Toro e Orso, la settimana finita in parità ma la rincorsa riporta Diasorin a 89 euro

Gustavo Denegri, presidente
e azionista n.1 di Diasorin
Pari, o quasi, tra Toro e Orso. In Borsa, la settimana scorsa, il listino piemontese ha chiuso sostanzialmente in parità: 15 le quotate subalpine che venerdì hanno terminato le contrattazioni con un prezzo superiore a quello di sette giorni prima, 14 che, invece, hanno presentato un prezzo inferiore. Di poco, comunque, in un caso e nell'altro.
La settimana è risultata positiva per Astm (23,15 euro l'ultimo prezzo), Autogrill (8,29), Borgosesia (0,498), Buzzi Unicem (17,65), Cdr Advance Capital (0,61), Conafi (0,31), Diasorin (88,90), Exor (56,16), Fca (12,776), Guala Closures (6,34), Iren (2,26), Italgas (5,482), M&C (0,0348), Pininfarina (2,375) e Tinexta (9,57).
Al contrario, hanno evidenziato un confronto negativo con il venerdì precedente Bim (0,1645 euro), Basicnet (5,52), Centrale del Latte d'Italia (2,80), Cofide (0,501), Cover50 (10,30), Damiani (0,852), Fidia (4,95), Intesa Sanpaolo (2,1565), Italia Independent (2,98), Juventus (1,45), Ki Group (1,080), Prima Industrie (20,20), Reply (56,60) e Sias (14,74).
Grande protagonista piemontese della settimana è stata Diasorin, l'unica del listino regionale a terminare tutte le cinque sedute giornaliere sempre con il segno più, ininterrottamente. Consolidando, così, la tendenza positiva che dura dalla metà di gennaio. Per cui, il valore di Diasorin riconosciuto da Piazza Affari è risalito a 4,974 miliardi, oltre un miliardo in più rispetto al 28 dicembre scorso, ultimo giorno di contrattazioni del 2018. Da allora, l'azione Diasorin si è rivalutata di 18,2 euro e del 25,7%.
Il record storico dei 95,76 euro segnato il 12 luglio scorso è ancora lontano, ma tra gli analisti c'è chi, pochi giorni fa, ha manifestato la convinzione che la rincorsa di Diasorin continuerà e ha previsto che il prezzo della società di Saluggia raggiungerà i cento euro, corrispondenti alla capitalizzazione di 5,6 miliardi (a fine 2017 era di 4,1 miliardi).
Comunque, già ora Diasorin è la quarta big piemontese per valore di Borsa, preceduta soltanto da Intesa Sanpaolo, Fca ed Exor. Ed è entrata di diritto nel listino Ftse Mib, che rappresenta le 40 principali società trattate in Piazza Affari.
Presieduta e controllata dal torinese Gustavo Denegri, che ne condivide la guida con Carlo Rosa, amministratore delegato e secondo maggior azionista con l'8,453% del capitale, Diasorin nel 2018
ha fatturato 669,2 milioni (+5% rispetto al 2017), con un margine operativo lordo (ebitda) di 255,4 milioni (+7,3%), pari al 38,2% dei ricavi.
Eccellenza italiana a livello mondiale, dove è leader nel settore della diagnostica di laboratorio con specializzazione nei segmenti della immunodiagnostica e della diagnostica molecolare, nel 2018 ha conseguito un utile netto di 158,1 milioni (+13,0%) a livello consolidato, mentre è stato di 100,1 milioni quello della capogruppo (88,6 nell'esercizio precedente), tale da consentire la proposta di distribuirne 49,2 come dividendo, in ragione di 0,90 euro per azione.
Il gruppo Diasorin conta circa 2.000 dipendenti, 200 dei quali sono ricercatori.

In Piemonte ripresa la guerra con il fisco nel 2018 i ricorsi aumentati del 16,2%

“E di nuovo guerra tra piemontesi e Fisco”. Così il Corriere Torino, edizione locale del Corriere della Sera, ha titolato l'articolo con i dati sulle controversie tra i contribuenti e gli enti impositori, prima fra tutti l'Agenzia delle Entrare, l'Ae Riscossioni (ex Equitalia) e gli enti pubblici territoriali (Regione, Province e Comuni).
Nel 2018, in Piemonte, le liti fiscali sono tornate ad aumentare, dopo che nel 2017 erano invece diminuite rispetto all'anno precedente. Lo confermano i 4.164 nuovi ricorsi presentati, nel 2018, dai contribuenti della regione alle locali Commissioni tributarie provinciali (Ctp), primo grado di giudizio per le controversie con i soggetti impositori.
Rispetto al 2017, le nuove liti avviate dai piemontesi contro il fisco sono risultate 581 in più. L'incremento è del 16,2%, superiore di oltre cinque volte al 3,1% medio dell'intera Italia, dove sono state registrate 153.312 nuove controversie a fronte delle 148.712 del 2017.
Soltanto nell'ultimo trimestre dell'anno scorso, le Commissioni tributarie provinciali del Piemonte hanno riveuto 922 ricorsi, per un valore complessivo di circa 92 milioni di euro. Il 58,9% delle controversie era con l'Agenzia delle Entrate, il 19,5% Ae Riscossioni (ex Equitalia) e l'11,2% gli Enti territoriali.
I dati forniti dal ministero dell'Economia e delle Finanze consentono di scoprire che, l'anno scorso, sono stati inoltrati alle Ctp del Piemonte, mediamente, 114 ricorsi ogni dieci giorni, 16 più che nel 2017. Relativamente alle singole province, è emerso che, in tutto il 2018, a Torino ne sono stati presentati 2.193, ad Alessandria 582, a Cuneo 399, a Novara 394, a Vercelli 188, a Biella 160, ad Asti 137 e a Verbania 111.
Questi, invece, i ricorsi presentati, provincia per provincia, nel 2017: Alessandria 496, Asti 149, Biella 191, Cuneo 367, Novara 303, Torino 1.866, Verbania 95 e Vercelli 114.
Il Mef ha precisato inoltre che gli appelli pervenuti alla Commissione tributaria regionale del Piemonte, secondo grado di giudizio, l'anno scorso sono stati 1.235, a fronte dei 1.472 del 2017 e i 1.807 del 2016.
Per quanto riguarda l'esito delle battaglie, bisogna rifarsi alle medie nazionali. Le quali dicono che nel quarto trimestre 2018, come in passato, ha stravinto il fisco. Infatti, gli enti impositori hanno ottenuto giudizi completamente favorevoli a loro nel 45,4% dei casi (per quasi 2,6 miliardi di euro, pari al 48,5% del valore totale dei ricorsi definiti nel periodo); mentre sono stati pari al 30,9% i giudizi completamente favorevoli ai contribuenti (per 1,5 miliardi).
A proposito di ricorsi definiti in primo grado, cioè dalle Commissioni tributarie provinciali, le statistiche del Mef mostrano che in Piemonte sono stati 3.747 nell'intero 2018, mentre erano stati 4.326 l'anno prima e 5.820 nel 2016. Quanto agli appelli definiti dalla Commissione tributaria regionale del Piemonte, secondo grado di giudizio, sono stati 2.194 l'anno scorso, 2.077 nel 2017 e 1.734 nel 2016.
Ultimo dato: al 31 dicembre scorso, sono risultati 5.274 i ricorsi pendenti alle Commissioni tributarie provinciali del Piemonte, 417 e l'8,6% in più rispetto alla stessa data del 2017.

Intesa Sanpaolo: a Carlo Messina nel 2018 compensi per quasi 4,3 milioni di euro


Carlo Messina con Giovanni Bazoli e Gian Maria Gros-Pietro
Quasi 4,3 milioni di euro. E' il compenso ricevuto, nel 2018, Carlo Messina, amministratore delegato e direttore generale di Intesa Sanpaolo, il colosso finanziario che ha come maggiore azionista la Compagnia di San Paolo, fondazione torinese che ne possiede il 6,7% del capitale. L'anno scorso, Carlo Messina ha ricevuto 2,6 milioni come compensi fissi, 1,6 milioni come bonus e l'equivalente di 59.000 euro in benefici non monetari.
Inoltre, il numero uno operativo di Intesa Sanpaolo ha avuto azioni per 470.000 euro a valere sui programmi di incentivazione precedenti l'esercizio 2018 più opzioni per altre azioni, di cui potrà disporre dopo il 20121, per un valore di mercato di 913.000 euro (totale di 1,383 milioni di euro). Già al 31 dicembre scorso, Messina aveva 1.381.282 azioni.
Queste cifre sono riportate nella relazione sulle remunerazioni 2018 degli amministratori che sarà portata all'approvazione della prossima assemblea dei soci, la stessa che ha all'ordine del giorno il bilancio e, fra l'altro, l'elezione del nuovo Consiglio di amministrazione.
Dalla stessa relazione si ricava che nel 2018 Gian Maria Gros-Pietro ha ricevuto compensi per complessivi 912.000 da Intesa Sanpaolo, società della quale è presidente e destinato alla conferma dell'incarico; mentre gli altri componenti torinesi del Consiglio di amministrazione hanno ricevuto, rispettivamente: 230.000 euro Bruno Picca, 200.000 euro Maria Cristina Zoppo, 182.000 euro Giorgina Gallo, 162.000 euro Gianfranco Carbonato.

Imu-Tasi, da ogni piemontese 381 euro con l'Ici si pagava il 124% in meno

Chiara Appendino, sindaco di Torino
Dal 2012 famiglie e imprese hanno versato quasi 156 miliardi di euro di Imu e Tasi. “Una patrimoniale a tutti gli effetti che, da un lato, ha alleggerito pesantemente i portafogli dei proprietari di immobili e, dall’altro, ha deprezzato pesantemente il valore economico di abitazioni, negozi e capannoni. Rispetto al 2008, anno in cui è scoppiata la bolla, in molti casi gli immobili hanno perso fino al 40 per cento del proprio valore”.
A segnalarlo è l’Ufficio studi della Cgia di Mestre, l'associazione degli artigiani e delle piccole imprese locali, che ha messo in linea il gettito di Imu (imposta municipale unica) e Tasi (tributo per i servizi indivisibili, quali l'illuminazione pubblica e la manutenzione stradale) registrato nel 2012, anno in cui l’allora Governo Monti reintrodusse l’imposta sulla prima casa, e quello degli anni successivi, fino ad arrivare al 2018.
“Fino a qualche anno fa – ha detto Paolo Zabeo, il coordinatore dell’Ufficio studi della Cgia – l’acquisto di una abitazione o di un immobile strumentale costituiva un investimento. Ora, in particolar modo chi possiede una seconda casa o un capannone, sta vivendo un incubo. Tra Imu, Tasi e Tari, ad esempio, questi edifici sono sottoposti ad un carico fiscale da far tremare i polsi”.
Se con l’abolizione della Tasi sulla prima casa i proprietari hanno risparmiato 3,5 miliardi di euro all’anno, sugli immobili strumentali, invece, il passaggio dall’Ici all’Imu ha visto raddoppiare il prelievo fiscale. Tra il 2011, ultimo anno in cui è stata applicata l’Ici 2 ,e il 2018 il gettito è passato da 4,9 a 10,2 miliardi di euro. Va comunque sottolineato che da qualche anno il prelievo sulle attività produttive è diminuito grazie all’eliminazione dell’Imu sugli imbullonati e, solo da quest’anno, a seguito della deducibilità dell’imposta che è salita dal 20 al 40 per cento.
A livello territoriale il maggiore prelievo Imu-Tasi 2018 si verifica in Valle d’Aosta, dove il gettito pro-capite è stato pari a 712 euro, contro una media nazionale di 348 euro. Particolarmente sostenuto anche il gettito pro capite presente in Liguria (583 euro), in Trentino-Alto Adige (499 euro) e in Emilia Romagna (436 euro).
In Piemonte, l'anno scorso, il prelievo pro-capite è stato di 381 euro, l'ottavo maggiore in Italia. In termini assoluti, la regione ha contribuito con 1,667 miliardi al gettito nazionale di Imu/Tasi, ammontato a 21,036 miliardi. Di più hanno dato soltanto la Lombardia (3,996 miliardi), il Lazio (2,541), l'Emilia-Romagna (1,941) e il Veneto (1,746).
Rispetto al 2011, ultimo anno in cui è stata applicata l’Ici, la variazione di gettito prelevato su tutti gli immobili presenti nel Paese è aumentata, in termini assoluti, del 114 per cento. Se otto anni fa i Comuni hanno incassato 9,8 miliardi di euro, nel 2018 tra Imu e Tasi hanno riscosso 21 miliardi.
In termini percentuali, le regioni con l’incremento del valore assoluto più importante registrato tra il 2011 e il 2018 sono state il Trentino Alto Adige (+185%), il Molise (+161%) e la Valle d’Aosta (+155%). In Piemonte l'incremento è stato del 125%, come in Lombardia.
In termini pro-capite, invece, l'aumento registrato in Piemonte è stato del 124%, corrispondente a 211 euro. Tassi superiori sono emersi per il Trentino Alto Adige (+175%), il Molise (+165%), la Valle d’Aosta (+156%), la Basilicata (+134%) e la Liguria (+125%).

Pininfarina, da supercar il bilancio 2018 utile boom e fatturato oltre 100 milioni


Paolo Pininfarina con Silvio Angori 
Valore della produzione superiore ai cento milioni e boom dell'utile netto. Ecco due dei risultati principali conseguiti nel 2018 dalla Pininfarina e comunicati dopo la riunione del Consiglio di amministrazione che, presieduto da Paolo Pininfarina, ha approvato il progetto di bilancio della società e del gruppo e, fra l'altro, la proposta di non distribuire dividendo, preferendo rafforzare il patrimonio.
L’esercizio si chiude, per il gruppo Pininfarina, con un valore della produzione di 105,3 milioni, in aumento del 21% rispetto al 2017. L’incremento ha riguardato, in particolare, la fornitura di servizi di stile in Italia e Cina e le attività di produzione di vetture one-off e show car. Il margine operativo lordo, positivo per 7,5 milioni nel 2017 è aumentato a 12,6 milioni, principalmente per il contributo della capogruppo e di Pininfarina Shanghai. Il Risultato operativo risulta positivo per 3,8 milioni in riduzione di 0,4 milioni, in seguito a un accantonamento di 5,3 milioni al fondo svalutazione crediti, derivante dalla sospensione di alcuni specifici contratti.
Il risultato netto del gruppo è positivo per 2,2 milioni di euro e si confronta con l'utile netto di 1,3 milioni nel 2017. Però, la capogruppo ha chiuso il 2018 con l'utile netto di 5,7 milioni a fronte dei 600.000 euro conseguiti nell'esercizio precedente.
Quanto al patrimonio netto del gruppo, guidato dall'amministratore delegato Silvio Angori, al 31 dicembre ammonta a 61,7 milioni (+5% ) principalmente per l’utile di esercizio. E' la posizione finanziaria netta è positiva per 5,2 milioni di euro, inferiore ai 12 milioni precedenti, sostanzialmente per la dinamica del capitale circolante a ridosso della chiusura dell’esercizio.
Il settore dei servizi, che raggruppa le attività di design, industrial design ed engineering, mostra un valore della produzione pari a 97,4 milioni di euro (+27%). L'incremento è dovuto essenzialmente alle maggiori attività di stile svolte in Italia e Cina e di produzione di vetture one-off e show car. Il risultato operativo del settore è positivo per 14,1 milioni, in deciso aumento rispetto ai 9,4 del 2017.

Premiati e promossi per la leadership

DANIELE FERRERO
Pochi giorni fa, a Roma, presente anche Sergio Mattarella, presidente della Repubblica, la cuneese Venchi è stata insignita del prestigioso Premio Leonardo 2018, assegnato ai soggetti che diffondono e rafforzano l'immagine dell'eccellenza italiana nel mondo. A ritirare il Premio, nato nel 1993 dall'idea di Gianni Agnelli e Sergio Pininfarina, allora presidente di Confindustria, è stato Daniele Ferrero, l'artefice del successo della Venchi, oltre che suo presidente, amministratore delegato e azionista di riferimento.
La Venchi, fondata a Torino nel lontano 1878, ora vende i suoi prodotti – cioccolato e gelati luxury – in più di 70 Paesi e con oltre cento negozi monomarca (la metà all'estero). Nel 2918 ha fatturato 90,5 milioni (+14% rispetto al 2017), con un mol pari al 24% dei ricavi. Quando, nel 1998, con un gruppo di soci, l'ha rilevata Daniele Ferrero, allora ventottenne, la Venchi era poca cosa, un resto del fallimento, dopo che agli inizi degli anni 60, era arrivata a contare 5.000 dipendenti Nel primo esercizio del nuovo corso, aveva fatturato un milione e mezzo e aveva tutto da ricostruire. Adesso dispone di uno stabilimento d'avanguardia a Castelletto Stura, nel Cuneese, dove ha sede, conta oltre 700 dipendenti.
Daniele Ferrero, nato a Milano nel 1970, tre figli, nessuna parentela con la famiglia della Nutella, si è laureato in Economia, con lode, al Trinity College dell'inglese Cambridge University, poi ha conseguito un Mba alla business school Insead di Fointainebleau. Ha iniziato la sua carriera alla McKinsey nell'ufficio di Londra e l'ha proseguita in quelli di Zurigo e Ginevra. Fino alla decisione di diventare imprenditore e di rilevare la Venchi, diventato un marchio “premium” riconosciuto ovunque.

MARIA LUISA GOTA
Alla Borsa di Milano, l'alessandrina Maria Luisa Gota, ha ricevuto il premio “Women in Finance” per la sezione Insurer e Women Fintech, con la seguente motivazione: “Equità, merito, formazione dei più giovani caratterizzano lo stile manageriale di Maria Luisa Gota. L’attenzione alla trasparenza all’efficienza dei processi e alla visione di lungo periodo le hanno consentito di conseguire importanti risultati economici nell’ambito di una molteplicità di progetti. Tra le sue peculiarità va sottolineata l’attenzione alla diversity e la continua cura prestata a preservare un equilibrio di genere a tutti i livelli della struttura organizzativa da lei diretta, anche con riguardo ai temi di parità salariale: in Fideuram Vita le donne rappresentano il 60% della forza lavoro; il 50% dei manager e il 50% dei manager di prima linea”.
Maria Luisa Gota, sposata, due figli, executive director in Intesa Sanpaolo, è amministratore delegato e direttore generale di Fideuram Vita (850 dipendenti) da maggio 2017. In precedenza era stata responsabile della direzione Sviluppo, pianificazione, budget e controllo di sestione nella sivisione Insurance e responsabile dell’area amministrazione, bilancio, pianificazione e controllo di gestione di Intesa Sanpaolo Vita. Laureata in Matematica all’università di Torino e dottore di ricerca in Matematica per l’Economia, vanta una lunga esperienza nel campo assicurativo e finanziario, maturata in primarie società italiane ed internazionali, oltre che all’interno del Gruppo Intesa Sanpaolo.

FEDERICO TRONO
Nato nel 1973 a Torino, nel cui Politecnico si è laureato in Ingegneria gestionale, Federico Trono è il nuovo amministratore delegato di Basicnet, l'impresa fondata da Marco Boglione, che ne è il presidente e l'azionista di controllo (quotata in Borsa, ha marchi famosi in tutto il mondo, a partire da Kappa e Robe di Kappa, Jesus Jeans e Ki-Way).
Federico Trono è stato promosso alla guida del gruppo Basicnet, dove è entrato nel 2007 e, pochi mesi dopo, è diventato amministratore delegato di Basic Italia. Precedentemente, per sette anni, è stato manager di Accenture, dove si occupava servizi finanziari, bancari e assicurativi. In Accenture era stato assunto subito dopo la laurea.

ELISABETTA RIPA
E' a capo di una società, Open Fiber, che ha in atto un piano di investimenti per 6,5 miliardi finalizzati all'installazione, la fornitura e l'esercizio di reti di comunicazione elettronica ad alta velocità in fibra ottica in tutta la Penisola, con il coinvolgimento di settemila Comuni e 271 città, da Torino a Catania. A guidare Open Fiber, che ha come azionisti Enel e la Cdp (Cassa Depositi e Prestiti), entrambe con il 50% del capitale, è la torinese Elisabetta Ripa, classe 1965.
Laurea in Economia e commercio alla Sapienza di Roma, poi studi all'Insead di Fontainbleau, Elisabetta Ripa ha incominciato a lavorare nel 1988 in un'agenzia pubblicitgaria. Poi, nel 1990 è passata in Sip, quindi in Telecom Italia e, nel 1995, ha partecipato alla nascita di Tim. Nel 2013 è stata nominata amministratore delegato di Telecom Italia Sparkle (rete di oltre mezzo milione di chilometri di cavi in fibra ottica), dove lancia soluzioni innovative per le imprese, che le valgono diversi premi. Nel 2015, assume lo stesso incarico nel gruppo Telecom Argentina, coordinandone successivamente la cessione a Fintech.
Dall'inizio del 2018, Elisabetta Ripa è amministratore delegato e direttore generale di Open Fiber, società che, fra l'altro, pochi mesi fa, ha avuto un finanziamento di 3,5 miliardi, che rappresenta la più grande operazione di finanza struttura nell'area Emea per lo sviluppo di una rete in fibra ottica.
Elisabetta Ripa è anche consigliere di amministrazione di Autogrill, società novarese dei Benetton quotata in Piazza Affari.

EDOARDO POZZOLI E GIUSEPPE BODRERO
Edoardo Pozzoli
Il vertice della Centrale del Latte d'Italia è sempre più torinese. La caratteristica si è rafforzata con le nuove nomine di Edoardo Pozzoli e Giuseppe Bodrero, entrambi nati e cresciuti sotto la Mole.
Edoardo Pozzoli, 36 anni, laurea magistrale in Economia e direzione delle imprese con 110 e lode, all'università di Torino, dal 2014 corporate director della “Centrale” è stato nominato direttore generale, “nell'ambito della nuova organizzazione e con l'obiettivo di proseguire il percorso di ricambio generazionale”.
Inoltre, a seguito del prossimo pensionamento di Vittorio Vaudagnotti, attuale cfo (responsabile finanziario), il Consiglio di amministrazione della Centrale del Latte d'Italia, ha nominato, con effetto dal 15 aprile, Giuseppe Bodrero dirigente preposto alla redazione dei documenti contabili societari, cfo e investor relator.
Giuseppe Bodrero, nato a Torino nel 1948, è già stato cfo di industrie nel settore automotive e alimentare, da ultimo nel gruppo Caffarel, per otto anni.
Il gruppo Centrale del Latte d'Italia, quattro stabilimenti produttivi e 415 dipendenti, ha nel suo Consiglio di amministrazione diversi torinesi, tra i quali Riccardo Pozzoli (vice presidente e amministratore delegato), Elsa Fornero, Luciano Roasio, Alberto Tazzetti e la commercialista Piera Braja

CHIARA ERCOLE
Recentemente, l'Economia, settimanale del Corriere della Sera, ha dedicato a Chiara Ercole e alla Saclà la pagina riservata alle imprese che fanno la storia dell'industria italiana. Nella sua intervista, Chiara Ercole, amministratore delegato della famosa azienda astigiana fondata ottant'anni fa dal nonno e figlia del presidente Lorenzo, ha raccontato le ragioni del successo della Saclà, le nuove iniziative in atto e in programma.
Fra l'altro, da poco sono stati lanciati ben 142 prodotti diversi (“come dice mio padre – ha spiegato Chiara Ercole – la buona cucina è come la musica: le note sono quelle, l'arte sta nel metterle insieme”), i piatti pronti monoporzione della linea fresca e si sta accelerando sul fronte del biologico.
La Saclà, ben nota ed apprezzata per i suoi sottoli, sottaceti e sughi pronti, ha un fatturato annuo di 130 milioni, derivante per la metà dalle vendite all'estero (esporta in una settantina di Paesi).

ENRICO PISINO
Il Cim 4.0 (Competence Industry Manufacturing 4.0), centro di competenza piemontese finanziato con 10,5 milioni di euro dal ministero dello Sviluppo Economico sul Piano Industria 4.0, ha preso ufficialmente il via con la nomina di Enrico Pisino ad amministratore delegato. Il Cim 4.0 è costituito dal Politecnico di Torino e dall’Università di Torino, unitamente a 24 aziende private: 4D Engineering, Agilent Technologies, aizoOn Consulting, Altran Italia, Cemas Elettra, Consoft Sistemi, Eni, FCA Italy, Fev Italia, GE Avio, GM Global Propulsion Systems-Torino, Illogic, Iren, ItaldesignGiugiaro, Leonardo, Merlo, Prima Industrie, Reply., Siemens, SKF Industrie, Michelin Italiana, STMicroelectronics, Thales Alenia Space Italia e TIM.
Il Centro di Competenza metterà a disposizione delle aziende “linee pilota” innovative per diverse tecnologie manifatturiere e costituirà un punto di riferimento in tutti gli ambiti a esse collegati, come Big Data, Internet of Things, robotica, fotonica, cybersecurity, nuovi materiali, efficientamento energetico dei processi, inclusa l’organizzazione del lavoro e della produzione. E nelle prossime settimane, le aziende coinvolte si organizzeranno per filiere produttive e definiranno ulteriori sei componenti del CdA, che risulterà così pienamente operativo.
Enrico Pisino si è laureato in Ingegneria meccanica al Politecnico di Torino. Nei primi anni 2000, in Fiat, si è occupato di programmi di ricerca, concept car e design per modelli in produzione. Dal 2005 al 2006 è stato sirettore Produzione e materiali nel Centro Ricerche Fiat e dal 2006 al 2008 sirettore della business line Architettura del veicolo all’interno del Centro. Dal 2008 è stato direttore della Interiors Unit del Gruppo fino al 2011, quando è diventato Head of Innovation di Chrysler Group. Nel 2013 è stato nominato Head of Vehicle Research & Innovation di Fiat Chrysler Automobiles. Dal 2015 è presidente del Settore Ricerca strategica & Innovazione per propulsione sostenibile di Eucar Council. Dal 2016 è membro del Comitato scientifico della Fondazione Politecnico di Milano e Presidente del National Technology Cluster Transport Italy 2020.

Piemonte, riesplosa la cassa integrazione: in febbraio + 156,8% la straordinaria

Febbraio esplosivo per la cassa integrazione in Piemonte: sono aumentate del 91,4% rispetto allo stesso mese dell'anno scorso le ore autorizzate per trattamenti di integrazione salariale. Sono salite a 5,052 milioni dai 2,639 milioni del febbraio 2018. E questo mentre tutta l'Italia ha fatto registrare un aumento del 25,6%, da 23,052 milioni a 28,959.
In particolare, sono state 1,536 milioni le ore autorizzate di Cig ordinaria, il numero più alto di tutte le regioni. Rispetto a febbraio 2018 l'incremento è stato del 20,9%, che diventa ancora più significativo considerando che l'Italia nel suo insieme ha avuto un calo dell'11,7%.
Quanto alla cassa integrazione straordinaria, l'aumento è stato del 156,8%, a fronte della media nazionale del 60,9%. Per il Piemonte sono state autorizzate 3,516 milioni di ore contro 1,369 milioni di febbraio dell'anno scorso.
Vero e proprio boom, poi, della cassa per solidarietà: 3,129 milioni di ore autorizzate, il 609,3% in più rispetto alle 441.171 ore dello stesso mese 2018 (l'incremento nazionale è risultato del 93,4%).
I dati Inps di febbraio raggelano non solo per se stessi ma anche perché arrivano dopo un inizio d'anno che aveva invece illuso. In gennaio, infatti, la cassa integrazione si era ridotta di oltre un terzo rispetto allo stesso mese del 2018. In regione erano state autorizzate, complessivamente, 1,128 milioni di ore per trattamenti di integrazione salariale, il 34,28% meno che nel gennaio precedente (a livello nazionale il calo era stato del 12,29%).
Tra l'altro, allora, quasi il 60% delle ore autorizzate in Piemonte (per la precisione il 59,92%) era dovuto alla cassa integrazione ordinaria (664.738 ore), concessa alle imprese per crisi non strutturale, ma momentanea, conseguente prevalentemente a riduzioni di commesse per difficoltà del mercato. Fra l'altro, nell'intero Paese,le ore di cassa integrazione ordinaria erano aumentate del 5% rispetto a gennaio dell'anno passato.
Anche per la cassa integrazione straordinaria, il Piemonte aveva fatto meglio del Paese nel suo insieme. Infatti, in gennaio, la regione aveva fatto registrare 463.382 ore di cig straordinaria, con una riduzione del 34,06% a fronte del calo medio nazionale del 21,97%. Ben sei altre regioni avevano avuto un numero di ore autorizzate superiore a quello del Piemonte.
L'Inps ha comunicato anche gli ultimi dati relativi alla Naspi, la nuova prestazione di assicurazione sociale per l'impiego, che ha sostituito l'indennità di disoccupazione. In gennaio, le domande per ottenere la Naspi sono state 13.545 in Piemonte (198.294 a livello nazionale). In tutto il 2018, ne sono state contate 112.180, a fronte delle 103.577 dell'intero 2017 e le 95.825 di tutto il 2016. In altre otto regioni le richieste dell'anno scorso sono state di più: in Lombardia (245.599), Campania (215.248), Sicilia (174.922), Emilia-Romagna (160.309), Lazio (158.969), Veneto (154.669), Puglia (152.195) e Toscana (135.399).

Interscambio 2018 Piemonte-Cina: -9,4% calo delle esportazioni e più importazioni

E' un biglietto da visita non bello quello che il Piemonte presenta in occasione della visita di Xi Jinping, presidente della Repubblica popolare cinese, in Italia. Perché è una delle quattro regioni che nel 2018 ha evidenziato un calo dell'interscambio con il grande e potente Paese asiatico e la sola industriale, insieme con il Lazio.
L'anno scorso, infatti, l'interscambio Piemonte-Cina è stato di 4,092 miliardi di euro, il 9,4% in meno rispetto ai 4,514 miliardi del 2017. Così, fra l'altro, la quota piemontese degli affari con la Cina è scesa al 9,3%.
Fra l'altro, mentre le importazioni dal Paese di Xi Jinping nel 2018 sono aumentate a 2,336 miliardi dai 2,215 miliardi del 2017, il valore delle esportazioni piemontesi in Cina è sceso a 1,755 miliardi dai 2,299 miliardi dell'anno precedente, per cui è peggiorato il saldo della relativa bilancia commerciale.
Venendo alle singole province, ecco i corrispondenti valori dell'interscambio con la Cina: Torino 2,133 miliardi (-23,6% rispetto al 2017), Cuneo 420 milioni (-0,1%), Biella 366,5 milioni (+15,1%), Vercelli 332,2 milioni (+27,5%), Novara 296,9 milioni (-2,5%), Alessandria 288,3 milioni (+25,8%), Asti 198,1 milioni (+48,9%), Verbania 57 milioni (+3,7%).
L'interscambio 2018 Italia-Cina è risultato di 43,950 miliardi, superiore del 4,8% ai 41,949 miliardi dell'anno precedente.
La quota della sola provincia di Torino è stata del 4,9%, comunque la terza maggiore a livello italiano. Tassi più alti sono stati evidenziati soltanto dalle province di Lodi (5,3%) e di Milano (18,8%, pari a 8,258 miliardi). Torino ha preceduto anche Bologna (3,4%), Treviso (3,2% come Vicenza e Bergamo).
L’Italia in Cina: si stima che le imprese cinesi a partecipazione italiana siano oltre 1.700, con circa 150 mila addetti e un giro d’affari di 22 miliardi di euro. A queste vanno sommate le 450 imprese a capitale italiano presenti a Hong Kong, che contano circa 8.000 addetti e un giro d’affari di oltre 2,3 miliardi di euro. Nel complesso, il numero di imprese italiane direttamente presenti in Cina o a Hong Kong – con uffici di rappresentanza, joint venture o WFOE – supera dunque di gran lunga le 2.000 unità, dato più che raddoppiato negli ultimi quindici anni.
La Cina in Italia. Alla fine 2017 risultavano direttamente presenti in Italia, attraverso almeno un’impresa partecipata, 300 gruppi cinesi, di cui 216 cinesi e 84 con sede principale a Hong Kong. Con riferimento alla distribuzione territoriale delle imprese partecipate concentrate per i quattro quinti del totale nelle regioni settentrionali. Spicca la Lombardia, che ospita 214 imprese a capitale cinese, pari al 41,6% del totale; seguono Lazio con 71 imprese, Emilia-Romagna con 46, Piemonte con 40 e Veneto con 36.
La Lombardia guida anche la graduatoria relativa al numero di dipendenti (8.357, pari al 32,1% del totale), seguita da Emilia-Romagna (3.846), Piemonte (3.801), Veneto (3.094) e Liguria (2.932); queste cinque regioni pesano da sole per quasi l’85% del totale.

Nel 2018 vendute 5,5 milioni di auto usate un giro d'affari pari a 21,6 miliardi di euro

La doppia faccia del mercato automobilistico italiano. L'anno scorso, mentre sono diminuiti gli acquisti di vetture nuove, sono aumentati quelli delle usate. L'Unrae, l'Unione che rappresenta i Costruttori esteri attivi nel nostro Paese, ha appena precisato che nel 2018, a fronte di una flessione del mercato del nuovo, calato del 3,1% a 1.909.952 immatricolazioni, è stato registrato un incremento del 4,3% delle vendite di auto usate. Infatti, sono risultati 5.567.570 i trasferimenti di proprietà complessivi, circa 230.000 in più rispetto al 2017.
Dalla scomposizione emerge un andamento simile fra trasferimenti netti e minivolture: i passaggi netti sono stati 3.043.577 (+4%) e 2.523.993 (+4,6%) le minivolture, cioè i trasferimenti temporanei agli operatori in attesa della rivendita al cliente.
Il giro d’affari generato dalla vendita degli oltre tre milioni di auto usate è stato di 21,6 miliardi di euro, in crescita del 10,1% rispetto ai 19,6 miliardi dell’anno 2017. L’incremento è stato più dinamico di quello delle vetture trasferite, a causa di un incremento del prezzo medio delle auto oggetto di passaggio di proprietà, che si colloca intorno ai 7.100 euro.
I trasferimenti netti analizzati sotto il profilo del contraente evidenziano un sostanzioso incremento degli acquisti dei privati da “Km 0” che dal 6,1% salgono al 7,6% del totale, considerando il vantaggio economico che il cliente riscontra per un’auto fondamentalmente nuova. Qualche decimo viene recuperato dagli acquisti fatti presso un operatore di settore (Casa auto, concessionaria, trader) al 46,8% di quota, mentre perdono quasi due punti le vetture che i privati si scambiano fra loro, posizionandosi al 44,6% e scendendo al secondo posto nel ranking fra i canali scelti per l’acquisto della propria auto usata.
Scende di un punto la quota dei ritiri di autovetture da parte di operatori (Case, concessionarie e trader), che comunque coprono oltre la metà delle minivolture (51,9%); in crescita di mezzo punto, invece, le vetture derivanti da altri operatori (32,4% del totale) e dalle “Km 0”, al 5,6% di quota. Nel 2018 rimangono sostanzialmente stabili le rappresentatività delle vetture ritirate che derivano dal noleggio a lungo e a breve termine.
Se si guarda all’anzianità delle vetture trasferite, i dati confermano un aumento degli acquisti di quelle più fresche, immatricolate nello stesso anno del trasferimento, che si collocano al 13,2% di quota, proprio grazie alla disponibilità delle Km 0 destinate al mercato dei privati. In aumento anche quelle di 1-2 anni al 6,7% e quelle da 2 a 4 anni (10% del mercato). Il 42,5% dei trasferimenti ha riguardato le vetture più anziane, con oltre 10 anni, il 27,6% quelle con anzianità da 4 a 10 anni. Nell’insieme, l’anzianità media delle vetture oggetto di passaggio di proprietà è rimasta stabile da un anno all’altro: 8 anni e 11 mesi.
Un canale fondamentale di vetture immesse sul mercato dell’usato è quello del noleggio. Dall’analisi del lungo termine emerge che nel 2018 il 6,5% è andato a privati, il 12,9% è stato esportato edoltre il 73% è andato a dealer e rivenditori. Nel secondo passaggio, di queste ultime, oltre il 45% è stato acquistato da clienti privati, il 28,9% è stato destinato ad altri operatori e oltre il 19% a oggi risulta nel parco di tali operatori. Se, quindi, consideriamo entrambi i passaggi, i clienti privati si sono assicurati oltre la metà delle vetture provenienti dal noleggio a lungo termine.
Le autoimmatricolazioni (vetture già immatricolate da Case automobilistiche o reti di vendita) sono una fonte primaria di auto che entrano nel mercato dell’usato per raggiungere poi gli acquirenti privati, seppur con un target di clientela diverso, visto che ,come tipologia di vetture, risultano molto più vicine al mercato delle auto nuove.
Nel 2018 le 331.600 vetture autoimmatricolate sono state destinate per il 47% ad un’utenza privata, il 22,4% è entrato nella disponibilità di altri operatori, il 20,5% risulta ancora da destinare e presente nel parco dell’intestatario della prima immatricolazione.

Tav? Intanto il traffico dei veicoli pesanti sulle autostrade piemontesi sale del 2,4%

Fabrizio Palenzona, presidente Aiscat
Tav sì, Tav no. Analisi dei costi/benefici. Contro analisi. Intanto, il traffico dei veicoli pesanti sulle tratte autostradali piemontesi aumenta. E non poco. Nonostante la crisi economica che continua, sia pure meno gravemente.
La prova della crescita del traffico pesante, comune a buona parte dell'Italia, arriva dai dati appena pubblicati dall'Aiscat, l'associazione italiana delle società concessionario di autostrade e trafori, presieduta dall'alessandrino Fabrizio Palenzona.
Nel 2018, le autostrade piemontesi hanno registrato 1,745 miliardi di veicoli-km, ancora il 2,44% in più rispetto al 2017. Così, il traffico di camion e tir sulle autostradale della regione, la cui rete è di quasi 700 chilometri sui 5.761 dell'intera Penisola, è risultato pari all'8,9% nazionale.
In particolare, l'anno scorso, gli incrementi del traffico pesante sono stati i seguenti: + 6,6% sulla Torino-Bardonecchia e al traforo del Frejus; +1,9% sulla Quincinetto-Aosta e sul raccordo del Gran San Bernardo; + 3,6% sulla Torino-Ivrea-Quincinetto, Ivrea-Santhià e sul sistema tangenziale torinese; + 4,5% sulla Asti-Cuneo; + 3,2% sulla Torino-Milano; + 1% sulla Torino-Piacenza e +2% sulla Torino-Savona.
Ed è' stato proprio l'aumento del traffico pesante a salvare il bilancio 2018 della rete autostradale piemontese. Infatti, mentre tutte le tratte della regione hanno fatto registrare una crescita del loro utilizzo da parte dei veicoli industriali, rispetto al 2017, soltanto la Asti-Cuneo e la Torino-Milano hanno invece evidenziato un incremento anche del traffico leggero, cioè quello automobilistico.
Comunque, l'anno scorso, le autostrade del Piemonte hanno contato, complessivamente, 6,610 miliardi di veicoli-km, lo 0,25% in più rispetto al 2017. La quota della regione è risultata così pari al 7,86% degli 84 miliardi dell'Italia, che ha evidenziato un incrementato dello 0,4% del traffico autostradale (+2,3% quello dei veicoli pesanti).
Il traffico totale è aumentato sulla Torino-Bardonecchia e al Traforo del Frejus (+1,5%), sulle tratte Torino-Quincinetto, Ivrea-Santhià e sulla tangenziale di Torino (+0,5%), sulla Asti-Cuneo (+2,3%) e sulla Torino-Milano (+1,5%); mentre è calato sulla Quincinetto-Aosta e sul raccordo del Gran San Bernardo (-0,6%), sulla Torino-Piacenza (-0,8%) e sulla Torino-Savona (-1,1%).
Anche quest'ultima, però, ha avuto più traffico leggero (+2%), così come le tratte gestite da Sitaf (+6,5%), Sav (+1,9%), Ativa (+3,6%), Asti-Cuneo (+4,5%), Satap (+3,2% la A4 e +1% la A21), oltre che, appunto, l'Autostrada dei Fiori.
Tutte le concessionarie delle autostrade piemontesi fanno capo al gruppo Gavio di Tortona, attraverso le società Astm e Sias, quotate alla Borsa di Milano.

Nuova iniziativa di Intesa Sanpaolo in Asia partnership hi-tech di Innovation Center


Maurizio Montagnese, presidente
Intesa Sanpaolo Innovation Center
Intesa Sanpaolo Innovation Center, società torinese del Gruppo Intesa Sanpaolo che ha il compito di presidiare, implementare e accelerare processi e piani di sviluppo dell’innovazione, ha siglato un importante accordo di collaborazione con The Floor Hong Kong, tra le principali piattaforme tecnologiche, che di recente ha aperto una nuova sede nella città di riferimento della Greater Bay Area. La partnership nasce in continuità con l’esperienza avviata con The Floor nel 2016, a Tel Aviv, su tematiche fintech.
Coerentemente con la strategia di internazionalizzazione e di sviluppo tecnologico di Intesa Sanpaolo Innovation Center, l’accordo con The Floor Hong Kong apre una finestra su un ecosistema innovativo a crescita esponenziale. Obiettivo della collaborazione è supportare le attività dell’Innovation Center ad accelerare lo scale-up internazionale delle aziende italiane in Asia, erogare programmi di formazione per i giovani talenti del Gruppo, agevolare lo scouting di piattaforme tecnologiche di wealth management sul mercato cinese.
Hong Kong e la Greater Bay Area - che comprende anche Macau, Guangzhou, Shenzhen, Zhuhai, Foshan, Zhongshan, Dongguan, Huizhou, Jiangmen and Zhaoqing - rappresentano l’area più dinamica della Cina: primo produttore di brevetti tecnologici in Asia e sede dei più grandi giganti high-tech.
Grazie a questa partnership – ha commentato Maurizio Montagnese, presidente di Intesa Sanpaolo Innovation Center - consolidiamo la nostra presenza in Asia, mercato di riferimento per l’ecosistema dell’innovazione. L’accordo con un player strategico come The Floor Hong Kong ci consentirà di offrire al Gruppo, e quindi ai suoi clienti, l’accesso a una delle più grandi piattaforme per l’accelerazione delle startup a livello mondiale in grado di offrire nuove opportunità di sviluppo e investimento”.
A proposito di Cina, Mario Costantini, direttore generale di Intesa Sanpaolo Innovation Center, che occupa oltre cento specialisti al trentunesimo piano del grattacielo torinese del colosso finanziario guidato da Carlo Messina, recentemente ha detto: “Nell’ottica di promuovere l’innovazione, riteniamo strategico facilitare la rete di scambi tra le imprese tecnologiche italiane e quelle cinesi. Siamo convinti che, attraverso la condivisione di asset e competenze, si possano creare opportunità di business e di sviluppo che favoriscano le strategie di Open Innovation dei nostri clienti, specialmente in un mercato a forte crescita come quello cinese”.

Aziende green,Torino e Piemonte su podio

“Torino e il Piemonte sempre più “green”. L'anno scorso, nella provincia con la Mole, è aumentato ancora del 3,7% il numero delle imprese “verdi”, quella schiera di aziende che operano nel vasto settore formato da attività quali la raccolta dei rifiuti, il risparmio dell'energia, la riduzione dei costi e dell'impatto ambientale, del recupero degli scarti di produzione, del controllo di qualità e, fra l'altro, della ricerca nelle scienze naturali”.
La notizia è stata pubblicata dal Corriere Torino, con la precisazione che, al 31 dicembre scorso, sono risultate 2.203 le imprese verdi registrate alla Camera di commercio di Torino (erano 2.125 alla stessa data del 2017 e 1.802 a fine 2013) e 4.663 nell'intero Piemonte, che ha fatto registrare una crescita del 2,7% nell'ultimo anno e del 20,3% dal 2013. I loro dipendenti, l'anno scorso, erano 55.938 nel Torinese e 65.918 in tutto il Piemonte.
Numeri che valgono il terzo posto nelle classifiche nazionali sia delle province sia delle regioni. Un numero di aziende “verdi” superiore a quello torinese, infatti, può essere vantato soltanto dalle province di Milano (4.271) e di Roma (3.214).
Quanto alle regioni, davanti al Piemonte si trovano soltanto la Lombardia (10.319) e il Veneto (4.845). Il Piemonte precede anche la Toscana (4.433), il Lazio (4.297) e l'Emilia-Romagna (4.183).
Tornando alle province piemontesi, a fine 2018 Alessandria conta 423 imprese green (419 a fine 2017), Asti 233 (231), Biella 242 (237), Cuneo 935 (905), Novara 294 (295), Verbania 181 (175) e Vercelli 152, lo stesso numero dell'anno precedente.
Rispetto al 2013, i maggiori incrementi sono stati registrati nelle province di Verbania (+35,1%) e di Biella (+30,8%).
In tutta l'Italia le imprese verdi al 31 dicembre scorso erano 55.387, il 3,7% in più rispetto alla stessa data del 2018 e il 27,6% in più rispetto a cinque anni prima.

Regionali "champions" e fra le "top 500"

Dieci su cento. Sono dieci le imprese piemontesi che l'Economia del Corriere della Sera ha inserito nell'elenco delle “champions” 2019, le cento italiane selezionate fra quelle con fatturato compreso tra i 120 e i 500 milioni di euro nel 2017 e le seguenti caratteristiche: crescita media aggregata del 4,5% negli ultimi sette esercizi, profitti industriali lordi (ebitda) annuali pari ad almeno l'8,5% del fatturato negli ultimi tre anni e rating “ottimo”.
Un gruppo – le magnifiche cento – che nel 2017 ha avuto, complessivamente, ricavi per 21,403 miliardi di euro (+9,6% rispetto al 2011), un utile operativo lordo di 3,843 miliardi, aumentato mediamente del 17,68% all'anno nel triennio 2015-2017, un utile netto di 2,013 miliardi e una redditività del 14,49%. Dando lavoro a circa 80.000 persone.
Ecco le dieci piemontesi “champions” 2019 (tra parentesi fatturato e numero di dipendenti 2017): Esseco Group (347,434 milioni e 919 dipendenti), attiva nel settore componenti chimici e derivati; Guala Closures (241,061 e 1.762), chiusure di sicurezza; Fonti di Vinadio-Sant'Anna (218,374 e 159), acque minerali; Mirato (174,596 e 429), prodotti per l'igiene e la cura della persona; Eltek (174,427 e 1.180) componenti meccatronici per automotive, elettromestici e medicale; Balocco (167,386 e 312) dolci da forno; Lanificio Vitale Barberis Canonico (167,105 e 429), tessuti per abbigliamento; Metlac (166,220 e 165), vernici e smalti per contenitori metallici; Igor (148,202 e 178), formaggio gorgonzola; Mario Levi (130,878 e 238) rivestimenti interni per automotive.
Sempre L'economia del Corriere della Sera, con l'introduzione della brava Raffaella Polato, ha pubblicato anche l'elenco delle “top 500”, formato dalle aziende con fatturato 2017 compreso tra i 20 e 120 milioni e con le stesse performance delle “champions”. Insieme, queste 500, nel 2017 hanno registrato ricavi per 22,3 miliardi e un utile netto di 2,565, presentando una redditività del 19,8%, con quasi 80.000 dipendenti e sono cresciute mediamente del 12,7% all'anno nel periodo 2011-2017.
Delle “Top 500” fanno parte le seguenti imprese piemontesi (tra parentesi fatturato e numero di dipendenti 2017) : Bonarfin-gruppo Spea (118,376 milioni e 654 dipendenti), sistemi di collaudo microchip e schede elettroniche; 2A (111,774 e191), cerniere e componenti in alluminio per automotive; Chiorino (111,394 e 856), nastri di traspprto e processo, cinghie di trasmissione; Reda (108,179 e 381) tessuti per abbigliamento; Prodotti chimici e alimentari (95,366 e 233), principi attivi per la farmaceutica; Herno (84,980 e 171) abbigliamento; Fiorentini Alimentari (83.591 e 25), prodotti alimentari; Raselli Franco (81,781 e 557), gioielleria e oreficeria per conto terzi; Mt-gruppo Famar (74,463 e 206), macchinari per lavorazioni meccaniche automotive;
Gallina Holding (70,614 e 200), facciate in policarbonato; Dentis (70,396 e 113) materiali riciclati da pet per l'industria plastica; Autoblock (70,088 e 348), sistemi di presa pezzo su macchine utensili; Officina meccanica sestese (59,560 e 247) macchinari per il packaging; Fratelli Pettinaroli (56.877 e 250) valvole a sfera termostatiche di bilanciamento automatico; Santero Fratelli (53,973 e 49), commercializzazione vini spumanti; Tecnau (50,873 e 215), macchinari per l'industria della stampa digitale; Paolo Astori (50,580 e 160), particolari in metallo per automotive e aeronautica; Pontevecchio-gruppo Damilano (49,641 e 88), acque minerali; Meat&Doria (48,162 e 62) ricambi settore automotive; Mpe (46.674 e 217) componenti in plastica per automotive; Vigel (45,443 e 137) macchine utensili speciali; Fara Industriale (41.885 e 41) stampi e stampaggio per automotive;
Collines (40,814 e 119), macchinari per imballaggi plastici; Gp Tecnica (38,617 e 116) componenti di carrozzeria per automotive; Visgel Catering (36,944 e 62) alimentari; Reer (35.619 e 119), relè e sensori di sicurezza, lampade e sistemi di illuminazione; Sidat (34,203 e 60 (componenti e ricambi automotive), Lanificio Zignone (33,855 e 132) tessuti per abbigliamento maschile; Tekfer (33,644 e 43) sistemi di segnalamento e automazione del traffico ferroviario; Lauretana (33,329 e 72) acque minerali; Società Metanodotti Valletanaro (32,866 e 55) distribuzione gas metano; Teoresi (32,483 e 575) consulenza ingegneristica e soluzioni Ict; Cuneo Inox (30,659 e 35), lamiere e barre; Ondalba (29,775 e 51) imballaggi in cartone ondulato; Selmi (27,599 e 42) macchine per lavorazione del cioccolato, tostatura caffè e frutta secca;
Cover50 (17,524 e 51) abbigliamento, pantaloni; Trasgo (27,355 e 263) servizi di trasporto, logistica e allestimenti fieristici; Osar (26,777 e 107), componenti stampati a caldo per automotive; Mecal (26,117 e 99), attrezzature e componenti per l'industria; Iltar-Italbox Industrie Riunite (25,820 e 56) stampaggi componenti in polipropilene; Rubinetterie Condor (25,788 e 125), componenti per macchine per caffè, rubinetteria sanitaria; Forvet costruzioni macchine speciali (24,883 e 38), macchinari per l'industria del vetro; Telai Olagnero (24,817 e 119), telai per biciclette; Trivi (24,454 e 26), macchinari e impianti per l'industria alimentare; Farmaceutici Procemsa (24,249 e 103), integratori alimentari e sosmetici per conto terzi; Tecno Gi Plast (24,145 e 31) materiali plastici e accessori per calzature; Dira (23,141 e 52), distribuzioni vetri e cristalli per autoveicoli; Aec (22,664 e 49) componenti elettrici per automotive), Opac (22,411 e 52) produzione veicoli in serie limitata e capote; Bioindustria Lim (22,373 e 112) medicinali e prodotti farmaceutici; Selimat (21,554 e 137), distribuzione automatica bevande e snack; Garlando (21,297 e 75) articoli per intrattenimento e sport.

La "Magna Charta" a Vercelli

Sono arrivati da Pavia e da Milano e non solo per assistere alla conferenza “Magna Charta Libertatum a Vercelli. Alle radici delle Costituzioni europee?”. Un successo decretato fin dalla presentazione dei relatori, Alessandro Barbero, storico e docente di Storia Medioevale all'Università del Piemonte Orientale e Massimo Cavino, costituzionalista e docente di Diritto costituzionale. Non per tutti, però, c’è stata la possibilità di partecipare al terzo appuntamento della rassegna "MeetUp on Friday - I venerdì della Fondazione”, nella sede della Fondazione Cassa di Risparmio di Vercelli. Tanto che il presidente, Fernando Lombardi, non ha escluso la possibilità di proporre un “bis” nel corso del periodo delle celebrazioni per gli 800 anni di fondazione dell’abbazia di Sant’Andrea. L'appuntamento, moderato da Paolo Garbarino, vice presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Vercelli, già rettore dell'Upo, ha visto inoltre l'introduzione di Gianna Baucero, presidente dell'associazione Chesterton e autrice di un volume sull'antico documento inglese. Tutti gli interventi hanno generato lunghi applausi, conferma ulteriore del grande interesse per l'iniziativa. La Magna Charta,che sarà esposta a Vercelli, in Arca, è quella conservata nella cattedrale di Hereford e concessa nel 1217 da Guala Bicchieri. Non reca più il sigillo, ma si sa con certezza che è stata siglata dal cardinale vercellese, come precisato da Gianna Baucero, che ha contattato i vertici della cattedrale britannica per portarla in città. “Il documento è in perfetto stato di conservazione – ha spiegato Gianna Baucero - Presenta solo piccole imperfezioni sul lato destro e un piccolo strappo nella parte inferiore. Nulla per essere una signora di 800 anni. Misura 47 centimetri per 30 circa e presenta 64 righe, scritte con una grafia uniforme, nitida. Lo stile è quello tipico della cancelleria reale. Consta di 39 articoli: il testo scorre ed è stato così suddiviso per comodità di studio. L’edizione del 1217 è stata il modello per quella definitiva concessa nel 1225 in diritto proprio da Enrico. Il sigillo di Guala Bicchieri, perduto, aveva forma a mandorla e doveva essere ancorato a due linguette pergamenacee”. La Magna Charta di Hereford è una grande viaggiatrice. Nel 2015 in occasione degli 800 anni della prima concessione ha toccato sette Paesi, tre continenti, passando per 25 fusi orari. “Siamo orgogliosi di averla ora a Vercelli - ha aggiunto Baucero - Quando nell’estate scorsa inviai la mail a canon Chris Pullin per vedere se poteva esserci la possibilità di un prestito espositivo, dopo due giorni la risposta è stata: “Why not?”, ovvero “Perché no?”. La Magna Charta è un prototipo di Costituzione? Sostenere che sia la radice di tutto, come spiegato da Cavino, forse è troppo anche se alcune clausole in essa contenuta hanno inciso sulla divisione dei poteri in Inghilterra: "Oltre Manica alcuni aspetti ancora oggi si fondano sull'antico documento, mentre altre consuetudini costituzionali non trovano riscontro scritto". Un esempio? Una sentenza del gennaio 2017 della Corte Suprema Inglese sulla Brexit, ha respinto il tentativo del governo britannico di decidere autonomamente al posto del Parlamento. Cavino ha affermato inoltre: "Con la Magna Charta è stata sancita, su un documento, l’importanza della democrazia rappresentativa, mediando tra popolo e re". Cavino si è poi concesso una digressione, guardando all'attualità italiana: "E' in corso una revisione costituzionale: la visita della Magna Charta possa essere un'occasione simbolica per riflettere proprio sulla democrazia rappresentativa".

Peugeot fa impennare i titoli Fca ed Exor Piazza Affari crede in una nuova alleanza

John Elkann, numero 1 di Exor e Fca
Tutto occupato da quotate della famiglia Agnelli-Elkann-Nasi il podio Ftse Mib dei rialzi di oggi, 19 marzo. Con Fca sul gradino più alto. L'ultimo prezzo della sua azione è stato di 13,382 euro, superiore del 5,01% a quello di ieri. Non ha fatto meglio nessun altro titolo dell'indice che rappresentale 40 principali società trattate alla Borsa di Milano. Non solo: l'incremento di Fca è risultato il decimo maggiore di tutta Piazza Affari.
A far impennare la quotazione di Fca è stata una dichiarazione di Robert Peugeot, numero uno dell'omonima famiglia francese azionista di riferimento, con il 12% del capitale, del gruppo Psa (marchi Peugeot, Citroen, Ds, Opel e Vauxhall). Robert Peugeot non ha escluso un'alleanza con Fca, costruttore con il quale Psa, da decenni, condivide la fabbricazione di veicoli commerciali, prodotti in stabilimenti italiani e francesi e distribuiti con i rispettivi marchi.
Del balzo di Fca ha subito beneficiato, naturalmente, la sua controllante, Exor, guidata da John Elkann, sul secondo gradino del podio delle blue chip in seguito al rialzo del 3,78%, che ha consentito la riconquista del livello dei 58 euro per azione. E sul terzo è finita Cnh Industrial, altra controllata di Exor, come lo sono anche Ferrari (+0,26%) e la Juventus (-0,27%). Quest'ultima ha pagato ancora la sconfitta di domenica, la prima in campionato, con il Genoa; oltre che l'incertezza relativa alla punizione di Cristiano Ronaldo per il gestaccio al termine della partita, vinta, con l'Atletico Madrid.
Comunque, oggi, è stato Toro per buona parte della Borsa di Milano e l'indice Ftse Mib ha segnato 21.430 punti, lo 0,92% più di ieri. Incrementi di prezzo superiori a quello medio del big di Piazza Affari sono stati fatti registrare dalle piemontesi Astm (+2,59%), Cdr Advance Capital (+3,51%), Conafi (+3,04%), Diasorin (+1,38%), Fidia (+1,18%), Guala Closures (+2,26%), Italgas (+1,11%), M&C (+2,19%), Prima Industrie (+1,20%), Reply (+2,97%) e Sias (+2,25%).
Invece, hanno chiuso con segno negativo Autogrill (-0,61%), Centrale del Latte d'Italia (-0,71%), Damiani (-0,23%), Iren (-0,44%) e Italia Independent (-1,55%).

Mentori piemontesi di successo all'estero consulenti gratis per aziende del Torinese


Vincenzo Ilotte, presidente
Camera di commercio di Torino 
Tornano a Torino, per incontrare esponenti delle aziende locali, i mentori coinvolti nel progetto “Meet@Torino - Mentoring for International Growth” della Camera di commercio di Torino. I mentori sono professionisti legati al Piemonte, per motivi di nascita, studio o lavoro, che hanno fatto carriera all’estero e che hanno accettato, a titolo volontario e gratuito, l'invito camerale a fornire consulenza e assistenza agli imprenditori.
Alla questa quinta edizione del progetto partecipano 46 manager che lavorano, in posizioni chiave, in grandi aziende a livello mondiale quali Aizoon, Comau, Dell Technologies, Fca, Eataly Usa, Enel Green Power, Facebook, Johnson&Johnson, Whirpool e hanno, mediamente, più di 10 anni di esperienza di vita lavorativa in 15 diversi Paesi, compresi Hong Kong, Thailandia, Cina, Singapore, Brasile, Usa, Sudafrica.
Elettronica, automotive, cosmetica, piattaforme e-commerce, energia, infrastrutture, tecnologie digitali, lusso, agri business, alimentari e bevande, medicale: sono questi i settori di competenza nei quali i mentori esprimono la propria competenza.
Come sottolineato da Vincenzo Ilotte, presidente della Camera di commercio di Torino: “L’internazionalizzazione passa anche attraverso una rete di contatti strategici, con persone in grado di indirizzare e consigliare in modo qualificato e competente, ma totalmente disinteressato. E' questo il valore più importante del nostro progetto, che quest’anno vede crescere il numero dei mentori internazionali, tra cui 17 alla prima esperienza con noi, ma anche delle aziende piemontesi che si sono candidate a essere mentee, ben 138. La rete in questi anni è cresciuta molto: basti pensare che su LinkedIn il network conta oltre 1.900 contatti”.
Nella mattinata di giovedì 21 marzo i mentori a Torino incontreranno oltre 120 imprenditori piemontesi, per iniziare a lavorare insieme in un rapporto personale di consulenza e crescita su diversi temi (strategia, internazionalizzazione, benchmarking, ecc.), mediato dalla Camera di commercio di Torino. L’impegno prevede un minimo di 30 ore dedicate nell’arco di otto mesi.
Poi, venerdì 22, i mentori incontreranno gli esponenti di altre 30 aziende piemontesi nella sedi di Confindustria Canavese, da quest'anno partner del progetto.
Fra l'altro, la presenza a Ivrea sarà anche l’occasione per coinvolgere i mentori in un concorso di idee relativo al progetto Icona, che si propone di riaprire, con nuove idee di innovazione sociale, la Fabbrica di Mattoni Rossi di Camillo Olivetti.
Patrizia Paglia, presidente
Confindustria Canavese
Oggi un’impresa per crescere non può concentrarsi soltanto sul mercato interno, ma deve allargare i propri orizzonti e guardare anche al resto del mondo” ha spiegato Patrizia Paglia, presidente di Confindustria Canavese. E ha aggiunto: “Muoversi verso i mercati esteri richiede, però, molta competenza e preparazione e affinché l’internazionalizzazione sia veramente efficace è importante avvalersi della consulenza e dei consigli di chi sa già come muoversi nei mercati di altri Paesi. Il mentoring può essere uno strumento molto valido per il trasferimento delle conoscenze in tale ambito. Perciò, Confindustria Canavese ha voluto essere partner della Camera di commercio di Torino in questo progetto, al fine di offrire alle imprese del Canavese un ulteriore supporto per il loro sviluppo”.
Il programma Mentoring for International Growth è un'iniziativa della Camera di commercio di Torino, con il supporto di Regione Piemonte, Gruppi Giovani imprenditori di Unione Industriale, API Torino, CNA, Incubatori I3P e 2I3T, Envipark, Ceipiemonte, Fondazione Torino Wireless, Confindustria Canavese.

Piemonte, persi negli ultimi dieci anni oltre 22.000 amministratori d'impresa Under 30 calati del 38%, boom over 70

Meno imprese e ancora meno amministratori. In Piemonte, negli ultimi dieci anni, i titolari di cariche aziendali sono calati dai 287.023 del 31 dicembre 2009 ai 264.721 del 31 dicembre 2018. La regione ne ha persi 22.302, il 7,77%. In controtendenza rispetto alla media italiana.
Non solo: a diminuire drasticamente è soprattutto la categoria degli amministratori con età compresa fra i 30 e i 49 anni, calati da 133.535 a 93.132 (-43,4%); ma è andata solo un po' meno peggio a quella dei più giovani (meno di 30 anni), il cui numero è sceso da 14.155 a 8.761 (-38,1%).
Invece, nell'ultimo decennio, come rilevato da Infocamere-Unioncamere, in Piemonte sono cresciute le categorie degli amministratori con più di 50 anni. In particolare, sono aumentati da 108.837 a 121.479 i titolari di cariche di eta compresa tra i 50 e i 69 anni (+11,61%) e da 30.496 a 41.349 gli ultrasettantenni (+35,59%). Queste due fasce, dunque, sono cresciute di 23.498 unità e del 16,86%), mentre le prime hanno perso 45.797 amministratori (-31%).
In altri termini: ai vertici delle imprese attive in Piemonte si trovano sempre più teste bianche e sempre meno giovani.
Un anno fa, al 31 marzo 2018, il Piemonte contava 264.235 titolari di cariche aziendali, 13.198 in meno rispetto alla stessa data del 2017. Nessun'altra regione ne aveva persi così tanti (9.835 l'Emilia-Romagna, seconda), Anzi, tutta l''Italia ne aveva registrati 47.587 in più. E' stato, perciò, un altro record negativo del Piemonte. Grave. Fra l'altro, l'impoverimento di capitani d'impresa assume un valore ancora maggiore, considerando che è stato dovuto interamente alle fasce d'età più basse, quella dai 18 ai 29 anni (-2.173) e quella dai 30 ai 49 anni (-25.583). E non consola che il fenomeno del calo dei capitani d'impresa giovani sia stato comune a tutto il Paese.
Al contrario, anche nel lustro terminato il 31 marzo 2018, in tutte le regioni erano aumentati gli amministratori d'impresa delle altre due fasce d'età censite da Unioncamere e Infocamere; in particolare, in Piemonte, erano diventati 8.301 in più i capitani d'azienda con età compresa fra i 50 e i 69 anni e 6.207 in più gli ultrasettantenni.
“Sempre meno giovani al comando delle imprese italiane” hanno commentato da Unioncamere e Infocamere, precisando che “tra marzo 2013 e marzo 2108, le cariche di anninistratore nel nostro Paese sono cresciuta di quasi 48.000 unità, ma continuano a diminuire i giovani coinvolti nelle stanze dei bottorini dell'azienda Italia. Complessivamente, infatti, nei cinque anni considerati, la percentuale di amministratori con più di 50 anni è passata dal 53 al 61%, mentre è diminuita di 7,7 punti percentuali quella degli under 50”.
Al 31 marzo scorso, in Italia si contavano 3.820.480 amministratori d'impresa, dei quali 1.489.227 di età inferiore ai 50 anni e 2.331.253 invece ultracinquantenni.

Con la cura Urbano Cairo Rcs (Corriere) torna a dare il dividendo dopo dieci anni

L'alessandrino Urbano Cairo, numero uno di Rcs M
Il Toro, domenica, ha perso; ma il suo presidente, l'alessandrino Urbano Cairo, oggi, 18 marzo, si è tolto una gran bella soddisfazione. Cairo, infatti, ha potuto comunicare che Rcs MediaGroup, società quotata in Borsa della quale è l'azionista di maggioranza assoluta oltre che la guida, torna a distribuire un dividendo, dopo dieci anni di bocca asciutta. E questo grazie ai brillanti risultati conseguiti nel 2018 dalla storica impresa editoriale, che pubblica anche il Corriere della Sera.
Nel 2018, il gruppo Rcs ha pienamente raggiunto gli obiettivi economico-finanziari previsti: risultato operativo lordo (ebitda) di 155,3 milioni (+ 17,1 milioni rispetto al 2017), efficienze pari a 25,7 milioni, utile di 85,2 milioni (+14,1 milioni del precedente, che aveva beneficiato per circa 14,9 milioni della plusvalenza netta derivante dalla cessione della partecipazione in Ieo).
Non solo: l'indebitamento finanziario netto è sceso a 187,6 milioni, evidenziando un decremento di circa 100 milioni rispetto ai 287,4 milioni al 31 dicembre 2017 e di 234,8 milioni rispetto al 30 giugno 2016.
I ricavi netti consolidatidi sono ammontati a 975,6 milioni, rispetto agli 895,8 milioni del 2017. In particolare, i ricavi pubblicitari sono saliti a 405,8 milioni (+2% circa), mentre quelli editoriali sono calati a 432,3 milioni, a causa di Unidad Editorial, la cui flessione solo in parte è stata compensata dall’incremento di 1,8 milioni (+0,6%) da parte di Quotidiani Italia, realizzato anche grazie allo sviluppo dei ricavi da abbonamenti digitali del Corriere della Sera (a livello diffusionale, Rcs MediaGrou conferma la leadership nei rispettivi segmenti di riferimento con i quotidiani Corriere della Sera,La Gazzetta dello Sport, Marca ed Expansiòn, mentre El Mundo conferma la seconda posizione tra i quotidiani generalisti spagnoli).
I ricavi digitali totali realizzati dal Gruppo sono ammontati a circa 163 milioni, segnando una crescita del 12,6% rispetto 2017, con una percentuale di incidenza sui ricavi complessivi del 16,7%.
Nel corso del 2018 è proseguito l’impegno sul contenimento dei costi operativi e di struttura, accompagnato da una intensa attività di arricchimento e sviluppo dell’offerta editoriale, sia sul canale digitale sia su quello tradizionale.
Così, il Consiglio di amministrazione, presieduto da Urbano Cairo, ha deliberato di proporre all'ssemblea dei soci la distribuzione di un dividendo di 0,06 euro per azione. La remunerazione del capitale torna dopo 10 anni.
Inoltre, “in considerazione delle azioni già messe in atto e di quelle previste per lo sviluppo dei prodotti e ricavi, così come per il continuo perseguimento dell’efficienza operativa, in assenza di eventi al momento non prevedibili e senza considerare gli effetti della diversa rappresentazione contabile che deriveranno dall’adozione, a partire dal 1 gennaio 2019, del nuovo principio contabile, il Gruppo ritiene che sia possibile confermare per il 2019 l’obiettivo di conseguire livelli di marginalità e flussi di cassa della gestione operativa sostanzialmente in linea con quelli realizzati nel 2018, consentendo un’ulteriore significativa riduzione dell’indebitamento finanziario netto.
L’evoluzione della situazione generale dell’economia e dei settori di riferimento potrebbe tuttavia condizionare il pieno raggiungimento di questi obiettivi” è stato precisato.

Alleanza tra imprese e istituzioni culturali per valorizzare il patrimonio di Torino

La prima riunione del Tavolo di coordinamento 
All’Unione Industriale di Torino, si è tenuta la prima riunione del Tavolo di coordinamento Imprese - Cultura, promosso dal Gruppo Seti (Servizi e Terziario Innovativo), d’intesa con le istituzioni culturali della Città. Il Tavolo si propone di avvicinare gli enti che operano nel settore culturale agli operatori economici, al fine di promuovere un dialogo costruttivo e individuare strumenti e modalità per valorizzare il patrimonio culturale e industriale locali.
Il presidente dell’Unione Industriale, Dario Gallina, ha sottolineato l’importanza strategica del dialogo tra imprese e istituzioni culturali: “Torino possiede un patrimonio culturale inestimabile, che contribuisce a renderla unica, vivace e attrattiva. Già nel corso della nostra assemblea dello scorso anno, avevamo lanciato la proposta di un coordinamento per ridisegnare il brand di Torino e valorizzarne l’ecosistema culturale. Dall’indagine che avevamo commissionato, infatti, emerge come “arte e cultura” siano il primo tema associato a Torino, per quasi il 50% dei casi esaminati: è un dato di cui essere orgogliosi e da cui deve scaturire una visione strategica”.
Avvicinando il mondo delle imprese alla cultura – ha aggiunto Dario Gallina - si può contribuire alla crescita del territorio, con ricadute e sinergie utili anche per le aziende. Responsabilità Sociale di Impresa significa anche questo e questi valori debbono crescere nella consapevolezza delle aziende e degli imprenditori”.
A sua volta, Giovanni Fracasso, presidente del Gruppo Seti, ha spiegato: “Promuoveremo l’utilizzo di una piattaforma di coordinamento, attraverso la quale tutte le istituzioni culturali potranno interagire e pianificare un calendario, segnalando le proprie iniziative a fronte della vasta offerta culturale del nostro territorio. Particolare attenzione, poi, sarà dedicata a una specifica rete di musei aziendali, per valorizzare il circuito di cultura d’impresa del distretto industriale torinese”.
Bisogna modificare il paradigma con cui le aziende si rapportano al mondo culturale: promuoviamo l’idea che investire in cultura faccia bene al territorio, alla società, ma anche all’impresa stessa – ha detto ancora Giovanni Fracasso - Si deve andare sempre più verso nuovi modelli di business basati, per esempio, sul revenue sharing, di cui esistono esempi in altri territori. Non da ultimo, dobbiamo anche modificare il rapporto con le Università, intensificando le collaborazioni con gli altri atenei cittadini: scuole di design, Accademia e Conservatorio”.
Patrizia Re Rebaudengo, componente del Consiglio direttivo del Seti e presidente della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, ha commentato: “sono convinta della necessità che le istituzioni culturali e le imprese approfondiscano il loro dialogo, lavorando verso forme di collaborazione che superino l'idea tradizionale di sponsorizzazione. L'obiettivo dovrebbe piuttosto essere la realizzazione di partnership su progetti condivisi, a beneficio di entrambe le parti. Nell'ambito dell'arte contemporanea, poi, i margini per queste collaborazioni sono particolarmente ampi: spesso gli artisti sono alla ricerca di nuove tecnologie e materiali speciali per produrre le loro opere e trovare l'impresa capace di rispondere alle loro esigenze sarebbe molto vantaggioso. Contestualmente le imprese potrebbero avvicinarsi alla creatività e all'inventiva degli artisti, risorse inestimabili per spingersi verso territori nuovi”.

Dalle quotate piemontesi già 5 miliardi come dividendo 2019 ai loro azionisti

Carlo Messina e Gian Maria Gros-Pietro
l'amministratore delegato e il presidente Intesa San Paolo
Cinque miliardi. E' la somma che 10 delle 29 quotate piemontesi si apprestano a distribuire ai loro azionisti, come dividendo, in funzione dell'utile netto conseguito nel 2018. A dividersi questa “torta” saranno i soci di Intesa Sanpaolo, Fca, Diasorin, Italgas, Reply, Autogrill, Tinexta, Cofide, Prima Industrie e Basicnet. Investitori avveduti, perchè stanno per incassare, tutti insieme, una cifra pari al 6,9% del valore complessivo che ha Piazza Affari attribuiva alle “loro” società, nell'ultima seduta del mese scorso (72,256 miliardi).
E' quanto si legge sul Corriere Torino, oggi 17 marzo, nella rubrica dedicata alle quotate subalpine che l'edizione locale del Corriere della Sera pubblica ogni domenica nella pagina dell'Economia.
“Altre quotate subalpine comunicheranno le loro proposte di remunerazione delle azioni nei prossimi giorni, al termine dei rispettivi consigli di amministrazione convocati per l'approvazione dei bilanci 2018” riporta il Corriere Torino aggiungendo che “in attesa si trovano anche gli investitori di Buzzi Unicem (l'anno scorso hanno avuto 12 centesimi per azione), Iren (7 centesimi), Exor (35 centesimi) e della coppia del gruppo Gavio, cioè Sias e Astm, le quali hanno anticipato una parte del dividendo 2019 già nel novembre scorso: 0,165 euro Sias e 0,23 euro Astm”.
Invece, resteranno a bocca asciutta sicuramente gli azionisti della Centrale del Latte d'Italia e della Fidia. Come l'anno scorso. Gli amministratori della “Centrale” hanno destinato a riserve tutto l'utile netto 2018, pari a 398.000 euro; Fidia ha chiuso l'esercizio nuovamente in rosso.
Tornando alle dieci prossime al pagamento del dividendo, va rilevato che, l'anno scorso, insieme hanno avuto un utile netto di 8,374 miliardi, per il 60% destinato agli azionisti.
Intesa Sanpaolo remunera i soci con 0,197 euro per azione (in totale 3,449 miliardi) Fca con 0,650 euro (1 miliardo), Italgas con 0,234 euro (313,7 milioni), Autogrill con 0,2, Diasorin con 0,90, Tinexta con 0,228, Cofide con 0,0145, Prima Industrie con 0,44, Reply con 0,45, Basicnet con 0,12 euro, il doppio rispetto all'anno scorso. Del 62,9% è invece l'incremento della nuova cedola di Tinexta.
La quotata piemontese più generosa con i propri azionisti si conferma nuovamente Intesa Sanpaolo, con il pay out dell'85% (percentuale dell'utile netto distribuito come dividendo), “tasso che scandalizzerebbe Luigi Einaudi, propenso invece a mandare a patrimonio la stragrande maggioranza dei profitti, in previsione dei tempi difficili” ha commentato l'autore della rubrica del Corriere Torino.
La seduta borsistica di venerdì scorso è stata chiusa positivamente, rispetto a sette giorni prima, dalle seguenti società: Autogrill (a 8,255 euro per azione), Basicnet (5,60), Buzzi Unicem (17,635), Cdr Advance Capital (0,57), Centrale del Latte d'Italia (2,85), Cofide (0,52), Conafi (0,296), Exor (55,60), Fidia (5,24), Intesa Sanpaolo (2,199), Juventus (1,495), Ki Group (1.14), M&c (0,0366), Pininfarina (2,315), Prima Industrie (20,60) e Tinexta (9,39).