Ecco perché la sanità pubblica torinese deve seguire la strada di Polito e Unito

Per gentile concessione, riportiamo l'editoriale pubblicato sull'ultimo numero de L'Economia del Nord Ovest, supplemento del lunedì del Corriere Torino, edizione locale del Corriere della Sera

Luigi Icardi, neo assessore alla Sanità
Regione Piemonte 
Polito e Unito. I due atenei pubblici di Torino. Un sistema che è diventato un pilastro portante dell'economia locale, per il suo contributo al giro d'affari di diversi settori, all'occupazione, al mercato immobiliare, al Pil locale: può vantare 110.000 iscritti, in aumento come la quota di studenti provenienti da fuori Piemonte e dall'estero; la crescita di riconoscimenti della qualità didattica, delle ricerche e dei brevetti. Ha circa 3.000 insegnanti, tra professori e ricercatori, più quasi altrettanti dipendenti amministrativi. Registra proventi operativi superiori ai 750 milioni all'anno e chiude i bilanci con avanzi di gestione.
L'Accademia torinese è un sistema sano, solido, produttivo, vitale e in sviluppo. Ha fatto e fa grandi investimenti, anche strutturali. Assicura la tenuta di Torino, nonostante tutto; inoltre, svolge, più che adeguatamente, il suo ruolo nelle “partite” della città, favorendone il mantenimento nella parte alta delle classifiche.
Una caratteristica di questo sistema è che entrambe le sue componenti – l'Università (Unito) e il Politecnico (Polito) – vengono percepite come un'entità monolitica. Si parla dell'eccellenza del Poli e dell'Università, non delle loro eccellenze individuali o di un corso specifico. I successi sono della “squadra”, non di uno dei “campioni”. Gli studenti hanno scelto Torino non per quel professore straordinario, ma per la fama del valore di quella Facoltà e dell'ateneo.
Proprio il fattore atenei, però, evoca spontaneamente quello della sanità. Parallelo d'obbligo, considerando sia l'importanza della sanità pubblica, non soltanto da punto di vista sociale e della qualità della vita individuale, ma anche per l'economia; sia le non poche affinità tra i due sistemi pubblici torinesi: il patrimonio di eccellenze professionali, la qualità generale del servizio, la quantità degli utenti e del personale, i valori finanziari, gli elementi tecnologici, la ricerca, le spinte all'innovazione e al miglioramento delle condizioni delle persone.
Nell'intero Piemonte, la sanità pubblica conta oltre 54.000 dipendenti (in buona parte nel capoluogo) e comporta una spesa annua di oltre 8,5 miliardi di euro, superiore al 60% della spesa di tutti gli enti pubblici locali. Non solo. La sua importanza diventa ancora più rilevante tenendo conto della quota attuale, ma soprattutto futura, della popolazione anziana, naturalmente propensa alla necessità di cure e assistenza.
Dunque, come l'università, la sanità è un fattore strategico per la comunità, anche per la sua economia, a Torino forse più che altrove. Perché qui la sanità pubblica può essere vissuta non passivamente, ma come una grande risorsa, una leva potente, un propulsore di sviluppo.
La sanità pubblica torinese è stata una grande scuola di medicina, riconosciuta a livello internazionale. E ha ancora diversi campioni – primari, chirurghi, specialisti, reparti – leader e all'avanguardia. Potrebbe essere un forte polo d'attrazione di malati che cercano il meglio per le loro cure, di studenti che cercano i migliori maestri per il loro futuro professionale, di medici, paramedici e riercatori che aspirano a lavorare al top.
Potenzialità. Ma non realtà. La sanita pubblica torinese non è come l'Accademia torinese. E, perciò, non può neppure essere percepita come tale. Torino non evoca l'eccellenza sanitaria, come invece succede per Milano o succedeva per Lione. Perché sono mancati gli investimenti opportuni, una strategia e obiettivi ambiziosi, direzioni adeguate.
Da anni si parla della nuova Città della Salute. Che, fra l'altro, appare un progetto modesto. E mentre si aspetta ancora la posa della prima pietra, altre città vanno avanti, diventano più competitive, ampliano il distacco. Il passare del tempo aggrava i problemi e gli svantaggi, fa perdere occasioni, demotiva anche i più volonterosi, favorisce i trasferimenti dei migliori.
Il danno di questa situazione per la città cresce, giorno dopo giorno. Occorre una svolta. Fattibile, innanzi tutto, con l'affidamento del comando del sistema sanitario locale a un vertice di prim'ordine e con la missione di valorizzare al massimo le risorse e i talenti esistenti, ingaggiare nuovi campioni, creare spirito di squadra incentivando le collaborazioni, favorire gli investimenti, promuovere le eccellenze, in ogni modo e il più diffusamente possibile.
E' una questione di volontà.

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