I nuovi dati sull'economia in nero e illegale Da lotta all'evasione 6,6 miliardi in 8 mesi

Giuseppe Conte, presidente del Consiglio
L'economia sommersa, o in nero, non fa quasi più notizia. Infatti, ha avuto scarsa eco l'ultima rilevazione dell'Istat, secondo la quale l'”economia non osservata” (sommerso economico e attività illegali) nel 2016 è ammontata a circa 210 miliardi di euro, cifra pari al 12,4% del Pil.
Precisando che “il valore aggiunto generato dall'economia sommersa è stato di poco inferiore ai 192 miliardi e di circa 18 miliardi quello delle attività illegali, compreso l'indotto”, l'Istat ha riferito che “le stime relative al 2016 confermano la tendenza alla discesa dell'incidenza della componente non osservata dell'economia sul Pil, dopo il picco del 2014. Si riscontra, infatti, un'ulteriore riduzione di 0,2 punti dopo quella di 0,5 punti registrata nel 2015”.
Però, va rilevato che l'economia sommersa nel 2016 è ancora aumentata in termini assoluti (il suo valore era di poco superiore ai 207 miliardi nel 2015) e che il calo della sua incidenza si deve al fatto che è aumentato il Pil, cioè il valore ufficiale della ricchezza prodotta dal Paese.
Comunque, il 45,5% dell'economia non osservata è attribuito dall'Istat alle sotto-dichiarazioni, il 37,2% all'impiego di lavoro irregolare, all'8,8% alle altre componenti, quali fitti in nero, mance, integrazione domanda-offerta e per l'8,6% alle attività illegali.
A proposito di queste ultime, il valore aggiunto dello spaccio di droga è stato stimato in 12,6 miliardi (11,8 miliardi nel 2015), quello della prostituzione in 3,7 miliardi, cifra invariata come i 400 milioni derivanti dal contrabbando di sigarette. Si arriva ai 18 miliardi aggiungendo 1,3 miliardi generati dall'indotto delle attività illegali.
Quanto al lavoro irregolare, il cui valore è stato stimato in 78 miliardi, oltre un miliardo in più rispetto al 2015, l'Istat ha specificato che “nel 2016 le unità i lavoro irregolari sono risultate 3,701 milioni, in prevalenza dipendenti (2,632 milioni)”, così che il tasso di regolarità è diventato del 15,6%.
I nuovi dati sul “nero” evocano subito quelli sulla lotta all'evasione. A proposito della quale, il ministero dell'Economia e delle Finanze (Mef), pochi giorni ha comunicato che nei primi otto mesi di quest'anno, “le entrate tributarie derivanti dalle attività di accertamento e controllo si sono attestate a 6,655 miliardi”, 469 milioni e il 6,6% in più rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso.
Sempre dall'inizio di gennaio alla fine di agosto 2018, le entrate tributarie erariali sono ammontate a 292,188 miliardi, facendo segnare un incremento dell'1,9%, pari a 5,441 miliardi. In particolare, il gettito delle imposte dirette è stato di 157,966 miliardi (+1,6%) e di 134,22 miliardi quello delle imposte indirette (+3,7%).
Spiccano, per i rispettivi tassi, gli aumenti generati dalle ritenute Irpef sui lavoratori dipendenti e sui pensionati (+3,8%), dall'Iva (+3,7%), dall'imposta di registro (+4,8%), dal canone di radio e tv (+5,9%) e dall'imposta di bollo (+10,5%).
Inarrestabile si conferma la crescita delle entrate dai giochi, ammontate nei primi otto mesi a 9,657 miliardi, il 5,8% più (527 milioni) che nel corrispondente periodo dell'anno scorso.

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