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POVERTA' RELATIVA: PRIMATO DELLA LIGURIA
Delle tre regioni del Nord Ovest è la Liguria ad accusare, a fine 2017, la maggiore incidenza di famiglie in condizioni di povertà relativa, un po' meno grave della povertà assoluta. Come censito dall'Istat, infatti, la Liguria aveva l'8,5% delle famiglie residenti in condizioni di povertà relativa, a fronte del 6,8% del Piemonte e il 4,4% della Valle d'Aosta.
Però, mentre la quota delle famiglie relativamente povere è diminuita rispetto al 2016 sia in Liguria, dove era dell'11,1%, sia in Valle d'Aosta (4,8%) è aumentata in Piemonte, dove era del 6%.
In tutta l'Italia, l'anno scorso, la povertà relativa riguardava 3,171 milioni di famiglie residenti (12,3% contro il 10,6% del 2016) e 9,368 milioni di individui (15,6% rispetto al 14% dell'anno precedente). Inoltre, l'Istat ha censito 1,778 milioni di famiglie in povertà assoluta, condizione in cui vivono 5,056 milioni di persone.

IL FATTURATO DELLE COMPRAVENDITE IMMOBILIARI
Il rapporto immobiliare 2018 realizzato dall'Agenzia delle Entrate e dall'Abi, l'Associazione bancaria italiana, riporta che nel 2017 sono state registrate 49.610 transazioni immobiliari in Piemonte (+5,4% rispetto al 2016), 20.376 in Liguria (+4,5%) e 1.670 in Valle d'Aosta (+1,7%). La quota piemontese è risultata pari al 9,1% delle 542.480 transazioni avvenute in Italia, inferiore soltanto a quelle della Lombardia (21,4%, pari a 115.826), e del Lazio (10,4%).
Secondo il rapporto, il fatturato 2017 conseguente alle compravendite è stato di 6,881 miliardi in Piemonte (media di 138.700 euro per unità immobiliare), 4,368 miliardi in Liguria (214.400) e di 284 milioni in Valle d'Aosta (170.100). In particolare il fatturato è stato di 2,297 miliardi nel comune di Torino (177.500 euro per unità immobiliare) e di 1,431 miliardi nel comune di Genova (209.300 euro).

PIU' ALTA IN VALLE D'AOSTA LA SPESA FAMILIARE
Nel 2017, la spesa media mensile delle famiglie, calcolata dall'Istat, è stata 2.849,87 euro in Valle d'Aosta, 2.648,99 euro in Piemonte e 2.449,72 euro in Liguria, cifra inferiore alla media nazionale di 2.563,94 euro. In tutte le tre regioni il maggiore capitolo di spesa è stato quello riguardante l'abitazione, l'acqua, l'elettricità e i combustibili, essendo stato pari al 38,2% in Liguria, il 35,8% in Valle d'Aosta e il 34,2% in Piemonte. Il secondo capitolo è stato quello dei prodotti alimentari e delle bevande analcoliche, che ha comportato il 18,2% della spesa familiare media in Liguria, il 18,1% in Piemonte e il 17,7% in Valle d'Aosta.
Terzo capitolo di spesa è stato quello dei trasporti: 11,8% in Piemonte, 9,9% in Valle d'Aosta e 8,9% in Liguria. Per le altre voci di costo della vita familiare, le percentuali variano da regione a regione. Fra l'altro, per ricreazione, spettacoli e cultura, la quota di spesa è stata del 5,9% in Piemonte, a fronte del 5,2% in Valle d'Aosta e del 4,9% in Liguria, dove invece si è speso di più per i servizi ricreativi e di ristorazione: 5,8%, contro il 5,7% del Piemonte e il 4,7% della Valle d'Aosta.
Proprio nella regione alpina, la spesa per abbigliamento e calzature è risultata percentualmente superiore (6,8%) a quella del Piemonte (4,4%) e della Liguria (3,5%).

DOVE FINISCE LA QUATTORDICESIMA
In questi giorni, chi prima della fine di giugno e chi all'inizio di luglio, quasi 7,5 milioni di italiani hanno ricevuto o stanno ricevendo la quattordicesima, mensilità dell'importo medio di 1.250 euro per i dipendenti e di 480 euro per i pensionati, per un totale di 6,8 miliardi di euro. La stima è della Confesercenti, secondo la quale è di 5 miliardi la somma destinata a circa 4 milioni di dipendenti e di 1,8 miliardi di euro ai 3,5 milioni di pensionati.
La stessa Confesercenti, però, ha fatto notare che meno della metà dei soldi ricevuti (per la precisione il 47%, pari a 3,2 miliardi di euro) andrà in consumi; perché buona parte della remunerazione aggiuntiva (il 29%, pari a 2 miliardi) sarà usata per le spese fisse e per saldare conti in sospeso e debiti con il fisco.
In particolare, circa 800 milioni serviranno per pagare debiti e bollette scadute; al fisco andranno circa 400 milioni, altri 400 milioni al pagamento della rata del mutuo e 300 milioni per spese legate alla salute.
Secondo la Coldiretti, 1,4 miliardi diventeranno liquidità di riserva (risparmio) e 200 milioni saranno immobilizzati in qualche forma di investimento.

Fondi aperti, il gruppo Ubi Banca l'unico ad aumentare la raccolta netta in maggio

Victor Massiah, consigliere delegato Ubi Banca 
Eccezione Ubi Banca. Il mese scorso, dei sei gestori di fondi comuni aperti e di portafoglio che fanno capo al Piemonte unicamente il gruppo Ubi Banca ha aumentato la raccolta netta. Invece, l'hanno ridotta gli altri cinque: il gruppo Intesa Sanpaolo, il gruppo Banca Sella, Ersel, il gruppo Banca Intermobiliare e Alpi. Per cui, l'insieme dei gestori piemontesi, ha chiuso maggio con un saldo negativo di 149,1 milioni di euro, differenza tra i 521,1 milioni usciti dalle loro casse e i 372 milioni che hanno accresciuto il patrimonio del gruppo Ubi Banca, la cui società al vertice ha come maggior azionista singolo la Fondazione Crc di Cuneo.
Il patrimonio gestito dal gruppo Ubi Banca al 31 maggio è salito a 59,806 miliardi, somma che vale la settima posizione nella classifica nazione dei gestori di fondi aperti e di portafoglio e il 3% del mercato italiano.
Al secondo posto si trova il gruppo Intesa Sanpaolo, formato da Eurizon e Fideuram, con un patrimonio gestito pari a 396,701 miliardi e la quota del 19,7%. In maggio, la raccolta netta è stata negativa per 206,2 milioni. Il gruppo guidato da Carlo Messina è preceduto dal gruppo Generali, che in maggio ha registrato disinvestimenti per 1,380 miliardi superiori alla raccolta. Il suo patrimonio gestito, pertanto, è calato a 473,696 miliardi, pari al 23,6% dei 2.011 miliardi e 281 milioni dell'intero sistema.
Terzo gruppo piemontese, ma trentaquattresimo a livello nazionale, è il gruppo Banca Sella, che a fine maggio aveva un patrimonio gestito pari a 7,442 miliardi, inferiore di 192,3 milioni alla fine di aprile. Il patrimonio del gruppo presieduto da Maurizio Sella, comunque, è risultato superiore di 1,174 miliardi a quello di Ersel (famiglia Giubergia-Argentero), che in maggio ha registrato una raccolta netta negativa per 34,8 milioni.
Al quarantesimo posto si trova il gruppo Banca Intermobiliare (Bim) con un patrimonio gestito di 2,198 miliardi, inferiore di 78,7 milioni al totale di fine aprile.
Il più piccolo gestore della squadra piemontese è Alpi di Biella, che in maggio ha avuto una raccolta netta negativa per 2,1 milioni, così che il patrimonio gestito a fine mese è risultato di 151 milioni. Cifra che pone la società biellese al posto numero 54 della classifica nazionale, il quartultimo.
Il sistema italiano dei gestori di fondi aperti e di portafogli in maggio ha subito una quantità di deflussi di investimenti superiore di 6,702 miliardi alle nuove sottoscrizioni, però la raccolta netta dall'inizio dell'anno è risultata ancora positiva per 9,9 miliardi.

L'emorragia di artigiani e commercianti

Un po' di ripresa forse c'è, soprattutto per chi esporta e per singole imprese; ma l'economia in generale ancora stenta e i bilanci 2017 dicono che le difficoltà sono continuate, facendo registrare un ulteriore aumento delle perdite rispetto al 2007, l'anno dell'inizio della crisi italiana più dura e più lunga.
Una conferma si trova nei dati appena resi noti dall'Inps,relativi agli artigiani e ai commercianti, due maxi categorie e due pilastri del sistema produttivo nazionale.
Al 31 dicembre scorso, infatti, sono risultati 1.700.170 gli artigiani iscritti alla gestione speciale dell'Inps, ancora l'1,4% in meno rispetto al 1.724.070 alla stessa data del 2016 e alle quantità progressivamente maggiori degli anni precedenti, tanto che dieci anni fa erano 1.967.895. Rispetto al allora, perciò, sono 267.725 in meno. Il loro numero è calato del 13,6%.
In particolare, gli artigiani iscritti alla gestione speciale dell'Inps, per il 92,3% titolari, alla fine del 2017 erano 219.364 nel Nord Ovest: 159.158 in Piemonte, 55.333 in Liguria e 4.833 in Valle d'Aosta. Il Piemonte è la quarta regione con più artigiani, preceduta, nell'ordine, da Veneto (176.522), Emilia-Romagna (176.537) e dalla Lombardia (315.433). Quinta è la Toscana con 144.470).
Quanto ai commercianti, il fenomeno è abbastanza simile a quello degli artigiani. A livello nazionale, l'Inps ha censito 2.242.259 commercianti iscritti (il 91,1% è titolare) al 31 dicembre 2017, numero inferiore dello 0,6% alla stessa data dell'anno precedente (2.254.771). Si tratta del quarto calo annuale consecutivo. A fine 2013 i commercianti iscritti all'Inps erano 2.279.664, quindi 37.405 in più.
Nel Nord Ovest è di 255.189 il totale dei commercianti al 31 dicembre scorso: 176.745 in Piemonte, 72.253 in Liguria e 6.191 in Valle d'Aosta. Per questa categoria, il Piemonte figura al quinto posto nella graduatoria nazionale. La precedono: il Veneto (187.042), il Lazio (210.749), la Campania (220.982) e, naturalmente, la Lombardia (343.425).

Aeroporti: in maggio Torino perde quota Genova cresce più della media nazionale

Blue Panorama decolla da Torino-Caselle
Nuovo calo di quota dell'aeroporto di Torino-Caselle. L'abbandono di alcune linee da parte di Alitalia si è fatto sentire anche sul consuntivo di maggio, quando il “Sandro Pertini” ha registrato 3.768 voli (-9,4% rispetto allo stesso mese dell'anno scorso) e 335.869 passeggeri (-4%). E' dalla fine del 2017, che lo scalo torinese presenta confronti negativi, tra l'altro in controtendenza rispetto all'insieme degli aeroporti italiani e, fra questi, in particolare, quello di Genova, che, invece, continua ad aumentare movimenti e clienti.
In maggio, infatti, il “Cristoforo Colombo” ha incrementato del 12,1% i voli (2.021) e del 14,6% i passeggeri (133.869), tassi superiori a quelli medi nazionali; perchè i 38 scali italiani censiti da Assaeroporti, la loro associazione, insieme hanno fatto registrare 141.237 voli (+0,4% rispetto allo stesso mese dell'anno scorso) e 16.467.861 passeggeri (+5,5%).
Proprio da questi ultimi dati emerge che la quota nazionale del “Sandro Pertini” è scesa al 2,66% dei voli e al 2,03% dei passeggeri. Però, la Sagat, la società che gestisce l'aeroporto di Torino-Caselle si aspetta una ripresa a breve, in seguito alla copertura delle linee abbandonate da Alitalia e all'apertura di nuovi collegamenti. Intanto, il 2 giugno, Blue Panorama Airlines ha inaugurato il volo diretto Torino-Cagliari, destinato a essere attivo, per tutto il periodo estivo, ogni martedì, giovedì, sabato e domenica, aggiungendosi al consolidato volo per Tirana, negli stessi giorni.
Inoltre, dal primo ottobre, Blue Panoramo Airlines baserà un suo Boeing 737-800 Next Generation da 189 posti proprio al “Sandro Pertini”, che verrà impiegato innanzi tutto per servire la rotta Torino-Roma con 24 voli alla settimana, a partire proprio dall'1 ottobre. Questo aereo impiegherà l'lteriore disponibilità di frequenze verso destinazioni nazionali e internazionali ad alto potenziale di traffico per Torino oltre che, soprattutto in estate, per mete tipicamente leisure attualmente non servite.
Con la nuova base operativa a Caselle, composta da personale di volo, equipaggi e staff tecnico assegnato appositivamente, Bleu Panorama Airlines “concretizza la scelta strategica e industriale del vettore di fare di Torino un importante asse del proprio sviluppo, prefigurando un'ulteriore crescita negli anni a venire” ha riferito la Sagat.
Per quanto riguarda il terzo scalo del Nord Ovest, cioè Cuneo-Levaldigi, il bollettino di Assaeroporti mostra un'ulteriore caduta. In maggio, infatti, Cuneo-Levaldigi ha contato 367 aerei arrivati e partiti (-20,7%) e 7.975 passeggeri (-25,1%).
La pista dell'aeroporto di Genova
Nell'intero 2017, l'aeroporto di Genova ha avuto 1.249.374 passeggeri, lo 0,7% dei 175.413.402 registrati da tutti gli aeroporti italiani. Il dato 2017 era ancora inferiore dell'1,6% a quello del 2016 e, comunque, tale da porre il Cristoforo Colombo al posto numero 23 nella graduatoria nazionale 2017, dietro anche a quelli di Trapani, Alghero, Brindisi e Lamezia Terme.
L'Aeroporto di Genova ha come azionista di maggioranza assoluta l'Autorità portuale del Mar Ligure Occidentale con il 60% del capitale, mentre la Camera di commercio di Genova ne possiede il 25% e la Aeroporti di Roma il 15% restante. Presidente della società, dal luglio scorso, è Paolo Odone, classe 1942, da parecchi anni al vertice pure della locale Camera di commercio.
L'aeroporto di Torino-Caselle, nell'intero 2017 ha avuto 4.176.556 passeggeri, nuovo record storico, grazie all'incremento del 5,8% rispetto al 2016. Nella graduatoria 2017 basata sui clienti degli scali del Paese, il “Sandro Pertini” è stato preceduto anche dagli aeroporti di Bari (4.686.016 passeggeri), Pisa (5.233.831) e Palermo (5.775.274).
Il “Sandro Pertini” è gestito, dal 1956, dalla Sagat, società che ne ha la concessione almeno fino al 2035 e che da cinque anni esatti ha come azionista di maggioranza assoluta, con l'80,28% del capitale, 2i Aeroporti (gruppo Cdp-Cassa Depositi e Prestiti). Il 10% fa ancora capo alla Fct Holding, finanziaria del Comune di Torino, che però ha avviato la gara per la sua cessione. Il 6,76% appartiene a Tecno Holding (Camere di commercio). Presidente è Giuseppe Donato e amministratore delegato Roberto Barbieri.

Banche in Liguria, più depositi che prestiti Imperia la meno attiva e la meno "ricca"

Gianluca Guaitani, presidente Abi Liguria
Tutt'altro che bella la situazione economica della Liguria vista dalle banche che vi operano. Come dimostra anche il fatto che, l'anno scorso, la somma dei depositi ha superato quella degli impieghi. Tradotto, significa che in Liguria si è preferito risparmiare piuttosto che investire. E se non si investe si è destinati ad andare indietro invece che avanti. Non solo: gli investimenti sono un indicatore dell'imprenditorialità, della volontà di fare, di avviare o sviluppare attività.
Fra l'altro, ancora nel 2016 e nel 2015, il totale dei prestiti bancari alle imprese, alle famiglie e agli clienti degli istituti creditizi superavano quello dei depositi. Al 31 dicembre scorso, infatti, il valore complessivo dei prestiti bancari in Liguria è sceso a 34,736 miliardi dai 35,789 miliardi alla stessa data del 2016 e dai 36,575 miliardi ammontanti a afine 2015. In tre anni il calo è stato del 5%, pari a 1,839 miliardi.
Al contrario, nell'ultimo triennio, i depositi nelle banche attive in Liguria sono aumentati di 2,196 miliardi (+6,6%), passando dai 32,975 miliardi del 31 dicembre 2015 ai 34,092 miliardi dell'anno successivo e ai 35,167 miliardi di fine 2017.
Dall'analisi dei dati pubblicati recentemente dalla Banca d'Italia, emrge che la situazione economica peggiore in Liguria è quella della provincia di Imperia. Qui, infatti, si ha il record negativo regionale sia dei prestiti bancari pro-capite (15.617,9 euro al 31 dicembre scorso, a fronte della media ligure di 22.309,8 euro) sia dei depositi, pari a 17.629,1 euro per ognuno dei 214.305 abitanti alla stessa data, contro la media regionale di 22.586,6 euro.
Imperia, perciò, è la provincia ligure meno intraprendente e pure la meno ricca. Comunque, in termini assoluti, il totale dei prestiti bancari in essere al 31 dicembre passato ammontava a 3,347 miliardi (3,427 un anno prima e 3,465 a fine 2015) e la somma dei depositi a 3,778 miliardi (3,700 a fine 2016 e 3,543 a fine 2015).
Un po' meno peggiore la situazione della provincia di La Spezia, che al 31 dicembre 2017 contava 219.909 abitanti, prestiti bancari complessivi per 4,371 miliardi (4,523 un anno prima e 4,576 due anni prima) e depositi per 4,330 miliardi (rispettivamente 4,264 e 4,138 miliardi). Pro-capite, i prestiti in essere sono risultati pari a 19.876,4 euro e i depositi pari a 19.690 euro.
Sempre prima in tutto, la provincia di Genova (844.957 abitanti): media di 25.027,3 euro gli impieghi economici per persona e di 24.959,8 euro i depositi. Questi ultimi, in totale sono risultati pari 21,090 miliardi (20,249 al 31 dicembre 2016 e 19,639 alla stessa data precedente); mentre gli impieghi sono scesi a 21,147 miliardi, dai 21,725 di fine 2016 e dai 22,275 di fine 2015.
Infine la provincia di Savona (277.810 abitanti): alla fine dell'anno scorso, prestiti bancari pari a 21.133,1 euro pro capite e depositi per 21.449,1 euro. La somma dei prestiti era di 5,871 miliardi (6,114 a fine 2016 e 6,259 a fine 2015) e di 5.959 miliardi quella dei depositi bancari (rispettivamente 5,879 e 5,655 al 31 dicembre dei due anni precedenti).

Piazza Affari: rialzo del 13,94% della Bim per la mancata riuscita dell'Opa di Trinity

Matteo Colafrancesco,
consigliere delegato Bim
Rosso intenso, alla Borsa di Milano, oggi, 25 giugno. L'indice Ftse Mib, che rappresenta le 40 principali società quotate a Piazza Affari, ha chiuso a 21.335,19 punti, evidenziando così un calo del 2,44% rispetto a venerdì scorso. Anche molti titoli che fanno riferimento al Nord Ovest hanno accusato ribassi e, fra l'altro, due hanno fatto segnare il loro nuovo minimo storico: si tratta di Gedi Gruppo Editoriale, la cui azione è scesa a 0,3325 euro (-2,92%) e di Orsero, il cui ultimo prezzo è risultato di 7,15 euro (-3,12%).
In questa nuova seduta nera, conseguente ai fatti politici italiani e alla guerra dei dazi scatenata da Trump, si registra, però, l'eccezione Bim-Banca Intermobiliare. L'istituto torinese di private banking, alla cui guida è appena stato chiamato Matteo Colafrancesco, ex numero 1 di Fideuram, ha terminato le contrattazioni a 0,466 euro. Rispetto a venerdì scorso, il suo incremento è stato del 13,94%, il secondo maggiore di tutta la Borsa.
La performance odierna della Bim si deve quasi certamente alla non riuscita dell'Opa totalitaria promossa da Trinity Invesgtments, il fondo irlandese che ha rilevato il controllo della banca torinese dai liquidatori di Veneto Banca. Lanciata il 28 maggio, l'Opa si è chiusa proprio venerdì con la raccolta di sole 2.839.419 azioni, pari all'1,81% del capitale e al 6,73% dell'oggetto dell'offerta. Così, Trinity, che ambiva ad arrivare a oltre il 90% del capitale della Bim, si ferma per ora al 70,624%, a fronte del 68,807 che già aveva.
Gli altri detentori delle azioni Bim non hanno aderito all'Opa ritenendo troppo basso il prezzo dell'offerta di acquisto e non hanno venduto aspettandosi un rilancio. Considerano che la “loro” banca valga di più di quanto l'abbia valutata Trinity. Oggi, il mercato ha attribuito alla Bim un valore complessivo di 72,8 milioni.

Nel 2017 assunzioni aumentate del 22,7% ma crollate quello a tempo indeterminato

Giovanna Pentenero, assessore al Lavoro
Regione Piemonte
Le assunzioni sono aumentate, ma non quelle a tempo indeterminato, che, invece, sono crollate. In tutte le tre regioni del Nord Ovest, come nell'Italia nel suo insieme. Questo è il quadro che emerge dall'analisi dei dati appena pubblicati dall'Inps nel suo Osservatorio sul Precariato.
L'anno scorso, nel Nord Ovest, le assunzioni complessive sono state complessivamente 662.971, il 22,7% in più rispetto alle 540.309 del 2016. L'incremento percentuale, pari a 122.662 unità, è risultato superiore alla media nazionale del 18,8%.
In particolare, nel 2017, è stato stato registrato un totale di 445.696 assunzioni in Piemonte (360.649 nel 2016 e 376.449 nel 2015), mentre in Liguria le assunzioni complessive sono state 192.309 (158.389 nel 2016 e 159.277 nel 2015) e in Valle d'Aosta 24.966 (21.271 l'anno prima e 19.945 in quello ancora precedente).
Nell'intero Nord Ovest sono cresciute le assunzioni a termine (491.858 nel 2017 contro le 374.947 del 2016 e le 337.472 del 2015), quelle in apprendistato e le stagionali; ma, appunto, non quelle a tempo indeterminato, diminuite del 43,8% (69.104 unità) negli ultimi tre anni. Dalle 157.816 del 2015, infatti, le assunzioni a tempo indeterminato sono scese alle 88.712 del 2017.
Giovanni Berrino, assessore al Lavoro
Regione Liguria
Relativamente alle singole regioni, le assunzioni le assunzioni a tempo indeterminato sono passate dalle 113.714 del 2015 alle 64.418 dell'anno scorso in Piemonte (-43,3%), dalle 40.475 alle 22.316 in Liguria (-44,9%) e dalle 3.627 alle 1.978 in Valle d'Aosta (-45,5%).
Quanto alle assunzioni a termine, l'anno scorso in Piemonte ne sono state registrate 335.646 (230.428 nel 2015), in Liguria 143.327 (98.831) e 12.885 in Valle d'Aosta (8.213). Nella regione alpina, inoltre, si sono contate 1.067 assunzioni in apprendistato nel 2017 (964 nel 2015) e 9.036 assunzioni stagionali (7.141 nel 2015).
Piemonte: l'anno scorso, 22.603 le assunzioni in apprendistato (14.480 due anni prima) e 23.029 assunzioni stagionali (17.827 nel 2015). Infine, in Liguria le assunzioni in apprendistato sono risultate 9.057 (6.540 nel 2015) e 17.609 le stagionali (13.431 due anni prima).
In tutta l'Italia, nel 2017 si sono avute 1.176.015 assunzioni a tempo indeterminati (1.275.271 nel 2016 e 2.008.822 nel 2015), 4.811.984 assunzioni a termine (3.776.960 nel 2016 e 3.463.109 nel 2015), 285.541 assunzioni in apprendistato (rispettivamente 234.659 e 177.166) e 685.873 assunzioni stagionali contro le 567.358 del 2016 e le 598.326 del 2015.
A questo punto è opportuno fornire anche i dati relativi alle cessazioni dei rapporti di lavoro, che, l'anno scorso, sono aumentate del 21,1% rispetto al 2016 in Piemonte, del 19,7% in Valle d'Aosta e del 19,6% in Liguria.
Nella regione marittima sono state 34.847 le cessazioni dei rapporti a tempo indeterminato (35.998 nel 2016 e 39.519 nel 2015), 120.537 le cessazioni di rapporti a termine (94.515 nel 2016 e 90.387 nel 2015), 5.493 le cessazioni di apprendisti (4.857 e 5.587) le cessazioni dei rapporti stagionali (13.413 nel 2016 e 13.364 nel 2015).
Jean-Pierre Guichardaz, assessore al Lavoro
Regione Valle d'Aosta
Piemonte: 101.851 le cessazioni a tempo indeterminato nel 2017 (98.774 l'anno prima e 103.457 nel 2015), 274.546 le cessazioni di rapporti a termini (rispettivamente 210.447 e 209.119), 18.239 le cessazioni di apprendisti (11.486 e 11.218), 22.041 le cessazioni di rapporti stagionali (19.343 e 18.239).
Valle d'Aosta: 3.352 le cessazioni a tempo indeterminato l'anno scorso (3.486 nel 2016 e 3.536 nel 2015), 11.657 le cessazioni di rapporti a termine (rispettivamente 9.455 e 7.713), 754 le cessazioni di apprendisti (655 e 829), 8.319 le cessazioni di rapporti stagionali (6.534 e 7.286).
Per quanto riguarda specificatamente il tempo indeterminato, i dati Inps indicano che nel 2017 le cessazioni sono state 37.397 più delle assunzioni in Piemonte, 12.531 in Liguria e 1.374 in Valle d'Aosta. Al contrario, le assunzioni a termine sono state 61.100 più delle cessazioni dei rapporti a termine in Piemonte, 22.790 in Liguria e 1.228 in Valle d'Aosta.

Borsa, nella settimana nera dell'auto Diasorin e Reply brillano più che mai

La Ferrari Portofino
 “Nella settimana di passione per le quotate dell'automotive che fanno riferimento al Piemonte – il valore borsistico di Fca, Ferrari, Cnh Industrial, della loro controllante Exor e della Sogefi dei De Benedetti, complessivamente, è diminuito di oltre 5,2 miliardi di euro rispetto al 15 giugno - due “stelle” piemontesi di Piazza Affari hanno brillato più che mai: Diasorin e Reply”. Lo ha pubblicato oggi, 24 giugno, il Corriere Torino, edizione locale del prestigioso Corriere della Sera, la cui proprietà fa capo a Urbano Cairo.
Nella rubrica dedicata alle quotate piemontesi, edita ogni domenica, il Corriere Torino, diretto da Umberto La Rocca, ha aggiunto che Diasorin e Reply “entrambe hanno chiuso l'ultima seduta di Borsa con le rispettive azioni al loro nuovo record storico. Il titolo Diasorin ha raggiunto i 96 euro e quello Reply i 59,40. Così che la valutazione del mercato è salita a 5,371 miliardi per Diasorin e a 2,222 miliardi per Reply.”
L'una e l'altra società hanno incrementato del 15,4% la loro capitalizzazione rispetto alla fine di maggio. Nelle tre settimane passate, il valore borsistico di Diasorin è cresciuto di 718 milioni e di 296 milioni quello di Reply.
Un anno prima, cioè il 22 giugno 2017, Reply quotava 41,975 euro per azioni e Diasorin 70,20.
“Insomma, una coppia vincente” ha commentato il Corriere Torino, sottolienando anche “che dà grandi soddisfazioni ai suoi azionisti, a partire da quelli di controllo”.
La famiglia Denegri possiede il 44,976% del capitale di Diasorin, la società di Saluggia a capo di un gruppo leader mondiale nella diagnostica in vitro (sei siti industriali, cinque centri di ricerca e sviluppo, 27 società operative, 1.655 dipendenti, presenza in oltre 120 Paesi). Secondo maggiore azionista è l'amministratore delegato Carlo Rosa, con l'8,452%; terzo Even Chem con il 4,289%. Diasorin ha azioni proprie pari 2,132%, in seguito ad acquisti che stanno continuando.
Più che a questa operazione, però, qualcuno pensa che la forte rivalutazione di Diasorin possa essere dovuta all'interesse di qualche gruppo straniero.
Quanto a Reply, il 51,64% fa capo alla famiglia Rizzante, che, il mese scorso, ha firmato un patto parasociale interno destinato a tenere uniti i pacchetti azionari suddivisi fra i componenti. Reply è specializzata nella progettazione e nell'implementazione di soluzioni basate sui nuovi canali di comunicazione e media digitali.
Costituita da un modello a rete di aziende altamente specializzate, Reply affianca i principali gruppi europei appartenenti ai settori telecomunicazioni e media, industria e servizi, banche, assicurazioni pubblica amministrazione, nella definizione e nello sviluppo di modelli di business abilitati dai nuovi paradigmi del Big Data, Cloud computing, Digital media e Internet degli oggetti.
Tornando all'automotive. Nell'ultima settimana, il valore borsistico di Fca è diminuito di 2,146 miliardi (-7,8% per azione), 1,454 miliardi quello della Ferrari (-5,9%), 1,046 miliardi Cnh Industrial (-6%) e 617 milioni (-4,2%) quello della controllante Exor. La capitalizzazione di Sogefi è calata di 17,7 milioni (-4,9%).
Invece, l'azione Pininfarina è salita da 3,33 a 3,34 euro. Nell'ultima settimana, è aumentato anche il prezzo di Prima Industrie da 35,90 a 36 euro, mentre un'altra impresa piemontese impegnata nell'automotive, Fidia, ha visto calare la sua azione da 6,82 a 6,72 euro.

Manna da oltre 150 milioni su Torino grazie alle sue due grandi Fondazioni


Giovanni Quaglia 
Francesco Profumo
“Una manna da oltre 150 milioni di euro. E' quella “caduta”, l'anno scorso, sulla comunità non profit di Torino e della sua provincia, formata da associazioni, enti, istituzioni, fondazioni e gli altri vari soggetti che operano a fini sociali nei settori filantropia, arte, cultura, istruzione e formazione, ricerca scientifica, salute pubblica, volontariato, protezione civile e, fra l'altro, sviluppo locale.
La nuova manna è arrivata dalle due fondazioni torinesi di origine bancaria – la Compagnia di San Paolo e la Fondazione Crt – le quali, nel 2017, hanno finanziato, insieme, 1.204 iniziative, prive di scopo di lucro, per un valore complessivo di 152,848 milioni di euro”.
Questa notizia è stata pubblicata dal Corriere Torino, edizione locale del Corriere della Sera, con la precisazione che il 92,7% di questa somma, quota pari a 141,745 milioni, è servita per sostenere le 910 attività riguardanti il comune di Torino (territorio, non l'ente), promosse o condivise dalle due fondazioni; mentre 11,103 milioni sono stati destinati alle 294 operazioni attuate nel resto della provincia.
“Nell'intera provincia di Torino, in particolare, la Compagnia di San Paolo, seconda maggiore fondazione di origine bancaria italiana per entità patrimoniale (6,014 miliardi al 31 dicembre scorso), ha finanziato 586 progetti inerenti i settori statutari, per un totale di 128,410 milioni, dei quali 120,587 per le 473 iniziative nell'area comunale della Città di Torino” ha riportato il Corriere Torino, aggiungendo che la Fondazione Crt, al terzo posto nella graduatoria nazionale basata sui patrimoni netti (2,192 miliardi a fine 2017) ha finanziato 437 progetti per complessivi 21,158 milioni nel territorio cittadino e 181, per 3,281 milioni, nell'area metropolitana. Totale provinciale: 618 interventi e 24,438 milioni.
Nel 2017, Torino ha beneficiato di circa il 15% di tutte le erogazioni deliberate dalle 88 fondazioni di origine bancaria esistenti in Italia (908 milioni di euro, secondo il pre-consuntivo dell'Acri, l'associazione nazionale di queste istituzioni private nate 25 anni fa con la Legge Amato). Nessun altro comune ha avuto tanto. “Il primato di Torino è conseguente proprio alla condizione unica di ospitare due grandi fondazioni, generate una dall'allora San Paolo Imi e l'altra dalla Cassa di Risparmio di Torino. La Compagnia di San Paolo è presieduta da Francesco Profumo, la Fondazione Crt da Giovanni Quaglia” ha concluso il Corriere Torino.
La Compagnia di San Paolo, l'anno scorso, ha accolto anche 91 proposte provenienti da Genova e provincia per un valore complessivo di 9,479 milioni di euro e 26 richieste arivate dalle altre province liguri, per 737.100 euro.

CUNEO SOLLECITA LE DOMANDE PER GLI EVENTI SPORTIVI
Giandomenico Genta 
Pochi giorni fa, il Consiglio di amministrazione della Fondazione Crc, presieduto da Giandomenico Genta, ha deliberato i contributi relativi alla sessione erogativa generale 2018, bando chiuso il 28 febbraio. La Fondazione ha ricevuto 731 richieste di intervento (706 quelle ammissibili). Quindi ha deliberato 518 contributi, per un totale di 5,7 milioni di euro, che diventano 7,3 considerando gli impegni di 1,6 milioni per i progetti di approvati quest'anno ma destinati a terminare nel 2019 e nel 2020.
“Siamo certi che il sostegno garantito dalla Fondazione a queste progettualità saprà generare importanti ricadute sul territorio provinciale” ha commentato Giandomenico Genta.
Dalla Fondazione cuneese, inoltre, è stato ricordato che venerdì 29 giugno scade il termine per la presentazione delle richieste di contributo per la sessione Eventi e manifestazioni sportive autunno-inverno 2018, per le iniziative che si svolgeranno tra il primo giorno di ottobre 2018 e l'ultimo di marzo 2019.

NUOVI VEICOLI PER 118 E PROTEZIONE CIVILE IN PIEMONTE E VAL D'AOSTA
Davanti a oltre 500 volontari del 118 e della Protezione civile, radunati al Castello di Racconigi, la Fondazione Crt ha premiato le 58 associazioni vincitrici dei bandi “Missione soccorso” e “Mezzi per la protezione civile”, per l'acquisto di nuove ambulanze e veicoli pick up destinati al Piemonte e alla Valle d'Aosta, per complessivi 1,6 milioni di euro.
All'evento hanno partecipato, oltre a Giovanni Quaglia, presidente della Fondazione Crt, Sergio Chiamparino, Antonio Saitta, assessore piemontese alla Sanità, Alberto Valmaggia, assessore alla Proezione civile della Regione Piemonte, Danilo Bono, Francesco Enrichens e numerosi sindaci, compresi quelli di Cuneo e di Racconigi.
Negli ultimi 15 anni, la Fondazione ha erogato 46 milioni per l'acquisto di nuove ambulanze e mezzi per la protezione civile. Grazie alla Fondazione torinese di via XX Settembre, sono state acquistate 506 ambulanze (spesa di 25 milioni). Inoltre, più di 21 milioni sono stati destinati dalla Fondazione alle attività di protezione civile in Piemonte e Valle d'Aosta, per la costituzione della Colonna mobile regionale, l'acquisto di 500 nuovi automezzi e la realizzazione di oltre mille interventi in difesa del suolo da alluvioni e frane in comuni con meno di 3.000 abitanti.

La crisi taglia 5.000 lavoratori domestici ma gli italiani subentrano agli stranieri

Collaboratori domestici: necessità o lusso; comunque, sempre meno nelle case delle tre regioni del Nord Ovest e in buona parte dell'Italia. E' un altro effetto della grave e lunghissima crisi economica nazionale, che, fra l'altro, non è ancora finita. Crisi confermata, fra l'altro, dalla constatazione che mentre i lavoratori domestici di origine straniera stanno diminuendo progressivamente e in misura considerevole, quelli italiani aumentano.
Il fenomeno emerge chiaramente dall'analisi dei dati appena pubblicati dall'Inps, l'istituto al quale vanno versati i contributi di colf, baby sitter, assistenti familiari, badanti, governanti, camerieri, cuochi, insomma tutte quelle persone che svolgono questi compiti non soltanto fra le mura di casa, ma anche in strutture, quali comunità religiose (seminari e monasteri), caserme, ricoveri per anziani, orfanatrofi.
Al 31 dicembre scorso, i lavoratori domestici contribuenti all'Inps erano 69.740 in Piemonte, 29.171 in Liguria e 1.816 in Valle d'Aosta. In Piemonte sono diminuiti di 1.439 rispetto al 31 dicembre 2016 (-2%) e di 3.299 rispetto alla stessa data del 2015 (-4,5%). In Liguria sono calati di 140 rispetto a fine 2016 (-0,5%) e di 640 rispetto alla fine dell'anno ancora precedente (-2,2%). Quanto alla Valle d'Aosta, l'Inps ne ha contati 14 meno che al 31 dicembre 2016 (-0,8%) e 33 meno che dodici mesi prima (-1,8%).
A fronte di questi totali, però, l'Inps ha rilevato che in Piemonte i lavoratori domestici italiani sono aumentati a 19.249 dai 18.514 di fine 2016 e i 18.185 di fine 2015, mentre quelli di nazionalità straniera sono scesi a 50.491 dai 52.665 di dodici mesi prima e ai 54.854 di 24 mesi prima. Rispetto ad allora il calo è stato di poco inferiore all'8%; al contrario, i lavoratori domestici sono cresciuti di quasi il 6%.
I lavoratori domestici stranieri sono passati da 23.224 di fine 2015 a 21.972 del 31 dicembre scorso in Liguria (-5,4%) e da 1.389 a 1.333 in Valle d'Aosta (-4%). Invece, nello stesso periodo, i lavoratori domestici italiani sono aumentati da 6.596 a 7.199 in Liguria (+8,7%) e da 460 a 483 in Valle d'Aosta (+5%).
Nelle tre regioni del Nord Ovest, al 31 dicembre scorso, l'Inps ha censito 100.727 lavoratori domestici contribuenti a fronte dei 102.320 di fine 2016 e dei 105.708 di fine 2015.
In tutta l'Italia, i lavoratori domestici contribuenti all'Inps son risultati 864.526 al 31 dicembre 2017, 873.250 dodici mesi prima e 896.202 ventiquattro mesi prima. E ancora di più negli anni immediatamente precedenti: 911.499 a fine 2014, 961.013 a fine 2013 e 1.012.988 a fine 2012. Da allora, la diminuzione è del 14,65%, pari a 148.462 unità.

Borsa: alla Santanchè il primato dei rialzi nella seduta del record negativo di Orsero

Daniela Garnero Santanché, n.1 Visibilia Editore
Seduta borsistica nera, quella di oggi, 21 giugno. Per molte quotate; ma non per tutte. Tra l'altro, infatti, la straordinaria Reply ha fatto segnare il suo nuovo record storico, dato che l'ultimo prezzo della sua azione è risultato di 58,55 euro, ancora superiore dello 0,86% a quello di ieri. Esattamente un anno fa valeva 42,0250 euro. Da allora l'incremento è stato di 16,5 euro del 39,3%. La capitalizzazione della società torinese controllata dalla famiglia Rizzante, i cui esponenti la guidano, è arrivata a 2,190 miliardi.
L'altra quotata “piemontese” in controtendenza – piemontese, nel senso che fa capo alla cuneese Daniela Garnero Santanchè, la quale ne è anche al comando – è stata Visibilia Editore. Proprio l'azione Visibilia Editore è quella che ha fatto segnare il maggiore incremento di tutta Piazza Affari, avendo chiuso a 0,107 euro, l'8,52% in più rispetto alla seduta precedente. Così ha recuperato il valore di inizio marzo.
L'altra faccia della medaglia è rappresentata da altre due quotate che fanno riferimento al Nord Ovest: Fca-Fiat Chrysler Automobiles e Orsero. Fca è il titolo del paniere Ftse Mib (raggruppa le 40 principali società della Borsa di Milano) che ha fatto segnare il maggior ribasso, avendo terminato la seduta a 16,908 euro (-4,17%). Quanto alla ligure Orsero, ha fatto registrare il suo prezzo più basso di sempre: 7,54 euro, inferiore dello 0,92% a quello di ieri e del 45,8% a quello del 21 giugno 2017, quando l'azione Orsero era stata scambiata a 13,92 euro.
Dei quattro titoli Ftse Mib che hanno subito i maggiori ribassi nella seduta odierna tre sono del Nord Ovest. I due più deprezzati con Fca, infatti, sono stati Ubi Banca, il cui prezzo è calato del 3,74% a 3,269 e Italgas, che ha perso il 3,63% scendendo a 4,721 euro.

Oltre 600 vip dell'economia piemontese alla festa torinese del Lussemburgo

L'ambasciatore Paul Duhr, il console Ettore Morone (al centro)
e Dario Gallina, presidente dell'Unione Industriale di Torino
(foto di Luigi Amerio). 
Sempre più numerosi e stretti i rapporti tra il Piemonte e il Lussemburgo. Una conferma si è avuta, fisicamente, ieri sera, a Torino, alla festa del Granducato del Lussemburgo, organizzata sontuosamente e magistralmente dal console onorario Ettore Morone, noto e stimato titolare dell'omonimo studio notarile condiviso con il figlio Remo. Oltre 600 i partecipanti, un centinaio in più dell'anno scorso e nuovo record dell'ormai tradizionale manifestazione che si tiene alla vigilia della festa nazionale – il 23 giugno – del Lussemburgo, rimasto l'unico Granducato al mondo.
A incontrarsi con Paul Duhr, il nuovo ambasciatore del Lussemburgo in Italia, banchieri, imprenditori, avvocati, commercialisti, manager, fiscalisti, finanzieri, consulenti, accademici, esponenti di ordini professionali, categorie e istituzioni, tutti invitati da Ettore Morone, il quale è console onorario del Lussemburgo da 37 anni.
Paul Duhr, che ha presentato le credenziali al presidente Sergio Mattarella nel settembre scorso e che è stato anche ministro degli Esteri e dell'immigrazione del Lussemburgo, 62 anni, sposato, due figli, laurea in Diritto privato, è ambasciatore accreditato pure a Malta e a San Marino.
Quella di ieri a Torino è stata la prima visita ufficiale dell'ambasciatore Duhr a un consolato italiano. Primato non casuale. E' un riconoscimento dell'importanza attribuita dal Granducato al Piemonte e al suo capoluogo. In Lussemburgo, dove la comunità italiana, in buona parte piemontese, è la terza più numerosa dopo quella nazionale, si trovano numerose società piemontesi, attive in diversi campi. Fra queste spicca la Ferrero, che nel Granducato ha già più di cinquemila dipendenti e ne sta assumendo un altro migliaio; ma vi operano anche aziende dei gruppi Fca-Fiat Chrysler Automobiles, Intesa Sanpaolo, Ersel, Guala Closures (l'impresa alessandrina vi ha il quartier generale e vi sta aprendo un grande centro ricerche) e tante altre.
Proprio per la crescita dei rapporti economici, dal novembre del 2016 è stata ripristinata la linea aerea Torino-Lussemburgo. La compagnia Luxair fa quattro voli alla settimana e, l'anno scorso, ha trasportato 11.186 passeggeri. Sempre nel 2017, come censito da Unioncamere Piemonte, è risultato superiore ai 70 milioni di euro il valore sia delle esportazioni piemontesi in Lussemburgo (70,123 milioni, per la precisione) sia delle importazioni della regione dal Granducato (70,587 milioni).
Relativamente all'intera Italia, l'anno scorso, l'export in Lussemburgo è salito a 528,3 milioni dai 471,1 del 2016, mentre l'import è sceso a 617,5 milioni dagli 860,6 milioni dell'anno precedente. L'Italia è il sesto Paese fornitore del Lussemburgo e il quinto come cliente.

La radiografia bancaria '17 del Nord Ovest più prestiti e depositi, meno 172 sportelli


Cristina Balbo, presidente Abi Piemonte
Persi altri 172 sportelli bancari. Nel Nord Ovest, l'anno scorso, il numero delle filiali degli istituti di credito è calato a 3.109, dai 3.281 del 31 dicembre 2016. Il dimagrimento è risultato del 5,2% e conferma la profonda ristrutturazione della rete commerciale del settore, in atto in tutto il Paese. In particolare, gli sportelli bancari sono diminuiti da 2.364 a 2.251 in Piemonte (-4,8%), da 822 a 765 in Liguria (-6,9%) e da 95 a 93 in Valle d'Aosta (-2,1%).
Questi dati si ricavano dai rispetti rapporti della Banca d'Italia, presentati nei giorni scorsi. Rapporti dai quali emerge, fra l'altro, che nel Nord Ovest, al 31 dicembre 2017, erano 33 le banche con sede legale in una delle tre regioni (28 in Piemonte, quattro in Liguria e una in Valle d'Aosta) e 4.823 gli Atm (Bancomat). Rispetto a un anno prima, c'è una banca locale in meno: la Bcc di Rivarolo Canavese – Riva Banca è stata incorporata dalla Banca d'Alba.
A fine 2017, il sistema bancario del Nord Ovest aveva in essere prestiti per 149,590 miliardi (111,859 in Piemonte, 34,736 in Liguria e 2,995 in Valle d'Aosta) e depositi per 140,084 miliardi, dei quali 101,383 in Piemonte, 35,167 in Liguria e 3,534 in Valle d'Aosta.
Per quanto riguarda le singole province, ecco le cifre dei prestiti bancari al 31 dicembre 2017 e, tra parentesi, alla stessa data del 2016: Torino 61,857 miliardi (61,538), Alessandria 9,728 (9,911), Asti 4,744 (4,827), Biella 4,635 (4,606), Cuneo 16,209 (16,427), Novara 8,560 (8,756), Verbania 2,825 (3,079), Vercelli 3,571 (3,681), Genova 21,147 miliardi (21,725), Imperia 3,347 (3,427), Savona 5,817 (6,114) e La Spezia 4,371 (4,523).
Depositi: Torino 51,651 miliardi (49,944), Alessandria 9,647 (9,271), Asti 4,671 (4,442), Biella 3,965 (3,850), Cuneo 16,101 (15,132), Novara 8,453 (8,453), Verbania 3.178 (2,833), Vercelli 3.717 (3,919), Genova 21,090 (20,249), Imperia 3,778 (3,700), Savona 6,959 (5,879), La Spezia 4,330 (4,264).
I confronti evidenziano, fra l'altro, che nel 2017 i prestiti bancari sono aumentati soltanto nelle province di Torino e Biella, mentre i depositi sono diminuiti soltanto nelle province di Cuneo e Vercelli.
Ancora per quanto riguarda l'attività delle banche, questa volta però riferita all'intero Paese, l'Abi, l'associazione nazionale degli istituti di credito presieduta da Antonio Patuelli (un vice presidente è il torinese Camillo Venesio, numero 1 della Banca del Piemonte), ha comunicato che a fine maggio 2018 i prestiti alle famiglie e società non finanziarie ammontavano a 1.370 miliardi (+2,34% su base annua) e i depositi della clientela residente a 1.467,537 miliardi (+5,34%).

Gavio promuove Marianna Galli consigliere di amministrazione Sias

Beniamino Gavio, numero uno del Gruppo di famiglia
Gran promozione per Marianna Galli, cooptata nel Consiglio di amministrazione della Sias, una delle due società del gruppo Gavio quotate alla Borsa di Milano. Classe 1964, laurea in Legge alla Cattolica di Milano, Marianna Galli aggiunge il nuovo incarico a quelli di direttore Organizzazione e gestione key people della stessa Sias, di Astm-Autostrada Torino Milano (l'altra quotata che fa capo alla famiglia Gavio) e delle loro controllate e di direttore Risorse umane e organizzazione di Itinera, l'impresa di Gavio attiva nel settore delle infrastrutture e delle grandi opere.
Contestualmente alla comunicazione della cooptazione di Marianna Galli come consigliere di amministrazione in sostituzione di Edda Gandossi, ieri, 19 giugno, Piazza Affari ha attribuito all'azione Sias il valore di 13,30 euro, il 4,72% in più rispetto al prezzo precedente.
Nella stessa nota, Sias ha riferito che la funzione di direttore generale della società è stata accorpata con quella di amministratore delegato. Di conseguenza, Umberto Tosoni ha lasciato l'incarico di direttore generale, ma ha mantenuto tutte le altre responsabilità all'interno del gruppo, a partire da quelle di amministratore delegato delle operative Satap, Sav, Asti-Cuneo, Sitaf e di componente di diversi consigli.
Paolo Pierantoni, amministratore delegato di Sias, ha così assunto anche l'incarico di direttore generale della società, della quale è vice presidente Daniela Gavio, sorella di Beniamino, il numero 1 del gruppo di famiglia. Della Sias, Beniamino Gavio è consigliere di amministrazione, così come lo sono, fra gli altri, l'imprenditrice Licia Mattioli, vice presidente di Confindustria e della Compagnia di San Paolo, e Giovanni Quaglia, presidente della Fondazione Crt e dell'Autostrada Asti-Cuneo.

Quattro Fondazioni del Piemonte insieme stanziano 1,6 milioni per restaurare Oropa


“Quattro Fondazioni di origine bancaria del Piemonte insieme per una grande opera: il restauro e la messa in sicurezza della Basilica Superiore del Santuario di Oropa, complesso monumentale che l'Unesco ha riconosciuto, per il suo valore, Patrimonio mondiale dell'Umanità”. Lo riferisce il sito dell'Associazione delle Fondazioni di origine bancaria del Piemonte (www.fondazionibancariepiemonte.it), aggiungendo che “a promuovere l'operazione, alla vigilia della quinta secolare incoronazione, nel 2020, della Statua della Madonna di Oropa - avvenimento che, dal 1620, viene celebrato ogni cento anni - è stata la Fondazione Cassa di Risparmio di Biella, in collaborazione con l'Amministrazione del Santuario di Oropa”.
La Fondazione Cassa di Risparmio di Biella – presidente Franco Ferraris e Segretario generale Mario Ciabattini - ha subito coinvolto nell'iniziativa la Compagnia di San Paolo, la Fondazione CRT e la Fondazione Cassa di Risparmio di Vercelli (tutte aderenti all'Associazione delle fondazioni di origine bancaria del Piemonte), più la Fondazione Cariplo.
Il progetto Oropa, che conferma la crescente attività sinergica tra le Fondazioni, ha già il sostegno della Regione Piemonte; inoltre, sono in corso contatti con diversi soggetti privati, propensi a sostenere lo sforzo finanziario dell'intervento, il cui costo previsto è di quasi tre milioni di euro.
Per i lavori di recupero della Basilica Superiore del Santuario di Oropa, le cinque Fondazioni di origine bancaria si sono impegnate a contribuire con 1,6 milioni di euro: con 450.000 euro la Compagnia di San Paolo, con 400.000 la Fondazione Cassa di Risparmio di Biella (100.000 già stanziati), con 300.000 la Fondazione Cariplo (100.000 già stanziati), con 250.000 la Fondazione CRT e con 200.000 la Fondazione Cassa di Risparmio di Vercelli (40.000 già stanziati).
La Regione Piemonte parteciperà con 800.000 euro.
La Basilica Superiore del Santuario mariano di Oropa è stata costruita sul progetto dell'architetto Ignazio Amedeo Galletti, elaborato alla fine del Settecento. La prima pietra fu posta nel 1885, dopo che era stato deviato il corso del torrente Oropa, passante sull'area interessata.
Nel 1920, in occasione della quarta Incoronazione, furono intrapresi lavori di miglioria nel Santuario e l'Amministrazione dello stesso si pose l'obiettivo di completare il pronao della basilica, allora in costruzione, con l'iscrizione dedicatoria: Reginae Montis Oropae.
Negli anni 1938-194, fu elevata la grande cupola, rivestita di rame e la cui altezza, con la croce sovrastante, supera gli ottanta metri. Infine, risale all'agosto del 1960, la solenne cerimonia della consacrazione della Chiesa.
L'incoronazione del capo della Madonna Nera e del Bambino è stata vissuta, ogni secolo, come un rinnovato slancio di profonda affezione da parte dei biellesi e di tutti i devoti allo straordinario Santuario di Oropa.

Nel Nord Ovest la lunga crisi economica alle famiglie è già costata 44 miliardi

Alle famiglie del Nord Ovest, la più lunga crisi economica dell'Italia è già costata 44 miliardi di euro. Al 31 dicembre del 2008, infatti, la loro ricchezza netta, costituita dalla somma dei valori beni reali e delle attività finanziarie meno i debiti finanziari, ammontava a 1.190,3 miliardi, mentre alla stessa data del 2016 (ultimo dato disponibile) era pari a 1.146,3 miliardi. Il calo del 3,7% è dovuto soprattutto alla caduta dei prezzi delle abitazioni: nel periodo considerato, il valore complessivo delle case è sceso del 5,8%, a 605,6 miliardi dai 643,2 miliardi di fine 2008.
Il fenomeno emerge dal confronto dei dati diramati nei giorni passati dalla Banca d'Italia e relativi alle singole regioni.
In particolare, al 31 dicembre 2016, la ricchezza netta delle famiglie è risultata pari a 728,8 miliardi in Piemonte (761,4 miliardi al 31 dicembre 2008), a 389,2 miliardi in Liguria (400,7) e 28,3 miliardi in Valle d'Aosta (28,2). In quest'ultima, il valore totale delle abitazioni è passato dai 15,3 miliardi di fine 2008 ai 15,5 di otto anni dopo; mentre in Piemonte è sceso da 360,8 miliardi a 336,2 e in Liguria da 267,1 miliardi a 253,9.
Quanto alle attività finanziarie - contante, depositi bancari, risparmio postale, titoli, azioni, partecipazioni e, fra l'altro, quote di fondi comuni di investimento – in Piemonte, le famiglie ne possedevano per 396,4 miliardi al 31 dicembre 2016 (400 miliardi alla stessa data 2008), in Liguria per 136,2 miliardi (127,4) e in Valle d'Aosta per 10 miliardi tondi (10,2).
A fronte delle attività, però, in Piemonte le famiglie avevano passività finanziarie (debiti) per 69,9 miliardi a fine 2016 (65,4 miliardi otto anni prima), in Liguria per 24,6 miliardi (23,4) e in Valle d'Aosta per 1,8 miliardi (1,7).
Disaggregando i dati di Banca d'Italia, si rileva che la ricchezza netta delle famiglie è diminuita di 32,6 miliardi e del 4,3% in Piemonte e di 11,5 miliardi e del 2,9% in Liguria, mentre è rimasta sostanzialmente invariata in Valle d'Aosta.

Fenera & Partners sgr: raccolti 100 milioni tra i nuovi investitori spicca Reale Group

Pietro Mazza Midana e Giacomo Stratta
Centrato il primo obiettivo: Fenera & Partners sgr ha comunicato di avere già raccolto 100 milioni di euro e che i suoi fondi di private equity, private debt e private equity real estate sono in piena operatività e stanno selezionando quelli che risulteranno i loro primi investimenti. Il gestore indipendente torinese di fondi alternativi globali, autorizzato dalla Banca d'Italia nel gennaio scorso, ha anche aggiunto che tra i suoi nuovi investitori istituzionali spicca Reale Group, “con una quota di investimento significativa e progressiva”.
Giacomo Stratta, amministratore delegato di Fenera & Partners Sgr, che punta alla raccolta di 150 milioni, ha commentato: “Siamo molto soddisfatti del lavoro compiuto in questi primi mesi e della fiducia che investitori come Reale Mutua hanno riposto in noi. Crediamo fortemente nelle potenzialità di questo progetto di cui siamo non solo gli ideatori, ma anche fra i più importanti sottoscrittori”.
Oltre al management, rappresentato da Giacomo Stratta e Pietro Mazza Midana, nella compagine societaria della nuova Sgr torinese figurano Fenera Holding, Banca Sella Holding, Banca Patrimoni Sella & C e il gruppo Pkb-Cassa Lombarda. Presidente di Fenera & Partners Sgr è Alberto Savio. Della squadra manageriale fanno parte Silvia Garino (responsabile finanziario), Roberto Reggiani (analisi mercato) e Stefano Pera (marketing strategico e reporting).

Centrale del Latte d'Italia: salads & fruits ceduta alla Zerbinati di Casale Monferrato

Simone Zerbinati
Un accordo tutto piemontese nell'agroindustria. Protagoniste la torinese Centrale del Latte di Torino (Cli) e la Zerbinati di Casale Monferrato. Secondo l'intesa, ufficializzata oggi, la Centrale del Latte di Torino cede alla Zerbinati la business unit “salads & fruits”, localizzata a Casteggio (pavia) e dotata di 26 dipendenti, la cui continuità è stata assicurata; inoltre, attraverso la sua rete commerciale, la Cdi distribuirà tutti i prodotti della Zerbinati, la quale è tra i leader nel mercato italiano di verdure fresche pronte al consumo, piatti pronti freschi quali zuppe, vellutate, contorni, oltre che i Burger'Z, i primi burger vegetali gluten free.
Costituita nel 1970 da Ferdinando Zerbinati, l'impresa di Casale Monferrato, che conta 280 dipendenti, vede già in attività al suo interno la terza generazione, formata da Gianluca, Simone e Valentina Zerbinati, nipoti del fondatore, il cui figlio Giorgio è il titolare e padre di Simone, il direttore generale.
Simone Zerbinati è anche presidente del Gruppo giovani di Confindustria Alessandria e nel 2014 è stato nominato “imprenditore dell'anno” dalla locale Camera di commerio.
Luigi Luzzati
La Centrale del Latte d'Italia, terzo gruppo italiano del settore, cinque stabilimenti produttivi, 430 dipendenti, presieduta da Luigi Luzzati, nel primo trimestre di quest'anno ha avuto ricavi netti consolidati per 45,5 milioni (+5,1% rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso) e un margine operativo lordo di 1,7 milioni (+146%); ma il suo risultato pre-imposte è stato negativo per 440.000 euro (nell'intero 2017 la perdita è stata di 1,1 milioni).
Quotata in Borsa, la Cdi oggi ha chiuso a 3,02 euro, lo 0,33% in meno rispetto a ieri.

Reply stellare: l'azione è salita a 58,4 euro capitalizzazione record di 2,185 miliardi


Mario Rizzante, presidente e ad Reply
Reply stellare. Oggi, 18 giugno, l'azione della società torinese controllata e guidata dalla famiglia Rizzante, si è impennata a 58,40 euro, facendo segnare un incremento del 5,04% rispetto a venerdì scorso e, soprattutto, il suo nuovo record storico. Così, fra l'altro, il valore riconosciuto a Reply da Piazza Affari è balzato a 2,185 miliardi, cifra che vale il tredicesimo posto nella classifica delle quotate del Nord Ovest per capitalizzazione. Reply ha superato Astm-Autostrada Torino Milano (gruppo Gavio).
Rispetto a un anno fa, Reply vale il 43,3% in più e l'incremento diventa del 91,8% nei confronti di due anni fa e del 160,3% rispetto a tre anni fa.
Mario Rizzante, presidente e amministratore delegato, oltre che fondatore di Reply, ha manifestato l'obiettivo di rendere l'impresa di famiglia, ormai multinazionale, “punto di riferimento, consulenziale e tecnologico, sulla frontiera delle tecnologie quali il cloud computing , la blockchain e l'intelligenza artificiale”. Gli investitori sono convinti.
Tatiana e Filippo Rizzante, figli del presidente Mario
Anche i risultati confermano le capacità e le potenzialità di Reply, alla cui guida Mario Rizzante è affiancato dalla figlia Tatiana (amministratore delegato e cofondatore) e dal figlio Filippo (consigliere di amministrazione e chief technology officer) : nel primo trimestre, il gruppo ha fatturato 238,9 milioni (+14,6%), ha conseguuito un margine operativo lordo di 32,2 milioni (+14,8%) e un utile di 28,3 milioni (+11,7%) prima delle imposte. Al 31 marzo, aveva una posizione finanziaria netta positiva per 124 milioni, a fronte dei 57 milioni del 31 dicembre scorso.
Oggi, l'azione Reply ha fatto registrare la nona maggiore performance dell'intera Borsa Italiana, mentre altre due quotate che fanno riferimento al Piemonte hanno conquistato il podio dei rialzi: si tratta di Visibilia Editore (+9,83%) e della Borgosesia (+9,01%).
Quanto alle società appartenenti al paniere Ftse Mib, che raggruppa le 40 principali di Piazza Affari, il terzo maggior incremento è stato di Fca-Fiat Chrysler Automobiles, che ha chiuso la seduta a 17,996 euro, lo 0,57% in più rispetto al prezzo precedente.

News dalle Fondazioni piemontesi

LA CONSOLATA TORNA ALL'ANTICO SPLENDORE
Il Santuario della Consolata a Torino
Il chiostro del Convitto e la cupola del Santuario della Consolata, luogo di culto tra i più antichi di Torino e capolavoro del barocco piemontese, sono tornati allo splendore originario, proprio alla vigilia della tradizionale festa della Consolata, in seguito alle opere di restauro finanziate con 670.000 euro dalla Fondazione Crt, che da tempo è il principale sostenitore dei lavori di recupero e valorizzazione di uno dei simboli della Città.
Dopo 300 giorni di cantiere, a luglio, risulterà del tutto conclusa la prima parte dell'intervento riguardante il complesso della Consolata, per il quale la Fondazione torinese presieduta da Giovanni Quaglia ha stanziato un milione di euro. Una seconda tranche di lavori riguarda il cantioere e le annesse opere di restauro delle fasi costruttive e decorative pre-guariniane.
“Il Santuario della Consolata è un patrimonio sacro, ma anche artistico e culturale di Torino e di tutto il territorio; per questo – ha commentato Giovanni Quaglia- abbiamo deciso di riconsegnare alla città il Chiostro del Convitto nella sua veste rinnovata, in occasione della festività della Consolata”, al cui recupero completo la Fondazione Crt ha destinato quattro milioni di euro, nell'ambito di un progetto più ampio che riguarda i Santuari delle 18 diocesi del Piemonte e della Valle d'Aosta.

ACCELERAZIONE IMPRENDITORIALE NEL CUNEESE
Un momento di gruppo del GrandUp! 
Con il Granda Opportunity Day si è conclusa, pochi giorni fa, la prima edizione di GrandUp!, il programma di accelerazione territoriale dedicato alla provincia di Cuneo e promosso dalla locale Fondazione Crc con il partnership tecnica di SocialFare/Centro per l'innovazione sociale. Il nuovo progetto è stato realizzato in collaborazione con le principali associazioni provinciali di categoria – Coldiretti, Confartigianato. Confcommercio, Confcooperative, Confindustria – e con Ping-Pensare in Granda.
Selezionati fra 47 candidati, i dieci progetti finalisti del programma sono stati presentati dai rispettivi team, che, nei mesi scorsi, hanno partecipato a un percorso formativo finalizzato a strutturare meglio le idee progettuali per trasformarle in opportunità di crescita imprenditoriale e ad approfondire il tema dell'innovazione sociale.
La giuria qualificata del Granda Opportunity Day, composta da rappresentanti della Fondazione Crc, SocialFare, Compagnia di San Paolo, Fondazione Crt, Fondazione Cr Bra, Accademia di progettazione sociale Maurizio Maggiora e la start up torinese Synapta, ha aggiudicato un premio di 5.000 euro ai progetti L'orto di una volta, Agrisalute, Humus, Chiamabus. Inoltre. È stata data a Humus e al progetto Ecostalla, la possibilità di accedere direttamete al programma di accelerazione per start up a impatto sociale di SocialFare ttraverso la call Foundamentaà#6. SocialFare si è anche dichiarata disponibile ad approfondire la possibilità di accompagnamento dei progetti Salva il tappo e Il rifugio.

L'UFFICIO PIO HA AIUTATO OLTRE 13.000 PERSONE
Nanni Tosco, presidente dell'Ufficio Pio della Compagnia di San Paolo
Nel 2017, l'Ufficio Pio della Compagnia di San Paolo, con i suoi nove progetti istituzionali, finanziati con 14,8 milioni di euro, ha sostenuto, direttamente o indirettamente, 13.014 persone in difficoltà (+11% rispetto al 2016), delle quali 9.791 in condizioni di povertà assoluta. Il dato emerge dall'ultimo bilancio di missione dell'ente strumentale della Compagnia di San Paolo, il cui consiglio di amministrazione è stato confermato, nella sua interezza, per il secondo mandato (presidente è Nanni Tosco, direttore Silvia Cordero).
I progetti istituzionali dell'Ufficio Pio sono organizzati in tre aree di intervento: Contrasto alla povertà (3.004 le famiglie aiutate nel 2017, con un impegno di 6,9 milioni di euro); Prevenzione della povertà (1.207 le persone sostenute, con aiuti complessivi per 2,4 milioni), Inclusione e reinserimento (281 persone hanno potuto avere un accompagnamento educativo, psicologico, professionale ed economico, per ritrovare o ricostituire il contestato familiare, abitativo o lavorativo perduto, attività che hanno comportato una spesa di 1,2 milioni).

Cornaglia Group in grande ripresa

I fratelli Pier Mario e Umberto Cornaglia, entrambi ad Cornaglia
Cornaglia Group in gran ripresa. Nel passato esercizio, l'impresa torinese posseduta interamente dalla famiglia Cornaglia, i cui esponenti ne sono personalmente alla guida, ha aumentato di un quarto il suo fatturato consolidato, arrivato così a 185 milioni di euro (per la precisione, l'incremento è stato del 24% rispetto al 2016).
Il balzo dei ricavi, trainato dalle vendite dei catalizzatori per autoveicoli, ha comportato il miglioramento della redditività con conseguente chiusura in attivo anche del bilancio consolidato, dopo il sostanziale pareggio precedente, oltre che il superamento dei 50 milioni del patrimonio netto.
Il Gruppo torinese ha origine nel 1916, per iniziativa di Giuseppe Cornaglia, il quale, trasferitosi da Fossano a Torino, a 31 anni diventa socio di un'azienda metallurgica, che diventerà la Officine Metallurgiche Cornaglia, società inizialmente stampatrice di lamiere per conto terzi e poi artefice del gruppo specializzato nella realizzazione di sistemi e componenti avanzati per le industrie dell'automobile, dei veicoli industriali e commerciali, delle macchine movimento terra e dei trattori.
Lo sviluppo internazionale, iniziato a metà degli anni '90, ha portato l'impresa a espandersi prima in Polonia e Romania, poi in India son due joint ventures e, negli ultimi cinque anni, in Turchia, Canada e Brasile.
Opera come Tier 1 sia per il settore auto che autocarro/trattore/off road con quattro grandi divisioni (lamiera, plastica, exhaust, filtrazione), producendo, fra l'altro, sistemi di scarico e di aspirazione, coppe olio in lamiera e plastica, serbatoi, filtri aria, componenti interni/esterni per le cabine dei trattori/macchine off road.
Un'eccellenza Cornaglia Group è l'Innovation Centre, riconosciuto dal Miur (ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca), una struttura d'avanguardia dove lavora una cinquantina di persone altamente specializzate. Fra l'altro, l'Innovation Centre vanta una partnership decennale con il Politecnico di Torino, che ha l'obiettivo di realizzare progetti di ricerca e sviluppo, stage/tirocini e dottorati mirati anche all'assunzione. Non solo: al fine di rendere ancora più efficiente la sinergia, da un paio d'anni la Cornaglia ha un proprio ufficio all'interno del campus del Politecnico.
Sede legale a Beinasco e amministrativa a Villarbasse, cintura di Torino, il gruppo Cornaglia conta un migliaio di dipendenti. Al suo vertice si trova la Cornaglia Spa, presieduta da Roberta Cornaglia, sorella di Umberto e Pier Mario, entrambi amministratori delegati.
La famiglia Cornaglia alla festa dei cento anni dell'impresa
Nell'impresa, che fa parte del programma Elite della Borsa Italia, dedicato alle società con obiettivi ambiziosi di crescita e di forte internazionalizzaione, lavora già, con rilevanti responsabilità operative, la quarta generazione Cornaglia: Pier Antonio e Tommaso, figli di Umberto, ed Edoardo, figlio di Pier Mario.
La famiglia Cornaglia è attiva pure in altri campi: servizi (possiede la Lit, lavanderia industriale), arredamento (Plartdesign) e immobiliare.

Quotate Nord Ovest: 18 in rialzo, 21 in calo nelle prime due settimane di questo mese

Matteo Colanfrancesco (Bim)
Alla boa di metà mese, il “campionato” borsistico delle 40 quotate che fanno riferimento al Nord Ovest vede sul podio dei rialzi la Visibilia Editore della cuneese Daniela Santanchè, la torinese Bim-Banca Intermobiliare ora guidata da Matteo Colafrancesco e la Pininfarina. Invece, i tre titoli che hanno avuto i maggiori ribassi percentuali nelle ultime due settimane sono Cnh Industrial, la Sias dei Gavio e Ubi Banca, che ha come maggiore socio singolo la Fondazione Crc di Cuneo.
Dal 1 giugno a venerdì scorso, le azioni di società del Nord Ovest che hanno incrementato il loro valore sono state 18, a fronte delle 21 che lo hanno diminuito e una – la torinese Cover 50 – che l'ha mantenuto invariato.
“Confermando che i fatti, nazionali e internazionali, politici ed economici, pur rilevanti (governo del cambiamento con inedita maggioranza giallo-verde in Italia, pace atomica Usa-Corea del Nord, annuncio della fine degli acquisti di titoli pubblici da parte della Bce di Mario Draghi, dazi di Trump alla Cina e, fra l'altro, i nuovi cali del petrolio) influiscono non sull'intero listino, neppure sullo stesso settore e non nella stessa misura. Ogni azione ha un andamento proprio, conseguente soprattutto ai propri fondamentali” si legge, oggi 17 giugno, sul Corriere Torino, edizione locale del Corriere della Sera.
Tornando al bilancio di venerdì: dal 1 giugno, sono cresciuti i prezzi delle azioni di Visibilia Editore (+33,4%), Bim (+23,1), Pininfarina (+13,8), Ferrari (+12,4), M&C (+9,6), Diasorin (+8,8), Erg (+8,1) Reply (+7), Ki Group (+6,6), Cairo Communication (+6), Italgas (+5,9), Juventus (+4,8), Iren (+4,4), Banca Carige (+3,8), Biancamano (+3,2), Dea Capital (+1,9), Basicnet (+1,8) e Vittoria Assicurazioni (+0,3).
Al contrario, hanno denunciato perdite di valore Cnh Industrial (-8,6%), Sias (-7), Ubi Banca (-5,8), Fidia (-4,7), Borgosesia (-4,3), Cofide (-4,2), Damiani (-3,9), Cda Advance Capital (-3,8), Fca-Fiat Chrysler Automobiles (-3,3), Rcs MediaGroup (- 2,9), Gedi Gruppo Editoriale (-2,8), Exor (-2,7), Cir (-2,5), Tecnoinvestimenti (-2,4), Prima Industrie (-2,2), Astm-Auostrada Torino Milano (-2), Intesa Sanpaolo (-1,9), Italia Independent (-1,5), Buzzi Unicem e Sogefi (-1,4), Centrale del Latte d'Italia (-1,3).
In particolare, nell'ultima settimana hanno fatto segnare i loro nuovi record storici: Ferrari (127,65 euro), Reply (55,90 euro) e Diasorin (93,35 euro).

Una "Mela d'oro" all'albese Elena Miroglio e un'altra alla torinese Carla Demaria

Elena Miroglio
Una “Mela d'oro” a due piemontesi d'eccellenza nel sistema economico. A Roma, pochi giorni fa, hanno ricevuto il prestigioso e ambito premio Marisa Bellisario “Donne ad alta quota” 2018, l'albese Elena Miroglio e la torinese Carla Demaria. Il riconoscimento, istituito nel 1989 per ricordare Marisa Bellisario, prima top manager italiana, è stato attribuito a Elena Miroglio quale vincitrice nella categoria imprenditoria e a Carla Demaria per la categoria management.
Classe 1970, laurea in Economia e commercio alla Cattolica di Milano e specializzazione in Business and Management all'Universitò di Santa Barbara (California), Elena Miroglio è vice presidente della Miroglio, società a capo dell'omonimo gruppo familiare di Alba, oltre che presidente della Miroglio Fashion. Dal 2007 è Cavaliere della Repubblica, per il contributo dato dal marchio Elena Mirò e dall'azienda all'emancipazione delle donne da un concetto estetito costrittivo.
Il Gruppo Miroglio, che ha origini nel 1947, attivo nel settore tessile e della moda, è presente in 34 Paesi con 49 società operative e quattro insediamenti produttivi. Annualmente, confeziona 20 milioni di capi e stampa 50 milioni di metri di tessuti. Dispone di 1.100 punti vendita monomarca e vanta cinque milioni di clienti fidelizzate. Circa 5.500 i dipendenti e fatturato di 622 milioni nel 2016, principali marchi: Motivi, Oltre, Caractére, Fiorella Rubino, oltre a Elena Mirò-
La capogruppo Miroglio spa, presieduta da Giuseppe Miroglio, è controllata per il 70% dalla Mirfin dei fratelli Giuseppe, Elena ed Elisa Miroglio, figli di Carlo; per il 15,24% da Edoardo Miroglio, figlio di Franco, come la sorella Nicoletta, titolare del 14,70% del capitale. Edoardo e Nicoletta sono i cugini di Giuseppe, Elena ed Elisa, essendo figli rispettivamente dei fratelli Carlo e Franco Miroglio, la coppia artefice del grande sviluppo dell'impresa albese.
Carla Demaria, premio Bellisario 2018  per il management
Carla Demaria, nata a Torino, 58 anni, figlia di un imprenditore nel campo dell'insonorizzazione industriale, mancato quando lei aveva solo 13 anni, è presidente di Monte Carlo Yacts (costruisce, a Monfalcone, panfili da oltre 20 metri a motore, conta quasi 450 dipendenti e nel 2017 ha fatturato oltre 70 milioni) e di Bénétau Italia, società dell'omonimo colosso francese della nautica del quale è direttore. Il gruppo Bénétau, fondato oltre 130 anni fa, ha oltre 7.000 dipendenti e un fatturato superiore al miliardo di euro. Inoltre, Carla Demaria è, dal 2015, presidente di Ucina Confindustria Nautica, dopo esserne stata vice.
Considerata una lady di ferro dai suoi collaboratori, che dicono lavori 16 ore al giorno, inizialmente ha lavorato, per una ventina d'anni, nella Azimut di Paolo Vitelli. Al Salone di Londra, a Carla Demaria è stato attribuito il riconoscimento di “miglior manager al mondo della nautica da diporto”, aggiunto a quello di “personalità dell'anno” ricevuto, nel 2016, al Salone nautico Asia.

Conti pubblici: perché il debito cresce nonostante l'aumento delle entrate

Giuseppe Conte, nuovo capo del Governo
Passa il tempo, cambiano i governi e i loro colori, ma il debito pubblico continua a crescere, inesorabilmente; così come continuano a crescere le entrate tributarie, cioè le tasse. Solita Italia, solito sistema di gestione: gli amministratori pubblici spendono più di quanto incassano, nonostante gli aumenti progressivi degli incassi. E dato che non riducono le uscite, ecco che l'indebitamento sale. Fenomeno confermato dai dati comunicati oggi dalla Banca d'Italia e dal Mef, il ministero dell'Economia e delle Finanze.
Debito. Alla fine di aprile è risultato di 2.311,703 miliardi di euro, 9,348 miliardi in più rispetto alla fine di marzo e 40,141 miliardi in più rispetto al 30 aprile 2017. A fine dicembre era ancora di .2.263,056 miliardi. Dall'analisi storica emerge che, ogni tanto, c' è un rallentamento; ma poi riparte, riaccelera, risale. La tendenza è sempre quella.
Sembrava che almeno le amministrazioni pubbliche locali stessero invertendo la rotta; ma in aprile c'è stata una doccia fredda. Il debito complessivo di Regioni, Province autonome e non, Città metropolitane, Comuni e altri enti territoriali al 30 aprile è risalito a 88,165 miliardi, dagli 87.939 di fine marzo e gli 87,932 del 31 gennaio.
In particolare, al 30 aprile, il debito di Regioni e Province autonome è ammontato a 31,507 miliardi, quello di Province e Città metropolitane a 7,191 miliardi e quello dei comuni è tornato sopra i 40 miliardi (40,003).
Entrate. Nei primi quattro mesi di quest'anno, il Fisco ha incassato 130,224 miliardi (+3,9% rispetto allo stesso periodo del 2017). Di questa somma, 128,217 miliardi si devono alle entrate dello Stato (+2,8%) e 8,288 miliardi agli enti territoriali (+4,6%). Le addizionali hanno reso 2,754 miliardi alle Regioni (+1,1%) e 909 milioni ai Comuni (+2,1%); dall'Irap sono derivati 4,117 miliardi (+4,7%), dall'Imu-Imis 483 milioni (+34,9%) e dalla Tasi 25 milioni (+13,6%).
Non da meno sono gli enti previdenziali che, insieme, dal primo giorno di gennaio all'ultimo di aprile, hanno registrato entrate contributive per 77,238 miliardi (+2,9% rispetto al corrispondente periodo dell'anno scorso): 70,937 miliardi l'Inps (+2,8%), 3,887 miliardi l'Inail (+4,8%) e 2,414 miliardi gli enti previdenziali privatizzati (+2,8%).

La Damiani aumenta il fatturato e il mol però chiude l'esercizio ancora in perdita

Giorgio Grassi Damiani, la sorella Silvia, la madre Gabriella e il fratello  Guido
Damiani poco splendente. Venerdì scorso, giorno in cui la famosa e prestigiosa Casa valenzana dei gioielli ha presentato il suo bilancio relativo all'esercizio 2017-2018, Piazza Affari ha reagito attribuendo al titolo Damiani un incremento di valore del 2,08% e un prezzo finale di 0,98 euro; nonostante i risultati non brillanti.
Se è vero, infatti, che il totale dei ricavi del gruppo sono saliti a 164,262 milioni dai 181,709 dell'esercizio chiuso il 31 marzo 2017, è altrettanto vero che il risultato netto consolidato è stato negativo per 4 milioni (5,5 miliardi la perdita denunciata nel bilancio precedente) e l'indebitamento netto è ammontato a 57,3 milioni rispetto ai 53,1 milioni al 31 marzo dell'anno scorso).
Anche la capogruppo ha registrato una crescita dei ricavi (da 141,6 a 144,4 milioni), accompagnata però dalla perdita di 6,2 milioni, principalmente a causa delle rettifica di valore di una partecipazione. Comunque, il Consiglio di amministrazione ha deliberato di proporre all'assemblea dei soci di ripinare il “rosso” dell'esercizio utilizzando le riserve disponibili.
Il rialzo della Damiani in Borsa, quindi, si spiega probabilmente con il margine operativo lordo, che è risultato di 5,3 milioni a livello consolidato (+24,1% rispetto all'esercizio precedente, che beneficiava di proventi non ricorrenti per 1,5 milioni, escludendo i quali l'incremento sarebbe del 93%) e di 6,4 milioni a livello di capogruppo (in linea).
Sharon Stone, testimonial della Damiani 
La Damiani, che dal 2016 controlla la Venini, vanta marchi quali Salvini, Bliss, Calderoni e Rocca 1794 (orologi di alta gamma). Al 31 marzo 2018, gestisce 63 punti di vendita diretti nel mondo, di cui 49 monomarca Damiani, localizzati nelle vie del lusso delle principali città e nei più esclusivi luxury department stores. Fondata nel 1924 a Valenza, polo italiano del gioiello e dell'oro, la Damiani è quotata in Borsa dal 2007. Nell'ultima seduta, Piazza Affari l'ha valutata 81 milioni.
Da sempre la società è controllata dalla famiglia, che ne possiede il 76% delle azioni: il 59% attraverso la holding famigliare Leading Jewels, che fa capo a Guido Grassi Damiani, presidente e amministratore delegato dell'omonima capogruppo, oltre che azionista diretto con il 6%, la stessa quota del fratello Giorgio, vice presidente e amministratore delegato. La sorella Silvia, vice presidente e responsabile della comunicazione, possiede il 5%.
Il flottante è pari al 17%, perchè il restante 7% è costituito da azioni proprie.
Il 4 giugno appena passato, il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha nominato Silvia Damiani “cavaliere dell'Ordine della Stella d'Italia”, onorificenza attribuita a chi si è distinto nel promuovere e sviluppare le relazioni con altri Paesi, sia in campo economico che culturale.
Numerose le bellezze testimonial della Damiani, fra le quali Sharon Stone, Isabella Rossellini, Gwineth Paltrow e, ultimamente, Nicoletta Romanoff.