A Intesa Sanpaolo sempre più sostenibile "raffica" di riconoscimenti internazionali

L'ad Carlo Messina con il presidente Gian Maria Gros-Pietro
A Davos, nell’ambito del World Economic Forum, Intesa Sanpaolo è stata confermata, per il quarto anno consecutivo, l’unica banca italiana tra le 100 società quotate più sostenibili al mondo, nella classifica stilata da Corporate Knights, la rivista canadese specializzata in sostenibilità. Intesa Sanpaolo si è posizionata al 39° posto su circa 7.400 imprese, analizzate in base a 21 indicatori in ambito ambientale, sociale e di governance.
Inoltre, il Gruppo ha ricevuto conferma dell’inclusione nel Bloomberg Gender-Equality Index 2020, indice trasversale a tutti i settori di business, lanciato da Bloomberg nel 2018, che valuta l’impegno e le azioni in materia di parità di genere delle principali società quotate a livello globale. L’analisi ha portato all’inclusione nell’indice di 325 società quotate nelle principali borse mondiali su oltre 11.500 aziende analizzate appartenenti a 42 Paesi.
Questi riconoscimenti seguono l’annuncio dell’inclusione di Intesa Sanpaolo, unica banca italiana, nella Climate A List 2019 del Carbon Disclosure Project, l’elenco che include 179 aziende - su oltre 8.000 analizzate - leader a livello mondiale nella performance ambientale e nella mitigazione degli effetti del cambiamento climatico.
I riconoscimenti di queste importanti istituzioni internazionali indipendenti giungono a pochi giorni dall’incontro in cui il Gruppo ha illustrato i suoi principali risultati e progetti in tema di sociale, ambiente, cultura, innovazione e dove il consigliere delegato Carlo Messina ha annunciato investimenti per 50 miliardi nella green economy.
Siamo particolarmente orgogliosi di questi riconoscimenti internazionali, che danno un autorevole suggello internazionale al nostro impegno in tema sostenibilità. L'ambiente è un tema strategico e prioritario e Intesa Sanpaolo- ha dichiarato Carlo Messina - è pronta ad accelerare gli investimenti in green economy, garantendo 50 miliardi per sostenere questo cambiamento. Il nostro impegno verso la sostenibilità sociale e ambientale è reso possibile dai risultati della Banca, una delle più solide e profittevoli in Europa, risultati ottenuti grazie alle 90.000 persone che vi lavorano. Per questo la conferma dell’inserimento nel Gender Equality Index di Bloomberg, che valuta le politiche di genere e di conciliazione lavoro-famiglia riveste un particolare significato”,

Mattioli, gioielli da 70 milioni di euro

Licia Mattioli
E' salito a 70 milioni, nel 2019, il fatturato della Mattioli, la società torinese di gioielli guidata da Licia Mattioli, vice presidente di Confindustria e della Compagnia di San Paolo, oltre che consigliera di amministrazione di diverse società, anche quotate. La notizia è emersa da Vicenzaoro January, manifestazione dove Mattioli ha presentato la sua nuova campagna, con la quale la Casa celebra le donne, la passione per i gioielli e le proprie radici italiane.
A Vicenzaoro January, la jewelery house torinese ha svelato la nuova immagine, puntando anche a a consolidare la sua presenza internazionale. Protagonisti della campagna sono i gioielli delle collezioni Puzzle, Chips,Tibet, Siriana, Aspis, Aruba, Navettes, Yin Yang, Hiroko, X-Band e i masterpieces delle collezioni Rêve_r Fireworks.
A Vicenzaoro – ha raccontato Marco Ugona, direttore commerciale e marketing di Mattioli a Pambianconews– l’azienda scommette sulle nuove estensioni della collezione Puzzle, svelata in nuovi toni pastello e della collezione Rêve_r, in cui abbiamo introdotto un’ampia gamma di anelli, orecchini e girocolli, destinati anche a un pubblico più giovane. Nelle nostre nuove proposte diamo molto spazio all’oro e sperimentiamo sempre di più con pietre dure come il turchese, l’onice e il corallo”.
Mattioli, che ha chiuso il 2018 con ricavi per circa 50 milioni, vede l’export generare il 90% del fatturato. I mercati di riferimento, dopo l’Unione Europea, sono la Russia, gli Stati Uniti e il Giappone.
Al lancio di una nuova campagna è stato affiancato anche un nuovo sito web, vera e propria vetrina dove gli utenti possono percepire la passione della Mattioli per l’artigianalità italiana. Tra le nuove funzionalità online uno store locator, per trovare velocemente i rivenditori ufficiali più vicini (grazie alla geolocalizzazione), la possibilità per i clienti finali di iscriversi alla newsletter per ricevere in anteprima le ultime novità su collezioni e offerte e, a breve, un nuovo e-commerce.
“La nuova sezione e-commerce – ha detto ancora Ugona a Pambianconews – sarà attiva dal prossimo mese, ma la sua offerta, pur molto ampia, non coprirà l’intera gamma Mattioli. L’e-commerce è un canale fondamentale come vetrina, ma crediamo che l’acquisto, sicuramente quello dei pezzi più costosi, debba completarsi nel canale fisico”.

Agricoltura 2019, Italia prima in Europa per valore aggiunto: quasi 32 miliardi

L’Istat ha diffuso la stima preliminare dell’andamento del settore agricolo italiano per l’anno appena trascorso. Nel 2019 la produzione nazionale dell’agricoltura si è ridotta dell’1,3% in volume. La flessione è stata determinata principalmente da fattori climatici sfavorevoli.
Risultati decisamente negativi si sono registrati per la produzione di vino, diminuita del 12,0% dopo l’exploit del 2018, quando era aumentata del 14,3%. Altri settori hanno subìto cali rilevanti, quali: frutta (-3,0% contro il +1,4% del 2018), cereali (-2,6%, +3,5% nel 2018), piante industriali (-1,6% contro +7,0% del 2018) e produzione zootecnica (-0,3%, -0,5% nel 2018).
Al contrario, il 2019 è stato un anno favorevole per la produzione di olio, cresciuta del 32,0% dopo il crollo registrato nel 2018 (-36,9%). Dinamiche positive, come nel 2018, anche per le coltivazioni foraggere (+3,5%), le patate (+2,0%) e gli ortaggi (+1,1%). Confermato il trend positivo delle attività secondarie (+1,3%) e delle attività dei servizi (+0,4%).
Più contenuta, rispetto al 2018, la crescita sia dei prezzi alla produzione (+0,7% contro +1,4% dell’anno precedente) sia di quelli relativi ai costi (input) sostenuti dagli agricoltori (+0,9% contro +4,4%).
Nel complesso, il valore aggiunto lordo a prezzi base è diminuito del 2,7% in volume. Le Unità di Lavoro (Ula) hanno subito un modesto calo (-0,1%), sintesi di un incremento dei lavoratori dipendenti (+0,4%) e di un calo di quelli indipendenti (-0,4%). L’indicatore di reddito agricolo ha subito un decremento del 2,6%.
La graduatoria del valore della produzione a prezzi correnti vede, per il 2019, la Francia al primo posto (75,4 miliardi di euro), seguita da Germania (57,0 miliardi di euro) e Italia (56,6 miliardi di euro). In termini di valore aggiunto, però, l’Italia si conferma al primo posto con 31,9 miliardi di euro davanti a Francia (31,0 miliardi di euro) e Spagna (26,5 miliardi di euro).

Ivrea-coin, la moneta virtuale per la città destinata a diventare smart e sostenibile

Anna Carbone (Politecnico Torino)
Una città sostenibile e tecnologicamente avanzata, auto ibride o elettriche sulle strade, pagamenti in moneta virtuale, servizi pubblici sempre più efficienti, guidati da sistemi di Intelligenza Artificiale, un'amministrazione che premia i comportamenti virtuosi dei cittadini e permette loro di esprimersi sui temi più importanti. È questo il futuro immaginato per la città di Ivrea dagli ideatori del progetto "Smart Ivrea Project", che ha ricevuto il finanziamento da parte del ministero dello Sviluppo Economico.
Il progetto, che ha come capofila l'Agenzia per l'Italia Digitale, è stato selezionato insieme ad altri cinque in tutta Italia, all'interno del "Programma di supporto alle tecnologie emergenti 5G". E proprio la tecnologia 5G permetterà la realizzazione di una piattaforma digitale, asse portante del progetto, capace di interfacciarsi con le tecnologie più avanzate e implementare un modello di gestione intelligente dall’efficientamento energetico alla mobilità sostenibile al servizio dell’ecosistema cittadino.
Il Politecnico di Torino è partner di eccellenza, insieme al gruppo Tim-Olivetti-Trust Technologies, Comune di Ivrea e Confindustria Canavese, all’avanguardia per quanto riguarda le competenze di Intelligenza Artificiale e Data Science, che, infatti, si occuperà di analizzare la complessità dei dati generati dall’ecosistema di servizi pubblici e privati e di sviluppare i modelli previsionali.
Al Politecnico, dunque, verranno sviluppati gli algoritmi intelligenti e i modelli decisionali per le consultazioni dei servizi al cittadino sull’ecosistema complesso della città e del territorio circostante. A ciò sarà collegato anche un sistema premiale, che motivi il cittadino ad avere comportamenti virtuosi, in particolare dal punto di vista della sostenibilità ambientale e dell’inclusione sociale.
Ci saranno anche gli Ivrea-coin, una moneta virtuale per l’implementazione di un modello di economia circolare tra i singoli, le piccole e medie imprese e la pubblica amministrazione. L’eccellenza della soluzione proposta non risiede solamente nell'utilizzo delle tecnologie più innovative ma anche nell'adozione del primo modello sociale di governance partecipata, che supera i tradizionali modelli gerarchici finora sperimentati.
La sperimentazione di questa piattaforma nel territorio di Ivrea non è casuale; Ivrea, infatti, è stata nominata "Città Industriale del XX secolo" e Patrimonio Mondiale dell'Unesco a luglio 2018, proprio in virtù della storia di innovazione industriale che ha caratterizzato la città.
L’attività progettuale non solo si ispira, ma permetterà praticamente di adottare e replicare l’efficacia della filosofia industriale promossa da Adriano Olivetti nei confronti dei propri dipendenti, estendendo il concetto di appartenenza e di progresso socio-culturale a tutti i cittadini” ha commentato Anna Carbone, referente del Politecnico di Torinoper il progetto
L'attività di ricerca, attualmente ancora in fase embrionale, inizierà nel primo trimestre 2020 e durerà 24 mesi.

Ora sono quasi 82.000 i nuclei familiari con reddito o pensione di cittadinanza: 58.677 in Piemonte e 22.118 in Liguria

Sono quasi 82.000, nelle tre regioni del Nord-Ovest, i nuclei familiari, che usufruiscono del reddito/pensione di cittadinanza, sostegno economico a integrazione dei redditi familiari, finalizzato al reinserimento lavorativo e sociale, che i cittadini possono richiede dal 6 marzo dell'anno scorso. Un beneficio che coinvolge poco meno di 170.000 persone.
Il dato emerge dall'Ossevatorio specifico dell'Inps, che fornisce le informazioni statistiche sui nuclei familiari percettori del beneficio economico, ricordando che il reddito di cittadinanza assume la denominazione di pensione di cittadinanza se il nucleo familiare è composto esclusivamente da uno o più componenti di età pari o superiore a 67 anni.
A percepire il reddito/pensione di cittadinanza sono 58.677 nuclei familiari (per il totale di 123.480 persone) in Piemonte, 1.098 nuclei (2.167 persone) in Valle d'Aosta e 22.118 nuclei con 43.412 famiglie in Liguria. L'importo medio percepito mensilmente è di 460,09 euro in Piemonte, 381,14 euro in Valle d'Aosta e 444,83 euro in Liguria (la media italiana è di 493,42 euro).
Ed ecco, in particolare, per provincia il numero di nuclei percettori di reddito/pensione di cittadinanza e, tra parentesi di persone coinvolte: Alessandria 6.296 (13.017), Asti 2.832 (6.210), Biella 2.170 (4.544), Cuneo 4.564 (9.702), Novara 4.144 (9.734), Torino 34.856 (72.197), Verbania 1.403 (2.613), Vercelli 2.412 (5.463), Aosta 1.098 (2.167), Genova 12.314 (23.211), Imperia 3.793 (7.806), La Spezia 2.527 (5.335), Savona 3.484 (7.060).
Al 7 gennaio 2020, in tutta l'Italia sono stati 1,6 milioni i nuclei che hanno presentato una domanda di reddito/pensione di cittadinanza all’Inps: ne sono state accolte 1,1 milioni (67%), 88 mila (5%) sono in lavorazione e 457 mila (28%) sono state respinte o cancellate. Da aprile 2019 ad oggi 56.000 nuclei sono decaduti dal diritto.
In Piemonte le domande presentate sono state 97.040 (62.010 accolte e 27,896 respinte o cancellate), in Valle d'Aosta 2.129 (1.224 accolte e 753 respinte o cancellate) e in Liguria 36.124 (23.397 accolte, 10.361 respinte o cancellate).
Guardando alle singole province, emerge che da Alessandria sono state presentate 9.994 domande, da Asti 4.576, da Biella 3.654, da Cuneo 8.173, da Novara 7.478. da Torino 56.850, dal Verbano-Cusio-Ossola 2.335, da Vercelli 3.980, da Aosta 2.129, da Genova 20.186, da Imperia 5.980, da La Spezia 4.286 e da Savona 5.672.

Piazza Affari: Iren, Reply e Sanlorenzo fanno segnare i loro nuovi massimi

Seduta borsistica double face per il listino piemontese, quella di oggi, 20 gennaio: tre società subalpine sono finite in testa alla classifica dei maggiori ribassi della giornata, mentre altre tre hanno fatto segnare i rispettivi massimi storici.
A conquistare i nuovi record sono state Iren, che ha chiuso le negoziazioni a 2,902 euro (+1,26% rispetto a venerdì scorso), Reply, che ha terminato con il prezzo di 76,65 euro (+4,29%) e la matricola Sanlorenzo, la cui quotazione è stata di 17,50 euro (+1,45%). La capitalizzazione di Iren è salita a 3,775 miliardi e quella di Reply a 2,868 miliardi.
Invece, i tre più elevati ribassi di tutta Piazza Affari, oggi, li hanno subiti la Sogefi, controllata dalla Fratelli De Benedetti (-4,60% e perciò 1,41 euro come ultimo prezzo), la biellese Borgosesia (calo del 3,81% a 0,505 euro) e Bim Banca Intermobiliare, che ha perso il 3,81%, scendendo a 0,139 euro.
L'indice Ftse Mib, che rappresenta le 40 principali quotate alla Borsa di Milano, è calato dello 0,57%, ma è rimasto sopra i 24.000 punti. Le sue componenti piemontesi hanno avuto i seguenti risultati: -0,59% Buzzi Unicem, -0,08% Cnh Industrial, -1,8% Diasorin, -0,19% Exor, +0,10% Ferrari, +0,21% Fca, -0,77% Intesa Sanpaolo, + 0,28% Italgas, -0,28% Juventus, -1,73% Ubi Banca.

Imprese "rosa", oltre 300.000 occupati

In tutte le tre regioni del Nord-Ovest il tasso di “femminilizzazione” delle imprese è più alto della media nazionale, che è del 21,97% (a fronte dei 6.101.122 di aziende attive in tutta l'Italia al 30 settembre scorso, quello “rosa” sono 1.340.580). In particolare, in Piemonte la quota è del 22,55%, corrispondente a 96.820 imprese femminili; mentre è del 22,19% in Liguria (36.142 imprese) e del 23,76% in Valle d'Aosta (2.943).
Giorgia Garola, presidente Gruppo Giovani
Confindustria Piemonte
In Piemonte, le imprese che hanno una prevalenza di donne al comando occupano oltre 220.000 addetti, in Liguria 79.000 e in Valle d'Aosta più di 7.000.
Come censito da Unioncamere e Infocamere, nell'intero Paese l'imprenditoria femminile ha tre milioni di occupati, dà un forte apporto al sistema dell’istruzione e del welfare di natura privata, così importante per agevolare la conciliazione tra tempi di vita e di lavoro delle famiglie. “Nella scelta di avviare una attività autonoma – riferiscono da Unioncamere-Infocamere - sono molte le donne che preferiscono orientarsi verso i settori che offrono servizi alle famiglie, come quelli che si occupano di istruzione, o che operano nella sanità e nell’assistenza sociale. In questi ambiti, infatti, più di una impresa su tre è gestita da donne, con tassi di femminilizzazione, quindi, ben superiori a quello medio”.
“La predilezione femminile per questi settori – ha detto Tiziana Pompei, vice segretario generale di Unioncamere - è confermata anche nel lavoro dipendente. Secondo le ultime previsioni Excelsior di Unioncamere e Anpal, relative alla domanda di lavoro nel mese di gennaio, le donne continuano a essere maggiormente richieste soprattutto nei servizi alle persone (30% richieste di personale femminile). A seguire le imprese ricercano dipendenti donne soprattutto nei servizi di alloggio, ristorazione e turistici (28% richieste di personale femminile) e nel commercio (26%)”.
I dati al 30 settembre scorso mostrano che nell’istruzione le 9.600 imprese femminili sono oltre il 30% del totale, con un aumento di circa 1.500 unità rispetto a settembre 2014. Nel campo sanitario e dell’assistenza sociale, poi, le 17mila imprese femminili oggi esistenti rappresentano quasi il 38% del totale, con un incremento di oltre 2.400 imprese rispetto a cinque anni fa.
Una forte specializzazione si trova anche nella cura e nell’assistenza all’infanzia. A dimostrarlo sono le 3.400 attività femminili che gestiscono servizi di asili nido, baby-sitting e assistenza diurna per minori disabili, che sono quasi l’82% di quelle registrate (4.170) e risultano in aumento di circa 200 unità rispetto a cinque anni fa.
Questa rete di imprese dedita alla cura dei bambini si configura, insomma, come una sorta di “soccorso rosa” per i papà e le mamme lavoratrici, e risulta particolarmente numerosa e fitta in alcune regioni (Lombardia e Lazio innanzitutto), meno diffusa, invece, nelle regioni più piccole, come Valle d’Aosta, Molise e la Basilicata.

Banchieri (Confesercenti): cosa chiediamo per salvare i piccoli negozi e i mercati l'anno scorso a Torino persi 837 esercizi

Giancarlo Banchieri, presidente Confesercenti Torino
Subito un tavolo di crisi per il commercio: è la richiesta della Confesercenti di Torino alla Regione Piemonte, al Comune e alla Città metropolitana di Torino. “I numeri del commercio e la chiusura alla quale è stata costretta la libreria Paravia ci dicono – ha spiegato Giancarlo Banchieri, presidente di Confesercenti Torino - che il tempo è scaduto e che bisogna fare qualcosa subito. Da qui la necessità di uno strumento, come un tavolo di crisi, che coinvolga le istituzioni, le associazioni di categoria delle imprese e i sindacati dei lavoratori”.
Banchieri ha aggiunto: “In media, ogni punto vendita occupa 2,4 addetti, tra titolari e dipendenti: la perdita di 837 imprese del commercio nel 2019 in Torino e provincia (dati della Cciaa) ha dunque generato oltre 2000 disoccupati. E questo succede da ormai dieci anni: una crisi aziendale di cui nessuno parla perché ‘non si vede’. Non si tratta di singole fabbriche, su cui giustamente si concentra l’attenzione, come dimostra il dibattito di queste settimane sugli organi di stampa, ma di tantissimi piccoli casi diffusi sul territorio. Insieme, però, rappresentano una perdita di posti di lavoro pari o superiore a quella di una media azienda che chiude. E allora - fatte la debite differenze di settore e di normativa - l’approccio deve essere lo stesso. Dal tavolo dovranno venire misure per salvaguardare il tessuto dei piccoli negozi e dei mercati della nostra città”.
Nell’immediato – ha continuato Banchieri - proponiamo il dimezzamento di Tari, Tasi e Cosap per i negozi di vicinato e per i mercati. I soldi li si ricavino dall’aumento di questi tributi per la grande distribuzione e dall’aumento degli oneri di urbanizzazione per le piattaforme logistiche dei giganti del web, che vanno considerate attività di vendita a tutti gli effetti. Si tratta di una misura non sufficiente; ma, senza dubbio, darebbe subito un po’ di respiro a tante imprese a rischio chiusura e non sarebbe poca cosa, visto che, per esempio, la Tari negli ultimi dieci anni è aumentata in media del 76% e la tariffa di Torino è fra le più alte d’Italia”.
Ancora: “Poi, il tavolo dovrà mettere in campo un più complessivo piano di rilancio per il commercio di vicinato. Per le librerie, in particolare, proponiamo anche robusti sgravi fiscali sull’affitto dei muri e il vincolo di destinazione d’uso dei locali. Troppe volte abbiamo visto sorgere l’ennesimo punto vendita di una catena al posto di una libreria: non deve più succedere. E intanto speriamo che venga approvata presto la legge che limita al 5% lo sconto sul prezzo dei libri ancora ferma al Senato”.
Non mi rassegno – ha concluso Banchieri - alla prospettiva di vie completamente svuotate di negozi e percorse incessantemente dai furgoni dei corrieri che consegnano i prodotti ordinati sul web. Non può e non deve essere questo il futuro delle nostre città: che non lo sia è interesse di tutti, non solo dei commercianti. La vivibilità di vie e quartieri è garantita da un commercio diffuso: finora la politica lo ha solo detto, d’ora in poi si impegni a garantirlo con decisioni e comportamenti concreti”.

Intesa Sanpaolo: sale a 250 euro al giorno il prelievo possibile negli esercizi Banca 5

Dal primo giorno di febbraio 2020, gli oltre 12 milioni di clienti del Gruppo Intesa Sanpaolo in possesso di carte di debito del circuito Maestro, MasterCard, Visa o Visa Electron potranno prelevare denaro contante, fino a un massimo di 250 euro al giorno (rispetto alla precedente soglia di 150 euro) negli oltre 17 mila esercizi convenzionati Banca 5, distribuiti sull’intero territorio nazionale.
In Piemonte, gli esercizi convenzionati Banca 5 sono oltre 900, dei quali 466 nella provincia di Torino, 114 nel Cuneese, 95 nell'Alessandrino, 58 nel Novarese, 50 sia nell'Astigiano che nel Vercellese, 46 nel Biellese e 40 nel Verbano-Cusio-Ossola.
Dal lancio del servizio, nell'agosto 2018, sono state oltre tre milioni le operazioni di prelievo contanti, per un totale di quasi 300 milioni di euro prelevati (per effettuare il prelievo, oltre all’abituale utilizzo della carta di debito e del pin, all’intestatario della carta è richiesto di esibire la tessera sanitaria nazionale, per consentire la lettura elettronica del codice fiscale).
In particolare, in Piemonte, finora, gli utenti sono stati quasi 49 mila e i prelievi 280 mila.
Le operazioni di prelievo saranno gratuite fino al 31 dicembre prossimo.
Attraverso l’attivazione e l’implementazione di questo servizio, Intesa Sanpaolo vuole consentire ai clienti del Gruppo di effettuare prelievi di contanti in un numero importante di esercizi aperti anche in orari prolungati ma, soprattutto, si offrono servizi semplici, ma socialmente utili ed importanti per le necessità quotidiane della popolazione, anche in comuni spesso piccoli e meno serviti. Nel corso dell’anno, la funzionalità sarà estesa anche alla rete afferente alla nuova società costituita insieme a SisalPay e operativa dal mese di gennaio 2020.

Con più verde in città si riducono i rischi di asma, bronchite e sibili respiratori studio dell'Università edell'Asl di Torino

L'asma e i sintomi asmatici sono una delle più importanti patologie croniche in età pediatrica. Ciò, anche in conseguenza dell’esposizione dei bambini ai fattori di rischio ambientali, in particolare in ambito urbano, capaci di determinare o peggiorare le malattie respiratorie.
In città, la vegetazione (il greenness) può fornire importanti benefici per la salute, inclusi la promozione dell'attività fisica e la mitigazione dell'inquinamento atmosferico e acustico e dei suoi effetti. Lo si deduce da uno studio, condotto da Giulia Squillacioti, dottoranda di ricerca del Dipartimento di Scienze della Sanità pubblica dell’Università di Torino, insieme con Roberto Bono, dello stesso Dipartimento e con Pavilio Piccioni, primario pneumologo dell’Asl Città di Torino, il cui scopo è stato quello di indagare l'associazione tra il verde urbano e la salute respiratoria in una popolazione di 187 bambini di età 10-13 anni a Torino.
Nell’intera popolazione è stata calcolata la prevalenza di asma e di sintomi simili all'asma ed è stato misurato il flusso respiratorio. La quantificazione del verde è stata effettuata, per ciascun soggetto, tramite l’Ndvi (Normalised Difference Vegetation Index) da immagini di telerilevamento del Geological Survey statunitense.
Il principale risultato ottenuto è costituito dall’evidenza che una maggiore disponibilità di verde urbano si è dimostrata significativamente e positivamente associata a un ridotto rischio di asma, bronchite e sibili respiratori.
Lo studio, appena pubblicato su International Journal of Environmental Research and Public Health, fornisce nuove informazioni nella direzione della promozione della salute attraverso atti di prevenzione primaria di tipo ambientale anche rivolti a una attenta politica di sviluppo del verde urbano e di promozione dell’attività fisica moderata, elementi strettamente legati fra loro.

Vigneti Massa lancia suoi grandi vini dotati delle chiusure connesse Guala

Il gruppo Guala Closures, multinazionale di Spinetta Marengo, leader a livello internazionale nella produzione di chiusure in alluminio, e Vigneti Massa, storica cantina sui Colli Tortonesi, hanno annunciato il lancio delle prime bottiglie con chiusure connesse, dotate di tecnologia Nfc Nestgate, in Europa.
Walter Massa, comproprietario della cantina Vigneti Massa e noto come pioniere del Timorasso dei Colli Tortonesi, ha scelto di dotare della chiusura connessa per vino di Guala Closures i vini dell’annata 2018, tra cui il già collaudato Derthona, dal 2010 disponibile sul mercato anche col tappo a vite e per la prima volta, i più prestigiosi tre cru: Derthona Costa del Vento, Derthona Montecitorio e Derthona Sterpi. In questo modo, Vigneti Massa sarà in grado di offrire un’ampia interazione online con i propri clienti.
Grazie alla collaborazione tra Guala Closures e Compellio, azienda di software con sede in Lussemburgo, chi sceglie Vigneti Massa può creare la propria cantina virtuale ospitata sulla piattaforma online Compellio e ricevere informazioni sulle aree di coltivazione del vino, sulle vigne, sul vitigno, sulle note di degustazione e le recensioni degli esperti. Inoltre, il consumatore avrà l'opportunità di verificare la certificazione di autenticità del prodotto grazie alla tecnologia blockchain, che garantisce l'identificazione univoca delle bottiglie.
Combinando le tecnologie Guala Closures e Compellio, le chiusure connesse sono collegate alla piattaforma blockchain, che fornisce un codice di identificazione univoco per ogni bottiglia. Ciò consente a Vigneti Massa di proteggere i dati sensibili e di monitorarli in tempo reale, fornendo così un supporto efficace per la tracciabilità delle bottiglie lungo la filiera.
“Si tratta di una rivoluzione nel settore vinicolo europeo, che in Usa abbiamo già applicato ad altri mercati, come quello degli spirits” ha affermato Piero Cavigliasso, Group Innovation Technology Director Guala Closures.
“Siamo molto lieti di poter fare questo lancio in Europa iniziando dal mercato italiano insieme a uno straordinario professionista come Walter Massa, che ha dimostrato di essere ancora una volta all’avanguardia, avendo colto le potenzialità di questo prodotto. L’enologo Massa, infatti, è il primo produttore di vino in Europa ad adottare un tappo a vite dotato di sistema Nfc integrato, secondo al mondo dopo il californiano Böen” ha continuato Piero Cavigliasso.
A sua volta Walter Massa ha detto: “Oggi coltivare la vigna è un privilegio come grande è il privilegio di bere il vino. Avrei piacere che l’attenzione e il rispetto che utilizzo, come tanti miei colleghi, per la gestione del vigneto, applicando il minor impatto ambientale possibile e le cure in cantina durante il processo di vinificazione, affinamento e imbottigliamento, vengano esaltate nel bicchiere nella maniera più pulita, ossia senza inquinamenti naturali e di lavorazione. L’olfatto non deve essere assolutamente affetto da odori anomali e la salubrità del vino non deve subire alterazioni. La chiusura in alluminio, completamente inerte, garantisce la perfetta protezione e conservazione anche nel tempo”.
Oltre a fornire un’esperienza inedita per il consumatore, il sistema Nfc garantisce la lotta alla contraffazione e al “mercato nero” di queste perle della natura, assicurandone in contemporanea l’autenticità e la tracciabilità”. Le bottiglie con tappo Nfc sono già state presentate in numerosi mercati: Italia, Svizzera, Austria, Francia, Gran Bretagna, Scandinavia, Usa, Russia, Giappone, Corea e Singapore e saranno poste in vendita a partire da aprile 2020.

Neo presidente Otc Piemonte-Val d'Aosta Giuseppe Viada lascia la Fondazione Crc


Giuseppe Viada
A seguito della nomina a presidente dell’Organismo Territoriale di Controllo – Otc Piemonte e Valle d’Aosta, Giuseppe Viada ha ritenuto si è dimesso da consigliere generale della Fondazione Crc di Cuneo (fra l'altro, l’Otc tra lsarà chiamato a designare una terna di nominativi, tra i cittadini espressione del mondo del volontariato, tra cui verrà scelto uno dei componenti il Consiglio generale della Fondazione Crc, che si rinnoverà nel mese di aprile per il mandato quadriennale 2020-2023).
“Giuseppe Viada ha contribuito attivamente in questi anni, all’interno del Consiglio generale e come referente della Commissione consultiva Salute e Promozione sociale, allo sviluppo delle attività promosse dalla Fondazione Crc e all'evoluzione dell'ente” ha commentato il presidente, Giandomenico Genta, aggiungendo : “a lui va il ringraziamento mio e di tutta la Fondazione Crc, con un particolare apprezzamento per la non comune sensibilità dimostrata nel rassegnare le dimissioni pur non avendone l’obbligo, ma ravvisando motivi di opportunità”.

Auto, meno pesante il calo del Nord-Ovest grazie al boom di vendite ad Aosta (+27%)

Ancora in perdita, ma meno dell'anno prima, il mercato automobilistico del Nord-Ovest, l'area formata da Piemonte, Liguria e Valle d'Aosta. Nel 2019, infatti, sono state 260.930 le auto nuove immatricolate nelle tre regioni, 10.663 in meno rispetto al 2018 (-3,9%), quando, invece, il calo era stato di 43.967 vetture (-13,9%). Comunque, l'anno scorso, nel Nord-Ovest sono state vendute 54.630 auto nuove meno che nel 2017 (-17,3%).
La contrazione del mercato locale si deve soltanto al Piemonte, dove le nuove immatricolazioni sono scese dalle 219.935 del 2017 alle 178.057 del 2018 e, infine, alle 150.966 del 2019. In Valle d'Aosta, dove molte società immatricolano le loro flotte per il minor costo di registrazione al Pra, le vendite sono invece salite dalle 59.959 del 2017 alle 75.661, con l'incremento del 26,7% sul 2018, quando erano risultate 59.723.
L'anno scorso, il tasso di crescita della Valle d'Aosta è stato il più alto di tutte le regioni (seconda la Lombardia con il 3,4%), mentre il Piemonte ha denunciato il maggiore calo (-15,2%).
In Liguria sono state registrate 34.303 nuove immatricolazioni nel 2019, a fronte delle 33.813 del 2018 (+1,4%) e le 35.666 del 2017.
Nell'ultimo mese dell'anno appena passato, quando il mercato italiano è cresciuto del 12,5%, la Valle d'Aosta ha evidenziato la crescita record del 73,8% rispetto a dicembre 2018, mentre il recupero del Piemonte è stato del 22,2% e del 2,5% quello della Liguria.
In particolare, ecco, per provincia le vendite di dicembre: Alessandria 940 (860 un anno prima), Aosta 4.962 ( 2.857), Asti 433 (398), Biella 399 (392), Cuneo 1.520 (1.332), Genova 1.333 (1.220), Imperia 347 (389), La Spezia 458 (430), Novara 707 (869), Savona 610 (531), Torino 6.871 (4.975), Verbania 285 (264), Vercelli 317 (278).

Lavoratori italiani solo il 23,4% con laurea

I lavoratori italiani sono tra gli ultimi in Europa per livello di istruzione. Nel terzo trimestre del 2019 - secondo i dati Eurostat, appena pubblicati - solo il 23,4% degli occupati dichiarava di avere la laurea (il dato peggiore dopo la Romania) a fronte del 36,8% dell'Ue a 28 Paesi, del 47,2% del Regno Unito, del 43,3% della Francia e del 30,6% della Germania.
Il dato è particolarmente basso per i maschi, con appena il 18,2% dei lavoratori che risulta laureato e un gap con la media Ue (32,8%) di oltre 14 punti. Se, invece, si guarda a chi ha al massimo la terza media la quota tra i lavoratori italiani è tra le più alte in Ue con il 29,7%, quasi il doppio della media Ue ( 15,9%). I maschi con il livello di istruzione più basso sono il 35%, oltre un terzo degli occupati.

Torino perde anche le agenzie di viaggio nel Cuneese cresciute del 15% in 5 anni


Piemontesi bojanen. Così sembra, se si guarda all'evoluzione del numero delle agenzie di viaggio attive in regione negli ultimi cinque anni: erano 1.076 nel 2014, sono risultate 1.083 nel 2019. Crescita zero, mentre in Italia sono aumentate del 7,8%, diventando 16.376. In particolare, in provincia di Alessandria sono rimaste 70, come 50 sono rimaste nel Verbano-Cusio-Ossola e 41 nel Vercellese; nell'Astigiano sono scese da 42 a 40 e nella provincia di Torino da 633 a 619, mentre nel Biellese sono aumentate da 31 a 34, nel Cuneese da 129 a 148 (+14,7%) e nel Novarese da 80 a 81.
Così, la provincia di Cuneo è salita al trentasettesimo posto nella graduatoria italiana per numero di agenzie di viaggio, classifica che vede Torino quarta, preceduta soltanto dalle province di Napoli (1.108), Milano (16.415) e Roma, in testa con 28.987 (+13,8% rispetto al 2014). Nella top ten, Torino è l'unica a evidenziare un calo.
In Valle d'Aosta, le agenzie di viaggio sono 34 (erano 32), nella provincia di Genova 226 (+2,75), nel Savonese 63 (erano 72).
In tutto il Piemonte, gli addetti delle agenzie di viaggio sono 3.830, dei quali 2.853 nella provincia di Torino, 365 nel Cuneese, 172 nell'Alessandrino, 124 nel Novarese, 105 nel Verbano-Cusio-Ossola, 81 nel Biellese, 72 nel Vercellese e 58 nell'Astigiano. Nell'intera italiana se ne contano poco meno di 48.000.

Autobus, nel '19 gli acquisti calati del 7% in Piemonte comprati 23 solo elettrici

Nello scorso dicembre, in Italia, sono stati immatricolati 282 autobus con peso totale a terra (ptt) superiore a 3.500, lo 0,4% in meno rispetto allo stesso mese del 2018. Lo ha comunicato l'Anfia, l'associazione nazionale dell'automotive, precisando che hanno continuato a crescere i minibus (+115,8%) e gli scuolabus (+18,2%), mentre hanno denunciato cali a doppia cifra gli altri comparti: -11% per gli autobus adibiti al trasporto pubblico locale (tpl) e -59,6% per gli autobus e minibus turistici.
Nell’intero 2019, sono stati rilasciati 4.249 nuovi libretti di autobus contro i 4.567 del 2018, con un calo tendenziale del 7%. Hanno mantenuto il segno positivo i minibus (+8,1%) e gli scuolabus (+9%), mentre hanno chiuso in flessione rispetto al 2018 gli autobus adibiti al tpl (-14,6%) e gli autobus e minibus turistici (-5%).
Per quanto riguarda le alimentazioni, nell’anno appena trascorso sono stati rilasciati 623 libretti di circolazione di autobus con motorizzazione alternativa, in aumento del 37% e con una quota di mercato del 15% (era il 10% nel 2018). Le motorizzazioni a metano diminuiscono del 21%, con 303 veicoli, mentre quelle ibride gasolio/elettrico passano da 19 autobus nel 2018 a 255 nel 2019, di cui il 47% sono di Iveco.
Gli autobus solo elettrici immatricolati nel 2019 sono 65 (erano 53 nel 2018), di cui 13 del costruttore Rampini e 1 di Italbus, mentre i restanti sono cinesi e polacchi.
Le Regioni che hanno acquistato più autobus ibridi sono state: Lombardia (107), Toscana (61), Trentino-Alto Adige (32), Emilia-Romagna (28) e Liguria (12). Gli autobus elettrici sono finiti invece in Lombardia (18), Sicilia (16), Piemonte (13) e Liguria (10).
Quanto ai veicoli industriali, a dicembre 2019, sono stati rilasciati 1.990 libretti di circolazione di nuovi camion (-11,7% rispetto a dicembre 2018) e 1.055 libretti di circolazione di nuovi rimorchi e semirimorchi pesanti, ovvero con ptt superiore a 3.500 kg (-17,5%).
Entrambi i comparti confermano un trend negativo nell’intero 2019: 23.622 libretti di circolazione di nuovi camion (-7,6% rispetto al 2018) e 14.494 libretti di circolazione di nuovi rimorchi e semirimorchi pesanti (-8,1%).
Analizzando il mercato per tipologia di veicolo, i volumi degli autocarri rigidi risultano, nell’anno da poco concluso, allineati a quelli del 2018 (+0,4%), mentre i trattori stradali sono in flessione del 15%. Si mantiene positivo il mercato degli autocarri per cantiere (+22%). Guardando, invece, alle alimentazioni, gli autocarri alimentati a gas registrano, nel 2019, una quota del 6,2%, per un totale di 1.467 veicoli. Nello specifico, le vendite di autocarri a metano crescono del 34% e del 49% quelle di veicoli a Gnl.

Quanto costano alle famiglie tutti quei tir che trasportano l'immondizia fuori regione

Luca Paolazzi
di Luca Paolazzi*
Un tir che insegue un’automobile per speronarla e spingerla in un burrone o sui binari di un treno in arrivo. In Italia, l’incubo messo sugli schermi cinematografici dal debuttante Steven Spielberg in Duel, film diventato cult, avrebbe un tocco tragico-comico, alla Checco Zalone: il gigante della strada sarebbe carico di spazzatura.
Anzi, dovremmo proprio dire «monnezza», perché, una volta su tre, quel mezzo pesante stipato di maleodoranti resti di pasti, cibo andato a male, plastica, cocci di vetro, lattine sporche e quant’altro buttiamo via quotidianamente, sarebbe partito dal Lazio. Diciamo pure da Roma, vista la schiacciante preponderanza della capitale sul resto della regione (77% della popolazione residente, se poi si aggiungono i turisti…).
Questa alta probabilità si ricava dalla mappatura realizzata dal Laboratorio per i servizi pubblici locali di REF ricerche sulla capacità di trattamento e smaltimento dei rifiuti delle regioni italiane. Da cui emerge che ben 14 hanno una capacità insufficiente a gestire tutta l’immondizia prodotta in loco e sono costrette a trasportarla in quelle che hanno una capacità eccedentaria o, addirittura, all’estero.
Ecco che, ogni giorno, 550 tir carichi di rifiuti partono per le varie destinazioni. In totale fanno 200mila autoarticolati all’anno. Messi in fila, formerebbero una colonna lunga da Reggio Calabria fino a Mosca. Alla faccia di Greta, del Green Deal, del climate change, del particolato e della salute degli italiani. Ma anche delle loro tasche. La mancanza di impianti, infatti, fa lievitare la tassa sui rifiuti.
Quali sono le regioni “canaglia”, che non si sono dotate di impianti adeguati, come invece prevede la norma che prescrive l’autosufficienza nello smaltimento dei rifiuti?
In testa c’è il Lazio, appunto, che mette in strada ogni giorno 162 tir, ossia poco meno di 60mila all’anno. A ruota segue la Campania, con 142 tir e, accostando il deficit impiantistico campano alla camorra, ecco che scocca la scintilla che incendia la terra dei fuochi. Insomma, da un’illegalità ne nasce un’altra di traffici mafiosi. Scrivendo mafia viene in mente la Sicilia, che è buona terza in questa graduatoria all’incontrario, dove gli ultimi sono i primi, non evangelicamente; distanziata, però: “solo” 78 tir al giorno, 28mila all’anno.
Ma il vizietto non è un’esclusiva meridionale. Le regioni del profondo Nord occupano il 4° (Veneto), il 6° (Piemonte), il 7° (Trentino Alto-Adige) e il 9° posto (Friuli- Venezia Giulia). Con un numero di tir, che solo apparentemente è molto più basso, perché anche la popolazione lo è. Rapportata agli abitanti la carenza di capacità del Trentino-Alto Adige surclassa quella siciliana; quella del Friuli Venezia-Giulia la tallona.
C’è una stretta relazione tra mancanza di impianti di smaltimento dei rifiuti e costo sostenuto dalle famiglie per il trattamento dell’immondizia. Per una famiglia tipo di tre persone, infatti, la regione più cara è la Campania, con 447 euro l’anno, pari al 2,3% del reddito disponibile familiare, seguita dal Lazio (383 euro) e dalla Sicilia (382). Contro i 246 euro della Lombardia (che ha un netto surplus di capacità), pari allo 0,6% del reddito.
Veneto, Friuli-Venezia Giulia e, soprattutto, Trentino-Alto Adige nascondono ai cittadini-contribuenti il costo della loro inefficienza, perché fanno pagare bollette basse. Grazie al fatto che la Lombardia e i patri confini, oltre cui portare i rifiuti di troppo, sono assai vicini. A Gianni Rodari questa italica vergogna avrebbe certamente ispirato un’appendice al famoso gioco-ritornello per bambini: arriva un bastimento carico, carico di…
*Luca Paolazzi è economista partner a REF Ricerche. Dall'ottobre 2007 al febbraio 2018 ha diretto il Centro Studi Confindustria. Dal settembre 1986 al settembre 2007 ha lavorato a Il Sole 24 Ore, arrivando a coordinare gli editoriali. Dal marzo 1984 all'agosto 1986 è stato economista all'Ufficio studi Fiat. Autore di numerose pubblicazioni di economia, ha vinto i premi Q8, Brizio e Lingotto per il giornalismo economico.
Questo articolo è ripreso da Firstonline, l'autorevole e prestigioso giornale web fondato e guidato da Ernesto Auci e Franco Locatelli, che ne ha gentilmente autorizzato la pubblicazione.

In Piemonte i tir che trasportano immondizia da smaltire fuori regione sono 21 al giorno e il costo annuo sostenuto per il trattamento è di 316 euro per famiglia; mentre in Liguria è di 374 euro (quarto maggiore in Italia) e di 280 euro in Valle d'Aosta.

Fondazione Crc, alla vigilia dei rinnovi presentati i dati del bilancio 2016-2020


Giandomenico Genta,
presidente Fondazione Crc
Investimenti a valore di mercato che superano 1,6 miliardi di euro, in crescita di oltre 50 milioni dal 2016; erogazioni per oltre 93 milioni di euro, che hanno garantito sostegno a 1.650 soggetti a livello cale e per quasi 100 milioni se si aggiungono le erogazioni per progetti nazionali; 35 progetti e 19 bandi promossi, in media, ogni anno; oltre 4.500 contributi assegnati, attraverso bandi e sessioni erogative, a fronte di 7.200 richieste pervenute: questi alcuni dei dati salienti che emergono dal Bilancio di mandato 2016-2020 della Fondazione Crc, presentato pubblicamente al Teatro Toselli di Cuneo.
Alla vigilia del rinnovo del Consiglio di amministrazione e del Consiglio generale della Fondazione Crc, previsto per aprile prossimo, il rapporto “Generare risorse, restituire energie” fotografa, in maniera dettagliata, quanto è stato realizzato sia dal punto di vista della gestione del patrimonio, sia da quello dell’attività progettuale ed erogativa.
Il capitolo centrale del documento approfondisce i bandi e i progetti promossi dalla Fondazione, suddivisi in sette filoni d’intervento: generare innovazione e sviluppo, promuovere una cultura per tutti, coltivare talenti, incrementare il benessere della comunità, sostenere le piccole realtà, aprire nuovi spazi e sviluppare strategie per il futuro.
Dopo i saluti istituzionali di Francesco Profumo, presidente Acri e della Compagnia di San Paolo, di Giovanni Quaglia, presidente dell'Associazione piemontese delle Fondazioni e della Fondazione Crt, di Federico Borgna, presidente della Provincia di Cuneo e di Ferruccio Dardanello, presidente della Camera di Commercio di Cuneo, l'incontro è entrato nel vivo con le relazioni del presidente della Fondazione Crc, Giandomenico Genta e del suo direttore generale, Andrea Silvestri.
Oltre a rendicontare l’attività svolta, i tanti ospiti hanno potuto approfondire alcune delle prossime sfide più significative, grazie all’intervento dei relatori: Carlo Borgomeo, presidente di “Con i Bambini” (esperienza del Fondo nazionale per la lotta alla povertà educativa minorile), Carolyn Christov-Bakargiev, direttore del Castello di Rivoli-Museo di Arte Contemporanea; Fabrizio Ferrando, manager commerciale della Cartiera Pirinoli di Roccavione; Andrea Lucchetta, ex campione di pallavolo, che ha militato per tanti anni a Cuneo; Laura Orestano, responsabile di Socialfare. L’evento è stato moderato dalla giornalista e presentatrice Licia Colò.
“Il documento presentato - ha commentato Giandomenico Genta, presidente della Fondazione Crc - racconta i risultati di quattro anni di un intenso lavoro di squadra, che ha coinvolto i consiglieri della Fondazione, il suo staff e l’intera comunità provinciale, con cui abbiamo saputo sviluppare un dialogo continuo e costruttivo. E sono particolarmente contento di poter annunciare che il bilancio 2019 è stato chiuso con il risultato migliore degli ultimi 11 anni: un’eredità preziosa che lasciamo a chi guiderà la Fondazione nel prossimo quadriennio”.

Compagnia di San Paolo, Pericu designato componente del Consiglio generale

Giuseppe Pericu
Giuseppe Pericu, ex sindaco di Genova, sarà uno dei componenti del nuovo Consiglio generale della Compagnia di San Paolo. A designarlo è stato l'Iit di Genova, l'Istituto italiano di tecncologie, uno dei soggetti indicati dallo statuto dell'ente torinese di corso Vittorio Emanuele II per le nomine. Gli altri enti designanti sono il Comune di Torino (due designazioni), la Regione Piemonte (una), il Comune di Genova (una), la Camera di commercio di Torino (due), la Camera di commercio di Genova (una), la Camera di commercio di Milano (una), Unioncamere Piemonte (una), l'Accademia delle Scienze di Torino (una), l'Accademia nazionale dei Lincei (una), il Fai (una), l'European Foundation Center (una).
Inoltre, lo Statuto prevede che, alla prima riunione del nuovo Consiglio generale, vengano cooptate tre personalità “di chiara e indiscussa fama”.
L'Iit è presieduto da Gabriele Galateri di Genola, presidente anche delle Generali e ha fra i suoi consiglieri di amministrazione Francesco Profumo, presidente della Compagnia di San Paolo, Alessandro Profumo, presidente di Leonardo, Giuseppe Recchi e Carlo Rosa, amministratore delegato e direttore generale di Diasorin.
Giuseppe Pericu è nato a Genova il 20 ottobre 1937. Dopo gli studi classici, si è laureato con il massimo dei voti e dignità di stampa in Giurisprudenza all’Università di Genova. E' stato professore Ordinario, titolare della cattedra di Diritto Amministrativo alla facoltà di Giurisprudenza di Genova e al Statale di Milano. E’ professore emerito di Diritto Amministrativo. Nel corso della carriera universitaria e di studio ha firmato oltre 200 pubblicazioni in materia di regolazione pubblica e di processi economici, disciplina del territorio, tutela dell’ambiente, autonomie locali e regionalismo, sistema portuale.
Iscritto all’Albo degli Avvocati di Genova nel 1963, Giuseppe Pericu ha prestato la propria assistenza a enti pubblici e a imprese nazionali e multinazionali. In qualità di esperto ha fatto parte di numerose commissioni di studio per l’elaborazione di disegni di legge su argomenti come tutela dell’ambiente, riassetto delle competenze amministrative del Governo locale, riforma del Codice della Navigazione con particolare riguardo al sistema portuale, elaborazione di una legge generale sul procedimento amministrativo, riforma del ministero degli Interni.
Deputato del Parlamento dal 1994 al 1996, Giuseppe Pericu è poi stato sindaco di Genova, riconfermato nel 2002 con oltre il 60% dei voti. Ha gestito, per quanto di sua competenza, la riunione del G8 del 2011 e Genova Capitale europea della cultura nel 2004.
E’ stato membro del Consiglio di amministrazione della Cassa Depositi e Prestiti (Cdp), dal 2008 fino all’aprile 2013, oltre che consigliere di amministrazione di Banca Carige (2016-2018) e dello stesso Iit. Attualmente è presidente dell’Accademia Ligustica di Belle Arti e del Conservatorio Niccolò Paganini.

Calate le ore lavorate: -7,3% in Piemonte che conta 261.000 dipendenti part time

Pur avendo recuperato il numero di occupati persi in tutti questi anni, rispetto all’anno pre-crisi (2007), in Italia, il monte ore lavorate è crollato di 2,3 miliardi (-5%), anche se ad aver patito questa caduta verticale non sono stati i lavoratori dipendenti, bensì gli autonomi. A dirlo è l’Ufficio studi della Cgia, l'associazione degli artigiani e delle piccole imprese di Mestre.
Se i primi, infatti, tra il 2007 e la fine del 2018 hanno registrato una contrazione delle ore lavorate pari a 121 milioni (- 0,4%), i secondi, invece, hanno perso quasi 2,2 miliardi di ore (-14,4 %). Però, nei primi 9 mesi del 2019 (ultimo dato disponibile) la situazione è in via di miglioramento. Nel confronto con lo stesso periodo dell’anno precedente, infatti, autonomi e dipendenti hanno incrementato di 175 milioni lo stock di ore lavorate (+0,5%).
“Sebbene dal 2015 il monte ore lavorate sia tornato a crescere – dichiara il coordinatore dell’Ufficio studi della Cgia, Paolo Zabeo - il gap con il livello pre-crisi è ancora fortissimo e a pagare il conto sono stati, in particolar modo, gli artigiani e i piccoli commercianti. In questi ultimi 10 anni, infatti, il numero complessivo di queste piccole attività di vicinato è diminuito di 200 mila unità. Chiusure che hanno desertificato molti centri storici e altrettante periferie di piccole e grandi città, con una veemenza che dal secondo dopoguerra non si era mai verificata”.
Con un’occupazione in aumento e un monte ore lavorate ancora molto inferiore al livello pre-crisi, la produttività del lavoro, tuttavia, non ha registrato alcun incremento significativo.
Oltre ad aver costretto alla chiusura molte piccolissime attività, la bassa crescita del Pil registratasi in questi ultimi 12 anni ha condizionato negativamente anche la qualità dei nuovi ingressi nel mercato del lavoro.
Se i lavoratori dipendenti a tempo parziale sono aumentati di oltre 1 milione di unità (+40,2% rispetto al 2008), lo stock di quelli full time, invece, è sceso di 341 mila unità (- 2,3%).
Il Mezzogiorno è l'area dove la flessione delle ore lavorate è stata maggiore: tra il 2007 e il 2016, la contrazione è stata del 10,7% -1,4 miliardi di ore lavorate), contro il -5,8% del Nordest (- 563 milioni), il -5,7% del Nord-Ovest (-755 milioni) e il -5,1% del Centro (-491 milioni).
A livello regionale, le riduzioni più rilevanti si sono verificate in Molise e in Sicilia (-12,4% in entrambi i casi), in Campania (- 12,3%) e in Basilicata (-11,1%). Per contro, la Lombardia (-4,8%), il Lazio (-2,9%) e il Trentino-Alto Adige (-1,1%) sono state le regioni meno interessate da questo fenomeno.
In Piemonte il calo di ore lavorate tra il 2007 e il 2016 è stato del 7,3% (-255 milioni di ore), dell'8,5% in Valle d'Aosta (-10 milioni) e del 7,1% in Liguria (-87 milioni).
Come era prevedibile, tra il 2008 e il 2018 l’escalation del numero di dipendenti a tempo parziale ha interessato soprattutto il Sud (+355.000 unità e +55,4%). Più contenuto il dato che ha riguardato il Centro (+226.000, +41,1%), il Nord-Ovest (+275.000, +35,7%) e il Nord-Est (+187.000, +30,1%). Campania, Calabria e Puglia sono state le regioni con la più elevata percentuale di crescita, rispettivamente del 68,6%, del 66,7% e del 62,3%. Marche (+26%), Umbria (+22,8%) e Veneto (+12%) sono stati, invece, i territori meno coinvolti dall’aumento della “precarizzazione” del mercato del lavoro.
In Piemonte, i dipendenti a tempo parziale sono saliti dai 200.000 del 2008 ai 261.000 del 2018 (+30,7%), in Liguria da 77.000 a 105.000 (+35,1%) e in Valle d'Aosta da 6.000 a 8.000 (+45%).

Blue chip, Buzzi Unicem prima per rialzo

Veronica Buzzi, vice presidente
Buzzi Unicem 
Due blue chip piemontesi sul podio della Borsa. Oggi, 17 gennaio, l'azione ordinaria Buzzi Unicem
ha terminato le negoziazioni a 21,95 euro, in seguito al rialzo del 3,44% rispetto a ieri, il più alto del listino Ftse Mib, formato dalle 40 principali società trattate in Piazza Affari. E al terzo posto si è classificata Diasorin, con l'incremento del 2,81% a 116,9 euro, con il completo recupero della perdita precedente,
La seduta odierna, inoltre, ha visto quattro piemontesi conquistare i loro nuovi record storici. Si tratta di Reply, Pattern, Sanlorenzo e Ferrari. La società di Maranello, controllata dall'Exor della famiglia Agnelli-Nasi-Elkann, ha chiuso a 157,10 euro (+1,85% rispetto a ieri), Reply a 73,50 euro (+3,09%), Pattern a 5,10 euro (+4,40%) e la Sanlorenzo del torinese Massimo Perotti a 17,25 euro (+2,99%).
Comunque, la giornata borsistica odierna, terminata con l'indice Ftse Mib nuovamente sopra i 24.000 punti (per la precisione 24.141, lo 0,84% più di ieri) ha visto quasi tutte le quotate piemontesi con rialzi. Le eccezioni sono costituite da Bim Banca Intermobiliare (-4,30%), Fca (-0,18%), Ki Group (-2,40%), Pininfarina (-4,02%, dopo l'aumento del 12,11% di ieri), Sogefi (-6,87%) e Visibilia Editore (-0,53%).
Invariati i prezzi delle azioni Cdr Advance Capital, Cover50, Dea Capital, Fidia, Gedi Gruppo Editoriale e Guala Closures.
Rialzi superiori all'indice Ftse Mib sono stati evidenziati da Astm (+1,49%), Autogrill (+3,48%), Basicnet (+2,42%), Borgosesia (+5,42%), Cairo Communication (+3,68%), Centrale del Latte d'Italia (+1,62%), Cir (+2,08%), Cofide (+2,87%), Exor (+1,29%), Iren (+1,70%), Italia Independent (+1,84%), Italgas (+1,55%), Juventus (+1,27%), Matica Fintec (+1,07%), Prima Industrie (+2,04%) e Rcs MediaGroup (+1,07%).

Le previsioni economiche di Banca d'Italia per quest'anno crescita dello 0,5% del Pil

“I rischi per l'economia globale sono ancora al ribasso; il commercio mondiale ha ripreso a espandersi e vi sono stati segnali di attenuazione delle dispute tariffarie fra Stati Uniti e Cina, ma le prospettive restano incerte e sono in aumento le tensioni geopolitiche”. E' quanto scrive la Banca d'Italia nel suo ultimo bollettino, aggiungendo subito che “aspettative meno pessimistiche sulla crescita, favorite dall'orientamento accomodante delle banche centrali, hanno tuttavia sospinto i corsi azionari e agevolato un moderato recupero dei rendimenti a lungo termine”.
Nell'area dell'euro l'attività economica è frenata dalla debolezza della manifattura, particolarmente accentuata in Germania; permane il rischio che ne risenta anche la crescita dei servizi, rimasta finora più solida. L'andamento dell'economia incide sull'inflazione, che, nelle proiezioni dell'Eurosistema, è sostenuta dallo stimolo monetario, ma viene prevista ancora inferiore al 2% nel prossimo triennio. Il Consiglio direttivo della Bce ha riconfermato la necessità di mantenere l'attuale orientamento accomodante.
Per quanto riguarda l'Italia, le ultime informazioni disponibili suggeriscono che l'attività economica, lievemente cresciuta nel terzo trimestre dello scorso anno, sarebbe rimasta pressoché stazionaria nel quarto, continuando a risentire soprattutto della debolezza del settore manifatturiero. Nelle indagini dell'Istat e della Banca d'Italia le imprese esprimono valutazioni appena più favorevoli sugli ordini e sulla domanda estera, ma continuano a considerare l'incertezza e le tensioni commerciali come fattori che ostacolano la propria attività. Per il 2020 le aziende programmano un'espansione degli investimenti, anche se più contenuta dell'anno precedente.
Negli ultimi mesi, comunque, gli acquisti di titoli pubblici italiani da parte di investitori esteri sono stati ingenti (90 miliardi tra gennaio e novembre 2019). Nel 2019 il surplus di conto corrente è rimasto ampio; la posizione estera netta dell'Italia è prossima all'equilibrio.
Nel terzo trimestre, il numero di occupati è lievemente aumentato, soprattutto nel settore dei servizi; i dati disponibili segnalano un'espansione anche negli ultimi mesi dell'anno. La crescita delle retribuzioni è positiva (0,7%sull'anno precedente) seppure in diminuzione, rispecchiando il permanere di rilevanti settori dell'economia in attesa di rinnovo contrattuale. L'inflazione è contenuta (0,5% in dicembre).
Dalla metà di ottobre sono saliti i rendimenti dei titoli di Stato e i corsi azionari italiani, riflettendo una tendenza comune ad altri Paesi dell'area dell'euro. Non sono aumentati i rendimenti delle obbligazioni emesse dalle banche e dalle società non finanziarie italiane, inferiori di oltre 70 punti base alla media del primo semestre del 2019.
Il costo del credito è sceso, in modo significativo per le famiglie. Per queste ultime la crescita dei prestiti resta solida, mentre è negativa per le imprese, rispecchiando soprattutto la debolezza della domanda di finanziamenti. Secondo le banche, le misure adottate in settembre dal Consiglio direttivo della Bce concorreranno a favorire un miglioramento delle condizioni creditizie.
Per quest'anno è previsto un incremento del Pil dello 0,5%, a fronte dello 0,9% nel 2021 e dell'1,1% nel 2022. L'attività sarebbe sostenuta sia dalla graduale ripresa degli scambi internazionali, sia dalla moderata espansione della domanda interna. Gli investimenti, pur risentendo di una persistente incertezza, trarrebbero impulso dal progressivo recupero delle prospettive di domanda globale e da condizioni di finanziamento espansive; la discesa degli spread sovrani osservata dall'inizio dello scorso giugno contribuirebbe a innalzare l'accumulazione di capitale di circa 3,5 punti percentuali nel complesso del triennio 2020-22. L'inflazione aumenterebbe in modo graduale, dallo 0,7 per cento nell'anno in corso all'1,3 nel 2022, per effetto soprattutto di una ripresa delle retribuzioni e dei margini di profitto che beneficerebbero della migliore fase ciclica.
Rispetto al quadro dello scorso luglio, la crescita prefigurata è inferiore per l'anno in corso, pressoché in linea per il 2021. Gli effetti della più accentuata debolezza dell'economia globale sono in larga parte compensati da quelli del maggiore stimolo monetario e dei minori premi al rischio sul debito sovrano italiano.
“La crescita è ancora esposta a rischi rilevanti, connessi con l'incertezza geopolitica in aumento, con i conflitti commerciali solo in parte rientrati e con il debole andamento dell'attività economica nei nostri maggiori partner europei – afferma Banca d'Italia - potrebbe inoltre risultare inferiore a quanto prefigurato, qualora fosse ritardata la realizzazione dei cospicui investimenti pubblici programmati, inclusi nel quadro previsivo, o se si riaccendessero tensioni sui mercati finanziari”.

La ricchezza finanziaria delle famiglie aumentata di 100 miliardi in un anno

Nel terzo trimestre del 2019 il flusso di attività finanziarie delle famiglie è stato negativo per 0,9 miliardi di euro. L’aumento dei depositi (24,1 miliardi di euro) e dei prodotti del risparmio gestito (20,2 miliardi di euro) è stato più che compensato dalla vendita dei titoli (-30,1 miliardi di euro), delle azioni e partecipazioni (-11,4 miliardi di euro) e delle altre attività finanziarie (-3,7 miliardi di euro).
Lo ha comunicato la Banca d'Italia, precisando che al 30 settembre scorso, l'attivo finanziario delle famiglie in Italia era costituto da 1.445,8 miliardi in contanti e depositi bancari a vista (1.387,8 miliardi alla stessa data 2018), 276,1 miliardi da titoli e breve e medio-lungo termine (273 miliardi), 12,3 miliardi da prestiti (11,5 miliardi), 940 miliardi da azioni e altre partecipazioni (991,6 miliardi), 481,3 miliardi da quote di fondi comuni (477,8 miliardi), 1.114,5 miliardi da riserve assicurative.
Il totale dell'attivo finanziario delle famiglie al 30 settembre 2019 è risultato di 4.396,4 miliardi, 112,3 miliardi in più rispetto alla stessa data del 2018. Il passivo, invece, ammonta a 944,3 miliardi, 15 miliardi in più. Il saldo netto, perciò, è positivo per 3.452 miliardi. A tanto, quindi, ammontava la ricchezza finanziaria delle famiglie, in Italia, alla fine del terzo trimestre 2019. In un anno è aumentata di circa 100 miliardi (+2,9% rispetto ai 3.452 miliardi emersi al 30 settembre 2018).

Mercato della casa, a Torino prezzi fermi nel 2019 a Milano aumentati dell'8,1%

Il bilancio del mondo del mattone nel 2019 segnala un arresto del calo dei prezzi. Secondo l’Osservatorio di Immobiliare.it sul mercato residenziale in Italia nel secondo semestre dell'anno scorso, a livello nazionale i prezzi richiesti per gli immobili in vendita sono rimasti praticamente fermi (+0,1%) rispetto all’anno precedente. La cifra media per comprare casa, in Italia, si è attestata a 1.885 euro al metro quadro.
Permane la sofferenza al Sud, dove in un anno i costi medi hanno perso ancora quasi 2 punti percentuali, scendendo a una media di 1.537 euro/mq, mentre si registrano variazioni positive al Nord (1.946 euro/mq) e nei grandi centri (2.592 euro/mq), con un aumento dell’1,6% su base annuale. Nonostante un calo annuale pari a quasi un punto percentuale, i costi maggiori si registrano ancora al Centro, con una richiesta media per il settore residenziale di 2.235 euro/mq.
Se le grandi città si confermano il vero traino del settore immobiliare italiano, nei piccoli centri la variazione rispetto al 2018 è ancora negativa (-0,4%) e la cifra media per comprare un immobile è di 1.629 euro/mq. Ma osservando quanto accaduto nella seconda parte del 2019, le oscillazioni dimostrano come, anche qui, i prezzi stiano lentamente raggiungendo la stabilità.
Guardano, in particolare, il mercato nei capoluoghi di regione, emerge subito che è Milano la città dei record: qui, in un anno i costi richiesti per gli immobili in vendita sono aumentati dell’8,1%, raggiungendo la media di 3.592 euro al metro quadro. Nonostante ciò, resta Firenze la più cara d’Italia, con una media di 3.856 euro/mq, che arriva da una crescita annuale del 4,1%.
Insieme a Milano e Firenze, sono Venezia e Bologna le due città più in salute e in cui il mercato del mattone registra una grande vivacità: nella Laguna, a dicembre 2019, i prezzi risultano cresciuti del 6,4% rispetto allo stesso mese del 2018, raggiungendo la richiesta media di 3.142 euro/mq. A Bologna, invece, l’aumento su base annua è stato del 4,1%, con un costo medio di 2.867 euro/mq.
Rispetto al 2018, a Roma continuano a scendere i costi degli immobili: a fronte di un calo dell’1% in un anno, il prezzo richiesto nella Capitale si ferma a 3.141 euro/mq.
Si rilevano variazioni annuali attorno al +3% a Trieste e Cagliari, con costi medi che, però, rimangono distanti dagli altri capoluoghi citati finora: rispettivamente nelle due città si richiedono in media 1.543 e 2.137 euro al metro quadro.
Risultano, invece, fermi i prezzi di Catanzaro e Torino, con variazioni annuali appena sopra lo 0%.
Tutti gli altri capoluoghi di regione risultano invece ancora in sofferenza, con picchi del -5,5% a Palermo. Superano la perdita di tre punti percentuali anche i valori immobiliari registrati a Potenza, Genova, Ancona e Bari.
L’aumento dei prezzi del mattone non è più determinato dal miglioramento della sua qualità – sostiene Carlo Giordano, amministratore delegato di Immobiliare.it Gli immobili italiani sono vecchi e solo il 9% ha meno di 30 anni: la vera riqualificazione necessaria per questo patrimonio è quella che coinvolge gli interi stabili e non le singole unità abitative. Ma nel nostro Paese ciò è reso estremamente difficoltoso a causa della frammentazione dei condomini nella piccola proprietà privata. Oggi e nei prossimi anni, l’aumento dei costi è e sarà legato solamente all’aumento della domanda abitativa che, in Italia, così come nel resto del mondo, si sta concentrando sempre più nelle grandi città. Per questa ragione, ci aspettiamo che la ripresa immobiliare proseguirà solo dove è già partita, senza coinvolgere il resto del Paese, che, in mancanza di interventi di valorizzazione turistica del territorio, rimarrà in una fase di stagnazione”.
Ed è questo trend che ha anche cambiato il modello dell’investimento immobiliare in Italia – conclude Giordano Ieri, ogni genitore tendeva ad acquistare casa per i figli nella loro città d’origine, oggi sono solo le famiglie che vivono nelle zone più redditive, con un buon mercato del lavoro e una conseguente domanda abitativa a investire nel mattone”.