E' piemontese oltre il 27% del patrimonio delle 88 fondazioni di origine bancaria

Quattro delle dodici fondazioni piemontesi di origine bancaria (Fob), attive nel 2018, hanno fatto guadagnato posizioni nella graduatoria nazionale basata sul patrimonio netto al 31 dicembre: mentre due sono andate indietro e le restanti hanno mantenuto lo stesso posto dell'anno prima.
Ad avanzare sono state le Fondazioni di Asti, Vercelli, Fossano e Savigliano; invece, sono scese Tortona e Bra.
Nella classifica 2018 redatta dall'Acri, l'associazione nazionale delle Fob e delle Casse di risparmio, ora presieduta da Francesco Profumo, subentrato al lombardo Giuseppe Guzzetti, la Fondazione Cr Asti è risultata trentunesima, mentre era trentatreesima a fine 2017. Una posizione è stata guadagnata dalla Fondazione Cr Vercelli, salita al quarantottesimo, come da quella di Fossano, sessantottesima e Savigliano, settantacinquesima.
La Fondazione di Tortona ha perso un posto, risultando trentaduesima, mentre ne ha persi due la Fondazione di Bra (ora fusa in Fondazione Crc di Cuneo), diventando settantasettesima, sulle 88 ancora operative fino al 31 dicembre scorso.
Per quanto riguarda le altre piemontesi, la graduatoria dell'Acri mostra la Compagnia di San Paolo al secondo posto, la Fondazione Crt al terzo e la Fondazione Crc all'ottavo. Seguono, in ordine decrescente, le Fondazioni di Biella, ventinovesima, Alessandria, trentacinquesima e Saluzzo, sessantacinquesima.
Insieme, al 31 dicembre 2018, le Fob piemontesi hanno evidenziato un patrimonio netto di 10,773 miliardi di euro, pari al 27,17% dei 36,650 miliardi di tutte le Fondazioni italiane di origine bancaria.
Nel 2018, la Compagnia di San Paolo ha deliberato 797 interventi con uno stanziamento complessivo di 179.714.000 di euro, la Fondazione Crt 1.434 per 69.280.320, la Fondazione Crc 1.576 per 29.476.911, la Fondazione Cr Asti 348 per 4.630.650, la Fondazione Cr Biella 281 per 4.161.629, la Fondazione Cr Alessandria 288 per 3.654.848, la Fondazione Cr Vercelli 213 per 2.925.533, la Fondazione Cr Tortona 103 per 2.273.294, la Fondazione Cr Saluzzo 236 per 1.263.547, la Fondazione Cr Savigliano 99 per 443.062 euro e la Fondazione Cr Bra 61 per 362.834.
In totale, sono risultati 5.436 gli stanziamenti deliberati dalle 12 Fondazioni piemontesi di origine bancaria, per 298.186.628 di euro.

Banca Sella, intesa con Equita per le azioni e compra Nephis per il credito al consumo

Maurizio Sella, n.1 dell'omonimo Gruppo
Banca Sella Holding ha conferito, in via esclusiva, a Equita Sim l'incarico per lo svolgimento dell'attività di sostegno della liquidità delle azioni emesse da Banca Sella e trattate sul segmento "order driven azionario" del sistema multilaterale di negoziazione gestito da Hi-Mtf Sim.
Il contratto che disciplina l'incarico conferito a Equita è finalizzato a supportare il regolare svolgimento delle negoziazioni delle azioni di Banca Sella su Hi-MTF ed è ispirato ai principi contenuti nella nuova prassi di mercato inerente all'attività di sostegno della liquidità del mercato, ma non costituisce un contratto di sostegno della liquidità.
L'attività di sostegno della liquidità avrà luogo mediante l'acquisto di azioni su Hi-Mtf da parte di Equita, utilizzando risorse messe a disposizione da Banca Sella Holding, sulla quale ricadranno totalmente i risultati economici derivanti da tale attività. Equita opererà in modo pienamente indipendente da qualsiasi soggetto.
Per il periodo 23 luglio 2019 – 19 aprile 2020, l'ammontare messo a disposizione è di 375.000 euro; successivamente, sarà di 250.000 euro per ciascun semestre di rinnovo del contratto.
Pochi giorni fa, Banca Sella, nell'ambito della propria strategia di sviluppo nel settore del credito al consumo, ha acquisito il 100% di Nephis, agenzia finanziaria specializzata nella distribuzione di prodotti di cessione del quinto dello stipendio e della pensione.
Nephis ha stipulato un mandato di agenzia monomandatario con Sella Personal Credit, la società del gruppo Sella specializzata nel credito alle famiglie, con l'obiettivo di collocare i prodotti di cessione del quinto grazie alla rete di collaboratori. In futuro, Nephis potrà collocare anche altri prodotti di Banca Sella, in particolare prestiti personali e mutui.
Con questa iniziativa Banca Sella intende rafforzare ulteriormente la propria presenza nel settore della cessione del quinto e del credito al consumo in generale.

Torino seconda provincia più cassintegrata La Uil spera nel nuovo governo regionale


Gianni Cortese,
Segretario generale Uil Piemonte
I dati relativi al ricorso alla cassa integrazione, nel primo semestre del 2019, mostrano in Piemonte una situazione migliore rispetto all’analogo periodo del 2018 e nel confronto con la media nazionale. Si tratta, però, di movimenti non significativi, che non modificano il preoccupante andamento delle crisi aziendali (dal 2015 sono stati aperti circa 180 tavoli)”. Lo ha detto Gianni Cortese, il Segretario generale della Uil Piemonte”.
In particolare l’area torinese – ha aggiunto Cortese - riconosciuta di crisi complessa, avrebbe bisogno di un maggior attivismo e, soprattutto, di idee chiare da parte della compagine politica che amministra il capoluogo. Le occasioni perse e il trasferimento di eventi a beneficio di Milano e del Nord Est inducono a pesanti riflessioni sulla idoneità a gestire una città, Torino, che si trova ad affrontare complessi problemi di lavoro, un significativo calo demografico e una crescente difficoltà a fruire dei servizi sociosanitari”.
Cortese ha concluso: “In un quadro poco edificante, c’è da augurarsi che almeno il governo regionale sia all’altezza della situazione e sappia impostare politiche utili all’economia piemontese”.
Comunque, in Piemonte, nel primo semestre dell’anno, come confermano i dati del Servizio politiche attive e passive del lavoro della Uil nazionale, sono state richieste 14.721.045 ore di cassa integrazione, in calo del 10,4% rispetto all’analogo periodo del 2018 (-12,3% la Cig ordinaria, -8,5% la straordinaria e-69,5% la Cassa in deroga). A livello nazionale sono state autorizzate 143.956.678 ore, con un incremento del 16,3%.
Nei primi sei mesi dell’anno, la media mensile dei lavoratori piemontesi tutelati è stata di 14.432, in diminuzione di 1.668 unità rispetto al periodo gennaio-giugno 2018.
In merito alle singole province piemontesi, la Cig ha fatto registrare il seguente andamento: Biella +49,7%, Novara +39,3%, Torino +5,4%, Alessandria -3,5%, Vercelli -46,4%, Asti -55,4%, Cuneo -58,9%, Verbania -79,4%. Torino, con 10.243.357 ore, è la seconda provincia più cassaintegrata d’Italia, preceduta da Roma.
Nella regione, la variazione percentuale delle ore di cassa integrazione per settori produttivi, nel confronto tra il primo semestre del 2019 e del 2018, è stata la seguente: Industria -3,9%, Edilizia -48,8%, Artigianato -53%, Commercio -48,5%.

A Cuneo il trio al vertice di Ubi Banca incontra i Consigli della Fondazione Crc

Letizia Moratti, Roberto Nicastro e Victor Massiah, rispettivamente presidente, vice presidente e consigliere delegato di Ubi Banca, hanno incontrato, a Cuneo, i componenti degli organi statutari della Fondazione Crc, al completo: consiglio di amministrazione, consiglio generale e collegio sindacale.
All’incontro hanno preso parte anche Ferruccio Dardanello e Francesca Culasso, i due consiglieri di amministrazione di Ubi Banca espressione del Cuneese. L’incontro, a tre mesi dall’insediamento dei nuovi vertici di Ubi Banca, ha permesso di presentare le prospettive di sviluppo della banca e di confrontarsi sulle sfide che attendono il sistema bancario italiano nel prossimo futuro.
“E' stata un’occasione preziosa per riflettere, insieme ai vertici di Ubi Banca, che ringrazio sentitamente per la loro visita a Cuneo, sul ruolo della Fondazione Crc come uno degli azionisti di riferimento della banca e per ribadire la nostra disponibilità, insieme agli altri soci, a costruire fondamenta solide su cui la banca possa basare lo sviluppo dei prossimi anni” ha commentato Giandomenico Genta, presidente della Fondazione Crc, la quale ha in portafoglio il 5,91% del capitale di Ubi Banca, risultandone così il maggior azionista singolo.
A sua volta, Letizia Moratti, presidente di Ubi Banca ha dichiarato: “Ringraziamo il presidente Genta per l'incontro odierno, che testimonia, ancora una volta, l'interesse e il contributo dei nostri azionisti e di tutta la banca alla crescita dell'economia del territorio, nonché allo sviluppo sostenibile delle nostre comunità”.

Compagnia di San Paolo lancia un bando per la valorizzazione del nostro Barocco

La Compagnia di San Paolo lancia il bando “Cantieri barocchi. Superfici decorate dell'architettura”. La nuova iniziativa intende essere uno strumento funzionale a una migliore programmazione di interventi di restauro, conoscenza, salvaguardia e valorizzazione del patrimonio artistico di epoca barocca in Piemonte e Liguria.
I destinatari ultimi del bando sono da individuarsi nelle comunità, che, si auspica, possano ampliare conoscenza e consapevolezza dei beni identitari del loro territorio e quindi contribuire all’avanzamento in chiave culturale e sociale della valorizzazione di tale patrimonio.
Il bando scadrà il 17 gennaio 2010 e prevede un contributo fino a 100.000 euro per ogni progetto approvato del valore superiore a 200.000 euro e fino al 50% per i progetti di importo inferiore ai 200.000 euro.
Il bando mira ad accrescere l’attenzione del territorio sul tema del Barocco, potenziando il progetto di comunicazione della Compagnia di San Paolo “Effetto Barocco” e dando uno scenario ampio e coerente alla mostra “Sfida al Barocco. Roma, Torino, Parigi, 1680-1750”, curata dalla Fondazione 1563 per l’Arte e la Cultura, in programma dal 12 marzo al 14 giugno 2020 alla citroniera juvarriana della Reggia sabauda di Venaria Reale.
La Compagnia di San Paolo è impegnata nella conservazione e manutenzione del patrimonio culturale, sia con riferimento ai complessi monumentali di grande pregio di Torino e Genova, sia con il sostegno a campagne di restauro di grandi attrattori culturali regionali, sia con la conservazione del patrimonio diffuso sul territorio piemontese e ligure.
Attraverso l’emanazione dei bandi specialistici annuali di restauro legati a particolari tipi di patrimonio, l’obiettivo della Compagnia è di porre le attività di recupero dei beni all’interno di percorsi di conoscenza più ampi, con l’obiettivo di stimolare la consapevolezza dell’importanza di tali beni da parte delle comunità di riferimento.
Nel corso del 2020 vi saranno in Piemonte iniziative e attività dedicate a valorizzare il periodo Barocco, momento culturale che ha assunto un forte valore identitario per il nostro territorio. A tale tema la Compagnia ha dedicato nel corso degli ultimi anni un impegno coordinato attraverso azioni e strumenti, volto anche ad accrescere l’attrattività e la notorietà dei territori dove la Compagnia opera. In tale scenario si inserisce la scelta di dedicare al periodo Barocco il bando annuale specialistico di restauro.

Buzzi Unicem unica blue chip piemontese ad avere evitato l'Orso della settimana

Veronica Buzzi, vice presidente
Buzzi Unicem 
“Come se non bastassero i problemi internazionali, non solo economici, a mandare a fondo la Borsa di Milano ci pensa spesso la politica italiana, facendo prevalere gli interessi di bottega a quelli nazionali. E' successo anche l'ultimo venerdì, quando lo spread è rimbalzato e l'indice Ftse Mib ha perso il 2%, ritornando così sotto i 22.000 punti e vanificando il mini recupero della settimana precedente. Al termine della seduta finale, sono risultati inferiori a quelli di sette giorni prima i prezzi di sette delle otto blue chip piemontesi (l'eccezione è Buzzi Unicem) nonché di quasi tutte le altre subalpine quotate”.
Incomincia così la rubrica domenicale del Corriere Torino dedicata alle società piemontesi trattate alla Borsa di Milano. L'edizione locale del Corriere della Sera ha poi precisato che “dall'Orso di Piazza Affari si sono salvate, con Buzzi Unicem, soltanto Basicnet, Cdr Advance Capital, Fidia, Reply e le due società presiedute dalla cuneese Daniela Santanché, cioè Ki Group e Visibilia Editore, le cui azioni sono negoziate, entrambe, al mercato Aim”.
Proprio il mercato Aim, dedicato alle piccole e medie imprese, dinamiche, competitive e ambiziose, in cerca di capitali per finanziare la loro crescita, è tornato sotto i riflettori, anche grazie al nuovo arrivo, quello della torinese Pattern, mercoledì scorso.
Con Pattern sono diventate 121 le società quotate all'Aim Italia, sei delle quali fanno riferimento al Piemonte: la biellese Cdr Advance Capital, le torinesi Cover 50 della famiglia Fassino e Italia Independent di Lapo Elkann, oltre alle due presiedute dalla Santanché e a Pattern.
Nel 2013, le quotate all'Aim Italia erano 36 e, insieme, capitalizzavano 1,2 miliardi di euro, a fronte dei 7,6 attuali. Gli investitori di questo mercato, sempre più attraente, venerdì hanno riconosciuto a Pattern il valore di 50,5 milioni, oltre 6 più che all'esordio e tale da assegnare all'impresa guidata da Luca Sburlati il primo posto nella graduatoria piemontese per capitalizzazione, davanti a Cover (40,5 milioni a fine giugno).
Tornando alle blue chip piemontesi, ecco i loro prezzi finali della settimana: Buzzi Unicem 19,09 euro (18,786 il venerdì precedente), Diasorin 101,30 (102,70), Exor 62,16 (63,26), Fca 12,006 (12,572), Intesa Sanpaolo 2,008 (2,051), Italgas 5,99 (6,208), Juventus 1,502 (1,576), Ubi Banca 2,474 (2,659).
Ed ecco le quotazioni di venerdì scorso delle altre quotate piemontesi: Astm 30.90 euro (31,10 sette giorni prima), Autogrill 9,42 (9,69), Bim 0,1195 (0,123), Basicnet 4,785 (4,645), Borgosesia 0,49 (0,51), Cdr Advance Capital 0,523 (0,525), Centrale del Latte d'Italia 2,63 (2,65), Cofide 0,465 (0,477), Conafi 0,287 (0,297), Cover 9,20 (9,65); Dea Capital 1,294 (1,332), Fidia 4,27 (4,23), Guala Closures 6,28 (6,42), Iren 2,41 (2,446), Italia Independent 1,74 (1,91), Ki Group 1,08 (1,05), M&C 0,0382 (0,04), Pattern 3,71, Pininfarina 1,46 (1,496), Prima Industrie 15,18 (16,02), Reply 59,90 (59,90), Sias 17,08 (17,27), Tinexta 12,64 (13,14), Visibilia 1,36 (1,35).

Il Monferrato adesso lancia il Monferace per la riscossa del suo nobile Grignolino amato anche da re e da Gianni Agnelli

È partita la riscossa del Grignolino: ecco a voi Monferace, vino dallo spirito nobile, ribelle e irriverente”. Incomincia così l'articolo di Rita Cavalli, pubblicato da First&Food, portale dell'autorevole Firstonline dedicato all'enograstronomia e alle eccellenze agroalimentari made in Italy.
Il Grignolino, con una storia secolare alle spalle, conosciuto in Piemonte fin dal medioevo con il nome di Barbesino, condannato a finire all’ombra del più redditizio Barbera, si scrolla di dosso anni di oblio intenzionato ad assumere una posizione di tutto rispetto all’interno della produzione enologica nazionale e riscatta la sua immagine di vino leggero, sottovalutato dal mercato, per attestarsi come vino da grande invecchiamento” spiega Rita Cavalli, in riferimento all'iniziativa dei 12 produttori che hanno deciso di lanciare il Monferace.
Vino amato da grandi personaggi, a partire da re Umberto I, che ne celebrò le qualità di eccellenza alla fiera di Asti, a Giovanni Lanza, presidente del consiglio ai tempi della breccia di Porta Pia, per arrivare a Giovanni Agnelli, che lo proponeva con raffinato orgoglio ai suoi ospiti, a Nils Liedholm, che ne fu produttore, per non parlare – e scusate se è poco – di Papa Francesco, il cui nonno produceva Grignolino a Portacomaro, il Grignolino punta oggi a prendersi la sua rivincita.
Vino dalle grandi qualità e dalle grandi potenzialità, ma anche vino difficile. E’ una delle uve che richiede maggiori cure nel vigneto. Le sue viti richiedono terreni e climi particolari, si adattano con difficoltà ai portainnesti diversi e non garantiscono una produzione di uva costante. “E per questo, Veronelli lo chiamò anche “Testabalorda” - ha scritto Rita Cavalli- D’altronde ,la stessa etimologia del nome lo fa derivare da “grignole “ che in dialetto locale significa vinaccioli di cui la pianta abbonda”.
Inoltre, il vitigno è particolarmente sensibile alle malattie, in particolare alla muffa grigia, favorita dalla compattezza del grappolo e ciò fa capire bene perché la coltivazione del Grignolino, che pure ha conosciuto larga diffusione fra il ‘500 e il ‘600, quando era alla base dei famosi “chiaretti” apprezzati in tutto il Piemonte, sia andata nel tempo rarefacendosi, per la sua scarsa produttività, anche in virtù del fatto che molti produttori interpretandolo come un vino leggero da bere giovane, puntavano a ottenere dalle vigne rese di uva alte, a tutto danno della qualità.
Meritoria, dunque, per il suo valore di salvaguardia e di promozione di un patrimonio storico e culturale l’azione intrapresa dal gruppo di produttori di Grignolino che hanno ora deciso di unire le loro forze e fare rete per lanciare sul mercato il Monferace che potrà chiamarsi così solo se prodotto da uve Grignolino al 100% dopo un periodo minimo di affinamento di 40 mesi, calcolato dal 1° novembre dell’anno di vendemmia, di cui almeno 24 mesi in botte di legno” ha commentato Rita Cavalli su First&Food.
Monferace – ha dichiarato Guido Carlo Alleva, avvocato di successo convertitosi al vino una quindicina di anni fa e oggi titolare di un'azienda modello, la Tenuta Santa Caterina a Grazzano Badoglio – è un sogno che nasce tra colline e castelli del Monferrato. È il progetto di un gruppo di vignaioli coraggiosi che, da anni, amano, credono e investono in quel saliscendi di vigneti tra Casale Monferrato, Alessandria e Asti, nel cuore del Monferrato Aleramico. Un territorio geologicamente coerente, circoscritto a 24 Comuni, a cavallo fra le province di Alessandria e Asti riconosciuto Patrimonio dell’Unesco”.
Il nome scelto, Monferace, ha un preciso significato e racchiude tutta la filosofia che ha mosso il gruppo di imprenditori: è l’antico nome del Monferrato aleramico, tratto dalla cinquecentesca “Descrittione di tutta Italia” di Leandro Alberti. “Ma Monferace non è solo vino è qualcosa di più articolato e complesso – ha sottolineato Rita Cavalli - è un patto tra vignaioli, imprenditori, uomini e donne che vivono, respirano e amano questa terra: il Monferrato”.
Per sostenere, promuovere e diffondere questo progetto si è costituita, nel febbraio 2016, l’Associazione Monferace. Soci fondatori, ispirati dall’enologo Mario Ronco, sono dodici, fra cui dieci produttori: Tenuta Santa Caterina di Grazzano Badoglio (At), Castello d’Uviglie di Rosignano Monferrato (Al), Accornero di Vignale Monferrato (Al), Tenuta La Tenaglia di Serralunga di Crea (Al), Vicara di Treville (Al), Alemat di Ponzano Monferrato (Al), Tenuta La Fiammenga di Penango (At), Agricola Sulin di Grazzano Badoglio (At), Frat.lli Natta di Grazzano Badoglio (At), Angelini Paolo di Ozzano Monferrato (Al).
È prevista la possibilità di associarsi per imprenditori vinicoli che producono Grignolino (Doc d’Asti, del Monferrato Casalese, Piemonte) nell’area del Monferrato aleramico e intendono dedicarsi alla produzione di Monferace, associazioni di produttori agricoli, enologi e altri soggetti individuati dall’assemblea, che abbiano le caratteristiche consone al raggiungimento degli scopi sociali. Particolarmente rigoroso il disciplinare. E, per poter essere immessi sul mercato con il nome Monferace, i vini di ciascun produttore associato dovranno essere obbligatoriamente approvati, per ogni annata, da una commissione di assaggio alla cieca, che dovrà riscontrarne la corrispondenza alle caratteristiche di tipicità e qualità obbiettivo del disciplinare.

La burocrazia riallunga i suoi tentacoli Piemonte 9° in Italia per qualità della Pa

In controtendenza rispetto agli ultimi anni, la burocrazia statale ha ripreso ad allungare i suoi tentacoli. Nel 2018, infatti, il saldo complessivo tra gli oneri amministrativi introdotti e quelli eliminati con gli atti normativi approvati dai singoli ministeri è tornato a essere positivo. In virtù di questo esito, ammonta a poco più di 36 milioni di euro il costo aggiuntivo che le Pmi italiane dovranno farsi carico, quest’anno, per espletare le nuove procedure richieste. Seppur modesto e ancora parziale, si tratta di un importo che va a incrementare gli storici 31 miliardi che, secondo le stime della Presidenza del Consiglio dei ministri, rappresentano i costi amministrativi gravanti ogni anno sulle Pmi italiane.
A sostenerlo è l’Ufficio studi della Cgia, l'associazione degli artigiani e delle piccole imprese di Mestre. Il suo coordinatore, Paolo Zabeo, sottolinea: “Sebbene tutti i politici si dichiarino favorevoli ad alleggerire il peso degli oneri amministrativi sulle Pmi, questi dati dimostrano che gli aggravi di costo, invece, sono in aumento, per stessa ammissione dei ministeri. La burocrazia statale, in buona sostanza, non indietreggia, anzi torna ad avanzare, contribuendo a diffondere le inefficienze e le storture del nostro sistema pubblico che, lo ricordiamo, presenta livelli medi di qualità tra i peggiori d’Europa”.
Infatti, dai risultati riportati nell’ultima indagine promossa dalla Commissione europea sulla qualità della Pubblica amministrazione, emerge che su 28 paesi monitorati, l’Italia si colloca al 23° posto. Un risultato che ci relega nelle ultime posizioni della graduatoria generale: solo l’Ungheria, la Croazia, la Grecia, la Romania e la Bulgaria registrano delle performance inferiori alla nostra Evidenzia il segretario della Cgia, Renato Mason: “Sebbene sia sempre sbagliato generalizzare, anche alla luce del fatto che in Italia possiamo contare su delle punte di eccellenza nella sanità, nella ricerca e tra le forze dell’ordine che non hanno eguali nel resto d’Europa, il livello medio della nostra Amministrazione pubblica è ancora insoddisfacente. Soprattutto al Sud, dove i livelli di qualità e di imparzialità sono insufficienti, mentre la corruzione è avvertita come un fenomeno molto diffuso e assai difficile da contenere”.
Tra le 192 regioni d’Europa monitorate in questa indagine promossa dalla Commissione europea, l'italiana meglio piazzata è il Trentino-Alto Adige che si colloca al 118° posto. Seguono al 127° l’Emilia-Romagna, al 128° il Veneto e al 131° la Lombardia.
Il Piemonte si trova al 161° posto, preceduto anche dal Molise, dalla Toscana, dalla Valle d'Aosta e dal Friuli-Venezia Giulia. Perciò, considerando le sole regioni italiane il Piemonte è nono con il punteggio di 23,4, a fronte del 41,4 del Trentino-Alto Adige, il migliore nazionale, il 39,4% dell'Emilia-Romagna e il 38,4 del Veneto.
Male, in particolar modo, lo score ottenuto dalle regioni del Sud. Nelle ultime dieci posizioni della classifica generale quattro sono occupate da regioni del nostro Mezzogiorno: al 183° posto la Basilicata, al 186° la Campania, al 189° l’Abruzzo e al 190° la Calabria. La regione più virtuosa d’Europa è la finlandese Åland, maglia nera, invece, la bulgara Severozapaden.
Come ha avuto modo di sottolineare anche l’Ocse nel “Rapporto Economico sull’Italia”, la produttività media del lavoro delle nostre imprese è più elevata nei territori dove l’Amministrazione pubblica è più efficiente. Diversamente, dove l’efficienza della Pa è più bassa, le performance di quest’ultima condizionano negativamente la produttività del settore privato. In questa analisi, inoltre, si evidenzia che l’inefficienza del settore pubblico produce maggiori costi economici soprattutto a carico delle imprese di piccola dimensione. Ed è emerso, altresì, che accorciando i tempi della giustizia civile e alleggerendo le regolamentazioni locali si attiverebbero delle ricadute molto positive sulle performance aziendali.
Se gli imprenditori italiani denunciano un livello di soddisfazione per la Pa decisamente insufficiente, la situazione non migliora nemmeno quando sono chiamati a esprimersi i cittadini. Secondo l’indagine “Standard Eurobarometer 89” (marzo 2018), solo il 29% degli italiani intervistati giudica di buon livello i servizi pubblici erogati dallo Stato. Solo la Bulgaria (28%), la Croazia (26%) e la Grecia (14%) presentano soglie di gradimento inferiori al nostro. La media Ue è del 53%.

Chi intermedia di più alla Borsa di Milano Ecco le graduatorie del primo semestre

Assosim, l’associazione degli intermediari dei mercati finanziari ha presentato la tradizionale analisi sui dati relativi alle transazioni fatte nel primo semestre di quest'anno alla Borsa di Milano.
Fra l'altro, è emerso che nella categoria per controvalore delle azioni intermediate per conto terzi, campione è risultata Finecobank con una quota di mercato del 26,60%; seconda si è piazzata Banca Imi (gruppo Intesa Sanpaolo) con il 10,74% e terza Banca Akros con il 10,18%.
La torinese Directa Sim (gruppo Segre) ha conquistato la sesta posizione con il 3,85% del mercato del comparto e la biellese Banca Sella Holding il nono con il 3,57%.
Nella classifica per numero di operazioni, relative sempre alle azioni e per conto terzi FinecoBank è prima con la quota di mercato del 23,17%, precedendo ancora Banca Imi (13,73%) e Banca Akros (10,45%). Qui, Directa Sim è settima con il 4,50%, subito davanti a Banca Sella Holding (3,46%). Bim Banca Intermobiliare, altra torinese, è sedicesima con la quota dello 0,23%.
Invece, la graduatoria per i volumi di bond scambiati evidenzia la prima posizione di Banca Imi con la quota del 20,68% del mercato specifico, mentre seconda è Banca Akros con il 19,97% e terza Invest Banca con il 10,83%. Seguono: Banca Sella Holding decima con il 3,81%, Directa Sim tredicesima con l'1,82%, Banca Intermobiliare diciasettesima con lo 0,26% ed Ersel Sim ventesima con lo 0,01%.
Per numero di operazioni, Banca Imi evidenzia la quota di mercato del 25,65%; Banca Akros del 18,87% e Finecobank del 9,58%. Ed ecco le quote delle altre piemontesi: 5,26% Banca Sella Holding, 0,90% Directa Sim, 0,24% Banca Intermobiliare e 0,01% Ersel Sim.
Il controvalore totale degli scambi sul mercato azionario di Borsa Italiana, in valore assoluto pari a 267 miliardi di euro, è diminuito del 26,34% rispetto al primo semestre 2018, mentre il numero dei contratti scambiati, 31 milioni, è diminuito del 21,06%.
In crescita la concentrazione del trading sui titoli del Ftse Mib, quelli delle 40 principali quotate in Piazza Affari. Rispetto al primo semestre 2018, la percentuale degli scambi sul principale indice si è attestata all’89,20% dall’87,80%.
Sul mercato Aim Italia, i controvalori scambiati sono cresciuti del 29,67%: complessivamente sono stati scambiati titoli per circa 1,4 miliardi di euro, a fronte di 324 mila contratti (+40,20%). Sul mercato Mot, invece, sono stati scambiati titoli per il controvalore di circa 82 miliardi di euro (-19,12%), a fronte di 1,8 milioni di contratti. Sull'Extramot, i controvalori scambiati sono cresciuti del 20,66%, a circa 1,2 miliardi di euro, a fronte di oltre 34 mila contratti. Sul mercato Eurotlx, diminuiscono i controvalori scambiati in conto terzi (-5,27%) a fronte di un lieve aumento delle operazioni eseguite in conto terzi (+4,89%). Sul mercato Etfplus, sono stati conclusi circa 2,5 milioni di contratti (-2,41% rispetto al primo semestre 2018) per un controvalore di circa 55 miliardi di euro (-8,21%). Negativo il mercato degli strumenti finanziari derivati Idem: in totale sono stati scambiati circa 17 milioni di contratti (-18,91% rispetto al primo semestre del 2018).
Dalle classifiche riferite ai volumi totali intermediati (conto proprio, conto terzi e matched principal) nei vari mercati gestiti da Borsa Italia, si evidenzia la prima posizione di Morgan Stanley su Mta, con il 7,05% del mercato e su Futures su Indice, con il 4,37%; Finecobank su Aim Italia, con il 13,41% del mercato e su Mini Futures su Indice, con il 14,20%; Banca Sella Holding su DomesticMot, con il 14,38%; Banca Imi su EuroMot, con il 22,68%, su Sedex, con il 19,77% e su Etfplus, con il 7,55%; Banca Akros su ExtraMot, con il 19,76% e su Opzioni su Indice, con il 20,08%; Equita Sim su Opzioni su Azioni, con il 6,72%; Intermonte Sim su Futures su azioni con il 5,71% del mercato.

Praxi, leader per le scelte dei top manager

Vito Crosetto
Chapeau. Tanto di cappello a Praxi. Per Sebastian Schwarz, il nuovo sovrintendente del Teatro Regio, nominato all'unanimità. A tirare fuori dal cilindro il tedesco quarantacinquenne, piaciuto a tutti, è stata la società torinese delle famiglie Crosetto e Andreoletti, incaricata del difficile compito di trovare la migliore guida possibile per il travagliato e indebitato ente subalpino.
Nessuna magia, ma grande professionalità e tanto impegno. E' così che Praxi ha centrato l'obiettivo Teatro Regio, come aveva già fatto con il Museo Egizio, proponendo come direttore Christian Greco e con il Mauto, il museo dell'automobile, la cui guida operativa è stata affidata a Mariella Mengozzi, dopo la selezione di 122 candidature curata, appunto, dalla Praxi.
Fondata a Torino oltre 50 anni fa, Praxi, specializzata nella consulenza operativa, è leader nazionale nel campo della ricerca di personale per posizioni apicali, oltre che un attore di primo piano anche negli altri settori nei quali opera: proprietà industriale e intellettuale, valutazione e consulenza immobiliare, organizzazione e risorse umane, informatica.
Dieci sedi, la principale nel capoluogo piemontese, in corso Vittorio Emanuele II, 250 dipendenti, 40 dirigenti, capitale sociale di 6 milioni, Praxi si caratterizza per la capacità di offrire servizi integrati proponendosi così alle aziende come interlocutore multidisciplinare. Grazie alla sua profonda cultura imprenditoriale, crea un rapporto di collaborazione con il cliente, con un approccio pragmatico e orientato al miglioramento della performance, consolidando, nel tempo, alleanze professionali durature.

Ribassi in Piazza Affari per i venti di crisi soltanto 5 piemontesi si salvano dall'Orso

Daniela Santanchè, presidente
Visibilia Editore e Ki Group
I venti di crisi che soffiano sul governo italiano hanno ridato fiato all'Orso, che ha ripreso a graffiare in Piazza Affari. Oggi, 19 luglio, l'indice Ftse Mib, che rappresenta le 40 principali società trattate alla Borsa di Milano, ha perso il 2,03% tornando così sotto quota 22.000 e chiudendo, precisamente, a 21.641.
La giornata è stata nera quasi per tutte le quotate. Soltanto cinque delle 32 piemontesi hanno terminato la seduta con segno positivo. E due di queste sono presiedute dalla cuneese Daniela Santanchè. L'ultimo prezzo di Visibilia Editore è stato di 1,36 euro, superiore del 4,62% a quello di ieri; mentre Ki Group ha concluso a 1,08 euro (+3,85%). L'incremento di Visibilia Editore, fondata, controllata e guidata dalla Santanchè, è stato il quarto maggiore di tutta la Borsa e il sesto quello della torinese Ki Group.
Con un rialzo hanno terminato le negoziazioni odierne anche Basicnet (+0,53%), Pininfarina (+0,41%) e Reply (+0,08%). Con lo stesso prezzo di ieri, invece, la biellese Cdr Advance Capital, la Fidia di Giuseppe Morfino e la M&C di Carlo De Benedetti.
I ribassi maggiori di oggi, nel listino subalpino, sono stati di Ubi Banca (-4,48%), Tinexta (-3,36%), Prima Industrie (-3,31%), Italgas (-3,23%) e Cover 50 (-3,16%).

Gli obiettivi Azzoaglio per il nuovo Banco dati al neo direttore generale Ramondetti

Inizia per il Banco Azzoaglio una nuova fase” è il primo commento di Francesco, Erica e Simone Azzoaglio dopo la nomina di Carlo Ramondetti a direttore generale della banca cuneese di Ceva che fa capo, da sempre, alla loro famiglia. “Al nuovo direttore generale, infatti, affidiamo il compito di realizzare un progetto di revisione strategica del Banco nel rispetto delle tradizioni” hanno detto gli eredi del fondatore, aggiungendo che “la nostra banca dovrà essere più efficiente e diventare sempre più la banca di riferimento delle realtà socio economiche del territorio in cui opera da tanti anni”.
Hanno continuato: “ Ruolo determinante dovrà avere l’automazione. Grazie alla digitalizzazione, la nostra banca vuole diventare ed essere percepita innovativa e moderna. Il Banco dovrà aprirsi a nuovi mercati e a nuovi territori. Siamo certi che Carlo Ramondetti, che ha dimostrato nel suo passato professionale di avere visione strategica, determinazione e capacità riorganizzativa, saprà condurre il Banco con successo in questo ambizioso cammino”.
Carlo Ramondetti, neo dg
Banco Azzoaglio 
Carlo Ramondetti proviene dalla Banca Alpi Marittime, della quale è stato direttore generale per quasi 12 anni (gli è appena subentrato Piero Biagi). Precedentemente, Carlo Ramondetti è stato direttore generale di Confindustria Cuneo e, prima ancora, responsabile della pianificazione strategica della Bre Banca Regionale Europea (Ubi Banca), per circa otto anni.
Obbiettivo del manager cuneese. di grande e provata esperienza – ha comunicato l'Azzoaglio - sarà quello di saper ben coniugare la presenza territoriale del Banco nelle tradizionali aree di competenza, con l’apertura a nuovi mercati e territori, anche grazie ad un processo di digitalizzazione e innovazione. La famiglia Azzoaglio, azionista di riferimento dell’istituto, che quest’anno compie 140 anni di vita, sarà a fianco al nuovo direttore generale nel perseguire il progetto industriale che ne segnerà il cambiamento”.
Nella stessa nota si legge che “Giancarlo Fasano, direttore uscente, continuerà, con altro ruolo, la sua attività nella banca: a lui va un apprezzamento per aver saputo guidare il Banco in questi ultimi anni”.
Il Banco Azzoaglio ha chiuso il bilancio 2018 con l'utile netto di 647.000 euro. Alla fine dell'anno appena passato, aveva masse amministrate per conto della clientela pari a 1,589 miliardi (in particolare, la raccolta diretta ammontava a 645,9 milioni e l'indiretta a 943,1) e impieghi alla clientela pari a 487,655 miliardi, di cui il 58,94% come mutui. Le sofferenze nette sono calate all'1,24% dei crediti dal 2,95% di fine dicembre 2017.
Il patrimonio netto del Banco Azzoaglio, che conta 137 dipendenti, al 31 dicembre 2018 è risultato di 58,088 milioni e il Cet1 al 12,29%, a fronte del 4,5% richiesto. Nel suo portafoglio figurano partecipazioni in Yarpa, nella Banca Patrimoni Sella & C e nella Banca Passadore di Genova, la quale, a sua volta, possiede una quota dell'Azzoaglio.
Il Banco, il cui comitato esecutivo è formato da Francesco Azzoaglio (presidente), Enrica e Simone Azzoaglio, Mauro Catani e Gian Paolo Garello, ha approvato, il 29 marzo 2019, il nuovo Piano Industriale 2019-2021 tenendo conto delle prevedibili evoluzioni di mercato, dell’importanza della trasformazione tecnologica e delle risorse umane.

Piemonte, boom d'imprese custodi digitali a difesa di privacy e sicurezza informatica

Con la digitalizzazione sempre più diffusa crescono anche i rischi per la sicurezza e la privacy, come dimostra la crescita mondiale del Cybercrime. Sebbene la percezione dei rischi legati ai crimini informatici nel nostro Paese sia ancora molto bassa, negli ultimi anni si è assistito a una crescita molto significativa del numero di imprese che offrono strumenti e servizi per combattere questa nuova minaccia.
Secondo un’elaborazione Unioncamere-InfoCamere, tra la fine del 2017 e i primi tre mesi del 2019 le imprese italiane che offrono servizi nel campo della sicurezza informatica o della cyber-security sono aumentate di oltre il 300%, passando da poco meno di 700 a più di 2.800 unità. A questo ‘balzo’ nel numero degli operatori ha fatto eco un aumento ancora più marcato (quattro volte) nel numero degli addetti, passati nello stesso periodo da 5.600 a 23.300 unità, corrispondenti a una media di ott addetti per azienda al 31 marzo di quest’anno.
La concentrazione più elevata di “custodi digitali” si registra nel Lazio, dove al 31 marzo scorso avevano sede 634 imprese (il 23% del totale nazionale) e sempre il Lazio si aggiudica la fetta più consistente della crescita assoluta del periodo (468 imprese in più tra 2017 e marzo 2019, il 22% dell’intero saldo nazionale). A seguire, in entrambe le classifiche, c’è la Lombardia (con 492 imprese alla fine di marzo e un aumento di 371 dal 2017).
In Piemonte, le imprese attive nel settore della sicurezza informatica al 31 marzo scorso sono risultate 117, mentre erano 24 al 30 settembre 2017. Da allora, perciò, il loro numero è aumentato del 387,5%, tasso superiore alla media nazionale. Nello stesso periodo, gli occupati in queste imprese in Piemonte sono saliti da 293 a 463.
Sul fronte degli addetti, le imprese che hanno creato più opportunità di lavoro, comunque, sono localizzate in Lombardia, Lazio e Trentino Alto Adige che, con i loro 13.909 addetti, rappresentano il 60% di tutto il settore. La Campania, al quinto posto in questa classifica, è la prima tra le regioni del Mezzogiorno con 1.153 addetti e il 4,9% del totale.
Dal punto di vista delle performance finanziarie, analizzando i bilanci delle 562 imprese del comparto costituite nella forma di società di capitale e che hanno presentato il bilancio negli ultimi tre anni (il 38% del totale), nel 2017 il valore della produzione è stato di quasi due miliardi di euro, in crescita del 10,6% rispetto a quello realizzato dalle stesse imprese nel 2015: in media, ciò equivale ad un valore della produzione di circa 2,4 milioni di euro pro-capite per le aziende della cyber-security tricolore.
Con il 42,5% del totale (835 milioni), è la Lombardia la regione leader per fatturato realizzato dalle imprese del comparto. Solo secondo il Lazio con 307 milioni, mentre la terza regione, molto distaccata, è l’Emilia –Romagna (233 milioni). Ancora più lontano il Piemonte con 49,3 milioni.

L'accordo Confindustria Piemonte-Polito allargato anche a infrastrutture e logistica

Guido Saracco e Fabio Ravanelli
Rafforzare la collaborazione tra Confindustria Piemonte e Politecnico di Torino nel campo della ricerca e del trasferimento tecnologico, dando maggiore impulso alla sinergia tra mondo delle imprese e università grazie a progetti in cui ricerca, innovazione e formazione siano strettamente legate al contesto economico e produttivo piemontese.
È uno dei principali obiettivi dell’accordo di partnership siglato da Fabio Ravanelli, presidente di Confindustria Piemonte e da Guido Saracco, rettore del Politecnico di Torino, che rinnova un’intesa avviata nel 2009 e oggi potenziata con l’inserimento delle infrastrutture e della logistica, tra i temi oggetto di collaborazione,
In uno scenario in cui l’innovazione tecnologica e le competenze ad essa legate assumono sempre maggiore importanza, l’accordo si propone di rendere più stretto il legame tra il sistema produttivo piemontese e il mondo della ricerca e della formazione accademica, contribuendo, ad esempio, a facilitare la partecipazione delle imprese a progetti di ricerca, anche internazionali, promuovendo l’adesione congiunta a bandi e programmi europei, condividendo informazioni sul portafoglio brevetti del Politecnico e sulle potenzialità delle start up innovative e cercando di individuare, anche grazie alla collaborazione con i Poli regionali di Innovazione, soluzioni alle esigenze tecnologiche delle imprese.
Nel documento l’Ateneo e l’Associazione condividono l’impegno di attivare strumenti innovativi per riservare una particolare attenzione alle piccole e medie imprese. Il primo passo sarà la firma di un’intesa dedicata, formalizzata già nei prossimi giorni, per strutturare a livello internazionale una rete in grado di agevolare il trasferimento tecnologico e lo sfruttamento dei risultati della ricerca applicata.
Inoltre, per rispondere alla richiesta del sistema imprenditoriale di figure professionali altamente specializzate, Polito e Confindustria Piemonte intensificano la collaborazione nelle attività di didattica, alta formazione e formazione permanente, individuando strumenti e iniziative (orientamento, tirocini didattici, dottorati di ricerca, percorsi di alto apprendistato) a supporto dell’inserimento lavorativo di laureati e ricercatori. Previste anche forme di collaborazione nel campo della formazione tecnica, con particolare riguardo all’Istruzione Tecnica Superiore e alle Lauree Professionalizzanti.
Infine - ed è la novità più significativa dell’accordo - la partnership tra imprese e Ateneo viene estesa alle attività di sviluppo territoriale, infrastrutturale e della logistica, con l’obiettivo di realizzare iniziative condivise che stimolino il Piemonte a misurarsi con le realtà più dinamiche e innovative d’Europa.
Sul fronte della governance, l’accordo prevede la costituzione di un unico Comitato di Indirizzo, che sostituisce i precedenti Comitato Guida e Comitato Tecnico Scientifico e si riunisce almeno una volta all’anno, con il compito di individuare gli obiettivi strategici della collaborazione, fornire le linee di indirizzo generali e approvare i progetti esecutivi.

La fusione Cofide-Cir approvata dai soci La nuova Cir avrà un flottante del 41,6%

I fratelli De Benedetti con il padre Carlo
Le Assemblee straordinarie degli azionisti di Cofide (Gruppo Fratelli De Benedetti) e della controllata Cir, oggi, 19 luglio, hanno approvato il progetto di fusione per incorporazione di Cir nella controllante Cofide. La fusione produrrà effetti civilistici e fiscali a partire dall’inizio di gennaio 2020, subordinatamente al completamento della relativa procedura societaria e alla stipula dell’atto di fusione. A decorrere dalla data di efficacia della fusione, Cofide modificherà la propria denominazione sociale in “Cir – Compagnie Industriali Riunite”.
Secondo quanto già annunciato al mercato, la fusione persegue i seguenti obiettivi:
a) semplificare la struttura societaria e di governance del gruppo, attraverso la concentrazione del ruolo di holding in un’unica società, accorciando altresì la catena di controllo rispetto alle società operative e ponendosi in linea con le migliori pratiche nazionali ed internazionali, nonché con le aspettative del mercato e delle autorità di regolazione; b)creare una società con una dimensione del flottante superiore sia in termini percentuali sia in valore assoluto, con la conseguente maggiore facilità di negoziazione delle azioni e appetibilità delle stesse per gli investitori; in particolare, il flottante della società risultante dalla fusione sarà pari a circa il 41,6% del capitale sociale a fronte dell’attuale 20% di Cir e del 29,5% di Cofide; c) eliminare le duplicazioni di costi di governance, amministrativi e di quotazione legati al mantenimento di due società holding quotate.
La fusione prevede l’applicazione del seguente rapporto di cambio: 2,01 azioni ordinarie Cofide dal valore nominale di 0,50 eurociascuna per ogni azione ordinaria Cir. Per servire il concambio, Cofide procederà all’aumento del proprio capitale sociale per massimi 292.633.357 di euro mediante emissione di massime n. 585.266.715 nuove azioni ordinarie dal valore nominale di 0,50 euro ciascuna, in applicazione del rapporto di cambio.
Le Assemblee hanno deliberato, con efficacia dalla data di perfezionamento della fusione, l’adozione delle modifiche statutarie conseguenti alla fusione. Il perfezionamento dell’operazione è subordinato al verificarsi di talune condizioni sospensive che risultano in parte avverate- L’Assemblea straordinaria di Cofide ha altresì deliberato un aumento del capitale a servizio dei piani di stock option adottati dal consiglio di amministrazione di Cir, a esito della fusione e della conseguente incorporazione di Cir in Cofide. L’esercizio dei diritti di opzione ai sensi dei predetti piani di stock option comporterà la sottoscrizione di azioni Cofide. Infine, l’assemblea Cofide, riunitasi anche in sede ordinaria, ha deliberato l’adozione di un nuovo piano di stock grant in sostituzione dei piani di stock grant adottati da Cir in favore dei propri amministratori e dirigenti, nonché di amministratori e dirigenti di alcune controllate, con efficacia subordinata al perfezionamento della fusione. Tale piano, con contenuto sostanzialmente in linea con i piani di stock grant di Cir, consentirà l’esercizio degli eventuali diritti già maturati e non esercitati dai beneficiari di tali piani o ancora in fase di maturazione.

Ecco come funziona "Coinquilini solidali" progetto della Compagnia di San Paolo

La casa non è solo un luogo fisico, ma uno spazio dove si costruiscono relazioni, nascono amicizie e ci si aiuta a vicenda. È da questa premessa che parte Coinquilini Solidali, il progetto di Refugees Welcome Italia che ha l’obiettivo di promuovere, a Torino e in alcune altre zone in Piemonte, coabitazioni ispirate al principio di solidarietà e collaborazione reciproca tra persone che vivono un momento di difficoltà o desiderano creare nuovi legami.
Solitudine, problemi economici o familiari, mancanza di reti amicali possono condizionare negativamente la ricerca o il mantenimento di una casa. Coinquilini solidali vuole trasformare queste difficoltà momentanee in un’opportunità per creare comunità più solidali e inclusive.
Come? Mettendo insieme persone che hanno bisogni diversi ma complementari: chi possiede una casa magari troppo grande per le proprie esigenze o si sente solo e chi, invece, una casa la cerca ma ha problemi ad accedere al mercato immobiliare o non conosce persone con cui abitare.
Per Refugees Welcome Italia, l’associazione che promuove l’accoglienza in famiglia di rifugiati, si tratta del primo progetto di housing dedicato a tutti, italiani e stranieri.
L’iniziativa è sostenuta nell’ambito del Bando 2018 - Social & Smart Housing, promosso dal Programma Housing della Compagnia di San Paolo.
Coinquilini solidali mette in contatto persone che sono disposte a condividere la casa a un prezzo accessibile, dividendo solo le bollette, o a titolo gratuito, prevedendo forme di mutuo aiuto, con quanti hanno difficoltà ad accedere al mercato immobiliare, a causa di problemi economici, familiari o di altro tipo.
A offrire casa possono essere, per esempio, persone anziane che desiderano avere compagnia e dividere le spese diventate insostenibili, oppure coppie con figli adulti ormai fuori casa a cui piacerebbe aiutare qualcuno che ha bisogno di una casa per brevi periodi. Possono cercare una sistemazione genitori single o persone sole che vivono un momento di difficoltà economica e familiare che non permette loro di restare nella casa in cui vivono, oppure persone rifugiate o studenti che tradizionalmente hanno difficoltà ad accedere al mercato degli affitti a prezzi accessibili.
Per offrire o cercare casa, basta collegarsi al portale www.refugees-welcome.it/coinquilini-solidali e compilare un modulo. Refugees Welcome Italia individua il miglior abbinamento possibile tra chi offre e cerca casa, sulla base dei bisogni e delle caratteristiche di tutte le persone coinvolte. Gli attivisti e dell’associazione si occupano poi di far conoscere gli aspiranti coinquilini e di seguirli durante il percorso di convivenza, rimanendo a disposizione per qualsiasi eventualità.

Torino, Scuola di Medicina dell'Università lancia una due giorni contro le fake news

Ezio Ghigo
Contrastare le fake news e portare la medicina fuori dai convegni accademici per metterla a disposizione del grande pubblico. Nasce con questi obiettivi, su iniziativa della Scuola di Medicina dell'Università di Torino (in collaborazione con la Città di Torino e YEG, Your Event Groups) SaluTO, un appuntamento che intende diventare ricorrente e che, quest'anno, dal 20 al 21 settembre, a Torino, si concentrerà su diabete e obesità.
Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità, in Italia una persona su dieci è obesa e, nel 2016, i casi di morte causati dal diabete sono stati oltre 20.000 solo nel nostro Paese. Una situazione preoccupante su cui la disinformazione gioca un ruolo cruciale.
Diabete, obesità, depressione e complicazioni cardiovascolari sono alcune delle parole più ricercate tra il 2004 e il 2017 dagli utenti secondo i dati del report Search For Healt realizzato dal Google News Lab. Utilizzare Internet per ottenere una diagnosi medica costituisce un grave rischio perché una buona parte dei siti che trattano il tema salute sono inattendibili, propagandano false cure (a volte pericolose), diffondono notizie inventate e terapie mai testate.
Proprio per questi motivi, SaluTO vuole dare la possibilità a tutti di chiarire dubbi e fare domande su temi quali salute, prevenzione e stili di vita direttamente ai massimi esperti del campo.
Ad aprire le porte della scienza medica al grande pubblico un Comitato Direttivo formato da esperti dell'Università di Torino: Ezio Ghigo, Coordinatore scientifico di SaluTO, professore ordinario di Endocrinologia e malattie del metabolismo; Antonio Amoroso, professore di Genetica medica, Stefano Bruschi, professore di Chirurgia plastica ricostruttiva ed estetica, Giuseppe Massazza, professore di Medicina fisica e riabilitativa e Umberto Ricardi, direttore della Scuola di Medicina di UniTo e professore di Radioterapia.
L'evento è stato concepito con una formula che rivoluziona il convegno medico classico, esclusivamente riservato al mondo scientifico. Le due giornate saranno divise in due momenti: il mattino sarà dedicato al convegno scientifico, con incontri professionali e relazioni di esperti nazionali e internazionali su aspetti clinici specifici; il pomeriggio, invece, sarà aperto a tutti i cittadini, con appuntamenti pubblici che riprenderanno le stesse tematiche affrontate durante la mattinata e tradotte in un linguaggio più accessibile.

Contratto di rete, accelerata del Piemonte diventate più di 1.400 le imprese aderenti

Forte accelerata del Piemonte sulla strada del contratto di rete, nuovo strumento giuridico-economico destinato a favorire la collaborazione tra le imprese, con l'obiettivo reciproco di aumentarne l'efficienza, l'innovazione, l'accesso agevolato al credito, la riduzione dei costi e, fra l'altro, la visibilità sui mercati internazionali.
La notizia è stata pubblicata da L'Economia del Nord Ovest, supplemento che il Corriere Torino edita ogni lunedì (ora va in pausa estiva e riprenderà ai primi di settembre).
All'inizio di questo mese le imprese coinvolte in contratti di rete in Piemonte sono risultate 1.406, oltre 100 in più rispetto al 31 dicembre. L'incremento dell'8,4% è superiore a quello medio dell'intera Italia che è stato del 6%.
Una volta tanto, i piemontesi stanno correndo più velocemente degli altri. E la rincorsa appare ancora più vistosa considerando che alla fine del 2017 le aziende in rete erano solo 1.007, a fronte delle 23.352 di tutto il Paese (ora sono 33.275).
In regione, le due province che stanno evidenziando i maggiori tassi di recupero sono quelle di Torino (+14,3%) e di Alessandria (+14,1%). In quest'ultima, le imprese coinvolte in contratti di rete sono diventate 113 (erano 99 alla fine del dicembre scorso) e in provincia di Torino 609 (erano 533).
I progressi sono stati censiti da Infocamere e Unioncamere, che hanno attribuito gli incrementi dell'8,9% al Biellese (49 le aziende ora in rete), 8,8% al Vercellese (37), 8,1% al Cuneese (415), 3,4% al Novarese (92).
Invece, le imprese con contratto di rete in essere sono diminuite nel Verbano-Cusio-Ossola, dove sono scese a 20 (-48,7%) e nell'Astigiano, che ne conta 71 (-4,1%).
In Piemonte, il settore con il maggior numero di imprese con contratto di rete è l'agricoltura (292), seguito da manifatturiero (187), costruzioni (182), commercio (163), attività professionali, scientifiche e tecniche (98).

Cuneo "prova" in noccioleto di Cherasco l'insetto che sconfigge la cimice asiatica

Un passo avanti importante nel contrasto alla cimice asiatica senza uso di sostanze chimiche. Dopo anni di ricerca, si è aperta la fase finale del progetto Haly-End: per la prima volta, in Piemonte è stato rilasciato, in un noccioleto a Cherasco, l’Anastatus bifasciatus, insetto individuato come antagonista naturale della cimice asiatica, allo scopo di verificarne, anche in campo aperto, l’azione di contrasto, già testata in laboratorio.
È il risultato della ricerca promossa dalla Fondazione Crc nell’ambito del progetto Haly-End, che da tre anni coinvolge il Dipartimento di Scienze Agrarie, Forestali e Alimentari (Disafa) dell’Università di Torino e Coldiretti Cuneo. Un progetto mirato a individuare soluzioni concrete per contenere, nel Cuneese, la proliferazione dell’insetto originario dell’Asia.
Sono, infatti, incalcolabili i danni che la cimice asiatica ha causato da quando, nel 2013, ha fatto la sua comparsa nelle campagne locali: nutrendosi di oltre 300 specie vegetali − dalla frutta in guscio all’uva, dall’ortofrutta ai cereali, fino alle piante ornamentali − la cimice ha colonizzato molto velocemente l’intero territorio provinciale e regionale, causando perdite per le aziende agricole, variabili, di anno in anno, e a seconda delle zone, fino all’80% dei raccolti.
L’Anastatus bifasciatus, appena introdotto in campo, è un insetto indigeno, già presente in Italia e pertanto utilizzabile sin da subito, a differenza di altri antagonisti esotici, come la “vespa samurai”, che non possono ancora essere rilasciati in pieno campo nel nostro Paese.
Questo insetto si sviluppa a carico delle uova di altri insetti di interesse agrario e forestale, fra cui anche quelle della cimice asiatica. La femmina di Anastatus bifasciatus depone, quindi, il proprio uovo all’interno dell’uovo della cimice. Da questo uovo non emergerà poi un giovane della cimice, bensì un nuovo adulto dell’antagonista.
Il rilascio in noccioleto dell’Anastatus bifasciatus, allevato in massa da una biofabbrica italiana, è finalizzato ad aumentarne la popolazione nelle campagne cuneesi e valutarne l’efficacia contro le infestazioni di cimice asiatica.
“Il rilascio in campo di questo insetto locale rappresenta un primo risultato visibile del progetto di sperimentazione promosso dalla Fondazione Crc” ha commentato il presidente della Fondazione cuneese, Giandomenico Genta. Il quale ha aggiunto: “La ricerca, realizzata in collaborazione con l’Università di Torino e Coldiretti, passa ora alla fase conclusiva, per verificare in campo aperto l’efficacia di quanto testato in laboratorio. Un progetto significativo con cui vogliamo dare risposta a un problema, quello della cimice asiatica, che da anni ha un pesante impatto sull’intero sistema agroalimentare della provincia di Cuneo”.
“Abbiamo raccolto in Piemonte oltre 44.800 uova di cimice asiatica, con l’obiettivo di rilevare parassitoidi indigeni in grado di attaccarle e di adattarsi all’ospite esotico” hanno spiegato i professori Alberto Alma e Luciana Tavella, coordinatori del lavoro di ricerca per l’Università di Torino. “È emerso l’Anastatus bifasciatus, che ha dimostrato di svilupparsi nelle uova di cimice asiatica con un tasso, in condizioni naturali, variabile dal 12% nel 2016-2017 al 15% nel 2018. L’introduzione in campo degli adulti di Anastatus bifasciatus avviene in due momenti, tra oggi e la fine di luglio e il loro impatto sarà verificato mediante un accurato monitoraggio”.
Quello di oggi è un grande passo avanti verso il contenimento di una delle più preoccupanti emergenze fitosanitarie per l’agroalimentare cuneese degli ultimi anni” ha concluso Roberto Moncalvo, delegato confederale di Coldiretti Cuneo.

Torino Caselle si collega con la Moldova

Wizz Air, la principale compagnia low cost dell’Europa Centro-orientale, ha annunciato l’espansione del proprio network da Torino con la nuova rotta per Chisinau, in Moldova. E' il quarto collegamento low fare di Wizz Air da Torino; si aggiunge a quelli per Varsavia, Bucarest e alla new entry Torino-Cracovia, attiva dal 3 agosto.
Il volo Torino-Chisinau verrà operato a partire dal 21 dicembre con frequenza bisettimanale
(martedì e sabato) con uno dei nuovi aeromobili Airbus A320 da 180 posti. I biglietti sono in vendita sul sito internet wizzair.com e sulla app gratuita del vettore con tariffe a partire da 24,99 euro (sola andata, incluse tasse e oneri).
Il collegamento con Chisinau servirà la comunità della Moldova, che in Piemonte conta circa 9mila
residenti, oltre al traffico business e leisure.
Wizz Air opera con una flotta di 114 aeromobili tra Airbus 320 e Airbus 321, offrendo oltre 650 rotte da 25 basi e connettendo 147 destinazioni in 44 Paesi. Il team di Wizz Air è composto da circa
4.500 dipendenti e il suo servizio, insieme con le tariffe basse, hanno permesso alla compagnia di movimentare, negli ultimi 12 mesi, circa 35 milioni di passeggeri.
Wizz Air è quotata alla Borsa di Londra.

La provincia di Asti al terzo posto in Italia per l'interscambio con l'America Latina

L'America Latina evoca tante cose ai piemontesi, ma certamente ne è anche un grande mercato di sbocco dei suoi prodotti e un rilevante soggetto dell'interscambio commerciale. Lo confermano i dati più recenti di Unioncamere: nei primi tre mesi di quest'anno, il valore delle esportazioni piemontesi in quell'area è risultato di 440,436 milioni di euro, cifra inferiore soltanto a quelle dell'Emilia-Romagna (468,071) e della Lombardia (820,451).
Rispetto a gennaio-marzo 2018, l'export piemontese in America Latina è diminuito del 13,9%, a causa dei noti problemi economici e politici di alcuni Paesi; comunque, più della media nazionale (-4%), mentre è aumentato dello 0,3% l'import, ammontato a 223,606 milioni.
A livello provinciale, Torino è seconda in Italia per l'interscambio con l'America Latina (217 milioni) e terza è Asti (140); prima la solita Milano (455).
Ecco, per singolo Paese latino-americano, il valore delle esportazioni piemontesi nei primi tre mesi di quest'anno: Brasile 192.195.806 euro; Messico 152.536.615; Argentina 32.960.089; Cile 15.416.964; Colombia 11.863.000; Perù 8.438.251; Rep. Dominicana 5.576.979; Ecuador 3.700.016; Costa Rica 3.370.932; Panama 2.627.608; Guatemala 2.275.857; Venezuela 2.160.152: Cuba 2.105.265; Uruguay 2.049.843; Paraguay 1.171.186; El Salvador 628.314; Honduras 500.255; Bolivia 322.094; Guayana 302.253; Haiti 141.152; Nicaragua 65.997.
Per quanto riguarda le singole province piemontesi, ecco, per ognuna, il valore dell'export con l'America Latina dal primo giorno di gennaio all'ultimo di marzo (tra parentesi la variazione percentuale rispetto al primo trimestre 2018): Torino 150.627.305 (-30,4%), Asti 146.260.429 (-7,8%), Cuneo 45.192.661 (-10,6%), Alessandria 39.793.909 (+37,6%), Novara 28.785.225 (+3,6%), Vercelli 14.153.096 (+11,7%), Biella 8.563.778 (-15,4%), Verbania 1.292.682 (-51,6%).
Dunque, in Piemonte, è il Verbano-Cusio-Ossola che ha fatto registrare il maggior calo percentuale delle sue esportazioni in America Latina nel primo trimestre, mentre è la provincia di Alessandria quella che ha evidenziato il maggior incremento, superiore anche a quelli di Vercelli e Novara.