Piemontesi dieci delle cento fondazioni che si sono distinte per l'attività benefica

Anna Zegna in India
Hanno sede in Piemonte dieci delle cento fondazioni selezionate da Forbes Italia per essersi distinte, l'anno scorso, per l'entità delle risorse erogate e per lo spirito innovativo con cui hanno operato con le loro iniziative nel campo assistenziale, nella ricerca e, fra l'altro, per la salvaguardia e la promozione di beni e attività nei settori dell'arte e della cultura.
In ordine alfabetico, gli enti benefici di diverso tipo (fondazioni familiari, di origine bancaria e non solo) selezionati dalla rivista Forbes Italia sono: la Fondazione Agnelli, le fondazioni di origine bancaria di Asti, Biella, Cuneo, Tortona, la Fondazione Crt, la Compagnia di San Paolo, la Fondazione Ermenegildo Zegna, la Fondazione cuneese Nuto Revelli e la fondazione albese Piera, Pietro e Giovanni Ferrero.
Quest'ultima, presieduta da Maria Franca Ferrero, ha avuto un particolare rilievo, così come la Ermenegildo Zegna (presidente è Anna Zegna) e la Fondazione Agnelli, che ha al suo vertice John Elkann.

Compagnia di San Paolo: nuovi contributi per i patrimoni artistici delle Confraternite

Alberto Anfossi, Segretario generale
Compagnia di San Paolo
In considerazione dell'elevato numero di iniziative proposte di grande qualità, la Compagnia di San Paolo ha destinato, in via straordinaria e conclusiva, ulteriori 500.000 euro, per un totale complessivo di 1.400.000 euro, a favore di 14 progetti vincitori del bando “I Patrimoni artistici delle Confraternite – I beni immobili”, dedicato alle iniziative di restauro su loro beni immobili in Piemonte e Liguria.
Ecco l'elenco dei vincitori della seconda fase del bando della Compagnia di San Paolo e, tra parentesi il relativo progetto): Parrocchia Santi Giovanni Battista e Martino – Ciriè Confraternita di Santa Croce (restauro dell'altare, dell'apparato decorativo e della pavimentazione € 45.000); Parrocchia di San Dalmazzo – Borgo San Dalmazzo Confraternita di Santa Croce (restauro della copertura, € 50.000); Confraternita dei Santi Giovanni e Marta – Chiesa dei Santi Giovanni e Marta (restauro abside, coro e cappella € 70.000); Chiesa parrocchiale di San Vincenzo Martire – Nole (restauro dell’altare ligneo del Transito di San Giuseppe € 5.000); Confraternita della SS. Trinità – Gavi - Oratorio della SS.Trinità (restauro della torre campanaria € 10.000); Confraternita della Misericordia detta dei Battuti Neri – Sanfrè Chiesa di San Giovanni Battista Decollato (restauro dell’apparato decorativo € 30.000); Confraternita dei Santi Sebastiano e Rocco – Vercelli Chiesa dei Santi Sebastiano e Rocco (restauro della copertura € 70.000); Confraternita di San Carlo – Arquata Scrivia - Oratorio di N.S. Assunta (restauro delle coperture e dei prospetti € 10.000); Parrocchia Maria Vergine Assunta – Sant’Albano Stura -Chiesa della Confraternita di Santa Croce (restauro dell’apparato decorativo € 40.000); Confraternita Mortis et Orationis – Rapallo - Chiesa di Santo Stefan (restauro del presbiterio € 10.000); Confraternita di San Francesco – Stella Oratorio di San Francesco d’Assisi (restauro copertura, prospetti e pavimentazione € 70.000); Arciconfarternita S. Maria del Suffragio sotto il Titolo di San Giovanni Battista – Voltaggio Chiesa di San Giovanni Battista (restauro coperture e prospetti € 15.000); Confraternita Santissimo Sacramento e San Rocco – Borgolavezzaro - Chiesa di San Rocco (restauro dell’apparato decorativo € 40.000); Confraternita SS. Sacramento e S. Caterina – Biandrate Chiesa della Confraternita del SS. Sacramento e di S. Caterina (restauro della copertura € 35.000).

Fca sorpassato in Europa dal gruppo Bmw nel 2018 crollo della Lancia ma boom Jeep

Jeep Renegade, un successo in Europa
La gloriosa Lancia, destinata a scomparire, è la marca che, l'anno, ha fatto registrare il maggior calo di nuove immatricolazioni nel mercato europeo. Nel 2018, infatti, nel Vecchio Continente ha vendute 48.854 vetture, il 19,8% in meno rispetto alle 60.885 del 2017. Nessun altra Casa ha perso tanto. Land Rover ha perso il 14% (scendendo a 130.369 nuove immatricolazioni), la Nissan il 12,8% (493.304 vendite), Audi il 12,4% (724.168), la Fiat l'8,8% (711.285), la Maserati, con la Dodge, l'8,1% (9.559); Renault il 3,9% (1.105.778) come la Porsche (70.504), l'Alfa Romeo il 3,4% (82.939) come la Honda (135.584), la Mercedes il 2,5% (871.221), la Ford il 2,4% (994.397).
A livello di gruppi, il confronto più rosso è quello di Jaguar Land Rover (-3,1% rispetto al 2017), più rosso anche dei gruppi Daimler (-2,3%) e Fca (-2,3%).
In particolare, le nuove immatricolazioni di Fca sono risultate 1.021.311, inferiori a 1.045.074 del 2017, nonostante il boom della Jeep, che ha venduto 168.674 vetture, il 55,6% in più rispetto all'anno precedente. Unica marca del gruppo con un saldo positivo, la Jeep ha conquistato l'1,1% del mercato continentale, che è stato di 15.624.486 nuove immatricolazioni, 3.931 in meno. Nonostante il contributo della Jeep, la quota europea di Fca è scesa dal 6,7 al 6,5%, sancendo così il sorpasso da parte del gruppo Bmw (6,6%), anche se le sue immatricolazioni sono calate dell'1% a 1.033.211.
Come da diverso tempo, campione di vendite in Europa si è confermato il gruppo Volkswagen con la quota del 23,9% (corrispondente a 3.733.427 nuove immatricolazioni), affiancato, sul podio, dal gruppo Psa, formato dalle marche Peugeot, Citroen, Ds, Opel e Vauxhall, con il 16% (2.499.522) e dal gruppo Renault con il 10,5% (1.641.156).
Al quarto posto, appunto, il gruppo Bmw, davanti a Fca, Ford (6,4%), Daimler (6,2%), Toyota (4,9%), Hiunday (3,5%), Kia e Nissan (3,2% ciascuno).
A proposito delle tre marche tedesche premium, cioè Audi, Bmw e Mercedes, l'Economia Nord Ovest, inserto del lunedì del Corriere Torino, ha pubblicato che il “triangolare” piemontese edizione 2018, è finito con Bmw prima in quattro delle otto province, ma seconda nella classifica per numero di vetture vendute in tutta la regione, battuta dall'Audi, vincitrice assoluta e in tre province; mentre Mercedes si è consolata con il trionfo nel Cuneese, dove ha staccato di diverse lunghezze le due rivali.
In tutto l'anno scorso, in Piemonte, Audi ha fatto registrare 3.945 nuove immatricolazioni, Bmw 3.735 e Mercedes 3.311.
La marca di lusso del gruppo Volkswagen ha avuto la meglio sulle altre due tedesche nel Biellese (251 immatricolazioni contro le 172 di Bmw e le 116 di Mercedes), nel Novarese (726 acquirenti a fronte dei 391 di Bmw e i 264 di Mercedes) e nel Verbano-Cusio-Ossola, dove ha venduto 106 vetture nuove, rispetto alle 62 di Bmw e le 81 di Mercedes.
Invece, la Casa di Monaco di Baviera ha conquistato le province di Alessandria (462 immatricolazioni contro le 437 di Audi e le 403 di Mercedes), Asti (284 a fronte delle 133 di Audi e le 167 di Mercedes), Torino (1.771, mentre sono state 1.757 quelle dell'Audi e 1.499 della Mercedes) e Vercelli (112 rispetto ai 103 acquirenti di Audi e gli 88 di Mercedes).
Il costruttore di Stoccarda caratterizzato dalla stella a tre punte ha nettamente superato le due concorrenti connazionali nella provincia di Cuneo, dove ha fatto registrare, dal primo giorno di gennaio all'ultimo dell'anno appena passato, 693 nuove immatricolazioni, mentre ne hanno contate 432 l'Audi e 481 la Bmw.
Nel 2018, il trio tedesco del lusso ha conquistato il 6,2% del mercato automobilistico piemontese, media condizionata dal minimo del 4,3% nel Torinese, condizionato naturalmente da Fca.

A Torino i prezzi delle case scesi dell'1,6% nel 2018 il valore calato a 1.681 euro/mq

Il mercato immobiliare italiano viaggia a due velocità: da un lato le grandi città in un buono stato di salute che si traduce in prezzi tornati a salire (ma non a Torino); dall’altro, le province ancora in sofferenza, soprattutto sul fronte della domanda. Lo scenario è confermato dai dati dell’ultimo Osservatorio di Immobiliare.it sul mercato residenziale in Italia nel 2018.
Se a livello nazionale dicembre si è concluso con un calo dei prezzi dello 0,8% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, generalmente le città con più di 250mila abitanti vedono crescere le cifre richieste per le abitazioni dello 0,4% contro una perdita di oltre l’1% per i centri più piccoli. La differenza fra grandi e piccole città non è l’unica che caratterizza il mercato immobiliare italiano. L’auspicata ripresa, infatti, si intravvede solo al Nord, dove i prezzi richiesti sono rimasti praticamente stabili (-0,1% su base annuale). Al Sud e al Centro, invece, prosegue il trend al ribasso, con i prezzi scesi rispettivamente dell’1,5% e dell’1,4% in un anno.
L’andamento dei prezzi nei capoluoghi di regione Con i suoi 3.705 euro al metro quadrato, cifra cresciuta del 5,2% in un anno, Firenze si conferma la città più cara d’Italia per chi vuole comprare casa. Segue Milano, con 3.322 euro/mq e cifre che a dicembre 2018 risultano cresciute del 2,7% rispetto allo stesso mese del 2017. Roma rimane medaglia di bronzo (3.173 euro/mq) ma non segue ancora il trend di ripresa delle grandi città e, in un anno, i prezzi della Capitale sono scesi ancora dell’1,8%.
Nel caso delle due maggiori metropoli del Paese, va chiaramente distinto l’andamento dei vari quartieri, laddove alcune zone sono sempre più richieste e vedono i prezzi aumentare costantemente rispetto ad altre in cui la domanda, e di conseguenza i prezzi, non decollano.
Risultano in deciso aumento i prezzi richiesti a Venezia, dove. nel giro di un anno, sono aumentati del 5%. Sfiorano il +4% le oscillazioni rilevate a Bologna e Trento, dove per un acquisto la cifra media richiesta è pari rispettivamente a 2.754 e 2.612 euro/mq. Positivi anche gli andamenti di Trieste e Aosta (richiesta di 2.087 euro a metro quadrato, l'1,5% in più rispetto a dicembre 2017); mentre sono rimasti invariati, su base annuale, i costi delle abitazioni a Napoli e Cagliari.
A Torino, secondo la rilevazione di Immobiliare.it, il prezzo medio per l'acquisto della casa è di 1.681 euro, inferiore dell'1,6% a un anno fa (il calo di dicembre è risultato dell'1,8% rispetto a fine settembre 2018 e anche a fine giugno 2018).
Non riparte ancora neppure il mercato di Genova, che chiude il 2018 con un calo dei prezzi di quasi il 5% (1.673 euro/mq).
Cosa ci aspetta nel 2019? Secondo Carlo Giordano, amministratore delegato di Immobiliare.it, «il 2019 offre ancora ottime possibilità per chi vuole comprare casa, soprattutto nelle grandi città, vero motore di traino del mattone nostrano. I costi, seppur in aumento, non hanno ancora raggiunto i livelli pre-crisi e i tassi dei mutui restano convenienti. L’incertezza sulle sorti dello spread e dell’economia, sommata a costi che continueranno a salire, rende questo 2019 l’anno da sfruttare per gli acquisti immobiliari. Selezionando le città e poi le zone con più mercato si può avere la sicurezza di un investimento che renda nel tempo».
L'ad di Immobiliare.it ha aggiunto che «una recente ricerca condotta tra i nostri utenti ha rivelato che, in un caso su quattro, chi vuole comprare casa per sostituzione prende in considerazione solo le nuove costruzioni, Contando che una fetta sempre più ampia delle compravendite ha per oggetto proprio una sostituzione, è prevedibile che il settore del nuovo possa beneficiare di questa congiuntura e portare a segno dei buoni risultati».
Infine, Carlo Giordano ha sottolineato che a Milano e Roma la domanda di affitti ha superato quella degli acquisti: «Per la prima volta, la domanda di immobili in locazione nelle nostre più grandi due metropoli ha superato quella relativa alle abitazioni in vendita. Lo stesso non è successo all’offerta, non ancora pronta a soddisfare il forte interesse che si sta polarizzando verso gli affitti nelle due città. Il trend che vede la domanda di locazioni in salita non è mosso solo da necessità economiche ma sempre più da una scelta consapevole che fa sì che la ricerca si orienti verso immobili di qualità. Per il 2019 è così prevedibile un ulteriore aumento dei costi dei canoni di locazione».

Borsa: seduta da record per il Piemonte

Seduta borsistica trionfale per il Piemonte, quella di oggi, 15 gennaio. I quattro maggiori rialzi del listino Ftse Mib, costituito dalle 40 principali società trattate a Piazza Affari, sono tutti del gruppo Agnelli-Elkann-Nasi e hanno targa subalpina quattro dei dieci incrementi più alti di tutte le 357 quotate a Milano. Fra l'altro, l'azione della torinese M&C di Carlo De Benedetti ha fatto segnare l'aumento percentuale di prezzo più elevato in assoluto di oggi (+14,13% rispetto a ieri), chiudendo a 0,042 euro.
Ftse Mib. Il maggiore rialzo è risultato quello della Juventus, il cui prezzo finale è stato di 1,387 euro (+7,19%). Sul podio, comunque, sono salite anche Fca (+2,12% a 14,438 euro) e Ferrari (+1,99% a 98,28 euro). Subito sotto si è piazzata Cnh Industrial (+1,84% a 8,534 euro), altra controllata di Exor, la holding del gruppo della Famiglia torinese, che, a sua volta ha chiuso con l'apprezzamento dello 0,96% a 52,50 euro.
Quanto alla top ten assoluta dei rialzi, aperta appunto da M&C, ha visto al quarto posto Prima Industrie (+9,01% e, perciò, il prezzo di 21,65 euro), al quinto Reply (+8,81% e prezzo finale di 48,66 euro) e la Juventus al settimo.
Incrementi rilevanti, inoltre, oggi sono stati evidenziati da Pininfarina (+4,18%), dalla novarese Autogrill (+3,56%), da Diasorin (+1,61%) e Sias (+1,35%). Positivamente hanno chiuso anche Buzzi Unicem (+0,94%), Guala Closures (+0,69%) e Iren (+0,74%).
Le piemontesi con i maggiori ribassi, invece, sono state Italia Independent (-2,24%), Fidia (-2,37%), Basicnet (-1,81%), Cdr Advance Capital (-1,61%) e Intesa Sanpaolo (-1,25%).

Promosso dalla Compagnia di San Paolo un nuovo modello di housing sociale

La Città di Orbassano, la Cooperativa Di Vittorio, il Fasp- Fondo Abitare Sostenibile Piemonte, la Compagnia di San Paolo, Cdp Investimenti e la sgr Investire hanno presentato il nuovo progetto di social housing “Orbassano 2”, che si realizzerà nel quartiere Arpini ed è la prosecuzione dell'intervento avviato nel novembre 2017.
La sua finalità principale è quella di offrire una risposta al disagio abitativo della zona circostante e sviluppare un nuovo servizio residenziale specificatamente dedicato all’integrazione di persone affette da disabilità motoria, in particolare con lesioni midollari e patologie neurovegetative, in collaborazione con il Gruppo di Aiuto e Sostegno del Disagio Abitativo delle Persone con gravi disabilità.
Il progetto è promosso da Investire, primario operatore italiano nella gestione di fondi di investimento immobiliari, connotato da una forte specializzazione in progetti di social housing, tramite il Fasp, fondo partecipato da Cassa depositi e prestiti e dalle maggiori fondazioni di origine bancaria piemontesi, dedicato allo sviluppo di iniziative di social housing sul territorio piemontese. Il progetto è stato sviluppato in partnership con la Cooperativa Di Vittorio, operatore locale che assumerà il ruolo di gestore dell’iniziativa e con la Compagnia di San Paolo.
L'importante attività di progettazione e direzione lavori sarà guidata dall'architetto Graziella Mercuri in collaborazione con l'architetto Walter Fazzalari. L’intervento prevede, nel suo complesso, la realizzazione di una decina di appartamenti destinati alla vendita e di 59 in locazione calmierata, di cui sette saranno destinati alle persone con disabilità e saranno strutturati in modo da permettere agli inquilini di condurre una vita quanto più autonoma possibile, connotata da un forte carattere di inclusione all'interno di una struttura residenziale senza ostacoli e separazioni.

Francesco Profumo, presidente
Compagnia di San Paolo
La Compagnia di San Paolo, che già partecipa al fondo Fasp con 25 milioni di euro, sostiene con u supporto diretto di 350.000 euro le attività e le lavorazioni specificatamente pensate ai fini della realizzazione della componente dedicata alle persone disabili.

Siamo arrivati ad un nuovo modello di social housing, che noi riteniamo essere estremamente importante: un’infrastruttura sociale che favorisce la vita indipendente delle persone con disabilità, attraverso percorsi di sviluppo dell’autonomia ed è capace di creare una comunità di persone che non solo condividono gli spazi ma una nuova modalità di “abitare insieme” ha dichiarato Francesco Profumo, presidente della Compagnia di San Paolo.
In tal senso, l’intervento prevede, inoltre, la realizzazione di spazi comuni che ospiteranno attività e servizi quali: attività rieducative e assistenza psicologica, isole tecnologiche per laboratori, luoghi collettivi di relazione. Questi spazi e le attività a essi connesse saranno rivolti sia agli inquilini del progetto sia agli abitanti del territorio e saranno gestiti e presidiati dalle associazioni specializzate del terzo settore. Il progetto verrà acquisito dalla Cooperativa Di Vittorio con la formula dell’acquisto di cosa futura (la fine dei lavori è stimata per il 2020) per un esborso complessivo di 9,7 milioni di euro.
Siamo di fronte a un concetto evoluto di social housing, che oltre a contrastare il disagio abitativo di tante famiglie fornisce a chi soffre di disabilità motorie un supporto specifico – ha commentato Paola Delmonte, responsabile Business development della sgr di Cassa depositi e prestiti, in coerenza con l’orientamento di Cdp a uno sviluppo sostenibile con impatto sul territorio e sulle comunità. Visto che il 100% degli appartamenti della prima fase è stato assegnato ai richiedenti, era il momento di dare il via alla fase 2 del progetto per il quartiere Arpini, con nuove risorse del Fasp (Cdp ha già investito 200 milioni di euro in Piemonte attraverso il fondo Fia) e un nuovo contenuto sociale”.
Il progetto presentato oggi – ha sottolineato Paolo Boleso, Fund coordinator di Investire – rientra in un più ampio piano di gestione di fondi di investimento immobiliari finalizzati allo sviluppo di progetti di social housing che stiamo realizzando in Italia grazie alla collaborazione di Cassa Depositi e Prestiti Investimenti e delle fondazioni bancarie locali che rappresentano i principali investitori.
A sua volta, Paolo Boleso, Fund coordinator di Investire ha riferito che la società, nell’arco di otto anni ha originato in Piemonte dieci progetti, localizzati nelle principali provincie, per un totale di circa 930 unità abitative, principalmente destinate alla locazione a lungo termine a canoni calmierati al fine di venire incontro alle esigenze abitative di altrettante famiglie.

Top manager, Godino da Gtt a Diasorin Montù nuovo direttore generale Miroglio

Giovanni (Gianni) Godino
Senior Corporate Director HR” di Diasorin. E' il nuovo incarico assunto dal torinese Giovanni Godino, che, fino al mese passato, è stato direttore delle Risorse umane, dell'organizzazione e delle relazioni industriali di Gtt, il gruppo dei Trasporti torinesi. Classe 1961, laurea in Legge con 110 e lode sotto la Mole, dopo la maturità classica al Rosmini, Giovanni Godino, prima di entrare, nel 2008, in Gtt, aveva lavorato, con analoghe responsabilità, nel gruppo Magnetto e, prima ancora, nel gruppo Fiat, dove ha incominciato la sua carriera manageriale, appena terminati gli studi.
Diasorin conta circa 2.000 dipendenti. La capogruppo, con sede a Saluggia, è quotata in Borsa e in dicembre è stata promossa nel segmento Ftse Mib, quello al quale appartengono le 40 principali società quotate in Piazza Affari. Leader mondiale della diagnostica in vitro, Diasorin nei primi nove mesi 2018 ha fatturato 494 milioni di euro (+5,4% rispetto allo stesso periodo del 2017) e ha conseguito un utile netto di 116,8 milioni (+22%). Al 30 settembre scorso, aveva una posizione finanziaria netta positiva per 128,8 milioni.
Azionista di controllo di Diasorin è il presidente Gustavo Denegri, il cui figlio Michele, è vice presidente. Amministratore delegato e direttore generale è Carlo Rosa, secondo maggiore azionista.
Novità manageriali anche in un altro grande gruppo industriale piemontese. L'albese Miroglio, colosso del settore abbigliamento e tessuti, ha comunicato che a Mario Montù, già Cfo (responsabile finanziario) del gruppo, è stato affidato anche il ruolo di direttore generale della Miroglio Spa, con l'allargamento della sua responsabilità su più funzioni aziendali.
Mario Montù, neo direttore generale M
Mario Montù, laurea a Torino, è in Miroglio dal 2011. Precedentemente, ha lavorato anche in Ge Capital, Fiat e Skf.

Parallelamente alla nuova nomina di Mario Montù, la Miroglio ha assunto
Giorgio Bernini quale chief people & organization officer. “Il manager – riporta un comunicato stampa del gruppo albese della famiglia Miroglio – avrà il delicato compito, in collaborazione con i vertici aziendali, di definire una people strategy e disegnare un assetto organizzativo coerenti con gli ambiziosi obiettivi che il gruppo si è posto per i prossimi anni”.
Giorgio Bernini, laurea in Economia e commercio a Bergamo poi un master alla milanese Bocconi, vanta 30 anni di esperienze nell’ambito delle human resources e dell’organizzazione in aziende quali Valentino, Versace e Warnaco.
Le nuove nomine seguono l’arrivo recente di Filippo Ferrua Magliani nelle vesti di nuovo presidente di Miroglio Spa e di Giuseppe Miroglio vice presidente del gruppo.

Commercialisti volontari nelle Elementari a spiegare perché bisogna pagare le tasse

Luca Asvisio, presidente Ordine Commercialisti di Torino
L'appuntamento è per giovedì 17 gennaio, alle ore 10,30, alla scuola Chiovini, di via Baltimora 76, a Torino. Gli alunni delle quarte e quinte elementari impareranno perché è interesse del buon cittadino pagare le tasse, che servono per riparare le strade, comprare e far circolare bus e tram, costruire scuole e ospedali, tenere pulite le città. Concetti semplici, che i commercialisti/docenti illustreranno con l'aiuto di un filmato e di tavole illustrate. Ai bimbi sarà poi donato un libretto e un attestato di frequenza.
L' iniziativa dell' Ordine dei Commercialisti di Torino e provincia ha avuto, sin dall'inizio, il sostegno dell' Ufficio Scolastico Regionale e, infatti, alla prima lezione sarà presente il dirigente Stefano Suraniti, che darà il benvenuto ai due commercialisti "in cattedra", Rosanna Chiesa e Alessandro Martini.
Altri 25 istituti scolastici (ma il numero potrebbe ancora crescere) si sono già prenotati per ospitare queste lezioni di legalità fiscale.
Il progetto "Tasse, ce le racconta il Commercialista" ha preso il via a inizio del 2017 ed è stato subito accolto con favore da scuole e insegnanti. Il passaparola ha contribuito notevolmente alla sua diffusione. Novanta commercialisti, tutti volontari hanno seguito un corso specifico di formazione al loro Ordine.
"Il progetto – ha affermato Luca Asvisio, il presidente torinese dell' Ordine dei commercialisti - si inquadra nell’ambito delle attività che svolgiamo in modo volontario a servizio della società, secondo quella collaborazione interistituzionale che chiamiamo Modello Torino''.
Finora, le ore di lezione sono state 213 in altrettante classi quarte e quinte elementari, per un totale di oltre cinquemila bambini coinvolti. Gli istituti che hanno ospitato le "lezioni di tasse" sono stati 90, delle quali 66 a Torino e 24 in provincia (Airasca, Buttigliera Alta, Carignano,Castiglione, Ceretta, Chieri, Coazze, Collegno, Cossano Canavese, Fiano, Foglizzo, Forno C.Se, Giaveno, La Cassa, Luserna San Giovanni, Moncalieri, Pino T.se, Piossasco, Rivara C.se, Robassomero, San Francesco Al Campo, San Maurizio C.se, Settimo T.se, Verrua Savoia).
Un successo che ha suscitato l'interesse di Ordini dei Commercialisti di altre province, ultimo in ordine di tempo quello di Prato, dove la referente del progetto, Nadia Pompeo e la direttrice dell'Ordine di Torino, Lorella Testa, si sono recate a tenere un corso di formazione ai colleghi che hanno poi tenuto le lezioni nelle scuole.

Intesa Sanpaolo Casa lancia "Exclusive" per residenze da oltre un milione di euro

Il grattacielo torinese di Intesa Sanpaolo 
Intesa Sanpaolo Casa, la società di mediazione e intermediazione immobiliare del Gruppo, ha presentato il nuovo progetto dedicato alla fascia alta del mercato, quella delle compravendite di case da oltre un milione di euro. La categoria exclusive rappresenta il segmento che identifica, in Italia e all'estero, le residenze più pregiate.
Ad appena tre anni dall'ingresso nel mercato dell’intermediazione immobiliare nel 2015, la startup Intesa Sanpaolo Casa conta su una rete di 200 agenti e 44 agenzie immobiliari in 12 delle principali città del Paese, oltre che su una innovativa agenzia online in grado di seguire circa 200 comuni.
La società è già arrivata a fatturare circa 13 milioni e può vantare una media nei tempi di vendita di 130 giorni, a fronte di una media di mercato pari a 8 mesi.
Nel triennio 2015-2018, Intesa Sanpaolo Casa ha servito più di 5.000 clienti superando, nel 2018, le 1.100 compravendite, con un book complessivo di oltre 4.000 immobili compresi quelli appartenenti a reti di agenzie terze.
La scelta di proseguire con una ulteriore specializzazione nel settore rappresenta una considerevole opportunità per ampliare l’offerta immobiliare residenziale anche ai circa 38.000 clienti private del Gruppo (dato aggiornato al 30 settembre 2018). L’orientamento verso questa tipologia di clienti con elevata disponibilità finanziaria attraverso una struttura dedicata e personale specializzato rappresenta, infatti, un fattore strategico rilevante in un mercato estremamente competitivo dove si incrociano diverse esigenze di investimento.
Attualmente, in Italia, sono quattro le agenzie dedicate agli immobili di lusso: Milano, Padova, Roma e Torino, tutte contraddistinte nello stile architettonico da un design ricercato e orientato all’accoglienza.
Anna Carbonelli, amministratore delegato e direttore generale di Intesa Sanpaolo Casa e Gregorio De Felice, chief economist Intesa Sanpaolo hanno anche illustrato un’analisi di scenario del mercato immobiliare residenziale italiano elaborata dalla direzione Studi e Ricerche della Banca.
In un contesto di quotazioni in calo, dal 2008 ad oggi, i prezzi delle abitazioni situate nelle zone di pregio hanno mostrato una maggiore tenuta rispetto alla totalità del mercato.
Le proposte di proprietà prestigiose sono tutte visibili sul sito www.exclusive.intesasanpaolocasa.com nella sezione dedicata “Exclusive”. Intesa Sanpaolo Casa Exclusive possiede in portafoglio una ventina di immobili, distribuiti eterogeneamente fra centri urbani, montagna, mare, collina e isole.

Start up innovative, Torino a gambero crescita boom nella provincia di Cuneo

Ferruccio Dardanello, presidente
Camera di Commercio di Cuneo
“Torino come i gamberi, per la nuova imprenditoria innovativa. Alla fine del 2018, sono risultate 318 le start up innovative iscritte nello specifico registro della Camera di commercio. Una in meno rispetto a un anno prima e soltanto 17 in più rispetto alla fine del 2016. Mentre, in tutta l'Italia, negli ultimi due anni, sono passate da 6.752 a 9.765”.
La notizia è stata pubblicata dal Corriere Torino, edizione locale del Corriere della Sera, con l'aggiunta che “con la provincia di Torino è andata indietro anche quella di Asti, la quale, nel 2018, ha visto scendere da otto a sei le sue start up innovative”, status che, convenzionalmente, caratterizza le società di capitali costituite da meno di cinque anni, con fatturato annuo inferiore ai cinque milioni di euro e in possesso di determinati indicatori relativi all'innovazione tecnologica previsti dalla normativa nazionale.
E dato che nella provincia di Vercelli il numero è rimasto fermo a quattro, non sorprende che, nel 2018, sia stata limitata la crescita dell'intero Piemonte, le cui start up innovative sono salite da 465 a 494. L'incremento nei dodici mesi è stato del 6,2%, inferiore di oltre dieci punti alla media nazionale (+16,5%).
“Al contrario di Torino, Asti e Vercelli, la provincia di Cuneo ha evidenziato un'accelerazione del 26%” ha evidenziato il Corriere Torino, precisando che nel Cuneese le start up sono diventate 68, mentre erano 54 alla fine del 2017 e 36 un anno prima.
Un aumento percentuale ancora maggiore è stato fatto registrare dal Verbano-Cusio-Ossola, dove le start up innovative sono salite da quattro a nove.
Al 31 dicembre scorso, la provincia di Novara ne contava 48, otto più che alla fine del 2017, Alessandria 23, due in più e Biella 18, tre in più.
Come censito da Infocamere-Unioncamere, il Piemonte è sesto nella graduatoria delle regioni per start up innovative, preceduto da Lombardia (2.425 al 7 gennaio 2019), Lazio 1.079), Emilia-Romagna (897), Veneto (853) e Campania (753).

Liti fiscali: in Piemonte nuova impennata aumentati del 22,6% i ricorsi alle Ctp

In attesa della nuova “pace fiscale”, l'ennesima, le liti tra i contribuenti e gli enti impositori (principalmente l'Agenzia delle Entrate, Ae Riscossioni-ex Equitalia, l'Agenzia delle dogane e gli enti pubblici territoriali)  hanno ripreso vigore, in Piemonte più che nel resto d'Italia.
Nel terzo trimestre, infatti, le Commissioni Tributarie Provinciali (Ctp) attive in regione hanno ricevuto altri 689 ricorsi, 127 e il 22,6% in più rispetto al corrispondente periodo 2017. Così, al 30 settembre sono risultate 3.242 le nuove controversie arrivate alle Ctp piemontesi, mentre erano 2.564 alla stessa data del 2017 e 3.236 ancora dodici mesi prima.
Nell'intera regione subalpina, i ricorsi alle Commissioni tributarie provinciali sono stati 3.581 in tutto il 2017, mentre erano stati 4.068 nel 2016, 5.495 nel 2015 e 5.472 nel 2014.
Ed ecco, provincia per provincia, quanti nuovi ricorsi sono stati presentati dal primo giorno di gennaio all'ultimo di settembre 2018: Alessandria 473, Asti 103, Biella 129, Cuneo 288, Novara 304, Torino 1.720, Verbania 87 e Vercelli 138.
Sempre provincia, per provincia, ecco il numero di ricorsi nell'intero 2017 e, tra parentesi, nell'intero 2016: Alessandria 496 (638), Asti 149 (227), Biella 191 (228), Cuneo 367 (425), Novara 303 (401), Torino 1.866 (1.945), Verbania 95 (82), Vercelli 114 (122).
Il valore complessivo delle 689 controversie aperte nelle Ctp del Piemonte nel luglio-settembre 2018 ammontava a 92,821 milioni di euro, equivalenti a una media di 134.718 euro ciascuna.
A livello nazionale, l'insieme delle Ctp ha registrato 27.895 nuovi ricorsi (+5,7%) nel terzo trimestre 2018, periodo durante il quale sono state definite 34.075 liti (+0,2%).
I giudizi completamente favorevoli all'ente impositore, in tutta l'Italia, sono risultati il 47%, per un valore totale di 1,528 miliardi di euro, mentre quelli completamente favorevoli al contribuente sono stati pari al 31%, per un ammontare di 770 milioni.

Fca, Exor e Fidia campioni piemontesi nell'ultima settimana di Piazza Affari

John Elkann, presidente Exor e Fca
“Nella settimana borsistica appena passata, tre società piemontesi hanno avuto rialzi consecutivi in tutti i cinque giorni di contrattazioni. Si tratta di Fca, della sua controllante Exor e della piccola Fidia. Quest'ultima, in particolare, ha fatto registrare un incremento del 45,36% del prezzo delle sue azioni, salito, venerdì scorso, a 5,32 euro dai 3,66 del venerdì precedente”.
E' quanto riporta il Corriere Torino di oggi, 13 gennaio. Nella rubrica domenicale dedicata alle quotate che fanno riferimento al Piemonte, viene poi precisato che “l'ultimo prezzo di Fca è stato di 14,212 euro (+8,39% rispetto ai 13,112 euro del 4 gennaio) e di 52,30 euro quello di Exor (+7,57% sui 48,62 euro precedenti)”.
Pertanto, il valore delle due quotate della famiglia Agnelli-Elkann-Nasi, riconosciuto da Piazza Affari, da un venerdì all'altro, è salito di quasi 2,9 miliardi, tornando a sfiorare quota 34,5 miliardi.
Gli investitori che puntano su Fca hanno reagito positivamente anche alla notizia degli 800 milioni di dollari che Fiat Chrysler Automobiles ha concordato di pagare negli Usa per chiudere il suo dieselgate (si aspettavano un conto più salato), così come non hanno venduto per i risultati negativi delle sue immatricolazioni e le prospettive di mercato non favorevoli.
E, naturalmente, del progressivo miglioramento del titolo Fca ha beneficiato il suo azionista di controllo, Exor, la holding del gruppo del quale fanno parte anche le quotate Ferrari, Cnh Industrial e Juventus.
Comunque, recuperi di prezzo sulla settimana precedente, favoriti dalle buone notizie relative agli Usa e alla Cina e mantenuti nonostante i primi segni di una possibile recessione in Europa, sono stati ottenuti anche da tutte le altre quotate del listino subalpino, tranne otto. Infatti, venerdì, Bim, Basicnet, Borgosesia, Centrale del Latte d'Italia, Iren, Ki Group, M&C e Sias hanno chiuso con quotazioni inferiori a quelle di sette giorni prima.
In particolare- si legge ancora nella rubrica borsistica del Corriere Torino, edizione locale del Corriere della Sera, la quotazione di Iren è scesa da 2,184 a 2,142 euro. Il titolo ha perso in quattro sedute su cinque. Certamente hanno influito le probabilità della dismissione di una nuova quota da parte del Comune di Torino oltre che l'inizio delle polemiche sulla futura governance della multiutility”.
Invece, tra le piemontesi con i maggiori rialzi della settimana, spiccano l'Italia Independent di Lapo Elkann (+12,3%), Prima Industrie (+11,6%), ancora la Juventus (+8,6%) sulle voci dell'arrivo di Ramsey dall'Arsenal; Reply (+5%), Buzzi Unicem (+4,56%), Pininfarina (+4%), Guala Closures (+2,8%) e Cofide (+2,2%).
Con aumenti di prezzo, rispetto al 4 gennaio, hanno terminato la settimana in Piazza Affari anche Astm (azione a 18,48 euro), Cdr Advance Capital (0,648), Conafi (0,257), Cover50 (9,86), Damiani (0,854), Diasorin (74,90), Intesa Sanpaolo (2,011), Italgas (5,246), Tinexta (6,41).

"La qualità della burocrazia piemontese ancora peggiore della media italiana"

Un'immagine di Torino
Nell'eurozona unicamente la Grecia ha una burocrazia in condizioni peggiori dell'Italia, dove, fra l'altro, il Piemonte sta maluccio. Questo è il quadro sintetico che emerge da uno studio della Commissione europea sulla qualità dei servizi offerti dagli uffici pubblici dei 19 Paesi che utilizzano la moneta unica. Qualità rappresentata da un indice, che è un risultato di un insieme di risposte dei cittadini sui servizi pubblici, in termini di qualità, imparzialità e corruzione.
I dati dello studio della Commissione europea sono stati elaborati dalla Cgia di Mestre, l'associazione degli artigiani e delle piccole imprese locali. “ E se la Finlandia, i Paesi Bassi e il Lussemburgo occupano i tre gradini del podio per qualità dei servizi pubblici, invece Slovacchia, Italia e Grecia si collocano mestamente nelle parte più bassa della graduatoria” ha scritto la Cgia, aggiungendo subito che “sarebbe comunque sbagliato generalizzare, perché non tutta l'amministrazione pubblica italiana è di bassa qualità”.
“La sanità al Nord, molti settori delle forze dell’ordine, diversi centri di ricerca e istituti universitari – ha spiegato Paolo Zabeo, il coordinatore dell’Ufficio studi della Cgia - assicurano performance che non temono confronti con il resto d’Europa. Ciò nonostante, il livello medio complessivo è preoccupante. L’incomunicabilità, la mancanza di trasparenza, l’incertezza giuridica e gli adempimenti troppo onerosi hanno generato una profonda incrinatura, soprattutto nei rapporti tra le imprese e i pubblici uffici, che ha provocato l’allontanamento di molti operatori stranieri, i quali, purtroppo, non vogliono più investire in Italia anche per l’eccessiva ridondanza del nostro sistema burocratico”.
Ad avvalorare la posizione di coloro che sostengono che per il sistema Paese è imprescindibile avere una macchina statale che funziona bene, sono anche i dati elaborati dall’Ocse. Infatti, secondo questa organizzazione internazionale,la produttività media del lavoro delle imprese italiane è più elevata nelle zone con una più efficiente amministrazione pubblica.
“Purtroppo, i tempi e i costi della burocrazia – ha commentato il segretario della Cgia, Renato Mason – sono diventati una patologia che caratterizza negativamente una larga parte del nostro Paese. In particolar modo, le imprese italiane, essendo prevalentemente di piccolissima dimensione, hanno bisogno di un servizio pubblico efficiente ed economicamente vantaggioso, in cui le decisioni vengano prese senza ritardi e il destinatario sia in grado di valutare con certezza la durata delle procedure”.
Altrettanto preoccupanti sono i risultati che emergono dalla periodica indagine campionaria condotta da Eurobarometro (Commissione europea) sulla complessità delle procedure amministrative che incontrano gli imprenditori dei 28 paesi dell’Unione. L’Italia si trova al quarto posto, con l’84% degli intervistati che dichiara che la cattiva burocrazia è un grosso problema. Solo la Grecia, la Romania e la Francia presentano una situazione peggiore di quella italiana, mentre il dato medio dell’Unione europea si attesta al 60 per cento.
“Se ritorniamo alla nostra elaborazione su dati della Commissione europea – ha scritto la Cgia - sono ugualmente impietosi anche i risultati che emergono dalla comparazione sulla qualità della Pubblica amministrazione a livello regionale. Rispetto ai 192 territori interessati dall’analisi realizzata nel 2017, le principali regioni del Centro-Sud d’Italia compaiono per otto volte nel rank dei peggiori 20, con la Calabria che si classifica addirittura al posto numero 190”.
Come per il confronto a livello nazionale, il risultato finale è un indicatore che varia tra 100, ottenuto dalla regione finlandese Åland (primo posto) e zero, che ha “consegnato” la maglia nera alla regione bulgara dello Severozapaden.
Sebbene sia relegato al 118° posto a livello europeo, il Trentino-Alto Adige (indice pari a 41,4) è la l'area più virtuosa d’Italia. Seguono, a pari merito, altre due regioni del Nord Est: l’Emilia-Romagna e il Veneto (indice pari a 39,4), che si collocano, rispettivamente, nelle posizioni numero 127 e 128 della classifica generale. Subito si trovano la Lombardia (38,9), 131.ma e il Friuli-Venezia Giulia (38,7), 133.mo.
Al Piemonte è stata attribuita la posizione numero 161 (indice 23,4), inferiore anche a quelle del Molise, della Toscana e della Valle d'Aosta. Il Piemonte ha avuto come punteggi specifici relativi alla pubblica amministrazione 40,8 per la qualità (41 la media italiana), 25,7 per l'imparzialità (29,6) e 27,6 per la corruzione (26,9).

Auto italiana, bilancio sempre più in rosso in novembre la produzione calata del 27%

Gianmarco Giorda, direttore dell'Anfia
Secondo i dati preliminari dell'Anfia, l'associazione torinese della filiera automobilistica italiana, nel novembre scorso sono state fabbricate nel nostro Paese a quasi 47.000 vetture, il 27% in meno rispetto a novembre 2017. Così, la produzione nazionale dei primi undici mesi 2018 è ammontata a 631.000 auto, accusando una flessione del 9,5% rispetto allo stesso periodo del 2017.
Quanto alle esportazioni di autoveicoli, in ottobre il loro valore è risultato di 2,13 miliardi di euro, in diminuzione dell’8,1%; mentre il valore delle importazioni è salito del 7,4% a 3,18 miliardi. Gli Stati Uniti continuano a rappresentare, in valore, il primo Paese di destinazione per l’export di autoveicoli dall’Italia, con una quota del 19,5%, seguiti da Francia e Germania, rispettivamente con una quota del 14% e del 12%.
“La produzione dell’industria automotive italiana, nel suo insieme, registra a novembre 2018 un calo tendenziale del 13,3%, che fa seguito alle flessioni già riportate nei precedenti quattro mesi (-8,9% a ottobre, -4,4% a settembre, -5,5% ad agosto, -5,9% a luglio)” ha precisato Gianmarco Giorda, il direttore dell'Anfia.
Anche la produzione italiana di parti e accessori per autoveicoli e loro motori riporta un segno negativo sia nel mese di novembre (-9,1%), sia nel cumulato (-1,8%).
A ottobre 2018, secondo gli ultimi dati disponibili, gli ordinativi di questo specifico comparto risultano in calo del 10,5%, per effetto del decremento degli ordinativi interni (-13,3%), e degli ordinativi esteri (-7,4%). Anche nei primi dieci mesi dell’anno, gli ordinativi registrano una flessione, dell’1,6% (-6,6% e +3,9% le rispettive componenti interna ed estera). Il fatturato delle parti, infine, presenta una diminuzione del 2,5% nel mese, a causa della componente interna in calo del 9,8%, mentre la componente estera chiude a +5,7%.
Gli ordinativi per il settore automotive, nel suo complesso, risultano in calo del 6,4% a ottobre (risultato di una componente interna in calo dello 0,8% e di una componente estera in calo del 13,5%). Nei primi dieci mesi del 2018 gli ordinativi registrano una diminuzione dello 0,2% (-1,1% nel mercato interno e +1,0% nel mercato estero).
Il fatturato del settore automotive, infine, riporta una flessione del 6,1% a ottobre e dello 0,9% nei primi dieci mesi del 2018
In ottobre, la produzione domestica di autovetture era risultata di poco superiore ai 55.000 esemplari (-18%), facendo calare a quasi 585.000 vetture il totale dei primi dieci mesi 2018, l'8% in meno rispetto allo stesso periodo 2017.
Nell'intero 2017, in Italia sono state fabbricate 742.642 vetture, il 56,3% delle quali sono state esportate. In particolare, nel 2017, nel nostro Paese sono state costruite 349.499 Fiat, 179.883 Jeep, 147.245 Alfa Romeo, 53.125 Maserati, 8.956 Ferrari e 3.934 Lamborghini (gruppo Volkswagen). Come precisato dall'Anfia, nel decennio 2008-2017 la produzione nazionale di vetture si è ridotta del 48% rispetto al decennio precedente.
Comunque, nel 2017, Fiat ha fabbricato anche 181.429 veicoli commerciali, mentre di mezzi di questo tipo, nelle diverse fabbriche italiane, ne hanno prodotti 128.588 il gruppo Psa (Peugeot-Citroen), 18.342 Iveco e 3.753 la Piaggio.
Aggiungendo i 67.066 camion usciti dalle linee di montaggio dell'Iveco e i 390 autobus, si arriva alla produzione totale italiana 2017 di 1.142.210 autoveicoli, il 65% dei quali venduti all'estero. A livello di Unione Europea, l'Italia risulta il sesto maggior produttore del settore, preceduta da Germania, Spagna, Francia, Regno Unito e Repubblica Ceca.
Come l'Anfia ha ricordato nel suo ultimo rapporto annuale, con l'aggiunta che il fatturato 2017 derivante dalla produzione, diretta e induretta, dell'industria italiana dell'automotive è stato di 93 miliardi, 46,5 dei quali realizzati dal solo comporto della componentistica, che ha fatto registrare esportazioni per 21,2 miliardi.
Gli addetti diretti alla produzione, nell'industria automotive, in Italia, all'inizio del 2017 erano 162.035, dei quali 66.647 dedicati agli autoveicoli, 10.314 alle carrozzerie e 85.074 alla componentistica, che diventano più di 156.000 comprendendo gli indiretti (tra gli uni e gli altri 58.570 in Piemonte).
Le imprese della componentistica attive nel nostro Paese sono sono 2.190 (in Piemonte, 762),
In particolare, per quanto riguarda gli stabilimenti italiani del gruppo Fca Fiat Chrysler Automobiles, i dipendenti risultano attualmente circa 2.500 a Mirafiori Carrozzerie (produzione della Maserati Levante), 2.700 a Grugliasco (Maserati 4 porte e Ghibli), 4.500 a Cassino (Alfa Romeo Giulietta e Alfa Romeo Stelvio), 4.700 a Pomigliano d'Arco (Fiat Panda) e 7.500 a Melfi (Fiat 500X e Jeep Renegade).

Fondazione Crc: col progetto Pane al Pane recuperate e donate 57 tonnellate di viveri

Giandomenico Genta con Ferruccio Dardanello
Tempo di bilanci per il progetto “Pane al Pane”, promosso dalla Fondazione Crc di Cuneo, nell’ambito del Bando SOS – Servizi Oltre il Sostegno. Nel 2018 sono state 57 le tonnellate di eccedenze alimentari raccolte a Cuneo, Alba e Mondovì. Un dato significativo per questo progetto, che, capace di costruire una rete di solidarietà e di collaborazione concreta tra associazioni del terzo settore e operatori economici, genera benefici per l’intera comunità, consente di evitare sprechi e di ridurre i rifiuti.
Tante sono le tipologie di prodotti raccolti: dal pane alle focacce, dalla pizza ai salatini, dai croissant ai pasticcini. Ma non solo: anche acqua, succhi di frutta, bibite, prodotti surgelati, frutta, verdura e cioccolatini.
Un carico di prodotti, che a fine giornata verrebbe gettato via, viene raccolto e messo a disposizione delle mense della Caritas, delle parrocchie e delle associazioni che sostengono le persone in difficoltà.
Inoltre, i commercianti che hanno aderito all’iniziativa potranno usufruire di sgravi fiscali sulla merce invenduta che viene donata al progetto secondo modalità definite da ciascun Comune.
A Cuneo opera l’Associazione Pane al Pane Onlus che, forte di un’esperienza ormai decennale e grazie al coinvolgimento di oltre 50 attività commerciali e 60 volontari, ha raccolto nel 2018 circa 40 tonnellate di cibo. Ad Alba il progetto è partito operativamente a febbraio 2018: i 21 esercizi commerciali che hanno aderito e i 20 volontari del Centro Prima Accoglienza albese Onlus – Emporio della Solidarietà hanno raccolto otto tonnellate di cibo. A Mondovì i 20 volontari hanno raccolto, nel primo anno di attività, nove tonnellate di cibo da 23 commercianti.
Il progetto Pane al Pane viene promosso dalla Fondazione Crc da fine 2017, sulla base dell’esperienza dell’Associazione Pane al Pane Onlus, sperimentata dal 2011 a Cuneo città e dintorni. La nuova progettualità ha permesso di estendere l’iniziativa anche ad Alba e Mondovì. Dall’estate scorsa è stata inoltre introdotta un’innovazione tecnologica che facilita la gestione dei turni dei volontari e dei passaggi presso gli esercizi commerciali: grazie a un’applicazione per smartphone, progettata appositamente per il progetto, vengono pianificati i turni dei volontari, confermati gli orari dei passaggi presso gli esercizi commerciali e tracciata la quantità di cibo ritirato.
“I numeri del progetto testimoniamo l’impatto davvero significativo di questa iniziativa nel corso del 2018 - ha dichiarato Giandomenico Genta, presidente della Fondazione Crc -. Grazie all’adesione di tanti commercianti e all’impegno garantito dai volontari è stato possibile innestare un processo virtuoso, che aiuta a contrastare il problema dello spreco alimentare, consente di sostenere famiglie e persone in difficoltà e riduce la produzione di rifiuti. Speriamo quindi che l’iniziativa possa coinvolgere nuovi esercizi commerciali ed estendersi, già a partire dai prossimi mesi, in altre zone della provincia. E stiamo programmando, per febbraio, alcuni appuntamenti pubblici per riflettere sul tema dello spreco alimentare”. “
Con entusiasmo, abbiamo aderito al progetto promosso dalla Fondazione di Cuneo, che ha consentito di creare una rete tra soggetti diversi con il comune scopo di dare qualche risposta a bisogni sempre più pressanti, anche in realtà territoriali come le nostre, che, al di là del grado di sviluppo economico raggiunto, non sono esenti da fenomeni di emarginazione e povertà" ha aggiunto Vittorio Sabbatini, presidente dell’Associazione Pane al Pane.
“La generosa disponibilità da parte delle attività commerciali e l’entusiasmo dei volontari stanno facendo dell’iniziativa un momento di dialogo e di crescita all’interno della città verso i temi della solidarietà e dell’aiuto, concretizzati dall’Emporio e dai Centri di Accoglienza che distribuiscono pasti e beni di prima necessità” ha sottolineato Luigi Alessandria, direttore del Centro Prima Accoglienza Albese Onlus.
“Per l’Associazione Amici della Cittadella della Carità di Mondovì – ha detto il presidente Davide Oreglia - questo primo anno di attività è risultato positivo sotto diversi punti di vista. Vi è stata una collaborazione tra le diverse associazioni e il contatto con i commercianti ha permesso di recepire proposte migliorative del progetto. Partiti con soli tre giorni, ora la raccolta si svolge dal lunedì al sabato”.
I commercianti che hanno aderito nel 2018 all’iniziativa:
CUNEO: Panetteria Buschese, Bar Galì, Hotel Cuneo, Pane e Fantasia di Allasina, L'Albero del Pane, Il Fornaio di Galfrè, 'L Panate, Il Profumo del Pane, Panetteria Garnerone, Panetteria dell'Angolo, La Bottega del Pane, Panetteria Cerutti, Panetteria Focacceria Pellegrino, Gastronomia Giraudo, Bar Edelweiss, Bar Pasticceria Arione, Moliendo Cafè, Pane d'altri tempi, Bar Piazza, Caffè Nazionale, Bar H, Panetteria Il Sole, Il Buon Panino, Bar Caffè Fantino, Panetteria Pizzeria Leoga, Panetteria Pan per Focaccia , Pizzeria Alice, Macelleria Da Enzo, Spaccio Parmigiano, L'Angolo alimentare, Pastificio Boetti, Bar San Paolo, L Panatè (San Rocco Bernezzo) , Baramò (Madonna dell’Olmo), Panetteria Panero (Madonna dell’Olmo), Centro Comm.le Big Store (Madonna dell’Olmo), Molino Squillario snc (Madonna dell’Olmo), Pasticceria Racca (Confreria), L'Albero del Pane (Borgo San Giuseppe), Panetteria Bonelli (Borgo San Giuseppe), Dagel srl (Madonna delle Grazie), Stella Azzurra Market (Bombonina), Panetteria Pan per Focaccia (Spinetta), Pizzeria Alice (Centro Commerciale Auchan, Borgo San Giuseppe), Azienda Agricola Il Farro (Peveragno), Pane Pasticci e Pasticcini (Peveragno), A Fuoco Vivo (Peveragno), Venchi spa (Castelletto Stura), Fonti Sant'Anna (Vinadio), Fonti San Bernardo (Garessio), Orto del Gallo (San Pietro del Gallo), Colussi Spa (Fossano).
ALBA: Bar Roma snc, Gerlotto snc, Giacosa Enrico, Il Fornaio Sirio, Il Forno di Bosio Marco, La Boulangerie, L’albero del pane, La Madia snc, Nadia Caffè sas, Panetteria Bona, Pan per Focaccia snc, RCM di Reynaudo Luca, Snack Bar di Pasquero, Bar Savona
MONDOVI': Panificio pasticceria Il Fornaio, Panificio L’Angolo dei sapori, Panificio pasticceria Forlani&Greborio, Panetteria Pasticceria d’Agostino, Vecchio Forno, Panificio La Rotonda, Panificio Rosso Gentile, Pasticceria Comino, Salumeria Marchisio, Morena Alimentari, Gelateria La Golosa, Drip coffee, Grigolon Caffè, Moni cafè, Bar del Ferrone, Pastificio Michelis Egidio snc, La bottega del caffè, Mondovì Frutta snc.

La Fondazione Riviera dei Fiori onlus acquista tenuta agricola per dare lavoro

Dino Durando, direttore dell'impresa sociale Verdiamo
e consigliere della Fondazione Riviera dei Fiori Onlus
Una nuova operazione strategica della Fondazione della Riviera dei Fiori Onlus, comunitaria costituita, oltre dieci anni fa, dalla Compagnia di Sanpaolo. L'ente benefico, che opera esclusivamente nella provincia di Imperia, ha acquistato, a Taggia, una tenuta agricola di quasi 14.000 metri quadrati, dotata sia di diverse coltivazioni floricole sia di numerosi ulivi, oltre che di un magazzino per le lavorazioni e ne ha subito affidato la gestione a un'impresa sociale di Sanremo, che vi sta facendo lavorare, regolarmente, già quattro immigrati extracomunitari e due giovani svantaggiati locali.
L'azienda agricola, che opera nella tenuta taggiasca di regione Cappelle, si chiama “Verdiamo” ed è stata costituita dal Centro Ascolto Caritas di Sanremo; ne è rappresentate legale e direttore Dino Durando, il quale è, fra l'altro, consigliere di amministrazione della Fondazione Riviera dei Fiori Onlus fin dalle sue origini.
Il nuovo, rilevante investimento della Fondazione Riviera dei Fiori Onlus segue quello fatto, alcuni anni fa, per comprare, a Ceriana, un grande uliveto, che era bruciato e che è stato poi ripristinato. Anche i terreni di Ceriana sono stati affidati a una start up agricola di un giovane che impiega un paio di profughi e un italiano appartenente alle fasce deboli. Nella tenuta di Ceriana, a fianco degli ulivi, sono state impiantate alcune centinia di eucaliptus da fronda, al fine di favorirne la sostenibilità economica.
Le due iniziative immobiliari sono state decise dal consiglio di amministrazione della Fondazione della Riviera dei Fiori Onlus con diversi obiettivi: creare lavoro per soggetti svantaggiati, salvaguardare e sostenere concretamente produzioni e mestieri tipici, contribuire ad attività destinate a diventare autonome anche finanziariamente, diversificare il patrimonio.
Il nuovo filone operativo si aggiunge a quelli consueti della Fondazione Riviera dei Fiori Onlus, quali la beneficenza, i prestiti d'onore agli studenti più bisognosi (tasso zero, restituzione in piccole rate e dopo che si è trovata un'occupazione) e, fra l'altro, i Doni di Natale agli anziani soli e con gravi difficoltà economiche.
Anche nelle ultime Feste, la Fondazione Riviera dei Fiori Onlus ha distribuito i suoi speciali Doni di Natale a 40 anziani della provincia in condizioni particolarmente disagiate. Ognuno di loro ha ricevuto dalla Fondazione 400 euro e un omaggio della Fratelli Carli. I beneficiari dei Doni di Natale sono persone che sono state segnalate alla Fondazione da parroci, Servizi sociali di diversi Comuni della provincia, dalla Caritas e dalla San Vincenzo.
La Fondazione Riviera dei Fiori Onlus, costituita nel 2006 dalla Compagnia di San Paolo, opera grazie alle donazioni che riceve, al 5Xmille e ai ricavi generati dal suo patrimonio. I consiglieri di amministrazione e il revisore unico non ricevono alcun compenso e neppure rimborsi spese.

Juve di nuovo prima in Borsa (+4,59%) per le voci sull'arrivo di Aaron Ramsey


Andrea Agnelli, presidente Juventus
Di nuovo una quotata piemontese al primo posto per il maggior rialzo in Borsa. Ieri era toccato alla Fidia di Morfino, vincitrice assoluta con l'incremento del 25,82% rispetto alla seduta precedente; oggi, 10 gennaio, alla Juventus. La società bianconera presieduta da Andrea Agnelli ha visto la sua azione chiudere la giornata di contrattazioni a 1,276 euro per azione, il 4,59% in più. Nessun'altra società appartenente al listino Ftse Mib ha fatto registrare un aumento più elevato.
In seguito al nuovo rialzo, il terzo della settimana, il valore borsistico della Juventus è risalito a 1,286 miliardi di euro, 195 milioni in più rispetto all'ultima quotazione del 2018. La sua performance semestrale, in Piazza Affari, è risultata del 50,29%. Conseguente prima a Cristiano Ronaldo, poi ai successi sui campi di calcio e a livello d'immagine, ora nuovamente per le voci sulla campagna acquisti e, in particolare, sull'ipotesi dell'arrivo di Aaron Ramsey, centrocampista dell'Arsenal e della nazionale gallese.
Un rialzo ancora maggiore di quello della società capitanata da Andrea Agnelli, l'ha fatto segnare, oggi, quella presieduta da suo cugino, Lapo Elkann. Infatti, l'ultimo prezzo dell'azione Italia Independent è stato di 2,34 euro, superiore del 6,85% a quello di ieri, che già aveva fatto registrare un incremento del 3,79%, a sua volta successivo agli aumenti vicini al 2% nei due giorni precedenti.
Le altre piemontesi che hanno chiuso la seduta odierna con rialzi superiori al 2% sono Pininfarina (+2,61%) e Guala Closures (+2,05%). Mentre con aumenti più alti dello 0,63% dell'indice Ftse Mib sono stati ottenuti da Cdr Advance Capital (+1,89%), Diasorin (+1,61%), Italgas (+1,60%), Exor (+1,48%), Fidia (+1,41%), Centrale del Latte d'Italia (+1,09%), Cofide (+0,95%), Autogrill (+0,80%), Fca (+0,78%), Intesa Sanpaolo (+0,72%).
Invece, con ribassi hanno chiuso Basicnet (-0,11%), Buzzi Unicem (-0,52%), Damiani (-0,23%), Iren (-0,56%), Ki group (-2,33%), M&C (-2,58%), Prima Industrie (-1,67%), Sias (-0,80%) e Tinexta (-1,69%).

Il torinese Massimo Perotti e Sanlorenzo

Massimo Perotti, proprietario e timoniere della Sanlorenzo
Il torinese Massimo Perotti, noto imprenditore della nautica di lusso, ha fatto tornare interamente italiana la Sanlorenzo, impresa che costruisce yacht da favola ad Ameglia (La Spezia), Viareggio e Massa. Infatti, dopo aver aperto il capitale a soci terzi, la famiglia Perotti, affiancata dal management, ha ricomprato le quote che aveva ceduto.
Poco prima di Natale, Massimo Perotti, l'artefice dello straordinario successo della Sanlorenzo, diventata leader mondiale, ha acquisito il 23% della società dai cinesi di Sundiro Holdings. Precedentemente, a luglio, era stato rilevato il 16% dal Fondo Italiano di Investimento, che era diventato socio nel 2010.
In seguito a queste operazioni, il nuovo assetto azionario vede la famiglia Perotti con il 96% del capitale, attraverso la holding Happy Life, alla quale partecipano anche Cecilia e Cesare Perotti, figli di Massimo e di Corinne: mentre il restante 4% del capitale fa capo al il management.
Se abbiamo potuto fare l’operazione – ha spiegato Massimo Perotti a Il Sole 24 Ore – è perché siamo usciti dal periodo di crisi economica e stiamo raccogliendo i risultati del duro lavoro fatto. Abbiamo registrato una crescita del fatturato dai 300 milioni del 2017 ai 380 milioni del 2018 e stimiamo una crescita del 20% per il 2019″.
Classe 1960, laurea in Economia e commercio, Cavaliere del Lavoro, Massimo Perotti ha aggiunto che il portafoglio ordini della società che timona da diversi anni, “è di 500 milioni tra il 2019 e il 2020”. Sanlorenzo realizza il 90% del fatturato all’estero, con l’Europa che pesa per il 65%, seguita dalle Americhe con una quota del 25. Conta oltre 400 dipendenti diretti, destinati a diventare circa 500 prima della fine dell'anno prossimo. 
Secondo il nostro piano – ha detto ancora Massimo Perotti – continueremo a investire sia in nuovi prodotti sia in capacità produttiva. Vorremo crescere anche per via interna entrando in nuove linee di business, come la linea di barche open coupé Sanlorenzo Sport”.
Per dare ulteriore slancio allo sviluppo del business, è da poco entrata nella società Carla Demaria, ex presidente del gruppo Beneteau, numero uno al mondo nel settore. 

Piazza Affari: il rialzo record della Fidia seduta chiusa con l'incremento del 25,8%

Giuseppe Morfino
numero 1 di Fidia
La torinese Fidia campione di Piazza Affari, oggi 9 gennaio. L'azione della società controllata e guidata da Giuseppe Morfino ha chiuso la seduta a 4,97 euro, il 25,82% in più rispetto a ieri. Nessun altro titolo della Borsa di Milano ha fatto registrare un incremento maggiore. Con il balzo odierno, il valore di Fidia è più che raddoppiato al minimo dei storico dei 2,33 euro toccato il 18 del mese scorso; però, resta ancora molto lontano dalla vetta dei 10,30 euro conquistata un po' più di un anno fa, esattamente il 23 gennaio.
A parte il record di Fidia, la seduta odierna, con l'indice Fste Mib a 19.179 punti (+0,94% rispetto alla precedente), ha visto diverse quotate piemontesi con rialzi ben superiori alla media del paniere formato dalle 40 principali società.
Ecco le altre società del listino subalpino che hanno avuto incrementi della giornata superiori al 2%: Prima Industrie (+4,96%), Italia Independent (+3,79%), Buzzi Unicem (+3,47%), Cofide (+3,17%), Fca (+2,93%), Pininfarina (+2,86%), Exor (+2,84%), Cover50 (+2,49%), M&C (+2,11%) eTinexta (+2,04%).
Invece, i maggiori ribassi sono stati di Juventus (-1,05%), Iren (-1,01%), Autogrill (-0,79%), Bim (-0,68%), Reply (-0,65%) e Sias (-0,40%).

La grande alleanza dei due atenei torinesi per valorizzarsi e per lo sviluppo locale

I rettori Guido Saracco e Gianmaria Ajani
A Torino, nella Sala Blu del rettorato dell’Università, il rettore Gianmaria Ajani e il rettore del Politecnico, Guido Saracco, hanno firmato un protocollo d’intesa, della durata di cinque anni, con la finalità di valorizzare e potenziare il proprio patrimonio di competenze per lo sviluppo socio economico del territorio e del Paese.
Sull’esempio della costituzione del “Competence Centerpiemontese, che vede già avviata un’intensa e fattiva collaborazione,i due atenei lavoreranno insieme, in modo ancora più sinergico, con il sistema produttivo, “per massimizzare l’impatto sociale della propria azione e accrescere e potenziare le attività di servizio allo sviluppo sostenibile del territorio.”
I due rettori hanno commentato che “nell’attuale quadro,caratterizzato da una crisi economica non ancora superata e da dinamiche sociali particolarmente complesse, diventa compito fondamentale delle due istituzioni universitarie torinesi offrire il proprio contributo concreto allo sviluppo socio-economico e culturale e potenziare il proprio ruolo propulsivo per sviluppo sostenibile del territorio e del Paese”.
L'economia circolare del sistema universitario torinese
Capacità di fare sistema, cooperazione reciproca in ragione della complementarietà delle rispettive aree di competenza, potranno realizzarsi congiuntamente nell’ambito di aree a guida universitaria o politecnica. Dal Parco della Salute, della Scienza e dell’Innovazione, al Coordinamento interateneo scienze umane, sociali e politecniche, dall’Energy Center ai Progetti di Economia circolare.

A partire da un processo che parte dalla formazione e dalla ricerca interdisciplinare e arriva allo sviluppo di beni e servizi, Unito e Polito – hanno comunicato - identificano quale modello di riferimento condiviso per l’attuazione degli obiettivi comuni, l’individuazione congiunta delle competenze necessarie e della governance per le iniziative di prossima attuazione, proponendosi come polo integrato di riferimento per ciò che riguarda la diffusione di competenze in settori tecnologici e industriali, in ambito manifatturiero e sociale, propri del territorio piemontese”.
Insieme, i due atenei torinesi contano oltre 110.000 iscritti e oltre 5.000 dipendenti; inoltre hanno un bilancio che, complessivamente, sfiora il miliardo di euro.
"Con questa iniziativa – ha detto Gianmaria Ajani - cessa il derby, che in realtà non c'è mai stato, fra i due atenei". A sua volta, Guido Saracco ha aggiunto: "La fortuna di Torino è avere due università complementari in tutto. Questa alleanza potrà attrarre sempre più imprese e i nostri studenti restando qui potranno rilanciare il territorio".

Piemonte, crollate le vendite di auto nuove nel 2018 immatricolazioni calate del 20%

Mike Manley,
amministratore delegato Fca
Meno 20 per cento. Il mercato automobilistico piemonte nel 2018 si è ridotto di quasi il 20% (19,3%, per la precisione) rispetto al 2017. Allora, in regione, erano state registrate 219.934 nuove immatricolazioni, circa 27.500 in più rispetto all'anno scorso, quando sono risultate 177.436, totale inferiore di un migliaio di unità a quello del 2016.
Il crollo piemontese si deve alla provincia di Torino, dove, nel 2018 sono state vendute 115.799 vetture nuove; mentre sono state 12.325 nella provincia di Alessandria, 5.432 nell'Astigiano, 5.394 nel Biellese, 18.494 nel Cuneese, 11.416 nel Novarese, 4.025 nel Verbano-Cusio-Ossola e 4.546 nel Vercellese.
In tutta l'Italia, l'anno scorso, le nuove immatricolazioni sono ammontate a 1.910.025, il 3,1% in meno rispetto al 2017.
La differenza del calo nazionale da quello piemontese è elevata e si è fortemente ampliata, nella provincia di Torino, a partire da maggio. In particolare, nel mese scorso, sono state 4.975 le vetture nuove vendute nel Torinese, a fronte delle 8.221 del dicembre 2017. Il calo è del 39,5%, variazione che assume un significato ancora maggiore se si considera che in tutta l'Italia, nel mese appena passato, le nuove immatricolazioni sono aumentate dell'1,96% e che delle altre sette metropoli del Paese sei hanno fatto registrare una crescita dei rispettivi mercati, mentre soltanto la provincia di Bologna ha mostrato una perdita di neppure 200 immatricolazioni.
Nello stesso Piemonte, unicamente nella provincia di Vercelli sono state vendute meno vetture nuove che nel dicembre 2017 (278 contro 301). Nell'Alessandrino gli acquisti sono saliti da 8109 a 860, nell'Astigiano da 334 a 398, nel Biellese da 338 a 392, nel Cuneese da 1.232 a 1.332, nel Novarese da 721 a 869 e nel Verbano-Cusio-Ossola da 250 a 264.
Naturalmente, la contrazione di Torino si è riflessa sul totale del Piemonte, dove le nuove immatricolazioni sono risultate 9.368, mentre erano state 12.207 nel dicembre 2017.
Quanto sia profonda la crisi del mercato automobilistico torinese lo dimostra anche il bilancio degli ultimi sei mesi, chiuso con un rosso di 27.504 vetture. Infatti, dal primo giorno di luglio all'ultimo dell'anno appena passato, sono state registrate 39.192 nuove immatricolazioni, il 41,2% in meno rispetto alle 66.696 del corrispondente periodo precedente.
Fino alla primavera scorsa, invece, le vendite di auto nuove nella provincia di Torino crescevano e in alcuni mesi, come in diversi del 2017, sono risultate più alte che in qualsiasi altra provincia, comprese quelle autonome (Aosta, Trento e Bolzano), dove, per condizioni fiscali più favorevoli (Ipt meno onerosa), vengono immatricolate le grandi flotte.
Comunque, il crollo del mercato torinese ha la sua causa nel crollo delle vendite di Fiat e Alfa Romeo. In dicembre, le nuove Fiat acquistate nell'intera provincia sono state 1.192 mentre erano state 3.582 nello stesso mese precedente (-66,7%). E le immatricolazioni delle Alfa Romeo sono precipitate da 800 a 65. Lancia, pur in fin di vita (è in commercio unicamente la Ypsilon e unicamente in Italia), ha tenuto, contando 339 clienti contro i 307 del dicembre 2017, così come Maserati, che ha chiuso il mese con 20 acquirenti, uno in più.
Ha ancora migliorato la Jeep, con 285 nuove immatricolazioni contro le 244 del dicembre precedente. Aumento del tutto insufficiente, comunque, a compensare le grandi perdite di Fiat e Alfa Romeo. Entrambe queste marche di Fca hanno problemi di gamma. L'offerta è troppo limitata rispetto alla concorrenza e, come se non bastasse, i modelli di punta mostrano le rughe dell'età. Constatazione che vale non soltanto per la Panda e la stessa 500, che pure restano sul podio del segmento A, quello delle super utilitarie o city car (in tutto il 2018 sono state vendute ancora 124.266 Panda e 39.885 500, a fronte però delle 145.076 della prima nel 2017 e delle 53.966 della seconda); ma anche per la Giulietta, finita al posto numero 33 della graduatoria dei modelli più venduti l'anno scorso in Italia.

Come va il mercato immobiliare torinese del comparto terziario-commerciale

Più compravendite di immobili a uso ufficio e studi privati, meno per banche, negozi, laboratori, autorimesse, depositi ed edifici commerciali. E' questo il quadro torinese che emerge dall'analisi del mercato del terziario-commerciale di Torino nel terzo trimestre 2018.
L'Osservatorio dell'Agenzia delle Entrate sul mercato immobiliare ha rilevato che, nel trimestre luglio-settembre dell'anno scorso, nel Torinese hanno cambiato proprietà 51 locali adibiti a ufficio o studio privato.
Rispetto allo stesso periodo 2017, l'incremento è stato del 47,6%, mentre a livello nazionale si è avuto il calo del 20,8% ed è risultato del 27,9% quello medio delle otto metropoli del Paese (a Firenze -59,8%, a Roma -52%, a Milano -18,2%).
Nei primi 9 mesi 2018, a Torino, le compravendite di immobili per uffici o studi privati sono state 140, mentre sono state 534 quelle di locali per negozi e laboratori, 261 per depositi commerciali e autorimesse, 83 per alberghi, pensioni, banche, pubblica amministrazione, centri commerciali.
In particolare, nel terzo trimestre, il segmento degli uffici e studi privati è stato l'unico dei quattro che compongono il mercato immobiliare del settore terziario-commerciale a mostrare un segno positivo nei confronti del corrispondente periodo 2017.
Infatti, nel periodo luglio-settembre 2018, nel Torinese, le compravendite di locali per negozi e laboratori sono state 140 (-3,5%) e quelle per depositi commerciali e autorimesse 63 (-10,5%). Infine, sono calati del 10,9% a 16 i passaggi di proprietà riguardanti il quarto segmento, che pure aveva fatto registrare incrementi del 37% nei due trimestri precedenti.
In Italia, nel terzo trimestre 2018, si sono contate 21.368 transazioni di immobili a uso terziario commerciale (-0,3%, primo calo dopo 13 trimestri consecutivi di crescita).