Il Terzo Settore si esprime sulla Riforma

A più di tre anni dalla nascita della Riforma del Terzo Settore, è ora di fare il punto con chi il Terzo Settore lo vive quotidianamente. Per questo nasce Riforma in Movimento, l’iniziativa promossa da Terzjus-Osservatorio di diritto del Terzo Settore, della filantropia e dell’impresa sociale, sostenuto anche dall'Associazione delle Fondazioni di origine bancaria del Piemonte. L'iniziativa è volta a promuovere la partecipazione e l’ascolto del non profit italiano. Un vero e proprio lavoro di “indagine e riflessione” dove, per la prima volta, si chiede al Terzo Settore di esprimersi con fatti, opinioni, giudizi, idee, preoccupazioni e proposte sulla Riforma. Destinatari potenziali della ricerca sono le diverse tipologie di enti del Terzo Settore comprese le loro reti associative e di rappresentanza.
Nel primo semestre del 2021 si attende sia l’avvio effettivo del Registro unico nazionale del Terzo Settore (Runts), strumento cardine nell'applicazione della Riforma, che l'emanazione di altri importanti provvedimenti attuativi, comprensivi  anche delle nuove normative fiscali. L’attesa dell’attuazione del Codice del Terzo Settore ha creato molte aspettative per le novità introdotte, ma anche timori fisiologici circa le conseguenti modalità applicative; elementi che non devono mettere in ombra la portata innovativa potenziale e prospettica del nuovo impianto normativo.
Il progetto Riforma in Movimento si articola in più fasi: la prima prevede la realizzazione dell’indagine digitale sul tema della Riforma alla quale sono chiamati a partecipare tutti gli enti non profit italiani (https://italianonprofit.it/riforma-in-movimento/form/); la seconda si compone di una serie di interviste alle più importanti reti rappresentative del Terzo Settore; la terza e ultima fase prevede la restituzione pubblica e digitale dei dati emersi.
Questa iniziativa – ha spiegato il piemontese Luigi Bobba, presidente di Terzjus – è in linea con la primaria missione dell’Osservatorio, ovvero quella di monitorare lo stato di applicazione della Riforma del Terzo settore attraverso la voce, le proposte e i suggerimenti diretti dei principali enti non profit. Così come fu fatto in occasione del lancio della Riforma, infatti, ritengo essenziale dare voce ai protagonisti del Terzo Settore, per sviluppare insieme un cammino condiviso. Queste voci contribuiranno alla redazione del primo Rapporto sullo stato e sulle prospettive della legislazione sul Terzo Settore, offrendo un contributo essenziale di stimolo e di proposta  per rendere più efficace la Riforma varata nel 2017 ma, non solo; in questo periodo di grande fragilità, il fare sistema è la via maestra affinché al Terzo Settore venga riconosciuto un ruolo essenziale nella rinascita del Paese, cercando così di restringere il profondo gap esistente tra istituzioni e cittadini”.
Il progetto è promosso da Terzjus e dai suoi soci fondatori – Acli, Airc, Anpas odv, Assifero, Auser, Cndcec, Consiglio Nazionale del Notariato, Consorzio Ambito Territoriale Sociale N°3, Fondazione Italia Sociale, Forum Terzo Settore, Italia non profit, Rete misericordie e Solidarietà.

Alla scoperta dei grandi numeri della Tv

La televisione non soltanto continua a rappresentare una delle principali fonti d’informazione nel nostro Paese, sebbene il processo di digitalizzazione e la distribuzione dei contenuti attraverso internet abbia portato alla diffusione di nuovi modelli di fruizione dei media; ma resta anche un mercato rilevante. Lo conferma la nuova edizione del report “Media & Entertainment” di Mediobanca, documentando che, nel 2019, il settore televisivo ha registrato un giro d'affari di otto miliardi di euro, con un'incidenza vicina allo 0,5% del Pil nazionale.
Lo si legge sul sito della Banca del Piemonte (www.bancadelpiemonte.it), dove viene aggiunto che rispetto all'anno prima, c'è stato un calo, sia per la Tv in chiaro (il fatturato è stato di 4,8 miliardi, inferiore dello 0,5%) sia, soprattutto, per la Tv a pagamento (3,2 miliardi, diminuito dell'8,1%). Il calo 2019 della Tv a pagamento è dovuto all’ingente diminuzione degli introiti pubblicitari (-24,5%) e alla riduzione dei ricavi sugli abbonamenti (-6,6%).
Il mercato italiano si conferma concentrato, con i tre principali operatori televisivi - Rai, Mediaset e Sky Italia- che detengono quasi l’85% dei ricavi televisivi nazionali. In particolare – segnala la Banca del Piemonte - Sky ha registrato 3,1 miliardi, Rai 2,6 e Mediaset 1,9, che diventano 2,9 con le attività all'estero. Sono numerosi i player italiani controllati da gruppi statunitensi: il loro fatturato aggregato è di 3,9 miliardi, mentre gli operatori italiani del comparto segnano un giro d’affari di tre miliardi. Tra i gruppi americani il maggiore operatore è sempre Sky, seguito da Disney con 412 milioni. Sky guida la classifica anche per offerta di canali Tv con tre canali in chiaro e 40 a pagamento, posizionandosi così davanti a Mediaset (15 in chiaro e sette a pagamento).
Comunque, la competizione oramai si è trasferita sulle piattaforme streaming, dove tutti i principali operatori italiani possiedono almeno una piattaforma Vod per la fruizione dei contenuti in broadband. E proprio grazie al continuo sviluppo delle piattaforme di streaming, nel periodo 2015-2019, i colossi privati del settore televisivo sono cresciuti in media del 3,3%. In particolare quelli statunitensi, a partire da Netflix (+31,3%).
Gli abbonamenti Tv sono aumentati del 7,9%; ma con tendenze opposte tra streaming (in crescita a doppia cifra) e pay Tv, in calo anche a causa della cancellazione e/o riprogrammazione di tanti eventi sportivi. Comunque, dal report di Mediobanca riassunto dalla Banca del Piemonte, emerge che Rai e Mediaset si confermano i principali operatori, rispettivamente con il 35,2% e il 32,1% di share nel giorno medio nel 2020. Rai1 resta il canale più seguito dagli italiani (16,4% nel 2020), davanti a Canale 5 (15%). La top ten italiana dei canali televisivi per share è completata da Rai3 (6,9%), Rai2 (4,9%), Italia1 (4,8%), Rete4 (3,8%), La7 (3,4%), Tv8-Sky (2,1%), Nove-Discovery (1,7%) e Real Time-Discovery (1,4%).
Per quanto riguarda i telegiornali serali, prevale il Tg1 delle 20 (24,5% di share), che supera il Tg5 (19,7%). Nella graduatoria, vengono poi, nell'ordine: Tgr (15,1% di share), Tg3 (12,7%), Tg2 (7,5%), Studio Aperto (6,1%), TgLa7 (5,3%) e Tg4 (3,7%). L'anno scorso, ha perso share unicamente il Tg de La7.
Un altro dato che emerge dallo studio di Mediobanca è che la Germania rappresenta il servizio radiotelevisivo pubblico col maggior fatturato (8,7 miliardi nel 2019), tre volte superiore rispetto a quello italiano, che è minore anche di quelli della Gran Bretagna (7 miliardi) e della Francia (3,7 miliardi). Però, l’Italia ha il primato per incremento del giro d’affari (+2,9% sul 2018), pur mostrando i ricavi pro-capite più bassi della Tv pubblica nel confronto europeo: 44 euro per ogni residente contro i 105 euro nel Regno Unito, 104 euro in Germania e 55 euro in Francia. L’Italia (Rai) si distingue anche per redditività industriale: nel 2019 la Tv pubblica italiana è l’unica col segno positivo in Europa, con un ebit margin del 2,9%.
Fra l'altro, l’Italia presenta il canone più basso fra i maggiori Paesi europei, inferiore anche alla media europea (0,25 euro al giorno per abbonato, contro una media europea di 0,33). Molto più costose per i contribuenti la Tv pubblica tedesca (0,58 euro al giorno), quella britannica (0,50) e la francese (0,38). Dal 2015 al 2019, fra i maggiori Paesi europei, solo l’Italia ha ridotto il canone pro-capite; la Gran Bretagna l’ha incrementato dell’8,2% e la Francia del 2,2%, stabile quello tedesco. Nel 2019, la Rai ha incassato 74,3 dei 90 euro (l’83%) pagati annualmente da ogni abbonato.

I Business Angel in Italia ora più di mille la "radiografia" del Politecnico di Torino

Social Innovation Monitor (Sim), team di ricerca con base operativa al Politecnico di Torino, ha presentato i risultati della ricerca sull’impatto dei Business Angel italiani 2020. La ricerca è stata svolta con la collaborazione di Angels4Impact, Angels for Women, Club degli Investitori, Doorway, Italian Angels for Growth e Social Innovation Teams.
Dal report emerge che sono 1.014 i Business Angel (Ba) nel nostro Paese, di cui il 53% appartiene a un business angel group. Della totalità dei Business Angel identificati, il 70% è in Italia Settentrionale (la maggior parte in Lombardia). L’area meridionale e quella insulare rappresentano, invece, le zone in cui vi è il numero minore.
Sulla base del campione analizzato, la maggior parte dei Business Angel (il 60%) investe prevalentemente in Italia e, nel solo 2019, ogni Business Angel ha investito, in media, in 2,5 organizzazioni. I Business Angel “focalizzati” in specifici settori o tecnologie investono prevalentemente in “Digital Services & ICT”, seguiti da “Biotech and Healthcare” e “Fintech & Big Data Tech”.
Come sottolineato da Elisa Ughetto, co-direttore scientifico della ricerca e docente del Dipartimento di Ingegneria Gestionale e della Produzione del Politecnico, “crediamo che una ricerca sull’impatto dei Business Angel italiani sia molto importante per il nostro ecosistema. I Business Angel, infatti, rappresentano un sostegno per lo sviluppo dell’innovazione, aiutano attivamente nella gestione delle imprese in cui investono e portano a esse un significativo valore aggiunto”.
Dalla ricerca emerge come molti Business Angel italiani investano mossi non solo da ragioni finanziarie, ma anche sociali: più della metà dei Business Angel che hanno risposto alla survey (il 54%) ha dichiarato, infatti, di supportare anche organizzazioni a significativo impatto sociale. “Gli investimenti legati all’impact investing stanno aumentando in misura significativa e, grazie anche alla ricerca svolta per questo report, ci sono sempre più evidenze del fatto che anche i Business Angel hanno iniziato a supportare organizzazioni a significativo impatto sociale” ha commentato Paolo Landoni, co-direttore scientifico della ricerca.
La ricerca evidenzia che l’82% dei Business Angel che operano nell’ambito dell’impact investing, è un Impact First Angel, avendo dichiarato di investire in settori sottocapitalizzati o di accettare ritorni economici inferiori a quelli di mercato a favore di ritorni maggiori in termini di impatto sociale. Infine, le analisi condotte hanno evidenziato che la maggior parte dei Business Angel italiani sono classificabili come “Beginner Angel”, vale a dire investitori che hanno investito in più di dieci organizzazioni, mentre il 21% è classificabile come “Experienced Angel”, investitori con oltre dieci organizzazioni nel proprio portafoglio.

Quasi 300.000 posti di lavoro in meno assunzioni -30% nei primi 11 mesi 2020

In Italia, le assunzioni nel settore privato nei primi undici mesi del 2020 sono state 4.755.333. Rispetto allo stesso periodo del 2019, la contrazione è stata molto forte (-30%) per effetto dell’emergenza legata alla pandemia da Covid-19, che ha determinato la caduta della produzione e dei consumi. Il calo – ha precisato l'Inps - ha riguardato tutte le tipologie contrattuali, ma in maniera più accentuata le assunzioni con contratti di lavoro a termine (intermittenti, somministrati, a tempo determinato).
L'Inps ha aggiunto che, nei primi undici mesi, le cessazioni nel complesso sono state 5.051.029, in diminuzione del 20% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, anche per il blocco dei licenziamenti. Per cui, la variazione netta dei posti di lavoro dall'inizio di gennaio alla fine di novembre 2020 è stata negativa per 295.696 posti di lavoro. 
Le trasformazioni da tempo determinato nel periodo gennaio-novembre 2020 sono risultate 460.063, anch’esse in flessione rispetto allo stesso periodo del 2019 (-31%), quando il loro volume era risultato eccezionalmente elevato, anche per effetto dell’impatto delle modifiche normative dovute al decreto Dignità. Le conferme di rapporti di apprendistato (stagionali e somministrati) giunti alla conclusione del periodo formativo risultano per il periodo gennaio-novembre 2020 ancora in crescita (+10% sul corrispondente periodo del 2019).

Nell'ex stabilimento della Olivetti a Ivrea la Italvolt (batterie per i veicoli elettrici)

Italvolt, società fondata e guidata da Lars Carlstrom, industriale pioniere nel settore automotive con oltre 30 anni di esperienza, ha scelto l'area ex Olivetti di Scarmagno per la realizzazione della prima Gigafactory in Italia, un impianto che sarà dedicato alla produzione e allo stoccaggio di batterie a ioni di litio per veicoli elettrici. Lo ha scritto l'Ansa Piemonte, aggiungendo che la prima fase del progetto, che prevede un investimento complessivo di circa quattro miliardi di euro, sarà completata entro la primavera 2024.
Si stima che nell'impianto verranno impiegati circa 4.000 lavoratori, con un indotto che, nel complesso, potrà arrivare a creare fino a 15.000 nuovi posti di lavoro. L'Ansa riferisce anche che la gigafactory sarà progettata dalla divisione Architettura della Pininfarina, mentre Comau sarà fornitore di impianti e tecnologie e si occuperà della realizzazione del laboratorio di Ricerca e Sviluppo che affiancherà il nuovo sito produttivo.

Incarico per il ritorno di Carige in Borsa

Banca Carige ha affidato a un legale dello studio genovese di Bonelli Erede l'incarico di redigere un prospetto per il ritorno in Borsa. E' quanto ha appreso l'Ansa “da fonti vicine al dossier”. La negoziazione dei titoli Carige in Piazza Affari era stata sospesa dalla Consob il 2 gennaio 2019, giorno del commissariamento e il provvedimento è ancora in vigore, anche se Carige è poi tornata alla gestione ordinaria il 31 gennaio 2020. Comunque, per completare il prospetto servirà l'approvazione del bilancio 2020, in programma al cda del 10 marzo. “Tecnicamente non è un prospetto di Ipo, ma dopo un oltre due anni di sospensione – sottolinea l'Ansa - Consob ha chiesto di ripristinare la corretta informativa al mercato con un prospetto vero e proprio”.

Carlo Messina (Isp) contro la patrimoniale favorevole a nuove privatizzazioni

 “Sono convinto che la patrimoniale, se mai sarà attuata negli anni futuri, rappresenterà la grande sconfitta per non aver individuato soluzioni che sono alla portata di tutti”. Lo ha detto Carlo Messina, consigliere delegato e ceo di Intesa Sanpaolo, nel corso di un convegno della Fisac-Cgil. Lo ha scritto l'Ansa, sottolineando che Messina ha aggiunto: “Quindi, sono totalmente contrario alla patrimoniale; ma sono favorevole all'individuazione di modalità che tolgano attivi dal bilancio pubblico per valorizzare il risparmio degli italiani. E questo eviterebbe alle famiglie di trovarsi espropriato dei propri risparmi”. In altre parole, l'amministratore delegato ritiene più opportuno che vengano fatte privatizzazioni, che avrebbero anche il vantaggio di attrarre una buona parte dei tanti miliardi che si trovano inutilizzati sui conti correnti bancari.

La Liguria prima in Italia per matrimoni con almeno uno sposo alle seconde nozze nel Nord Ovest il 38% delle unioni civili

Crollano, per la pandemia, matrimoni e unioni civili, ma anche separazioni e divorzi. Lo conferma l'Istat, sulla base dei dati provvisori del primo semestre 2020 e, per i matrimoni, anche del periodo gennaio-ottobre. Il fenomeno si delinea soprattutto nel secondo trimestre dell'anno scorso, proprio per via delle pesanti restrizioni relative alla celebrazione dei matrimoni religiosi durante il lockdown, così come per quelle finalizzate a ridurre gli eventi di stato civile che hanno luogo nei Comuni (matrimoni, unioni civili, separazioni e divorzi). La diminuzione rispetto al secondo trimestre 2019 è stata di circa 80% per i matrimoni, di circa 60% per le unioni civili e le separazioni/divorzi consensuali in comuni e tribunali. Le separazioni e i divorzi giudiziali, invece, diminuiscono rispettivamente di circa il 40% e il 49%.
Consolidati, invece, sono i dati Istat del 2019, quando sono stati celebrati in Italia 184.088 matrimoni, 11.690 in meno rispetto all’anno precedente (-6%). Il calo riguarda soprattutto i primi matrimoni. Scendono anche le seconde nozze o successive (-2,5%) ma aumenta la loro incidenza sul totale: ogni cinque celebrazioni almeno uno sposo è alle seconde nozze. I divorzi sono diminuiti leggermente (85.349, -13,9% rispetto al 2016, anno di massimo relativo) dopo il boom dovuto agli effetti delle norme introdotte nel 2014 e nel 2015, che hanno semplificato e velocizzato le procedure.
Nella maggior parte dei casi, i primi matrimoni riguardano sposi entrambi italiani (84,5%), in forte flessione rispetto al 2008: da 185.749 a 123.509 nel 2019 (-33,5%). Il calo è da mettere in relazione in parte con la progressiva diffusione delle libere unioni (convivenze more uxorio) che sono più che quadruplicate, passando da circa 340 mila del 1998 a 1,370 milioni del 2019. Le libere unioni sono sempre più diffuse anche nel caso di famiglie con figli; l’incidenza di bambini nati fuori del matrimonio è in continuo aumento: nel 2019 un nato su tre ha genitori non coniugati. Ma è soprattutto la protratta permanenza dei giovani nella famiglia di origine a determinare il rinvio delle prime nozze.
Fra l'altro, l'Istat ha rilevato che nel 2019 sono state celebrate 34.185 nozze con almeno uno sposo straniero, valore sempre in aumento negli ultimi cinque anni. Questa tipologia di matrimoni riguarda quasi due matrimoni su dieci (il 18,6%). Nelle coppie miste. la tipologia più frequente è quella in cui lo sposo è italiano e la sposa è straniera (17.924, pari al 9,7% delle celebrazioni a livello nazionale). Le donne italiane che hanno scelto un partner straniero sono 6.243, il 3,4% del totale delle spose.
Gli uomini italiani che nel 2019 hanno sposato una cittadina straniera hanno nel 17% dei casi una moglie rumena, nel 14% un’ucraina, nel 6,5% una brasiliana e nel 6,3% una russa. Le donne italiane che hanno contratto matrimonio con un cittadino straniero, invece, hanno più spesso sposi con cittadinanza marocchina (15,2%) o albanese (9,7%). Il nostro Paese esercita un’attrazione per numerosi cittadini provenienti soprattutto da paesi a sviluppo avanzato che scelgono l’Italia come luogo di celebrazione delle nozze. I casi in cui entrambi gli sposi sono stranieri sono 10.018 (il 5,4% dei matrimoni totali)
Le percentuali più elevate di matrimoni con almeno uno sposo alle seconde nozze sul totale delle celebrazioni si osservano, nell’ordine, in Liguria (33,1%), Valle d’Aosta (32,3%), Friuli-Venezia Giulia (31,0%), Emilia-Romagna (29,4%) e Piemonte (29,0%). Le incidenze più basse si rilevano, invece, in Basilicata (7,9%), Calabria (9,4%) e Campania (10,0%). I matrimoni successivi al primo sono più diffusi laddove si registrano i tassi di divorzio più elevati, ovvero nelle regioni del Nord e del Centro.
Un altro tratto distintivo dell’evoluzione della nuzialità è la crescita sostenuta delle nozze celebrate con il rito civile, passate dal 2,3% del 1970, al 36,7% del 2008 fino al 52,6% del 2019 (96.789 matrimoni celebrati con rito civile). In particolare, nel 2019 sono state costituite 2.297 unioni civili (tra coppie dello stesso sesso), il 37,9% delle quali nel Nord-Ovest. Tra le regioni in testa si posiziona la Lombardia con il 24,5%, seguono Lazio (15,3%), Piemonte (9,6%), Emilia-Romagna (9,3%) e Toscana (8,8%). Considerando i tassi per 100mila residenti, il Lazio si colloca al primo posto (6,1 per 100mila), seguito da Lombardia (5,6), Toscana e Liguria (5,4).

Compagnia di San Paolo prepara tre bandi per la valorizzazione della cultura locale

La Fondazione Compagnia di San Paolo guarda alla cultura come driver per lo sviluppo sociale, economico e identitario del territorio, oltre che come elemento per il benessere e la crescita dei cittadini. Il piano strategico 2021-2024 conferma questo ruolo strategico della cultura e affida, in particolar modo, alle azioni della “missione Creare Attrattivitàla valorizzazione culturale e creativa dei territori rendendoli più fruibili e attrattivi per le persone che li abitano e per i turisti. Un territorio, infatti, risulta essere tanto più attrattivo quanto più riesce a valorizzare i propri beni e le proprie identità culturali, dimostrarsi luogo di produzione e ricerca culturale, stimolare l’offerta e favorire i consumi. 
In tale prospettiva la missione Creare Attrattività della Compagnia di San Paolo intende agire nel prossimo futuro investendo per: a) sostenere la produzione artistica e creativa, consolidando l’identità creativa dei territori, attraendo talenti e favorendo il consolidamento di un ecosistema di filiera dell’offerta culturale; b) valorizzare il patrimonio e le identità culturali, consolidando le reti territoriali e favorendo lo sviluppo di un turismo sostenibile; infine, c) stimolare un’offerta culturale innovativa e favorirne il consumo. A ciascuno di questi tre obiettivi è dedicato un bando che la Fondazione presieduta da Francesco Profumo lancerà nei prossimi mesi.

Chiò n.1 di Confagricoltura Novara-Vco

Giovanni Chiò è stato eletto, per acclamazione, presidente di Confagricoltura Novara-Vco. Imprenditore agricolo di San Pietro Mosezzo, Giovanni Chiò conduce con la famiglia la Cascina Motta, che ha avviato all’agricoltura di precisione e ne ha diversificato la coltivazione con le produzioni biologiche, prevalentemente risicole. Il neo presidente subentra nell’incarico a Paola Battioli. Giovanni Chiò, 34 anni, è stato presidente dell’Anga - Associazione dei Giovani Agricoltori di Confagricoltura Novara per poi rivestire la carica a livello regionale e per far parte, subito dopo, della compagine nazionale. Ad affiancarlo durante i prossimi quattro anni di mandato ci saranno i vicepresidenti Alessandro Ariatta, Giuseppe Ferraris e Claudio Melano, con i consiglieri Marco Castelli, Daniele Mainardi, Christian Massara, Cesare Mercalli e Cesare Rossino.

Fondazione Crc sostiene la nuova didattica

É online la seconda edizione del bando Nuova Didattica, promosso e finanziato dalla Fondazione Crc di Cuneo. Sono stati stanziati 685 mila euro per stimolare soluzioni nuove in campi multi-tematici e contribuire a innovare tempi, processi, metodi e spazi della didattica. Le linee di intervento del bando rispondono trasversalmente alle sfide del Piano Pluriennale 2021-24 e agli obiettivi dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, con riferimento alla promozione dell’uguaglianza, della salute e il benessere, di uno sviluppo economico sostenibile, di una educazione civica e ambientale, dell’inclusione e della giustizia. Il termine per partecipare al bando scade il 31 marzo.
Fino al 26 febbraio, invece, è aperta la call rivolta a insegnanti e studenti del Cuneese per la ricerca di valutatori! Gli studenti della scuola secondaria di II grado e di agenzie di formazione professionale e gli insegnanti di tutti gli ordini e i gradi possono inviare la propria candidatura per la misura "Valutazione tra pari: la scuola che vorrei" all'interno del bando Nuova Didattica.

Moratorie sui crediti, confronto europeo

In seguito all’emergenza Covid-19, molti Paesi europei hanno introdotto misure straordinarie per sostenere la concessione di prestiti e il reddito di famiglie e imprese come le moratorie e le garanzie pubbliche sul credito bancario. “Questi strumenti stanno anche mitigando gli effetti negativi della crisi sui bilanci delle banche” sottolinea Prometeia, che al tema ha dedicato un suo nuovo rapporto.
Con i dati più aggiornati (al terzo trimestre 2020), l’Italia, rispetto agli altri Paesi europei, evidenzia i maggiori volumi di crediti in moratoria: 152 miliardi di euro (cioè il 12% del credito complessivo) e soli 32 miliardi scaduti, contro i 130 miliardi della Francia (3.7% del credito) e altrettanti scaduti, mentre in Spagna i volumi di crediti in moratoria scaduti (106 miliardi) sono addirittura maggiori di quelli ancora in essere (84 miliardi, cioè 4.4% del credito). Valori che evidenziano linee nazionali differenti nell’adattarsi ai mutamenti del Temporary Framework europeo sugli aiuti di Stato. In Germania i volumi sono molto ridotti e più della metà già scaduti: ammontano a soli 8 miliardi le moratorie in essere (0.6% del credito) e a 14 miliardi quelle scadute.
In termini di composizione, la quota di crediti in moratoria è maggiore per le imprese in Francia (85%) e Italia (quasi due terzi), più contenuta in Germania (46%) e Spagna (27%). Le esposizioni in moratoria – scrive Prometeia - mostrano un Npl ratio ancora contenuto (dal 3.9% della Spagna all’1.1% dell’Italia), anche se con un coverage ratio già elevato e pari al 33% in Italia, al 26% in Francia, al 23% in Spagna e al 19% in Germania.
Come avvenuto in Italia, anche nel resto d’Europa molti governi hanno avviato ampi programmi di garanzie pubbliche a sostegno dell’erogazione del credito. A settembre 2020 i prestiti erogati con garanzia erano 115 miliardi in Francia (il 3.3% del credito), 92 miliardi in Spagna (4.8% del credito), 57 miliardi in Italia (4.5% del credito) e 8 miliardi in Germania (solo lo 0.6% del credito). La garanzia pubblica copre nella gran parte dei Paesi circa l’80% del valore dei finanziamenti, con l’unica eccezione della Francia, dove raggiunge solo il 53%.
Grazie a queste misure, in tutti i Paesi si è osservato un forte aumento del credito, in particolare alle imprese, nonostante la caduta del Pil. A dicembre il credito è aumentato del 13.3% in Francia, dell’8.5% in Italia, dell’8.3% in Spagna e del 3.9% in Germania.
Queste misure hanno ridotto poi l’emersione di deteriorati per tutto il 2020. Tuttavia, con il proseguire della pandemia è verosimile un peggioramento della qualità dei prestiti nel 2021, ovvero allo scadere dei provvedimenti. Le autorità di vigilanza stanno spingendo le banche a dotarsi di strumenti idonei a identificare per tempo l’aumento della vulnerabilità dei debitori, in particolare di quelli che hanno aderito alle moratorie, per non rinviare l’emersione di perdite.
Il 28 gennaio 2021, la Commissione Europea ha pubblicato il quinto emendamento al Temporary Framework che prevede un’ulteriore proroga delle misure a sostegno dell’economia al 31 dicembre 2021 e un aumento dei massimali per singola impresa. È stata, inoltre, introdotta la possibilità, entro il 31 dicembre 2022, di convertire gli strumenti rimborsabili (le garanzie, i prestiti o gli anticipi rimborsabili) in sovvenzioni dirette. Una misura introdotta per incentivare i legislatori nazionali a utilizzare, in prima istanza, aiuti sotto forma di prestiti piuttosto che a fondo perduto. È possibile che anche il nuovo governo Draghi recepisca questa estensione nella legislazione nazionale, allungando la scadenza.

Oltre diecimila le famiglie del Nord Ovest richiedenti a gennaio reddito cittadinanza

Sono stati più di diecimila i nuclei familiari delle tre regioni del Nord Ovest che hanno richiesto all'Inps il reddito o la pensione di cittadinanza. In particolare, l'Inps ne ha ricevute 7.425 dal Piemonte, 2.574 dalla Liguria e 104 dalla Valle d'Aosta. A livello provinciale, ne sono arrivate 702 da Alessandria, 335 da Asti, 223 da Biella, 567 da Cuneo, 555 da Novara, 4.608 da Torino, 153 da Verbania, 282 da Vercelli, 1.463 da Genova, 460 da Imperia, 234 da La Spezia e 417 da Savona.
Il mese scorso, il Piemonte aveva 61.012 nuclei familiari percettori di reddito o pensione di cittadinanza (127.946 le persone coinvolte), la Liguria ne contava 22.871 (45.321 le persone coinvolte) e 847 la Valle d'Aosta (1.631). In quest'ultima regione il beneficio mensile era mediamente di 389 euro, a fronte dei 547 del Piemonte e dei 530 della Liguria.
In tutta l'Italia, a gennaio 2021 sono stati 160.999 i nuclei familiari che hanno presentato una domanda di reddito o pensione di cittadinanza all’Inps. Nel primo mese dell’anno, hanno percepito il reddito di cittadinanza 1.152.327 nuclei familiari, con 2.777.797 persone coinvolte e un importo medio a nucleo pari a 573 euro. I nuclei percettori di pensione di cittadinanza sono stati invece 114.599, con 129.361 persone coinvolte e un importo medio di 240 euro.

Fos digitalizza i siti geo-archeologici

Fos, pmi genovese di consulenza e ricerca tecnologica, quotata al segmento Aim di Borsa Italiana, attiva nella progettazione e nello sviluppo di servizi e prodotti digitali per grandi gruppi industriali e per la pubblica amministrazione, ha ricevuto dal ministero dell'Università e della Ricerca (Mur), attraverso la sua controllata T&G, l’approvazione del progetto Geo-Archeo, dedicato allo sviluppo digitale del patrimonio culturale rappresentato dai siti geo-archeologici. Il progetto prevede investimenti complessivi pari a 3,370 milioni di euro, finanziati dal ministero dell’Istruzione e del Mur con un contributo a fondo perduto pari a 1,613 milioni. L’investimento di Fos, attraverso la sua controllata T&G, è pari a 0,792 milioni, con un contributo a fondo perduto pari a 0,396 milioni.
“Il progetto Geo Archeo ci coinvolge ed emoziona – ha dichiarato Enrico Botte – amministratore delegato di Fos – perché l’obiettivo è la valorizzazione del patrimonio archeologico e culturale del nostro Paese. La nostra azienda è sempre più focalizzata nel supporto digitale per la salvaguardia e la promozione del paesaggio, dell’archeologia e del patrimonio artistico italiano.”

Auto, mercato europeo glaciale (-25,7%) Stellantis a gennaio ha la quota del 21,2%

Gennaio glaciale per il mercato europeo dell'automobile. Nel mese scorso, infatti, in tutto il Vecchio Continente sono state registrate 842.835 nuove immatricolazioni, il 25,7% in meno rispetto a gennaio 2020, quando erano state 1.134.898. Non si ricorda un risultato peggiore. E il crollo ha colpito tutti i grandi Costruttori con l'eccezione della Volvo, che contato il 3,6% di vendite in più. Il gruppo Stellantis ha avuto 178.565 acquirenti (-27,4%), dei quali 60.885 hanno comprato Peugeot, 33.893 Opel/Vauxhall, 33.554 Fiat, 31.970 Citroen, 9.349 Jeep, 4.051 Lancia/Chrysler, 2.716 Ds, 1.812 Alfa Romeo e 335 Maserati.
Un calo percentuale ancora maggiore (-28,1%) è stato denunciato dal gruppo Volkswagen, che ha venduto 214.486 vetture nuove, corrispondenti alla quota del 25,4% del mercato, la più alta. La seconda maggiore è stata quella di Stellantis (21,2%) e la terza quella del gruppo Renault (9,2%, pari a 77.561 immatricolazioni, il 22,9% in meno rispetto a gennaio 2020).
“Dopo una chiusura del 2020 a -24,3%, con una perdita di oltre 3,8 milioni di nuove immatricolazioni, il mercato auto europeo apre il nuovo anno ancora in pesante ribasso – ha commentato Paolo Scudieri, presidente di Anfia – scontando gli effetti negativi di un giorno lavorativo in meno in molti mercati e delle misure restrittive in vigore per il contenimento della pandemia ancora in corso. Nel mese, tutti i mercati dell’area presentano una contrazione a due cifre, con l'esclusione della Svezia (+22,5%), della Norvegia (+7,7%) e della Francia, in calo del 5,8%”. Tutti e quattro gli altri mercati principali (includendo UK), che pesano per il 66,7% del totale immatricolato, risultano in flessione a doppia cifra, con la performance peggiore spettante alla Spagna (-51,5%), seguita da UK (-39,5%) e dalla Germania (-31,1%), mentre l’Italia chiude a -14%, in un mese caratterizzato dall’instabilità politica dettata dalla crisi di governo”.
“L’anno da poco iniziato non sarà sicuramente facile – ha concluso Scudieri – con una pandemia ancora da sconfiggere cercando di compensare, con misure di sostegno adeguate, le sue forti ripercussioni sull’economia, sull’occupazione e sul clima di fiducia dei consumatori. La freccia più importante che l’Europa ha al suo arco è ovviamente il Recovery Plan, per il quale auspichiamo che le proposte dei singoli Paesi, in primis l’Italia, ora che anche per il nostro Paese si prospetta una fase di maggiore stabilità, diano il giusto spazio all’industria automotive, con politiche industriali che le consentano di affrontare con successo la transizione tecnologica. Non dimentichiamo che il nostro è un settore da sempre trainante in Europa, primo in classifica per il contributo all’innovazione, con 61 miliardi di euro all’anno investiti in ricerca e sviluppo, pari al 29% della spesa totale”.

Risparmio gestito, gruppo Intesa Sanpaolo primo per raccolta netta nel finale 2020

D'oro l'ultimo trimestre 2020 per il gruppo Intesa Sanpaolo attivo nel settore del risparmio gestito con le tre sue società: Eurizon, Fideuram e Pramerica. Nel periodo ottobre-dicembre ha primeggiato nettamente in Italia con la raccolta netta di 6,631 miliardi, relegando al secondo posto le Poste Italiane (5,964 miliardi) e al terzo Schroders (4,511 miliardi). In particolare, Eurizon ha registrato la raccolta netta di 4,546 miliardi e Fideuram 2,189 miliardi; mentre Pramerica ha presentato un bilancio negativo di 74 milioni tra riscatti e nuove sottoscrizioni.
In seguito al risultato della parte finale dell'anno scorso, il patrimonio gestito dal gruppo Intesa Sanpaolo, che ha come principale azionista la Fondazione torinese Compagnia di San Paolo, al 31 dicembre 2020 è ammontato a 513,663 miliardi, che valgono la seconda posizione nella graduatoria nazionale degli operatori del risparmio gestito e la quota del 21,8% del relativo mercato. Meno di 10 miliardi, separano il gruppo Intesa Sanpaolo dal gruppo rimasto in testa, le Generali, con 523,045 miliardi, pari al 22,2% del mercato.
Sul terzo gradino del podio 2020 per patrimonio gestito si trova Amundi con 201,8 miliardi. Quarta è anima Holding con 194,3 miliardi, quinta Poste Italiane con 112,6, sesta BlackRoch con 89,6, settimo il gruppo Mediolanum con 56,2, ottava Allianz con 53, nona Morgan Stanley con 50,3 e decima Axa con 47,2.
Al trentaduesimo posto figura la biellese Sella con 8,777 miliardi, al trentatreesimo il gruppo Ersel della famiglia subalpina Giubergia-Argentero con 7,161 miliardi e al quarangtunesimo il gruppo torinese Bim-Banca Intermobiliare ocon 1,190 miliardi. Nell'ultimo trimestre, Sella ha avuto una raccolta netta positiva per 317,9 milioni.
Come riferito da Assogestioni, l'associazione degli operatori del settore, nel 2020 l'industria del risparmio gestito ha raccolto complessivamente in Italia 14,57 miliardi di euro, che hanno contribuito a generare un patrimonio gestito di 2.421,5 miliardi, nuovo record. La stessa Assogestioni sottolinea che la raccolta netta delle gestioni collettive è cresciuta di 30,2 miliardi, di cui 23,6 investiti nei fondi aperti, facendo segnare il nuovo record dal 2017. Tra le scelte di investimento delle famiglie italiane nel 2020 prevalgono i prodotti azionari (+18,8 miliardi), gli obbligazionari (+9,4 miliardi) e i bilanciati (+8,1 miliardi).

La Fondazione Crt fa "rinascere" a Torino la grande bellezza di Palazzo Madama

Tradizione e innovazione per far rinascere, a Torino, la grande bellezza di Palazzo Madama e metterla in sicurezza per i prossimi decenni. Prende il via il grande progetto di restauro e consolidamento dell’avancorpo centrale della facciata juvarriana, capolavoro architettonico del Settecento europeo: una spettacolare, complessa e delicata operazione “chirurgica”, capace di “mixare” antiche tecniche artigianali e metodologie all’avanguardia, recuperando i marmi originali accanto all’impiego di materiali contemporanei, come fibre di carbonio, resina e acciaio inox nelle parti nascoste dell’edificio.
L’intervento, promosso dalla Fondazione Torino Musei, da sempre impegnata nella tutela, conservazione e valorizzazione dei beni museali, sarà interamente finanziato con 2,4 milioni di euro da Fondazione Crt, storico e principale sostenitore privato di Palazzo Madama (16,6 i milioni stanziati complessivamente).
Il progetto di restauro e consolidamento strutturale – approvato dal Mibact e dalla Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Torino e “firmato” dall’architetto Gianfranco Gritella – è il risultato della prima indagine a 360 gradi delle problematiche della facciata, anche attraverso l’ispezione di “camere nascoste” nel cornicione.
Il progetto prende le mosse dagli esiti del cantiere studio, già finanziato da Fondazione Crt nel 2018 e realizzato dalla Fondazione Centro Conservazione e Restauro La Venaria Reale, per valutare lo stato di conservazione della facciata, progettata tra il 1718 e il 1722 dall’architetto Filippo Juvarra. Con il coinvolgimento anche del Politecnico e dell’Università degli Studi di Torino, sono state condotte indagini scientifiche sui materiali e sulle alterazioni intervenute nel tempo. Le caratteristiche costruttive di Palazzo Madama e il marmo di Foresto utilizzato – di semplice lavorazione, ma affetto da “un male antico” legato alla propria friabilità – hanno fin da subito innescato problemi di conservazione e cedimenti strutturali, tanto che i primi tentativi per risolverli risalgono già alla fine del XVIII secolo.
Entro la primavera, la Fondazione Torino Musei pubblicherà il bando di gara per l’affidamento dei lavori sull’avancorpo centrale, che inizieranno prima dell’estate e dureranno circa un anno e mezzo, per concludersi a fine 2022.
Il restauro di Palazzo Madama è il primo dono che la Fondazione Crt fa alla città e alla regione nel proprio trentennale, rafforzando la lunga tradizione di solidarietà verso il patrimonio storico-artistico, a partire dalle Residenze Sabaude – ha affermato il presidente di Fondazione Crt, Giovanni Quaglia – Ci prendiamo cura di un bene di rilevanza nazionale che appartiene a tutti, con l’impegno di collaborare con le istituzioni per un nuovo Rinascimento culturale, continuando a far risplendere nel tempo la ‘grande bellezza’ diffusa sul territorio che rafforza il senso di comunità”.
Massimo Lapucci, Segretario generale della Fondazione Crt ha aggiunto: “Il grande cantiere di Palazzo Madama attiverà un doppio circolo virtuoso per la ripresa: sosterrà l’attività e l’occupazione nelle imprese del Nord Ovest coinvolte nei lavori e consentirà a Fondazione Crt di mettere a disposizione del recupero del patrimonio artistico ulteriori risorse per 1,5 milioni di euro grazie all’Art bonus. È un investimento strategico in ottica ‘recovery plan culturale’, con l’obiettivo di tutelare e valorizzare l’arte nel presente e di trasmetterla in eredità alle prossime generazioni”.
Il Presidente della Fondazione Torino Musei, Maurizio Cibrario spiega: “Non credo esista in Torino un altro monumento le cui pietre racchiudano 2000 anni di storia, al pari di Palazzo Madama. Dall’insediamento romano agli Acaia, i Duchi di Savoia, le Madame Reali, sino al Senato del Regno di Italia, una carrellata ineguagliabile di gestione del potere civico e statale. A trecento anni dalla trasformazione da fortezza a capolavoro dell’arte barocca, si rende necessario un grandioso lavoro di restauro, consentito dal senso civico e dalla sensibilità storica e artistica della Fondazione Crt, a cui va la profonda riconoscenza nostra e dell’intera città. Si preannuncia anche un intervento del ministero per i Beni e le attività culturali che, se dovesse realizzarsi, completerebbe in modo mirabile il piano dei lavori. Anche per tale ragione la nostra gratitudine va alla Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per la Citta Metropolitana di Torino, per i consigli, la guida e il sostegno offerti in questa essenziale fase introduttiva”.

La spesa per pensioni oltre i 300 miliardi

Ha superato i 300 miliardi di euro la spesa pensionistica in Italia, già nel 2019. Lo ha appena comunicato l'Istat, precisando che in quell'anno sono stati poco meno di 23 milioni i trattamenti pensionistici, erogati a 16 milioni di beneficiari, per una spesa complessiva dii 301 miliardi d(+2,5% rispetto all’anno precedente). Gran parte della spesa (273 miliardi, 90,6% del totale, 15% del Pil) è stata destinata alle pensioni Ivs (invalidità, vecchiaia e superstiti). Tra queste, più di due terzi (67,4%) sono pensioni di vecchiaia e anzianità, che assorbono il 79,2% della spesa previdenziale.
Il sistema di trasferimenti pensionistici impegna ulteriori 24 miliardi (8% della spesa complessiva) a favore di 4,4 milioni di beneficiari, ai quali eroga prestazioni di tipo assistenziale, che comprendono le pensioni agli invalidi civili, ai non udenti e ai non vedenti, le indennità di accompagnamento, di frequenza e di comunicazione, le pensioni e gli assegni sociali e le pensioni di guerra. Si tratta di prestazioni erogate a favore di persone in condizioni di disagio per motivi economici e/o fisici il cui finanziamento è indipendente dal versamento di contributi. Alle prestazioni di tipo Ivs e assistenziali si sono aggiunti 4,1 miliardi erogati a copertura di quasi 700 mila rendite dirette e indirette per infortuni sul lavoro e malattie professionali.
Il rapporto tra numero di pensionati e occupati è risultato di 686 beneficiari ogni 1.000 lavoratori (era 757 nel 2000, primo anno della serie storica analizzata). Se si considerano solo i titolari di prestazioni Ivs, il rapporto tra pensionati che hanno versato i contributi e i lavoratori che li versano scende a 602 ogni 1.000 lavoratori. Il rapporto è diminuito di quasi sei punti percentuali nei sei anni successivi alla riforma del sistema pensionistico del 2012, mentre nei precedenti dodici anni si era ridotto di soli due punti.
Il 50,8% della spesa complessiva è estata rogata a residenti al Nord - principalmente in qualità di beneficiari di pensioni Ivs - il resto nel Mezzogiorno (28%), dove sono più diffuse le prestazioni assistenziali e al Centro (21,2%). In rapporto alla popolazione residente, in media si calcolano 260 pensionati ogni 1.000 abitanti. Anche tenendo conto delle differenze territoriali nella struttura per età della popolazione, il tasso di pensionamento è più elevato al Nord (262 pensionati ogni 1.000 abitanti), a testimoniare una pregressa e continuativa partecipazione al mercato del lavoro di una parte più ampia della popolazione, scende nel Mezzogiorno (259) ed è in assoluto più basso al Centro (255).
Nel 2019, i pensionati da lavoro che hanno percepito anche un reddito da lavoro sono stati 420 mila, in aumento rispetto al 2018 (+3,6%), ma in decisa diminuzione rispetto al 2011 (-18,5%).
Fra l'altro, l'Istat ha riferito che, nel 2018, quasi in una famiglia su due era presente almeno un pensionato (oltre 12 milioni di nuclei). Le pensioni di anzianità e vecchiaia, unitamente alle liquidazioni di fine rapporto per quiescenza, contribuiscono alla formazione del totale dei redditi familiari per il 43,8%, i trattamenti di reversibilità per il 9,3% e le restanti pensioni per il 10,1%. Per quasi 7,5 milioni di famiglie (il 62% delle famiglie con pensionati) i trasferimenti pensionistici rappresentano più dei tre quarti del reddito familiare disponibile; nel 24,9% dei casi le stesse prestazioni sono l’unica fonte di reddito (oltre 3 milioni di famiglie), mentre per il 26,0% delle famiglie il loro peso non supera la metà delle entrate familiari.

In Valle d'Aosta sempre meno stranieri fotografia demografica scattata dall'Istat

La Valle d’Aosta al 31 dicembre 2019 aveva 125.034 abitanti, 619 abitanti in meno rispetto all’anno precedente e 1.772 abitanti in meno rispetto al Censimento 2011. Lo ha censito l'Istat, aggiungendo che rispetto al 2011 i residenti sono diminuiti in 47 comuni su 74. Nei restanti 27, invece, sono aumentati di poche unità, a eccezione del comune di Quart, passato da 3.872 a 4.045 (+173) e Valtournenche, dove sono saliti da 2.147 a 2.255 (+108). Il comune più popoloso è Aosta con 33.916 abitanti, quello più piccolo è Rhêmes-Notre-Dame, con 85 abitanti.
La struttura per genere della popolazione residente si caratterizza per una maggiore presenza di donne: 63.913, il 51,1% del totale. L’età media è 46 anni contro i 45,2 dell’Italia. Il confronto con i dati del Censimento 2011 evidenzia un progressivo invecchiamento della popolazione, con ritmi di poco superiori alla media nazionale. La quota di residenti di 65 anni e più cresce di 2,9 punti percentuali nella regione e di 2,4 in Italia. Il comune più giovane è Gressoney-La-Trinité, con una età media di 41,6 anni; quello più vecchio è Chamois, dove l’età media è pari a 53,8 anni.
Nel periodo 2011-2019 la popolazione di cittadinanza straniera è diminuita dello 0,4% in media ogni anno. L’età media degli stranieri è più bassa di 10,6 anni rispetto a quella degli italiani (36,1 anni contro 46,7 nel 2019). Anche la popolazione straniera è sottoposta a un processo di invecchiamento, con un aumento dell’incidenza della popolazione di 50 anni e più, che passa dal 13,4% del 2011 al 21,6% del 2019. Nel 2019, più della metà (55%) degli stranieri residenti in Valle d’Aosta proviene dall’Europa, il 29,4% è originario di un Paese africano mentre i cittadini di Asia e America rappresentano, rispettivamente, il 7,9% e il 7,6% del totale. I cittadini rumeni sono il 29% del totale degli stranieri residenti e costituiscono la comunità straniera più numerosa, seguiti dai marocchini (19%) ed albanesi (8,5%). Il rapporto di genere nella popolazione straniera è eterogeneo rispetto alle varie provenienze. L’incidenza della popolazione femminile prevale tra coloro che provengono dall’Unione Europea (64,9%) e dall’America Centro Meridionale (66,4%).
In Valle d'Aosta, le persone con un titolo universitario e superiore sono aumentate dal 10,8% dal 2011 al 13,1% del 2019. Tra la popolazione residente di 15 anni e più, le forze di lavoro sono risultate 60.224, lo 0,7% in meno rispetto al 2011. Il lieve decremento delle persone attive sul mercato del lavoro è dovuto alla diminuzione degli occupati (-3,5%). In aumento, invece, le persone in cerca di occupazione: nel 2019 sono 4.832, circa 1.600 in più rispetto al precedente censimento (+49,9%). Comunque il tasso di disoccupazione era dell'8%, a fronte del 13,1% medio italiano.

Piazza Affari: Stellantis sul podio dei rialzi

Nella seduta borsistica contraddistinta dalla prima frenata nell'epoca Draghi (l'indice Ftse Mib ha perso lo 0,69%, scendendo a 23.440 punti), oggi, 16 febbraio, diverse quotate del Nord Ovest sono risultate protagoniste nei rialzi, ma anche nei ribassi. Stellantis, nata dalla fusione fra Fca e Psa-Peugeot, ha fatto registrare il terzo maggior incremento tra le blue chip: l'ultimo prezzo della sua azione è stato di 13,50 euro, superiore dello 0,72% a quello di ieri. Soltanto Saipem e Campari hanno fatto meglio.
A sua volta, la novarese Matica Fintec ha segnato il secondo rialzo più alto di tutta Piazza Affari (+14%), chiudendo a 1,368 euro. Al contrario, l'Italia Indipendent di Lapo Elkann ha fatto segnare il terzo maggior ribasso assoluto (-4,62%), terminando le contrattazioni con il prezzo di 1,86 euro. E solo un po' meno peggio è andata a Prima Industrie con il calo del 4,42%, il quarto più pesante, finendo a 16,02 euro.