La Fondazione Crc di Cuneo spiega perché è contraria all'Ops di Intesa Sanpaolo-Ubi

Giandomenico Genta
presidente Fondazione Crc
Il Consiglio generale della Fondazione cuneese Crc, organo a cui competono le decisioni riguardanti le operazioni sulla banca conferitaria, ha esaminato quanto emerso in queste settimane relativamente all’Ops (offerta pubblica di scambio) lanciata lo scorso 17 febbraio da Intesa-Unipol su Ubi Banca. Al termine della riunione, il Consiglio ha espresso all’unanimità il sostegno e la condivisione della posizione assunta dal Comitato Azionisti di Riferimento (Car) di Ubi Banca, del quale la Fondazione cuneese è leader, in qualità di primo azionista singolo della banca.
“La Fondazione Crc – si legge nella sua nota - ha sempre contribuito, nel suo ruolo di azionista, a porre le condizioni perché Ubi Banca raggiungesse l’attuale solidità e le ottime prospettive di sviluppo, come pienamente riconosciuto dagli analisti nelle ultime settimane, a seguito della presentazione del Piano Industriale. Come investitore istituzionale, ma soprattutto come ente filantropico che si occupa dello sviluppo sociale ed economico del territorio, la Fondazione Crc pone grande attenzione alle ricadute locali delle proprie scelte”.
“Fondazione Crc – riporta ancora il comunicato dell'ente cuneese presieduto da Giandomenico Genta - desidera inoltre precisare che le operazioni sul titolo Ubi Banca realizzate in questo periodo in capo alla stessa Fondazione Crc riguardano esclusivamente una normale attività su opzioni e sono compiute in piena autonomia da un gestore esterno, sulla base di un mandato avviato nel 2017, senza modifiche della quota azionaria detenuta dalla Fondazione, pari al 5,908%”.
Ubi Banca ha chiuso la settimana di Borsa con il prezzo di 3,717 euro, mentre l'ultima quotazione di Intesa Sanpaolo, che ha come principale azionista la fondazione torinese Compagnia di San Paolo, è stata di 2,1985 euro.