Il patrimonio di Compagnia di San Paolo salito a 6,8 miliardi (valore di mercato)

Alberto Anfossi e Francesco Profumo
Il Consiglio Generale della Compagnia di San Paolo ha approvato , all’unanimità, il bilancio 2018, chiuso con un avanzo di gestione(utile netto) di 253,9 milioni di euro, superiore del 16% al budget. In seguito a questo risultato, è stato deliberato l’accantonamento di 33,94 milioni ai fondi per le erogazioni nei settori rilevanti in attesa di destinazione ( la dotazione complessiva sale a 83 milioni, a fronte di impegni pluriennali per 40 milioni; l’accantonamento di 10 milioni al fondo di stabilizzazione delle erogazioni, che raggiunge così, con un anno di anticipo, la consistenza complessiva di 350 milioni e l’accantonamento di 6,77 milioni al fondo per il volontariato.
Francesco Profumo, presidente della fondazione torinese di corso Vittorio Emanuele II ha commentato: “La Compagnia ha adottato, anche per il 2018, criteri di massima trasparenza e prudenza. Pur con l’applicazione di criteri prudenziali, il risultato della gestione del portafoglio di attività finanziarie e il costante controllo dei costi, hanno consentito alla Fondazione di raggiungere e superare gli obiettivi di budget e garantire un volume di erogazioni in crescita rispetto ai due precedenti esercizi senza ricorrere all’utilizzo del fondo di stabilizzazione delle erogazioni.”
La struttura dei proventi si è confermata positiva anche nel 2018” ha aggiunto Alberto Anfossi, il Segretario generale, precisando che i proventi netti totali sono ammontati a 309,5 milioni, “dunque sostanzialmente in linea con l’esercizio precedente e superiori a quanto indicato nel Documento Programmatico”. Gli oneri ordinari sono stati pari a 17,1 milioni e sono diminuiti di circa il 2% rispetto all’anno precedente, “ponendoci tra le fondazioni più virtuose nel rapporto oneri/erogazioni e/o oneri/patrimonio”. Le imposte, in crescita, sono state pari a € 37,2 milioni.
Nel 2018, la Compagnia ha stanziato 151,3 milioni per erogazioni a valere sulle risorse 2018 e 28,4 milioni a valere su risorse accantonate su esercizi precedenti, per un totale di 179,7 milioni, (somma che comprende 16,8 milioni di euro per il Fondo nazionale per il contrasto della povertà educativa minorile), con un incremento dell’1,3% rispetto a quanto erogato nel 2017 (177,4 milioni) e del +8,7% rispetto al 2016 (165,4 milioni).
In particolare, gli stanziamenti per i settori di attività istituzionale sono stati così suddivisi: 72 milioni per le Politiche Sociali (40%); 48,85 milioni per Ricerca e Sanità (27%); 34 milioni per Arte, attività e beni culturali (19%,); 12,2 milioni per Filantropia e Territorio (7%); 8,18 milioni per l’Innovazione culturale (5%) e 4,35 milioni per i Programmi intersettoriali (2%).
Alla fine del 201, il valore di mercato complessivo del portafoglio di attività finanziarie detenuto dalla Compagnia di San Paolo ammontava a 6,3 miliardi di euro, rappresentato per il 36,7% dalla partecipazione in Intesa Sanpaolo e per il 50,4% dal portafoglio diversificato, ai quali vanno aggiunte altre attività (6,5%), la partecipazione in CDP (2,8%), la partecipazione in Banca d’Italia (1,2%) e i Mission Related Investment (SocialFare Seed, Ream Sgr, Equiter e Fondi di social housing 2,4%).
Da inizio anno, grazie a una buona ripresa dei mercati finanziari – si legge nel comunicato della Fondazione presieduta da Francesco Profumo - la consistenza del patrimonio complessivo della Compagnia ha raggiunto il valore di circa 6,8 miliardi”.

Dea Capital: Paolo Ceretti confermato ad Busso è presidente del Comitato rischi

Paolo Ceretti, ad Dea Capital 
Presieduta da Lorenzo Pellicioli, l'assemblea dei soci di Dea Capital, quotata controllata dalla novarese De Agostini della famiglia Boroli-Drago, oltre all'annullamento di 40 milioni di azioni proprie in portafoglio, con relativa riduzione del capitale sociale, da 306,612 milioni a 266,612, ha approvato il bilancio 2018 dell'omonima capogruppo, chiuso con un utile netto positivo per 17,3 milioni (rispetto alla perdita di 36,6 milioni nel 2017), portato integralmente a riduzione delle perdite pregresse.
Inoltre, l’assemblea ha approvato la distribuzione parziale della Riserva sovrapprezzo nella misura di 0,12 euro per azione, a titolo di dividendo straordinario, per un ammontare complessivo di circa 31,2 milioni. Per la distribuzione, la società attingerà alla liquidità disponibile. E' stato anche preso atto del bilancio consolidato 2018 del Gruppo, che ha evidenziato un utile di competenza pari a 11,1 milioni (rispetto alla perdita di 11,7 milioni nel 2017).
L' assemblea ha poi nominato il nuovo Consiglio di Amministrazione che resterà in carica per tre esercizi, sino all’approvazione del bilancio 2021. E' composto da 11 membri, tratti dalla lista presentata dall’azionista di maggioranza De Agostini, titolare del 58,313% del capitale sociale e del 67,46% dei diritti di voto: Lorenzo Pellicioli (confermato presidente), Marco Emilio Boroli, Donatella Busso, Paolo Ceretti, Marco Drago, Carlo Enrico Ferrari Ardicini, Dario Frigerio, Francesca Golfetto, Davide Mereghetti, Daniela Toscani, Elena Vasco.
Il nuovo Consiglio di amministrazione, riunitosi a valle dell’assemblea, ha confermato Paolo Ceretti nella carica di amministratore delegato e ha nominato la cuneese Donatella Busso presidente del comitato Controllo e rischi. Donatella Busso, nata a Savigliano nel 1973, laurea in Economia e commercio a Torino, dove è docente e ha diversi incarichi, è anche consigliere di amministrazione di Prima Industrie e di Banca 5 (gruppo Intesa Sanpaolo). Quanto a Paolo Ceretti, torinese, classe 1955, è anche azionista di Dea Capital con 2,077 milioni di titoli.
Il nuovo Cda è anche stato autorizzato ad acquistare azioni proprie per non più del 20% del capitale,
ovvero fino a 53,3 milioni di azioni, tenuto conto della riduzione del capitale sociale deliberata dall’assemblea straordinaria. In seguito all'annullamento deliberato, il numero complessivo di azioni proprie in portafoglio detenute dalla società si ridurrà a 6.636.485, pari al 2,5% del capitale.

Unicamente la Sunino di Castellamonte tra le 25 nuove imprese entrate in Elite

Laura Sunino, direttore generale
dell'omonimo gruppo di Castellamonte
Delusione. Delle 25 nuove società appena entrate a far parte di Elite, il networ dedicato alle imprese ad alto potenziale di crescita e possibili candidate alla quotazione in Borsa, soltanto una è piemontese: la Sunino di Castellamonte, a capo di un gruppo di sette aziende specializzate nella trasformazione di materie plastiche.
Le nuove aziende italiane che iniziano il proprio percorso in Elite provengono da 11 regioni e operano in 15 diversi settori, tra i quali l'industria, la salute e l'alimentare, a ulteriore conferma della capacità del network di rappresentare l’economia reale del Paese. Insieme, hanno un fatturato aggregato di oltre 2,2 miliardi di Euro e impiegano oltre 9.000 addetti.
Elite è la piattaforma internazionale del London Stock Exchange Group nata in Borsa Italiana nel 2012 in collaborazione con Confindustria – con la quale condivide l’obiettivo di sostenere in modo sempre più sinergico le migliori aziende italiane – e che si propone di accelerare la crescita delle società attraverso un innovativo percorso di sviluppo organizzativo e manageriale volto a rendere imprese, già meritevoli, ancora più competitive, più visibili e più attraenti nei confronti degli investitori a livello globale.
A livello internazionale, Elite comprende gia più di 1.100 imprese provenienti, di 41 Paesi.
Il gruppo Sunino ha due società produttive in Piemonte – Plastic Legno a Castellamonte, sede centrale, e Falomo Termoplastici a Villavernia, nell'Alessandrino – tre in Romania, una nella Repubblica Molfdava e una in India:
Il gruppo Sunino, fondato nel 1968 da Carlo Sunino, ha rapporti di collaborazione con innovativi studi di design in grado di collaborare, quando richiesto, con il marketing delle aziende, per sviluppare eventuali nuovi progetti legati al packaging, al promozionale/oggettistica e all’articolo sportivo. I principali clienti sono: Artsana, Bauli, Bialetti, Bustaffa, Campagnolo, Caseificio Longo, Caseificio Merlo, Caseificio Pugliese, Gruppo Ferrero, Lindt & Sprungli Italy, Linea Verde, Majani 1796, Melegatti, Mga Entertainment, Monini, Nestlè, Newlat, Officine Meccano Plastiche per il marchio Bticino, Rossignol Lange, Smoby.
Al vertice dell'impresa si trovano Paolo e Laura Sunino, figli del fondatore mancato un anno e mezzo fa. Paolo Sunion è amministratore delegato e la sorella Laura direttore generale.

Radiografia del design in Piemonte

Licia Mattioli, ad dell'omonima impresa di gioielli
e vice presidente di Confindustria per l'internazionalizzazione
Design, un'attività che per l'Italia vale esportazioni per quasi 22 miliardi di euro all'anno e circa mille nuovi brevetti all'anno. E che vede Alessandria al secondo posto assoluto nella graduatoria nazionale delle province con più ricavi all'estero per le vendite di beni di design made in Italy (il settore comprende oggetti di arredamento, illuminazione, articoli in ceramica e porcellana, vetro e gioielleria, comparto, quest'ultimo, che spiega la medaglia d'argento alla provincia di Alessandria, per la sua Valenza).
L'export alessandrino di design nel 2018 è stato pari a 2,113 miliardi (+2,2% rispetto al 2017), importo inferiore soltanto ai 2,217 miliardi della provincia di Treviso, prima in Italia. Alessandria ha preceduto anche le altre due capitali nazionali del gioiello e dell'oro: Arezzo, terza con due miliardi e Vicenza con 1,839. Milano è quarta con 1,769 miliardi.
Tra le prime venti per le esportazioni 2018 di design si trova anche la provincia di Torino, quattordicesima con 410 milioni. Torino che, comunque, può vantare la medaglia di bronzo per i prodotti di design in vetro e per apparecchiature di illuminazione (ricavi all'estero per 217 milioni).
Invece, nel comparto formato da gioielleria, bigiotteria, pietre preziose lavorate e articoli commessi, Alessandria batte tutte le altre province con esportazioni per 2,102 miliardi, grazie soprattutto a Valenza, leader del gioiello non soltanto a livello italiano.
Per quanto riguarda le esportazioni di design delle altre province piemontesi nel 2018, si registrano 148,2 milioni per Cuneo (+15,3% sul 2017), 69,9 milioni per Novara (-1,4%), 46.5 milioni per Biella (-20%), 33,6 milioni per Asti (+140,3%), 13,9 milioni per Vercelli (+5,7%) e 12,4 milioni per Verbania (+6,8%).
In Piemonte, a fine 2018, risultano attive nel settore del design 10.049 imprese, delle quali il 26,9% sono femminili (2.734), il 10,3% di stranieri (1.033) e il 6,5% di giovani (844).
In particolare, Torino conta 4.542 aziende di design (sesta provincia che ne ha di più in Italia), con 13.767 addetti: di queste, 1.058 operano nel comparto della confezione di abbigliamento. Ed ecco i numeri di imprese di design nelle altre province piemontesi: Alessandria 1.339, Asti 419, Biella 910, Cuneo 1.191, Novara 878, Verbania 311 e Vercelli 399.

Juventus: la sconfitta costata 300 milioni in Borsa il valore risceso a 1,401 miliardi

Trecento milioni di euro. Tanto è costata alla Juventus, oggi in Borsa, la sconfitta subita da parte dell'Ajax e la conseguente uscita dalla Champions. Infatti, oggi, 17 aprile, giorno in cui l'indice Ftse Mib è tornato sopra i 22.000 punti, al termine delle contrattazioni, il prezzo dell'azione della società bianconera è risultato di 1,39 euro, corrispondente alla capitalizzazione di 1,401 miliardi, 299,8 milioni in meno rispetto a ieri, quando il titolo aveva terminato la seduta a 1,6875 euro e il valore riconosciuto da Piazza Affari alla Juventus ammontava a 1,701 miliardi.
Rispetto al giorno della partita, l'azione della Juve ha perso il 17,63%, più di tutte le altre quotate alla Borsa di Milano. Il secondo maggior ribasso, però del solo listino Ftse Mib, è stato di Diasorin , che ha chiuso a 87,65 euro (-3,68%).
Comunque, le altre piemontesi che hanno finito la seduta con una perdita superiore all'1% sono state Astm (-1,49%), Borgosesia (-2,91%), Cdr Advance Capital (-1,69%), Conafi (-2,52%), Fidia (-1,22%) e Tinexta (-3,45%).
Sempre tra le quotate considerate subalpine, per diverse ragioni, hanno invece registrato i maggiori rialzi Ki Group (+21,31%, il terzo più alto di tutta Piazza Affari), Visibilia Editore (+4,29%), entrambe presiedute dalla cuneese Daniela Garnero Santanchè; oltre che Ubi Banca (+3,67%), che ha la Fondazione Crc di Cuneo come azionista singolo con più azioni.

Mercato auto europeo: Fca buca di nuovo in marzo perde l'11,7% e torna al 7° posto

Un'altra foratura di Fca in Europa. Nel mese appena passato, il gruppo guidato da Mike Manley è di nuovo sceso al settimo posto nella graduatoria dei Costruttori per vendite di vetture. A Fca sono state attribuite 106.680 nuove immatricolazioni, l'11,7% in meno rispetto a marzo 2018. Il calo dell'intero mercato continentale, invece, è stato del 3,6% (1.770.849 immatricolazioni, 66.392 meno che nello stesso mese dell'anno scorso).
La quota di Fca è scesa così al 6%, dal 6,6% precedente e inferiore al 6,4% di Ford, al 6,5% del gruppo Hyundai-Kia, al 6,8% di Bmw-Mini, al 10,2% del gruppo Renault, che comprende anche Dacia, Lada e Alpine; al 16,1% del gruppo Psa (Peugeot, Citroen, Ds e Opel-Vauxhall) e al 23,3% del gruppo Vw (Volkswagen, Audi, Seat, Skoda, Porsche, Lamborghini, Bentley e Bugatti).
Rispetto a marzo 2018, hanno venduto più vetture soltanto il gruppo Renault (+2,1%), Volvo (+2,8%), Jaguar e Land Rover (+4,6%) e Mitsubishi (+17%).
Invece, pur avendo fatto registrare meno immatricolazioni che nel marzo 2018, hanno comunque aumentato le loro quote di mercato i gruppi Vw, Psa, Hyundai, Toyota e la Mazda.
Per quanto riguarda le singole marche, i dati dell'Acea, l'associazione europea dei produttori del settore, mostrano che Maserati e Alfa Romeo, entrambe di Fca, sono quelle che, nel mese scorso, hanno perso percentualmente più di tutte: il 49,6% Maserati (531 le vetture vendute in marzo in Europa) e il 44,8% l'Alfa Romeo (5.504). Il terzo peggior risultato è stato della Nissan (-29,4%), il quarto della Ds (-27,4%) e il quianto della Honda (-21,1%), seguita da Porsche (-20,6%).
Al contrario, i maggiori incrementi rispetto a marzo 2018 sono stati evidenziati da Dacia con 59.475 nuobve immatricolazioni (+21,6%), Mitsubishi con 17.072 (+17%) e Lancia-Chrysler con 6.088 (+15,3%), che ha preceduto Jaguar con 14.426 (+12%).
Fiat ha avuto 77.320 acquirenti (-12,1%), e Jeep 17.237 (+3,9%).
Sul podio mensile delle marche con più immatricolazioni nel mese scorso di sono piazzate Volkwagen (185.925), Renault (120.958) e Opel-Vauxhall (106.734). Questo trio ha preceduto, nell'ordine, Peugeot (102.448), Bmw (92.350); Audi (91.577), Mercedes (87.327), Fiat (appunto 77.320), Toyota (76.711) e Skoda (75.606), che chiude la top ten.

Unipolsai conferma Recchi e Dalle Rive Piergiorgio Re nuovo presidente Sara Vita

Piergiorgio Re, neo presidente di Sara Vita
I torinesi Giuseppe Recchi e Ernesto Dalle Rive sono stati confermati nel nuovo Consiglio di amministrazione di Unipolsai, quotata alla Borsa di Milano. Ernesto Dalle Rive, nato sotto la Mole nel 1960, è anche presidente, amministratore delegato e direttore generale di Nova Coop, vice presidente nazionale di Coop Italia e consigliere di amministrazione di Unipol Gruppo, quotata anch'essa e controllante di Unipolsai (di entrambe è numero 1 Carlo Cimbri).
Giuseppe Recchi, classe 1964, nato a Napoli, ma componente della nota famiglia torinese dell'omonimo gruppo attivo nel settore delle costruzioni, laurea in Ingegneria al Politecnico subalpino, è anche consigliere di amministrazione dell'IIT - Istituto italiano di tecnologie e del direttivo di Assonime, dopo esserlo stato di Inwit, di Esaote e di Exor. E' stato presidente di Telecom Italia e dell'Eni.
Un altro torinese è stato eletto, per la prima volta, presidente di Sara Vita, compagnia controllata da Sara Assicurazioni: si tratta di Piergiorgio Re, commercialista, già presidente dell'Aci del capoluogo subalpino e professore ordinario alla locale Facoltà di Economia.

Da imprese e Compagnia di San Paolo 210.000 euro per il "Regina Margherita"


Un aiuto di 210.000 euro all'ospedale infantile Regina Margherita di Torino da parte di un gruppo di imprese piemontesi coordinate da Confindustria Piemonte e da parte della Compagnia di San Paolo, con il l supporto della onlus Io Sto Con Il Regina Margherita, che si è fatta regista dell'iniziativa di fundraising.
Beneficiario il reparto di Otorinolaringoiatria pediatrica, diretto Paolo Tavormina, che ha potuto così innovare tutto il sistema di diagnosi, gestione e terapia, in favore di bambini e neonati che presentano una serie di patologie malformative o espansive a carico delle vie aerodigestive superiori (Si tratta di pazienti che, spesso anche in età neonatale, devono essere sottoposti a delicati interventi chirurgici che necessitano successivamente di una lunga e laboriosa riabilitazione per il ripristino delle funzioni fonatorie e deglutitorie). Nel 2018, l’Otorinolaringoiatria pediatrica del Regina Margherita ha trattato per questo genere di patologie 80 piccoli pazienti, in prevalenza di età da zero a dieci anni.
In dettaglio, l’impegno diel gruppo di imprese coinvolte da Confindustria Piemonte ha permesso di raccogliere circa 50.000 euro, che hanno consentito di una borsa di studio annuale a un giovane medico per la ricerca nell’ambito della terapia chirurgica e la riabilitazione dei bambini con patologie a carico delle vie aerodigestive superiori.
Invece, con i 160.000 euro della Compagnia di San Paolo è stata acquistata una nuova e sofisticata apparecchiatura per la videoendoscopia otorinolaringoiatrica e chirurgica, capace di migliorare notevolmente la qualità della gestione del paziente sia nella fase di esame e diagnostica, sia in quella successiva di terapia chirurgica.
La responsabilità sociale è alla base di una visione etica del fare impresa che Confindustria sostiene – ha spiegato Fabio Ravanelli, il presidente di Confindustria Piemonte – e impegnarci in modo concreto in favore dell’ospedale Regina Margherita ci è sembrato un atto emblematico per sostenere una delle eccellenze del sistema sanitario piemontese e, insieme, offrire un segnale di attenzione al sistema di ricerca e studio nel campo delle malattie del bambino, favorendo l’ingresso di un giovane ricercatore. Non dimentichiamo che la white economy rappresenta un settore di investimento ad alto potenziale in termini economici ed occupazionali e la capacità di coniugare ricerca scientifica, formazione, didattica e operatività costituirà una delle chiavi di successo della sanità piemontese nei prossimi anni”.
La Compagnia di San Paolo – ha aggiunto Franca Fagioli, componente del Consiglio Generale della fondazione presieduta da Francesco Profumo – è da sempre attenta al miglioramento della qualità delle cure fornite ai piccoli pazienti: l’intervento presentato è rivolto all’incremento della dotazione tecnologica di alto livello dell’ospedale Regina Margherita, polo di eccellenza della sanità regionale in ambito pediatrico. L’iniziativa, nel suo complesso, rappresenta, in continuità con il recente passato, un esempio di efficace e proficua collaborazione tra privati ed ente pubblico”.
Sono molto contento dell’arrivo di queste due donazioni – ha concluso il responsabile del reparto di Otorinolaringoiatria, Paolo Tavormina – perché nel contesto attuale ottenere da due istituzioni esterne l’attenzione e l’impegno per farci avere personale e strumentazione di un certo livello è un atto per il quale la riconoscenza è d’obbligo e non è scontata. Essere un ospedale di riferimento nazionale ci pone di fronte a situazioni complesse. Poterle affrontare con strumentazioni di avanguardia e personale dedicato significa fare un enorme regalo a tutta la comunità”.
Hanno contribuito con le proprie donazioni alla creazione della borsa di studio: Finsaa – Associazione per il finanziamento degli studi in Amministrazione aziendale, Mirato, Comoli Ferrari & C., Esseco Group, Colines, Igor, Ponti e Zschimmer e Schwarz Italiana Spa.

La Fondazione Crc stanzia 600.000 euro per la prevenzione di sfratti nel Cuneese

I firmatari della Convenzione EmergenzaCasa 8
A Cuneo, martedì 16 aprile, è stata firmata la Convenzione di EmergenzaCasa 8. Il progetto, giunto all’ottava edizione, è promosso dalla Fondazione Crc di Cuneo in collaborazione con 18 Comuni della provincia di Cuneo (Alba, Borgo San Dalmazzo, Boves, Bra, Busca, Caraglio, Cervasca, Ceva, Cuneo, Dronero, Fossano, Mondovì, Racconigi, Saluzzo, Savigliano, Sommariva del Bosco, Verzuolo, Villanova Mondovì), gli enti gestori dei servizi socio assistenziali, le Caritas dei rispettivi territori e l’Atc Piemonte Sud.
Per l’edizione 2019, il progetto si articola in due misure: la prima (budget di 500 mila euro) per la prevenzione degli sfratti. Le Commissioni locali per l’emergenza abitativa, costituite presso ogni Comune partecipante, assegneranno i fondi direttamente ai proprietari degli alloggi – con tre possibili tagli: 850, 1.300 e 1.700 euro – previa sottoscrizione dei Patti di solidarietà.
La seconda misura (budget di 95 mila euro) riguarda la ristrutturazione di immobili di edilizia sociale di proprietà degli enti costituenti le Commissioni locali o di proprietà dell’Agenzia Territoriale per la Casa (Atc) Piemonte Sud. L’obiettivo è recuperare unità abitative, rendendole tempestivamente disponibili per le famiglie già in lista d’attesa.
Negli anni, il progetto Emergenza Casa ha permesso di destinare 6,7 milioni di euro per il contrasto dell’emergenza abitativa, con la sottoscrizione di 3.300 Patti di solidarietà (di cui 459 nell’anno 2018). I patti di solidarietà sono accordi siglati con il benestare della Commissione locale per l’emergenza abitativa del Comune di residenza, che impegnano il proprietario, a fronte di un riconoscimento economico, a non sfrattare l’inquilino per almeno sei mesi successivi alla sottoscrizione e a favorire la stipula di contratti a canone concordato, con vantaggi economici sia per l’inquilino, sia per il proprietario.
“Il grande lavoro realizzato in questi anni, con il coinvolgimento dei Comuni e degli enti che si occupano di emergenza abitativa – ha commentato Giandomenico Genta, presidente della Fondazione Crc - sottolinea l’importanza di dare continuità a strumenti che provano a prevenire le situazioni più critiche e a mettere a disposizione competenze e spazi fisici per le famiglie e le persone già in difficoltà”.
Giandomenico Genta ha poi precisato che “Il progetto Emergenza Casa si inserisce nel programma Giovani e famiglie, uno dei cinque assi principali d’attività scelti dalla Fondazione Crc per il 2019 e conferma l’attenzione alle urgenze delle famiglie, con l’obiettivo di individuare risposte condivise tese a migliorare la qualità della vita e a prevenire il disagio”.

Borsa: tre torinesi nella top ten dei rialzi Conafi, Ki Group e Italia Independent

La cuneese Daniela Santanchè
presidente di Ki Goup e Visibilia Editore
Riscossa delle “piccole” piemontesi in Borsa, oggi, 16 aprile. Tra le prime dieci quotate che hanno avuto i maggiori rialzi in assoluto tre sono torinesi, tutte a bassa capitalizzazione. Si tratta di Conafi, Ki Group e Italia Independent. In particolare, Conafi ha chiuso la seduta con l'azione a 0,39 euro, il 7,30% in più rispetto a ieri (medaglia d'argento), Ki Group a 1,22 euro (+6,09%, che vale il quarto posto) e Italia Independent a 3,08 euro (settimo posto).
Italia Independent, presieduta da Lapo Elkan, che ne è l'azionista di maggioranza assoluta, alla fine del mese scorso era valutata 24,09 milioni da Piazza Affari, dove, alla stessa data, era di 10,23 milioni la capitalizzazione di Conafi (cessione del quinto) e di 13,30 euro quella di Ki Group, una delle società presiedute dalla cuneese Daniela Garnero Santanché (le altre due sono Bioera e Visibilia Editore).
Al termine delle contrattazioni, comunque, hanno evidenziato incrementi di prezzo delle loro azioni, superiori allo 0,12% dell'indice Ftse Mib, anche altre subalpine: Basicnet (+2,90%), Buzzi Unicem (+1,26%), Cofide (+2,18%), Cover 50 (+0,94%), Dea Capital (+0,54%), Exor (+0,56%), Fca (+1,02%), Fidia (+1,76%), Intesa Sanpaolo (+0,93%), Pininfarina (+0,46%), Reply (+1,49%) e Ubi Banca (+1,63%). Quest'ultima viene inserita tra le piemontesi perchè il suo maggior socio individuale è la Fondazione Crc di Cuneo, che ne possiede il 5,91% del capitale e ha due esponenti locali in Consiglio di amministrazione: Ferruccio Dardanello e Francesca Culasso.
Tra le subalpine che, invece, hanno subito ribassi di oltre l'1% rispetto a ieri figurano Cdr Advance Capital (-2,48%), Guala Closures (- 2,17%), Italgas (-1,11%), Juventus (-1,08%) e Visibila Editore (-1,81%).

Banca Imi: 192,5 milioni a Intesa Sanpaolo Mauro Micillo amministratore delegato

Mauro Micillo, amministratore delegato di Banca Imi
L'assemblea di Imi, la banca d'investimento del gruppo Intesa Sanpaolo, ha deciso di confermare sia la composizione del Consiglio di amministrazione sia quella del Collegio sindacale. Pertanto, il Consiglio di amministrazione risulta così composto: Gaetano Miccichè, Giuliano Asperti, Giuseppe Attanà, Aureliano Benedetti, Fabio Buttignon, Vincenzo De Stasio, Paolo Maria Vittorio Grandi, Massimo Mattera, Mauro Micillo, Gerardo Pisanu, Fabio Alberto Roversi Monaco.
Per il Collegio sindacale sono stati nominati sindaci effettivi Giulio Stefano Lubatti (presidente), Carlo Maria Augusto Bertola e Stefania Mancino.
A valle della nomina di Gaetano Miccichè quale presidente, il nuovo Consiglio di amministrazione, riunitosi al termine dell'assemblea, ha nominato Mauro Micillo amministratore delegato mentre Giuliano Asperti e Fabio Roversi Monaco hanno assunto la carica di v
icepresidenti.
Nella parte straordinaria, l'assemblea ha approvato la scissione parziale proporzionale di Banca Imi in favore di Eurizon Capital Sgr e, nella parte ordinaria, sia il bilancio 2018, chiuso con un utile netto consolidato di 803 milioni sia la proposta di distribuire il dividendo di 192,5 milioni a favore della controllante Intesa Sanpaolo.

Banca d'Alba, confermato Tino Cornaglia Curti e Cazzullo ancora vice del dg Corino

Tino Cornaglia, presidente di Banca d'Alba 
L’assemblea dei soci di Banca d’Alba, che domenica scorsa, ha fatto registrare il record di 16.461 presenze, si è conclusa con la votazione degli amministratori e dei sindaci per il prossimo triennio. E' stata confermata la fiducia agli organi sociali uscenti.
Alla presidenza del nuovo Consiglio di amministrazione, riunitosi oggi per la prima volta, è stato confermato Tino Cornaglia, cosi come Pierpaolo Stra rimane alla guida del Comitato esecutivo. Il nuovo presidente del Collegio sindacale è Maurizio Giacosa, che riceve il testimone da Michelangelo Bonardi, confermato sindaco con Mariella Bottallo.
Nei prossimi tre anni, il direttore generale, Riccardo Corino, avrà al proprio fianco, come vice direttori generali, Elvio Curti ed Enzo Cazzullo.
Tino Cornaglia, nato ad Alba nel 1958, laurea in Farmacia a Torino, è presidente di Unifarma.
La Banca d'Alba conta oltre 56.000 soci, dispone di più di 70 filiali e di quasi 500 dipendenti.

Fondazione Cr Biella: Ferraris presidente nuovo vice presidente Emanuele Scribanti

Franco Ferraris, rieletto presidente Fondazione Cr Biella
All'unanimità, Franco Ferraris è stato confermato presidente della Fondazione Cassa di risparmio di Biella, ente che, l'anno scorso, ha erogato oltre 4 milioni di euro. Oltre a rieleggere presidente Franco Ferraris, il Consiglio di Indirizzo della Fondazione biellese ha eletto vice presidente Emanuele Scribanti e consiglieri di amministrazione Cristina Bonino, Enrico Pesce, Michelangelo Valenti e don Stefano Vaudano.
Nel corso della seduta, il presidente ha espresso, a nome di tutti gli Organi della Fondazione, il ringraziamento “per il prezioso impegno svolto” dai consiglieri uscenti e non più rinnovabili Paola Garbella, Emanuela Verzella, Paolo Tavolaccini e monsignor Gianni Sacchi..
Dopo l'ampia relazione del presidente e del Segretario generale, Mario Ciabattini (vice è Andrea Quaregna), il Consiglio di Indirizzo della Fondazione ha approvato il bilancio 2018 che, “nonostante il difficile contesto economico, è stato positivo”.
Franco Ferraris, nato a Torino nel 1956, laurea in Economia e commercio ad Ancona, è amministratore delegato e direttore generale del Lanificio Ermenegildo Zegna & Figli, presidente di Laneria Agnona e, fra l'altro, consigliere di amministrazione dell'Acri. E' stato vice presidente dell'Unione industriale biellese e componente del Consiglio generale della locale Camera di commercio.
E' un top manager anche il neo vice presidente Emanuele Scribanti, biellese, classe 1953, laurea in Ingegneria meccanica al Politecnico di Torino, vice presidente dell'Unione industriale biellese e già consigliere di amministrazione della Fondazione.
La Fondazione Cassa di risparmio di Biella a fine dicembre ha modificato il suo assetto, cedendo le quote di Biverbanca alla Cassa di Risparmio di Asti, diventando il terzo maggiore azionista della Banca con la quota del 13% , inferiore soltanto a quelle della Fondazione Cassa di risparmio di Asti (37,82%) e del Banco Bpm (13,65%), del quale è socio, con l'1,5%, la Fondazione Crt di Torino.

Prima Industrie: dividendo di 4,6 milioni

Gianfranco Carbonato, presidente di Prima Industrie
L’assemblea degli azionisti di Prima Industrie, società torinese leader nel settore ad alta tecnologia dei sistemi laser e di lavorazione della lamiera e dei componenti elettronici per applicazioni industriali, ha approvato il bilancio 2018 della capogruppo Prima Industrie, che chiude con un utile netto pari a euro 4.423.969, tale da consentire di distribuire, sotto forma di dividendo ordinario, 4.202.771 euro più 365.870 relativi a utili pregressi non distribuiti e precedentemente accantonati a riserva straordinaria. Così il dividendo complessivo unitario risulta di euro 0,44 per ciascuna delle azioni in circolazione. Il valore complessivo dell’ammontare dei dividendi, tenuto conto delle azioni oggi in circolazione (10.383.274), è stimato in euro 4.568.641.
L’Assemblea ha altresì preso atto dei risultati del Gruppo, che ha fatto registrare un fatturato consolidato pari a 466,9 milioni di euro, un margine operativo lordo di 45,1 milioni e utile netto di 24,1 milioni. di euro.
Inoltre, ha nominato il nuovo Collegio sindacale, che risulta composto da Franco Nada, presidente, Roberto Petrignani e Maura Campra. Ha anche autorizzato l’acquisto, in una o più volte, per un periodo di diciotto mesi, di azioni ordinarie di Prima Industrie, per un controvalore massimo di acquisto pari a 7,5 milioni di euro (fra le finalità dell’autorizzazione rientra la possibilità di assegnare le azioni a servizio dei piani di incentivazione azionaria a favore di amministratori, dipendenti e collaboratori della società o di società del gruppo, oppure l’utilizzo a servizio di eventuali assegnazioni gratuite ai soci, ovvero a servizio di operazioni straordinarie o quale strumento di sostegno della liquidità del mercato).
Con 40 anni di esperienza, il gruppo Prima Industrie, presieduto da Gianfranco Carbonato, vanta circa 13.000 macchine installate in più di 80 Paesi ed è fra i primi costruttori mondiali nel proprio mercato di riferimento. Conta oltre 1850 dipendenti e stabilimenti produttivi in Italia, Finlandia, Usa e Cina.

Piemonte, aumenta la quota delle imprese che pagano i loro fornitori in ritardo

In Piemonte peggiora la puntualità dei pagamenti dei fornitori da parte delle imprese committenti. Il fenomeno emerge dal confronto dei dati registrati da Cribis, società del gruppo Crif specializzata nella business information. Alla fine del primo trimestre di quest'anno, infatti, a risultare puntuale nel pagamento dei fornitori è stato il 36,2%, mentre era il 36,9% sei mesi prima e il 37,3% un anno prima. Non solo: è salita all'8,8% la quota delle aziende che pagano con un ritardo superiore ai 30 giorni rispetto alla data prestabilita (in Lombardia è il 7%, in Trentino-Alto Adige il 5,4% e nell'intero Nord Est il 7,1%).
Tornando, invece, alla puntualità dei pagamenti nel primo trimestre, Cribis ha rilevato che la Lombardia può il 45,6%, l'Emilia-Romagna il 44,9%, il Veneto il 43,6% e poco meno il Trentino-Alto Adige (43,1%). Nel Nord Ovest, percentuali di imprese non puntuali nei pagamenti dei fornitori sono emerse sia in Valle d'Aosta (35,3) sia in Liguria, maglia nera dell'area (31,4). La media nazionale è stata del 35,3%.
Comunque, sono tempi di pagamento ben più lunghi della media europea e di molti Paesi a livello internazionale ed è per questo che le imprese, le Pmi in primis, sono costrette a un maggior ricorso al finanziamento del circolante, che difficilmente viene soddisfatto dai canali tradizionali.
Le regioni con i più bassi tassi di puntualità sono la Sicilia (18,2%), la Calabria (20,9%) e la Campania (22,7%). Quanto alle province, la graduatoria della puntualità vede tre lombarde in testa e tre siciliane in coda: Brescia al primo posto, seguita da Bergamo e Sondrio mentre nelle ultime tre posizioni si trovano Caltanissetta, Enna e Palermo.
In definitiva, in Italia, poco più di un terzo (35,3%) delle imprese effettua i pagamenti nei termini, percentuale in diminuzione rispetto a quella registrata nello stesso periodo del 2018 (37,2%). Oltre la metà delle aziende (53,4%) adempie i propri obblighi con un ritardo massimo di 30 giorni, mentre l'11,3% supera il mese di ritardo.

Juventus, nuovo record in Borsa: 1,7 euro ora vale un miliardo in più di un anno fa


Andrea Agnelli, presidente Juventus
Per il nuovo scudetto alla Juventus manca solo più la certezza matematica. Ma in Borsa, la società bianconera ha già stravinto. Oggi, 15 aprile, la sua azione ha chiuso la seduta a 1,706 euro, prezzo che rappresenta il suo nuovo massimo storico. Rispetto a venerdì, l'incremento è del 2,19% (terzo maggior rialzo del listino Ftse Mib, che rappresenta la 40 principali quotate a Piazza Affari); ma rispetto a un anno fa l'aumento è del 175,38%. Miracolo Ronaldo e gran soddisfazione per il presidente Andrea Agnelli e per tutti gli azionisti Juventus, a partire da Exor, la holding che fa capo alla famiglia Agnelli-Elkann-Nasi.
Il nuovo record, che annulla il precedente (1,672 euro) segnato il 19 settembre scorso, porta il valore borsistico (capitalizzazione) della Juventus a oltre 1,719 miliardi di euro, un miliardo in più rispetto a dodici mesi fa (per la precisione, al 29 marzo 2018).
Il rialzo borsistico della Juventus, il quarto consecutivo, è risultato ben superiore allo 0,16% dell'indice odierno del Ftse Mib. Comunque, una crescita maggiore a quella del Ftse Mib è stata evidenziata, oggi, anche altre piemontesi: Basicnet (+0,92%), Dea Capital (+1,78%), Diasorin (+0,61%), Exor (+ 0,77%), Fca (+0,72%), Fidia (+0,94%), Intesa Sanpaolo (+0,77%), Italgas (+0,58%), Italia Independent (+2,08%) e Pininfarina (+0,23%).
Invece, il maggior ribasso della giornata è stato di Iren, che ha avuto una perdita del 3,35% del valore del suo titolo rispetto a venerdì scorso.

Fondazione Crc: patrimonio a 1,3 miliardi l'avanzo d'esercizio 2018 è di 34,9 milioni

Andrea Silvestri, direttore generale
Fondazione Crc 
Patrimonio netto a quota 1,3 miliardi di euro, totale degli investimenti a valore di mercato a oltre 1,4 miliardi di euro, avanzo d’esercizio 2018 pari a 34,9 milioni di euro, 22,9 milioni destinati all’attività progettuale ed erogativa 2019: questi i dati salienti del Bilancio 2018 della Fondazione Crc, che il Consiglio generale dell’ente cuneese ha approvato all’unanimità nella seduta del 15 aprile.
Dei 22,9 milioni destinati all’attività istituzionale per l’anno 2019, 21 milioni derivano dall’avanzo d’esercizio e oltre 1,9 milioni dalle risorse erogative ancora disponibili al 31 dicembre 2018 (di cui 130 mila provengono dalla Fondazione Cr Bra, a seguito dell’atto di fusione concluso l’11 marzo, con effetto retroattivo dal 1° gennaio 2019) e da crediti d’imposta.
A queste risorse si aggiungono poi 730.000euro destinati alla Fondazione con il Sud e al Fondo nazionale Acri, sulla base degli accordi vigenti.
Sul fronte dei ricavi, i dividendi sono cresciuti di circa il 31% mentre i costi nel complesso sono diminuiti del 15%. Il Fondo di stabilizzazione delle erogazioni è stato incrementato di oltre 500.000 euro, provenienti dalla Fondazione Cr Bra e ammonta a 46,5 milioni di euro.
Oltre al bilancio d’esercizio, il Consiglio Generale della Fondazione Crc ha approvato il Rapporto annuale 2018, documento che descrive, nei dettagli, l’ampia attività progettuale realizzata nell'anno passato.
“La Fondazione Crc – ha commentato il suo presidente, Giandomenico Genta - ha chiuso il 2018 con un bilancio positivo, che permette di mantenere un livello di erogazioni stabile e superiore a quanto previsto dal Piano pluriennale. In un anno caratterizzato da un andamento fortemente negativo dei mercati, in particolare nel secondo semestre, questo risultato è stato possibile grazie al lavoro in piena sintonia tra gli indirizzi del Consiglio Generale e le scelte gestionali del Consiglio d’amministrazione, supportati dal lavoro quotidiano della struttura operativa”, diretta da Andrea Silvestri e dal suo vice Roberto Giordana.

Ecco i Comuni che aumentano le tasse

Dopo tre anni dal blocco degli aumenti delle aliquote delle imposte e tasse locali, da quest’anno è tornata la facoltà di manovrare di nuovo la leva fiscale a livello locale. “E se sul versante delle Regioni non sono stati apportati aumenti di aliquote, diversa e variegata è la situazione per quanto riguarda le tasse comunali” ha comunicato la Uil, pur precisando che il quadro è ancora incompleto in quanto, dopo l’ulteriore proroga, i consigli comunali hanno tempo fino al 30 aprile per l’approvazione dei Bilanci previsionali 2019”.
Comunque, secondo una prima rilevazione del Servizio Politiche Territoriali Uil, aggiornata al 10 aprile, sulle tre maggiori imposte e tasse dei Comuni – Imu/Tasi, Irpef comunale e Tari - pur non essendo molti i municipi che stanno rivedendo le aliquote e le tariffe, si tratta comunque sempre di ritocchi di peso. “Non vi sono molti aumenti per quanto riguarda l’Imu/Tasi; si agisce di più sul versante delle addizionali comunali Irpef – ha scritto la Uil - mentre è più variegato il quadro che riguarda la Tari, la tassa sui ifiuti”. Oltre ai rincari , però,si registrano anche alcune riduzioni.
Per quanto riguarda le città capoluogo, non sono molte quelle che hanno apportato modifiche, perché la stragrande maggioranza aveva già portato il livello della tassazione al massimo, prima del blocco triennale delle aliquote.
IMU - Alla data del 10 aprile risultano essere 28 i Comuni capoluogo che hanno rimodulato le aliquote al rialzo, soprattutto quelle che riguardano alcune tipologie di immobili, tra cui Torino, dove, in particolare, l’aliquota sulle case affittate a canone concordato sale dal 5,75 per mille al 7,08 per mille, mentre, quella a canone libero, dal 8,6 per mille al 9,6 per mille.
ADDIZIONALE COMUNALE IRPEF Più gettonati gli aumenti delle aliquote delle addizionali comunali Irpef, dove esistono maggiori margini di aumento: su 2.352 Comuni, che hanno comunicato le loro scelte, 250 (il 10,6%) ha scelto di aumentare le aliquote e di rimodulare le esenzioni abbassandone la soglia. Tra i Comuni che hanno scelto di non ritoccare le aliquote (perché erano già al massimo) e di non rimodulare le soglie di esenzioni ci sono Roma, Milano, Torino, Bari, Venezia.
TARI Dalla rilevazione della Uil su una famiglia con abitazione di 80 mq e quattro componenti emerge che, su 54 città capoluogo analizzate, 24 di esse hanno aumentato la Tari (tariffa rifiuti), 18 l’hanno diminuita e 12 hanno mantenuto inalterate le tariffe. A Torino l'aumento è dello 0,7% (mediamente 2,25 euro), passando da 324,16 a 326,41 euro.
Ed ecco le variazioni degli altri capoluoghi piemontesi di provincia esaminati dalla Uil: Alessandria da 362.20 a 358,74 euro (-1%), Asti 434,31 euro, invariata; Cuneo da 215,29 a 221,11 euro (+2,6%), Novara da 162,10 a 163,80 euro (+1%), Vercelli 183,12 euro, invariata.
A livello nazionale, nel 2018 il gettito medio pro capite derivante da Imu/Tasi, Irpef comunale e Tari è stato di 1.340 euro annui. In particolare per Imu/tasi e altri immobili l’esborso medio annuo è stato di 814; per l’Irpef comunale 224 euro medi e per la Tari 302 euro. Però, a Roma l’esborso medio è stato di 2.267 euro medi; a Torino di 1.952 euro; a Genova 1.923 euro; a Milano 1.888 euro; a Napoli 1.791 euro.
Complessivamente, nelle casse dei Comuni, l'anno scorso, sono entrati 34,3 miliardi di euro di cui: 21 miliardi di euro per l’Imu/Tasi; 4,6 miliardi di euro per l’addizionale comunale Irpef e 9 miliardi di euro per la Tari.
Ivana Veronese, Segretaria confederale Uil ha commentato: “ l’Ocse ha lanciato appena l’allarme sull’enorme carico fiscale che grava sulle buste paga comprese le tasse locali. Se il buongiorno si vede dal mattino non c’è da stare tanto allegri, come dimostrano i dati del campione dei Comuni che hanno già deliberato le loro manovre fiscali. Dopo tre anni di blocco delle imposte locali vi è una ripresa ad aumentare la pressione fiscale a livello locale”.
“Occorre dare una “scossa” alla nostra economia – ha aggiunto Carmelo Barbagallo, Segretario generale della Uil – e l’unica via è quella di ridare un po’ di fiato ai salari e alle pensioni. La riforma del fisco di cui tanto si parla in questi giorni, deve partire da un punto chiaro e ben preciso: meno tasse, a tutti i livelli, su salari e pensioni, per rilanciare il potere d'acquisto”.

Sallorenzo al timone di Miroglio Fashion Bodrero Cfo Centrale del Latte d'Italia


Gaetano Sallorenzo, nuovo ad Miroglio Fashion
Nell’ultima assemblea, pochi giorni fa, Miroglio Fashion, società dell'omonimo gruppo di Alba, ha approvato il bilancio 2018 e ha formalizzato il cambiamento di governance con la nomina di un nuovo Consiglio di amministrazione. Tra i nuovi ingressi figurano Alberto Grignolo, già Coo di Yoox-Net à Porter e di Alberto Racca, recentemente nominato Strategy & Transformation Director di Miroglio Group. Invece tra le conferme spicca Paola Cillo, esperta di innovazione e brand management.
In quest’ottica si inserisce anche la nomina del nuovo amministratore delegato: Gaetano Sallorenzo, manager esperto del settore moda con una consolidata esperienza a livello internazionale. In carica dal 15 aprile 2019, Gateano Sallorenzo ha il mandato di guidare, insieme ai team interni, la trasformazione delle strutture attuali verso modelli di business più snelli e indipendenti, in grado di cogliere le opportunità caratteristiche per ciascun brand, e per dare nuovo impulso allo sviluppo internazionale.
Gaetano Sallorenzo (già manager di brand come Bvm (Les Copains), Replay, Calvin Klein Jeans e Giorgio Armani) subentra al tedesco Hans Hoegstedt, con il quale Miroglio Fashion ha terminata, di comune accordo, la proficua collaborazione.
Sono orgoglioso di entrare a far parte di questa squadra e di questa famiglia - ha dichiarato Gaetano Sallorenzo - con l’obiettivo di dare continuità al percorso di rilancio di Miroglio Fashion e per accompagnare l’azienda verso un modello di business ancora più competitivo e sempre più focalizzato sui brand. La mia lunga esperienza maturata a livello internazionale potrà essere d’aiuto per allargare la crescita sui mercati esteri. Il team che ho trovato in Miroglio Fashion è forte e coeso e i numeri positivi in netto miglioramento lo dimostrano. Siamo sulla strada giusta e ora il nostro compito sarà fare ancora meglio”.
Dal punto di vista dei risultati, Miroglio Fashion, che rappresenta oltre l’80% del fatturato del Gruppo, ha chiuso il 2018 con un fatturato consolidato di 500 milioni di euro, risultato che a cambi costanti è in linea con quello dello scorso anno. Il margione operativo lordo ha registrato un miglioramento, passando dai 5,8 milioni del 2017 agli 11,3 milioni del 2018.
Per Miroglio Fashion – ha dichiarato la presidente, Elena Miroglio- inizia ora una nuova fase, nell’ambito di un percorso chiaro che ha sempre seguito l’evolversi del mercato e del contesto in cui la nostra azienda opera. Un percorso che è stato incentrato dapprima sulla revisione delle strutture organizzative, poi su focalizzazione e riposizionamento dei brand oltre che su un’importante riqualificazione e ottimizzazione della rete retail diretta. Questo percorso ha portato risultati positivi, di cui ci riteniamo soddisfatti.


Giuseppe Bodrero, nuovo responsabile finanziario
Centrale del Latte d'Italia
Con il 15 aprile, anche il torinese Giuseppe Bodrero incomincia il suo nuovo incarico di chief financial officer (responsabile finaniario) e investor relator di Centrale del Latte d’Italia, oltre che di dirigente preposto alla redazione dei documenti contabili societari. Bodrero, 50 anni, vanta un percorso di carriera che lo ha portato ad essere Cfo di aziende industriali complesse nel settore automotive e alimentare. Negli ultimi otto anni ha ricoperto il ruolo di chief financial officer alla Caffarel, noto e storico gruppo dolciario piemontese. Bodrero prende il posto di Vittorio Vaudagnotti, prossimo al pensionamento.
Con quattro stabilimenti produttivi e 415 dipendenti, il Gruppo Centrale del Latte d’Italia produce e commercializza circa 120 prodotti, che vanno dal latte e suoi derivati agli yogurt e alle bevande vegetali che vengono distribuiti con i marchi TappoRosso, Mukki, Tigullio e Vicenza sui territori di riferimento, attraverso oltre 16.000 punti vendita sia della grande distribuzione che del commercio tradizionale.

L'Università di Pollenzo lancia un corso dedicato ai professionisti della pizza

La sua ricetta è tanto diffusa quanto abusata. Già prima del riconoscimento da parte dell’Unesco a patrimonio immateriale dell’Umanità, l’enorme fortuna che aveva arriso alla pizza napoletana in Italia e nel mondo aveva portato all’apertura di migliaia di pizzerie in tutta Italia; ma, come accade quando ci si trova di fronte all’esplodere di una moda, non sempre rispondenti a requisiti di equilibrio di sapori, di salubrità nella cottura e negli ingredienti e anche di sapiente gestione del locale”. Lo scrive First&Food, aggiungendo subito che “per questo motivo, l’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, in collaborazione con Slow Food Italia, ha istituito un Corso Piazza Culture, riservato a 25 partecipanti.
First&Food è il portale di enogastronomia e dell'eccellenza agro-alimentare edito da Firstonline, fondato e guidato da Ernesto Auci e Franco Locatelli, di cui è il nuovo sito satellite e di cui eredita lo stile, l’indipendenza di giudizio, l’affidabilità e la qualità.
Indirizzato ai pizzaioli professionisti che vogliono andare oltre l’infarinata e avere una formazione completa in Scienza, Cultura e Management della Pizza, il corso si svolgerà da lunedì 27 a giovedì 30 maggio 2019 e si snoda attravers un’offerta formativa di 32 ore, messa in campo dai docenti dell’Università di Scienze Gastronomiche, dai formatori di Slow Food Italia e dai curatori delle Guide di Slow Food Editore.
Nell’incontro, dedicato agli aspetti nutrizionali e nella visita al mulino, si approfondiranno le migliori farine da scegliere affinché rendano in cottura e siano ottime al palato, ma non solo: «È fondamentale tenere d’occhio l’indice glicemico di una pizza e quindi scegliere farine che siano meno “stressanti” per l’organismo» conferma la dietista Paola Durelli. «Inoltre per esaltare al massimo sapori e territorio un pizzaiolo attento deve partire dalla stagionalità degli ingredienti».
Storia e cultura della pizza, saranno trattate da Antonio Pizzi, autore del volume “Pizza, una grande tradizione italiana”, ma ci saranno anche seminari di microbiologia e lezioni di approfondimento sulla qualità dei prodotti che concorrono alla realizzazione della pizza perfetta: non solo cereali e farine, ma anche la mozzarella, il pomodoro, il fondamentale ruolo del lievito nella preparazione dell’impasto, e ovviamente il condimento per eccellenza.
Con quanto olio si condisce una pizza? Quanto incide il costo di un buon extravergine d’oliva nel paniere degli ingredienti? Come si fa ad esaltarne profumi e sapori e a presentarlo con il dovuto rilievo nel menù? A queste domande risponde Marco Antonucci, esperto di olio e formatore Slow Food: «Tra 6 e 10 grammi di extravergine per una pizza che sia sana e gustosa. Acquistando un buon olio da 20 euro al litro, il costo per il singolo piatto supera di poco i 10 centesimi. Il tutto per una pizza che il cliente paga da 7 a 15 euro. E poi, la cura traspare anche dal menù: un conto è scrivere “margherita con pomodoro, mozzarella e olio d’oliva” e un conto è proporre una “margherita con extravergine monocultivar frantoio che profuma di carciofo e mandorla verde e lascia in bocca un leggero sapore di rucola fresca”. Sono piccoli ma preziosi trucchi che contribuiscono a fare la differenza tra una pizza e l’altra, per una gestione attenta alla qualità ma oculata nell’economia».
Ad arricchire la settimana Slow anche l’incontro con Massimiliano Prete, maestro pizzaiolo invitato da Slow Food e una cena didattica per mettere a tavola quanto imparato nelle lezioni.
Completano i percorsi di educazione sensoriale, l’introduzione alla degustazione di birre e vini, al loro abbinamento con la pizza e la creazione della carta. Un focus sarà dedicato anche al mondo delle acque minerali: composizione, classificazione, degustazione, abbinamenti, proprietà e benefici dell’acqua minerale saranno oggetto di studio, per rimarcare l’importanza dello scegliere correttamente anche questa materia prima, fonte insostituibile di vita, alimentazione e salute.

Borsa: Fca nuovamente sopra i 22 miliardi John Elkann grande turbo della settimana

John Elkann, numero 1 della famiglia Agnelli-Elkann-Nasi
Fine settimana targato John Elkann e Fca. Anche in Borsa. Rialzi di tutti i titoli del gruppo di famiglia, dividendi quest'anno e nei prossimi, conferme dei vertici delle controllate, dichiarazioni sull'ottimo stato di salute finanziario, sulla volontà di restare protagonisti nell'industria automobilistica e di continuare a investirvi adeguatamente. Manifestazioni di solidità, convinzione, fiducia. E Piazza Affari ha reagito positivamente”.
Incomincia così la rubrica dedicata alle quotate piemontesi pubblicata oggi,14 aprile, dal Corriere Torino, edizione locale del Corriere della Sera, come ogni domenica.
In effetti, venerdì scorso, Fca ha chiuso a 14,202 euro per azione (+2,19%), Ferrari a 122,60 (+0,99%), Cnh Industrial a 9,75 (+0,54%), Juventus a 1,6695 (+3,60%) e a 59,90 (+1,10%) Exor, la holding degli eredi di Giovanni Agnelli, alla quale fanno capo le altre quattro società.
Rispetto a sette giorni prima, il valore riconosciuto da Piazza Affari a Fca è aumentato di oltre 728 milioni, arrivando a superare nuovamente i 22 miliardi” ha sottolineato il Corriere Torino, aggiungendo che la capitalizzazione della Ferrari ha sfiorato i 23,8 miliardi e più di 13,2 miliardi quella di Cnh Industrial; la Juve è tornata al massimo storico di quasi 1,7 miliardi ed Exor è andata oltre i 13,4 miliardi.
Il totale del valore delle cinque società controllate dalla famiglia Agnelli-Elkann-Nasi, guidata da John Elkann, amministratore delegato di Exor, oltre che presidente come lo è di Fca e di Ferrari, venerdì è risultato superiore ai 74 miliardi.
Una situazione che soddisfa gli azionisti, appagati anche dai dividendi che si apprestano a incassare. I componenti e i soci della grande Famiglia torinese si spartiranno più di 1,5 miliardi: per Fca riceveranno 0,65 euro ad azione, per per Ferrari 1,03 euro, per Cnh Industrial 0,18 e per Exor 0,43 euro. Inoltre, i titolari di azioni Fca sanno già che avranno un'altra bella remunerazione dal tesoretto derivante dalla vendita di Magneti Marelli.
Comunque, l'ultima settimana borsistica è stata favorevole, nonostante tutto, anche per diverse altre quotate piemontesi. Infatti, rispetto al venerdì precedente, hanno evidenziato rialzi i titoli Autogrill (+6%), Bim Banca Intermobiliare (+6%), Buzzi Unicem (+0,58%), Conafi (+25%), Italgas (+0,2%), Ki Group (+7,48%), Pininfarina (+o,23%) Reply (+0,35%) e Tinexta (+5,92%). Quest'ultima ha fatto segnare il suo nuovo primato (11,10 euro) proprio venerdì, quando la torinese Conafi (prestiti su cessione del quinto) ha chiuso con un incremento del 22,19%.
Quanto alle restanti piemontesi le cui azioni sono trattate in Piazza Affari, l'ultima seduta della Borsa ha evidenziato che sono rimasti invariati, rispetto a venerdì 5 aprile, i pressi di Borgosesia e Centrale del Latte d'Italia; mentre hanno subito ribassi Astm (38.08 euro il prezzo finale), Basicnet (5,46 euro), Cdr Advance Capital (0,615), Cofide (0,512), Cover 50 (10,60), Diasorin (90,90), Fidia (4,79), Guala Closures (6,56), Intesa Sanpaolo (2,2835), Iren (2,206), Italia Independent (2,88), M&C (0,0412), Prima Industrie (20,75) e Sias (14,82).

Quotate piemontesi: utili per 8 miliardi ecco la classifica per i profitti netti 2018 Sei hanno chiuso il bilancio con perdite

Supera gli 8 miliardi di euro la somma degli utili netti conseguiti nel 2018 dalle società quotate alla Borsa di Milano che fanno riferimento al Piemonte. La cifra non è ancora precisissima perché non hanno ancora presentato i loro bilanci relativi all'esercizio appena passato le quattro quotate del listino regionale con minori capitalizzazioni, che sono Conafi, Cdr Advance Capital, Borgosesia e Ki Group.
Delle altre 25 piemontesi con le azioni sono trattate in Piazza Affari e che hanno già ufficializzato gli esiti dell'esercizio 2018, sei hanno denunciato perdite nette: 154 milioni la Bim Banca Intermobiliare, 32 milioni la M&C di Carlo De Benedetti, 6 milioni Italia Independent, che ha come azionista di maggioranza assoluta Lapo Elkann, 4 milioni la Damiani dell'omonima famiglia di Valenza , 3 milioni Cofide (holding della Fratelli De Benedetti, figli di Carlo), 1,5 milioni la Fidia di Giuseppe Morfino.
Tutte le restanti hanno fatto profitti: insieme, per oltre8 miliardi, a partire dai 4,050 miliardi di Intesa Sanpaolo per finire con i circa 400.000 euro della Centrale del Latte d'Italia.
Con il colosso finanziario guidato da Carlo Messina, sul podio subalpino degli utili netti 2018 si trovano anche Exor (1,347 miliardi) e la sua controllata Fca (1,293 miliardi).
Al quarto posto si trova Buzzi Unicem con 383 milioni, al quinto Italgas con 314, al sesto Iren con 242, al settimo Sias con 238, all'ottavo Diasorin con 158, al nono Astm con 150 e al decimo Reply con 100 milioni esatti.
Dopo la top ten piemontese dei profitti 2018, seguono, nell'ordine, Autogrill con 69 milioni e, molto distanziate, Prima Industrie con 24 milioni, Basicnet con 21, Juventus con 7,5 (metà esercizio 2018-2019), Guala Closures e Cover 50 con 4 e Pininfarina con 2.

Elkann: Fca mai stata più forte e in salute avanti con gli investimenti e i dividendi Confermati anche i Cda di Ferrari e Cnh

John Elkann, presidente Fca, Ferrari ed Exor
"Come in passato, siamo preparati a prendere decisioni e ad agire con coraggio e creatività per costruire un futuro solido e ricco di opportunità per Fca". Lo ha detto il presidente John Elkann durante l'assemblea degli azionisti, ad Amsterdam. E ha aggiunto: "Fca non è mai stata più forte e così in salute come oggi. Il suo bilancio ci consente di fare gli investimenti opportuni e, al contempo, di remunerare i nostri azionisti con dividendi". A sua volta, Mike Manley, l'amministratore delegato al quale è stata affidata la guida di Fca dopo la scomparsa del grande Sergio Marchionne, ha detto: "Sono fiducioso che raggiungeremo i target del 2019 e siamo pronti alla transizione tecnologica sulle auto".
L’assemblea degli azionisti di Fca, società controllata da Exor della famiglia Agnelli-Elkann-Nasi, ha approvato il bilancio 2018 unitamente alla proposta di distribuire un dividendo di 0,65 euro per ciascuna azione in circolazione, per un totale di circa un miliardo. Il dividendo sarà posto in pagamento il 2 maggio prossimo.
L’assemblea, presieduta da John Elkann, ha rieletto tutti i membri del consiglio di amministrazione di Fca che si sono candidati per la rielezione, oltre ad eleggere un nuovo amministratore. John Elkann e Michael Manley sono stati rieletti amministratori esecutivi, mentre Richard Palmer è stato eletto come nuovo amministratore esecutivo. Ronald Thompson, John Abbott, Andrea Agnelli, Tiberto Brandolini d'Adda, Glenn Earle, Valerie Mars, Michelangelo Volpi, Patience Wheatcroft e Ermenegildo Zegna sono stati rieletti amministratori non esecutivi. L’assemblea ha anche rinnovato, per un periodo di 18 mesi, le deleghe al Consiglio di amministrazione ademettere azioni ordinarie e speciali, attribuire diritti a sottoscrivere azioni ordinarie e speciali, e a limitare o escludere i diritti di prelazione per le azioni ordinarie. Inoltre, ha rinnovato al Consiglio di amministrazione, per lo stesso periodo, l’esistente autorizzazione ad acquistare azioni ordinarie della stessa Fca fino ad un massimo del 10% delle azioni ordinarie emesse finora. In base alla delega, che non comporta per la società alcun obbligo ma è concepita per fornire flessibilità aggiuntiva, il Consiglio di amministrazione potrà acquistare azioni ordinarie della Società nel rispetto delle disposizioni normative e regolamentari vigenti e di determinate soglie minime e massime di prezzo.
Infine, l’Assemblea ha approvato le proposte in materia di incentivi da attribuire all’amministratore delegato, Mike Manley, nell’ambito dell’attuale “long-term incentive plan” e ha approvato un nuovo “long-term incentive plan”.
Sempre ad Amsterdam, gli azionisti della Ferrari, anch'essa controllata da Exor e presieduta da John Elkann, hanno approvato il bilancio 2018 unitamente alla proposta di distribuire un dividendo di 1,03 euro per ciascuna azione ordinaria in circolazione, per complessivi pari 194 milioni, in pagamento il 2 maggio.
L'assemblea ha anche hanno eletto tutti i candidati amministratori di Ferrari. John Elkann e Louis C. Camilleri sono stati eletti amministratori esecutivi di Ferrari. Piero Ferrari, Delphine Arnault, Giuseppina Capaldo, Eduardo H. Cue, Sergio Duca, Maria Patrizia Grieco, Adam Keswick ed Elena Zambon sono stati eletti amministratori non esecutivi di Ferrari.
Anche gli azionisti di Ferrari hanno poi delegato al Consiglio di amministrazione il potere di acquistare azioni ordinarie di Ferrari fino ad un massimo del 10% delle azioni ordinarie emesse alla data dell’assemblea. In base alla delega, che non comporta per Ferrari alcun obbligo, ma è concepita per fornire flessibilità aggiuntiva, Ferrari può acquistare nei prossimi 18 mesi azioni proprie.
Invece, a Londra, è stato confermato il Cda di Cnh Industrial, che ha fra i suoi componenti il torinese Alessandro Nasi. 

Paolo Peveraro: "i migliori nella storia Iren i risultati conseguiti nell'esercizio 2018"

Paolo Peveraro, presidente di Iren 
“I risultati del bilancio 2018 sono i migliori di sempre nella storia di Iren e segnano un ulteriore passo in avanti nella strategia del Gruppo caratterizzata dall’attenzione verso i Clienti, gli Azionisti, le persone che lavorano in azienda e, più in generale, verso i territori di riferimento”.
E' il primo commento di Paolo Peveraro ai dati 2018 appena approvati dal Consiglio di amministrazione di Iren, del quale è presidente.
Peveraro, la cui conferma non è data per scontata, ha sottolineato che “il 2018 è stato contrassegnato da un importante incremento dell’ebitda (+18%), da un aumento significativo dei dividendi (+20%) e da una notevole crescita negli investimenti (+25%), quasi interamente destinati allo sviluppo sui territori, generando per gli stessi una rilevante ricaduta in termini socio economici. Questo trend proseguirà anche in futuro, in linea con il piano industriale presentato a settembre 2018, che prevede una rinnovata attenzione ai temi della sostenibilità e una forte spinta verso l’innovazione”.
Ha aggiunto: “Nei prossimi anni, il Gruppo continuerà la propria crescita anche per linee esterne, attraverso un processo di aggregazione sui territori di riferimento che ha già dato importanti risultati nel passato triennio (+120 milioni di incremento ebitda). Risultati che dimostrano come sia possibile crescere come azienda pensando al benessere dei cittadini e restituendo risorse ai territori con un forte patto tra pubblico e privato”.
Nel 2018, il gruppo Iren, del quale è un azionista rilevante il Comune di Torino, ha conseguito ricavi consolidati per 4,041 miliardi (+9,3% rispetto ai 3,7 miliardi del 2017), un ebitda, cioè margine operativo lordo, di 967 milioni (+17,8%) e un utile netto di 242 milioni (+1,8%), tale da consentire la proposta di un dividendo di 8,4 centesimi per azione (+20%).
Gli investimenti tecnici lordi sono ammontati a 447 milioni (+25,2%) e l'indebitamento finanziario netto al 31 dicembre 2018 è risultato pari a 2,453 miliardi, 81 milioni in più (+3,4%) rispetto alla stessa data del 2017. “Al netto degli effetti legati a operazioni straordinarie – ha precisato Iren - il debito risulterebbe in calo di 78 milioni di euro, beneficiando della generazione di cassa, che ha coperto gli investimenti in forte crescita e il pagamento dei dividendi relativi all’anno 2017, pari a circa 113 milioni di euro”.