Componentistica auto: salito a 6,8 miliardi il saldo positivo della bilancia commerciale

Marco Stella, presidente Gruppo Componentisti Anfia
Nel 2018, l’export italiano della filiera dei componenti per autoveicoli ha raggiunto 22,4 miliardi di euro, con una crescita del 5% rispetto al 2017. Nello stesso periodo, si registra anche un incremento dello 0,5% delle importazioni do componentistica, per un valore di 15,6 miliardi, così che la bilancia commerciale riporta un saldo positivo di circa 6,8 miliardi, superiore del 17% rispetto al 2017. Invece, è negativo per circa 12 miliardi il saldo commerciale 2018 del comparto autoveicoli, perché a fronte di esportazioni per 19,4 miliardi (-7,9% rispetto al 2017), le importazioni sono ammontate a 31,4 miliardi, stesso valore dell'anno precedente.
Tornando alla componentica, l'Anfia, l'associazione dell'industria italiana dell'automotive, ha precisato che le esportazioni del settore rappresentano il 4,8% di tutto l’export italiano 2018, mentre le importazioni valgono il 3,7% circa, quote che salgono rispettivamente al 5% e al 4,2% se si esclude il comparto energia dal totale dei flussi commerciali.
Marco Stella, presidente del Gruppo Componenti dell'Anfia ha detto.“L’export della componentistica italiana conferma un trend crescente anche nel 2018, chiudendo con ottimi risultati nonostante il rallentamento della crescita. A partire da luglio, pwrò, anche gli indici della produzione, degli ordinativi e del fatturato delle parti e accessori per autoveicoli e loro motori hanno registrato una frenata. E a fine 2018, l’indice della produzione segna un -2,3% e quello del fatturato è in flessione dello 0,9%. Questa tendenza negativa è proseguita nel mese di gennaio 2019, quando gli ordinativi del mercato interno sono risultati in calo del 14,4% per la componentistica, in un contesto di forte contrazione (-25%) della produzione nazionale di autovetture”.
“D’altra parte – ha aggiunto Marco Stella - tutta l’industria automotive sta attraversando una fase di grandi trasformazioni, spinta soprattutto dalle politiche comunitarie per l’abbattimento delle emissioni, che hanno imposto una rapida virata verso l’elettrificazione dei veicoli, la quale richiede, per molte aziende, una riconversione produttiva e quindi ingenti investimenti. Lo scenario internazionale, inoltre, è in questo momento caratterizzato da molti fattori di incertezza, dai cambiamenti nella politica commerciale statunitense al rallentamento dell’economia cinese, per citarne un paio”.
“Fino ad oggi – ha detto ancora il presidente del Gruppo Anfia - la componentistica italiana ha sempre dimostrato di saper stare al passo con l’evoluzione globale del settore, anche grazie alla sua elevata propensione all’innovazione di prodotto e di processo e alla capacità di rispondere in maniera flessibile alla domanda e ha, quindi, tutte le carte in regola per affrontare queste ulteriori sfide, continuando ad investire in ricerca e sviluppo nelle nuove tecnologie”.
!Risulta comunque indispensabile, in questo percorso verso la mobilità del futuro – ha concluso Stella - il supporto di una politica industriale che accompagni le imprese, salvaguardandone i livelli occupazionali e incoraggiando l’adeguamento delle competenze del personale, attraverso il sostegno alla formazione. Occorre, infine, favorire l’aggregazione e la crescita dimensionale delle Pmi, anche mettendo a disposizione strumenti finanziari, che ne sostengano i piani di crescita, la solidità patrimoniale e gli investimenti”.
La componentistica automotive è un comparto chiave dell’economia italiana: conta circa 2.200 imprese, con un fatturato di 46,5 miliardi e 156.000 addetti diretti, compresi gli operatori del ramo della subfornitura). Inoltre, mentre la bilancia commerciale dell’intero settore automotive italiano ha un saldo negativo, guardando alla sola componentistica il saldo è positivo da oltre 20 anni (il valore medio dell’avanzo commerciale degli ultimi 10 anni è stato di 6,5 miliardi).
L’export della componentistica verso i 28 Paesi Ue vale 15,9 miliardi (+6,7% rispetto al 2017) e quello verso i Paesi extra Ue è di 6,4 miliardi (+1,1%). La classifica dell'export per Paesi di destinazione vede al primo posto sempre la Germania con 4,5 miliardi e una quota del 20% ; seguono Francia (quota dell'11%), Regno Unito (7,8%), Spagna (6,8%), Usa (6,4%), Polonia (5,7%) e Turchia (4,5%), Austria (3%), Messico (2,75%) che supera la Repubblica Ceca (2,7%).
Nel 2018 si è rilevata una contrazione dell’export di componenti verso i Paesi in cui è radicata la presenza produttiva del Gruppo Fca: Turchia -16,3%, Serbia -14,3%, Polonia - 4,8% e Brasile -24,4%. Invece, le aziende italiane hanno esportano verso l'area Nafta componenti per un valore di 2,14 miliardi, in aumento del 29%. In particolare, il valore dell’export è cresciuto del 38% verso gli Usa, del 10% verso il Canada e del 15% verso il Messico. Le esportazioni italiane di componenti verso l'area Mercosur valgono 505 milioni di euro, in calo del 22%.
Il primo mercato asiatico è la Cina (esportazioni 2018 per 454 milioni, +3% rispetto al 2017 ma un saldo negativo di 633 milioni), seguita dal Giappone (293 milioni di Euro, -6% e un saldo positivo di 32 milioni). Tra i Paesi europei al di fuori dell’Ue, crescono le esportazioni verso la Russia (+2%, con un saldo attivo di 157 milioni ), mentre cala l’export verso la Turchia (-16,3%, pur mantenendo un saldo positivo di 366 milioni di euro) e verso la Serbia (-14,3%).

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