Piemonte, le tasse "occulte" da 0,5 miliardi sono Arisgam, Irba, Ipt, Irca e Refa

Oltre mezzo miliardo di euro all'anno. E' quanto pagano i piemontesi, ogni anno, per Arisgam, Irba, Ipt, Irca e Refa. Che? Cosa sono? Sono cinque tasse, “occulte”. Tasse sulle tasse. Riportate alla luce, pochi giorni fa, dalla Uil.
A sottrarci soldi non sono soltanto l'Irpef e le sue addizionali regionali e comunali, l'Iva, le accise sui carburanti, l'Imu, il bollo auto, la Tassa sui rifiuti “e chi più ne ha più ne metta” ha denunciato la Uil, sottolineando che “nel Paese delle “100 tasse”, ve ne sono alcune “ignote”, che spesso i cittadini ignorano di pagare e neppure conoscono l’ente che le incassa. Sono le 5 “tasse occulte”, che, puntualmente, troviamo sulle bollette del gas, della Tari, sull’assicurazione oppure la momento di acquistare un’auto o uno scooter. Parliamo di imposte che sono delle vere e proprie “tasse sulle tasse”: Arisgam, Irba, Tefa, Ipt, Irca”.
Quanti conoscono questi acronimi? Eppure, prelevano direttamente dalle tasche dei cittadini. Secondo i calcoli della Uil Servizio Politiche Territoriali, per le Regioni e le Province si tratta di un introito di 4,9 miliardi di euro all'anno.
In particolare, in Piemonte il prelievo sfiora i 109 milioni per la Regione (86,5 milioni come Arisgam e oltre 22 come Irba) e supera i 400 per le Province, tra Ipt, Irc, Tefa e imposte minori.
Arisgam è l’Addizionale regionale sul consumo del gas metano sia per usi domestici che per usi industriali. E’ stata istituita nel 1990. L’entità del tributo viene stabilita dalle Regioni, che possono legiferare aumenti che vanno dal minimo di 5,50 euro a un massimo a 30,98 euro ogni mille metri cubi di gas consumato. Secondo la Uil assicura l'introito di 470 milioni di euro l’anno.
Irba (Imposta Regionale Benzina Autotrazione) A concorrere al prezzo (alto) dei carburanti, oltre alle accise nazionali, c'è l'Irba. Introdotta nel 1990, si applica sulla benzina per autotrazione erogata dagli impianti di distribuzione ubicati nel territorio regionale. La misura dell'Irba è determinata in euro 0,0258 per litro di benzina (2,58 centesimi ogni 100 litri di carburante). Attualmente è in vigore solo in sette Regioni: Calabria, Campania, Lazio, Molise, Piemonte, Liguria, Marche.
Ipt. L’Imposta Provinciale di trascrizione si applica su tutte le formalità di trascrizione, iscrizione ed annotazione relative ai veicoli, richieste al Pubblico registro automobilistico (Pra) e su quelle che si basano sui titoli destinati alla pubblicità nel Pra, sulla base di una apposita tariffa che fino a 53 Kilowatt è un importo fisso che ammonta a 150,81 euro, al di sopra si pagano 3,51 euro per ogni kilowatt aggiuntivo. Ogni Provincia può deliberare l’aumento della tariffe dell’imposta fino a un massimo del 30%. Ben 89 Province applicano la maggiorazione del 30%.
A oggi, con le eccezioni di Aosta, Bolzano e Trento, che applicano la tariffa base, tutte le province hanno deliberato aumenti. Inoltre, la maggiorazione del 30% è applicata da tutte le altre Province tra cui Roma, Milano, Bologna, Genova, Torino, Cagliari, Venezia. Per le Province si tratta di un introito di 1,7 miliardi di euro.
Irca. Imposta sulle assicurazioni contro la responsabilità civilie veicoli (Rca). Dal 1999, è devoluto alle Province il gettito dell’imposta sulle assicurazioni RCA derivanti dalla circolazione. L’imposta si applica sulle polizze assicurative, nella misura del 12,50% del premio, dei veicoli a motore (esclusi i ciclomotori) dove hanno sede i Pra nei quali i veicoli sono iscritti e di macchine agricole nel cui territorio risiede l’intestatario della carta di circolazione.
Il decreto sul federalismo fiscale ha stabilito che, dal 2011, le Province possano modificare in alto ed in basso l’aliquota di base del 3,5% (aliquota massima 16%). Attualmente, se si escludono le Province de L’Aquila con il 14,5% e Aosta con il 9%, tutte le altre applicano l’aliquota massima del 16%. Secondo i calcoli della Uil, rende circa 2,2 miliardi di euro all'anno.
Tefa. Tributo per l'esercizio delle funzioni di tutela, protezione e igiene dell'ambiente. E' applicato alle tariffe e/o alla tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani. E’ stato istituito nel 1992, abrogato nel 2006 e riconfermato con il federalismo fiscale. Il tributo è commisurato alla superficie degli immobili assoggettati dai Comuni alla tassa per lo smaltimento dei rifiuti (Tari) e soggetti passivi sono gli stessi sui quali grava la stessa tassa/tariffa comunale. L’aliquota viene stabilita annualmente dalla Provincia, con il minimo dell’1% fino al massimo del 5%. Attualmente, la stragrande maggioranza delle Province applica l’aliquota più alta (5%), comprese Roma, Milano, Napoli, Bari, Torino, Genova, Firenze, Venezia, Palermo, Cagliari. Da questo tributo le Province ogni anno incassano 414 milioni di euro.

I ritardi dei pagamenti delle Regioni peggiore del Piemonte solo la Sicilia

La denuncia arriva dalla Cgia, l'associazione degli artigiani e delle piccole imprese di Mestre: l’Inps e l’Inail pagano in ritardo i fornitori, facendo balzare all’occhio una contraddizione evidentissima. Infatti “quando sono le imprese a ritardare il versamento dei contributi previdenziali o assicurativi – ha detto Paolo Zabeo, il coordinatore dell’Ufficio studi della Cgia - questi istituti sono solerti e intransigenti nel far scattare immediatamente le sanzioni e gli interessi di mora previsti dalla legge. Diversamente, quando sono chiamati a liquidare i propri fornitori, questa inflessibilità nel rispettare i tempi di pagamento viene inspiegabilmente meno. Al punto che sia l’Inps che l’Inail, l’anno scorso hanno liquidato le imprese in grave ritardo, violando i limiti stabiliti dalla normativa”.
Come ricordato dalla Cgia, le Amministrazioni pubbliche devono pagare i loro debiti commerciali (tra i quali rientrano le obbligazioni contratte con liberi professionisti) entro 30 o, nei casi previsti, 60 giorni decorrenti dal ricevimento della fattura o richiesta equivalente di pagamento. E, in caso di violazione dei termini di pagamento, la Pubblica amministrazione è obbligata a corrispondere interessi moratori nella misura di 8 punti percentuali superiori al saggio legale, a rimborsare le spese sostenute dall’operatore economico per il recupero del corrispettivo e a risarcire il danno con importo forfettario pari a 40,00 euro, salvo prova di danno maggiore.
L’Ufficio studi della Cgia ha esamini i dati relativi agli Indicatori di Tempestività dei Pagamenti (Itp) e l’ammontare dei debiti commerciali delle principali Amministrazioni pubbliche italiane, le quali, per legge, oltre all’Itp, devono pubblicare sul proprio sito anche il numero dei creditori e l’ammontare complessivo dei debiti maturati ogni trimestre e alla fine di ciascun anno, per le seguenti voci di spesa: somministrazioni, forniture, appalti e prestazioni professionali.
I dati emersi sono “impietosi”: nel 2018 l’Inps ha registrato un Itp +10,13, il quale certifica che, l’anno scorso, l’istituto ha liquidato i propri fornitori con la media di oltre 10 giorni di ritardo rispetto alle disposizioni previste dalla legge in materia di tempi di pagamento. Tutto ciò, al 31 dicembre 2018, ha contribuito a produrre un debito commerciale complessivo nei confronti dei fornitori pari a 157,2 milioni di euro.
Per quanto riguarda l’Inail, invece, nel 2018 l’Itp (riferito al 4° trimestre 2018) è stato +54,45: in pratica, l’istituto ha saldato i propri fornitori con quasi due mesi di ritardo.
Ma l’Inps e l’Inail non sono le uniche amministrazioni ad aver violato l’anno scorso la legge in materia di pagamenti nei rapporti commerciali con soggetti privati. Quasi la metà dei ministeri, infatti, presenta un valore medio dell’ Itp clamorosamente elevato. In particolte, il ministero della Difesa registra la situazione più critica: l’anno scorso, ha liquidato i fornitori con 67 giorni di ritardo e ha maturato a fine anno ben 313,2 milioni di euro di debiti. Anche il ministero dell’Interno non brilla per puntualità: nel 2018 ha saldato le fatture dopo 60,9 giorni dalla scadenza.
Invece, i più celeri a pagare sono stati il ministero dell’Istruzione, degli Esteri e della Giustizia, i cui pagamenti sono avvenuti ben prima della scadenza prevista per legge. Inoltre, sempre nel 2018, l’Anac (Autorità Nazionale Anticorruzione) ha anticipato i pagamenti di quasi 13 giorni e al 31 dicembre 2018 aveva azzerato tutti i debiti commerciali.
Tra le Regioni, infine, la palma della peggiore pagatrice d’Italia spetta alla Sicilia: con un Itp di +29,76 giorni, al 31 dicembre dell’anno scorso aveva maturato quasi 212 milioni di euro di insoluti. Un po' meno peggio il Piemonte con 26 giorni medi di ritardo, il secondo maggiore. Invece, la Regione più virtuosa è risultata la Lombardia con l’Itp medio di -12,62. Fra l'altro, al 31 dicembre scorso, la Lombardia non presentava alcun debito nei confronti delle imprese fornitrici; mentre il Piemonte ne aveva per 6,307 milioni di euro, comunque meno rispetto ai 585,7 della Campania, i 410,5 del Veneto, i 216 dell'Abruzzo, i 212 della Sicilia, i 121 delle Marche e i 107 del Lazio.

Lettera aperta di Confindustria Piemonte per il miglioramento della sanità regionale

Paolo Spolare, co-presidente Confindustria Piemonte Sanità
In Piemonte, la sanità ha specificità che impongono un rapido cambio di passo della sua gestione: per questo, Confindustria Piemonte Sanità, con una lettera aperta, firmata dal suo co-presidente, Paolo Spolaore, si è rivolta ai candidati alla presidenza della Regione, indicando le priorità su cui lavorare e invitando fin da subito l’assessore che verrà eletto a un incontro sui punti più urgenti.
Paolo Spolaore, che è anche presidente della Sezione Sanità di Confindustria Cuneo ha spiegato: “Questa lettera nasce nello spirito di collaborazione e corresponsabilità della nostra associazione, che ha tra i suoi obiettivi la rappresentanza degli interessi delle imprese, la promozione della crescita economica sostenibile e, di riflesso, il sostegno al benessere dei cittadini, in un momento in cui si avverte la necessità di compiere importanti investimenti per garantire il rispetto dei principi sui quali si fonda il Sistema Sanitario Nazionale: universalità della copertura, equità di accesso e gratuità delle cure”.
A seguito della forte pressione sul contenimento delle risorse – ha aggiunto - è sempre più difficile mantenere i livelli essenziali di assistenza e non possiamo non tenere conto che suoi costi complessivi sono destinati a crescere nel prossimo futuro. Questo rischia di indebolire ulteriormente il sistema, sia sotto il profilo finanziario sia sotto quello operativo”.
Garantire la sostenibilità del sistema sanitario diventa una priorità fondamentale e la sanità convenzionata può fornire una risposta, soprattutto in una regione, come il Piemonte, tra le più colpite dal fenomeno della senilizzazione, dato che gli anziani over 65 sono più di un milione.
Più di un piemontese su quattro ha almeno sessantacinque anni. Rispetto a diciotto anni fa, gli ultra-sessantacinquenni sono aumentati del 23% e gli ultra-ottantenni addirittura del 62%.
Rispetto ad altre regioni del Nord, come la Lombardia o l’Emilia Romagna dove il fatturato della sanità privata accreditata e del socio-sanitario valgono rispettivamente il 30% e il 28% di quello totale, in Piemonte la quota arriva appena al 6%.
Prosegue Paolo Spolaore: “Il nostro sistema sanitario dovrebbe ispirarsi alle realtà più virtuose per mettere in atto il cambiamento necessario. Per esempio, la Lombardia, attraverso la liberalizzazione, ha concretizzato di principio di sussidiarietà,e mette al centro il paziente, che può scegliere se farsi curare in strutture pubbliche o private o convenzionate, perché la retta viene comunque pagata dalla Regione. In questo modo, sono scomparse le liste d’attesa e le casse regionali hanno avuto forti risparmi grazie alla migliore efficienza, mentre in Piemonte le liste d’attesa nel pubblico vanno dai quattro ai 12 mesi in media”.
Al nuovo assessore – aggiunge il co-presidente di Confindustria Piemonte Sanità – chiediamo, fin da ora, un incontro per lavorare, di comune accordo, nella direzione del cambiamento di un sistema sanitario regionale che non funziona e rischia di ledere il diritto alla salute dei cittadini. Riaprire il Tavolo Tecnico per l’Aggiornamento tariffario e normativo delle Ddgr 25/2012, 85/2013 e 14/2013 dai cui lavori, nel corso del 2018, era scaturito un documento contenente proposte condivise da tutte le sigle regionali di rappresentanza dei soggetti gestori delle Rsa è un primo passo importante per non vanificare gli sforzi fatti e contribuire a rendere il sistema sanitario regionale più accessibile e più sostenibile”.
È indispensabile che i decisori pubblici e i policy-maker, operino per predisporre strumenti atti ad assicurare una adeguata assistenza sanitaria agli individui e a garantire la salute sociale. E' fondamentale – conclude - incentivare e sviluppare soluzioni che mirino alla costruzione e alla garanzia della qualità, a beneficio dell’interno sistema. Ed è necessario, più che mai, sfatare l’idea che la sanità privata sia intesa come “business della salute”: deve, invece, essere vista come una modalità di fruizione dei servizi pubblici in modo più efficiente a vantaggio dell’intero sistema”.

Filantropia, Massimo Lapucci (Efc) "svela" i nuovi obiettivi delle fondazioni europee

Massimo Lapucci, presidente Efc
e Segretario generale Fondazione Crt
Alla vigilia del rinnovo del Parlamento europeo, davanti a 800 rappresentanti della filantropia istituzionale provenienti da tutto il mondo, in particolare Europa e Stati Uniti, il presidente dell’European Foundation Centre (Efc), Massimo Lapucci, ha chiuso la tre-giorni della Conferenza annuale di Parigi, il più importante evento del settore, dal titolo “Liberté, égalité, philanthropie”. Parafrasando il celebre motto della rivoluzione francese, la Conferenza di Efc ha voluto sottolineare che i valori universali di libertà, uguaglianza e solidarietà non sono ancora pienamente realizzati, in un contesto globale segnato da crescenti disparità e dall’emergere di tendenze illiberali e divisive.
Nel trentennale di Efc, nato lo stesso giorno della caduta del Muro di Berlino, il presidente Lapucci, che è anche Segretario generale della Fondazione Crt, ha lanciato la sfida per un nuovo ecosistema della filantropia in Europa: “Dobbiamo avere il coraggio – ha detto – di avviare il processo di consolidamento del settore, in vista di una possibile fusione tra network internazionali, per ottimizzare la capacità di dialogo con le istituzioni della Ue e massimizzare l’impatto delle 150.000 fondazioni europee. Una filantropia più coesa e, quindi, più forte, autorevole ed efficace, infatti, è la formula vincente non solo per il settore, ma anche per l’Europa, per rinsaldare i principi su cui si fonda la casa comune ed evolvere verso una società più equa e più solidale”.
Ricordando che gli enti filantropici in Europa gestiscono patrimoni per 500 miliardi di euro e mettono in campo risorse per 60 miliardi l’anno, con finalità collettive e di utilità sociale, Massimo Lapucci ha affermato: “Senza snaturare se stesso, il non profit deve ibridarsi maggiormente con il profit, incorporando nel proprio Dna principi come il rigore nella gestione patrimoniale, l’efficienza, la trasparenza. Allo stesso tempo, le fondazioni hanno il dovere di essere innovative nell’impiegare i propri rendimenti, per creare impatto sociale, amplificando la propria azione con l’utilizzo di strumenti di impact investing, con una migliore interpretazione dei Big Data per il bene comune e con meccanismi di cofinanziamento europeo dei capitali ‘pazienti’, tramite il fondo di garanzia da 38 miliardi di euro del programma InvestEU 2021-2027”.
Nell’augurare buon lavoro al nuovo Parlamento europeo che uscirà dalle urne di domenica, il presidente di Efc ha dichiarato: “Dopo le elezioni rilanceremo il nostro appello per un Mercato unico della Filantropia, con la piena garanzia di tutte le libertà fondamentali che, paradossalmente, ancora mancano, a un quarto di secolo dal Trattato di Maastricht. Così come quest’ultimo ha avuto un profondo impatto sullo sviluppo futuro dell'integrazione europea, un Mercato unico della Filantropia avrebbe un profondo impatto sullo sviluppo futuro del nostro settore, che porta benefici chiari e tangibili per i cittadini, le comunità, la società nel suo complesso”.
Come è possibile – ha aggiunto Lapucci – che la filantropia assolva al meglio la propria missione riequilibratrice delle disuguaglianze, in un mondo in cui l’1% della popolazione possiede più ricchezze del restante 99% dell’umanità, se esistono ancora oggi barriere tra Stati alla circolazione delle risorse non profit?”.
Da questo punto di vista, il “Manifesto europeo della Filantropia”, promosso da Efc e Dafne per creare un ambiente favorevole al settore e rendere più incisivo l’impatto delle risorse private per il bene comune, è un ponte tra la legislatura europea che si è appena conclusa e la prossima che si sta per aprire.
Noi europei – ha concluso Massimo Lapucci, nel delineare un ultimo aspetto della strategia globale – dobbiamo essere capaci di cogliere le trasformazioni della filantropia in altre aree del mondo, a partire dalla Cina, dove il rapido sviluppo del settore sta emergendo con straordinaria energia. È tempo di lavorare insieme, di crescere grazie a una maggiore integrazione tra organizzazioni di Stati Uniti, Asia, Africa: così si possono scambiare best practice e costruire reti di fiducia, conoscenza e consapevolezza che non siano episodiche e superficiali, ma durature e profonde”.
L’Efc, nato nel 1989 a Bruxelles, con l’obiettivo di rafforzare il ruolo della filantropia nella società, riunisce circa 250 organizzazioni europee e statunitensi. L’Italia è presente con 34 organizzazioni. Oltre alla Fondazione Crt e alla Compagnia di San Paolo, figurano protagonisti storici della filantropia internazionale, come Rockefeller Foundation, Bill & Melinda Gates Foundation, Ford Foundation, Wellcome Trust, Robert Bosch Stiftung, Bertelsmann Stiftung, Barrow Cadbury Trust, Fundação Calouste Gulbenkian, King Baudouin Foundation, Stavros Niarchos Foundation.

Cuneo, oltre 1.500 ragazzi a Sport a Scuola progetto della Fondazione per la salute

Si è conclusa con due giornate di gara, tra le squadre di 15 scuole secondarie di primo grado e altrettante scuole primarie provenienti dalla provincia di Cuneo, la quarta edizione del progetto Sport a Scuola, promosso per l’anno scolastico 2018-19 dalla Fondazione Crc, in collaborazione con il Liceo “Peano-Pellico”, l’Istituto Magistrale “De Amicis” di Cuneo, il Liceo “Vasco-Beccaria-Govone” di Mondovì e con il patrocinio del VI Ambito Territoriale di Cuneo dell’Ufficio Scolastico Regionale per il Piemonte. L'iniziativa è stata realizzata per sostenere la pratica sportiva nelle scuole.
La nuova edizione ha registrato l’ampliamento della partecipazione (sono state coinvolte anche le classi quinte delle scuole primarie) e l’introduzione di nuove discipline sportive: la ginnastica (per le classi quinte della scuola primaria) e l’hockey (per le seconde della scuola secondaria di primo grado). Come nelle precedenti edizioni, le classi prime della secondaria di primo grado hanno praticato l'atletica leggera e le terze la pallapugno.
Oltre 1500 ragazzi, provenienti da 21 plessi (in totale 84 classi delle scuole di Cuneo, Borgo San Dalmazzo, Sanfront, Paesana, Piasco, Venasca, Moretta, Mondovì, Cortemilia, Alba, Santa Vittoria d’Alba, Bossolasco, Murazzano, Cavallermaggiore, Racconigi, Neive e Mango), hanno partecipato alle manifestazioni e ai tornei finali per le quattro discipline proposte.
Quest'anno, il progetto della Fondazione Crc ha dedicato particolare attenzione anche alla prevenzione e alla promozione della salute. Grazie alla collaborazione con l’Azienda Sanitaria Ospedaliera Santa Croce e Carle di Cuneo - Struttura Complessa di Cardiologia, l'Associazione AICR “Lorenzo Greco onlus” di Torino, la Croce Rossa Italiana - Comitato Provinciale di Cuneo e l’Università di Torino - Dipartimento di Scienze Infermieristiche, è stata realizzata l’iniziativa “Sport a Scuola…in salute”, che ha permesso di effettuare 437 esami elettrocardiografici per lo svolgimento dell’attività sportiva non agonistica e di fornire la formazione specifica sulla salute e sui corretti stili di vita a circa 3.500 alunni.
Giandomenico Genta, presidente della Fondazione Crc ha commentato: “Praticare sport, in particolare per i ragazzi che non hanno altre possibilità fuori dall'orario scolastico, rappresenta un’opportunità preziosa per educare all'assunzione di stili di vita sani e stimolare alla partecipazione attiva nelle comunità”.
Genta ha ringraziato, in particolare, gli insegnanti, che, durante l'anno e nei due giorni conclusivi, si sono messi in gioco e hanno sostenuto il progetto, “un'iniziativa che ha messo al centro il tema della prevenzione, sostenendo la realizzazione di esami medici e distribuendo materiale informativo dedicato ai giovani e alle loro famiglie".

La "rivoluzione" del Banco Azzoaglio

Riporta un utile netto di 647.000 euro il bilancio 2018 del Banco Azzoaglio, l'istituto di Ceva che quest'anno compie 140 anni di attività, sempre gestita dall'omonima famiglia del fondatore. Il Banco Azzoaglio, alla fine dell'anno appena passato, aveva masse amministrate per conto della clientela pari a 1,589 miliardi (in particolare, la raccolta diretta ammontava a 645,9 milioni e l'indiretta a 943,1) e impieghi alla clientela pari a 487,655 miliardi, di cui il 58,94% come mutui. Le sofferenze nette sono calate all'1,24% dei crediti dal 2,95% di fine dicembre 2017.
Il patrimonio netto del Banco Azzoaglio, che conta 137 dipendenti, è risultato di 58,088 milioni e il Cet1 al 12,29%, a fronte del 4,5% richiesto. Nel suo portafoglio figurano partecipazioni in Yarpa, nella Banca Patrimoni Sella & C e nella Banca Passadore di Genova, la quale, a sua volta, possiede una quota dell'Azzoaglio.
Il Banco, il cui comitato esecutivo è formato da Francesco Azzoaglio (presidente), Enrica e Simone Azzoaglio, Mauro Catani e Gian Paolo Garello, ha approvato, il 29 marzo 2019, il nuovo Piano Industriale 2019-2021 tenendo conto delle prevedibili evoluzioni di mercato, dell’importanza della trasformazione tecnologica e delle risorse umane.
“Pur confermando la propria vocazione di “Banca del territorio” a supporto di famiglie e imprese, il Banco necessita di una revisione della propria struttura per cogliere le opportunità che si manifestano in un contesto di mercato in continuo e rapido cambiamento” si legge nella relazione degli amministratori, i quali aggiungono che “è prevista una forte spinta alla digitalizzazione a supporto della vendita di prodotti/servizi alla clientela privata e imprese”.
Prossimamente sarà totalmente digitalizzata l’accensione del conto on line, attivata una piattaforma di scoring automatico per finanziamenti di importo ridotto, così come una piattaforma di robot for advisoring, a supporto della costruzione di portafogli efficienti di investimento.
“Obiettivo della digitalizzazione è un apprezzabile risparmio di costi e risorse,che saranno dedicati a servizi a valore aggiunto, con forte spinta alla consulenza rivolta al segmento privato, corporate e istituzionale con conseguente innalzamento del servizio alla clientela. In tal senso sarà fondamentale l’attività di riqualificazione del personale, con una formazione adeguata sia tecnica che comportamentale/motivazionale”.
Il piano prevede un ruolo sempre più importante per l’attività di Banca –Assicurazione. Pertanto, sarà arricchita l’offerta dei prodotti assicurativi ramo vita e ramo danni destinati a clientela privata, corporate, istituzionale, tutti gestiti attraverso la piattaforma già in uso, che dovrà essere ulteriormente potenziata.
“Con la consapevolezza che il margine di interesse sarà verosimilmente destinato a contribuire in misura non crescente al margine economico, nel corso del triennio, a causa di un perdurante basso livello dei tassi di mercato, sarà fondamentale minimizzare i costi della struttura e, nel contempo, massimizzare l’apporto derivante dal comparto commissionale” sostengono gli amministratori, per i quali “il Banco dovrà, quindi, continuare a perseguire una crescita significativa nel settore del risparmio gestito”.
In tale contesto è’ stato recentemente avviato, con la collaborazione di una società di consulenza esterna, un progetto volto a qualificare e diffondere il servizio di consulenza agli investimenti con l’obiettivo di incrementare la raccolta gestita, migliorando la qualità del servizio. Dovrà essere più incisiva la vendita di prestiti personali, anche grazie all’utilizzo di apposita piattaforma di scoring che, automatizzando maggiormente il processo di delibera, permetterà tempi di risposta alla clientela più brevi ,con risvolti positivi in termini di competitività. S
aranno favorite operazioni di finanziamento adeguatamente ponderate (mutui famiglie) e finanziamenti a pmi con particolare focus su alcuni settori: agricolo, farmaceutico, welfare. Contestualmente, grazie una partnership con società di consulenza esterna, il Banco Azzoaglio si porrà anche come consulente delle pmi per operazioni di finanza alternativa, quali l'emissione di minibonds.
Funzionale alla crescita dei volumi, oltre all’offerta on line, sarà la realizzazione di reti esterne di vendita: consulenti finanziari, consulenti assicurativi ed agenti in attività finanziaria. Nel contempo proseguirà l’attività di razionalizzazione della rete territoriale, con la previsione, ove il caso, di sportelli a orario ridotto e la diffusione di aree tecnologiche con l’offerta di strumenti interattivi di self banking. L’idea di base è che il cliente potrà avere accesso alla banca e quindi ai propri servizi nel modo e nel luogo a lui più consono: in filiale, tramite una cassa automatica, bancomat evoluto, da casa attraverso accesso web, ovunque si trovi anche attraverso un app. In questo modo il “territorio” di competenza della Banca si amplierà notevolmente.
“Sotto il profilo economico e con specifico riguardo all’esercizio 2019 si è consapevoli – hanno anticipato gli amministratori dello storico istituto di Ceva - che l’attivazione delle nuove iniziative previste del Piano Industriale comporteranno nel breve periodo un graduale aumento dei costi e che gli attesi ritorni si manifesteranno in misura soddisfacente non prima del successivo esercizio”.

Borsa: Gavio (Astm e Sias) beffa l'Orso Bim al nuovo minimo storico: 0,14 euro

Beniamino Gavio, numero uno dell'omonimo gruppo 
Seduta borsistica nerissima, quella di oggi, 23 maggio: l'indice Ftse Mib è sceso a 20.136 punti, perdendo il 2,12% rispetto a ieri. L'Orso ha graffiato, colpendo anche quasi tutte le quotate piemontesi. Si sono salvate soltanto cinque società subalpine, due delle quali controllate dai Gavio di Tortona. Infatti, l'azione Astm ha chiuso con l'incremento dell'1,24% e Sias con il rialzo dello 0,7%.
Le altre tre che hanno fatto registrare aumenti di prezzo dei loro titoli sono la novarese Autogrill (+1,24%), la torinese Conafi (+0,52%) e Italgas (+0,07%), unica blue chip con segno più.
Invece, le piemontesi che hanno denunciato i maggiori ribassi sono Bim Banca Intermobiliare (-5,41%), Prima Industrie (-4,51%), Buzzi Unicem (-3,66%), Fca (-3,01%), M&C (-2,93%), Basicnet (-2,66%), Exor (-2,42%), Intesa Sanpaolo (-1,99%).
Per Intesa Sanpaolo è stato il quinto ribasso consecutivo, così che l'ultimo prezzo del colosso finanziario è risultato di 1,903 euro.
Quanto a Bim, la quotazione di 0,14 euro rappresenta il suo nuovo minimo storico.

Mercato della casa, quinto anno di crescita in Piemonte 52.196 compravendite (+5%)

Il mercato immobiliare residenziale è cresciuto per il quinto anno consecutivo. Il 2018, infatti, chiude con un rialzo del 6,5% rispetto all’anno precedente, per un totale di quasi 580mila transazioni e un fatturato di oltre 94 miliardi di euro. Tra le grandi città, i maggiori rialzi si osservano a Bologna, Palermo e Napoli. Dinamica ancora positiva per l’indice di affordability, una misura della possibilità di accesso all’acquisto della casa da parte delle famiglie.
Questi alcuni dei dati che emergono dal Rapporto immobiliare residenziale realizzato dall’Osservatorio del mercato immobiliare dell’Agenzia delle Entrate in collaborazione con Abi, l’Associazione bancaria italiana.
Nel 2018 il mercato residenziale ha registrato 578.647 transazioni, il dato più alto dal 2010 a oggi. L’incremento delle compravendite è stato più elevato nel Nord Est (+10,2%); seguono le Isole (+7,7%), il Centro (+6,4%), il Nord Ovest (+5,6%) e il Sud (+3,8%). In lieve calo le compravendite di abitazioni in nuda proprietà (-0,4%), soprattutto al Sud, dove il calo è stato più marcato (-6,6%). La stima complessiva del fatturato 2018 è pari a 94,3 miliardi di euro, 53 dei quali (oltre il 56%) riferiti al Nord. La superficie media dell’abitazione acquistata nel 2018 è di circa 106 metri quadrati.
L’Emilia-Romagna è la regione con il maggior incremento del numero di compravendite di abitazioni, con quasi 52 mila scambi e una crescita dell’11,3%. Seguono le Marche (+10,2%) e il Veneto (+10%). In Piemonte, le compravendite sono state 52.196 (+5,1%). L’unica regione a mostrare il segno meno è la Basilicata, che perde il 5,9%.
Tra le grandi città, invece, spicca Bologna (+10,5%), seguita da Palermo (+7,7%), Napoli (+5,9%) e Torino (+4,3%). Bene anche Roma (+3%), Milano (+3,4%).
Nel 2018 sono stati scambiati, a livello nazionale, poco più di 69.600 depositi pertinenziali, in aumento dell'8,4%, rispetto al 2017. Anche gli scambi di box e posti auto risultano in crescita con circa 336.800 transazioni, un incremento del 5,2% rispetto al 2017.
Circa 282mila acquisti di abitazioni sono stati effettuati ricorrendo a un mutuo ipotecario, in aumento dell’8,8% rispetto all’anno precedente. Gli istituti di credito hanno erogato complessivamente 35,7 miliardi di euro, in media circa 126mila euro per ogni compravendita, con una punta di circa 142mila euro al Centro. Il capitale erogato rappresenta circa il 71% della spesa di acquisto. Il tasso di interesse medio, applicato alla prima rata, scende ancora di un ulteriore 0,22 punti percentuali, portandosi così al 2,17%. La durata media del mutuo è sostanzialmente ferma a 22,9 anni e la rata media, pari a 585 euro mensili, è in calo del 2,1% sul 2017.
Nel 2018, il numero di abitazioni locate è stato pari a 1.377.364, lo 0,3% in più rispetto allo scorso anno. Il canone annuo medio pagato per la casa è stato nel 2018 pari a circa 67 euro per metro quadrato . Si conferma nel 2018 un canone medio annuo più elevato nei contratti di locazione agevolati per studenti (76,4 euro per metro quadrato), quello più basso nei contratti ordinari di lungo periodo (65,2 euro ).
L’indice di affordability – Elaborato dall’Ufficio Studi Abi, sintetizza l’analisi dei vari fattori (reddito disponibile, prezzi delle case, andamento, tassi di interesse sui mutui) che influenzano la possibilità per una famiglia media di acquistare un’abitazione al prezzo medio di mercato, contraendo un mutuo, e ne descrive l’andamento. Maggiore è il valore dell’indice più è facile acquisire una casa da parte della famiglia finanziandosi con un mutuo.
A fine 2018 l’indice risultava pari al 14,6%, 8 decimi in più dell’anno precedente, 10 punti percentuali più del punto di minimo del primo semestre del 2012 e superiore di quasi 5 punti percentuali alla prima metà del 2004. Secondo le proiezioni mensili, a marzo del 2019 l’indice si sarebbe stabilizzato sugli elevati valori di fine anno scorso.
La dinamica crescente dell’indice nel 2018 è riconducibile, equamente, alla riduzione del costo relativo delle case (dato dal rapporto tra prezzo della casa e reddito disponibile) e alla prosecuzione del trend di contrazione dei tassi di interesse sui mutui: in dettaglio, a fine 2018 il costo relativo delle case è risultato per la prima volta inferiore al dato di avvio della rilevazione (primo semestre del 2004), mentre il tasso di interesse sui mutui a tasso fisso è risultato pari al 2,02%, inferiore di 3 decimi al dato di un anno prima e di 3 punti percentuali ai massimi di inizio 2012.
In miglioramento anche gli aspetti distributivi: nel 2018 sale al 78%,la percentuale delle famiglie italiane per cui risulta accessibile l’acquisto di un’abitazione, si tratta del nuovo valore massimo storico. Il miglioramento delle condizioni di accesso all’acquisto di una abitazione risulta, inoltre, piuttosto omogeneo a livello territoriale; in particolare, la condizione di accessibilità (valore dell’indice di affordability maggiore di zero) si conferma in tutte le regioni e raggiunge il valore massimo storico per 18 delle 19 regioni considerate.

Fondazione Cassa di risparmio di Saluzzo Piccat nuovo presidente e Civilleri vice

Marco Piccat, neo presidente
Fondazione Cassa risparmio di Saluzzo
Marco Piccat è il nuovo presidente della Fondazione Cassa di risparmio di Saluzzo e Roberto Civilleri il nuovo presidente. Sono stati eletti dal consiglio di amministrazione, formato anche da Rita Bussi, Oreste Frandino e Domenico Sacchetto.
Marco Piccat è e presidente della sezione saluzzese del Fai e professore universitario di Filologia romanza in pensione. Molto noto localmente è anche Roberto Civalleri, attuale presidente della Cassa di Risparmio di Saluzzo, il cui capitale è totalmente posseduto da Bper – Banca popolare dell'Emilia Romagna, che l'ha rilevato dalla Fondazione di Saluzzo nel dicembre del 2016.
Proprio perché la Fondazione non ha più azioni della Cassa di riparmio dalla quale ha avuto origine (banca conferitaria), il nuovo incarico di Roberto Civalleri, nato a Scarnafigi e una lunga carriera al San Paolo prima di diventare presidente della Cassa di Saluzzo, non presenta incompatibilità.
Quanto agli altri neo consiglieri, Rita Bussi, nata a Saluzzo, è direttrice del centro biomedico Merck Serono a Collereto Giacosa, Oreste Frandino patron della locale Sedamyl (trasformazione del grano in ingredienti per l'industria alimentare) e Domenico Sacchetto presidente di Asprofrut di Lagnasco.
La Fondazione Cassa di Risparmio di Saluzzo, che ha come segretario generale Laura Ponzalino, l'anno scorso ha deliberato erogazioni per 1,264 milioni di euro, a sostegno di 236 iniziative. Al 31 dicembre il suo patrimonio netto ammontava a 59,635 milioni di euro e i fondi per l'attività istituzionale erano pari a 947.557 euro.
L'attivo della Fondazione era pari a 64,924 milioni, dei quali 32,979 rappresentati da immobilizzazioni finanziarie, 16,550 da strumenti finanziari non immobilizzati e 92,276 da disponibilità liquide.

Microrganismi, quel mondo straordinario rivelato dalla mostra in piazza a Torino

"Microrganismi straordinari” (fino al 16 giugno 2019), mostra fotografica allestita in piazza Vittorio Veneto a Torino, organizzata dall’Università di Torino in collaborazione e con il contributo della Fondazione Crt, raccoglie le immagini scattate presso diverse collezioni di microrganismi italiane ed europee, per superare il pregiudizio sui microrganismi, spesso associati solo a problemi per la salute, mostrandone la bellezza visiva e sottolineando il loro ruolo cruciale per la vita e per il futuro del nostro Pianeta. Sono, infatti, strumenti essenziali per l’economia circolare e la bioeconomia, con importanti applicazioni in tutti i settori biotecnologici: dalla produzione di alimenti buoni e sicuri, farmaci e biomateriali, alle terapie mediche e alla sostenibilità ambientale.
La mostra è organizzata nell’ambito del progetto “Microrganismi in Mostra” dal Dipartimento di Scienze della Vita e Biologia dei Sistemi (Dbios) e dalla Mycotheca Universitatis Taurinensis (Mut) dell'Università degli Studi di Torino, ideata in occasione del XXXVIII meeting di European Culture Collections’ Organization (Ecco).
La mostra raccoglie 44 foto, ottenute con sofisticate tecniche di microscopia, applicando decine di migliaia di ingrandimenti, organizzate in 38 pannelli, divisi in sei categorie:virus, batteri e archea, lieviti, microalghe, simbiosi e funghi. Foto dopo foto, il visitatore scopre un mondo straordinario, che stupisce per il connubio tra bellezza visiva e genialità microbica, sviluppata in miliardi di anni nella lotta per la sopravvivenza.
Si scopre così che solo una minoranza causa problemi alla salute. Al contrario, quelli che costituiscono il nostro microbioma, per esempio, sono fondamentali per proteggere il nostro corpo e per garantirne l’equilibrio funzionale.
Dai due ai quattro chili del nostro peso corporeo sono costituiti dai microrganismi, così numerosi da superare in numero le stelle della Via Lattea. Hanno ruoli fondamentali nell’ambiente, nei cicli della materia e nell’evoluzione degli altri organismi. Sono ovunque: nel suolo, nell’aria e nelle acque dolci e marine. Alcuni possono vivere in condizioni estreme di temperatura e salinità, nei geyser e nei crateri vulcanici, in presenza di alti livelli di radiazioni ionizzanti e persino nello spazio. Senza i microrganismi non ci sarebbe vita sulla Terra.
Divulgare i risultati della ricerca significa trasferire sapere e conoscenza ed è per questo che Fondazione Crt ha contributo alla realizzazione della mostra della Micoteca Universitaria – ha spiegato Giovanni Quaglia, il presidente della Fondazione Crt. E ha aggiunto: “Il nostro costante sostegno a questa eccellenza scientifica ha consentito a Torino di diventare leader a livello nazionale e internazionale nella scienza dei microrganismi e di ospitare, tra poche settimane, il congresso europeo del settore”.
Con questa mostra vogliamo non solo far vedere la bellezza dei microrganismi, ma anche far conoscere le loro potenzialità per rispondere alle sfide sociali e quindi anche economiche, poste dal nostro tempo”, afferma Giovanna Cristina Varese, curatrice della mostra e responsabile della Micoteca dell’Università di Torino, una delle più importanti banche di biodiversità fungina in Italia e in Europa. “Abbiamo fortemente voluto allestire questa mostra in piazza - prosegue Varese - perché, lungi dal realizzare un evento di nicchia, abbiamo voluto essere il più possibile inclusivi. Così che chiunque, cittadini o turisti, indipendentemente da età, interessi, condizione sociale o istruzione, possa trovarsi per caso a osservare queste foto e rimanerne affascinati”.
Il progetto Microrganismi in Mostra è un evento collaterale alla 38.ma conferenza annuale della European Culture Collections’ Organization, che, organizzata per il 12, 13, 14 giugno 2019 dall’Università degli Studi di Torino, riunisce tutti i rappresentanti delle maggiori collezioni di microrganismi in Italia e in Europa.
Oltre alla mostra, il progetto include un ciclo di quattro conferenze, tenute da docenti dell’Università di Torino, del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr), e dell’Environmental Park, presso le Ogr Officine Grandi Riparazioni di Torino per spiegare l’incredibile fascino e l’importanza che i microrganismi hanno nella vita di tutti i giorni e per il futuro del nostro Pianeta.

Performing Arti Compagnia di San Paolo: ecco i vincitori del bando da due milioni


Si è conclusa la selezione dei progetti candidati alla seconda annualità del bando triennale 2018-2020 della Compagnia di San Paolo per le Performing Arts. Il bando 2019 era rivolto esclusivamente ai 48 soggetti vincitori dell’edizione 2018. L’obiettivo, infatti, è quello di accompagnare, per un triennio, le iniziative selezionate nel loro progressivo consolidamento e implementare la loro sostenibilità e capacità di autonomia.
Tutti i 48 candidati invitati hanno confermato la strategia progettuale adottata nel 2018 e hanno risposto positivamente ai solleciti del bando. Pertanto, tutti i progetti ammessi sono stati selezionati, per un ammontare complessivo di contributi deliberati, che rimane pari a due milioni di euro.
Per tutti gli enti coinvolti, capofila o partner dei progetti, proseguirà il percorso di capacity building Performing+, realizzato con la Fondazione Piemonte dal Vivo e in collaborazione con l’Osservatorio Culturale del Piemonte. Dopo aver lavorato, per un anno, sull’audience development come chiave per la sostenibilità sociale dei progetti, si ragionerà di sviluppo sostenibile in termini economici, organizzativi, gestionali e ambientali, con l’obiettivo di facilitare processi volti alla rendicontazione sociale.
Ed ecco l’elenco dei titolari piemontesi dei progetti selezioni con il relativo contributo (tra partentesi) stanziato dalla Compagnia di San Paolo: 
Acti-Associazione culturale teatro indipendente, Torino (125.000 euro), Accademia del ricercare, San Raffaele Cimena (23.000), Associazione Amenoblues onlus, Ameno (15.000), Associazione Baretti, Torino (43.000), Associazione culturale Atexe, Domodossola (25.000), Associazione culturale Teatro d'Ombra, Torino (30.000), Associazione culturale Ideagorà, Serralunga d'Alba (70.000), Associazione culturale I musici di Santa Pelagia, Torino (17.000), Associazione culturale La finestra sul lago, San Maurizio d'Opaglio (20.000), Associazione culturale Mosaico Danza, Torino (50.000), Associazione culturale Mythos (45.000), Associazione culturale Ensemble Xenia, Torino (80.000), Associazione Idea Valcerrina, Cerrina Monferrato (45.000), Associazione Il Contato del Canavese, Ivrea (38.000), Associazione La terra galleggiante, Pinerolo (15.000), Associazione Lis Lab perfrorming arts, Nebbiuno (60.000), Associazione Polincontri, Torino (25.000), Associazione Teatro della caduta, Torino (40.000), Associazione Torino Fringe Aps, Torino (18.000), Balletto Teatro di Torino società cooperativa, Torino (50.000), Circolo Magdalan Torino (19.000), Comune di Asti (128.000), Comune di Saluzzo (22.000), Fondazione Accademia Lorenzo Perosi, Biella (43.000), Fondazione Egri per la danza, Torino (15.000), Fondazione Nuovo Teatro Faraggiana Onlus, Novara (108.000), Istituzione comunale Istituto musicale Città di Rivoli (90.000), Rive Gauche concerti, Torino (23.000), Santibrigranti Teatro Associazione, Torino (39.000).

Pep Guardiola rilancia l'azione Juventus Diasorin conquista quota 97,50 euro


Pep Guardiola
Quello della Juve non è l'unico successo piemontese di oggi, 22 maggio, a Piazza Affari. Infatti, se l'azione della società bianconera ha fatto segnare il maggior rialzo di tutto il listino Ftse Mib, quello che rappresenta le 40 principali quotate alla Borsa di Milano, il titolo della vercellese Diasorin non è stato da meno, avendo chiuso a 97,50 euro, prezzo che vale il suo nuovo primato storico porta a 5,455 miliardi di euro la capitalizzazione della società del tandem torinese Gustavo Denegri-Carlo Rosa, presiedente il primo, amministratore delegato e direttore generale il secondo.
Juventus. L'ultimo prezzo è stato di 1,443 euro, superiore del 5,68% a quello di ieri. E' ancora lontano, però, da quello record – 1,706 euro – raggiunto il 15 aprile scorso. Comunque, la nuova impennata è stata giustificata con le voci dell'arrivo dello spagnolo Josep (Pep) Guardiola, mister del Manchester City, a Torino, come allenatore subentrate ad Allegri, che ha mancato la conquista della Champions nonostante la dotazione di Cristiano Ronaldo.
Tornando alla Borsa, la cui seduta odierna è terminata con l'indice Fste Mib a 20.573 punti (-0,61%), va rilevato che hanno chiuso con rialzo anche le piemontesi Astm (+0,36%), Autogrill (+1,69%), Basicnet (+1,15%), Borgosesia (+2,04%), Iren (+0,18%), Italgas (+0,99%) e M&C (+4,06%).
Invece, i maggiori ribassi sono stati di Visibilia Editore (-2,48%), Ubi Banca (-1,80%), Intesa Sanpaolo (-1,79%), Reply (-1,35%) e Pininfarina (-1,10%).

La nuova caduta dell'aeroporto di Caselle in aprile voli -11,7% e passeggeri - 7,9%


Andrea Andorno, neo ad Sagat
Vuoto d'aria, il mese scorso, per l'aeroporto di Torino-Caselle. Se lo aspettavano e c'è stato. In aprile, infatti, il “Sandro Pertini” ha registrato una caduta del numero di voli (-11,7% rispetto allo stesso mese del 2019), di passeggeri (-7,9%) e di cargo (-47,8%). Così, lo scalo subalpino è tornato a perdere quota, dopo che, invece, l'aveva recuperata nel primo trimestre: in gennaio i voli erano aumentati del 6,7% e i passeggeri del 6,4%, in febbraio gli incrementi erano risultati, rispettivamente, del 6,6% e del 3,1% e in marzo del 4,8% e del 2,1%.
Caso a sé, il traffico merci, in calo da più di un anno e, ininterrottamente, dal settembre scorso. Una conseguenza della crisi economica, in Piemonte più forte che altrove.
Il nuovo calo del “Sandro Pertini” è in controtendenza. Il sistema aeroportuale nazionale, infatti, in aprile ha fatto registrare la crescita sia dei voli, che sono stati 134.102 (+3%) sia dei passeggeri, risultati 16.090.918 (+4,7%).
Il secondo scalo piemontese, quello di Cuneo-Levaldigi, ha contato 336 voli (+5,3%) e 6.579 passeggeri (-22,8%).
Di persone che hanno utilizzato l'aeroporto di Caselle per i loro voli, nel primo trimestre 2019, ne sono state contate 1.051.780 (+3,8% rispetto al corrispondente periodo dell'anno scorso, pari a 38.504 unità); mentre i voli in più sono stati 404, ammontando a 11.889 (+3,5%).
A pilotare il “Sandro Pertini” è stato chiamato, il 24 gennaio, Andrea Andorno, neo amministratore delegato della Sagat, la società che gestisce l'aeroporto di Torino Caselle. Subentrato a Roberto Barbieri, passato al comando dell'aeroporto di Napoli, Andrea Andorno, genovese, laurea in Economia sotto la Lanterna, ha una lunga esperienza nel settore aviation e transportation industry; infatti, dal 2013 al 2018, è stato Chief Commercial Officer di Air Italy/Meridiana. E, precedentemente, dal 2003 al 2012, ha ricoperto diversi ruoli direttivi in Alitalia.
Sagat, ha chiuso il 2018 ancora con più di quattro milioni di passeggeri e con 45.511 voli tra partiti e arrivati. Però, il saldo annuale è risultato negativo, perché, rispetto al 2017, il numero dei voli è diminuito del 4,9% e del 2,2% quello degli individui che li hanno utilizzati. Quanto ai cargo, il calo è stato del 20,8%.
Nel 2018, l'aeroporto di Torino-Caselle è risultato al quattordicesimo posto nella classifica italiana per numero di passeggeri. Hanno preceduto il “Sandro Pertini” anche gli aeroporti di Cagliari, Bari e Pisa. Sul podio si trovano Roma Fiumicino (poco meno di 43 milioni di passeggeri), Milano Malpensa (24,7 milioni) e Bergamo-Orio al Serio (quasi 13 milioni). Completavano la top ten: Venezia (oltre 11 milioni), Catania, Napoli (un po più di 9,9 milioni, tutti e due gli aeroporti), Milano Linate (9,2 milioni), Bologna (8,5 milioni), Palermo (6,6 milioni) e Roma Ciampino (5,8 milioni).
L'aeroporto di Torino Caselle è gestito dalla Sagat, il cui 90,28% del capitale è posseduto da 2i aeroporti (gruppo Cdp-Cassa Depositi e Prestiti) mentre il 6,76% è nel portafoglio di Tecno Holding (Camere di commercio). La società è presieduta ora dalla ligure Elisabetta Oliveri, appena subentrata al torinese Giuseppe Donato.

Rapine in banca in Piemonte calo del 47,% nel 2018 i colpi allo sportello scesi a 18

Diminuite le rapine in banca. In Piemonte più che nella media nazionale. Se, infatti, in Italia, l'anno scorso, sono state denunciate 264 rapine allo sportello, il 29,2% in meno rispetto alle 373 del 2017, in Piemonte il calo è stato del 47,1%, essendo scese da 34 a 18.
In netto calo, nel Paese, è risultato anche il cosiddetto indice di rischio, cioè il numero di rapine ogni 100 sportelli, che è sceso da 1,4 a 1.
Il trend positivo che ha caratterizzato il fenomeno negli ultimi anni è anche il frutto del lavoro congiunto di banche e Forze dell’ordine. Basti pensare che, tra il 2007 e il 2018, le rapine allo sportello sono diminuite del 92%, fato che nel 2007 erano state ancora 3.364 del 2007.
Sono questi i principali risultati dell’indagine condotta da Ossif, il Centro di ricerca Abi in materia di sicurezza. Ecco, più nel dettaglio, cosa emerge dall’indagine Ossif sulle rapine in banca nel 2018: nessun colpo in banca in Sardegna e Valle d’Aosta. Inoltre, le rapine sono diminuite in Abruzzo (-28,6%, da 7 a 5), Calabria (-83,3%, da 6 a 1), Emilia-Romagna (-57,1%, da 42 a 18), Lazio (-39,6%, da 53 a 32), Liguria (-40%, da 10 a 6), Lombardia (-33,3%, da 51 a 34), Marche (-22,2%, da 9 a 7), Puglia (-27,5%, da 51 a 37), Toscana (-17,9%, da 28 a 23), Veneto (-42,9%, da 14 a 18).
Invece, il numero è rimasto invariato in Campania (30 rapine), in Friuli-Venezia Giulia (1 rapina) e in Molise (1 rapina).
Aumenti si sono verificati in: Basilicata (con 4 rapine da 2), Sicilia (con 30 rapine da 28), in Trentino-Alto Adige (con 3 rapine da 0) e Umbria (con 6 rapine da 4).
Le banche italiane investono ogni anno oltre 600 milioni di euro per rendere le proprie filiali ancora più protette e sicure. Adottando misure di protezione sempre più moderne ed efficaci e formando i propri dipendenti anche attraverso un’apposita “Guida alla sicurezza per gli operatori di sportello”, realizzata da Ossif in collaborazione con il ministero dell’Interno e le Prefetture.
La Guida Antirapina è un significativo punto di riferimento per chi opera ogni giorno nelle filiali bancarie: una sorta di vademecum su come comportarsi durante le rapine, ma anche indicazioni utili per prevenirle nonché per agevolare il controllo del territorio e l’attività investigativa delle Forze dell’Ordine.

Industria del turismo cresce al rallentatore in Piemonte 334 imprese in più in 5 anni

Turiste a Torino
Come ha ricordato L'Economia del Nord Ovest, inserto pubblicato ogni lunedì dal Corriere Torino, l'industria piemontese del turismo e delle vacanze cresce, ma al rallentatore. Lo dimostra il confronto del numero delle imprese del settore attive in regione al 31 dicembre del 2013 e alla stessa data del 2018: sono passate da 26.613 a 26.947.
Dunque, in cinque anni sono aumentate di 334. L 'aumento è dell'1,25%. E questo mentre la crescita media italiana nello stesso periodo è risultata dell'8,2% (da 376.290 a 406.981).
Le imprese alberghiere, di ristorazione e dei viaggi alla fine dell'anno scorso, in Piemonte, insieme contavano 106.707 dipendenti, dei quali poco meno di 50.000 nella provincia di Torino (1.752.972 in tutta la Penisola).
Disaggregando i dati per provincia, emerge che nell'Alessandrino, alla fine del 2018, si contavano 2.403 imprese attive nel settore turismo (2.382 cinque anni prima), nell'Astigiano 1.278 (1.240), nel Biellese 1.026 (1.022), nel Novarese 2.053 (2.137), a Torino e nel resto della sua provincia 13.957 (13.722), nel Verbano-Cusio-Ossola 1.508 (1.501) e nel Vercellese 1.063 (1.109).
In provincia di Vercelli, i dipendenti delle imprese turistiche al 31 dicembre scorso erano 3.656, nel Verbano-Cusio-Ossola 6.485, a Torino e provincia 49.964, nel Novarese 16.361, nel Cuneese 14.520, nel Biellese 3.555, nell'Astigiano 3.919 e nell'Alessandrino 8.247.

Boffa (gruppo Building): a Settimo Cielo attesi 9 milioni di visitatori per shopping


A Settimo Torinese, si è chiuso in tempi record il cantiere per l’ampliamento di Settimo Cielo Retail Park, che ora può fregiarsi del titolo di parco commerciale più grande d’Italia. Ai 43.000 metri quadrati di area commerciale già esistente, infatti, se ne sono aggiunti 26.000, per un totale di 69.000 metri quadrati dedicati allo shopping, a pochi chilometri dal centro di Torino. Ad aumentare, di conseguenza, è anche il numero di persone occupate nel parco commerciale, con 600 nuovi posti di lavoro creati.
A ottobre 2017, il parco commerciale, inaugurato nel 2011, alle porte del capoluogo piemontese aveva avviato la seconda fase di sviluppo, con i lavori di ampliamento del complesso, che si sono appena conclusi, nel pieno rispetto delle tempistiche previste: un’operazione da circa 40 milioni di euro.
La proprietà immobiliare è della Settimo Sviluppo, mentre la realizzazione dei nuovi spazi è stata eseguita da Building, con la progettazione a cura di Building Engineering e Boffa Petrone & Partners. La società promotrice dell’ampliamento è Promocentro Italia, mentre la commercializzazione della nuova area è stata affidata a Cushman & Wakefield, responsabile della gestione del parco commerciale.
Alle porte di un Comune modello tra gli hinterland delle città italiane, inauguriamo il settimo cielo dello shopping, il parco commerciale più grande d’Italia: 62 punti vendita, 850 impiegati, nove milioni di visitatori attesi significano pensare alla Torino-Milano come una delle aree economiche più produttive e strategiche del Nord Italia e del Paese” ha commentato Piero Boffa, presidente del Gruppo Building.
In questi otto anni, Settimo Cielo ha riscosso un crescente successo commerciale, riuscendo a coinvolgere una clientela sempre più ampia, grazie a un’offerta merceologica tanto varia quanto di qualità. La sua collocazione strategica, in prossimità delle autostrade Torino- Milano e Torino-Aosta, nonché la presenza di brand di grande richiamo, sono i fattori che hanno contribuito a fare di Settimo Cielo un punto di riferimento per gli amanti dello shopping a livello locale e non solo. Grazie all’ampliamento appena ultimato, inoltre, il parco commerciale settimese punta ora a estendere anche il proprio raggio di attrazione.
Il successo di Settimo Cielo è confermato anche dalla rapidità con cui i nuovi spazi commerciali sono stati prenotati da una pluralità di società. Sono infatti più di quaranta le nuove vetrine aperte al pubblico. Nella nuova “food court”, ad esempio, convivranno spazi di street e fast food – come KFC e Befed – e ristoranti con servizio al tavolo – come Rossopomodoro e Ouya Gourmet.
Nuovi spazi anche per l’abbigliamento, con brand come Yamamay, Pittarosso, Clayton o Terranova, la cosmesi, con l’apertura di un nuovo negozio Alkemy e un’area riservata a Kelemata e Pinalli, l’arredamento, con Lube Cucine e Dondi Salotti. E poi ancora bar, pasticceria, elettronica e anche un nuovo Carrefour market.
Building nasce a Torino, nel 1983, per progettare, costruire, immaginare, inventare la città e l’abitare, l’industria e gli spazi del commercio, i luoghi civili, privati e per il tempo libero, in Italia e all’estero. Lo studio BP+P Boffa, Petrone & Partners si formaall’interno del Gruppo Building e si specializza in interventi di progettazione architettonica e studi di fattibilità, interior design, ristrutturazione edilizia, restauro e direzioni lavori.
Il Gruppo Building e lo studio BP+P sono rinomati per The Number 6, “la casa più bella del mondo”, trasformazione in condominio contemporaneo di una gemma del barocco, aTorino, a due passi da Piazza San Carlo, premiato da ArchDaily come Building of the Year 2015 per la categoria restauro.
Oltre a The Number 6, Building offre alla città altri esempi di straordinario interesse come Lagrange12, restauro di un edificio del ‘600 all’angolo tra via Lagrange e via Giolitti, Quadrato, il progetto di recupero del convento di Sant’Agostino, una struttura ecclesiastica risalente al XVI secolo nell’epicentro storico della Torino romana e l’intervento per le nuove Ogr- Officine Grandi Riparazioni, polo contemporaneo di ricerca e cultura contemporanea sostenuto e gestito dalla Fondazione Crt.
Infine, il nuovo progetto a cui Building lavora da gennaio 2019 è Domus Lascaris, un palazzo razionalista degli anni Cinquanta che rivisita completamente l’esistente in una ridefinizione del modernismo in chiave XXI Secolo, dedicando molta attenzione all’impatto ambientale.

Il presidente Lombardi: ecco cosa ha fatto la Fondazione Cr Vercelli nel 2018

Fernando Lombardi, presidente
La partecipazione al progetto di ridefinizione delle quote partecipative detenute nel gruppo bancario Cassa di Risparmio di Asti è stata l’operazione più significativa che, nel 2018, ha caratterizzato l’attività della Fondazione Cassa di Risparmio di Vercelli. Lo ha sostenuto Fernando Lombardi, presidente della Fondazione vercellese, che ha chiuso il bilancio 2018 con un avanzo (utile netto) di 2,135 milioni di euro e con un patrimonio netto di 116,667 milioni al 31 dicembre, quasi mezzo milione in più rispetto alla stessa data del 2017.
«Nel novembre scorso – ha spiegato Lombardi - si sono concluse le trattative con la Fondazione Cr Biella, Fondazione Cr Asti e Banca di Asti, arrivando alla sottoscrizione di un accordo che prevede il conferimento a quest’ultima di tutte le azioni detenute dalle Fondazioni di Biella e Vercelli, con la conseguente emissione in favore delle stesse, da parte della Banca di Asti, di proprie azioni».
Così, il capitale sociale di Banca Cr Asti risulterà ripartito fra la Fondazione Asti, socio di maggioranza con il 30,85%, la Fondazione di Biella con circa il 12,91%, la Fondazione Cr Vercelli con il 3,72 %, Banco Bpm spa con l’11,57 % e altri azionisti per il restante 41,11%. «E’ previsto inoltre che alla Fondazione Cr Vercelli – ha precisato il presidente . spetti la designazione di un componente del Consiglio di Amministrazione di Banca Cr Asti, consentendo lo sviluppo e la valorizzazione della comunità vercellese e valsesiana».
Per quanto riguarda l’attività erogativa del 2018, la Fondazione Cassa di Risparmio di Vercelli ha stanziato circa 3 milioni di euro per 213 contributi in favore di enti e associazioni non profit. Tale importo si conferma in linea con l’attività realizzata nel 2017.«I progetti supportati nell’ambito del settore dedicato all’arte e alle attività culturali sono stati 76, per un totale di oltre 1,1 milioni” ha sottolineato Fernando Lombardi, ricordando che la Fondazione ha rinnovato le erogazioni per la gestione dei musei della città, il Borgogna, il Leone e il Museo del Tesoro del Duomo e della Pinacoteca Museo Calderini di Varallo. Altri interventi hanno interessato il Comune di Vercelli, a cui sono stati destinati 215mila euro a sostegno delle attività culturali e della gestione di sale ed esposizioni e poi la Camerata Ducale, 20mila euro, per la stagione concertista del Viotti Festival; la Società del Quartetto (35mila euro), per la realizzazione del 69° Concorso internazionale di Musica Viotti e i concerti. Diversi sono stati i contributi deliberati per i restauri di alcune parrocchie vercellesi e valsesiane.
«Nel corso del 2018 è stato attivato il Distretto Cultura – ha detto ancora il presidente Lombardi – per favorire i musei nel percorso verso una graduale autonomia economica e gestionale, mediante un piano di foundraising». La Fondazione Cr Vercelli ha stanziato, inoltre, 50mila euro per il progetto di riqualificazione della basilica superiore del santuario di Oropa.
Nell’ambito del settore Educazione, Istruzione e Formazione sono stati supportati 39 progetti per un totale di circa 515mila euro. In particolare, la Fondazione ha erogato un contributo di 250mila euro per l’istituzione di due corsi di laurea triennali in Scienze biologiche e Scienze e tecnologie informatiche. Altri 25mila euro sono stati destinati al progetto quinquennale per posti da ricercatore finalizzati al mantenimento del corso triennale di Scienze infermieristiche.
In un’ottica di continuità la Fondazione Cr Vercelli ha rinnovato la propria partecipazione al progetto Diderot della Fondazione Crt, rivolto alle scuole primarie e secondarie, al fine di favorire un potenziamento didattico. Non solo: 60mila euro sono stati stanziati quale contributo al programma della Provincia di manutenzione e messa a norma dell’edilizia scolastica; 20mila sono stati assegnati al Comune di Arborio per l’acquisto di uno scuolabus; ulteriori erogazioni sono state destinate alle scuole cittadine e del territorio per favorire allestimenti di laboratori e consentire la dotazione di supporti informatici e la realizzazione di iniziative antidispersione.
«Il settore dell’Assistenza sociale – ha riferito Lombardi – ha visto l’approvazione di 25 interventi, per un importo complessivo di oltre 281mila euro. In particolare, si sono sostenuti progetti riguardanti la riqualificazione di strutture assistenziali e iniziative volte a impegnare in attività di pubblica utilità persone in difficoltà economica. Ulteriori erogazioni hanno riguardato la prosecuzione del progetto “Tempo di leggerezza 2.0” del Comune di Vercelli, destinato a disabili e le iniziative contro l’emergenza abitativa della San Vincenzo.
Hanno ricevuto il contributo della Fondazione Cr Vercelli 25 iniziative riguardanti il settore Sviluppo economico locale ed edilizia popolare, per oltre 350mila euro. «In collaborazione con Cariplo Factory ha preso avvio un progetto per creare sul territorio vercellese una rete di relazioni per creare opportunità professionali per i giovani: in quest’ottica la Fondazione ha sostenuto lo studio di fattibilità per un importo di circa 40mila euro. Inoltre, si è contribuito con 30mila euro alla costituzione del patrimonio iniziale per l’avvio della Fondazione di Comunità Valsesia»
Riguardo al settore Sanità pubblica sono stati sostenuti 6 progetti, per un valore di oltre 71mila euro, mentre per le Attività sportive sono stati finanziati 16 progetti, per un totale di 48mila euro. Infine, Fernando Lombardi ha ricordato che nel 2018 ha preso il via, con uno stanziamento di circa 30mila euro, il progetto di comunicazione “MeetUp on Friday- I Venerdì della Fondazione”, che prevede un ciclo di approfondimenti su tematiche legate al territorio.

Intesa Sanpaolo Vita (compagnia torinese) grande accelera sulle polizze Casa e Salute

Luigi Maranzana, presidente Intesa Sanpaolo Vita
Il consiglio di amministrazione della compagnia torinese Intesa Sanpaolo Vita, riunitosi sotto la presidenza del piemontese Luigi Maranzana (ex ad dello storico “San Paolo”) e sotto la direzione dall’amministratore delegato Nicola Maria Fioravanti - responsabile anche della Divisione Insurance di Intesa Sanpaolo - ha approvato i risultati al 31 marzo 2019.
“La Divisione Insurance – ha dichiarato Nicola Maria Fioravanti – chiude il primo trimestre dell’anno con un utile di periodo pari a 160 milioni di euro, contribuendo per circa il 10% al risultato del Gruppo Intesa Sanpaolo e con un Solvency Ratio del 195%. L’elevata redditività e la solidità patrimoniale si accompagnano al costante impegno sia delle oltre 800 persone della Divisione, sia delle reti distributive nell’offrire prodotti e servizi di qualità alla nostra clientela, consentendole di affrontare con maggior serenità l’attuale periodo di incertezza”.
Fioravanti ha aggiunto: “Abbiamo ulteriormente focalizzato la Divisione sul welfare, sia nella componente previdenziale, sia in quella della protezione, per soddisfare la crescente attenzione e le nuove esigenze di clienti retail e imprese. In entrambi i business l’andamento nei primi tre mesi dell’anno è stato rilevante, soprattutto nel comparto non-motor, dove i prodotti Casa e Salute sono cresciuti complessivamente di circa il 140% rispetto al 2018.”
Gli asset under management sono cresciuti del 3,3% passando da 148,803 miliardi al dicembre 2018 ai 153,670 di fine marzo.
Il risultato netto consolidato è sceso da 204,3 milioni al 31 marzo 2018 a 159,9 milioni, evidenziando un decremento del 21,7%, da attribuire in prevalenza a componenti di natura finanziaria realizzate nel primo trimestre dello scorso anno.
La produzione lorda vita segna anch’essa una diminuzione del 31,4% da 5,552 miliardi del 31 marzo 2018 a 3,807 miliardi al 31 marzo 2019. Tale andamento è dovuto a: un ampliamento dell’offerta sui prodotti tradizionali, che ha comportato un incremento della raccolta del 43,1%, pari a 668,6 milioni, un incremento del 8,1% della raccolta sul business previdenziale, che passa da 171,8 milioni rilevati al 31 marzo 2018 a 185,8; una flessione della raccolta sui prodotti Unit Linked offerti, il cui collocamento ha risentito dell’incertezza dei mercati finanziari. Tali prodotti hanno evidenziato, al 31 marzo 2019, una raccolta lorda per 1,401 miliardi, in diminuzione del 63,4 per cento.

Fondi comuni, calo di Intesa Sanpaolo "perde" 3,5 miliardi nel primo trimestre

Nel primo primo trimestre di quest'anno, si è ridotto di oltre 3,5 miliardi di euro il valore del patrimonio gestito dal gruppo Intesa Sanpaolo in fondi comuni aperti, gestioni patrimoniali, previdenziali e in prodotti assicurativi. Questa perdita è risultato della differenza tra le nuove sottoscrizioni e i riscatti. In altri termini, la “raccolta netta” del gruppo Intesa Sanpaolo nel periodo è stata negativa per 3,552 miliardi.
Dato che “brucia” ancora di più considerando che il numero uno del settore, il gruppo Generali, presieduto dal piemontese Gabriele Galateri di Genola, nello stesso trimestre ha avuto una raccolta netta positiva per 3,118 miliardi.
Così è aumentato il distacco tra i due gruppi leader del mercato nazionale del risparmio gestito. Al 31 marzo, infatti, il patrimonio gestito dal gruppo Generali è ammontato a 487,997 miliardi (quota del 23,2%) a fronte dei 393,714 miliardi del gruppo Intesa Sanpaolo, che opera nel settore con Eurizon e Fideuram.
In particolare, Eurizon ha chiuso il trimestre con una raccolta netta negativa per 3,646 miliardi e un patrimonio gestito di 304,996 miliardi (14,5% del mercato italiano), mentre è stata positiva per 93,5 milioni la raccolta netta di Fideuram, che la 31 marzo presentava un patrimonio gestito pari a 88,718 miliardi (4,2%).
La raccolta netta tra il primo giorno di gennaio e l'ultimo di marzo è stata positiva anche per il gruppo Sella, mentre è stata negativa per il gruppo Ersel e il gruppo Banca Intermobiliare. Il gruppo Sella ha avuto un aumento di 16,8 milioni, mentre è stato di 64,9 milioni il deflusso del gruppo Ersel e di 127,7 milioni quello del gruppo Banca Intermobiliare.
Il patrimonio gestito al 31 marzo è risultato di 7,252 miliardi per il gruppo Sella (0,3% del mercato italiano dei fondi aperti e delle gestioni di portafoglio), 7,078 miliardi per il gruppo Ersel (0,3%) e 1,745 miliardi per il gruppo Banca Intermobiliare (0,1%).
Complessivamente, nel primo trimestre, la raccolta netta dei fondi aperti ha fatto registrare un saldo negativo di 426 milioni. Le preferenze dei sottoscrittori si sono rivolte verso i prodotti obbligazionari (+2,2 miliardi), i monetari (+1,4 miliardi) e i ilanciati (+567 milioni). Grazie all’effetto combinato dei flussi e della gestione, il patrimonio gestito dall’industria ha fatto segnare il nuovo record storico di 2.161 miliardi di euro.
Includendo il segmento dei mandati, nel trimestre il sistema ha evidenziato flussi complessivi in entrata per oltre 55 miliardi di euro, “in buona parte generati dall'ingresso nel perimetro del risparmio gestito di circa 53 miliardi per effetto di un'operazione di carattere straordinario posta in essere all'interno del gruppo Poste Italiane, consistente nel conferimento alla sgr di gruppo di un mandato istituzionale per la gestione del patrimonio di BancoPosta alla sgr del Gruppo” ha spiegato Assogestioni, l'associazione nazionale dei gestori di fondi comuni e di portafoglio.
In ogni caso, al netto di questa operazione, la raccolta di sistema del periodo gennaio-marzo è positiva per circa 2 miliardi, che segnano un’inversione di tendenza rispetto al quarto trimestre del 2018, archiviato con flussi negativi per oltre 4 miliardi. I deflussi, comunque, hanno rallentato rispetto al trimestre precedente (-8,8 miliardi): in particolare, quelli dei fondi armonizzati sono stati pari a 853 milioni, dopo i -9,8 miliardi del quarto trimestre 2018); mentre gli alternativi riservati hanno confermato una raccolta positiva di 342 milioni, a fronte di 1,01 miliardi precedenti. I fondi immobiliari, che nel quarto trimestre dello scorso anno avevano registrato un’impennata di 2,1 miliardi, si sono fermati a +13 milioni del gennaio-marzo 2019. I fondi chiusi hanno avuto una raccolta positiva per 199 milioni di euro (dai 2,8 miliardi del trimestre precedente), con il patrimonio salito a 59,4 miliardi di euro.Infine, le gestioni di portafoglio hanno messo a segno una raccolta positiva di 55,76 miliardi di euro (da 1,921 miliardi), con il patrimonio salito a 1.088,6 miliardi di euro, pari al 50,4% del totale. Ed è tornata positiva la raccolta delle gestioni di patrimoni previdenziali: +578 milioni, da -268 milioni . In particolare, la gestione di prodotti assicurativi ha avuto una raccolta positiva per 315 milioni, in rallentamento da 5,4 miliardi dei tre mesi precedenti.