o meno equamente tra Lombardia, Trentino e Sardegna, che è il terzo mercato di riferimento anche dei britannici.

Il peso del cicloturismo sulla domanda turistica complessiva dell’Italia è in media il 6%, mentre nelle regioni a più alta vocazione cicloturistica l’incidenza è notevolmente più marcata, nell’ordine del 15% - 20%. Il Trentino-Alto Adige è la regione che da sola intercetta la fetta più consistente (30%) dell’intero flusso. Considerato che la regione vanta 3.256 km di percorsi cicloturistici, l’impatto economico generato dal cicloturismo è di circa 338 mila euro per km di ciclabile. Il Nord-Est allargato a Lombardia ed Emilia-Romagna, vede transitare quasi il 70% del movimento cicloturistico complessivo.

Di particolare importanza per lo sviluppo dell’offerta cicloturistica dei territori, è la presenza di infrastrutture, a partire dalle ciclovie e servizi dedicati, come il noleggio) dedicati. Secondo la ricerca di Unioncamere, le ciclovie italiane più gettonate sono: Trieste - Lignano Sabbiadoro -Venezia (43%), la Ciclovia del Garda (43%), la Ciclovia Tirrenica “Liguria-Toscana-Lazio” (29%), la Ciclovia Adriatica (29%) e la Ciclovia dell’Acquedotto Pugliese (29%).