Indagine dell'Unione Industriale di Torino Soltanto il 31% delle imprese si ritiene attrezzato per superare la crisi da Covid-19

Ancora forte utilizzo dello smart working, molta incertezza sul futuro, una produzione che fa affidamento principalmente sugli ordini stranieri e mancanza di liquidità. In sintesi, è questo lo scenario in cui si trovano le aziende torinesi, fotografato da una ricerca dell’Unione Industriale di Torino. Il suo presidente, Dario Gallina, ha commentato così i dati della rilevazione sugli effetti della pandemia del Covid-19 sulle imprese torinesi: “L’indagine fotografa un tessuto industriale che s’impegna e che sta cercando di uscire da quest’emergenza, pur utilizzando strumenti che ritiene ancora inadeguati rispetto alla gravità della situazione e dovendo affrontare forti problemi di liquidità. Le imprese manifatturiere sono quelle che scontano maggiore incertezza sulla quantificazione dell’impatto e sui tempi di uscita dalla crisi”.

“I risultati sono chiari: tra i problemi più avvertiti, al primo posto restano la liquidità, i pagamenti e le difficoltà normative. Tutto ciò è insostenibile. Tuttavia – ha aggiunto Gallina - questa rilevazione ci regala anche un dato molto importante: le aziende vedono l’innalzamento dei costi per la sicurezza come elevato, ma gestibile. Una volta di più, le imprese torinesi dimostrano quanto la cultura della salute di tutti sia radicata nel loro modo di essere e fondamentale premessa per ogni attività produttiva. E proprio in ragione di questo, i criteri del click day per l’assegnazione dei 50 milioni del bando Impresa Sicura sono stati una grandissima delusione: è inaccettabile umiliare le aziende che hanno investito in progetti per la sicurezza, attraverso una procedura per il click più veloce, durata meno di un secondo. La responsabilità non è una lotteria”.

L'indagine, fatta dall’Unione Industriale nell’ultima decade di maggio, ha visto la partecipazione di 247 aziende torinesi, di cui 157 manifatturiere e 100 appartenenti al settore terziario. In seguito al termine del lockdown, la ripresa delle attività economiche risulta ancora parziale. Solo il 57% delle aziende di servizi e il 48% di quelle manifatturiere, infatti, è ripartito con oltre il 75% del personale. Tra i problemi riscontrati dalle imprese in questa fase, il più sentito riguarda la liquidità e i pagamenti, problemi giudicati come significativi dal 72% degli intervistati. La stessa percentuale ha ritenuto altrettanto preoccupanti le problematiche relative agli aspetti normativi, particolarmente intricati e in costante aggiornamento. Sono state, inoltre, avvertite difficoltà derivanti dagli aspetti organizzativi, molto impattanti soprattutto per il settore dei servizi.

Per quanto riguarda gli ordini, la domanda italiana è crollata in modo grave per il 47% degli intervistati e in modo abbastanza significativo per un ulteriore 34%. Regge, al contrario, l’export, che ha visto una contrazione impattante per il 37% e meno significativa per il 21% delle aziende. Un aspetto particolarmente interessante riguarda i costi dell’adeguamento sanitario, che sono considerati elevati, ma sostenibili da oltre il 60% delle imprese. 

Alla domanda relativa alla valutazione dell’impatto della crisi, gli imprenditori hanno risposto che gli effetti sono ancora troppo imprevedibili. Solo il 31% si ritiene attrezzato per superarla, mentre un altro 30% non ritiene di poter ancora fare previsioni e il 26% si dice certo di conseguenze molto serie. Solamente il 10% vede questa situazione come un’opportunità.