L'universo dei pensionati ai raggi X Istat tutti i numeri e la rilevanza economica

In Italia, nel 2018, i pensionati sono circa 16 milioni, per un numero complessivo di trattamenti pensionistici erogati pari a poco meno di 23 milioni. La spesa totale pensionistica (inclusa la componente assistenziale) nello stesso anno raggiunge i 293 miliardi di euro (+2,2% su variazione annuale). Il peso relativo della spesa pensionistica sul Pil si attesta al 16,6%, valore appena più alto rispetto al 2017 (16,5%), segnando un’interruzione del trend decrescente osservato nel triennio precedente.
Infatti, dopo l’aumento del rapporto tra spesa pensionistica e Pil indotto dalla forte contrazione dell’economia negli anni di crisi (con un picco del 17,0% nel 2014), l’andamento più favorevole della crescita e il dispiegamento degli effetti delle riforme sulla spesa hanno determinato una sua riduzione fino al minimo del 16,5% nel 2017.
Gran parte della spesa (265 miliardi, il 91% del totale) è destinata alle pensioni Ivs (invalidità, vecchiaia e superstiti), legate a un pregresso contributivo proprio o di un familiare, a cui si aggiungono 4,2 miliardi erogati a copertura di 716.000 rendite dirette e indirette erogate per infortuni sul lavoro e malattie professionali.
Le pensioni assistenziali (invalidità civile, pensione sociale e pensione di guerra) sono circa 4,4 milioni e impegnano 23,8 miliardi.
Si riduce il rapporto tra numero di pensionati Ivs e occupati, che misura il carico dei pensionati sopportato da quanti partecipano attivamente al mercato del lavoro. Nel 2018 ci sono 606 pensionati da lavoro – con pensione diretta o indiretta - ogni 1.000 persone occupate, erano 683 nel 2000. Il rapporto è diminuito di quasi 6 punti nei sei anni successivi alla riforma del sistema pensionistico del 2012, mentre nei precedenti dodici anni si era ridotto di 2 punti.
Anche tenendo conto delle differenze territoriali nella struttura per età della popolazione, il tasso di pensionamento risulta più elevato al Nord (262 pensionati ogni 1.000 abitanti), scende nel Mezzogiorno (257) ed è in assoluto più basso al Centro (253). In media si calcolano 259 pensionati ogni 1.000 abitanti; tale valore è più alto per le donne in conseguenza della maggiore speranza di vita che aumenta la probabilità di diventare percettrici di pensione indiretta.
L’importo medio lordo dei singoli trattamenti nel 2018 non supera i 500 euro mensili per le pensioni assistenziali e ammonta a quasi 1.469 euro per quelle di vecchiaia (17.634 euro annui). Il reddito pensionistico, ottenuto considerando che un percettore può cumulare più trattamenti, sale in media rispettivamente a 1.175 euro e a 1.800 euro mensili.
Il 36,3% dei pensionati riceve ogni mese meno di 1.000 euro lordi, il 12,2% non supera i 500 euro. Un pensionato su quattro (24,7%) si colloca, invece, nella fascia di reddito superiore ai 2.000 euro. Le donne sono la maggioranza sia come percettrici di pensioni (55,5%) sia come pensionate (52,2%), ma ricevono il 44,1% della spesa complessiva. Lo svantaggio delle donne si spiega con il differenziale salariale dovuto a carriere contributive più brevi e a una minore partecipazione al mercato del lavoro. Le donne sono titolari del 44,3% delle pensioni di vecchiaia, del 45,8% delle invalidità previdenziali e del 26,5% delle rendite per infortunio sul lavoro. La presenza femminile è invece dominante tra le pensioni ai superstiti (86,3%), anche per una più elevata speranza di vita, e tra le pensioni assistenziali.
Complessivamente, più di due terzi dei pensionati (67,2%) beneficiano di una sola prestazione, un quarto ne percepisce due, il restante 8% tre o più.
Secondo la Rilevazione sulle forze di lavoro, i pensionati da lavoro che percepiscono anche un reddito da lavoro, pari a 406 mila, diminuiscono anche nel 2018 (-1,2% rispetto all’anno precedente e -21,3% dal 2011). Si tratta di uomini in quasi otto casi su dieci, dei quali circa l’85% svolge un’attività lavorativa indipendente. In virtù dell’aumento dei requisiti anagrafici e contributivi necessari per il pensionamento, continua a crescere anche l’età media dei pensionati che lavorano. Circa il 77% ha almeno 65 anni (53,7% nel 2011) mentre il 39,5% è over 70 (25,0% nel 2011). Tra il 2011 e il 2018 si sono invece più che dimezzati i 60-64enni (Figura 3). L’età media dei pensionati con redditi da lavoro supera quindi i 68 anni e mezzo (66 nel 2011).
Più di un terzo dei pensionati vive in coppia senza figli (35,5%) e il 27,4% vive da solo. L'Istat stima che in Italia, nel 2017, quasi una famiglia su due sia costituita o accolga almeno un pensionato (circa 12 milioni di nuclei). Per queste famiglie, i trasferimenti sociali erogati ai pensionati rappresentano, in media, il 63,1% del reddito familiare netto disponibile (al netto dei fitti imputati).
Per quasi 7,4 milioni di famigli famiglie (il 61,7% delle famiglie con pensionati) i trasferimenti pensionistici rappresentano più dei tre quarti del reddito familiare disponibile; nel 21,9% dei casi le prestazioni ai pensionati sono l’unica fonte monetaria di reddito (oltre 2 milioni e 600mila di famiglie). Se in famiglia vi sono solo pensionati, sale all’85,8% la percentuale di famiglie con trasferimenti pensionistici il cui peso è pari almeno ai tre quarti delle risorse economiche. Per oltre 3 milioni e 100mila famiglie (26,0%) i trasferimenti pensionistici rappresentano, invece, meno della metà delle entrate familiari.

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