Turismo, il mancato arrivo degli stranieri negli ultimi tre mesi è costato 10 miliardi

Uno degli effetti economici più immediati della crisi associata al Covid-19 è stato il blocco dei flussi turistici, già emersi a febbraio con l’azzeramento a marzo, in corrispondenza dei provvedimenti generalizzati di distanziamento sociale. Allora, infatti, le strutture ricettive di tipo extra-alberghiero sono state considerate attività non essenziali e, salvo eccezioni, hanno chiuso. Quanto agli alberghi possono, formalmente, continuare a operare, ma nella grande maggioranza dei casi hanno sospeso ogni attività.

L’arresto dei flussi turistici a partire da marzo ha azzerato un’attività che proprio nel trimestre marzo-maggio ha la sua fase di rilancio stagionale, favorita dal susseguirsi di occasioni tra le festività pasquali e la Pentecoste (rilevante soprattutto per l’afflusso estero). Risulta quindi importante capire quale sia la dimensione della perdita associabile a tale periodo, facendo riferimento a ciò che era accaduto lo scorso anno.

Nel trimestre marzo-maggio 2019 si sono registrate in Italia circa 81 milioni di presenze turistiche, pari al 18,5% del totale annuale. Nel complesso, in questo periodo si concentra il 20,3% delle presenze annuali nelle strutture alberghiere e circa il 23% delle presenze di clienti stranieri, a conferma dell’importanza di questo trimestre per il settore alberghiero e turistico.

Poiché al momento l’orizzonte di ripresa delle attività connesse alla domanda turistica è del tutto incerto, è utile comporre un quadro delle informazioni statistiche relative a questo insieme di attività che rappresenti la dimensione economica del problema. Una indicazione interessante riguardo all’impatto economico della drastica riduzione dei flussi di turismo proviene dai dati sulla spesa turistica effettuata negli scorsi anni dagli stranieri.

Nel 2019, la spesa complessiva dei viaggiatori stranieri in Italia ammonta a circa 44,3 miliardi euro; al suo interno, la componente più consistente è quella per i servizi di alloggio, che ne rappresenta circa la metà, seguono la ristorazione con oltre un quinto del totale e, con quote inferiori, lo shopping e il trasporto. Considerando il solo trimestre marzo-maggio del 2019, tale componente è risultata pari a 9,4 miliardi di euro. Quest’anno, nello stesso periodo, la quasi totalità del normale flusso di spesa effettuato da viaggiatori stranieri è destinato a risultare nullo.

L’importanza della clientela straniera in questo periodo dell’anno è confermata anche dai dati di flusso della spesa turistica annua nella situazione pre-crisi: essi mostrano, tra marzo e maggio, un’incidenza della componente straniera (circa il 21,4% del totale annuo) significativamente più elevata di quella domestica, vicina al 16%.

Nel 2017, il settore ricettivo, in senso stretto, è composto da oltre 52 mila imprese, di cui quasi 24 mila operanti nel comparto alberghiero e quasi 27 mila in quello degli alloggi e altre strutture per vacanze; completano il quadro circa 2 mila imprese attive nel campo dei soggiorni all’aria aperta. Questo insieme di imprese impiega quasi 283 mila addetti, di cui 220 mila dipendenti; la componente degli alberghi è del tutto prevalente in termini di occupazione (75% degli addetti). Dal punto di vista del risultato economico il comparto ricettivo registra un fatturato di 25,6 miliardi di euro, a cui le imprese alberghiere contribuisco per 20,1 miliardi.

Un altro comparto del tutto dipendente dalla domanda turistica è quello dei servizi delle agenzie di viaggio, tour operator e servizi di prenotazione: oltre 17 mila imprese, che impiegano circa 50 mila addetti e hanno fatturato 12 miliardi di euro nel 2017.

L’Italia è al primo posto in Europa per quota di esercizi ricettivi sul totale Ue, pari a più del 30% nel 2018. La capacità ricettiva nel nostro Paese è caratterizzata da un ingente numero di piccole strutture extra-alberghiere. L’Istat ha rilevato infatti circa 183 mila esercizi extra-alberghieri e 33 mila esercizi alberghieri. Rispetto al 2015, i primi sono aumentati di oltre un terzo (+36,2%), mentre gli alberghi hanno subito una lieve riduzione (-0,9%). I relativi posti letto sono 5,1 milioni (44,2% negli esercizi alberghieri), concentrati per circa la metà in cinque regioni: Veneto (15,4% del totale), Toscana (11,1%), Emilia-Romagna (9,0%), Lazio (7,6%) e Lombardia (7,3%).

L’Italia è il paese europeo con la quota maggiore di presenze di clienti di residenza estera dopo la Spagna (rispettivamente 50,6% e 63,8% nel 2019) ma prima di Regno Unito (43,9%) e Francia (30,5%), che hanno un turismo prevalentemente domestico.

Nel 2019, il turismo in Italia ha fatto registrare 130,2 milioni di arrivi e 434,7 milioni di presenze negli esercizi ricettivi, con un aumento di 42 milioni rispetto al 2015. A livello territoriale è il Veneto a detenere la quota maggiore di presenze turistiche nell’ultimo anno (16,4% sul totale Italia), seguono Toscana (11%), Emilia-Romagna (9,3%), Lombardia (9,2%) e Lazio (9). Nel Mezzogiorno nessuna regione raggiunge una quota pari al 5%, con l’eccezione della Campania (5%).