I rischi che corre quel 30% di popolazione senza le conoscenze finanziarie adeguate

Poche settimane fa, Salvatore Rossi, direttore generale della Banca d'Italia e presidente dell'Ivass, intervenendo a una tavola rotonda, ha ricordato che in Italia solo poco più del 30% degli adulti ha conoscenze finanziarie “adeguate”, meno della metà della media degli altri Paesi avanzati (la situazione è emersa da un'indagine fatta dalla stessa Banca d'Italia nel 2017, con una metodologia internazionale).
Questa inadeguatezza è un problema grave. Per il singolo individuo, ma anche per il Paese. Non per nulla, la tutela del risparmio è addirittura prevista dalla Costituzione e l'attività d'intermediazione finanziaria è rigorosamente regolata e controllata anche da specifiche Autorità.
D'altra parte, la buona gestione del denaro è fondamentale per la persona, per le famiglie, per la nazione. I soldi sono indispensabili, per tutti, sempre: a livello individuale, per far fronte alle necessità e ai doveri, ad assicurarsi beni e piaceri, a garantirsi un tenore di vita soddisfacente, per cogliere opportunità e, fra l'altro, per aiutare gli altri.
A livello pubblico, i soldi servono per finanziare i servizi alla popolazione: dall'istruzione, alla salute, alla giustizia, alla difesa, all'assistenza, alla sicurezza. Servono, inoltre, per finanziare gli investimenti, senza i quali non si cresce e non si migliora.
Proprio gli investimenti evocano immediatamente il risparmio, che, a sua volta, richiama subito
il principio basilare della buona gestione del denaro.
Per una buona gestione, però, occorrono consapevolezza, conoscenze e senso di responsabilità. Insomma, un'educazione adeguata. Quanto mai in un Paese come il nostro, dove la scuola non insegna quasi nulla di economico-finanziario. Queste materie, infatti, sono escluse dai programmi ministeriali di quasi tutti gli ordini scolastici. Così, nozioni basilari per la nostra vita sono lasciate alla buona volontà di apprendimento dei singoli. Per di più, con i rischi dovuti alla crescita della complessità, della disinformazione, della manipolazione.
Un cittadino che deve prendere decisioni cruciali su quanto risparmiare per il domani, su quanto e come investire – in una casa, in un elettrodomestico, in una piccola attività imprenditoriale – su come orientarsi nel ginepraio delle offerte di prodotti finanziari e previdenziali che gli vengono proposti, incontra serie difficoltà, se manca di nozioni elementari come la distinzione fra rendimenti nominali e reali, la relazione rischio/rendimento o l’importanza della diversificazione del proprio risparmio.
Però, qui, la situazione è ancora peggiore. Lo sanno bene i volontari delle Fondazioni anti usura, come La Scialuppa Crt Onlus, che fa parte della famiglia Fondazione Crt. Ogni giorno, si trovano di fronte persone tanto sovra indebitate da rischiare di finire nelle grinfie degli strozzini, perché incapaci di valutare le loro entrate e uscite economiche, perché non sanno fare e tenere un bilancio familiare, perché spendono più di quanto incassano, perché non considerano la possibilità dell'arrivo di una grande spesa imprevista e inderogabile, perché confidano nella continuità dello stipendio e del posto di lavoro.
Tanti si lasciano tentare dalle carte di credito, s'indebitano con finanziarie dai tassi vicini alla soglia dell'usura, ricorrono alla cessione del quinto. Consumano troppo rispetto al reddito disponibile. E non risparmiano, quando, invece, il risparmio è alla base del benessere individuale e dello sviluppo economico sociale.
Questa consapevolezza sta crescendo. Nel triennio 2015.2017, sono state contate circa 200 iniziative finalizzate alla diffusione dell'educazione e della cultura economico-finanziaria. Anche la Banca d’Italia è impegnata, da tempo, nello sforzo di innalzare le conoscenze finanziarie di tutti. In particolare, per gli studenti, adulti di domani, il suo approccio è formare gli insegnanti perché trasmettano conoscenze agli alunni. L'anno scorso sono stati raggiunti così quasi 115.000 studenti, di circa 5.000 classi.
Rivolgersi agli adulti è molto più difficile: occorre superare diffidenze e false consapevolezze. Comunque, per loro, Banca d’Italia e Ivass hanno realizzato la collana “Le guide in parole semplici” sui conti correnti, sui mutui, sul credito al consumo, sulle polizze assicurative, sulla centrale dei rischi. E, dopo il portale per l’educazione assicurativa, stanno lavorando a uno per l’educazione finanziaria, ispirato alle migliori esperienze internazionali.
Perché è così importante avere un'adeguata conoscenza finanziaria? Non basta affidarsi agli addetti ai lavori? No. Perché avere una cultura finanziaria vuol dire impostare meglio il proprio bilancio domestico, sapere come stipulare un mutuo per comprare casa, decidere se investire il proprio risparmio in una moneta d’oro piuttosto che in un’obbligazione.
Fra l'altro, una gestione consapevole del denaro e l’abitudine a non sprecare aiutano a rendere lo sviluppo macroeconomico sostenibile.
In ogni caso, l’educazione finanziaria non può e non deve, neanche in parte, soppiantare la tutela dei risparmiatori affidata alle autorità indipendenti e agli organi dello Stato. E non solo perché questa tutela è voluta dalla legge, ma per una ragione di logica economica e istituzionale.
Il rapporto commerciale fra un risparmiatore singolo e chi gli offre un prodotto finanziario – che sia un conto corrente bancario o un fondo comune - è per sua natura squilibrato a favore del venditore, che ne sa di più del suo cliente su quello che gli sta offrendo. Questa è una ragione della tutela pubblica che molti Paesi riservano ai risparmiatori.
Certo, la tutela è più efficace se il risparmiatore è messo in condizione di difendersi da solo perché ha una cultura finanziaria. “Però – citando ancora Salvatore Rossi - chiunque di noi ha comunque e sempre bisogno di forze dell’ordine che tutelino i suoi beni privati, ma se mette il suo portafoglio in una tasca interna anziché lasciarlo penzolare dal pantalone o se mette le inferriate alle finestre di casa, i crimini contro la proprietà scemano”.

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