L'Indice Fste Mib recupera quota 22.000 ma Intesa Sanpaolo e Fca restano indietro

L'ad Carlo Messina e il presidente Gian Maria Gros-Pietro
Intesa Sanpaolo
Grazie alla chiusura positiva delle ultime tre sedute, l'indice Ftse Mib, che rappresenta le 40 principali quotate in Borsa, è tornato sopra i 22.000 punti, livello sotto il quale è stato per un anno. Ma Piazza Affari è ancora in ritardo, ben lontana dai suoi tempi migliori. E appare ancora incerta. Non presenta una tendenza univoca. Nella stessa settimana, un po' va su e un po' giù. E' successo anche in quella appena passata.
Sono pochi i titoli che valgono più di un anno fa. E tra questi non figurano i primi due colossi piemontesi: Intesa Sanpaolo e Fca-Fiat Chrysler Automobiles. Il gruppo finanziario guidato da Carlo Messina e con la Compagnia di San Paolo ancora come principale azionista, venerdì ha terminato le negoziazioni con il prezzo di 2,051 euro, il 17% in meno di 12 mesi fa. Rispetto ad allora, la sua capitalizzazione è diminuita di circa 7,4 miliardi, calando a poco più di 35,9 miliardi.
Lo riporta il Corriere Torino di oggi, 14 luglio, nella consueta rubrica domenicale dedicata alle quotate piemontesi. Nello stesso articolo, fra l'altro, si legge che “Quanto a Fca, l'ultimo prezzo dell'azione è risultato di 12,572 euro, evidenziando così una perdita del 16,3% nei confronti di un anno fa ed equivalente a circa 3,8 miliardi (il valore risconosciuto dagli investitori alla società è sceso sotto i 19,5 miliardi, nonostante le voci di una possibile ripresa delle trattative per il matrimonio con il gruppo Renault-Nissan”.
Anche altre due blue chip che fanno riferimento al Piemonte hanno chiuso in rosso la settimana scorsa, rispetto a un anno fa: Buzzi Unicem (il prezzo dell'azione ordinaria venerdì è stato di 18,785 euro, a fronte dei 20,73 euro del 13 luglio 2018) e Ubi Banca, il cui maggiore socio singolo è la Fondazione Crc di Cuneo (2,659 euro contro i 3,367 di un anno prima).
Invece, nonostante tutto, del listino Ftse Mib sì è confermata d'oro la coppia piemontese formata da Italgas e Diasorin e d'argento quella composta dalla Juventus con la sua controllante Exor. Italgas e Diasorin sono ai loro massimi storici, Juve ed Exor quasi. Quest'ultima ha terminato la settimana a 63,26 euro (il suo record è di 65,42, segnato nel maggio 2018), la Juve a 1,576 (il culmine di 1,706 è stato raggiunto nell'aprile scorso). Italgas ha chiuso a 6,208 (prezzo più alto di sempre) e Diasorin a 102,70. Intorno ai loro massimi quotano anche Astm e Sias (gruppo Gavio), prossime alla fusione. L'ultimo prezzo di Astm è stato di 31,10 euro ( 21,55 il 13 luglio 2018) e di 17,27 quello di Sias (13,29 euro).
Entrambe hanno evidenziato un ulteriore rialzo rispetto al venerdì precedente.
Nell'ultima settimana, hanno aumentato i rispettivi valori anche Autogrill (da 9,375 a 9,69 euro per azione), Basicnet (da 4,64 a 4,645), Centrale del Latte d'Italia (da 2,62 a 2,65), Conafi (da 0,296 a 0,297), Cover 50 (da 9,40 a 9,65), Dea Capital (da 1,322 a 1,332), Fidia (da 4,215 a 4,23), Guala Closures (da 6,36 a 6,42),Iren (da 2,37 a 2,446), Italia Independent (da 1,86 a 1,91), M&C (da 0,038 a 0,04), Tinexta (da 13,10 a 13,14).
Invece, con un ribasso hanno finito la settimana passata Bim (da 0,1275 a 0,123 euro), Borgosesia (da L'0,52 a 0,51), Cdr Advance Capital (da 0,60 a 0,525), Cofide (da 0,4925 a 0,477), Ki Group (da 1,08 a 1,05), Pininfarina (da 1,50 a 1,496), Prima Industrie (da 16,26 a 16,02) e Visibilia Editore (da 1,47 a 1,35).

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