Quotate del Nord Ovest: quasi 19 miliardi la perdita di valore dalla fine di settembre

La rubrica domenicale
del Corriere Torino
dedicata alle quotate piemontesi
“Spread sopra quota 300, Ftse Mib a filo dei 19.000 punti, il declassamento di Moody's, investitori esteri in ritirata (solo in agosto hanno venduto titoli pubblici italiani per 17,4 miliardi di euro) e italiani che investono sempre di più in attività straniere (in agosto hanno comprato azioni, quote di fondi comuni e strumenti di debito esteri per 13,3 miliardi), tassi dei mutui in risalita, Btp e affini che valgono sempre meno, come le azioni di tante società quotate in Piazza Affari. Di tutto questo c'è chi se ne “frega”, anche al Governo”.
Questo è l'inizio dell'articolo pubblicato oggi, 21 ottobre, dal Corriere Torino, edizione locale del Corriere della Sera. E la rubrica domenicale, dedicata alle quotate piemontesi, prosegue così: “Invece sono molto preoccupati i risparmiatori, soprattutto i piccoli; ma anche gli imprenditori. A ragione. Fra l'altro, i soci delle quotate “piemontesi”, hanno già subito una perdita potenziale di 18,8 miliardi di euro, dalla fine di settembre a venerdì scorso. A tanto, infatti, ammonta la svalutazione borsistica complessiva di tutte le società che, per varie ragioni, fanno riferimento a questa regione. Un danno per chi le controlla, ma anche per tutti gli altri azionisti”.
Rispetto al 28 settembre, soltanto tre quotate piemontesi hanno evidenziato un confronto non negativo rispetto all'ultimo giorno di contrattazioni in Piazza Affari. Dea capital (gruppo De Agostini, della famiglia novarese Boroli-Drago) vale un milione in più, Tecnoinvestimenti cinque e sei la biellese Cdr Advance Capital. Briciole.
Tutte le altre hanno chiuso la settimana, di nuovo nera, con le rispettive capitalizzazioni inferiori alla ventina di giorni fa. In termini assoluti, hanno perso maggiormente valore le big: 4,950 miliardi Intesa Sanpaolo, 3,491 miliardi la Ferrari, 2,835 miliardi Fca Fiat Chrysler Automobiles, 1,986 miliardi Exor, 1,602 miliardi Cnh Industrial, 816 milioni Ubi Banca, dove la Fondazione Crc di Cuneo non è più il primo azionista singolo, essendo stata scavalcata dal fondo inglese Silchester; 733 milioni Buzzi Unicem, 457 milioni la Juventus.
Proprio la società bianconera spicca per l'elevato tasso di caduta: venerdì è stata valutata dal mercato il 31% in meno rispetto al 28 settembre. Quello stesso mercato che, nella settimana passata, ha fatto scendere ai minimi i prezzi della Centrale del Latte d'Italia (2,69 euro, record negativo degli ultimi cinque anni almeno), della Damiani (0,85 euro) e della Guala Closures (8,02 euro).
Aggiungendo le quattro liguri – Erg, Banca Carige, Renergetica e Biancamano – sfiora i 19 miliardi la perdita di capitalizzazione delle quotate del Nord Ovest nell'ultima ventina di giorni di Borsa. Infatti, nel periodo considerato, il valore della Erg è diminuito di 37 milioni e di 81 quello di Banca Carige (-22%). La capitalizzazione della Biancamano è calata di circa un milione, mentre è rimasta invariata quella di Renergetica, la società genovese entrata in Piazza Affari da poco.

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