Conti pubblici, fuga degli investitori esteri scesa al 28,23% la loro quota di Btp e Cct

Giovanni Tria, ministro dell'Economia e delle Finanze
Sempre meno titoli di Stato italiani nei portafogli degli stranieri, siano investitori istituzionali, fondi comuni, singoli risparmiatori. I non residenti, come li definisce Banca d'Italia, stanno vendendo Btp, Cct e affini, non ne comprano più o ne comprano meno.
La fuga dal debito italiano è confermata dai dati di agosto, gli ultimi resi noti dalla Banca d'Italia. Alla fine di quel mese, il valore dei titoli di Stato italiano appartenenti a soggetti non residenti era di 656,839 miliardi di euro, il 28,23% dei 2.326,554 miliardi costituenti il debito pubblico del nostro Paese. Al 31 luglio, i soggetti residenti ne avevano ancora per 672,464 miliardi.
Dalle rilevazioni della Banca d'Italia, inoltre, emerge che alla fine di aprile, gli stranieri avevano titoli di Stato italiani per 722,143 miliardi, pari al 31,22% del nostro debito pubblico, ammontante, a quella data, a 2.313,171 miliardi.
Da allora, è incominciata la ritirata degli investitori non residenti, mentre non è finita la crescita del debito pubblico, risultato di 2.331,254 miliardi al 30 settembre scorso.

REGIONI E COMUNI AUMENTANO IL DEBITO
A proposito di debito pubblico nazionale, i dati di Banca d'Italia mostrano che, alla fine di settembre, quello delle Amministrazioni locali ammontava a 86,131 miliardi, dei quali 30,723 dovuti dalle Regioni e dalle Province autonome, 7,010 alle Province ordinarie e alle Città metropolitane, 38,825 ai Comuni e 9,573 agli altri enti pubblici territoriali.
Rispetto al mese precedente, hanno aumentato il loro debito le Regioni e le Province autonome, oltre che i Comuni; mentre l'hanno ridotto le Province ordinarie e le Città metropolitane, oltre che gli altri enti pubblici territoriali, questi ultimi per più di 200 milioni.

ENTRATE TRIBUTARIE ANCORA CRESCIUTE DELL'1,3%
Ancora conti pubblici. Il ministero dell'Economia e delle Finanze (Mef), ha comunicato che nei primi nove mesi di quest'anno sono state registrate entrate tributarie per 327,523 miliardi, l'1,3% in più rispetto al corrispondente periodo 2017.
Il maggior tasso di crescita l'hanno fatto segnare gli enti territoriali, le cui entrate sono ammontate a 36,594 miliardi, il 3,5% in più rispetto al gennaio-settembre dell'anno scorso. In particolare, l'Irap ha reso 15,138 miliardi (+7,1%), l'addizionale regionale 8,9 (-0,1%), l'Imu-Imis 8,627 (+2,3%), l'addizionale comunale 3,328 e la Tasi 601 milioni (+1,2%).
Sono cresciute, inoltre, le entrate contributive: dal primo giorno di gennaio all'ultimo di settembre, l'Inps ha incassato 157,698 miliardi (+3,9%), l'Inail 6,513 (+1,6%) e gli altri enti previdenziali hanno ricevuto 6,513 miliardi (+2,2%). Complessivamente, gli enti di previdenza hanno introitato 170,724 miliardi, il 3,8% in più.
Invece, sono diminuiti gli incassi da attività di accertamento e controllo (lotta all'evasione fiscale), risultati pari a 7,16 miliardi, a fronte dei 7,649 dei primi nove mesi 2017 (-6,4%).
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