La pagella di Franco Locatelli (Firstonline) ai protagonisti dell'ultima crisi politica

                                                                                            di FRANCO LOCATELLI
La crisi politica sta finendo, le elezioni anticipate non ci saranno, l’incubo di Italexit agitato dalla Lega svanisce e, nei prossimi giorni, l’Italia avrà un nuovo governo, basato sull’alleanza tra i Cinque Stelle e il Pd con Giuseppe Conte, benedetto sia dalle cancellerie internazionali che dal presidente americano Trump, come Presidente del Consiglio. Nasce, dunque, il Governo Conte 2, profondamente diverso dal suo primo Governo, imperniato sull’alleanza tra la Lega di Salvini e i Cinque Stelle di Di Maio. Ma, come in tutte le battaglie che si rispettino, ci sono vincitori e vinti. Chi sono? Ne abbiamo individuati 8. Ecco le nostre pagelle.

SALVINI, VOTO: 2

Il più sconfitto di tutti è il capo della Lega, Matteo Salvini: pensava di avere in pugno il Paese ed era al massimo dei consensi elettorali, ma ha sbagliato l’inverosimile, ha rovinato tutto e in mano s’è ritrovato solo un pugno di mosche. Salvini ha sbagliato i tempi della crisi: se voleva farla, doveva farla dopo il voto europeo e non a freddo, nel pieno del mese d’agosto, quando, notoriamente, i rischi di crisi finanziaria per il vuoto di potere sono molto maggiori. Ma ha sbagliato anche nel pensare che il Capo dello Stato e tutte le forze politiche si sarebbero ingenuamente inchinate al suo desiderio di elezioni, chieste per capitalizzare i consensi e avere “pieni poteri”, espressione che è suonata sinistra ai più. Poi ha sbagliato tutta la gestione della crisi,con continue giravolte, che ne hanno svelato solo la debolezza: prima la richiesta di sfiducia al premier Conte, poi ritirata, e, infine, le indegne offerte a Di Maio di tornare sui suoi passi, offrendo al capo dei Cinque Stelle la Presidenza del Consiglio in cambio del rinnovo dell’alleanza di governo appena ripudiata. Insomma: un dilettante allo sbaraglio.

DI MAIO, VOTO: 4

Se Salvini ha rivelato tutta la sua pochezza di leader, non molto meglio ha fatto Di Maio, accomunato al capo della Lega dalla fallimentare esperienza del primo governo sovranista e populista del Paese. Verrebbe da dire con i latini: “Simul stabunt, simul cadent”. L’ambiguità e l’attaccamento alle poltrone hanno contraddistinto tutta la gestione della crisi di Luigi Di Maio. Prima ha alimentato la prospettiva dei due forni, dicendo al presidente Mattarella che i Cinque Stelle erano disponibili a fare un nuovo governo con il Pd e poi mostrandosi reticente all’uscita dal Quirinale e tenendo aperte fino all’ultimo le porte a Salvini. Ma non meno grave è stata la sensazione che Di Maio ha dato di giocare una partita tutta sua per difendere un potere inevitabilmente scalfito dalla prima fallimentare esperienza di governo. La sua pervicacia nel pretendere non solo un dicastero di peso ,ma la difesa della poltrona di vicepremier, malgrado il quadro politico fosse cambiato, la dice lunga sulla reale statura dello statista di Pomigliano. Come Salvini, un dilettante allo sbaraglio.

CALENDA, VOTO: 5

Spiace dirlo, ma tra i vinti bisogna annoverare anche l’ex ministro dello Sviluppo economico ed europarlamentare del Pd, Carlo Calenda. Si è sempre dichiarato contrario all’alleanza con i Cinque Stelle e di questa coerenza bisogna dargli atto, ma non si sta in un partito solo quando si è in maggioranza. Se perdi, combatti per ribaltare la linea del tuo partito, ma non lasci dopo soli tre mesi dalla tua elezione al Parlamento europeo. La politica non è un palcoscenico per prime donne. Spiace, ma Calenda non ha fatto una bella figura.
Ed ecco i vincitori.

RENZI, VOTO: 9

È il vero vincitore della crisi di Governo. È stato il primo a indicare quale fosse la vera posta in gioco: evitare le elezioni politiche per salvare l’economia e, ancor prima, la democrazia italiana sbarrando la strada al sovranista Salvini e, se necessario, andare a letto anche con il diavolo, facendo un governo con i Cinque Stelle senza impiccarsi alle formule e alle poltrone. Lo ha fatto anche contro l’orientamento iniziale del suo partito e alla fine ha vinto dimostrando fiuto, velocità di pensiero, coraggio e determinazione, rinunciando, fin dall’inizio, alle sirene ministeriali e riprendendosi, a pieno titolo, il ruolo di protagonista della scena politica.

CONTE, VOTO: 8

Un altro vincitore è Giuseppe Conte. Anche se tardivamente e dopo aver avallato tutte le nefandezze del Governo Lega-Cinque Stelle, è il premier che in Parlamento ha steso definitivamente Salvini, rinfacciandogli tutti gli errori commessi al Governo e nella gestione della crisi. Poi ha cambiato passo, seppellendo i ritorni di fiamma della Lega, aprendo al Pd e raccogliendo consensi anche sul piano internazionale, a partire da Trump.

BEPPE GRILLO, VOTO: 7,5

Come Renzi, ha avuto un bel fiuto e grande tempismo ed è stato tra i primi a sbarrare la strada a Salvini e alle elezioni, indirizzando i Cinque Stelle verso l’abbraccio con il Pd. Poi ha santificato Conte elevandolo al suo rango e spiazzando Di Maio. Però in questo ha commesso un errore tattico: elevando di rango Conte gli ha praticamente tolto la terzietà e lo ha iscritto a pieno titolo nei Cinque Stelle, cosa che potrà avere ripercussioni nella scelta del futuro Presidente della Repubblica. Comunque la strategia è più importante della tattica.

ZINGARETTI, VOTO: 6,5

Era partito dicendosi favorevole alle elezioni anticipate anche per regolare i conti interni con Renzi. Poi ha cambiato agilmente passo: è diventato il maggior sostenitore dell’alleanza di governo con i Cinque Stelle e alla fine anche della premiership di Conte, che inizialmente avversava. E riuscito ad unire il partito, raccogliendo anche il consenso di Renzi e finendo la direzione del partito con una standing ovation a suo favore.

BERLUSCONI, VOTO: 6

Per ora Forza Italia può solo fare opera di testimonianza, senza essere più al centro della scena politica, ma, battendo e ribattendo sull’orizzonte del centrodestra, Berlusconi – grazie all’harakiri di Salvini – ha di fatto ingabbiato la Lega, soprattutto in vista delle imminenti elezioni regionali. Salvini avrà bisogno come il pane dell’alleanza con Forza Italia che, fino a qualche tempo fa, disdegnava. È un piccolo passo avanti, ma nella crisi Berlusconi l’ha fatto, tenendosi ancorato alla bussola dell’europeismo.
Poi c’è l’arbitro supremo, il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Per rispetto istituzionale nessun voto al Capo dello Stato, ma per la sua imparzialità, la sua saggezza e la sua determinazione, il ringraziamento di tutti gli italiani – questo sì – certamente lo merita.
*Franco Locatelli è direttore di Firstonline, prestigioso giornale we di economia e finanza, che ha anche fondato insieme con Ernesto Auci. Precedentemente, è stato, a lungo, responsabile Finanza de Il Sole 24 Ore.

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