Compagnia di San Paolo: Firpo e Ferrari primi favoriti alla successione di Gastaldo

Per molti sarà Stefano Firpo, 44 anni, torinese doc, direttore generale del ministero dello Sviluppo Economico (Mise) dal marzo 2015, il prossimo Segretario generale della Compagnia di San Paolo, la seconda maggiore Fondazione di origine bancaria in Italia per patrimonio (il valore di mercato delle sue attività finanziarie ammonta a 7,3 miliardi di euro) e maggiore azionista singolo di Intesa Sanpaolo, il gruppo bancario che capitalizza oltre 52 miliardi.
Stefano Firpo

Che il successore di Piero Gastaldo, decisissimo a lasciare la “Compagnia” entro l'anno, forse subito dopo l'approvazione del bilancio 2017, sarà Stefano Firpo è convinzione diffusa, da mesi. Per le sue indubbie qualità e capacità. Comunque viene dato in pole position. 

Ma c'è anche qualcuno che sussurra altri nomi, primo fra tutti quello di Carla Patrizia Ferrari, direttore Finanza della Compagnia di San Paolo, alle dirette dipendenze di Gastaldo, oltre che consigliere di amministrazione della Cdp-Cassa Depositi e Prestiti, presidente di Equiter e della società consortile Compagnia di San Paolo Sistema Torino.
Carla Patrizia Ferrari
 Considerata una delle più potenti e determinante manager italiane, Carla Ferrari, torinese a tutti gli effetti anche se nata, nel 1957, a Genova, dove si è laureata in Economia e commercio, ha iniziato la sua brillante carriera nell'allora Istituto Bancario San Paolo di Torino, nel 1988, come responsabile dell'Osservatorio economico della filiale di Francoforte. Per la banca di piazza San Carlo è poi stata responsabile dell'Ufficio studi economici e della Segreteria di direzione generale, quindi numero uno della Direzione Enti e aziende pubbliche, amministratore delegato e direttore generale di Banca Opi, amministratore delegato di Sinloc e, infine, di Equiter. E ha chiuso l'esperienza nel gruppo Intesa Sanpaolo al massimo livello, cioè come componente del Consiglio di Gestione della Banca al vertice dell'impero.

Spostata con Giorgio Spriano, chef risk officer di Fideuram Intesa Sanpaolo Private Banking, Carla Ferrari è stata, fra l'altro, consigliere di amministrazione di Finpiemonte, Filse, Finaosta, Ambienta Sgr, Iren, Transdev, Iride e Aem Torino. 

Nella Compagnia di San Paolo le Direzioni, tutte facenti capo direttamente al Segretario generale, sono tre: la Direzione Finanza, della quale è responsabile appunto Carla Ferrari; la Direzione Organizzazione e Amministrazione (responsabile Giorgia Valle) e la nuova Direzione Sviluppo del Territorio, che ha al vertice il giovane Alberto Anfossi, entrato in Compagnia, poco più di quattro anni fa, come capo del fund raising, ma diventato presto direttore generale della società Compagnia di San Paolo Sistema Torino, incarico lasciato per assumere, all'inizio di gennaio di quest'anno, quello di responsabile della Direzione al vertice delle aree relative alle attività istituzionali e diverse funzioni di staff. 
Una direzione molto rilevante, tale da ingenerare, in alcuni, la convinzione che Alberto Anfossi faccia parte della rosa dei papabili alla Segreteria generale.  Laurea magistrale in Fisica a Torino, nel 2002, poi dottorato in Fisica teorica al Politecnico, Alberto Anfossi ha anche conseguito un master in Economia al Collegio Carlo Alberto, fucina di grandi talenti.

Tornando al favorito: Stefano Firpo si è laureato in Scienze politiche, sotto la Mole, con 110 lode e dignità di stampa (è stato premiato per la miglior tesi dell'anno accademico 1997-98); poi ha conseguito un master in Global market economics alla London School of Economics and Political Sciences e un master in Economia al Coripe Piemonte (relatrice Elsa Fornero).
Dal 2004 al 2007, Stefano Firpo è stato responsabile della segreteria di presidenza del “San Paolo” di Enrico Salza, dal quale lo ha “rilevato” l'amministratore delegato, Corrado Passera, portandoselo a Milano con l'incarico di responsabile dell'Ufficio del Consigliere delegato e Ceo. Lo stesso Passera, diventato ministro dello Sviluppo economico e delle Infrastrutture (governo Monti) nel 2011 l'ha voluto con sé a Roma come capo della Segreteria tecnica, carica ,mantenuta anche con i successi ministri Flavio Zanonato e Federica Guidi.

Dal marzo del 2015, Stefano Firpo è direttore generale del Mise per la Politica industriale, la Competitività e le Pmi, confermato da Carlo Calenda, ministro prima con Renzi e poi con Gentiloni. Anche a Roma, Stefano Firpo ha molti estimatori, di gran peso e potere, che puntano a tenerlo nella Capitale. La partita è aperta. E in casi come questi le sorprese non sono rare.

Gavio e soci perdono 318 milioni in 8 ore

E' costata cara, alla famiglia Gavio e ai suoi soci, la seduta borsistica di oggi, 30 gennaio. In otto ore, gli azionisti di Astm-Autostrada Torino Milano e della Sias, quotate entrambe controllate dai Gavio di Tortona, hanno “perso” 318 milioni di euro. “Perso” tra virgolette, perché la perdita è reale soltanto per chi ha venduto i titoli al prezzo di chiusura delle contrattazioni e li aveva comprati al primo prezzo di questa mattina, all'apertura delle compravendite. Per tutti gli altri la perdita è solo virtuale.
Alle 9,30, l'azione Astm valeva 24,30 euro e quella Sias 15,99 euro. L'ultimo contratto relativo a Astm è stato chiuso a 22,65 euro (-7,36% rispetto a ieri) e a 15,31 euro (-6,42%) quello riguardante Sias. Per tutti e due i titoli sono i prezzi più bassi dall'inizio di gennaio. Nonostante questo, però, sono rimasti molto, molto più alti rispetto a un anno fa. Il 30 gennaio dell'anno scorso, l'azione Astm valeva 10,500 euro e 7,690 euro l'azione Sias, perciò meno della metà di oggi.
Per giustificare il ridimensionamento odierno del valore delle due società del gruppo Gavio, quarto maggior gestore autostradale al mondo, sono stati tirati in ballo i rapporti degli analisti di Equita e di Mediobanca, meno favorevoli; inoltre, è stato commentato che i cali sono conseguenti alle vendite di chi ha ritenuto di avere già guadagnato abbastanza, piuttosto che alla considerazione che le due quotate hanno già risentito dei benefici derivanti dalla crescita dei ricavi e delle nuove tariffe. Interpretazioni. Si vedrà.

Beniamino Gavio, n.1 dell'omonimo Gruppo

ORSERO E BIANCAMANO

Da segnalare, oggi, i risultati di altre due quotate riconducibili, per varie ragioni, al Nord Ovest: le liguri Orsero e Biancamano. Due dati di segno opposto.
L'azione della Orsero, guidata da Raffaella Orsero, che ne è anche azionista di rilievo, ha chiuso a 8,66 euro, prezzo inferiore del 3,35% rispetto a ieri e il più basso dell'ultimo biennio.
Al contrario, l'azione della Biancamano, impresa tra le principali nel settore dell'igiene ambientale e facente capo ai savonesi Pizzimbone, ha terminato la seduta a 0,328 euro, il 4,13% più di ieri.


G. B. Pizzimbone, presidente Biancamano 


Raffaella Orsero, guida dell'omonima impresa

Oltre 51.000 assunzioni entro fine mese

Boccata d'ossigeno per il mondo del lavoro. Gennaio dovrebbe chiudersi con oltre 51.000 nuove assunzioni da parte delle imprese del Nord Ovest operanti nell'industria e nel settore dei servizi. La previsione è di Unioncamere, l'Unione nazionale delle Camere di commercio. Dalle rilevazioni del suo Sistema Informativo Excelsior, realizzato in collaborazione con Anpal, è emerso che risulteranno 39.690 i nuovi contratti di lavoro firmati in Piemonte, 10.350 in Liguria e 1.330 in Valle d'Aosta. Complessivamente, appunto, 51.370, pari al 10,45% dei 481.170 dell'intera Italia.
A livello nazionale, le dieci professioni più richieste dalle aziende nel mese sono quelle di addetto alle vendite (oltre 42.000 i posti offerti), addetto alle attività di ristorazione (quasi 40.000), addetto non qualificato per i servizi di pulizia (circa 36.000), tecnico dei rapporti con i mercati (32.670), autista (27.790), impiegato alla segreteria e agli affari generali (22.110), addetto non qualificato allo spostamento e alla consegna di merci (circa 15.000), artigiano e operai specializzato nelle rifiniture delle costruzioni (13.080), meccanico artigianale, montatore, riparatore e manutentore di macchine fisse e mobili (12.560), addetto non qualificato nella manifattura (11.150).
A fronte delle offerte di lavoro, però, le imprese hanno evidenziato che permangono difficoltà di reperimento delle figure professionali richieste: in media, è il 25% delle offerte non trova la risposta attesa. E quote ancora più elevate di mismatch si riscontrano per la categoria meccanici, montatori, riparatori e manutentori di macchine (41,3%), operai e artigiani specializzati nelle finiture delle costruzioni (36,8%), tecnici dei rapporti con i mercati (34,8%).
I risultati della nuova indagine di Unioncamere corroborano l'invito che il presidente di Confindustria Cuneo, Mauro Gola, con una lettera aperta a La Stampa, a rivolto alle famiglie chiamate a valutare con grande attenzione la scelta del tipo di scuola superiore per i propri figli, perché se si vuole evitare il rischio della disoccupazione occorre tenere conto delle esigenze future delle aziende.

“Servono operai specializzati, tecnici esperti nei servizi alle aziende, addetti agli impianti e ai macchinari” ha scritto il presidente di Confindustria Cuneo a La Stampa, sottolineando di ritenere un dovere evidenziare ai genitori “questa realtà, perché queste sono le persone che troveranno subito lavoro una volta terminato il percorso di studio”.

Mauro Gola, presidente di Confindustria Cuneo

La Spezia e Verbania prime nella classifica dei grandi clienti bancari meno affidabili

I grandi clienti meno affidabili per le banche, a livello italiano, si trovano in due province del Nord Ovest, quelle di La Spezia e di Verbania. A farlo constatare è una ricerca dell'Ufficio studi della Cgia di Mestre, l'associazione locale degli artigiani e delle piccole imprese. La quota di “sofferenze” generata dal primo 10% degli affidati dalle banche operanti nello Spezzino è risultata pari all'87,8% dei crediti in essere al 30 settembre scorso (rilevazione più recente della Banca d'Italia). Nessuna delle altre 109 province italiane ha mostrato un tasso più alto.
Ma se il record negativo spetta a La Spezia, il risultato del Verbano-Cusio-Ossola è poco meno peggiore. La quota delle sofferenze bancarie (crediti la cui riscossione totale non è certa, perché i soggetti debitori si trovano in stato di in solvenza o in situazioni sostanzialmente equiparabili) dovuta ai maggiori debitori (grandi aziende, gruppi, famiglie a capo di imprese) della provincia di Verbania è dell'86,4%, la seconda più elevata a livello nazionale.
E i seguenti sono i tassi delle altre province del Nord Ovest: Aosta 81,6%, Biella 80,4%, Cuneo 80,3%, Savona 890%, Torino 78,1%, Genova 77,8% come Novara, Alessandria 77,7%, Asti 76,8%, Imperia 74,3% e Vercelli 71,4%.
E' nella provincia di Vercelli, dunque, che i grandi clienti fanno soffrire meno le banche; fra l'altro, figurando tra i più affidabili, o meglio, tra i meno preoccupanti per gli istituti di credito, a livello italiano. Infatti, soltanto le province di Taranto, Sondrio, Agrigento e Lodi, possono vantare un dato migliore di quello vercellese.
Nel nostro Paese, il primo 10% dei soggetti debitori nei confronti delle banche ha il 79,8% dei crediti concessi dagli istituti ed è responsabile dell'81% dei 170,239 miliardi che costituivano le sofferenze bancari alla fine del settembre scorso. Come ha spiegato il responsabile dell'Ufficio studi della Cgia di Mestre, “in buona sostanza dei circa 1.500 miliardi di euro erogati dalle banche a famiglie, imprese e società finanziarie, 1.220 miliardi sono stati prestati a un ristretto numero di soggetti che – è proprio il caso di dire – presenta un elevatissimo potere negoziale”.
E ha aggiunto: “Non si sarebbe nulla di strano se questo 10% di affidati fosse solvibile. Una banca, infatti, deve aiutare che ha bisogno di risorse finanziarie; ma se, allo stesso tempo, è anche nelle condizioni di restituire nei tempi concordati quanto ottenuto. In Italia, invece, le cose continuano ad andare diversamente”.

Alla fine di settembre 2017, in Piemonte si contavano 82.087 affidati bancari in sofferenza (con debiti di difficile riscossione per 9,845 miliardi di euro), in Liguria 30.128 con sofferenze per 3,137 miliardi) e in Valle d'Aosta 1.687 con sofferenze per 167 milioni.  

Protagonisti alla ribalta


GIOVANNI FERRERO

“L'Economia”, inserto settimanale del Corriere della Sera, ha dedicato un'intera pagina, firmata dalla brava Maria Silvia Sacchi, a Giovanni Ferrero, il secondogenito del mitico Michele e dell'inossidabile Maria Franca. Scelta più che giusta quella del giornale che fa capo a Urbano Cairo. Giovanni Ferrero segna la “nuova Ferrero”, quella che è andata oltre le Colonne d'Ercole. A lui si deve una rivoluzione del colosso di Alba: la crescita aziendale anche per acquisizioni, strategia mai adotta nei 69 anni precedenti, quelli con la firma esclusiva del creatore della Nutella e dell'impresa, sviluppatasi fino ad allora solo per linee interne. La Ferrero, infatti, compra la britannica Thorntons nel 2015, quando al comando solitario del gruppo c'è già Giovanni Ferrero (al timone dal 2011, subito dopo la tragica scomparsa del fratello Pietro) e sono passati pochi mesi da quando è mancato il padre. E' l'inizio di una serie di acquisti, il più recente dei quali, clamoroso, è quello delle barrette Nestlé negli Usa, che diventano così il maggior mercato della Ferrero, precedendo anche Germania e Italia, oltre a far balzare il fatturato consolidato sopra 14 miliardi di euro.
Nato a Torino nel 1964, cresciuto a Bruxelles, dove la famiglia si era trasferita negli anni dei rapimenti di persona in Italia, studi in Europa e in America, specializzazione in marketing, Giovanni Ferrero, grande passione per la letteratura (fra l'altro, ha già pubblicato sei romanzi), per i viaggi e, in particolare, per l'Africa, ha incominciato a occupare posizioni di rilievo nell'impresa di famiglia nel 1997. Ora, da pochi mesi, è presidente esecutivo del Gruppo, del quale si è riservato la delega per le strategie di medio-lungo periodo e per le acquisizioni; mentre ha nominato amministratore delegato Lapo Civetti, primo manager esterno ad avere avuto questo ruolo.
Giovanni Ferrero é sposato con Paola e padre di Michele e Bernard.

Giovanni Ferrero

FRANZO GRANDE STEVENS

E' appena stato stampa, da Nino Aragno Editore, il libro “Franzo Grande Stevens” che, come dice chiaramente il titolo, è dedicato al grande professionista definito “l'avvocato dell'Avvocato”, per il fatto di essere stato, per tanto tempo, l'avvocato di Gianni Agnelli, chiamato l'Avvocato anche se, pur essendosi laureato in Giurisprudenza, non si è mai presentato all'esame per diventarlo. Il volume di 122 pagine è stato scritto dal siciliano Giovanni Stella (è nato ad Avola, provincia di Siracusa), autorevole commercialista ed autore di numerose opere letterarie.
Nel libro si trovano tante notizie, anche inedite, relative a Franzo Grande Stevens, il quale, ormai prossimo ai novant'anni, che compirà il prossimo 13 settembre, continua a lavorare intensamente e ad andare quotidianamente nel grande studio che porta il suo nome, al quarto piano del palazzo storico all'angolo fra via del Carmine 2 e piazza Savoia, a Torino, al cui Albo è iscritto dal 1954.
Nato a Napoli, ma con un nonno siciliano di Avola, studi a Montecassino, laurea in legge alla Federico II, classifica al primo posto in Italia all'esame di procuratore legale nel 1956 e a quello di patrocinante in Cassazione nel 1958, Franzo Grande Stevens ha un curriculum impressionante: fra l'altro, è stato presidente del Consiglio Nazionale Forense, della Ferrero & C, della Juventus (lo è ancora onorario), della Ciga dell'Aga Khan, della Toro Assicurazioni, della Compagnia di San Paolo, vice presidente della Fiat, consigliere di amministrazione di innumerevoli società e anche di enti privati senza fini di lucro. E' stato ed è ancora consigliere personale di diversi imprenditori di primo piano in Italia e non solo.
Fra i suoi straordinari maestri ,Franzo Grande Stevens, nipote del colonello inglese Stevens voce di Radio Londra (era suo zio), non dimentica mai di nominare Alessandro Galante Garrone, Francesco Barra Caracciolo, dove ha fatto il praticantato, Piero Calamandrei, Dante Livio Bianco, Paolo Greco, Fulvio Croce, Manlio Brosio, dal quale ha ereditato anche lo studio, che oggi conta alcune di professionisti e ha filiali a Milano, Roma e Londra.

Franzo Grande Stevens

GIAMBATTISTA QUIRICO

Ha lavorato per 11 sindaci diversi, nei suoi 40 anni di carriera al Comune di Torino, l'ingegner Giambattista Quirico, neo Grand'Ufficiale della Repubblica. Classe 1947, laurea in Ingegneria civile al Politecnico subalpino, dove per alcuni anni ha insegnato Contabilità dei lavori pubblici e della materia Appalti e procedure delle stesse opere, Giambattista Quirico è stato assunto dal Comune di Torino nel 1973, all'Ufficio tecnico. E il municipio con la bandiera giallo-blu l'ha lasciato, per limiti di età, a fine 2012, da direttore generale vicario, dopo essere stato a lungo Ingegnere Capo, coordinatore delle Urbanizzazioni primarie, progettista e direttore lavori di importanti opere. Attività che gli erano già valsi, fra l'altro, il conferimento dell'onorificenza di Commendatore della Repubblica per meriti sul lavoro e il Premio Bojanen 1966.
Anche da pensionato, Giambattista Quirico continua a impegnarsi per la sua città, con lo spirito di servizio che lo ha sempre contraddistinto.

Giambattista Quirico
LUIGI TESTORE

E' in programma il 24 febbraio prossimo, nella basilica milanese di Sant'Ambrogio, la cerimonia dell'ordinazione di monsignor Luigi Testore a vescovo, la cui prima diocesi sarà quella di Acqui Terme, dove farà il suo ingresso l'11 marzo. A volerlo vescovo è stato Papa Francesco, ben consapevole dei suoi valori e delle sue esperienze. Fra l'altro, infatti, Luigi Testore è prelato d'onore di Sua Santità (dal 1986) ed è stato esecutore testamentario del cardinale Carlo Maria Martini, del quale è stato segretario particolare dal 1980 al 1986. Sacerdote dal 1977, dopo aver insegnato in seminario a Seveso, è stato economo della curia di Milano, vicario episcopale, presidente della Caritas Ambrosiana (2005-2013) e alla guida della pastorale di diverse parrocchie milanesi.
Nato nell'aprile del 1952 a Castigliole d'Asti, cresciuto per alcuni anni a Ovada, Luigi Testore ha anticipato che vorrebbe imitare ad Acqui “qualcosa che la Chiesa ambrosiana vive e fa”, considerando che “la diocesi di Milano dà davvero molto, perchè ha una forte tradizione liturgica ed educativa, che forma la persona”.

Monsignor Luigi Testore

PAOLA ZINI

Presidente del Consorzio delle Residenze reali sabaude da tre anni, Paola Zini è appena diventata anche direttrice dello Ied (Istituto europeo di design) di Torino, che conta circa 800 iscritti, per il 36% proveniente da fuori Italia. Già fondatrice del festival del design indipendente Operae direttrice del comitato organizzatore di World Design Capital Torino, Paola Zini, 43 anni, si è laureata in Economia e commercio nel capoluogo piemontese, nel 2000. Nello stesso anno ha incominciato a lavorare, come project manager, a Torino Intenazionale, dove è rimasta fino alla fine del 2006. Nel 2011 ha co-fondato la società Bold e, nell'anno successivo, è stata project manager alla Fondazione La Biennale di Venezia. Nel 2010, invece, è stata exhibition producer per il Comitato Italia 150.
A Niccolò Zancan de La Stampa, Paola Zini ha confidato che proviene da una famiglia normalissima di Torre Pellice, dove torna sempre, ritenendola un “posto del cuore” come la scuola del Cottolengo gestita da don Andrea, Washinghton DC “simbolo delle istituzioni” e l'isola mediterranea di Salina. Ha aggiunto che il suo museo preferito è il Victoria and Albert di Londra, “che più di tutti sa unire cultura e creatività”.

Paola Zini 

FRANCESCO PIA

Il professor Francesco Pia, professore emerito della Struttura complessa di Otorinolaringoiatria dell'Azienda ospedaliera universitaria Maggiore della Carità di Novara, di cui è stato il primo direttore a partire dal 1988, è stato insignito dell'onorificenza di “Novarese dell'anno”. Una nomina della quale Francesco Pia si è detto particolarmente orgoglioso, essendo novarese solo di adozione (è nato ad Asti, nel 1946). Sotto la cupola di San Gaudenzio è arrivato nel 1987, proveniente dall'Università di Torino, dalla quale allora dipendeva la divisione alla cui guida era stato destinato. Dopo l'impegno trentennale all'Università e in Ospedale, Francesco Pia ha commento che l'Università del Piemonte Orientale ha cambiato in meglio Novara, alla quale ha portato “ linfa nuova” e ha contribuito per farla diventare “un centro più effervescente e vitale”.  

Borsa, una settimana di 8 nuove conquiste

L'edizione torinese del Corriere della Sera, oggi 28 gennaio, ha pubblicato che quella conclusa venerdì scorso è stata una “settimana memorabile, per sette quotate piemontesi” spiegando che, in quei giorni,"le azioni di Dea Capital, Exor, Fidia, Intesa Sanpaolo, Iren, Tecnoinvestimenti e Vittoria Assicurazioni hanno fatto fatto registrare i loro valori più alti di sempre": il titolo di Dea Capital (gruppo De Agostini, della famiglia novarese Boroli-Drago) è stato quotato 1,502 euro, Exor 64,15, Fidia 10,30, Intesa Sanpaolo 3,16, Iren 2,74, Tecnoinvestimenti 7,11 e Vittoria Assicurazioni 13,22.
Per completare il quadro, allargandolo alle quotate liguri, va aggiunto che nella settimana in esame anche l'azione della genovese Erg (famiglia Garrone-Mondini) ha migliorato il suo precedente record, dato che il 23 scorso ha chiuso a 16,95 euro.
Come ricordato dal Corriere di Torino, “Ogni record ha le sue ragioni specifiche; però ci sono alcuni fattori comuni: il miglioramento generale della congiuntura, le prospettive favorevoli per le aziende più innovative ed esportatrici, l'aumento della redditività delle attività delle imprese più competitive”.
Comunque, il valore riconosciuto dagli investitori a Dea Capital, secondo le compravendite di Piazza Affari, ha superato i 460 milioni di euro e ha sfiorato i 15,5 miliardi quello di Exor, la holding della famiglia Agnelli-Nasi-Elkann a capo anche di Fca-Fiat Chrysler Automobiles, Ferrari e Cnh Industrial.
La capitalizzazione di Fidia, impresa fondata e guidata dal torinese Giuseppe Morfino, tra i principali produttori mondiali di macchine fresatrici ad alte prestazioni (recentemente ha vinto una gara internazionale per la fornitura di tre impianti al gruppo Volkswagen), è salita a quasi 53 milioni di euro, mentre quella di Intesa Sanpaolo è arrivata vicino ai 53 miliardi.
Iren, la multiutility, che ha come soci di maggioranza relativa i Comuni di Torino e di Genova ed è presieduta da Paolo Peveraro, è stata quotata da Piazza Affari a poco meno di 3,3 miliardi. A proposito di Genova, va rilevato che la capitalizzazione della Erg al termine della seduta borsistica del 23 gennaio è risultata pari a 2,548 miliardi di euro.
Una forte impennata è stata evidenziata dall'azione Tecnoinvestimenti, società con quartiere generale sotto la Mole, leader nazionale nei servizi di digital trust e credit information. In seguito all'ulteriore incremento del 2,3% del prezzo della sua azione, avuto nell'ultima seduta borsistica, la capitalizzazione di Tecnoinvestimenti (presidente Enrico Salza e amministratore delegato Pier Andrea Chevallard) ha sfondato il muro dei 330 milioni.
Vittoria Assicurazioni. La Compagnia controllata dal torinese Carlo Acutis (ne possiede il 59,24% attraverso le finanziarie Vittoria Capital e Yafa Holding, entrambe con sede nel capoluogo) e presieduta dal figlio Andrea, è arrivata a valere oltre 890 milioni di euro in Piazza Affari. Per effetto anche dell'anticipazione dei risultati operativi 2017 (premi complessivi per 1,339 miliardi (+5,4%) e della previsione di un roe (redditività del capitale proprio) del 10,6% a livello consolidato.
Della quarantina di società quotate del Nord Ovest, considerate tali perché vi hanno la sede legale o il quartiere generale, o perché ne sono originari i loro azionisti di riferimento, nessuna, nella settimana borsistica passata, ha visto la sua azione precipitare sotto il livello più basso degli ultimi anni. Unicamente, il titolo della Orsero, impresa fondata dalla omonima famiglia di Albenga che ha una sua componente come vice presidente e amministratore, oltre che come azionista rilevante (Raffaella Orsero) venerdì ha chiuso allo stesso prezzo del 10 maggio del 2017, cioè a 8,95 euro, il minore da allora.
Infine, in merito alla seduta di venerdì scorso, appare opportuno segnalare almeno i titoli del Nord Ovest che hanno registrato un incremento del 2% o più rispetto alle 24 ore precedenti. Sono: Basicnet (+2,07%), Buzzi Unicem (+2,01%), Cofide (+2,37%), Cover 50 (+2,53%), Pininfarina (+ 2,05%), Reply (+3,44%) e Tecnoinvestimenti (+2,30%); mentre la soglia del 2% è stata sfiorata da Bim-Banca Intermobiliare (+1,99%) e Fca-Fiat Chrysler Automobiles (+1,96%).

Al contrario, i maggiori cali di prezzo della giornata sono stati denunciati da Ki Group (-3,01%) e da Visibilia Editore (-2,87%), quotate entrambre presiedute dalla cuneese Daniela Garnero Santanchè.
Marco Drago, n.1 gruppo De Agostini

Borsa: Dea Capital (gruppo De Agostini) "new entry" nella schiera dei primatisti

Quattro quotate del Nord Ovest, oggi 26 gennaio, hanno ancora migliorato i loro record storici di Borsa, facendo un ulteriore avanzamento rispetto a ieri o a pochi giorni fa. Un'altra, invece, per conquistare il nuovo primato ha impiegato circa otto mesi.
Le azioni il cui prezzo è ancora aumentato rispetto a ieri, quando avevano toccato il loro massimo da sempre, sono quelle di Exor, di Tecnoinvestimenti e della Vittoria Assicurazioni. Exor ha chiuso la seduta odierna a 64,15 euro per azione (+1,83%), Tecnoinvestimenti a 7,11 euro (+2,30%) e la Vittoria Assicurazioni a 13,22 euro (+1,69%).
Mentre risaliva a martedì scorso, il precedente record di Intesa Sanpaolo, che oggi ha scalato la vetta dei 3,16 euro, con un incremento dell'1,22% sulle 24 ore precedenti. Così, la capitalizzazione della banca guidata da Carlo Messina e presieduta da Gian Maria Gros-Pietro ha sfiorato i 53 miliardi, comprendendo il valore delle azioni di risparmio.
Infine, è Dea Capital la società che ha visto la sua azione essere scambiata al prezzo più alto di sempre, superando il precedente, registrato il 15 maggio del 2017. Allora era di 1,47 euro. Oggi, il titolo Dea Capital è stato quotato 1,502 euro.
In conseguenza del suo nuovo balzo, ha superato i 460 milioni di euro il valore riconosciuto dagli investitori alla finanziaria controllata al 58,3% dal Gruppo De Agostini, che fa capo alla famiglia novarese Boroli-Drago.
Dea Capital, al cui vertice si trovano Lorenzo Pelliccioli (presidente) e Paolo Ceretti (amministratore delegato), è uno dei principali operatori italiani negli alternative investments, attivo negli investimenti di private equity e nell'asset management.
Prima di diventare un grande manager nell'industria e nella finanza, Lorenzo Pelliccioli ha fatto una notevole carriera giornalistica, iniziata come redattore al Giornale di Bergamo e finita come direttore della testata televisiva Rete 4. Tra gli altri incarichi attuali di Lorenzo Pelliccioli spicca quello di consigliere di amministrazione delle Generali Assicurazioni.

Lorenzo Pelliccioli, presidente Dea Capital

Sistema imprese: nel 2017 crescita zero Alessandria fanalino di coda del Paese

Crescita zero in Piemonte, per il sistema imprenditoriale. E poco più di zero in Liguria. E' il quadro che emerge dal censimento 2017 fatto da Unioncamere, l'unione nazionale delle Camere di commercio, che tengono il registro anagrafico delle aziende.
L'anno scorso, in Piemonte, sono nate 25.011 imprese (quasi 1.500 meno che nel 2016) e 25.976 sono quelle che hanno chiuso i battenti (26.966 l'anno precedente). Perciò, nel 2017, il sistema produttivo piemontese si è impoverito di 965 imprese, dopo le 519 perse nel 2016. Al 31 dicembre scorso, pertanto, sono risultate 436.043 le aziende iscritte ai Registri delle Camere di commercio piemontesi.
Meno peggiore la situazione della Liguria, che a fine 2017 ha contato 162.949 imprese in attività, 356 in più rispetto a 12 mesi prima. L'anno scorso, in Liguria sono nate 9.134 aziende (9.220 nel 2016) e ne sono scomparse 8.778 (8.943). Il tasso di crescita è risultato dello 0,22%, comunque inferiore allo 0,75% che costituisce la media nazionale. Per il Piemonte, però, il tasso è stato addirittura negativo (-0,22% dopo il meno 0,12% dell'anno precedente).
Delle province liguri, è la Spezia a presentare il tasso di crescita più alto: 1,07%. Lì, nel 2017, sono nate 1.356 imprese (1.386 nel 2016) e ne sono morte 1.136 (1.287). Il sistema si è arricchito di 220 aziende. Al secondo posto regionale si è piazzata la provincia di Imperia, con il tasso di crescita dello 0,21%: 1.467 le nuove iscrizioni all'anagrafe camerale (1.458 nel 2016), a fronte delle 1.412 cancellazioni (1.406).
In provincia di Genova sono sorte 4.542 nuove società (4.591 nel 2016), mentre sono state 4.424 quelle che hanno cessato l'attività (4.407). Saldo positivo di 118 imprese, tasso di crescita delle 0,14% (0,21% l'anno prima). In rosso, invece, Savona, dove il sistema si è impoverito di 37 imprese: 1.769 quelle nate (1.785 nel 2016) e 1.806 quelle venute meno (1.843).
Quanto al Piemonte, il Corriere di Torino, edizione locale del prestigioso Corriere della Sera guidata da Umberto La Rocca, già direttore del Secolo XIX, ha evidenziato che a crisi di vocazioni dell'impresa, anche a Torino. Nel 2017, sono state 13.753 le aziende nate nella provincia della Mole, ancora 136 meno che nel 2016. E lo sconforto aumenta se si considera che, l'anno scorso, sono state 13.518 le imprese torinesi che hanno chiuso i battenti (13.732 nel 2016).
Il saldo 2017 tra aperture e chiusure è positivo per sole 235 imprese, per cui il tasso di crescita del sistema produttivo torinese è risultato dello 0,11%, ben inferiore allo 0,75% dell'intera Italia, corrispondente a 45.710 imprese, differenza tra le 356.875 neonate e le 311.165 scomparse.
In Piemonte, unicamente la provincia di Novara ha avuto un tasso di crescita superiore a quello di Torino (0,41%). Tutte le altre province hanno evidenziato più chiusure che nascite.
Addirittura, Cuneo, Biella e Alessandria hanno denunciato le perdite più elevate del Paese, costituendo la coda della graduatoria nazionale. Il Cuneese ha terminato il 2017 con 566 imprese in meno rispetto a dodici mesi prima (3.447 le nuove iscrizioni alla Camera di Commercio a fronte delle 4.013 cancellazioni), il Biellese con 154 (rispettivamente 809 e 963) e l'Alessandrino con 402 (2.182 contro 2.584).
La provincia di Alessandria ha fatto segnare il record nazionale negativo.
A Torino e in Piemonte lo spirito d'iniziativa langue, come in diverse altre parti del Paese. Da dieci anni, il numero delle nuove imprese continua a calare. Nel 2007, l'Unioncamere, l'Unione nazionale delle Camere di commercio aveva censito oltre 436.000 nascite aziendali in tutta l'Italia, quasi 80.000 in più rispetto all'anno scorso.
“Le ragioni del fenomeno sono diverse – ha scritto il Corriere di Torino - Una delle cause principali è la burocrazia, che pone mille ostacoli, di ogni genere; tanto da far finire l'Italia tra i Paesi dove è più difficile avviare un'attività e fare impresa. Inoltre, il fisco è tra i più penalizzanti, per altro senza che l'eccessiva tassazione sia compensata da strutture e servizi adeguati. E non si può sottovalutare la lunga e gravissima crisi economica, che ha minato la fiducia nel futuro, essenziale per lo spirito imprenditoriale”.
Il Corriere di Torino, infine, ha commentato che “La mancata crescita, quando non la diminuzione delle imprese, comunque, diventa ancora più significativa considerando la quota sempre maggiore di aziende costituite dagli immigrati e la quantità di giovani che provano a fare impresa solo perché non hanno trovato lavoro”.
Luigi Buzzi, presidente Confindustria Alessandria

Borsa: conquistate nuove vette Exor a 63 euro, Vittoria a 13

Vette emblematiche, quelle conquistate oggi in Borsa, da Exor e da Vittoria Assicurazioni. L'azione della holding della famiglia Agnelli-Elkann-Nasi, controllante di Fca.Fiat Chrysler Automobiles, Ferrari e Cnh Industrial, ha scalato i 63 euro, il suo valore più alto finora. Così, fra l'altro, la capitalizzazione ha superato, per la prima volta, il livello dei 15 miliardi di euro. Rispetto a ieri, il prezzo dell'azione Exor è aumentato dello 0,32%.
Grazie all'incremento del 2,36%, ha fatto cifra tonda anche l'azione della Vittoria Assicurazioni: il titolo della Compagnia che fa capo alla famiglia del torinese Carlo Acutis ha chiuso oggi a 13 euro esatti, nuovo primato storico. Il valore riconosciuto dal mercato alla Vittoria Assicurazioni, i cui vertici hanno previsto per il 2018 un roe consolidato del 10,6% (redditività del capitale proprio), è salito a poco meno di 876 milioni di euro.
Ha sfiorato la cima dei 7 euro l'azione di Tecnoinvestimenti, la società con quartiere generale sotto la Mole. L'ultimo prezzo di Tecnoinvestimenti, infatti, è stato di 6,95 euro (+1,02% rispetto a ieri), tale da rappresentare il nuovo primato storico e da portare a quasi 324 milioni valore complessivo attribuito dagli investitori all'impresa che ha Enrico Salza come presidente e Pier Andrea chevallard come amministratore delegato.
Ultima notizia relativa a un'altra quotata piemontese: Prima Industrie, presieduta da Gianfranco Carbonato, ha comunicato che Prima Electro, sua controllata al 100%, ha venduto al gruppo francese Engie (una delle maggiori utility a livello globale) l'intera partecipazione – circa il 10% - detenuta in Electro Power Systems Sa, società operante nei sistemi di energy storage e quotata a Parigi. Da questa cessione, Prima Industrie ricaverà una plusvalenza di circa 7 milioni di euro. La Borsa ha reagito facendo salire dell'1,33% l'azione di Prima Industrie, a 38,10 euro. 

John Elkann presidente Exor

Il primo atto immobiliare in "bitcoin" porta il sigillo del notaio Remo Morone

Porta il sigillo del notaio torinese Remo Morone il primo atto di compravendita immobiliare in bitcoin fatto in Italia. La transazione è avvenuta ieri. A pagare con la criptovaluta, tanto discussa, è stata una giovane cinese che ha comprato un alloggio sotto la Mole da un italiano, che ha accettato di essere pagato in bitcoin.
Nell'atto, che risulta il primo del genere a livello nazionale, è stato espressamente indicato che per il passaggio di proprietà i due contraenti si sono avvalsi della blockchain, il data base che registra tutte le transazioni fatte in bitcoin, in sicurezza e senza intermediazioni bancarie.
Titolare, con il padre Ettore, dello studio fondato nel 1910 dal nonno di cui porta il nome, il notaio Remo Morone, 41 anni, è un appassionato di informatica e nuove tecnologie, caratteristica che, insieme con il prestigio e la storica affidabilità dello studio familiare, contribuisce a spiegare la sua scelta da parte del compratore e del venditore dell'immobile.
Laureato con lode in Giurisprudenza a Torino (relatore il professor Paolo Montalenti), nel 2003 Remo Morone ha superato l'esame da avvocato e ha iniziato a esercitare la professione nello studio di Fabrizio Gaidano e, l'anno dopo, quello da promotore finanziario. Poi, nel 20o6, è risultato tra i primi classificati al concorso da notaio.
E' specializzato in diritto societario (con il padre, segue i principali gruppi torinesi), nelle operazioni internazionali (è stato trai primi a stipulare crossborder conversions) e nei passaggi generazionali, con particolare riguardo alla successione dei patrimoni e delle criptovalute.
Autore su riviste del settore, relatore in convegni internazionali e in seminari dedicati a banche e fiduciarie, Remo Morone è anche membro dell'Osservatorio Trust di Diritto bancario e arbitro alla Camera arbitrale del Piemonte. Fra l'altro, è socio dell'Ide (Imprenditori Dirigenti Europei) e consigliere della De Sono, Associazione per la Musica.

Il notaio Remo Morone 

Remo Morone e la cliente cinese all'atto in bitcoin




Galateri ai "Subalpini": per vincere puntare su sostenibilità e innovazione

“Le Generali saranno socialmente responsabili anche nei loro investimenti”: Lo ha detto il presidente del colosso assicurativo italiano, Gabriele Galateri di Genola, ieri sera a Torino, all'incontro con i consoci del “Circolo Subalpino”, che riunisce buona parte dell'élite del sistema imprenditoriale, finanziario, professionale, sanitario e accademico piemontese.
L'affermazione di Galateri assume un significato particolarmente rilevante si considera che gli investimenti delle Generali superano i 600 miliardi di euro e che il gruppo di Trieste, quasi bicentenario, è uno dei protagonisti mondiali dell'industria assicurativa, operando in oltre 60 Paesi, con 420 società e circa 76.000 dipendenti. La raccolta premi supera i 70 miliardi.
Proprio l'allocazione delle risorse finanziarie dei 55 milioni di clienti e del Gruppo è una delle attività che più impegnano e appassionano Gabriele Galateri, il quale fa parte del Comitato per gli investimenti e le operazioni strategiche, oltre che presiedere il Comitato per la corporate governance e la sostenibilità sociale e ambientale, incarichi che si aggiungono alla presidenza della società capogruppo.
Galateri ha aggiunto che la sostenibilità sociale e ambientale è diventata un fattore essenziale del fare business, un'opportunità e un dovere. E l'impegno delle Generali su questo fronte è molto forte, come per l'innovazione, “che crea occupazione, non disoccupazione”, a patto che sia accompagnata da tanta educazione e formazione.
Ai “Subalpini”, presieduti dal sempre brillante Giovanni Gandini, Gabriele Galateri ha parlato molto anche di ricerca e, appunto, di innovazione, risultato del trasferimento tecnologico, “che si ottiene creando vicinanze tra quelli che ricercano e quelli che usano”, facendo incontrare fisicamente le persone che inventano con quelle che usano le invenzioni, cioè i ricercatori e le imprese.
Un settore, anche questo, che vede in primo piano Gabriele Galateri, in quanto presidente dell'IIT, l'Istituto Italiano di Tecnologia, orgoglio del Paese e modello ammirato in tutto il mondo. Straordinaria eccellenza guidata da Roberto Cingolani, scienziato-manager, l'Iit, che ha sede a Genova ma una dozzina di centri di ricerca in diverse parti del Paese (uno anche a Torino, naturalmente), a fine dicembre 2016 vantava già oltre 480 fra brevetti registrati e domande di brevetto, figurando fra i 25 istituti più citati al mondo a livello scientifico.
Settantun anni appena compiuti, laurea in Giurisprudenza e master in Business administration alla Columbia University di New York, Gabriele Galateri è stato, fra l'altro, amministratore delegato dell'Ifil targata Umberto Agnelli, amministratore delegato e direttore generale di Ifi (oggi Exor), e, per un breve periodo, alla guida della Fiat. Tra i suoi incarichi precedenti spiccano le presidenze di Mediobanca e della Telecom.
Attualmente, oltre che presidente delle Generali e dell'Iit, è consigliere di amministrazione della Lavazza, di Moncler, della Fondazione Giorgio Cini e di Edenred Sa; inoltre, fa parte dei board della Columbia Business School e di temasek. Scia a Sesteriere e, per il mare, ha scelto Camogli.
Ai "Subalpini" ha confidato che il mondo delle assicurazioni è appassionante e non noioso, come quasi tutti pensano e che a lui fare l'assicuratore piace molto.

Gabriele Galateri, presidente Generali Assicurazioni

L'incontro del Papa con i volontari Avo sostenuto dalle 12 Fondazioni piemontesi

L'Avo (Associazione Volontari Ospedalieri) ha incontrato Papa Francesco, il 24 gennaio: l'iniziativa, molto attesa dai 25.000 volontari delle 242 sezioni Avo diffuse in Italia, è stata sostenuta dall'Associazione delle Fondazioni di origine bancaria del Piemonte, che ha contribuito alla sua realizzazione. L'ultimo incontro tra l'Avo e un pontefice risaliva a oltre 27 anni fa, al 17 novembre del 1990, quando i volontari dell'Associazione furono ricevuti da Papa Giovanni Paolo II.
Circa settemila volontari Avo, provenienti da tutto il Paese, han no partecipato all'udienza di Papa Francesco, in piazza San Pietro. Inoltre, una delegazione ha consegnato al Santo Padre la tessera n.1 di Volontario Avo. Era presente anche il presidente dell'Associazione delle fondazioni di origine bancaria del Piemonte, Giovanni Quaglia.
Nell'occasione sono state riportate a Papa Francesco le preghiere, le preoccupazioni e le speranze dei tanti pazienti che i volontari Avo avvicinano ogni giorno, per ascoltarli, confortarli, sostenerli, aiutarli. Un servizio delicato e dedicato alle persone, malate, sole, sofferenti, che si trovano negli ospedali, negli hospice e nelle case di riposo.
Per esprimere concretamente la riconoscenza verso Papa Francesco, per il suo grande impegno a sostegno dei malati, degli emarginati e per la sua costante attenzione al mondo della salute, i volontari dell'Avo hanno offerto un contributo economico destinato alle opere del Pontefice.
A loro volta, i volontari dell'Avo, hanno ricevuto da Papa Francesco nuove energie e incoraggiamenti a proseguire la loro missione e il loro servizio di solidarietà e sussidiarietà, praticato sempre con discrezione e grande umanità.
L'Avo è stata fondata nel 1975, a Milano, dal professor Erminio Longhini, eminente medico (mancato nel 2016), decorato nel 2004 con medaglia d'oro al merito della Sanità pubblica dal presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi. I suoi volontari operano, in modo totalmente gratuito, in oltre 700 strutture, tra ospedali e altre strutture di ricovero.
L'Associazione delle Fondazioni di origine bancaria del Piemonte, nata nel 1995, riunisce le Fondazioni Cassa di Risparmio di Alessandria, Asti, Biella, Bra, Cuneo, Fossano, Saluzzo, Savigliano, Torino, Tortona, Vercelli e la Compagnia di San Paolo. Ha l'obiettivo di promuovere iniziative congiunte, studiare e armonizzare l'attività svolta dalle singole Fondazioni e favorirne il confronto su tematiche di interesse comune. Rappresenta un sistema essenziale per lo sviluppo sociale, culturale ed economico della regione.
Dal 2017, l'Associazione delle Fondazioni di origine bancaria del Piemonte è presieduta da Giovanni Quaglia, presidente anche della Fondazione Crt. Vice presidenti dell'Associazione sono Francesco Profumo e Giandomenico Genta, al vertice rispettivamente della Compagnia di San Paolo e della Fondazione Crc (Cuneo).

Completano il Consiglio di amministrazione dell'Associazione piemontese i presidenti delle Fondazioni aderenti: Dante Davio (Tortona), Franco Ferraris (Biella), Paolo Garbarino (Vercelli), Gianfranco Mondino (Fossano), Giovanni Rabbia (Saluzzo), Mario Sacco (Asti), Sergio Soave (Savigliano) Pier Angelo Taverna (Alessandria), Donatella Vigna (Bra). Segretario tesoriere è Sergio Invernici, responsabile amministrativo della Fondazione Crt.

Papa Francesco con Giovanni Quaglia, presidente Associazione Fob del Piemonte

Vittoria Assicurazioni al massimo storico

Sempre più in alto. L'azione della Vittoria Assicurazioni ieri, 23 gennaio, ha chiuso in Borsa a 12,70 euro, nuovo massimo storico. Un anno fa valeva oltre due euro in meno. La sua performance annuale è superiore al 25%. A questo punto, la capitalizzazione della Compagnia, che ha sede a Milano ma fa capo alla famiglia torinese di Carlo Acutis, supera gli 855 milioni di euro.
La Vittoria Assicurazioni, compagnia indipendente che conta oltre 440 agenzie, al 30 settembre scorso aveva in portafoglio investimenti per circa 3,5 miliardi. La sua raccolta premi ammontava a 929 milioni e il patrimonio netto sfiorava i 929 milioni. L'utile netto di gruppo conseguito nel periodo è stato di 58,6 milioni.
Attraverso le finanziarie Vittoria Capital e Yafa Holding, entrambe con sede sotto la Mole, Carlo Acutis possiede il 59,24% della Vittoria Assicurazione, società della quale è presidente onorario. Presidente operativo è il figlio Andrea Acutis, vice Roberto Guarena e Cesare Caldarelli amministratore delegato. Nel Consiglio di amministrazione si trovano anche Adriana Acutis Biscaretti di Ruffia, sorella del presidente Andrea e i torinesi Marco Brignone, Giorgio Marsiaj e Luca Paveri Fontana.
Carlo Acutis, (Vittoria Assicurazioni)

Zanetti al club torinese "Dumse da fé" "Ecco come detassare il ceto medio"

Ridurre la tassazione sul ceto medio, applicando l'aliquota fissa del 27% ai redditi da 15.000 a 75.000 euro e, contestualmente, abolendo le aliquote del 38% e del 41%. E' la proposta che Enrico Zanetti, ex vice ministro dell'Economia nel governo Renzi ed ex segretario di Scelta Civica, neo cofondatore di Noi con l'Italia (“la quarta gamba del centro-destra”), ha illustrato, ieri, all'incontro con i numerosi aderenti al club torinese “Dumse da fé” organizzato dal commercialista Piero Gola.
Enrico Zanetti ha spiegato che l'adozione di questo provvedimento consentirebbe a sei milioni di contribuenti di risparmiare tra i 1.500 e i 3.000 euro all'anno, una boccata d'ossigeno per quel ceto medio “che più ha pagato in questi anni di crisi”.
Enrico Zanetti ha aggiunto che questa “flat tax” specifica, prima tappa verso l'obiettivo della tassa forfettaria al 23%, da raggiungere progressivamente, costerebbe nove miliardi nel suo primo anno e 12 a regime; ma sarebbe assolutamente sostenibile, soprattutto se accompagnata dalla quella “pace fiscale” (specie di condono) destinata a finanziare anche la no tax area fino a 12.000 euro, determinando così risparmi anche per i redditi più bassi.
Nato a Venezia nel 1973, laurea in Economia e commercio all'Università di Trieste, sposato con Barbara, due figli, Enrico Zanetti è anche socio amministratore di Eutekne, centro di studi tributari con sede a Torino. Nel dicembre scorso ha condiviso la costituzione di “Noi con l'Italia” insieme con il cuneese Enrico Costa, Flavio Tosi, Maurizio Lupi e Raffaele Fitto.

“Dumse da fé” è il club che, coordinato da Piero Gola, riunisce un gruppo di esponenti del sistema locale imprenditoriale, accademico, istituzionale, sociale e delle libere professioni, invitati, ogni due settimane, ad ascoltare l'invitato di turno e poi a discutere il suo intervento.

Enrico Zanetti all'incontro del club "Dumse da fé"

Borsa: Erg, Exor, Fidia, Intesa e Iren hanno migliorato i loro record storici

Nuova seduta di record per diverse quotate del Nord Ovest, oggi 22 gennaio. Sono ancora saliti i prezzi delle azioni Erg, Exor, Fidia, Intesa Sanpaolo e Iren, tanto da migliorare i precedenti primati storici. Il titolo Erg ha chiuso a 16,88 euro (+0,84% rispetto a venerdì scorso), Exor a 62,35 (+0,56%), Fidia a 10,20 (+12,33%), Intesa Sanpaolo a 3,126 (+1,23%) e Iren a 2,704 (+0,37%).
Notevole è risultato, in particolare, l'incremento a due cifre della Fidia, società torinese a capo dell'omonimo gruppo tra i leader a livello mondiale del settore della progettazione, produzione e commercializzazione di sistemi integrati ad alte prestazioni. In seguito al nuovo balzo il valore attribuito dagli investitori alla Fidia ha superato i 50 milioni di euro, arrivando a 52,2 milioni, mentre era di 36,2 milioni ancora al 29 dicembre scorso.
Il prezzo dell'azione Fidia, che fa parte del segmento borsistico Star, è risultato praticamente doppio rispetto a poco più di un anno fa, poco prima che l'impresa di San Mauro Torinese annunciasse di aver vinto la gara internazionale per la fornitura di tre impianti al gruppo Volkswagen, destinati a due alla Skoda e a uno alla Seat. Successo che aveva fatto schizzare su del 30,3%, a 7 euro, il titolo della Fidia, fondata oltre 40 anni fa da Giuseppe Morfino, che ne è il presidente e amministratore delegato, oltre che azionista di maggioranza assoluta, possedendone poco meno del 56% del capitale.
Il gruppo Fidia conta circa 340 dipendenti e nei primi nove mesi del 2017 ha avuto ricavi netti per 28,8 milioni. Al 30 novembre scorso, il suo portafoglio ordini ammontava a 44,4 milioni, contro i 23,4 milioni alla stessa data del 2016.
Giuseppe Morfino, presidente e ad Fidia

In accelerazione con le startup innovative

Avanti piano, però più velocemente della media italiana . Il numero delle startup innovative cresce anche nel Nord Ovest e a un tasso superiore a quello nazionale. Il fenomeno si rileva dallo specifico registro delle imprese tenuto dalle Camere di commercio, dal quale emerge che attualmente le startup innovative sono 468 in Piemonte, 157 in Liguria e 17 in Valle d'Aosta. In tutto 642, pari al 7,6% delle 8.456 registrate nell'intero Paese.
Al 30 settembre scorso, le startup innovative erano 431 in Piemonte, 145 in Liguria e 16 in Valle d'Aosta: complessivamente 592 sul totale di 7.854 a livello nazionale. Rispetto ad allora, perciò, sono 50 in più. L'incremento è dell'8,4%, a fronte del 7,6% dell'intera Italia.
In termini assoluti, tuttavia, le tre regioni del Nord Ovest non brillano, anzi. Il Piemonte figura al sesto posto nella graduatoria delle regioni con più startup innovative, preceduto anche dalla Campania (623), oltre che dal Veneto (768) e dalle tre sul podio, che sono la Lombardia (1.986), l'Emilia-Romagna (861) e il Lazio (834).
La Liguria è addirittura in sedicesima posizione, seguita soltanto da Umbria (141), Basilicata (73), Molise (41) e Valle d'Aosta (17), naturale fanalino di coda.
Una consolazione: alla fine del terzo trimestre dell'anno scorso, Torino era al terzo posto nella classifica delle province basata sul numero delle startup innovative ospitate: ne aveva 299, superata solo da Roma (675) e Milano (1.242). La provincia subalpina, quindi, ne contava più di Napoli (283) e anche di Bologna (259).

La dinamica delle startup innovative è un buon indicatore della volontà di fare impresa, soprattutto da parte dei giovani, oltre che della creatività e di capacità di trasferimento tecnologico.
Alberto Barberis, presidente Gruppo Giovani Unione Industriale di Torino

"Cerea" della Banca d'Alba alla Crocetta dove apre il suo ottavo sportello torinese

“Cerea”. E' con questo saluto piemontese reverenziale che la Banca d'Alba si presenta ai torinesi della Crocetta, alla vigilia dell'apertura della filiale nel quartiere “in” del capoluogo, in programma alla metà di febbraio. Il cartello con il tradizionale e rispettoso “Cerea” è comparso sulle vetrine all'angolo di corso De Gasperi e via Cristoforo Colombo, dove si stanno ultimando i lavori di quella che sarà l'ottava filiale della Banca d'Alba in Torino città.
L'iniziativa torinese della Banca d'Alba, che proprio nel 2018 compie i suoi primi vent'anni (è nata nel 1998 dalla fusione di tre Casse rurali e artigiane: Diano d'Alba, Gallo di Grinzane Cavour, Vezza d'Alba, tutte sorte alla fine del 1800), è in controtendenza rispetto al sistema. Quasi non passa giorno, infatti, che non vengano annunciate chiusure di filiali, da parte di istituti di ogni dimensione. La nuova apertura, perciò, indica che la Banca d'Alba crede nel mercato torinese e ha la volontà di continuare a crescere anche attraverso la diffusione territoriale.
Al 30 giugno scorso, la Banca d'Alba (presidente Tino Cornaglia, vice Pierpaolo Stra e direttore generale Riccardo Corino), disponeva di 70 sportelli, distribuiti nelle province di Cuneo, Alessandria, Asti, Torino, Verbania, ma anche Imperia e Savona. Aveva 454 dipendenti e un patrimonio netto di 327 milioni di euro. Presentava una raccolta diretta di 3,683 miliardi, una raccolta indiretta di 2,195 miliardi e crediti verso clientela per 2,798 miliardi (sofferenze nette al 4,7%).
Nel primo semestre 2017, la Banca d'Alba, istituto di credito cooperativo con oltre 54.000 soci, ha conseguito un utile netto di 10,2 milioni e il suo roe è risultato del 3,1%, indice superiore alla media nazionale.
Tino Cornaglia, presidente Banca d'Alba (al centro)

"Mago" Marchionne fa volare anche Exor Record storico dell'azione della holding

Il “mago” della Famiglia di Torino. Come definire altrimenti Sergio Marchionne, il quale ha portato il gruppo che fa capo al clan Agnelli-Elkann-Nasi a essere valutato dagli investitori una cifra neppure immaginabile pochi mesi fa, per non parlare dell'inizio degli anni 2000, quando Fiat era “più di là che di qua”, considerata praticamente spacciata?
Attualmente, le sole quattro società della Famiglia quotate alla Borsa di Milano – Fca (Fiat Chrysler Automobiles), Ferrari, Cnh Industrial ed Exor, la holding - valgono oltre 85 miliardi di euro.
Dal 12 di gennaio, quando il prezzo della sua azione è stato di 19,93 euro (record storico), la capitalizzazione di Fca supera i 30 miliardi. Ieri, il titolo ha chiuso a 19,55 euro, il 2% in più rispetto al giorno prima. Esattamente un anno fa quotava 9,36 euro, oltre 10 euro in meno. Una performance annuale vicina al 120% e al 27% nell'ultimo mese.
Come se non bastasse, sempre ieri, l'azione Exor ha scalato la vetta dei 62 euro. E' il nuovo primato. Mai il titolo della finanziaria che controlla Fca, Ferrari e Cnh Industrial era stato scambiato in Borsa a un prezzo così elevato. Così la capitalizzazione di Exor ha sfiorato i 15 miliardi.
L'azione Cnh Industrial veleggia sopra i 12 euro, che corrispondono a un valore complessivo della società superiore ai 21 miliardi; mentre il titolo Ferrari si sta riavvicinando al livello dei 100 euro, oltrepassato, per la prima volta, all'inizio del novembre scorso.
Un'altra magia di Marchionne, che dell'impresa di Maranello è presidente e amministratore delegato, oltre che azionista. Un anno fa, l'azione Ferrari prezzava 56,35 euro. Adesso, la Casa delle Rosse, orgoglio dell'Italia intera, vale circa 19 miliardi.
Tornando a Exor, presidente e amministratore delegato è John Elkann, il quale ha come vice non esecutivi Alessandro Nasi e Sergio Marchionne. Con loro compongono il consiglio di amministrazione, fra gli altri, Andrea Agnelli Niccolo Camerana, Lupo Rattazzi e Ginevra Elkann, tutti membri della grande famiglia. Alessandro Nasi, nato nel 1971 a Torino, nella cui Università ha conseguito il diploma di Amministrazione aziendale, ricopre diversi incarichi anche gestionali nel Gruppo. Ginevra Elkann, laurea in Comunicazioni visive all'Università americana di Parigi e poi un master in Film making alla London Film School, è presidente di Asmara Film, che ha fondato nel 2010 e di Good Films, società produttrice e distributrice di Film, della quale è stata co-fondatore. Presiede anche la Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli.
Di Sergio Marchionne, nato a Chieti nel giugno del 1952, figlio di un maresciallo dei Carabinieri, una laurea in Filosofia a Toronto (la sua famiglia si era trasferita in Canada quando lui aveva 14 anni), poi una laurea in Legge e un master in Business Administration, bisogna almeno ricordare che ha assunto la guida del gruppo Fiat il primo giorno del giugno 2004, dopo che, l'anno prima, era entrato nel consiglio di amministrazione della Fiat, per volontà e su chiamata di Umberto Agnelli.

Oltre che numero 1 della Ferrari, vice presidente di Exor e amministratore delegato di Fiat Chrysler Automobiles, Sergio Marchionne è anche presidente di Cnh Industrial, multinazionale dei veicoli industriali e commerciali, delle macchine movimento terra e agricole.

Sergio Marchionne al mercato della Crocetta a Torino

John Elkann, presidente e ad Exor

Otto nuove imprese culturali piemontesi vincono il "Funder 35" e 400.000 euro

Fra tutte, riceveranno quasi 400.000 euro le otto nuove imprese culturali piemontesi che hanno vinto il bando nazionale “Funder 35 – l'impresa culturale che cresce”, promosso dalla Fondazione Crt e da altre 18 fondazioni iscritte all'Acri, l'associazione delle fondazioni e delle Casse di risparmio italiane presieduta dall'inossidabile Giuseppe Guzzetti. Con il contributo, le imprese selezionate potranno realizzare i progetti presentati.
Funder 35, iniziativa varata nel 2012, ha l'obiettivo di rafforzare sul piano organizzativo e gestionale le imprese culturali non profit composte prevalentemente da giovani con meno di 35 anni di età, premiandone l'innovazione e favorendone la sostenibilità. Nel solo 2017, Funder 35 da destinato, a livello nazionale, 2,5 milioni di euro a sostegno di 62 progetti. Così è salita a 10,5 milioni la somma stanziata dalle Fondazioni a favore di 223 imprese culturali, attive nel settore.
Le otto imprese culturali del Piemonte appena selezionate e destinate a ricevere il contributo di Funder 35 sono: The Godness Factory (Torino), Fanichen-House (Torino), Plug (Torino), Mulino ad Arte (Cumiana), Il cerchio di gesso (Torino), Craft (Asti), Giosef Unito (Torino) e F.E.A. (Torino).
Oltre al contributo economico e al programma formativo, le imprese culturali selezionate hanno la possibilità di usufruire di nuove opportunità, quali l'accesso a facilitazioni al credito grazie a “Banche per la cultura” (protocollo d'intesa tra Acri, Funder 35 e Abi) e la partecipazione a CorwdFunder35, che ha già facilitato il sostegno economico diretto di singoli individui e comunità locali a progetti specifici.
A livello nazionale, sono state 62 le imprese culturali selezionate in seguito all'ultimo bando Funder 35 e sostenute complessivamente con 2,5 milioni di euro. Per numero di vincitori il Piemonte è risultato secondo, preceduto unicamente dalla Lombardia (10). La Valle d'Aosta ha avuto un'impresa selezionata (Alfa, Charvensod), invece nessuna la Liguria.

Le Fondazioni del Nord Ovest che hanno promosso il nuovo bando, oltre alla Fondazione Crt, sono la Compagnia di Sanpaolo, la Fondazione di La Spezia e quella di Cuneo.  

Giosef Unito, impresa culturale torinese selezionata

Potpourri economico-finanziario


ENTRATE CONTRIBUTIVE OLTRE 200 MILIARDI

Hanno superato i 200 miliardi gli incassi contributivi dei primi undici mesi 2017. Lo ha riferito il ministero dell'Economia e delle Finanze, precisando che le entrate contributive sono ammontate a 201,811 miliardi, quasi 5,2 in più rispetto ai 196,632 miliardi di gennaio-novembre 2016. In particolare, l'Inps ha incassato 185,8 miliardi (+2,5% rispetto ai primi undici mesi 2016), l'Inail 7,588 miliardi (+4,3%) e gli enti previdenziali privatizzati hanno introitato 8,369 miliardi (+4,2%).

Tito Boeri, presidente Inps

NEL 2018 VENDITE DI AUTO A 74 MILIONI

Le auto nuove vendute l'anno scorso in tutto il mondo sono state 71,3 milioni, secondo il preconsuntivo diramato dall'Anfia, l'associazione che rappresenta la filiera dell'industria italiana dell'automotive. Rispetto al 2016, l'incremento è del 2,5%. Alla crescita hanno contribuito anche i mercati emergenti, a partire da Brasile (+10%), Argentina (+24%) e Cina (+1,4%). Business Monitor International prevede per il 2018 la vendita di 73,9 milioni di vetture, ancora il 3,6% in più rispetto all'anno scorso.

Aurelio Nervo, presidente Anfia

ECCO IL PORTAFOGLIO DEGLI ENTI PUBBLICI LOCALI

Poco meno di 15 miliardi di euro. E' il valore delle azioni e delle partecipazioni possedute dalle amministrazioni pubbliche locali italiane al 30 settembre scorso. In particolare, 3,2 miliardi erano rappresentati da azioni quotate in Borsa. A censirlo è stata la Banca d'Italia, la cui rilevazione ha anche evidenziato che, alla stessa data, gli enti pubblici locali avevano depositi bancari e liquidità per circa 16,5 miliardi, titoli a medio e lungo termine per 3,9 miliardi, quote di fondi comuni per quasi 2,9 miliardi e, fra l'altro, crediti a medio e lungo termine per 7 miliardi. Il totale delle attività finanziarie delle pubbliche amministrazioni pubbliche locali alla fine del terzo trimestre 2017 era pari a 56,3 miliardi (59,1 miliardi dodici mesi prima); ma il totale delle passività era di 175,4 miliardi (185,9 al 30 settembre 2016). Il portafoglio finanziario degli enti pubblici locali, pertanto, evidenzia un saldo negativo di oltre 119 miliardi di euro.

Ignazio Visco, Governatore Banca d'Italia

IN ITALIA 14.000 IMPRESE A CONTROLLO ESTERO

Nel nostro Paese si sono contate 14.007 imprese a controllo estero, a fine 2015, anno della più recente rilevazione da parte dell'Istat, l'istituto nazionale di statistica, il quale ha aggiunto che sono risultate 438 in più rispetto al 31 dicembre 2014, contribuiscono per oltre un quarto all'export italiano di merci e per il 45% agli acquisti sui mercati internazionali. Inoltre, l''Istat ha censito 22.796 controllate italiane all'estero (in 173 Paesi), 408 in più rispetto alla fine del 2014. Gli Usa sono il Paese con il più elevato numero di imprese a controllo estero in Italia (2.347, con quasi 279.000 dipendenti) e conservano anche il primato come principale Paese di localizzazione degli investimenti esteri italiani (oltre 142.000 addetti nell'industria e oltre 108.000 nei servizi).
L'espansione delle multinazionali italiane all'estero è continuata anche nel biennio 2016-2017, quando il 51,2% ha realizzato o programmato nuovi investimenti di controllo estero.

Licia Mattioli, vice presidente Confindustria

RISALITE LE “SOFFERENZE” DELLE BANCHE

In termini assoluti sono aumentate anche nel novembre scorso, le “sofferenze” del sistema bancario italiano, come nei due mesi precedenti; però, è ancora scesa la loro incidenza sugli impieghi (i crediti concessi dagli istituti alla clientela), confermando la tendenza ininterrotta dal maggio scorso. L'Abi, l'associazione nazionale delle banche, ha comunicato che a fine novembre 2017 le sofferenze nette degli istituti di credito ammontavano a 66,295 miliardi di euro (65,868 alla fine del mese precedente) ed erano pari al 3,74% degli impieghi. Il progressivo miglioramento della situazione relativa alle sofferenze bancarie (crediti la cui riscossione totale non è certa perché i soggetti debitori si trovano in stato di insolvenza o in condizioni sostanzialmente equiparabili) emerge dal confronto coi i dati del passato: le sofferenze nette ammontavano a 85,221 miliardi al 30 novembre 2016 e a 88,835 miliardi alla stessa data 2015, mentre la loro incidenza era, rispettivamente, del 4,80% e del 4,89%.

Antonio Patuelli, presidente Abi

Chiellini, "capitano" della solidarietà

Giorgio Chiellini è l'unico calciatore italiano a partecipare progetto mondiale “Common Goal”, che comporta, per chi vi aderisce, la donazione dell'1% del suo compenso lordo affinché la relativa somma venga donata in beneficenza. Lo ha pubblicato il Corriere della Sera, nell'inserto “Buone notizie”, dedicandovi due pagine. Opportunamente, sia perché il fatto lo merita e fa un grande onore al difensore della Juventus e nella Nazionale sia perché la decisione di Chiellini potrebbe essere seguita da altri giocatori, campioni o meno.
Le somme raccolte attraverso Common Goal, iniziativa ideata dal tedesco Jurgen Griesbeck e che ha avuto come primo aderente il centrocampista spagnolo Juan Manuel Mata Garcia (Manchester United), vengono utilizzate interamente per finanziare operazioni ad alto impatto sociale, come quelle “per la parità di genere in India, la pace in Colombia e l'integrazione dei rifugiati in Germania” ha scritto Paolo Tomaselli, l'autore del servizio di “Buone notizie”.
Al giornalista del Corriere della Sera, Giorgio Chiellini ha spiegato che “il calcio è un linguaggio universale, un motore potentissimo, per cui, con Common Goal possiamo aiutare persone in tanti angoli del mondo”, con la certezza che ogni centesimo donato si trasforma in un investimento per migliorare le condizioni delle persone più bisognose”.
Destinato a rilevare da Gigi Buffon la fascia di capitano della squadra bianconera e della Nazionale, Giorgio Chiellini ha anche confidato che non si tira mai indietro quando c'è da aiutare soggetti svantaggiati, bambini con malattie gravi, sistemare strutture dove si svolgono attività sociali. “Sono cose che faccio sempre col cuore e, secondo me, lo fanno anche tanti altri calciatori”.
Nato a Pisa, nel 1984, ma cresciuto a Livorno, che considera la sua città, Giorgio Chiellini, sposato con Carolina, padre di Nina, si è laureato in Economia e commercio nel 2010 all'Università di Torino, dove, l'anno scorso, ha conseguito la laurea magistrale in business administration. Ha incominciato a giocare quando aveva sei anni, nel Livorno, dal quale è poi passato alla Fiorentina, per un'unica stagione e, quindi, dal 2005, alla Juventus.
Nel 2016, secondo una stimata, in Italia ha superato i nove miliardi euro il valore delle donazioni finalizzate al sostegno di attività socialmente utili. Cifra inferiore, in Europa, soltanto a quelle del Regno Unito e della Germania.

Circa la metà della somma deriva da elargizioni di singoli individui, 1,5 miliardi dalle oltre 6.200 fondazioni (quelle di origine bancaria sono 88) e il resto da imprese, lasciti testamentari e altre forme.  
Giorgio Chiellini, difensore della Juventus e della Nazionale

Depositi bancari cresciuti di 50 miliardi

Cinquanta miliardi di euro in più. Di tanto sono aumentati, l'anno scorso, i depositi della clientela italiana nelle banche del nostro Paese. Al 31 dicembre 2017, infatti, sono risultati 1.444,7 i miliardi depositati negli istituti di credito, mentre erano 1.394,2 alla stessa data del 2016. L'incremento è del 3,6%, tasso superiore a quello dell'inflazione e che, perciò, conferma la crescita reale. Nonostante che l'interesse medio pagato dalle banche per le somme tenute sul conto corrente resti allo 0,06%, il minimo dopo l'ininterrotta discesa: alla fine del 2016, le banche riconoscevano l'interesse medio dello 0,09%, a fronte dello 0,18% del 2015, dello 0,27% del 2014, dello 0,42% del 2013 e dello 0,54% del 2012.
Il progressivo calo del rendimento dei depositi bancari è in linea con quello dei titoli di Stato sul mercato secondario e con i libretti postali. Come ricordato dall'Abi, l'associazione nazionale delle banche che si appresta a confermare Antonio Patuelli alla sua presidenza, per il terzo mandato consecutivo (vice presidente è il torinese Camillo Venesio), i Bot presentano un rendimento lordo addirittura negativo, da due anni; come i Ctz. Quanto ai Cct, a fine novembre mostravano un tasso d'interesse medio dello 0,17% e dell'1,65% i Btp, media delle varie durate.
A sua volta, la Banca d'Italia, pochi giorni fa, ha riferito che le attività finanziarie delle famiglie e delle istituzioni senza scopo di lucro al loro servizio al 30 settembre 2017 ammontavano a 4.291,3 miliardi di euro, quasi 174 miliardi in più rispetto allo stesso giorno del 2016. Alla formazione della somma hanno contribuito i depositi a vista e la liquidità per 883,7 miliardi, i titoli a medio e lungo termine per 325,8 miliardi, le azioni e altre partecipazioni per 991,3 miliardi, le quote di fondi comuni per 517,3 miliardi e, fra l'altro, riserve assicurative e garanzie per 993,9 miliardi.
Per contro, le famiglie residenti in Italia avevano passività finanziarie per un totale di 935,4 miliardi (918,6 miliardi alla fine del terzo trimestre 2016). La componente maggiore delle passività è costituita dai prestiti a medio e lungo termine, ammontanti a 652,9 miliardi. Comunque, il patrimonio finanziario netto a fine settembre 2017 era pari a 3.356 miliardi.
Camillo Venesio, vice presidente Abi