Prestiti alle imprese, record del Piemonte dalle banche erogato un miliardo in più


Cristina Balbo
presidente Abi Piemonte
Record del Piemonte per i prestiti bancari alle imprese. Dal 30 novembre 2017 alla stessa data del 2018 (ultimi dati disponibili) è aumentata di oltre un miliardo di euro la somma dei prestiti erogati dalle banche alle aziende attive in Piemonte. In nessun'altra regione, le imprese hanno ottenuto di più, in termini assoluti. Così, il totale degli impieghi vivi alle imprese della regione è salito a 48,044 miliardi, totale superiore del 2,1% al precedente, 
Non solo: a poter vantare una crescita degli impieghi bancari al sistema produttivo sono soltanto quattro altre regioni: Lombardia (+0,1%, pari a 156 milioni), Friuli-Venezia Giulia (+0,7%, pari a 90 milioni), Basilicata (+2,2%, pari a 57 milioni) e Valle d'Aosta (+12,8%, pari a 174 milioni). Tutte le altre hanno registrato una contrazione dei prestiti bancari, tanto che la media nazionale è risultata negativa per lo 0,7% (682,613 i prestiti alle imprese in essere al 30 novembre, 4,987 miliardi meno di un anno prima).
Questi dati emergono dal nuovo studio della Cgia di Mestre, l'associazione degli artigiani e delle piccole imprese locali, la quale riconosce che i prestiti bancari alle imprese sono ancora in contrazione, ma in misura che “nulla a che vedere, comunque, con quanto è accaduto negli ultimi sette anni”.
Infatti, dal novembre 2011 (anno di picco massimo delle erogazioni bancarie alle imprese) allo stesso mese del 2018, la diminuzione è stata del 27%, corrispondente a 252,8 miliardi di euro.
“E’ vero che la domanda di credito da parte delle imprese è diminuita sia in termini di qualità che di quantità – ha detto Paolo Zabeo, coordinatore dell'Ufficio studi della Cgia - Inoltre, non va nemmeno dimenticato che le sofferenze bancarie hanno assunto dimensioni preoccupanti, inducendo molte banche a chiudere i rubinetti o a concedere i prestiti a condizioni più rigide. Tuttavia, la contrazione registrata in questi ultimi anni è stata eccessiva, soprattutto nei confronti delle piccole realtà produttive che, tradizionalmente più solvibili delle altre imprese, sono state, invece, le più penalizzate”.
Quelle con meno di 20 addetti, infatti, costituiscono il 98% circa delle imprese italiane e danno lavoro (al netto della Pubblica Amministrazione) a quasi il 60% degli occupati nel Paese. “Nonostante queste dimensioni – ha sottolineato la Cgia - i piccoli imprenditori continuano a ricevere dalle banche solo il 18% circa degli impieghi vivi, contro l’82% che, invece, finisce nelle casse delle aziende più strutturate che rappresentano il 2% circa dell’intera platea delle imprese presenti in Italia. La stretta creditizia ha penalizzato maggiormente le prime, che hanno visto ridursi il flusso di denaro proveniente dalle banche del 29,5% negli ultimi sette anni (- 51,2 miliardi) e del 2,2 per cento nell’ultimo anno (-2,7 miliardi)”.
“Invece, le grandi imprese hanno subito una riduzione dei prestiti più “morbida”, pari al 26,5% (-201,5 miliardi) nel settennio e dello 0,4 per cento (-2,3 miliardi) negli ultimi 12 mesi .
Le regioni più penalizzate dal credit crunch sono state quelle del Centro-Sud. Negli ultimi sette anni il Molise ha registrato la contrazione più importante: -38,3%, pari a 735 milioni di euro. Seguono le Marche con il -36,8 per cento (- 9,4 miliardi), il Lazio con il -35,8 per cento (-39 miliardi) e con la stessa percentuale anche la Calabria (con una riduzione in termini assoluti pari a 2,8 miliardi). Nell’ultimo anno, invece, la stretta più importante si è verificata in Umbria (-3,7%, pari a 350 milioni), in Sicilia (-3,3%, pari a 611 milioni) e in Toscana (-3,1%, pari a 1,5 miliardi).

Nessun commento: