Più peso della Fondazione di Cuneo in Ubi Genta nella presidenza del nuovo patto

Giandomenico Genta con Ferruccio Dardanello 
Aumenta il peso della Fondazione Crc (Cassa di risparmio di Cuneo) nella governance di Ubi Banca, della quale l'ente cuneese detiene il 5,910% del capitale, quota più alta in capo a un singolo azionista.  
La Fondazione Crc, infatti, ha sottoscrittto il nuovo patto di consultazione, che prevede di aggregare il 16,7 per cento del capitale sociale. Il patto entrerà in vigore dopo il 1°gennaio 2020 ed è stato sottoscritto anche dalla Fondazione Banca del Monte di Lombardia (4,959% del capitale) e dai cinque azionisti bergamaschi del patto dei mille: Polifin e Famiglia Bosatelli, Nuova Fourb (Famiglia Bombassei), P4P Int e Famiglia Pilenga, Radici Group e Famiglia Gianni Radici, Scame e Famiglia Andreoletti. Tutti i soggetti che hanno aderito al nuovo patto hanno esercitato il recesso dal patto dei Mille.
Gli aderenti al patto di consultazione, fra l'altro, hanno ricevuto indicazione dell’intenzione delle società della Famiglia Beretta di aderire al patto, a seguito della quale risulterà aggregato il 17,7% del capitale della banca, una percentuale che supera quella del sindacato dei bresciani.
Il patto sarà aperto all’adesione di altri azionisti di Ubi Banca – e, in particolare, a soci che siano stati parte del Patto dei Mille o del Sindacato Azionisti Ubi Banca – nel rispetto delle norme che ne regoleranno il funzionamento e delle leggi applicabili e, comunque, a condizione che dall’adesione non derivi l’obbligo di promuovere un’offerta pubblica di acquisto su titoli della Banca”, ha comunicato Ubi attraverso una nota.
A coordinare le attività del nuovo organo ci sarà un comitato di presidenza, inizialmente composto da tre membri: Mario Cera, il cuneese Giandomenico Genta (presidente della Fondazione Crc) e Armando Santus.
Il patto – ha aggiunto Ubi – avrà la finalità di rafforzare la coesione e la collaborazione tra soci significativi della banca animati da comuni attitudini all’engagement e alla stewardship che i sottoscrittori del patto intendono disciplinare ispirandosi ai modelli elaborati dalla miglior prassi, con l’obiettivo di favorire in particolare la stabilità della banca e l’attenzione ad alcuni caratteri identitari idonei a consolidare il successo della Banca”.

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