Assogestioni al Mef: "abbassare la soglia per l'accesso ai fondi alternativi riservati" aprendo a investitori non professionali

Aprire a una nuova categoria di investitori non professionali i fondi alternativi riservati (Fia), abbassando la soglia di ingresso da mezzo milione a 100mila euro e valorizzando, al contempo, il servizio di consulenza finanziaria e di gestione di portafogli, a tutela dei clienti-risparmiatori. Questo il senso della proposta che Assogestioni ha sottoposto al vaglio del ministero dell’Economia e delle Finanze (Mef). I Fondi di investimento alternativi riservati sono prodotti tipicamente destinati alla clientela upper-affluent e private, altamente patrimonializzata e in grado di sopportare il rischio legato a impieghi illiquidi nei mercati non quotati, al fine di migliorare l'efficienza dell’asset allocation, con la prospettiva di rendimenti decorrelati e, potenzialmente, anche molto consistenti nel medio-lungo termine. Strumenti di investimento che, fra l'altro, rappresentano uno dei veicoli ideali per la costruzione dei Pir alternativi, prossimi al varo dopo l’approvazione del Decreto Rilancio, che ne regola il funzionamento.

Pur essendo un segmento di nicchia nel panorama dell’asset management, i Fia – che comprendono i fondi hedge, il private equity, il venture capital e strategie che fanno ampio uso di derivati, come i managed futures – rappresentano un fenomeno in continua crescita a livello globale, ma che in Italia non ha ancora espresso tutto il proprio potenziale, nonostante un settore produttivo largamente basato su piccole imprese, talvolta anche molto innovative, che, per crescere, hanno bisogno di mezzi finanziari al momento reperibili principalmente attraverso i tradizionali canali bancari.

Attualmente, l’accesso ai Fia è riservato alle seguenti categorie: gli investitori professionali; gli investitori non professionali che investono, direttamente o tramite gestione di portafoglio, un importo complessivo, non frazionabile, non inferiore a 500mila euro; i componenti del cda e dipendenti del gestore senza alcuna soglia di ingresso.

La proposta di Assogestioni al Mef aggiunge un’ulteriore categoria di investitori non professionali che possono accedere ai Fia riservati, individuando una soglia di accesso più bassa, ma con alcuni presidi a tutela degli investitori. L’Associazione prevede che possano accedere ai Fia riservati anche gli investitori non professionali che rispettano le seguenti condizioni: sottoscrivono, ovvero acquistano quote o azioni del Fia per un importo iniziale non inferiore a 100mila euro e tale importo iniziale non supera, al momento della sottoscrizione o dell’acquisto delle quote o azioni del Fia, il 10%-20% del proprio portafoglio finanziario; effettuano l’investimento nell’ambito della prestazione di un servizio di consulenza in materia di investimenti o nell’ambito di una gestione di portafoglio. La soglia di 100mila euro “coincide con quella prevista nel Regolamento Euveca ed Eusef per la definizione dell’investitore semi-professionale e nel Regolamento Emittenti della Consob ai fini dell’esenzione dalla pubblicazione del prospetto d’offerta”, sottolinea Roberta D’Apice, direttore del settore legale di Assogestioni.

Altro elemento qualificante della proposta dell’Associazione è quello di considerare una definizione di portafoglio finanziario dell’investitore ‘allargata’, comprensiva cioè non solo degli strumenti finanziari e dei depositi bancari, ma anche dei prodotti d’investimento assicurativi, “rappresentando questi prodotti una componente rilevante del patrimonio finanziario degli investitori italiani”.