Emorragia dell'artigianato nel Nord Ovest chiuse 5.000 imprese nel primo trimestre


Emorragia dell'artigianato in tutte le tre regioni del Nord Ovest. Dall'inizio di gennaio alla fine di marzo di quest'anno, le imprese artigiane che hanno cessato l'attività sono state quasi 5.000 (per la precisione 4.955), a fronte delle 3.681 che hanno aperto i battenti nello stesso periodo. Nel trimestre, pertanto, l'artigianato del Nord Ovest ha perso 1.274 imprese, abbassando a 165.934 il totale di quelle ancora operative e iscritte alle locali Camere di commercio.
Giorgio Felici, presidente ConfartigianatoPiemonte
I dati sono di Unioncamere-Infocamere, dal cui censimento è emerso che, nel primo trimestre 2018, il Piemonte si è impoverito di 878 imprese artigiane (2.690 le nate e 3.568 le scomparse), di 340 la Liguria (898 le nuove iscrizioni al registro delle Camere di commercio e 1.238 le cancellazioni) e di 56 la Valle d'Aosta (93 nuove aperture e 149 chiusure).
Al 31 marzo, le imprese artigiane in attività sono risultate 118.472 in Piemonte, 43.849 in Liguria e 3.613 in Valle d'Aosta.
In particolare, nel primo trimestre di quest'anno, il capoluogo subalpino e la sua provincia hanno perso altre 421 imprese artigiane, il numero assoluto più alto in Italia dopo quello della provincia di Roma (493). Nella provincia di Torino, infatti, le imprese che hanno cessato l'attività dal primo giorno di gennaio all'ultimo di marzo sono state 1.768 – più che a Roma (1.717) e meno solo rispetto alla provinci di Milano (2.273); mentre sono risultate 1.348 quelle che si sono iscritte al registro delle imprese della Camera di commercio presieduta da Vincenzo Ilotte.
“Così, il sistema provinciale delle imprese artigiane – ha riportato il Corriere Torino, edizione locale del Corriere della Sera - è dimagrito di un ulteriore 0,69% rispetto ai primi tre mesi 2017, tasso inferiore alla media regionale (-0,73%) e nazionale (-0,82%), ma superiore a quelli delle province di Vercelli e Cuneo (-0,67%), Novara (-0,63%) e Asti (-0,42%).
Cali maggiori di quello torinese, invece, sono emersi dalle province di Verbania (-0,79%), Alessandria (-0,95%) e Biella (-1,53%). Infatti, è risultata negativa per 80 unità la differenza tra le imprese che hanno avviato l'attività e quelle che l'hanno cessata dall'inizio di gennaio alla fine di marzo nella provincia di Biella, mentre è stata di 107 nell'Alessandrino, 34 nel Verbano-Cusio-Ossola, 31 nel Vercellese, 119 nel Cuneese, 60 nel Novarese e 26 nell'Astigiano.
Giancarlo Grasso, presidente Confindustria Liguria
Per quanto riguarda le province liguri, Unioncamere, l'Unione nazionale delle camere di commercio, ha rilevato che nel primo trimestre di quest'anno, Genova ha perso 228 imprese artigiane (406 le nate e 634 le scomparse), Imperia 21 (181 nuove iscrizioni e 202 cancellazioni), Savona 70 (rispettivamente 185 e 255), La Spezia 21 (181 e 202).
L'emorragia dell'artigianato è un fenomeno preoccupante, non soltanto perché è indicativo di un impoverimento dell'apparato produttivo, con le sue inevitabili conseguenze sul pil locale e sui posti di lavoro; ma anche perché denota un affievolimento di quello spirito d'iniziativa individuale che è fondamentale per la crescita dell'economia. Particolarmente grave è proprio l'arretramento dell'artigianato, da sempre una fonte essenziale e una culla dell'imprenditoria.

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