Ecco quanto si spende in R&S in Italia Oltre il 68% concentrato in cinque regioni La radiografia Istat degli investimenti

La spesa per ricerca e sviluppo (R&S) dell’insieme dei settori istituzionali (imprese, enti pubblici, istituzioni private non profit e università) nel 2017 è ammontata a quasi 23,8 miliardi di euro. Questa è la stima appena comunicata dall'Istat, con l'aggiunta che è aumentata del 2,7% (a prezzi correnti) rispetto all'anno precedente ed è risultata pari all’1,38% del Pil.
Il settore privato (imprese e istituzioni non profit) spende per la R&S intra-muros 15,2 miliardi di euro, di cui la quasi totalità (14,8 miliardi) sostenuta dalle imprese. Le università spendono 5,6 miliardi, le istituzioni pubbliche 2,9 miliardi.
Per il 2018, i dati preliminari indicano un aumento della spesa complessiva per R&S delle imprese e delle istituzioni pubbliche e private non profit (non sono ancora disponibili i dati sulle università). Nel dettaglio, la spesa cresce del 6,2% per le istituzioni private non profit, del 6,0% per le istituzioni pubbliche e del 2,8% per le imprese.
Le previsioni fornite da imprese e istituzioni confermano per il 2019 un ulteriore aumento della spesa in R&S intra-muros sul 2018: istituzioni private non profit +5,7%, istituzioni pubbliche +2,7% e imprese +0,8%.
Oltre i due terzi della spesa in R&S in Italia è concentrata in cinque regioni Nel 2017, la classifica delle regioni che spendono di più in ricerca e sviluppo resta stabile rispetto all’anno precedente. Il 68,1% della spesa totale, pari a 16,2 miliardi di euro, è concentrato in cinque regioni: Lombardia, Lazio, Emilia-Romagna, Piemonte e Veneto. Con riferimento al settore delle imprese, tale quota supera il 75%.
Rispetto al 2016, aumenta sensibilmente la spesa delle imprese (+5,3%); lievemente, invece, la spesa sostenuta dalle istituzioni pubbliche (+0,9%) e dalle università (+0,2%), mentre diminuisce quella delle istituzioni private non profit (-29,3%) . La spesa del settore privato (imprese e istituzioni non profit) costituisce la principale componente della spesa totale (64,1%), in crescita rispetto al 2016 (+0,8 punti percentuali).
In particolare, il settore delle imprese contribuisce per il 62,4% alla spesa complessiva (+1,6 punti percentuali rispetto all’anno precedente), mentre il 23,6% della spesa è sostenuto dalle università e il 12,3% dalle istituzioni pubbliche.
Con riferimento alle fonti di finanziamento, nel 2017 la spesa in R&S è finanziata prevalentemente dal settore privato (imprese e istituzioni non profit), che contribuisce per il 55,2% (quota pari a 13,1 miliardi). Seguono il settore delle istituzioni pubbliche con il 32,3% della spesa (circa 7,7 miliardi) e i finanziatori stranieri (imprese, istituzioni pubbliche o università estere), che partecipano all’11,7% della spesa (circa 2,8 miliardi).
L’autofinanziamento si conferma la modalità di finanziamento più importante nelle imprese e nelle istituzioni pubbliche. In particolare, nel settore delle imprese la quota di autofinanziamento risulta pari all’82,7% del totale della spesa mentre il settore pubblico si autofinanzia per l’85,8%.
Nel 2017 la ricerca applicata si conferma la principale voce di investimento (10 miliardi di euro, pari al 42,1% della spesa complessiva). Seguono le attività di sviluppo sperimentale, con una spesa pari a 8,5 miliardi (35,7% del totale) e, infine, la ricerca di base con circa 5,3 miliardi (22,2%).
Crescono gli addetti alla R&S intra-muros nelle imprese
Cresce, nel 2017, il personale impegnato in attività di R&S, conteggiato sia in unità sia in termini di unità equivalenti a tempo pieno (Etp). In particolare, il personale impegnato in attività di R&S ammonta a 482.703 unità, in forte aumento rispetto al 2016 (+10,9%). L’aumento è attribuibile soprattutto al settore delle imprese (+20,5%) ed è determinato prevalentemente dall’aumento del numero di imprese che hanno svolto attività di R&S intra-muros nel 2017. Di minore entità (+0,7%) è la crescita del personale nel settore pubblico. I ricercatori aumentano del 5,2% in termini di unità (da 185.916 del 2016 a 195.560 nel 2017). L’incremento riguarda prevalentemente il settore delle imprese (+13,4%), meno quello delle istituzioni pubbliche (+2,4%).
In aumento le donne impegnate nelle attività di R&S, ma meno degli uomini Nel 2017, le donne impegnate in attività di R&S ammontano a 156.044 (+7,2% rispetto al 2016). Tuttavia, il personale maschile cresce di più (+12,7%)). L’incremento della componente femminile degli addetti alla R&S è particolarmente elevato nelle imprese (+20,8%). Le ricercatrici risultano pari a 67.131, in crescita del 2,6% rispetto all’anno precedente.
Nonostante l’aumento generale della componente femminile nella R&S, aumenta il gap di genere: nel 2017 le donne rappresentano circa un terzo degli addetti complessivamente impegnati nella R&S, con una caduta di un punto percentuale rispetto al 2016. A livello intersettoriale, si conferma una grande variabilità della presenza femminile nelle attività di R&S. La quota di donne, infatti, è notevolmente inferiore nelle imprese, mentre negli altri settori la partecipazione femminile è nettamente più ampia e raggiunge oltre la metà degli addetti e ricercatori nelle istituzioni private non profit.
Nel 2018 gli stanziamenti per R&S delle Amministrazioni centrali, Regioni e Province autonome salgono del 16,8%, passando da 8,792 miliardi del 2017 a circa 10,272 miliardi del 2018. Per quanto riguarda la distribuzione dei finanziamenti fra gli obiettivi socio-economici, quelli destinati alle università sotto forma di Fondo di finanziamento ordinario continuano a costituire la quota più rilevante (37,0%). Il resto degli stanziamenti è orientato, in misura maggiore, verso le produzioni e le tecnologie industriali (22,0%), l’esplorazione e utilizzazione dello spazio (9,1%), la protezione e promozione della salute umana (8,8%).

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