In Piemonte la moria delle editrici di libri più che doppia rispetto alla media italiana

Al Salone del Libro di Torino
Torino ha vinto la guerra per il Salone del Libro, almeno finora. Ma L'editoria libraria piemontese non ne ha beneficiato. Anzi, negli ultimi cinque anni, la regione ha registrato la scomparsa di 28 imprese editrici di libri, risultate così 244 al 31 marzo scorso, mentre erano 272 alla stessa data del 2013. Il calo è del 10,3%, più che doppio rispetto alla diminuzione media italiana (-4,8%). Nel Paese, infatti, le Case editrici sono diventate 3.980, mentre erano 4.179 alla fine di marzo 2013.
.A questa contrazione nel numero degli operatori, però, ha fatto eco una crescita del 5,3% nel numero degli addetti, passati nello stesso arco di tempo da 7.732 a 8.144 unità, corrispondenti a una media di 6 addetti per impresa. L'aumento, tuttavia, non ha riguardato il Piemonte, dove, invece, dii dipendenti degli editori di libri ne sono stati contati 573 a fine 2018, il 22% in meno di cinque anni prima.
Dalla rilevazione di Unioncamere-Infocamere, fra l'altro, emerge che la concentrazione più elevata case editrici si registra in Lombardia, dove al 31 marzo scorso avevano sede 993 imprese (il 25% del totale) e sempre la Lombardia si aggiudica la fetta più consistente della diminuzione assoluta del periodo (82 imprese in meno tra 2014 e marzo 2019, il 41% dell’intero saldo nazionale).
A seguire, in entrambe le classifiche, c’è il Lazio, con 670 imprese residenti alla fine di marzo e una flessione, però, di sole 9 aziende dal 2014). Dopo, vengono Emilia-Romagna, Campania e Toscana, che sono le altre regioni con più imprese dell’editoria italica.
Sul fronte degli addetti, le imprese che creano più opportunità di lavoro sono localizzate in tre regioni: Lombardia, Veneto, Lazio. Con i loro 4.824 addetti, questo trio rappresenta il 59% di tutto il settore. Nella classifica degli addetti medi per impresa spicca invece il Trentino - Alto Adige che, con 20 addetti, precede Veneto (13) e Lombardia (9).
Dall’osservazione della forma giuridica adottata dalle imprese, emerge il profilo di un settore a due facce. Se è vero che, delle 3.980 imprese, quasi una su due (il 48%) è costituita nella forma di società di capitale, i dati mostrano come oltre un quarto (il 28%) sia formato da imprese individuali. Quanto alla “governance”, la foto scattata a fine marzo scorso evidenzia un ruolo estremamente marginale dell’imprenditoria giovanile, che, con 119 imprese, rappresenta appena il 3% del settore, al pari della componente di imprese guidate da stranieri. Invece, appare in linea con la quota complessiva che occupa nel mondo delle imprese (21,6%), la rappresentanza di imprese femminili. Infine, dal punto di vista delle performance economico-finanziarie, analizzando i bilanci delle 809 imprese del comparto costituite nella forma di società - e che hanno presentato il bilancio in ognuno degli ultimi tre anni - il valore della produzione complessivo riferito all’anno 2017 è stato di oltre 1,6 miliardi di euro, in crescita del 10,6% rispetto a quello realizzato dalle stesse imprese nel 2015 (in media, circa 2 milioni di euro). Ancora più sensibile la crescita del valore aggiunto aggregato, arrivato nel 2017 a sfiorare i 400 milioni di euro dai 332 del 2015, pari ad una variazione cumulata del 18,9%. Le conferme sulla buona salute finanziaria di queste imprese arrivano anche dagli indicatori finanziari: il roi (ritorno sugli investimenti) è quasi raddoppiato nel periodo, mentre il roe (ritorno sul capitale di rischio) è più che triplicato.

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