Notizie | 03 maggio 2021

Terziario di mercato: persi 1,5 milioni di occupati

“La prima grande crisi del terziario di mercato” è il titolo del nuovo rapporto dell'Ufficio studi di Confcommercio, da quale emerge che nel 2020, per la prima volta, dopo venticinque anni di crescita ininterrotta, si è ridotta la quota di valore aggiunto di questo comparto

Maria Luisa Coppa, presidente Confcommercio Piemonte

Maria Luisa Coppa, presidente Confcommercio Piemonte

“La prima grande crisi del terziario di mercato” è il titolo del nuovo rapporto dell'Ufficio studi di Confcommercio, da quale emerge che nel 2020, per la prima volta, dopo venticinque anni di crescita ininterrotta, si è ridotta la quota di valore aggiunto di questo comparto (-9,6% rispetto al 2019) al cui interno i settori del commercio, del turismo, dei servizi e dei trasporti arrivano a perdere complessivamente il 13,2%. I maggiori cali sono stati nella filiera turistica (-40,1% per i servizi di alloggio e ristorazione), seguita dal settore delle attività artistiche, di intrattenimento e divertimento (-27%) e dai trasporti (-17,1%). Le perdite di Pil a valori correnti, lo scorso anno, sono state pari a poco più di 139 miliardi di euro (-7,8% rispetto al 2019) quasi totalmente a causa del crollo dei consumi interni, inclusa la spesa degli stranieri, che ha raggiunto la cifra di circa 129 miliardi di euro (-11,7%). Le perdite di acquisti di beni e servizi sono concentrate su pochi settori di importanza capitale nell’economia italiana: vestiario e calzature, servizi di trasporto, ricreazione e cultura, alberghi, bar e ristoranti, fanno contare complessivamente contrazioni dei consumi per circa 107 miliardi di euro, pari all’83% dell’intero calo di questa componente della domanda. “La concentrazione delle perdite di consumi e valore aggiunto su pochi settori appare oggi come un elemento di debolezza del sistema e giustifica la richiesta di sostegni adeguati a transitare questa parte di tessuto produttivo dalla crisi pandemica al momento della ripresa” spiega la Confcommercio, aggiungendo che il Covid ha avuto gravi conseguenze anche sull’occupazione del settore: i servizi di mercato hanno registrato la perdita di 1,5 milioni di occupati, su una flessione complessiva di 2,5 milioni, dopo aver creato, tra il 1995 e il 2019, quasi tre milioni di nuovi posti di lavoro. Fino al verificarsi della pandemia, che ha quasi azzerato pezzi considerevoli dei servizi market, il terziario, al netto del comparto della P.A., ha rappresentato l’unico canale di sbocco occupazionale in grado di inserire forza lavoro nei suoi processi produttivi, a differenza degli altri segmenti di agricoltura e industria, che hanno migliorato il quoziente tra valore aggiunto e unità di lavoro prevalentemente in virtù di una riduzione delle seconde: tra il 1995 e il 2019, l’agricoltura ha perso 433mila unità di lavoro, l’industria 877mila mentre l’area Confcommercio ne ha guadagnate 2,9 milioni, determinando l’intera crescita dell’occupazione del sistema economico (+1,5 milioni circa). Fa ben sperare, dentro l’incerto futuro, l’irrobustirsi del fenomeno di progressiva trasformazione del terziario di mercato da un grande comparto di piccole e piccolissime imprese a un grande comparto di imprese piccole e medie, sebbene le individuali siano ancora molto presenti (e ne costituiscono, comunque, un fattore di ricchezza). Non solo cresce un po’ la taglia media delle unità produttive, migliora anche la tipologia di governance, manifestandosi un diffuso spostamento del tessuto produttivo, negli ultimi dieci anni e senza soluzione di continuità, dal modello della ditta individuale a quello della società di capitali.

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