Fondazione Crt: 2,4 milioni per restaurare 135 gioielli artistici e architettonici locali

Ben 135 “gioielli” artistici e architettonici del Piemonte e della Valle d’Aosta potranno rinascere con i contributi del valore di 2,4 milioni di euro assegnati da Fondazione Crt, tramite il bando “Restauri Cantieri Diffusi”. Obiettivo di questa iniziativa è recuperare beni immobili e mobili sottoposti a tutela – campanili, facciate, pavimentazioni, tele, statue, libri, arredi lignei – e promuovere la conoscenza e la piena fruizione dei luoghi da parte di fasce sempre più ampie di pubblico. Le risorse della Fondazione Crt renderanno possibile anche il restauro conservativo della facciata lato sud della Palazzina di Caccia di Stupinigi, dell’altare maggiore della Real Chiesa di San Lorenzo a Torino e della pavimentazione della Sala delle Grottesche del Castello della Manta nel Cuneese. I cantieri coinvolgeranno oltre 250 imprese medio-piccole locali.
La tutela del patrimonio storico, artistico e architettonico nel contesto paesaggistico e ambientale ha un ‘senso contemporaneo’, un legame identitario con la vita della comunità: per i mecenati del XXI secolo come le Fondazioni, salvare la memoria e la bellezza dei luoghi, in linea con i principi stessi della Costituzione, significa lavorare concretamente per il bene comune” afferma il presidente della Fondazione Crt, Giovanni Quaglia, secondo il quale “ol progetto ‘Restauri’ unisce al valore culturale anche quello economico-occupazionale, particolarmente significativo in questo momento di estrema difficoltà per il Paese, restituendo fiducia, speranza e una prospettiva di ripartenza: l’apertura dei cantieri per il recupero delle opere, infatti, creerà nuove opportunità di lavoro sul territorio funzionali alla ripresa, rafforzando la capacità di ‘resilienza’ dell’intera comunità”.
Massimo Lapucci, Segretario generale della Fondazione torinese di via XX Settembre aggiunge:
Oggi più che mai, a causa delle limitazioni imposte dalla pandemia, si comprende cosa significa non poter fruire della bellezza del patrimonio artistico-culturale e l’importanza di tutelarlo nel tempo. Grazie anche ai meccanismi di detrazione e agevolazione fiscale dell’Art bonus, il contributo di Fondazione Crt per la rinascita della ‘grande bellezza’ diffusa a livello locale ma di rilevanza anche nazionale, attiva un doppio circolo virtuoso: ridà fiato a molte imprese nel Nord Ovest e mette a disposizione del territorio ulteriori risorse - 730mila euro nell’ultimo anno - concretizzando il ruolo strategico della filantropia per garantire che l’arte sia, al tempo stesso, una ricchezza da valorizzare nel presente, ma anche un’eredità per il futuro".
Salgono così a oltre 2.700 i beni fatti rinascere da Fondazione Crt, nell'ambito di Restauri Cantieri Diffusi, con un investimento di oltre 45 milioni di euro.
Ecco una selezione di progetti beneficiari delle risorse del bando Restauri Cantieri Diffusi. Nel Torinese saranno restaurati, in particolare, l'androne di accesso all'Accademia di Medicina con i suoi tre affreschi di Bartolomeo Guidobono e la copertura e pavimentazione della Chiesa San Pietro in Vincoli a Cavoretto, la Cappella della Madonnina presso l'Abbazia di S. Maria di Pulcherada a S. Mauro Torinese, gli affreschi della Confraternita di Santa Croce a Ivrea.
In provincia di Cuneo, oltre alla Sacrestia della Chiesa di S. Filippo Neri a Mondovì, Fondazione Crt finanzia, in particolare, il risanamento della torre campanaria e della facciata della chiesa parrocchiale dei SS.mi Marcellino, Pietro ed Erasmo di Envie, il progetto “Settecento da salvare: due tele di Rapous e Operti” della vecchia parrocchiale di Montà, la valorizzazione del sistema di fortificazioni di Moiola risalenti al 1940-1942, il risanamento e il consolidamento delle coperture della Cappella di Sant’Anna, sede della Confraternita dei Flagellanti a Murazzano e, sempre a Murazzano, il restauro delle superfici decorate del Santuario della Beata Vergine di Hal, alla cui immagine è attribuita la salvezza nel 1944, quando la cittadina cuneese era in procinto di essere bruciata dai tedeschi.
Nell’Alessandrino gli interventi riguardano, tra gli altri, il restauro artistico della cappella barocca del Santo Rosario nella chiesa parrocchiale dei SS. Michele e Pietro a Felizzano e la riqualificazione nel complesso architettonico monumentale dell’ex convento dell’Annunziata a Tortona. Nell’Astigiano verranno realizzati il recupero architettonico e funzionale delle sale di rappresentanza di Palazzo Ottolenghi e la manutenzione straordinaria e messa in sicurezza della chiesa di S. Michele Arcangelo a Moncucco. Nel Biellese sono previste opere di restauro della Cappella della Madonna del Rosario nella Parrocchia di Pettinengo – con i dipinti murali del Galliari e l’altare ligneo degli Aureggio del XVIII secolo – e dei dipinti murali interni all'Oratorio di S. Maria delle Grazie di Netro.
Nel Novarese il restauro conservativo del campanile della chiesa di San Bartolomeo e San Giulio in Calogna a Lesa e la ristrutturazione di Casa San Martino dell’Abbazia benedettina Mater Ecclesiae a Orta San Giulio. Nel Verbano-Cusio-Ossola saranno recuperate le quattro cappelle sul lato di mezzogiorno della navata della Basilica di San Vittore a Verbania e il porticato di ingresso della chiesa di Santa Marta a Verbania. Il Vercellese vedrà, in particolare, il risanamento conservativo dell’armadio sacro secentesco Aron-Ha-Kodesh della Comunità ebraica di Vercelli, il restauro dell'organo del 1869 dei fratelli Lingiardi della Parrocchia dei SS. Pietro e Maurizio a Desana e il recupero degli affreschi barocchi nella chiesa di San Cristoforo a Vercelli.
In Valle d’Aosta i restauri riguarderanno la facciata settecentesca del Seminario Vescovile di Aosta, la chiesa parrocchiale di S. Egidio a Verrès e l'organo della chiesa parrocchiale di San Pietro a Châtillon.

Lockdown mai così pochi incidenti stradali

Mai così pochi incidenti stradali come nei primi nove mesi 2020. Effetto del Covid-19. Il periodo di lockdown imposto dai decreti governativi per contenere la diffusione dei contagi, infatti, ha determinato il blocco quasi totale della mobilità e della circolazione da marzo a maggio inoltrato, influendo in maniera determinante sul fenomeno dell’incidentalità stradale e sul numero degli infortunati coinvolti.
Secondo le stime preliminari, nel periodo gennaio-settembre 2020, in Italia, si è avuta una forte riduzione sia del numero di incidenti stradali con lesioni a persone, risultati 90.821 (-29,5% rispetto allo stesso periodo del 2019), sia del numero dei feriti (123.061, quindi il 32,% in meno), sia, infine, del totale delle vittime entro il trentesimo giorno, che sono state 1.788 (-26,3%).
Fra l'altro, se si limita l’osservazione al periodo gennaio-giugno 2020, le diminuzioni sono ancora più accentuate: pari a circa il 34% per le vittime e a quasi il 40% per incidenti e feriti. Però, nel trimestre luglio-settembre 2020, quando c'è stato l'allentamento delle misure di confinamento, l’incidentalità ripresa, sia pure con cali più contenuti rispetto allo stesso periodo nel 2019.
La diminuzione delle vittime nei primi nove mesi 2019 riguarda tutti gli ambiti stradali: è stimata pari a circa il 50% sulle autostrade, tra il 40% e il 44% su strade urbane ed extraurbane.
Con riferimento agli obiettivi europei 2010-2020 per la sicurezza stradale, sebbene la drastica diminuzione delle vittime nel 2020 avvicini l’Italia al target del -50% prefissato, ciò non consente di leggere con accezione positiva i traguardi raggiunti. Il radicale calo della mortalità nei periodi di confinamento della popolazione e blocco della circolazione hanno condotto a una diminuzione forzata di incidenti e vittime, che tuttavia non è legata a comportamenti virtuosi e al miglioramento della sicurezza stradale. Comunque, in termini percentuali, nei primi nove mesi del 2020 il numero di morti scende del 43,1% rispetto al 2010 e del 66,4% nel confronto con lo stesso periodo del 2001.
Nel primo semestre 2020, le percorrenze medie annue sono diminuite del 37% rispetto allo stesso periodo del 2019 sulle autostrade e del 32% sulla rete extraurbana principale, mentre le prime iscrizioni di autovetture al Pra (Pubblico registro automobilistico) si sono ridotte del 43%. I mesi estivi hanno visto una ripresa sia della mobilità sia del mercato auto, sostenuto dagli incentivi. Se si estende l’osservazione fino a settembre, le percorrenze medie sulle strade extraurbane principali risultano in calo del 23%, le prime immatricolazioni subiscono una contrazione del 33%.
Come accaduto in Italia, anche nella maggior parte dei Paesi europei sono state adottate misure restrittive e chiusure totali nel corso del 2020. Dai dati diffusi dall’European Transport Safety Council, riferiti ai decessi registrati nel mese di aprile 2020 in 24 Paesi della Ue, al culmine della prima ondata della pandemia, si registra una diminuzione media di mortalità del 36%, valore senza precedenti se si pensa che i decessi nella Ue28 sono diminuiti del 24% nel decennio 2010-2019. Secondo i primi dati disponibili, la riduzione più alta dei morti in incidenti stradali nel mese di aprile 2020 è stata registrata proprio in Italia, seguita da Belgio, Spagna, Francia e Grecia, tutti con un decremento percentuale maggiore del 55%.

Banca di Cherasco, terza filiale a Torino

La Banca di Cherasco ha programmato nei prossimi mesi l'apertura della sua terza filiale a Torino. Il nuovo sportello sarà nella Crocetta, il quartiere bene del capoluogo piemontese. Si aggiungerà a quello inaugurato un paio di mesi fa nel quartiere Parella, in via Nicomedi Bianchi (responsabile è Luca Gottero, coadiuvato dal vice Daniele Lattanzio e da Rosy Caci), oltre che al primo, nella centralissima via Santa Teresa, aperto nel 2008.
“Banca di Cherasco ha deciso di investire nel Torinese assumendo nuove risorse e radicandosi in città con due nuove filiali” ha detto Pier Paolo Ravera, direttore generale di Banca di Cherasco, spiegando che “la filiale di via Santa Teresa ha dimostrato, sin dalla sua apertura, che la città di Torino ha interesse verso il nostro Istituto; per questo ci è sembrato naturale investire nuovamente sulla città con l’apertura di altre due agenzie”. E il presidente Giovanni Claudio Olivero ha aggiunto: “Torino è una città che può dare molto e in cui le persone chiedono un ritorno a una banca disponibile e sotto casa, proprio come si presenta Banca di Cherasco”.
La Banca di Cherasco fa parte del gruppo Cassa Centrale, che riunisce numerose Bcc, banche di credito cooperativo come quella di Cherasco.

Istat: ecco i conti del terzo trimestre 2020

 “Come nei primi due trimestri del 2020, l’incidenza del deficit delle Amministrazioni pubbliche sul Pil nel terzo trimestre risulta in forte crescita rispetto al corrispondente trimestre del 2019. In termini assoluti, il peggioramento dei saldi è dovuto sia alla riduzione delle entrate, sia al consistente aumento delle uscite, dovuto alle misure di sostegno introdotte per contrastare gli effetti dell’emergenza economica e sanitaria su famiglie e imprese”.
“Il reddito disponibile delle famiglie e il potere d’acquisto, dopo il forte calo registrato nel secondo trimestre, hanno segnato un aumento considerevole, raggiungendo livelli di poco inferiori a quelli del terzo trimestre del 2019. Il marcato recupero dei consumi nel terzo trimestre ha determinato una sensibile riduzione del tasso di risparmio, che rimane comunque a livelli molto superiori a quelli medi”.
E' il commento dell'Istat al conto trimestrale appena pubblicato. Nel quale, fra l'altro, si legge che nel terzo trimestre 2020, l’indebitamento netto delle Amministrazioni pubbliche in rapporto al Pil è stato pari al 9,4% (2,2% nello stesso trimestre del 2019) e la pressione fiscale è stata pari al 39,3%, in riduzione di 0,4 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Invece, il reddito disponibile delle famiglie consumatrici è aumentato del 6,3% rispetto al trimestre precedente e la spesa per consumi finali delle famiglie è cresciuta del 12,1%.
Di conseguenza, la propensione al risparmio delle famiglie consumatrici è stata pari al 14,6%, in diminuzione di 4,4 punti percentuali rispetto al trimestre precedente, ma in crescita di 6,5 punti rispetto al terzo trimestre del 2019. A fronte di una variazione del -0,3% del deflatore implicito dei consumi, il potere d’acquisto delle famiglie è cresciuto del 6,6% rispetto al trimestre precedente.
La quota di profitto delle società non finanziarie, pari al 42,2%, è aumentata di 3,2 punti percentuali rispetto al trimestre precedente e il loro tasso di investimento, pari al 22,2%, è salito di 0,5 punti percentuali rispetto al trimestre precedente.

La Cdc di Torino rilancia webinar gratuiti per "allenarsi" nelle nuove tecnologie

Per chi vuole aggiornarsi, per chi è in cerca di lavoro, per chi vuole introdurre in azienda nuove soluzioni: la Camera di commercio di Torino offre, da gennaio fino all’estate, una serie di appuntamenti formativi gratuiti, con lezioni programmate ogni 15 giorni, in pausa pranzo, per “allenarsi” a utilizzare le nuove tecnologie e migliorare le proprie competenze su internet. I corsi, in modalità webinar, sono aperti a tutti: imprenditori, dipendenti, collaboratori, lavoratori, privati.
Si tratta di una modalità formativa molto efficace: incontri veloci ed estremamente pratici, con esempi concreti subito applicabili – spiega Dario Gallina, presidente della Camera di commercio di Torino – Nel 2020 hanno partecipato ai webinar organizzati dal nostro Punto Impresa Digitale oltre 2.600 persone e il grado di soddisfazione si è sempre rivelato molto alto. Chi si mette in gioco sulle nuove tecnologie può applicare immediatamente i consigli e le soluzioni proposte, trovando nuovi sbocchi per la propria attività o migliorando le proprie competenze e il proprio curriculum”.
Si affronteranno i temi di maggiore interesse: social network, vendite on line, sponsorizzazioni e adv, posizionamento sui motori di ricerca.
La formazione proposta si inserisce nel progetto Eccellenze in Digitale realizzato da Unioncamere nazionale e supportato da Google, con l’obiettivo di aiutare le imprese italiane a far crescere le competenze dei propri lavoratori. Tutte le informazioni sul progetto Eccellenze in digitale sono disponibili sul sito della Camera di commercio www.to.camcom.it/eccellenzeindigitale. Per conoscere le storie delle imprese che hanno già seguito la formazione e che testimoniano la loro positiva esperienza basta seguire sui social l’hashtag #faccedainnovazione o andare su www.to.camcom.it/faccedainnovazione

Borsa fredda sulla Juve nonostante Chiesa l'azione sotto del 35% rispetto a un anno fa La genovese Erg oltre il muro dei 25 euro

Galvanizzati dalla vittoria sul Milan, i tifosi della Juventus forse credono nella rincorsa e nelle possibilità di tornare a essere primi nel campionato; ma gli investitori restano freddi e sembrano poco convinti di una grande riscossa della società bianconera guidata da Andrea Agnelli. Anche oggi, 7 gennaio, in Borsa l'azione dell'impresa calcistica più blasonata non ha brillato; anzi, nonostante il successo di ieri della squadra di Pirlo a San Siro, ha chiuso in ribasso: l'ultimo prezzo è stato di 0,8122 euro, ancora inferiore dello 0,15% a quello di ieri. E che gli investitori mantengano dubbi almeno sul rilancio della Juve, lo dimostra, fra l'altro, il confronto con la quotazione di un anno fa. Infatti, proprio il 7 gennaio del 2020, l'azione Juve valeva 1,2560 euro, il 35,3% in più. Le prodezze di Chiesa non sono ancora sufficienti.
Invece, nella seduta odierna, hanno continuato la loro corsa al rialzo altre quotate del Nord Ovest, a partire dalla genovese Erg, che, per la prima volta, ha scavalcato il muro dei 25 euro, facendo segnare il suo nuovo record storico (25,02 euro, con l'ulteriore incremento dello 0,89&). Ma sono andate bene, fra le altre, Buzzi Unicem (+3,21% a 22,19 euro, grazie agli Usa), Fca (+1,79% a 14,788 euro, in considerazione del dividendo straordinario e dell'accelerazione della fusione con Psa-Peugeot) e Intesa Sanpaolo, la cui azione ha terminato le negoziazioni a 1,968 euro, l'1,02% in più rispetto a ieri.

Nuovo acquisto della torinese CogenInfra rilevata la Erzelli Energia di Genova

CogenInfra, impresa torinese che opera nel settore del teleriscaldamento urbano, ha acquisito il 100% della società Erzelli Energia e chiude così con successo la terza acquisizione, arrivando a gestire sette centrali di teleriscaldamento distribuite nel nord Italia, tra Piemonte, Lombardia e ora anche Liguria. Lo ha reso noto l'Ansa Genova, precisando che CogenInfra fornirà riscaldamento e raffreddamento al Parco Scientifico Tecnologico di Genova Erzelli, polo di oltre 400.000 mq sull'omonima collina genovese destinato a ospitare aziende, centri di ricerca, la facoltà di Ingegneria, aree residenziali e centri direzionali. Nel 2019, Erzelli Energia ha generato ricavi per 1,7 milioni euro, con un ebitda di 860 mila euro.
L'operazione – ha commentato Ilaria Cannata, presidente del Consiglio di gestione di CogenInfra - rientra nel piano di crescita e consolidamento che abbiamo avviato nel 2018. Il nostro obiettivo è consolidare il frammentato mercato italiano del teleriscaldamento e creare un nuovo attore indipendente nazionale del settore. L'area di Erzelli e il suo Parco Scientifico Tecnologico, sono un importante polo pubblico e privato di ricerca al cui sviluppo contiamo di contribuire nei prossimi mesi, con un investimento di 3,2 milioni di euro e lavorando proficuamente con tutti gli attori del territorio per dare il nostro supporto al rilancio dell'area e della città”.
Il Gruppo CogenInfra, con sede legale a Torino e operativa a Borgaro, nasce dalla visione condivisa di un management di esperienza ultradecennale nei settori del teleriscaldamento e dei servizi di efficienza energetica e di un fondo di investimento infrastrutturale internazionale. Il Gruppo è in continua crescita e comprende anche le società Cogensave e Cogenpower Borgaro

Banda larga in azienda, Piemonte insegue

Il 97,5% delle imprese con almeno dieci addetti utilizza connessioni in banda larga fissa o mobile. E' uno dei dati che emergono dalla fresca indagine dell'Istat sui comportamenti in tema di digitalizzazione e sul relativo livello, misurato secondo 12 indicatori tecnologici. La ricerca ha evidenziato, fra l'altro, la stabilità della quota di aziende (il 62,6%) che fornisce ai propri addetti dispositivi portatili, quali computer portatili, smartphone, tablet e ipad, che permettono una connessione mobile a Internet per scopi lavorativi (la quota però sale al 96% per le grandi imprese); mentre aumenta la percentuale di addetti che utilizzano un computer connesso a Internet per la propria attività (53,2% dal 49,9% del 2019), in conseguenza anche della pandemia.
Lo riporta il sito della Banca del Piemonte (www.bancadelpiemonte.it), aggiungendo che l’indagine dell'Istat ha colto altri segnali di reazione alle difficoltà indotte dall’emergenza sanitaria: fra questi, il deciso aumento di imprese con sito web, che rendono disponibili informazioni sui prodotti e servizi offerti (dal 34% del 2019 al 55% del 2020) e di quelle che utilizzano servizi cloud (dal 23% del 2018 al 59% del 2020).
Tra le imprese con almeno 10 addetti connesse a Internet in banda larga fissa, la velocità massima di connessione cresce con la dimensione aziendale. Le pmi (10-249 addetti) connesse a velocità almeno pari a 30 Mbps sono il 75%, le grandi imprese il 90,5%. La Banca del Piemonte, guidata da Camillo Venesio, precisa che “l'analisi per territori, comunque, mostra che a fronte di quattro territori – Sicilia, Umbria, Basilicata, Campania e la provincia di Bolzano- con una quota superiore al 40% di imprese connesse a Internet a velocità di download pari ad almeno 100 Mbps, il Piemonte evidenzia la quota del 37,6%. Inoltre, mentre la quota di imprese connesse con almeno 30 Mbps è pari a circa il 76% nel Mezzogiorno e nella media del Nord d’Italia, in Piemonte è del 69,4% (si attesta al 73,2% nelle regioni del Centro)”.
Quanto al grado di digitalizzazione, è stato rilevato che circa l’82% delle imprese con almeno 10 addetti si colloca a un livello ‘basso’ o ‘molto basso’ d’adozione dell’Ict, non essendo coinvolte in più di sei attività tra le 12 funzioni considerate; il restante 18%, invece, ne svolge invece almeno sette, posizionandosi su livelli ‘alti’ o ‘molto alti’.
In particolare, relativamente agli strumenti di intelligenza artificiale, l'indagine mostra che
l’8,6% delle imprese con almeno 10 addetti dichiara di aver analizzato, nell’anno precedente, grandi quantità di informazioni (big data) ottenute da fonti di dati proprie o di altri attraverso l’uso di tecniche, tecnologie o strumenti software. I big data vengono analizzati dalle imprese soprattutto internamente (7,4%) mentre il 2,8% esternalizza i servizi di analisi. I dati più analizzati internamente sono generati dai social media (46,5% delle imprese), da informazioni di geolocalizzazione derivanti da dispositivi portatili (45,3%) e da dispositivi intelligenti e sensori digitali (31,1%). L’analisi di grandi quantità di dati ha riguardato circa un quarto delle grandi imprese, mentre solo il 6,2% di quelle di minore dimensione (10-49 addetti) ha estratto dai dati informazioni rilevanti.
L’Internet delle cose (Iot) riguarda dispositivi interconnessi che raccolgono e scambiano dati e possono essere monitorati o controllati via Internet. Li utilizza il 23,1% delle imprese con almeno 10 addetti. In particolare, tra le imprese che hanno fatto ricorso a dispositivi Iot, sono più frequenti quelle che usano dispositivi, sensori intelligenti, tag Rfdi o telecamere controllate da Internet per migliorare il servizio clienti (35,7%) e per ottimizzare il consumo di energia nei locali delle imprese (32,5%).
Altro dato interessante: si riduce la quota delle imprese con almeno 10 addetti che impiegano esperti Ict (dal 16% al 12,6%), mentre si conferma la presenza di specialisti informatici tra il personale delle imprese con almeno 250 addetti (72%, dal 73,1% nel 2019). Sebbene le imprese di maggiore dimensione siano anche le più attive nell’assumere o provare ad assumere specialisti Ict, anche per loro si registra una contrazione di quelle che, nel 2019, hanno reperito o cercato di reperire personale specializzato (dal 38,4% del 2018 al 36,3%) e si attesta al 17,3% la percentuale di imprese con almeno 250 addetti che dichiarano di aver avuto difficoltà a coprire posti vacanti per addetti con competenze informatiche.
Conclude la Banca del Piemonte, tra le più solide del sistema: “il 63,0% delle imprese dichiara di aver utilizzato nel 2019 personale esterno per la gestione di attività legate all’Ict quali manutenzione di infrastrutture, supporto e sviluppo di software e di applicazioni web, gestione della sicurezza e della protezione dei dati”.

Blue chip, Buzzi prima per rialzo: 7,96% ma Diasorin prima per ribasso (-3,98%) Le piemontesi protagoniste alla Befana

Piemontesi al primo posto tra le blue chip in Borsa, oggi, 6 gennaio, quando l'indice Ftse Mib è salito a 22.734 punti, con l'incremento del 2,4% rispetto a ieri. Al primo posto nella graduatoria dei rialzi, ma anche in quella dei ribassi. Nel giorno della Befana, infatti, la blue chip che ha fatto registrare il maggior incremento di prezzo rispetto alla seduta precedente è stata Buzzi Unicem (+7,96%), balzata così a 21,50 euro. La quotata di Casale Monferrato ha fatto meglio anche di Cnh Industrial, seconda con l'aumento del 6,64%, a 10,995 euro. Al quarto posto si è piazzata Unicredit (+6,09% a 7,957 euro), in seguito alla previsione dell'acquisizione di Mps, con grande premio e alla ripresa di un ruolo importante delle Fondazioni bancarie azioniste, a partire dalla Fondazione Crt di Torino, presieduta da Giovanni Quaglia. 
 Al contrario, in testa alla classifica odierna relativa ai maggiori ribassi delle blue chip figura la Diasorin di Saluggia, la cui azione ha perso il 3,98%, scendendo a 161,8 euro. Fra l'altro, il calo di Diasorin è stato il settimo più pesante di tutta Piazza Affari. Meno peggio è andata a Fca, che ha chiuso le negoziazioni odierne con la diminuzione del 2,1%, la quarta peggiore. L'ultimo prezzo di Fca è stato di 14,528 euro. 
 La terza blue chip del Nord Ovest con la migliore performance odierna è Intesa Sanpaolo: la società che ha come principale azionista la Fondazione Compagnia di San Paolo, presieduta da Francesco Profumo, ha evidenziato l'incremento del 3,39% (l'ultimo prezzo è stato di 1,9482 euro). A proposito di Intesa Sanpaolo, che si trova a possedere anche il 17,6& di Intek in seguito all'incorporazione di Ubi Banca, il nuovo rapporto della Borsa mostra che il suo titolo è stato il più trattato anche in dicembre, con la media di transazioni per 4,576 miliardi di euro al giorno, precedendo Unicredit (4,294 miliardi), Enel (3,409 miliardi), Fca (2,895 miliardi) ed Eni (2,834 miliardi). 
 Quanto alle altre due quotate piemontesi appartnenti al listino Ftse Mib, la seduta di oggi ha visto il rialzo dell'1,95% di Italgas (5,23 euro) e dell'1,89% di Exor, la holding della famiglia Agnelli-Elkann-Nasi che controlla anche Ferrari (-1,39%) e la Juventus (+0,17%), oltre a Fca e Cnh Industrial.

Imprese cuneesi, turbo agli investimenti

PIER PAOLO CARINI ACCELERA EGEA
L'imprenditorialità del Cuneese è più forte del Covid. Lo dimostrano tante iniziative e anche diversi nuovi piani di investimento. Tra questi spiccano quelli dell'albese Egea, sesta maggiore multiutility nazionale e della Fonti di Vinadio (Acqua Sant'Anna), colosso delle acque minerali. Pier Paolo Carini, amministratore delegato e presidente del comitato di gestione di Egea, ha preannunciato che quest'anno investirà 50 milioni e altri 200 entro il 2025. Per l'ulteriore crescita dell'impresa, che nel 2019 ha fatturato 984 milioni (+25% rispetto all'esercizio precedente) e che prevede di superare il miliardo entro il 2022. Continuando a fare profitti: nel 2019 il margine operativo lordo è stato di 34 milioni e l'utile netto di quasi 6. Nel primo semestre 2020, il fatturato è risultato di 430,2 milioni e di 18,4 l'ebitda. Sede ad Alba, Egea (Ente gestione energia e ambiente) ha 300 soci, tra pubblici e privati. Presidente del consiglio di sorveglianza è Beppe Rossetto, mentre Guido Saracco, rettore del Politecnico di Torino, presiede il comitato scientifico. L'ad Pier Paolo Carini, laureato in Ingegneria elettronica a Pavia, nato a Genova nel 1964, è anche vice presidente di Confindustria Cuneo. 

PIU' ROBOT PER FONTI DI VINADIO (ACQUA SANT'ANNA) A Pier Paolo Luciano, bravissimo capo redattore di Repubblica Torino, Alberto Bertone, presidente e amministratore delegato della Fonti di Vinadio (Acqua Sant'Anna), ha dichiarato che ha programmato l'investimento di 10 milioni per ampliare il parco robot dello stabilimento di Vinadio, che diventeranno così 45 e contribuiranno a rendere l'impianto della Valle Stura uno dei più avanzati ed efficienti al mondo nel settore delle bevande. “Proprio il continuo aggiornamento tecnologico – ha detto Bertone a Pier Paolo Luciano – ci ha permesse di eguagliare i leader europei dell'imbottigliamento: i francesi di Evian”. Fra l'altro, verrà creata una nuova linea dove già la Fonti di Vinadio può vantare una delle imbottigliatrici più veloci a livello globale, in grado, infatti, di produrre fino a 81.000 bottiglie all'ora. L'azienda, che ha un fatturato di 320 milioni, triplicato nell'ultimo decennio, vende un miliardo e mezzo di bottiglie all'anno. Conta 250 dipendenti e ha un indotto locale di 1.500 persone. Per l'ulteriore espansione, Alberto Bertone punta soprattutto sui mercati esteri, a partire da quelli più vicini, Francia compresa.

GARDESA DI NUOVO ITALIANA CON BERTOLOTTO
Parlando dell'irrefrenabile spirito d'iniziativa cuneese, non si può non ricordare che la Bertolotto di Torre San Giorgio, produttrice di porte e complementi d'arredo, proprio alla vigilia di Capodanno, ha acquisito dalla Assa Abloy, multinazionale svedese, la Gardesa, azienda di porte blindate con stabilimento a Cortemaggiore, in provincia di Piacenza. L'impresa cuneese guidata da Claudio Bertolotto, 40 anni, ha così fatto tornare italiano un marchio ben noto nel settore. Con l'acquisizione di Gardesa, la Bertolotto, che fattura 36 milioni, porta a 250 il numero dei dipendenti del gruppo.

Causa Covid, nel 2020 assunzioni -30%

Lo shock da Covid-19 ha frenato i programmi di assunzione delle imprese nel 2020, con un calo del 30% rispetto al 2019 (corrispondente a circa 1,4 milioni di contratti di lavoro in meno, inclusi quelli stagionali e di collaborazione). La flessione dei piani di assunzione ha toccato tutti i settori ma è stata più marcata nella filiera dell’accoglienza e della ristorazione (-40,7% per gli ingressi previsti) e in alcuni comparti di punta del made in Italy, come la moda (-37,9%); mentre flessioni più contenute si sono registrate nelle costruzioni (-15,9%), nella sanità e servizi sociali privati (-17,1%) e nella filiera agro-alimentare (-19,7%).
 Nonostante la contrazione dell’occupazione, è salita al 30% la difficoltà di reperimento dei profili ricercati (contro il 26% del 2019) a causa della mancanza di candidati o della preparazione inadeguata. La domanda di lavoro pianificata nel 2020 dalle imprese con dipendenti (pari a 3,2 milioni di unità) riflette dunque gli effetti della grave crisi pandemica, a cui le imprese hanno risposto introducendo cambiamenti difficilmente reversibili e innescando un’accelerazione anche in diversi aspetti della trasformazione digitale. Oltre quattro imprese su 10 che hanno investito in trasformazione digitale hanno puntato sulle modifiche dei modelli di business, con l’adozione di strumenti di digital marketing (+16% rispetto al periodo pre-Covid), sulle innovazioni organizzative, con l’ampia diffusione nell’utilizzo dello smartworking (+17 punti percentuali), o, sotto l’aspetto prettamente tecnologico, sull’acquisizione di reti ad alta velocità, sistemi cloud e big data analytics (+10 punti percentuali). Saranno quindi proprio le competenze digitali, richieste al 60,4% dei profili ricercati nel 2020, uno dei principali driver su cui faranno leva le imprese per gestire la fase di recupero che si aprirà nei prossimi mesi. Mentre per otto posizioni di lavoro su 10 sono state richieste competenze green che costituiscono un altro fattore strategico di competitività a livello trasversale. 
Per affrontare la complessità delle sfide in atto le imprese puntano su figure più specializzate, per le quali nel 67,7% dei casi viene richiesta esperienza. Sono queste alcune delle tendenze che emergono dal Bollettino 2020 del Sistema Informativo Excelsior di Unioncamere e Anpal, nel monitoraggio annuale dei flussi di entrata nelle imprese e delle competenze richieste dal mercato del lavoro.

I nuovi rischi per chi manda il cc in rosso

Le banche italiane e i loro clienti sono i più penalizzati dalle nuove norme europee su sconfinamenti e sofferenze. Fino allo scorso 31 dicembre, infatti, un debitore era considerato in stato di default se aveva pagamenti arretrati per più di 90 giorni in misura pari al 5% del suo debito; invece, da lunedì scorso – primo giorno di applicazione concreta della stretta dell’Autorità bancaria europea, che di fatto cancella il rosso sui conti correnti – la percentuale cala significativamente fino all’1%. Stop alle compensazioni tra linee di credito e stato di default raddoppiato. Tutto questo con danni enormi soprattutto per le piccole e medie imprese, per le quali la flessibilità in banca è essenziale. 
 È quanto ha segnalato il Centro studi di Unimpresa, secondo cui cambia il significato di “rilevanza” del pagamento arretrato, in relazione al quale entrano in gioco anche altre due soglie: 100 euro per le famiglie e 500 euro per le imprese. Non solo: oltre all’abbattimento delle soglie, le nuove regole europee non ammettono spazi di manovra per gli istituti di credito, mentre le “vecchie” regole consentivano alle stesse banche la possibilità di concedere, alla clientela, compensazioni tra linee di credito. 
E ancora: il cliente resta in stato di default, dopo la regolarizzazione dei pagamenti, per altri 90 giorni; invece, fino allo scorso 31 dicembre, lo stato di default terminava saldando i debiti pregressi. Per quanto riguarda la soglia degli arretrati, per fare un esempio, su una linea di credito di 100.000 euro, la soglia rilevante degli arretrati crolla da 5.000 euro a 1.000 euro. “Alla base delle scelte del regolatore europeo c’è la necessità di armonizzare gli ordinamenti bancari, in effetti assai diversi fra loro. Tuttavia, la ricerca ossessiva di un cosiddetto level playing field, ovvero di un campo di gioco livellato in tutta Europa, corre il rischio di penalizzare in prima battuta le banche italane e, a catena, la clientela degli stessi istituti” ha commentato il vicepresidente di Unimpresa, Salvo Politino. 
 La novità più significativa delle nuove regole europee, in vigore dal 1° gennaio, riguarda la gestione dei conti “in rosso”: gli addebiti automatici non saranno più consentiti se i clienti non avranno sufficienti disponibilità liquide sui loro depositi bancari. C’è il rischio, pertanto, di un improvviso stop ai pagamenti di utenze, stipendi, contributi previdenziali, rate di finanziamenti. Inoltre, dopo tre mesi di mancati pagamenti da soli 100 euro, impongono alla banca di segnalare il cliente alla centrale rischi e di classificare tutta la sua esposizione come “crediti malati”. 
 Da gennaio, chi ha il conto corrente “scoperto” corre il rischio di risultare immediatamente “moroso” nei confronti di vari soggetti, dalle finanziarie all’Inps, dai dipendenti alle aziende cosiddette utility (energia, gas, acqua, telefono). Non solo: le stesse nuove norme dell’Eba stabiliscono che per un mancato pagamento superiore a 100 euro, protratto per tre mesi, il cliente venga classificato come cattivo pagatore, tutta la sua esposizione verso la banca sia classificata come non performing loan e sia inviata la segnalazione alla centrale rischi. 
 Per milioni di piccole e medie imprese c’è dunque il rischio concreto non solo di una improvvisa mancanza di piccola liquidità, derivante dallo stop improvviso ai conti in rosso, ma anche di una significativa stretta al credito. Per quanto riguarda i conti correnti, le nuove regole dell’Eba impongono di bloccare i pagamenti con addebito diretto nel caso in cui il cliente (impresa o famiglia) non abbia adeguata disponibilità sul proprio deposito. 
La misura riguarda il pagamento di bollette, rate di mutui e finanziamenti, stipendi. In assenza di fondi sufficienti a “coprire” il pagamento, la banca lo blocca e cancella il relativo “Rid” (disposizioni automatiche di pagamento). Tutto questo vuol dire che il cliente della banca diventa “moroso” nei confronti del titolare del “Rid”.

Saldi, il budget 2021 scende di 70 euro

Secondo la fresca indagine Confcommercio sugli acquisti degli italiani in occasione della stagione dei saldi invernali 2021, sei italiani su dieci faranno acquisti: una percentuale leggermente in crescita rispetto all’anno scorso (64% contro 61,8%). Diminuisce, invece, secondo l’Ufficio Studi di Confcommercio, la spesa a famiglia destinata allo shopping scontato, stimata in 254 euro contro i 324 euro dell’anno passato, quindi 70 euro in meno. 
In forte aumento la percentuale dei consumatori che acquisteranno in saldo “online”, a discapito dei negozi tradizionali a seguito dei vari lockdown: il 35% di chi farà shopping sceglierà, infatti, la modalità online (il 13,7% in più dello stesso periodo dell’anno scorso); mentre scende dell'8,1% la spesa nei negozi. Le imprese del commercio al dettaglio stanno vivendo un momento di estrema difficoltà, che si riflette anche nelle aspettative riguardo i saldi: solo il 7,1% dei commercianti ritiene che il proprio negozio sarà visitato in misura maggiore, durante i saldi invernali, rispetto al gennaio 2020.
Gli italiani acquisteranno in saldo, prevalentemente, capi di abbigliamento (per il 96,6% contro il 95,9% del 2020), calzature (per l’89,3% contro l’82%), accessori (sciarpe e guanti) per il 33% (erano il 37%) e biancheria intima (25,5% contro il 30% dello scorso anno). Aumenta la percentuale di acquisti di capi di abbigliamento (+0,7%) e calzature (+7,3%), mentre  scende la preferenza per accessori (-4%) e biancheria intima (-4,5%). 
 Aumenta anche la percentuale dei consumatori che attribuiscono maggiore importanza al prezzo dei prodotti acquistati in saldo (+7,9 rispetto alle previsioni del gennaio 2020 era il 35,7%) a discapito della ricerca della qualità. Oltre il 77% dei rispondenti ha dichiarato di sentirsi «molto o abbastanza tutelato» quando acquista a saldo, il dato è in forte aumento rispetto al gennaio 2020 (+8,2 punti).

Il torinese Marzolla presidente Enasarco

Parla torinese il nuovo presidente di Enasarco, ente di previdenza degli agenti di commercio e dei consulenti finanziari che amministra circa 300.000 posizioni contributive, eroga 100.000 pensioni e riceve i versamenti da altrettanti mandanti. Infatti, alla fine di dicembre, al vertice nazionale di Enasarco è stato eletto Antonello Marzolla, nato all'ombra della Mole l'8 dicembre del 1961. Agente di commercio, Marzolla proviene dall'Usarci, della quale è segretario generale. Fra l'altro, è direttore responsabile della rivista Notizie Arpac.

Col lockdown crollo degli incidenti stradali

Mai così pochi incidenti stradali come nei primi nove mesi 2020. Effetto del Covid-19. Il periodo di lockdown imposto dai decreti governativi per contenere la diffusione dei contagi, infatti, ha determinato il blocco quasi totale della mobilità e della circolazione da marzo a maggio inoltrato, influendo in maniera determinante sul fenomeno dell’incidentalità stradale e sul numero degli infortunati coinvolti. 
Secondo le stime preliminari, nel periodo gennaio-settembre 2020, in Italia, si è avuta una forte riduzione sia del numero di incidenti stradali con lesioni a persone, risultati 90.821 (-29,5% rispetto allo stesso periodo del 2019), sia del numero dei feriti (123.061, quindi il 32,% in meno), sia, infine, del totale delle vittime entro il trentesimo giorno, che sono state 1.788 (-26,3%). Fra l'altro, se si limita l’osservazione al periodo gennaio-giugno 2020, le diminuzioni sono ancora più accentuate: pari a circa il 34% per le vittime e a quasi il 40% per incidenti e feriti. Però, nel trimestre luglio-settembre 2020, quando c'è stato l'allentamento delle misure di confinamento, l’incidentalità ripresa, sia pure con cali più contenuti rispetto allo stesso periodo nel 2019. 
La diminuzione delle vittime nei primi nove mesi 2019 riguarda tutti gli ambiti stradali: è stimata pari a circa il 50% sulle autostrade, tra il 40% e il 44% su strade urbane ed extraurbane. Con riferimento agli obiettivi europei 2010-2020 per la sicurezza stradale, sebbene la drastica diminuzione delle vittime nel 2020 avvicini l’Italia al target del -50% prefissato, ciò non consente di leggere con accezione positiva i traguardi raggiunti. 
Il radicale calo della mortalità nei periodi di confinamento della popolazione e blocco della circolazione hanno condotto a una diminuzione forzata di incidenti e vittime, che tuttavia non è legata a comportamenti virtuosi e al miglioramento della sicurezza stradale. Comunque, in termini percentuali, nei primi nove mesi del 2020 il numero di morti scende del 43,1% rispetto al 2010 e del 66,4% nel confronto con lo stesso periodo del 2001. Nel primo semestre 2020, le percorrenze medie annue sono diminuite del 37% rispetto allo stesso periodo del 2019 sulle autostrade e del 32% sulla rete extraurbana principale, mentre le prime iscrizioni di autovetture al Pra (Pubblico registro automobilistico) si sono ridotte del 43%. 
I mesi estivi hanno visto una ripresa sia della mobilità sia del mercato auto, sostenuto dagli incentivi. Se si estende l’osservazione fino a settembre, le percorrenze medie sulle strade extraurbane principali risultano in calo del 23%, le prime immatricolazioni subiscono una contrazione del 33%. Come accaduto in Italia, anche nella maggior parte dei Paesi europei sono state adottate misure restrittive e chiusure totali nel corso del 2020. 
Dai dati diffusi dall’European Transport Safety Council, riferiti ai decessi registrati nel mese di aprile 2020 in 24 Paesi della Ue, al culmine della prima ondata della pandemia, si registra una diminuzione media di mortalità del 36%, valore senza precedenti se si pensa che i decessi nella Ue28 sono diminuiti del 24% nel decennio 2010-2019. Secondo i primi dati disponibili, la riduzione più alta dei morti in incidenti stradali nel mese di aprile 2020 è stata registrata proprio in Italia, seguita da Belgio, Spagna, Francia e Grecia, tutti con un decremento percentuale maggiore del 55%.

Stelle di Natale, abeti e ciclamini +15% però -70% il mercato dei fiori recisi

“Queste Feste blindate hanno fatto riscoprire gli alberi di Natale, le stelle e i ciclamini, portando un po’ di colore e atmosfera nelle case degli italiani. Proprio il maggior tempo passato in casa, oltre a ravvivare tradizioni e spirito natalizio, ha spinto la richiesta che per alberi, stelle e ciclamini è cresciuta del 15%. Questi risultati, però, non possono rimanere un episodio spot, ma vanno accompagnati da misure snelle e applicabili per far ripartire l’intero settore”. 
Lo ha rilevato Francesco Mati, presidente della Federazione nazionale che riunisce i florovivaisti di Confagricoltura. “Il parziale recupero di queste settimane – ha sottolineato Mati - indica una capacità di reazione e tenuta del florovivaismo alle prese con la complessa congiuntura del mercato, che difficilmente si lascerà alle spalle i problemi di questi ultimi mesi. L’intero comparto continua a navigare a vista e la pandemia ha completamente rivoluzionato l’equilibrio domanda/offerta. Preoccupano incertezza e instabilità e c’è forte timore per i fiori recisi, massacrati dall’annullamento di feste, eventi e cerimonie, che hanno perduto il 70%”. 
Nelle misure di politica economica agricola, Confagricoltura chiede che, nei vari provvedimenti, venga dedicata una particolare attenzione al florovivaismo. A partire dalla legge di bilancio, che già prevede alcuni primi elementi positivi, come la proroga del bonus verde. Interessante l’incremento per il programma sperimentale di messa a dimora di alberi per le foreste urbane e periurbane, assieme a ulteriori interventi di concreta valorizzazione del prodotto florovivaistico. 
Mati ha detto: “occorre puntare di più sulle produzioni nazionali di fiori e piante, riqualificare il verde pubblico troppo spesso trascurato, migliorare sostenibilità e vivibilità delle aree urbane, soprattutto periferiche, con la messa a dimora e la corretta manutenzione e gestione di viali alberati, parchi e giardini”. 
Il comparto dei florovivaisti vale la produzione di quasi 3 miliardi di euro, 30 mila imprese e 100mila addetti, garantisce un contributo notevole in termini di crescita e occupazione senza dimenticare i benefici che i vivai generano per il miglioramento dell’ambiente, della qualità della vita e del futuro del pianeta.

Borsa: Erg e Tinexta partono con il record per la saluzzese Eviso rialzo del 21,95%

Il 2021 è incominciato bene per la Borsa Italiana, con l'indice Ftse Mib che è salito a 22.316 punti (+0,37% rispetto all'ultima seduta dell'anno appena passato); ma ancora meglio per diverse quotate del Nord Ovest, tre delle quali hanno fatto registrare oggi, 4 gennaio, il loro massimo storico. Si tratta della genovese Erg della famiglia Garrone-Mondini, che ha conquistato la vetta di 24,26 euro (+3,68% rispetto al 30 dicembre), oltre che di Tinexta, guidata dalla coppia torinese Salza-Chevallard, balzata a 21,60 euro (+2,86%) e dell'esordiente saluzzese Eviso, il cui ultimo prezzo è risultato di 2,50 euro, ancora superiore del 21,95% al precedente (l'incremento odierno è stato il terzo maggiore di tutta Piazza Affari). 
Tra le blue chip del Nord Ovest la migliore performance della seduta di oggi è stata di Buzzi Unicem (+3,64%, il secondo tasso più alto), risalita così a 20,21 euro. Ma sono andate bene anche Fca (+1,50%), arrivata a 14,88 euro, prezzo che non vedeva da due anni e mezzo e la sua controllante Exor (+0,42%), che ha chiuso a 66,50 euro. Grazie a Cristiano Ronaldo, la Juventus, altra controllata di Exor, ha registrato il rialzo dello 0,52%, recuperando quota 0,8188 euro.

Mercato dell'auto, 2020 annus horribilis 535.000 vendite meno che nel 2019

Dicembre conferma il forte calo del mercato dell’auto con 119.454 unità immatricolate (-15%) contro le 140.448 dello stesso mese 2019. Uun calo dovuto soprattutto all’esaurimento degli incentivi stanziati in precedenza. Il 2020 verrà ricordato come drammatico anche per il settore automotive, con un crollo di immatricolazioni spaventoso: 535.000 vetture in meno rispetto al 2019 (-27,9%) e l’intera filiera in ginocchio. 
“Archiviamo il 2020 come l’anno più difficile del dopoguerra per il nostro settore – ha dichiarato il presidente di Anfia, Paolo Scudieri – ma guardiamo al 2021 con fiducia, grazie alle misure entrate in vigore con l’inizio del nuovo anno, su cui c’è stata intesa tra tutte le forze politiche e che, oltre a sostenere la domanda, favoriranno la ripartenza della produzione industriale di autoveicoli e componenti, a beneficio dell’intera filiera automotive, con ricadute positive sui livelli occupazionali e sugli investimenti per la transizione green e digitale. 
 “Per la prima volta dall’inizio della pandemia e dopo ripetute richieste – ha aggiunto Scudieri - la manovra ha finalmente incluso anche un intervento a supporto della ripresa del mercato dei veicoli commerciali leggeri, introducendo contributi all’acquisto di nuovi mezzi differenziati in base alla massa totale a terra, all’alimentazione e all’eventuale rottamazione del vecchio veicolo. Si tratta di un segnale importante per un comparto che rappresenta una parte considerevole della nostra filiera produttiva e che nel 2020 ha confermato la sua strategicità per una logistica delle merci efficiente fino all’ultimo miglio, anche nelle condizioni eccezionali che abbiamo vissuto e che hanno dato un’ulteriore spinta al commercio elettronico”. 
Secondo Adolfo De Stefani Cosentino, presidente di Federauto: “I dati di dicembre mostrano la realtà del mercato auto in epoca Covid-19: senza incentivi la propensione agli acquisti si riduce drasticamente, mettendo in crisi una intera filiera, la filiera che più incide sulla crescita economica del Paese. L’automotive italiano chiude il 2020 con tutti i numeri in rosso: mercato, fatturato, profitti sono tutti espressione di un anno disastroso che, purtroppo ricorderemo a lungo. Fintanto che non saremo certi di essere usciti dalla pandemia, la sopravvivenza delle aziende e dei posti di lavoro resteranno sospese nell’incertezza”.
E il presidente di Unrae, Michele Crisci, ha concluso: “Il Parlamento recepisce, in larga parte, quanto da noi auspicato e riconosce l’importanza degli incentivi pubblici per l’acquisto di auto nuove in sostituzione di mezzi fortemente inquinanti. Si tratta di un investimento, i cui benefici vanno a vantaggio dell’occupazione, dell’ambiente e di uno dei settori industriali che più contribuisce al Pil del Paese.” 
Le marche italiane, nel complesso, hanno totalizzato in dicembre 31.875 immatricolazioni (+1,6%), con una quota di mercato del 26,7% (era 22,3% a dicembre 2019). Nell'intero 2020, le immatricolazioni complessive ammontano a 336.761 unità (-26,6%), con una quota di mercato del 24,4%. I marchi di Fca totalizzano nel 31.508 immatricolazioni nel mese (+1,1%), con una quota di mercato del 26,4% (22,2% a dicembre 2019). Andamento positivo per i brand Fiat (+1%) e Lancia (+20,5%). Bene anche Ferrari (+30,8%) e Lamborghini (+12,5%). 
Nell’intero 2020, i marchi di Fca hanno registrato 332.478 acquisti, il 26,8% in meno. In particolare, sono state 211.297 le Fiat comprate (-26,11%), 59.598 le Jeep (-26,9%), 43.023 le Lancia (-26,78%), 17.202 le Alfa Romeo (-33,53%), 1.358 le Maserati (-34,84%), 506 le Ferrari (+2,22%), Sono sei, a dicembre, i modelli italiani nella top ten delle vendite, con Fiat Panda (8.978 unità) che si conferma l’auto più venduta del mese e anche dell’intero 2020, seguita, al terzo posto, da Lancia Ypsilon (4.728) e, al quinto, da Fiat 500 (3.155). Al sesto posto troviamo Fiat 500X (2.943), seguita, al settimo, da Jeep Compass (2.725), e, al nono, da Jeep Renegade (2.619).

Fca: dividendo straordinario 2,9 miliardi

Fiat Chrysler Automobiles (Fca) ha annunciato che il consiglio di amministrazione ha deliberato un dividendo straordinario condizionato di 1,84 euro per azione, corrispondente a una distribuzione complessiva di circa 2,9 miliardi. La data di legittimazione a percepire il dividendo straordinario sarà venerdì 15 gennaio.
 Il pagamento del dividendo straordinario è condizionato a un ulteriore annuncio che confermi che tutti i necessari adempimenti societari propedeutici al completamento della fusione sono stati espletati. Tale annuncio è previsto entro mercoledì 13 gennaio. In assenza di tale annuncio, il dividendo straordinario non sarà pagabile.
 Sebbene il dividendo straordinario verrà posto in pagamento successivamente al perfezionamento della fusione Fca-Psa, “onde evitare ogni dubbio si precisa – ha comunicato Fca - che il dividendo straordinario non sarà pagabile su azioni Stellantis emesse a favore dei precedenti azionisti di Psa al momento dell’efficacia della fusione o ad altri azionisti che acquisteranno azioni Stellantis successivamente all’efficacia della fusione”.

Stellantis quotata in Borsa dal 18 gennaio

Fiat Chrysler Automobiles (Fca) e Peugeot (Psa) hanno annunciato che le rispettive assemblee degli azionisti, tenutesi oggi, hanno approvato a larghissima maggioranza (con oltre il 99% dei voti a favore dell’operazione) la fusione di Fca e Psa volta alla creazione di Stellantis. Gli azionisti di Fca hanno inoltre approvato proposte correlate alla fusione, tra cui l’adozione dello statuto di Stellantis e la nomina dei membri del consiglio di amministrazione di Stellantis annunciati in precedenza, in ciascun caso con efficacia dal giorno successivo al completamento della fusione. A seguito delle approvazioni assembleari odierne e dell’ottenimento delle ultime autorizzazioni normative nel corso del mese scorso, tra cui in particolare da parte della Commissione Europea e della Banca Centrale Europea, Fca e Psa prevedono di perfezionare la fusione il 16 gennaio 2021. La negoziazione delle azioni ordinarie Stellantis avrà inizio lunedì 18 gennaio alla Borsa di Milano e su Euronext Paris e martedì 19 gennaio sul New York Stock Exchange.