In Italia il 20,3% è a rischio di povertà tasso tra i più alti dell'intera Europa

Nel 2018, in Italia, 12,230 milioni di persone (il 20,3% della popolazione, tasso stabile rispetto al 2017) risultano a rischio di povertà, cioè hanno un reddito netto equivalente, senza componenti figurative e in natura, inferiore a 10.106 euro, pari 842 euro al mese. L’8,5% (in diminuzione rispetto al 10,1% dell’anno precedente) si trova in condizioni di grave deprivazione materiale, mostra cioè almeno quattro dei nove segnali di deprivazione previsti. L’11,3% (11,8% nel 2017) vive in famiglie a bassa intensità di lavoro, ossia in famiglie con componenti tra i 18 e i 59 anni che, nell’anno di riferimento del reddito, hanno lavorato meno di un quinto del tempo.
Complessivamente - ha comunicato l'Istat - in Italia, la popolazione a rischio di povertà o esclusione sociale, che include coloro che si trovano in almeno una delle suddette tre condizioni, è pari al 27,3%, comunque in diminuzione rispetto al 28,9% del 2017 (anche a livello europeo, l’indicatore sintetico di rischio di povertà o esclusione sociale diminuisce negli anni 2017-2018, passando dal 22,4% al 21,7%).
Il dato del 2018 per l’Italia si mantiene inferiore a quello di Bulgaria (32,8%), Romania (32,5%), Grecia (31,8%), Lituania (28,3%), ma di gran lunga superiore a quello di Paesi come Repubblica Ceca (12,2%), Slovenia (16,2%) e dei Paesi europei più grandi come Francia (17,4%), Germania (18,7%) e Spagna (26,1).
In Italia, il Mezzogiorno rimane l’area con la percentuale più alta di individui a rischio di povertà o esclusione sociale (45,0%). In particolare, al Sud, si osserva un incremento del rischio di povertà da 33,1% nel 2017 a 34,4% nel 2018. Il dato più basso del rischio di povertà o esclusione sociale si registra nel Nord-Est con il 14,6%. La diminuzione del valore di questo indicatore riguarda soprattutto i residenti nel Nord-Ovest (da 20,7% nel 2017 a 16,8% nel 2018), in particolare per la più marcata riduzione dell’indicatore della grave deprivazione materiale. Si registra un miglioramento delle condizioni di vita anche per le persone che risiedono nel Nord-Est (da 16,1% a 14,6%) e nel Centro (da 25,3% a 23,1).
Anche nel 2018, l’incidenza del rischio di povertà o esclusione sociale è più elevata tra gli individui delle famiglie di coppie con tre o più figli (36,0%), nonostante un sensibile miglioramento rispetto allo scorso anno (41,1%) e in quelle monogenitore (35,4%; 38,8% nel 2017).
Diminuisce il rischio di povertà o esclusione sociale per quanti vivono prevalentemente di reddito da lavoro autonomo (da 32,4% a 28,6%) e di reddito da pensioni e/o trasferimenti pubblici (da 34,3% a 33,0%); per i primi, il calo è associato soprattutto alla diminuzione del rischio di povertà, mentre per i secondi alla diminuzione della grave deprivazione materiale. Pur rimanendo un valore elevato, si riduce anche il rischio di povertà o esclusione sociale tra coloro che vivono in famiglie con un solo percettore (42,5%).
Analogamente al 2017, chi vive in famiglie con almeno un cittadino straniero presenta un rischio di povertà o esclusione sociale sensibilmente più elevato (42,7%) rispetto a chi vive in famiglie composte solamente da italiani (25,5%). Il divario è ancora più accentuato sia per il rischio di povertà (36,2% contro 18,4% per le famiglie di soli italiani) sia per la grave deprivazione materiale (16,1% contro 7,6%), mentre la bassa intensità lavorativa risulta più che dimezzata tra gli individui in famiglie con almeno uno straniero (6,8% a fronte del 12,0% per le famiglie di soli italiani).