Gran crollo del mercato dell'auto in marzo vendute 28.263 vetture nuove (-85,5%)

Mercato crollato. In marzo, in Italia, sono state vendute 28.236 vetture nuove, l'85,4% in meno rispetto alle 194.302 dello stesso mese dell'anno scorso. Una perdita di quasi 167.000 immatricolazioni. Inevitabilmente, dato che le concessionarie hanno chiuso l'11 marzo, in seguito al decreto del Governo per arginare l'espansione del Covid-19.

Il crollo ha riguardato tutte le marche, con l'unica eccezione della Tesla, che, comunque, ha avuto 424 clienti, a fronte dei 269 del marzo 2019.

Il gruppo Fca ha venduto 4.692 auto (-90,28%), Psa (Peugeot, Vcitroen, Ds e Opel) 3.430 (-89,24%), il gruppo Volkswagen 4.548 (-84,61%), il gruppo Renault 2.917 (-86,07%), il gruppo Toyota 1.218 (-87%), il gruppo Bmw 1.072 (-87,50%), il gruppo Daimler (mercedes e Smart) 1.756 (-79,82%), Kia 1.624 (-59,05%), Hyundai 783 (-83,20%), il gruppo Nissan 686 (-85,32%), Suzuki 1.208 (-57,49%), il gruppo Jaguar Land Rover 666 (-66,75%), Volvo 653 (-69,01%).

La risoluzione, in tempi non brevi, della drammatica crisi sanitaria da Covid-19, con gli effetti che la chiusura avrà sull’economia e il tracollo, senza precedenti nella sua dimensione e velocità, del mercato auto che abbiamo visto nelle scorse settimane – ha commentato Michele Crisci, presidente Unrae, l’associazione delle Case automobilistiche estere – lasciano presagire una pesantissima caduta del mercato auto nel 2020, che potrebbe chiudere, nel migliore dei casi, intorno a 1.300.000 unità, un terzo in meno rispetto al 2019”.

L’impatto di un blocco di due o tre mesi – continua Crosci – sarebbe comunque devastante per l’intero settore automotive in Italia e in particolare per la filiera della distribuzione e assistenza, con il concreto rischio di chiusura di numerose imprese del comparto, per mancanza di fatturato e conseguente crisi di liquidità e di perdita di una quota consistente dei 160.00 occupati”.

Unrae– prosegue il suo presidene– chiede quindi al Governo l’adozione di misure assolutamente improrogabili a sostegno di un settore che contribuisce al 10% del PIL e genera circa 80 miliardi di euro annui di gettito fiscale, al fine di evitare la crisi irrisolvibile di numerose imprese del comparto e scongiurare la perdita di migliaia di posti di lavoro”

“La filiera automotive si trova oggi di fronte a una situazione senza precedenti, nel quadro della crisi economica più pesante dal secondo dopoguerra, in cui la pandemia ci ha scagliato – afferma Paolo Scudieri, presidente dell'Anfia, che rappresenta l'industria italiana del settore - I numeri del mercato di marzo raccontano la gravità e l’eccezionalità di questo momento, in cui viviamo un doppio shock: sull’offerta, con il blocco degli stabilimenti produttivi – per l’Ue allargata al Regno Unito, l'Acea ha stimato, per 16 giorni di chiusura, una perdita di oltre 1,2 milioni di veicoli, di cui 78.000 in Italia, senza contare il fortissimo impatto sulla componentistica – e sulla domanda, con l’inibizione dei consumi dovuta alla chiusura della rete di vendita. Fin da ora, bisogna fare i conti con le enormi preoccupazioni dei consumatori sull’impatto occupazionale della crisi: ricordiamo che la sola filiera produttiva automotive conta, in Italia, oltre 270.000 addetti”.