"Perderemo centomila imprese artigiane"

“In questi due mesi e mezzo di lockdown, molti artigiani, senza alcun sostegno al reddito, sono andati in difficoltà e non sono stati pochi coloro che hanno ipotizzato di gettare la spugna e di chiudere definitivamente la saracinesca. Dopo una settimana dalla riapertura totale, invece, lo stato d’animo di tanti piccoli imprenditori è cambiato: c’è voglia di lottare, di resistere, di risollevare le sorti economiche della propria attività. Purtroppo, però, non tutti ce la faranno a sopravvivere e non è da escludere che entro la fine dell’anno lo stock complessivo delle imprese artigiane presente nel Paese si riduca di quasi 100 mila unità, con una perdita di almeno 300 mila posti di lavoro”.

Lo ha denunciato Paolo Zabeo, coordinatore dell'Ufficio studi della Cgia, l'associazione degli artigiani e delle piccole imprese di Mestre, ricordando che già nei primi tre mesi di quest’anno, l'artigianato italiano ha perso 10.902 imprese, un dato negativo, tuttavia in linea con quanto registrato nello stesso arco temporale dei tre anni precedenti. Il peggio, segnala la Cgia, dovrebbe purtroppo sopraggiungere nei prossimi mesi, quando l’effetto economico negativo del Covid-19 si farà sentire con maggiore intensità.

La crisi, comunque, viene da lontano, perché negli ultimi 11 anni sono state perse quasi 200 mila aziende artigiane e, al 31 marzo 2020, quelle attive sono risultate 1.275.970. Le tre regioni del Nord Ovest ne hanno perse, complessivamente, oltre 25.000: in particolare, 20.673 il Piemonte, che a fine 2009 ne contava 136.015 e sono scese a 115.342 (-15,2%), 3.715 la Liguria, dove sono passate da 46.724 a 43.001 (-8%) e 650 la Valle d'Aosta, dove sono calate da 4.243 a 3.593 (-15,3%).

A preoccupare, non è solo la mancanza di credito che attanaglia gli artigiani e, in generale, tutte le Pmi, ma anche la previsione dei consumi delle famiglie italiane per l’anno in corso. In termini assoluti, il crollo degli acquisti rispetto al 2019 sarà di circa 75 miliardi di euro e a farne le spese saranno soprattutto gli artigiani, i piccoli commercianti e i lavoratori autonomi. Insomma, i fatturati di queste piccole attività sono destinati a cadere rovinosamente, trascinando verso la chiusura definitiva tantissimi negozi di vicinato. Tutto questo comporterà un problema occupazionale non di poco conto, ma anche un forte abbassamento della qualità della vita. Quando chiudono le botteghe e i piccoli negozi le aree urbane si impoveriscono e diventano terreno fertile per la diffusione del degrado, dell’abbandono e della microcriminalità.