La strategia della Compagnia di San Paolo Ecco il rapporto di Francesco Profumo

Pochi giorni fa, la Compagnia di San Paolo ha pubblicato il Rapporto di metà mandato, riferito alle attività svolte nel biennio 2017-2018, il primo del quadriennio 2017-2020, per il quale è stato varato il relativo Documento programmatico previsionale.
Il bilancio di metà mandato è aperto dal seguente intervento del presidente della Compagnia di San Paolo, Francesco Profumo, che tocca diversi aspetti significativi e interessanti.

Francesco Profumo
“Per qualunque istituzione, come la Compagnia di San Paolo, che cerchi di riportare la variabile “futuro” dentro la vita della collettività, è un momento specialmente impegnativo. Abbiamo cercato di affrontarlo con una scelta strategica che abbiamo compiuto poco più di due anni or sono e che avevamo incorporato – per chiarezza e trasparenza – nel nostro documento di programmazione pluriennale 2017-2020: non lasciarci travolgere dalle continue emergenze del momento presente, ma affrontarle con uno sguardo alla costruzione di strumenti e risorse per comunità e istituzioni più resilienti, innovative e interessate al futuro”.
“Se mi è consentita un’immagine: invece di rubare opportunità alle future generazioni, come si fa quando si spende indebitandosi, abbiamo provato a trovare nel futuro l’ispirazione per attivare tutte le capacità di cui sono capaci le nostre realtà sociali ed economiche – oggi in difficoltà, ma ancora assai ricche di ingegno e risorse. Abbiamo, in altre parole, tenuto il volante dritto su un obiettivo: preparare le condizioni di un nuovo sviluppo investendo sulle persone – tutte le persone, comprese quelle che, purtroppo, nella nostra società, finiscono relegate all’angolo – condannate, come autorevolmente si lamenta, a essere “scarto”.
“Lo facciamo impegnandoci seriamente sull’istruzione per tutti, da quella dei più piccoli a quella post-universitaria; rafforzando la già importante base scientifica dei nostri territori; facilitando il riversamento del portato della ricerca verso la manifattura, i servizi e la società in generale; aiutando il settore culturale e quello sociale – dove è centrale, ma per nulla esaustiva, la presenza delle pubbliche amministrazioni – a produrre e mettere in circolazione i “beni pubblici” di cui essi sono responsabili sia cogliendo bisogni e sensibilità che si modificano rapidamente sia approntando nuove soluzioni organizzative che rendano sostenibile ciò che le nuove condizioni di contesto renderebbero impossibile se perseguito con gli strumenti del passato”.
“È per questo che la parola innovazione ricorre con tanta frequenza nelle iniziative della Compagnia di San Paolo: ci crediamo veramente e veramente pensiamo che la convergenza intorno alle tante energie ideali, solidaristiche, civili e creative dei nostri territori e dei nuovi strumenti che la modernità mette a nostra disposizione – siano queste tecnologiche, organizzative, finanziarie – possano portarci nuove e più interessanti modi per vivere insieme come comunità generativa di risorse”.
“Desidero anche portare l’attenzione sul ruolo della Compagnia quale investitore strategico e prudente, ma necessariamente interessato al rendimento di un patrimonio finanziario molto significativo, del quale la partecipazione nella Gruppo Intesa Sanpaolo è una porzione importante – come risulta dal capitolo “finanza” di questo Rapporto. Una fondazione come la nostra è come un cervello a due emisferi, l’uno specializzato nel generare risorse, l’altro ad allocarle in progetti ed azioni: la macchina funziona bene se entrambi fanno la loro parte al meglio e funzionano in perfetto allineamento”.
“Di questo nostro complesso impegno, vogliamo dar conto alla collettività e ai nostri stakeholder: non soltanto per una doverosa trasparenza, giacché la Compagnia è custode di risorse di tutti, ma perché ci aspettiamo che nel dialogo e nel confronto possiamo apprendere e migliorare. Questa comunicazione bilaterale è uno dei requisiti della nostra storica autonomia, che, oggi come in passato, riteniamo un valore non tanto per noi della Compagnia – comunità di decisori, professionisti, esperti - ma per il bene di tutta la nostra società composita e pluralista”.

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