E' Biella la provincia più virtuosa d'Italia per efficienza della rete idrica pubblica

Piemonte al secondo posto nella graduatoria nazionale per le acque minerali, non per il consumo ma per le estrazioni. Lo dice l'Istat, che assegna il primato italiano alla Lombardia con 3,1 milioni di metri cubi prelevati annualmente, a fronte dei 2,8 milioni del Piemonte e dei 2 milioni del Veneto

(queste tre regioni, insieme, contano il 47,5% dei prelievi di acque minerali italiane). A livello nazionale, le estrazioni di acque minerali usate a fini di produzione sono state pari a 16,6 milioni di metri cubi, nel 2017 (ultimo dato disponibile). I prelievi sono concentrati al Nord: 9 milioni di metri cubi, che rappresentano il 54% del totale italiano.

La tipicità della morfologia del territorio italiano rende il patrimonio nazionale delle acque minerali fra i più importanti, sia per numerosità di sorgenti che per qualità e diversità oligominerali di tali risorse. Nel 2017, sono 173 i comuni nei quali si rileva la presenza di almeno un sito estrattivo di acque minerali naturali, con 185 imprese autorizzate, quasi la metà delle quali (il 48,7%) si trova al Nord e circa un quarto (il 26,5%) al Centro.

Quanto ai consumi, l'Istat ha rilevato che, nel 2018, la spesa media mensile sostenuta dalle famiglie per l’acquisto di acqua minerale è stato di 12,48 euro, il 4,5% in più rispetto all’anno precedente; mentre è rimasto invariato a 14,65 euro il costo mensile per il consumo dell'acqua in casa. Nel 65% delle famiglie, almeno un componente acquista quotidianamente più di un litro di acqua minerale. Tra le regioni è l’Umbria a guidare la graduatoria (71,0%) mentre il Trentino-Alto Adige registra il valore più basso (43,7%).

In occasione della Giornata mondiale dell’acqua, istituita dall’Onu e celebrata ogni anno il 22 marzo, l’Istat ha fornito un focus tematico, dal quale emerge, fra l'altro, che, l'anno scorso, quasi tre famiglie su quattro (il 75,9%) si ritengono molto o abbastanza soddisfatte rispetto all’odore, al sapore e alla limpidezza dell’acqua che usano. Però, 7,4 milioni di famiglie (il 29%) manifestano ancora poca fiducia nel bere acqua di rubinetto. Questa quota, comunque, è in calo, dato che nel 2002 era del 40,1%. La quota di famiglie insoddisfatte è ben al di sopra della media nazionale in Sardegna (42,8%), Calabria (40,4%) e Sicilia (38,8%).

Nelle reti di distribuzione dell’acqua potabile dei 109 comuni capoluogo di provincia, nel 2018, sono stati immessi 2,5 miliardi di metri cubi di acqua (378 litri per abitante, al giorno) e ne sono stati erogati agli utenti finali 1,6 miliardi di metri cubi (237 litri per abitante al giorno, sia fatturati sia forniti ad uso gratuito). Ne deriva che il 37,3% dell’acqua è andato disperso e non è arrivato agli utenti finali (era il 39,0% nel 2016), con ripercussioni finanziarie e ambientali di rilievo, soprattutto considerando gli episodi sempre più frequenti di scarsità idrica (le perdite si devono non soltanto a vetustà degli impianti e a rotture, ma anche a errori di misura dei contatori e ad allacci abusivi).

In un comune su tre si registrano perdite totali della rete idrica superiori al 45%. Le condizioni di massima criticità, con valori superiori al 65%, sono state registrate a Chieti (74,7%), Frosinone (73,8%), Latina (69,7%) e Rieti (67,8%). Al contrario, perdite idriche inferiori al 25% si sono registrate in circa un comune su cinque, con i valori più bassi, inferiori al 15%, a Biella (9,7%), Pavia (13,5%), Mantova (14,2%), Milano (14,3%), Monza (14,5%), Pordenone (14,5%), Macerata (14,8%).