I vincitori del bando "Territori inclusivi"

Nell’ambito della Missione Collaborare per l’inclusione, la Fondazione Compagnia di San Paolo è impegnata a sostenere iniziative finalizzate a favorire la costruzione di risposte integrate a specifiche esigenze di alcune fasce della popolazione che si trovano in condizioni di vulnerabilità che possono metterne a rischio i loro progetti di vita. Proprio a tutela e supporto di queste persone, lo scorso giugno la Fondazione torinese presieduta da Francesco Profumo ha lanciato il bando “Territori inclusivi – Rafforzamento e sviluppo di reti territoriali a sostegno di persone in condizione di fragilità”, in collaborazione con la Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo e con l’adesione della Fondazione De Mari di Savona,
A conclusione delle procedure di valutazione previste, il Comitato di Gestione della Fondazione Compagnia di San Paolo ha chiuso la prima fase del bando selezionando 32 idee progettuali, sulle 56 ricevute, che potranno accedere alla fase 2 e al percorso di capacity building, propedeutico alla presentazione della proposta progettuale definitiva entro il 18 dicembre.
Ecco gli enti selezionati: Afety Aquilone onlus, Associazione Comunità San Benedetto al Porto, Associazione di Promozione Sociale "Cambalache", Associazione Interculturale Karmadonne a.p.s., Associazione Internazionale Volontari Laici (Lvia), Anci Sezione Regionale del Piemonte, Associazione Piam Onlus, Associazione San Marcellino Onlus, Bma docietà cooperativa sociale, Cicseme - Centro Italiano di Collaborazione per lo Sviluppo Edilizio delle Nazioni Emergenti, Caracol società cooperativa sociale, Città metropolitana di Torino, Commissione Sinodale per la Diaconia, Compagnia Iniziative Sociali, Consorzio società cooperativa sociale, Comune di Avigliana, Comune di Saluzzo, Comune di Settimo Torinese, Consorzio Servizi Sociali di Ovada, Consorzio Servizi Sociali Inrete, Cooperativa sociale Raggio Verde Onlus, Cooperativa Tantintenti Soc. Coop. Sociale Onlu, Corep Torino - Consorzio per la Ricerca e l'Educazione Permanente, CrescereInsieme scs Onlus, Fondazione Diocesana, ComunitàServizi onlus, Il Biscione scs, Il Faggio Cooperativa Sociale Onlus, Liberi tutti società cooperativa sociale, Lindbergh cooperativa sociale, Marypoppins scs, Mondo Nuovo Caritas – Odv, Vedogiovane società cooperativa sociale.

In ripresa il mercato dei veicoli industriali

Il Centro Studi e Statistiche di Unrae, l’Associazione delle Case autoveicolistiche estere, ha elaborato una stima del mercato dei veicoli industriali con massa totale a terra superiore alle 3,5 tonnellate che nel mese di settembre continua a far registrare una decisa inversione di tendenza rispetto al primo semestre dell’anno. Dopo gli incrementi di luglio e di agosto, infatti, settembre ha fatto registrare +30,4% rispetto allo stesso mese del 2019 (con 1.554 unità immatricolate contro 1.192). Questo risultato porta i primi nove mesi del 2020 a una perdita consolidata di -19,5% rispetto allo stesso periodo del 2019 (14.350 immatricolazioni contro 17.827). Nel comparto dei veicoli pesanti, con massa totale a terra uguale o superiore alle 16 t, si registra lo stesso andamento: +30,8% a settembre 2020 su settembre 2019 (1.252 unità contro 957), che porta il risultato dei primi nove mesi a -19,7% sullo stesso periodo del 2019 (11.505 immatricolazioni contro 14.329).

Al di là dei numeri – ha sottolineato Paolo A. Starace, presidente della Sezione Veicoli Industriali di Unrae – le rilevazioni statistiche confermano due aspetti chiave: le imprese di autotrasporto hanno la reale necessità, oltre che la volontà, di rinnovare le loro flotte, come dimostra la velocità con la quale vengono esauriti i fondi messi a disposizione per gli investimenti; tali fondi non solo è fondamentale che rientrino in maniera strutturale nei capitoli di spesa di ogni Legge di bilancio, ma la loro assegnazione dovrà avvenire attraverso procedure semplici e veloci così da fornire all’autotrasporto le certezze necessarie. Solo così si potrà favorire un concreto quanto costante ammodernamento del parco, coerentemente con gli obiettivi di connettività, sicurezza ed eco-compatibilità che i costruttori si sono posti come priorità”.

Start Cup Piemonte e Valle d'Aosta 2020 candidati 110 progetti di 338 proponenti

 Si è conclusa con 110 business plan e 338 proponenti la seconda e ultima fase della Start Cup Piemonte Valle d’Aosta 2020, la business plan competition giunta alla XVI edizione e finalizzata a favorire la nascita di startup innovative, promossa dagli incubatori I3P, Incubatore di Imprese Innovative del Politecnico di Torino, 2i3T Incubatore di Imprese dell’Università di  Torino, Enne3 Incubatore di Impresa del Piemonte Orientale. Grazie alla Regione Piemonte, il montepremi complessivo è salito da 42.000 a circa 60.000 euro, permettendo di valorizzare maggiormente i primi tre classificati e trasformando la menzione speciale “Covid-19” in un premio dal valore di 5.000 euro.

Il 40% dei business plan presentati riguarda la categoria di gara ICT; seguono Turismo&Industria Culturale e Creativa (19%), Industrial (18%), Life Science (12%) e Cleantech & Energy (10%). 338 proponenti - che partecipano in team - sono per la maggior parte uomini (81%) e posseggono nel 38% dei casi una laurea magistrale, nel 23% il diploma, nel 19% un master o dottorato e nel 15% la laurea triennale.

I 110 progetti candidati saranno ora valutati da una Giuria composta da imprenditori, venture capitalist e business angel. Dopo aver analizzato parametri come la fattibilità tecnica dei business plan, la prospettiva di crescita economica e la competenza dei team imprenditoriali, la giuria stilerà una short list di 10 business plan. I finalisti prenderanno parte alla cerimonia conclusiva che si svolgerà il mattino del venerdì 23 ottobre a Torino nell’Aula Magna Cavallerizza Reale d’Ateneo dell’Università di Torino.

Grazie al supporto della Regione Piemonte, il montepremi dei primi tre classificati raggiunge l’importo di 22.500 euro: al primo classificato andrà un premio di 10.000 euro, al secondo di 7.500 e al terzo di 5.000. Inoltre, ai primi sei progetti verrà conferito il premio di 1.000 euro ciascuno per l’iscrizione al Pni 2020, Premio Nazionale per l’Innovazione, la “coppa dei campioni” tra i progetti di impresa vincitori delle Start Cup regionali che si terrà a Bologna.

Intesa Sanpaolo: nuova finanza per le pmi

Intesa Sanpaolo ha attivato, in collaborazione con il gruppo Bei (Banca Europea degli Investimenti), una nuova cartolarizzazione sintetica di un portafoglio di prestiti in essere per circa due miliardi di euro nell’ambito del programma “Garc” (Gestione Attiva Rischio Credito). L’operazione, attivata congiuntamente con il Fondo Europeo degli Investimenti (Fei) e la Bei e organizzata dal team Active Credit Portfolio Steering di Intesa Sanpaolo, è volta all’erogazione di nuovi finanziamenti a condizioni favorevoli alla platea delle pmi e microimprese clienti del Gruppo. In questo modo, la Banca prosegue nel proprio impegno a supporto delle imprese danneggiate dall’emergenza provocata dall’epidemia Covid-19: le risorse liberate attraverso la garanzia rilasciata dal Fei sulla tranche mezzanine saranno utilizzate per erogare nuova finanza alle Pmi, incluse le microimprese. L’operazione di cartolarizzazione si colloca nel quadro delle iniziative di gestione dinamica del rischio di credito di Intesa Sanpaolo, che perseguono l’obiettivo di ottimizzare le risorse della banca e di stimolare l’accesso al credito delle pmi tramite il ricorso al mercato dei capitali.

Gli incubatori e acceleratori d'impresa nella mappa del Politecnico di Torino

 In Francia, Germania, Italia, Spagna, e Regno Unito sono attivi più di 1.200 incubatori/acceleratori d’impresa, con 7.165 dipendenti (stima). I servizi più importanti per queste organizzazioni riguardano soprattutto i servizi di networking, di spazi fisici e condivisi, l’accesso a finanziamenti e la formazione e supporto manageriale. Il team di ricerca Social Innovation Monitor, con base al Dipartimento di Ingegneria Gestionale e della Produzione del Politecnico di Torino, presenterà online, il 20 ottobre, i risultati delle analisi svolte per la prima volta sugli ecosistemi degli incubatori/acceleratori in Francia, Germania, Italia, Spagna e Regno Unito.
Dalla ricerca emerge che nei dei 1.217 incubatori e acceleratori analizzati nei cinque Paesi, 182 sono incubatori aziendali e 227 incubatori universitari. La Francia ha il maggior numero di incubatori/acceleratori con 284; seguita dal Regno Unito con 274, dalla Germania con 247, dalla Spagna e dall'Italia rispettivamente con 215 e 197. Il numero più alto di dipendenti in incubatori e acceleratori è quello stimato per il Regno Unito (2.164 dipendenti). Seguono la Francia con 1.420 d, la Spagna con 1.376, la Germania con 1.111 e infine l’Italia con 1.094.
I servizi più diffusi offerti da queste organizzazioni sono i servizi di networking, la fornitura di spazi fisici e servizi condivisi, l'accesso ai finanziamenti, la formazione e il supporto manageriale. I I servizi più importanti offerti agli incubatori/acceleratori italiani sono la creazione di network, il supporto manageriale, la fornitura di spazi e servizi condivisi e l'accesso ai finanziamenti.
Un altro dato interessante che emerge dal Report riguarda la percentuale di equity detenute da incubatori/acceleratori nelle organizzazioni che esse incubano. In media, il 17,5% degli incubatori e degli acceleratori analizzati detiene quote azionarie nelle organizzazioni incubate.
In linea con la mission del team di ricerca Social Innovation Monitor di supportare l'ecosistema dell'innovazione e dell'imprenditorialità a significativo impatto sociale, l'indagine ha posto l'accento su incubatori e acceleratori che sostengono le start-up con un impatto sociale e/o ambientale: in Francia e nel Regno Unito le startup con un impatto sociale maggiormente sostenute sono quelle del settore Salute & Benessere, mentre in Italia e in Germania la maggior parte delle startup sostenute sono nel settore della protezione dell'ambiente e degli animali. La Spagna si distingue per la predominanza di startup con impatto sociale nel settore del turismo sostenibile e del consumo responsabile.
Come sottolineato dal Professor Paolo Landoni del Politecnico di Torino, direttore scientifico della ricerca: “Siamo contenti di constatare che in tutti i paesi che abbiamo esaminato vi è un numero significativo di incubatori/acceleratori. È interessante notare che i numeri, soprattutto se confrontati con la popolazione di ciascun Paese, sono altamente comparabili. Dobbiamo esplorare ulteriormente questo aspetto, ma c’è la possibilità di un modello coerente di incubazione/ accelerazione in Europa”.

Borsa: ok all'iniziativa di Buzzi Unicem l'azione di risparmio salita del 18,7%

 E' piaciuta alla Borsa di Milano l'iniziativa della Buzzi Unicem, il cui consiglio di amministrazione ha deciso di proporre all'assemblea dei soci la conversione obbligatoria delle azioni risparmio in azioni ordinarie, sulla base di un rapporto di conversione pari a 0,67 azioni ordinarie per ciascuna azione di risparmio, con contestuale eliminazione in statuto dell’indicazione del valore nominale delle azioni e, subordinatamente all’esecuzione della conversione, la distribuzione di un dividendo straordinario di 0,75 euro per ciascuna azione ordinaria esistente e di nuova emissione risultante a seguito della conversione, pari a un esborso massimo complessivo di 144,1 milioni di euro.
Infatti, oggi, 12 ottobre, l'azione di risparmio Buzzi Unicem ha chiuso a 13,82 euro, con un incremento del 18,73% rispetto a venerdì scorso (è stato il secondo maggior rialzo di tutta Piazza Affari) e l'azione ordinaria ha terminato la seduta a 20,87 euro (+0,53%).
La conversione è finalizzata a razionalizzare e semplificare la struttura del capitale di Buzzi Unicem, ridurre gli adempimenti societari e i costi connessi all’esistenza di differenti categorie di azioni” hanno spiegato gli amministratori della società di Casale Monferrato, presieduta da Veronica Buzzi, aggiungendo che “inoltre, realizzando la concentrazione delle azioni ordinarie e di risparmio in un’unica categoria quotata, la conversione potrà recare beneficio a tutti gli azionisti consentendo di semplificare la governance della società, di allineare i diritti di tutti gli azionisti e di ampliare il flottante complessivo delle azioni ordinarie, creando così i presupposti per una ancor maggiore liquidità delle azioni ordinarie. La proposta conversione, del resto, riflette una tendenza alla semplificazione della struttura azionaria delle società quotate in borsa ben visibile in Italia”.
Quanto alla distribuzione del dividendo straordinario – riporta una nota della Buzzi Unicem, controllata dalla famiglia Buzzi, che ne è anche alla guida - “è finalizzata a riconoscere un premio a tutti gli azionisti per il buon esito della conversione. Per il pagamento del dividendo straordinario, a valere sulla riserva Utili portati a nuovo risultante dal bilancio al 31 dicembre 2019, pari a 530.983.528 euro, la società si avvarrà della liquidità disponibile e/o delle linee di credito esistenti”.
I termini economici della conversione, che includono il rapporto di conversione e il dividendo straordinario subordinato all’esecuzione della conversione, sono stati determinati dal Cda con il supporto di UniCredit, quale consulente finanziario. La conversione, ove approvata dall’assemblea straordinaria, sarà efficace a condizione che sia approvata dall’assemblea speciale degli azionisti di risparmio e l’importo da riconoscere a coloro che abbiano esercitato il diritto di recesso non ecceda l’ammontare di euro 25 milioni al termine del periodo previsto per l’offerta in opzione e prelazione ai soci di Buzzi Unicem delle azioni degli azionisti di risparmio recedenti.
In ogni caso, in esito all’operazione, il socio di controllo Fimedi continuerà a detenere, direttamente e indirettamente, il controllo di diritto della società, venendo a detenere il 50,81% del capitale, il 50,94% dei diritti di voto in caso di assenza di recessi e il 51,36% dei diritti di voto in caso di recessi fino alla soglia sopra indicata quale condizione e successiva integrale acquisizione come azioni proprie.

Il Banco Azzoaglio in accelerazione

 Primo semestre in accelerazione per il Banco Azzoaglio, lo storico istituto privato di Ceva, fondato nel 1879 da Paolo Azzoaglio, i cui eredi continuano ad averne il controllo e a guidarlo (attualmente al comando si trovano Erica e Simone Azzoaglio - esponenti della quarta generazione – presidente del consiglio di amministrazione lei e del comitato esecutivo lui). Al 30 giugno scorso, la banca cebana ha evidenziato una raccolta diretta da clientela pari a 849,145 milioni (+2,94% rispetto al 31 dicembre 2019) e crediti verso la clientela pari a 562,468 milioni (+4,67%). In particolare, il valore dei mutui erogati alla clientela è salito del 14,67% a 357,142 milioni. Fra l'altro, riducendo del 4,29% i crediti deteriorati e del 13,92% le sofferenze. I crediti netti in sofferenza sono risultati pari allo 0,90% dei crediti netti a fronte dell'1,11% di fine anno.
Nei primi sei mesi di quest'anno, la banca che ha come direttore generale Carlo Ramondetti, ha conseguito un utile operativo di 3,2 milioni (+69,49% rispetto al corrispondente periodo 2019) al lordo delle imposte e un utile netto di 2,052 milioni, superiore dello 0,40% a quello precedente. Il patrimonio netto è cresciuto a 66,368 milioni (+8,31% rispetto al 31 dicembre scorso) e il Cet1 al 13,29% dal 12,43% di fine anno (la banca presenta un'eccedenza patrimoniale di 25,6 milioni rispetto ai requisiti di vigilanza),

Progetto Diderot della Fondazione Crt numerose novità nella nuova edizione

Sarà anche on line l'edizione 2020-2021 del progetto Diderot che la Fondazione Crt offre agli studenti piemontesi e valdostani dai 6 ai 19 anni, come opportunità per approfondire le materie tradizionali con metodologie innovative e avvicinarsi in modo creativo a discipline non inserite nei programmi scolastici. Sono 16 le linee didattiche del Diderot, tutte ideate e strutturate in doppia modalità (fisica e digitale), per consentire comunque la realizzazione dei piani di offerta formativa nonostante l’incertezza legata all’evoluzione della situazione sanitaria nazionale: oltre alla tradizionale presenza in classe con la guida dei divulgatori scientifici e culturali, è prevista infatti anche la didattica a distanza da attivare in caso di necessità.
Tra le novità dei contenuti educativi di quest’anno, l’ideazione e lo sviluppo di App e di videogiochi “etici”, l’opera show (mix inedito di musica lirica, canto, danza, prosa) sull’antico Egitto, la food security e la sostenibilità ambientale in linea con gli obiettivi dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite. E ancora: l’astronomia con una “caccia al tesoro in cielo”, la grammatica “fantastica” per i bambini, l’insegnamento della matematica con l’innovativo metodo di Singapore, l’inglese abbinato all’arte contemporanea, l’uso responsabile del denaro con un “campionato scolastico” di educazione finanziaria, la psicologia e le neuroscienze, lo sport e la corretta gestione dell’alimentazione anche con testimonianze di atleti professionisti.
Giovedì 15 ottobre, alle ore 14, sarà il “click day” del Diderot; a partire da quella data, infatti, gli insegnanti delle 584 scuole primarie e secondarie di Piemonte e Valle d’Aosta potranno iscrivere gratuitamente le proprie classi al progetto Diderot sul sito www.fondazionecrt.it.
In un momento così complesso come quello che stiamo vivendo, è ancora più strategico assicurare la continuità di un’offerta didattica di qualità, fruibile sia in classe, sia on line – afferma il presidente della Fondazione Crt, Giovanni Quaglia - Con il progetto Diderot Fondazione Crt investe sul capitale umano, mettendo a disposizione di bambini e ragazzi opportunità stimolanti di crescita e formazione, accanto ai programmi scolastici tradizionali: un supporto prezioso per gli insegnanti e per le famiglie, che si stanno impegnando in modo straordinario in condizioni certamente non semplici”.
Il progetto Diderot come sempre evolve e diventa ancora più flessibile seguendo quest’anno anche la traiettoria del digitale per rispondere con flessibilità alle mutate esigenze formative in un mondo in rapidissima trasformazione” dichiara il Segretario generale della Fondazione Crt, Massimo Lapucci, secondo il quale “ill rinnovamento progettuale si estende fino ai contenuti didattici, costruiti ‘su misura’ attorno alle parole-chiave ispiratrici per le nuove generazioni: ambiente, salute, sostenibilità, innovazione, tech e creatività, in linea con le priorità attuali e future dell’Europa e delle Nazioni Unite”.
Giunto alla 15ma edizione, il progetto Diderot ha interessato finora oltre un milione di studenti, per un impegno complessivo della Fondazione Crt di circa 22 milioni di euro (di cui 1,4 milioni quest’anno). Le Fondazioni Cr Biella e Cr Vercelli hanno aderito al progetto Diderot della Fondazione Crt, contribuendo a sostenere alcune linee didattiche nelle rispettive province.

Scienza dei dati applicata al sociale premiati a Torino otto progetti di ricerca

 Otto progetti di ricerca sulla Scienza dei dati applicata al sociale per “leggere e progettare il futuro”, per rispondere alle grandi sfide della nostra società: dalla mobilità alla sicurezza alimentare, dai flussi migratori alle emergenze sanitarie come il Covid. Sono stati annunciati, per la prima volta, i risultati delle ricerche dei vincitori 2019/2020 delle borse del Progetto Lagrange: un'iniziativa che Fondazione Crt porta avanti ininterrottamente dal 2003, con il coordinamento scientifico della Fondazione Isi. Con il progetto Lagrange, Fondazione Crt ha assegnato finora oltre 800 borse di ricerca applicata, con uno stanziamento complessivo di oltre 44 milioni di euro.
Il progetto Lagrange è stato ed è tuttora, il più grande investimento di Fondazione Crt su un progetto a regìa propria in ambito scientifico – ha affermato il presidente di Fondazione Crt, Giovanni Quaglia – Sono convinto che questi giovani borsisti onorino al meglio l’eredità di Joseph-Louis Lagrange, nato e vissuto a Torino, considerato da molti suoi contemporanei come il più grande matematico vivente. Una storia straordinaria che continua tuttora, grazie alla lunga e proficua collaborazione tra Fondazione Crt e Fondazione Isi, facendo di Torino e del suo territorio un polo di rilievo europeo nel campo della Scienza dei Dati per il bene comune”.
I risultati delle ultime ricerche rese possibili grazie a questo progetto dimostrano che la Scienza dei Dati è più attuale che mai. La crescente interconnessione del mondo e la sua misurabilità attraverso i Dati forniscono strumenti di analisi e previsione per affrontare alcune delle principali sfide della nostra società, che non hanno precedenti per complessità e urgenza” ha sottolineato, nel corso della presentazione, Massimo Lapucci, il Segretario generale di Fondazione Crt e direttore generale di Ogr. Lapucci ha aggiunto: La Scienza dei Dati può mettere a disposizione della filantropia nuove soluzioni e addirittura nuovi metodi per realizzare al meglio la propria missione. Va certamente in questa direzione il primo European Data Science Centre for Social Impact che Fondazione Crt e Fondazione Isi hanno aperto nei mesi scorsi alle Ogr, un unicum a livello europeo”.

Il bando per iniziative culturali finalizzate ad accrescere la solidarietà europea

La Fondazione Crt ha aderito al Culture of Solidarity Fund, con un contributo di 50.000 euro. Il Fondo, costituito dall’European Cultural Foundation all’inizio dell’emergenza sanitaria in Europa, sostiene iniziative culturali volte a rinforzare il sentimento europeo di solidarietà e a far fronte alle conseguenze economiche e sociali della pandemia. Il bando è rivolto a organizzazioni senza scopo di lucro ed enti pubblici di Piemonte e Valle D’Aosta e sostiene azioni che mirino a preservare ed espandere la cultura europea della solidarietà come elemento chiave per mantenere l'Europa uno spazio pubblico aperto e condiviso per tutti; re-immaginare le esperienze culturali e l'interazione tra le person, superando i confini nazionali, in risposta al distanziamento sociale e alle crisi nazionali; immaginare, raccontare storie e preparare il terreno per la rinascita di un'Europa unita durante e dopo la crisi. Il contributo massimo richiedibile è di 25.000 euro e la scadenza per la presentazione delle domande (da completare online, esclusivamente in lingua inglese) è fissata al 10 novembre, alle 13. Per maggiori informazioni e per consultare i criteri del bando: https://www.culturalfoundation.eu/library/third-round-culture-of-solidarity-fund-is-announced.
IN FONDO ALLA PAGINA LA RUBRICA DEI BANDI 

Nel Nord Ovest quasi 8.000 liti pendenti alle Commissioni tributarie provinciali

Effetto Covid-19 anche sul contenzioso tributario. La normativa emergenziale che ha previsto la sospensione dei depositi degli atti processuali e delle notifiche degli atti da parte degli enti impositori, a partire dall'Agenzia delle Entrate, ha fatto crollare il numero dei nuovi ricorsi alle Commissioni tributarie provinciali (Ctp) in Piemonte, come nel resto del Nord Ovest e d'Italia. Infatti, nel primo semestre di quest'anno, le Ctp del Piemonte hanno ricevuto 1.353 nuovi ricorsi, il 39,8% in meno rispetto allo stesso periodo del 2019, che già aveva evidenziato un calo a confronto del primo semestre del 2018, quando erano stati 2.553. Dall'inizio di gennaio alla fine di giugno, le Ctp della Liguria hanno ricevuto 1.019 ricorsi (577 a Genova, 135 a Imperia, 149 a La Spezia e 158 a Savona) e la Ctp di Aosta 26.
Comunque, se la pandemia ha comportato una drastica riduzione delle controversie tra i contribuenti e gli enti impositori di tasse e tributi, la dinamica dei dati indica che il calo delle liti dura ormai da qualche anno. E' un fenomeno consolidato anche se il blocco dell'attività delle Commissioni tributarie, conseguente al coronavirus, ha comportato in alcune regioni, come il Piemonte, un aumento delle liti pendenti, che, prima, erano in flessione.
Al 30 giugno scorso, le liti non ancora definite da parte delle Commissioni tributarie provinciali del Piemonte sono risultate 5.027, a fronte delle 4.761 del 31 dicembre scorso, nonostante le oltre mille arrivate a sentenza nel semestre. Questo perché, nella prima parte dell'anno, le diverse Ctp hanno ricevuto i nuovi ricorsi, in particolare: 188 Alessandria, 50 Asti, 60 Biella, 124 Cuneo, 129 Novara, 711 Torino, 42 Verbania e 49 Vercelli. A fine giugno, le liti pendenti davanti alle Cpt della Liguria erano 2.886 e ad Aosta 54. 
A livello nazionale, le nuove controversie presentate in primo grado alle Commissioni tributarie provinciali nel primo semestre sono state 60.910, in diminuzione del 28% rispetto al corrispondente periodo dell'anno scorso. Al 30 giugno, le controversie tributarie pendenti, pari a 356.287, sono diminuite del 3,49% rispetto al 30 giugno 2019, ma risultano in crescita del 3,67% rispetto all’inizio del trimestre.
In particolare, dall'inizio di aprile alla fine di giugno, i nuovi ricorsi si sono ridotti del 41,6% rispetto al medesimo periodo del 2019 e le definizioni del 61%, risultando così 22.655. Anche questa contrazione è imputabile alla normativa emergenziale che ha stabilito il rinvio d’ufficio delle udienze. Nel secondo trimestre, in Piemonte i 538 ricorsi pervenuti alle Ctp avevano un valore complessivo di 78,215 milioni di euro e, perciò, una media di 145,381 euro ciascuno. Quelli definiti sono stati 390, per il totale di 19,423 milioni (media di 49.802 euro). In Liguria il valore complessivo delle nuove controversie era di 68,409 milioni e di 380.363 euro in Valle d'Aosta.
La quota di giudizi completamente favorevoli all’ente impositore, nelle Commissioni tributarie provinciali, come media nazionale si è attestata al 49%, per un valore complessivo di 763,31 milioni di euro, mentre quella dei giudizi completamente favorevoli al contribuente è stata di circa il 28%, per un valore di 270,69 milioni di euro. La percentuale delle controversie concluse con giudizi intermedi è stata del 12%, per un valore complessivo di 158,03 milioni di euro.

Il 44% degli italiani è aumentato di peso per il lockdown e i maggiori pasti in casa

Il 44% degli italiani è aumentato di peso a causa del Covid, tra lo smart working, le restrizioni imposte dal lockdown e la maggiore tendenza a dedicarsi alla cucina. E’ quanto emerge da una analisi di Coldiretti su dati Crea, il Centro di ricerca alimenti e nutrizione, diffusa in occasione dell’Obesity Day 2020, che si celebra in tutto il mondo il 10 ottobre. La pandemia ha imposto un cambiamento radicale delle abitudini di vita e di consumo, che ha avuto effetto anche sulla bilancia, dove la tendenza a mangiare di più, spinta dal maggior tempo trascorso fra le mura di casa, non è stata compensata da una adeguata attività fisica. Computer, divano e tavola hanno, infatti, tenuto lontano dal moto e dallo sport addirittura il 53% degli italiani.
La situazione peggiora per le persone obese – continua la Coldiretti - soprattutto per quelle collocate in smart working e in cassa integrazione, che nel 54% dei casi ha registrato un aumento medio di peso di ben quattro chilogrammi, secondo una ricerca della Fondazione Adi dell’Associazione Italiana di Dietetica e Nutrizione Clinica. Soprattutto per questa fascia di popolazione il “lavoro agile” ha favorito l’adozione di comportamenti poco salutari, come mangiare scorrettamente e diminuire l’attività fisica.
Ma l’aumento di peso è legato anche alla maggiore tendenza a cucinare per sé e per i familiari, con lo smart working che ha spostato fra le mura domestiche tutti gli intervalli del tradizionale orario di lavoro con la necessità di organizzarsi a casa per i pasti e magari anche per gli aperitivi di fine giornata. Il risultato è anche un aumento di 10 miliardi di euro della spesa alimentare nelle case degli italiani nel 2020. Nel carrello degli italiani si è verificato, fra l'altro,un incremento del 9,4% degli acquisti al dettaglio di vino e del 16,2% per la birra, ma anche dei salumi che crescono del 10,2% e dei formaggi per cui si segnala un incremento del 12,5% nei primi sei mesi dell’anno. Crescita boom per le uova, che segnano un +22% mentre gli acquisti di farina sono cresciuti del 59% per effetto della tendenza degli italiani a sbizzarrirsi in cucina preparando pasta, torte, pizze e biscotti.
Un comportamento che ha reso necessario per molti italiani adottare un regime alimentare di recupero e “sgonfiamento” in un Paese dove peraltro più di un terzo della popolazione italiana adulta è in sovrappeso, mentre una persona su dieci è obesa (9,8%) con il 45,1% di persone dai 18 anni in avanti in eccesso ponderale secondo l’Istituto superiore di sanità. Il rischio obesità non risparmia neanche bambini e adolescenti duramente provati dal lockdown. In Italia si stimano – conclude la Coldiretti – circa 2 milioni e 130 mila bambini e adolescenti in eccesso di peso, pari al 25,2% della popolazione di 3-17 anni. 

Classifica di settembre per capitalizzazione delle società quotate del Nord Ovest

Intesa Sanpaolo ha mantenuto il primo posto nella classifica di settembre relativa alla capitalizzazione delle quotate del Nord Ovest. Il colosso finanziario che ha come maggiore azionista la fondazione torinese Compagnia di San Paolo, infatti, ha chiuso il mese con il valore di 31,210 miliardi riconosciuto da Piazza Affari, inferiore ai 35,031 miliardi di fine agosto ma ancora superiore ai 30,326 miliardi attribuiti alla Ferrari, controllata da Exor e presieduta da John Elkann (anche la capitalizzazione della Casa di Maranello è scesa, dato che al 31 agosto ammontava a 31,749 miliardi. Invece, ha rafforzato il suo terzo posto Fca, la cui capitalizzazione è salita a 16,129 miliardi dai 14,529 del mese precedente.
Nella top ten c'è stato un controsorpasso: nella classifica di settembre, Diasorin è tornata quinta, scavalcando Cnh Industrial, che la precedeva alla fine di agosto. Diasorin ha chiuso il mese con la capitalizzazione di 9,625 miliardi (8,445 miliardi al 31 agosto), a fronte dei 9,055 miliardi di Cnh Industrial (9,164), Invariate le altre posizioni della top ten: quarta Exor con 11,249 miliardi (12,056 al 31 agosto), settima Italgas con 4,374 miliardi (4,390), ottava Ubi Banca con 3,943 miliardi (4,194), uscita però dalla Borsa dopo la sua acquisizione da parte di Intesa Sanpaolo. Nona Buzzi Unicem con 3,732 miliadri ((3,887) e decima Reply con 3,660 miliardi, a fronte dei 3,465 di agosto, quando è passata davanti alla genovese Erg, rimasta undicesima con 3,213 miliardi (3,342).
Il gruppo centrale è formato da Iren, dodicesima con 2,882 miliardi (2,856 miliardi a fine agosto), Astm tredicesima con 2,511 miliardi (2,425), Juventus quattordicesima con 1,124 miliardi (1,231), Autogrill quindicesima con 986 milioni (1,109 miliardi), Tinexta sedicesima con 779 milioni (822),
Sanlorenzo diciasettesima con 566 milioni, a fronte dei 555 precedenti. La società del torinese Massimo Perotti ha mantenuta la posizione guadagnata in agosto, sorpassando la Cir dei Fratelli De Benedetti, rimasta diciottesima con 500 milioni (512). Diciannovesima è l'alessandrina Guala Closure con 385 milioni (407) e ventesima Dea Capital del gruppo novarese De Agostini, posizione conquistata nel mese precedente con 308 milioni e consolidata il mese passato con 310 milioni.
Dea Capital, infatti, ha conservato il posto sottratto alla Rcs MediaGroup che fa capo a Urbano Cairo, ancora ventunesima con 265 milioni (301 milioni).
Seguono, nell'ordine, per capitalizzazione a fine settembre: Basicnet 22.ma con 198 milioni (214), Cairo Communication 23.ma con 171 milioni (181), Prima Industrie 24.ma con 119 milioni (136), Sogefi 25.ma con 113 milioni(116), Orsero 26.ma con 105 milioni (105), Bim 27.ma con 77 milioni (81), Pininfarina 28,a con 60 milioni (63), Pattern 29.ma con 49 milioni (46), Edilizacrobatica 30.ma con 36 milioni (40),
Chiudono la graduatoria Renergetica, 31.ma con 34 milioni (31), la Centrale del Latte d'Italia 32.ma con 32 milioni (35), Cover50 33.ma con 26 milioni (28), Borgosesia 34.ma con 24 milioni (22), Italia Independent 35.ma con 20 milioni (20), Fos 36.ma con 15 milioni (15), Matica Fintec 37.ma con 14 milioni (14), Fidia 38.ma con 12 milioni (14), Conafi 39,ma con 10 milioni (10), Biancamano 40,ma con 7 milioni (7), Ki Group 41.ma con 1,5 milioni (2) e Visibilia Editore ultima con un milione, come alla fine di agosto.

I fondi Pir arrivati a gestire 17 miliardi

A causa del Covid, anche il 2020 si conferma un anno di transizione per i Pir (piani individuali di risparmio). “La pandemia ha innescato una crisi sistemica che ha colpito anche la raccolta di questo strumento, sostanzialmente piatta nei primi sei mesi dell’anno” ha osservato Riccardo Morassut, research analyst dell’ufficio studi di Assogestioni, in occasione della presentazione dell’Osservatorio Pir. Il report semestrale, infatti, mostra che a fine giugno 2020 il sistema dei 72 fondi Pir conta masse in gestione per 17 miliardi, pari a circa il 2% del mercato totale dei fondi dei fondi aperti.
Ampiamente superate le soglie di investimento indicate dalla normativa che ha introdotto i Pir 3.0 con l’obiettivo di convogliare nelle pmi una parte del risparmio italiano – asset portante del Paese – in modo da creare un ponte di collegamento stabile tra risparmio privato e tessuto produttivo italiano composto dalle piccole e medie imprese non quotate. Il limite del 70% previsto dalla normativa 2020 per il patrimonio del Pir – che deve investire in strumenti finanziari emessi da imprese italiane o europee ma con stabile organizzazione in Italia e senza limiti nella capitalizzazione della società – viene ampiamente superato. “I Pir investono per l’81% in strumenti, sia bond sia equity, emessi da imprese italiane”. Superati anche i sotto-limiti. “Quello del 25% fuori dal Ftse Mib è doppiato – ha spiegato Morassut - Siamo al 50% con circa 6 miliardi investiti. Mentre il limite del 5% di ammontare investito in società di medio-piccola capitalizzazione diverse da quelle inserite nell’indice Ftse Mib e Ftse Mid – quindi small cap e Aim e tutto il mondo non quotato – è pari al 15%, il triplo rispetto alle previsioni di legge”.
Dei 16,7 miliardi investiti in Pir, 7,7 sono in azioni di imprese italiane, 5,8 in obbligazioni corporate italiane e i restanti 3,2 miliardi sono ripartiti in cash, titoli di Stato o titoli esteri.
Prosegue Morassut: “Gli investimenti dei Pir in small cap contano per 400 milioni, mentre 240 milioni sono gli afflussi verso l’Aim. Mentre per quanto riguarda le obbligazioni corporate “sono quasi quattro miliardi le obbligazioni emesse da società quotate nel Ftse Mib. Tiene comunque il mid cap, con quasi un miliardo. Interessante anche il miliardo di bond emessi da società non quotate”, mentre sono di fatto “assenti” i bond emessi in small cap e Aim.
Tra i settori azionari che beneficiano maggiormente degli investimenti dei Pir si segnalano gli industriali, con il 42% dello stock di equity investito in Aim e il 25% di quello impiegato in small cap, mentre l’investimento in equity del Ftse Mib “dipende anche dalla composizione dell’indice, dunque si concentra maggiormente sulla parte dei servizi finanziari, in particolare banche e assicurazioni, al 35%”. Bene anche i tecnologici, che pesano per il 20% degli investimenti in small cap e per circa il 10% di quelli in Aim.
Un grande impulso allo sviluppo dell’Aim viene dai Pir: l’azienda media quotata sull’Aim in cui investono i Pir ha 48 milioni di fatturato e 170 dipendenti, quindi di fatto rientra a pieno nella definizione di Pmi. Non solo: nel 2019, anno in cui i Pir sono stati fermi in termini di raccolta, hanno comunque investito circa 30 milioni nelle società che sono approdate sul listino con una Ipo.
In chiusura, il report si sofferma sull’anagrafica dei sottoscrittori di Pir, che a fine dicembre 2019 sono 930mila. “Sono un’ po’ calati rispetto al milione di due anni fa, a causa di disinvestimenti e uscite. Restiamo comunque abbondantemente sopra le stime del governo, che erano di 240mila sottoscrittori in tre anni”, ha detto Morassut.
L’investimento medio complessivo è di 16mila euro, in crescita rispetto agli anni precedenti.  “I Pir rappresentano un investimento a cui possono accedere tutti i sottoscrittori di fondi per aggiungere un tassello nel loro portafoglio come attività di diversificazione e partecipare all’investimento nell’economia reale del Paese anche con importi piccoli”, ha concluso Morassut.

Gli sportelli del maggiordomo di quartiere in Liguria saranno 18 da metà ottobre

Hanno aperto i battenti, pochi giorni fa, a Genova e nella sua area metropolitana, sette sportelli del maggiordomo di quartiere, nell’ambito del progetto di welfare territoriale, innovativo a livello nazionale, avviato in via sperimentale nell’estate 2019 dalla Regione Liguria, su iniziativa degli assessorati alla Formazione e alle Politiche sociali, mirato al sostegno e all’ascolto delle famiglie, dei lavoratori e dei soggetti deboli attraverso la creazione di punti di prossimità. Entro il 15 ottobre saranno 18 gli sportelli aperti complessivamente in tutta la regione.
Sono orgoglioso di questo progetto – afferma il presidente della Regione Liguria, Giovanni Toti - innovativo a livello nazionale. Credo sia un bellissimo segnale per Genova e per la Liguria, con la consapevolezza che anche l’attività del maggiordomo di quartiere dovrà svolgersi nel pieno rispetto delle misure previste a tutela della salute e per contrastare la diffusione del coronavirus”.
L’estensione dell’iniziativa a livello regionale fa seguito all’avviso pubblico finanziato con 2 milioni di euro del Fondo sociale europeo: hanno risposto partenariati composti obbligatoriamente da un soggetto del terzo settore iscritto al registro ligure quale capofila del progetto e da un ente di formazione accreditato. I ‘maggiordomi tirocinanti’ sono stati selezionati tra persone maggiorenni, in temporanea difficoltà economica con status di disoccupati, con Isee inferiore a 20mila euro, residenti in Liguria, che conoscessero la lingua italiana e avessero assolto all’obbligo formativo. Tutti hanno seguito un percorso formativo ad hoc al fine di acquisire specifiche competenze.
Il progetto intende dare risposta alle esigenze dei cittadini, specie delle persone più deboli, grazie alla presenza sul territorio e all’ascolto per ritagliare su misura quasi sartoriale piccoli servizi, nell'ottica della sussidiarietà orizzontale. Tra le attività che saranno svolte dai maggiordomi ci sono, ad esempio, il ricevimento di pacchi e la consegna al domicilio, il pagamento di bollettini, il ricevimento della posta, il monitoraggio degli anziani, il ritiro di ricette, la consegna di farmaci, le piccole manutenzioni domestiche, il monitoraggio di case o uffici in caso di assenze prolungate, la cura di piante o piccoli animali domestici, l’aiuto per trovare badanti, colf o babysitter.
Gli sportelli saranno aperti per 18 mesi.
Dal 15 ottobre apriranno altri 11 sportelli: quattro nel Savonese (capofila la cooperativa sociale Lanza del Vasto): a Savona (Casa del volontariato, via San Lorenzo 6), Cairo Montenotte (Via Fratelli Francia 12), Loano (via S. Agostino 13) e Finale Ligure (Palazzo Ruffini, via Pertica 24); quattro nell’Imperiese (capofila la coop. Sociale Jobel): a Imperia (Via XXV Aprile 44), Sanremo (Via Peirogallo 16), Ventimiglia (Via Sottoconvento 86), Pieve di Teco (Via San Giovanni 1); tre nello Spezzino (capofila Associazione Mondo Nuovo Caritas): a La Spezia (via Monteverdi 117; uno ‘diffuso’ per la Val di Magra, dislocato su due sedi a Sarzana e Arcola e uno ‘diffuso’ per la Riviera e la Val di Vara, dislocato su tre sedi a Borghetto Vara, Beverino e Levanto.

Buzzi Unicem: fine azioni di risparmio proposta di dividendo straordinario

Buzzi Unicem abbandona le azioni di risparmio e distribuisce un dividendo straordinario. Gli azionisti della società di Casale Monferrato, controllata dalla famiglia Buzzi, ha convocato le assemblee per il 19 novembre, mettendo all'ordine del giorno la conversione obbligatoria delle azioni di risparmio in azioni ordinarie, con contestuale eliminazione in statuto dell’indicazione del valore nominale unitario delle azioni di Buzzi Unicem e relative modifiche statutarie, ma anche per la distribuzione di un dividendo straordinario, subordinatamente all’avvenuta esecuzione della conversione obbligatoria delle azioni di risparmio in azioni ordinarie. Il capitale attuale della società a capo dell'omonimo gruppo cementiero è di 123.636.658 di euro suddiviso in 165.349.149 azioni ordinarie e 40.711.949 azioni di risparmio, tutte del valore nominale di 0,60 euro.

La stagione del tartufo parte ad Alba prezzi dai 200 ai 300 euro all'etto

Con una quotazione tra i 300 euro all’etto per le pezzature più pregiate ai 200 per quelle minori è partita la novantesima Fiera internazionale del Tartufo Bianco d’Alba che, tradizionalmente, inaugura la stagione lungo tutta la Penisola, insieme alla 57.ma Mostra nazionale del Tartufo bianco pregiato delle Marche a Sant’Angelo in Vado (Pesaro). È quanto emerge da una analisi della Coldiretti, dalla quale si evidenzia che il maltempo di autunno spinge a quotazioni su valori in linea con quelli dello scorso anno e comunque lontani a quelli del recente passato: per l'albese 450 euro all'etto nel 2017, 350 nel 2013, 500 nel 2012 e 450 nel 2007.
Nelle principali regioni produttrici ci sono condizioni per una buona raccolta, anche perché  – sottolinea la Coldiretti –l’autunno è stato caratterizzato finora da piogge importanti e il Tuber magnatum Pico si sviluppa in terreni che devono restare freschi e umidi sia nelle fasi di germinazione che in quella di maturazione. Ma se le condizioni atmosferiche sono state favorevoli, la stagione quest’anno è influenzata dall’impatto dell’emergenza Covid e, a causa della mancanza di turisti stranieri in Italia, si punta sulle esportazioni, oltre che sul consumo nazionale.
Il tartufo coinvolge nel nostro Paese circa 100.000 raccoglitori ufficiali, che riforniscono negozi e ristoranti. Dal Piemonte alle Marche, dalla Toscana all’Umbria, dall’Abruzzo al Molise, ma anche nel Lazio e in Calabria sono numerosi i territori battuti dai ricercatori. E il business è stimato in oltre mezzo miliardo di euro all'anno. Sul mercato, però, pesa il rischio dell’inganno delle importazioni low cost spacciate per italiane, contro le quali la Coldiretti è impegnata a chiedere la tracciabilità delle transazioni e l’indicazione obbligatoria dell’origine.
La ricerca dei tartufi, praticata già dai Sumeri – riferisce la Coldiretti – svolge una funzione economica a sostegno delle aree interne boschive dove rappresenta una importante integrazione di reddito per le comunità locali, con effetti positivi sugli afflussi turistici come dimostrano le numerose manifestazioni organizzate in suo onore. L’avvio della ricerche apre la stagione con feste, sagre e mostre che si moltiplicano lungo tutto lo Stivale e che, anche se limitate dall’emergenza Covid, rappresentano una ottima occasione per acquistare o assaggiarlo nelle migliori condizioni e ai prezzi più convenienti.
Il tartufo – ricorda la Coldiretti – è un fungo che vive sotto terra ed è costituito in alta percentuale da acqua e da sali minerali assorbiti dal terreno tramite le radici dell’albero con cui vive in simbiosi. Nascendo e sviluppandosi vicino alle radici di alberi come il pino, il leccio, la sughera e la quercia, il tartufo deve le sue caratteristiche (colorazione, sapore e profumo) proprio al tipo di albero presso il quale si è sviluppato. La forma, invece, dipende dal tipo di terreno: se soffice, il tartufo si presenterà più liscio, se compatto, diventerà nodoso e bitorzoluto per la difficoltà di farsi spazio.
I tartufi sono noti per il loro forte potere afrodisiaco e in cucina il bianco (Tuber Magnatum Pico) va rigorosamente gustato a crudo su noti cibi come la fonduta, i tajarin al burro e i risotti e, per quanto riguarda i vini, va abbinato con i grandi rossi. 

A Torino compravendite di case -27,5% secondo trimestre di calo anche per i box

I dati più recenti fanno sperare in una ripresa del mercato della casa nei prossimi mesi, in Piemonte come in altre regioni; ma il primo semestre si è chiuso in profondo rosso. In particolare, a Torino, le compravendite di abitazioni nel secondo trimestre di quest'anno sono state 2.680, il 27,5% in meno rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso, quando erano state 3.698. Un calo superiore a quello del trimestre precedente, che era risultato del 15,4% (2.671 gli alloggi passati di mano). Pienamente giustificato dal confinamento (lockdown) conseguente alla diffusione del Covid-19, che ha bloccato le attività fino a maggio.
Dall'inizio di aprile alla fine di giugno, in tutta l'Italia sono state registrate oltre 43.000 transazioni immobiliari in meno rispetto al corrispondente periodo 2019. Con l'epidemia da coronavirus si è avuto un boom di rinunce all'acquisto, in conseguenza anche del cambiamento delle condizioni reddituali o occupazionali di chi era intenzionato a comprare casa. Fra l'altro, numerose agenzie che, dopo la loro riapertura, hanno ricontattato i potenziali acquirenti si sono sentire rispondere da alcuni che preferivano aspettare per motivi connessi all'epidemia e da altri che proprio vi rinunciavano.
La crescita del mercato immobiliare, che durava dal 2014, si è interrotta. Con inevitabili conseguenze anche sui prezzi delle case. Tanto che più di un quarto dei potenziali venditori ha segnalato l’intenzione di rinviare la vendita dell’abitazione, mentre il 16% vi ha rinunciato. E il 27,6 % delle agenzie ha segnalato che, dopo la loro riapertura, hanno ricevuto dai venditori richieste di accelerare la vendita dell’immobile ribassandone il prezzo.
Tornando al mercato torinese, la disaggregazione dei dati forniti dall'Osservatorio dell'Agenzia delle Entrate mostra che il calo delle compraventite nel secondo trimestre 2020 riguarda tutte le classi dimensionali delle abitazioni, sia pure in misura diversa; se, infatti, le vendite degli alloggi di oltre 145 metri quadrati sono diminuite del 15,6% quelle delle case più piccole, fino a 50 metri quadrati, sono calate del 35,8% e di poco meno (32,3%) quelle con superficie compresa tra i 50 e gli 85 metri quadrati. La diminuzione delle compravendite dei “tagli” da 85 e 115 metri quadrati è stata del 16,9% e del 26,7% quella da 115 a 145 metri quadrati.
L'Osservatorio del mercato immobiliare ha rilevato, contemporaneamente, che sono diminuite anche le compravendite di box e posti auto. A Torino, nel secondo trimestre di quest'anno, ne sono state censite 999, il 31,7% in meno rispetto allo stesso periodo del 2019.
L’andamento negativo del mercato immobiliare è stato generalizzato e ha colpito, in modo simmetrico, capoluoghi e non capoluoghi. Anche tra le aree territoriali le differenze sono risultate minime, con un impatto leggermente superiore alla media nazionale per il Mezzogiorno. È evidente che il motivo della flessione rilevata sta nell’adozione da parte del Governo italiano, nei mesi di marzo e aprile, delle misure di contenimento dell’epidemia di Covid-19, che hanno condotto alla chiusura di tutte le attività non ritenute indispensabili e che hanno richiesto alle persone di non allontanarsi dalla propria abitazione se non per ragioni tassativamente necessarie.

A 53 miliardi i debiti commerciali della Pa in crisi le pmi per i pagamenti in ritardo

Tra tutti i 12 ministeri che hanno un budget e una capacità di spesa, nel secondo trimestre di quest’anno solo quello degli Esteri ha pagato in anticipo i propri fornitori rispetto alle scadenze previste dalla legge. Gli altri 11, invece, hanno onorato le proprie spettanze in ritardo o non hanno ancora aggiornato i dati. Inadempienza, quest’ultima, altrettanto grave quanto lo “sforamento” dei tempi di pagamento: perché anche in questo caso ci troviamo di fronte a una violazione della legge per la mancata pubblicazione dei dati, non consentendo a soggetti terzi di verificare l’efficienza o meno di queste Pubbliche Amministrazioni (Pa). La denuncia è sollevata dall’Ufficio studi della Cgia, l'associazione degli artigiani e delle piccole imprese di Mestre.
Dove si sono verificate le situazioni più critiche ? Il dicastero dei Beni Culturali, tra aprile e giugno di quest’anno, ha saldato i propri fornitori con un ritardo medio di 30 giorni, le Infrastrutture dopo 49 giorni, l’Ambiente dopo 53, le Politiche Agricole dopo 61 e l’Interno, a cui spetta la maglia “nera”, dopo 62. Altri, invece, non hanno ancora aggiornato i dati sul proprio sito internet. Ci riferiamo al ministero dell’Istruzione/Università, della Salute e della Giustizia: gli ultimi due, addirittura, non hanno nemmeno pubblicato il dato riferito al primo trimestre, sempre di quest’anno. “Se anche i ministeri cominciano a ritardare il saldo delle fatture – sottolinea il coordinatore dell’Ufficio studi Cgia, Paolo Zabeo - abbiamo il sospetto che in linea generale tutta la Pa, anche a causa del Covid, stia dilatando i tempi di pagamento, in particolar modo a livello locale. Per risolvere questa annosa questione che sta lasciando senza liquidità tantissime imprese, c’è solo una cosa da fare: nel caso di mancato pagamento, bisogna prevedere per legge la compensazione secca, diretta e universale tra i debiti della Pa verso le imprese e le passività fiscali e contributive in capo a queste ultime. Grazie a questo automatismo risolveremmo un problema che ci trasciniamo appresso da almeno 15 anni”. 
Purtroppo, a pagare il prezzo più elevato di questa anomalia tutta italiana sono, in particolar modo, le piccole imprese. Senza liquidità a disposizione, tanti artigiani e piccoli imprenditori si trovano in grave difficoltà e, paradossalmente, rischiano di dover chiudere definitivamente l’attività, non per debiti, ma per troppi crediti non ancora incassati.
In Italia, le commesse pubbliche ammontano a circa 140 miliardi di euro all’anno e il numero delle imprese fornitrici sono circa un milione. Nei mesi scorsi sono emersi alcuni segnali molto preoccupanti sulla difficoltà da parte di molti enti locali di onorare gli impegni economici presi con i propri fornitori. Con il decreto Rilancio, infatti, il Governo ha messo a disposizione di Regioni, ASL e Comuni 12 miliardi di euro per liquidare almeno una parte dei debiti commerciali accumulati entro la fine del 2019. Alla scadenza del 7 luglio scorso - data entro la quale gli enti territoriali dovevano chiedere alla Cassa Depositi e Prestiti le anticipazioni di liquidità per pagare i vecchi debiti - solo il 10% circa delle risorse messe a disposizione era stato richiesto. A seguito di questo flop, con il decreto Agosto, il Governo ha riaperto i termini: dal 21 settembre fino a ieri (9 ottobre), gli enti territoriali hanno avuto una nuova possibilità per accedere a questi fondi.
Il Mef, ministero dell'Economia e delle finanze, non conosce ancora adesso a quanto ammonta complessivamente il debito commerciale in capo a tutte le Amministrazioni pubbliche con i propri fornitori, molto probabilmente perché una buona parte dei committenti pubblici, in particolar modo gli enti periferici, continuano a effettuare i pagamenti senza transitare per la piattaforma e con scadenze ben superiori a quelle fissate dalla legge. Comunque, la Banca d'Italia stima in 53 miliardi i debiti commerciali della Pa, metà dei quali ascrivibili ai ritardi di pagamento.

Confcommercio: ora 40.000 aziende "seriamente minacciate dall'usura"

Sono circa 40mila le imprese seriamente minacciate dall’usura, un fenomeno in crescita soprattutto nel Mezzogiorno e nel comparto turistico-ricettivo. Il dato emerge da un'analisi dell'Ufficio Studi Confcommercio sulla percezione dell’usura tra le imprese del commercio e dei servizi, che segue quella effettuata nel maggio scorso in piena emergenza Covid e il grido d'allarme lanciato nello stesso mese da Confcommercio Roma.
In generale, nel difficile momento che l’economia sta vivendo i maggiori problemi che le imprese del terziario lamentano sono la perdita di fatturato (per quasi il 38% degli imprenditori) e la mancanza di liquidità che, insieme alla difficoltà di accesso al credito, rappresenta un forte ostacolo all’attività per il 37% delle imprese. Tutto ciò contribuisce a rendere sempre più fragile un sistema imprenditoriale che, dal 2019 ad oggi, ha visto quasi raddoppiato il numero di imprese (sono quasi 300mila nel 2020) che non ha ottenuto il credito richiesto, risultando, pertanto, sempre più esposto al rischio usura.
Non sorprende, dunque, che negli ultimi sei mesi sia aumentato il numero di imprenditori che ha chiesto un prestito a soggetti fuori dai canali ufficiali (14% contro 10%). In questa situazione, il 30% degli imprenditori, pur riconoscendo di avere un sostegno dall’azione delle forze dell’ordine e dalle associazioni imprenditoriali dichiara di sentirsi comunque solo di fronte al pericolo di infiltrazioni della criminalità.
Per il presidente di Confcommercio, “la crisi economica provocata dall’emergenza sanitaria, che sta mettendo a durissima prova il mondo imprenditoriale, rischia di favorire lo sviluppo di fenomeni criminali. Soprattutto l’usura con migliaia di imprese nel mirino della malavita organizzata, un pericolo reale che va affrontato. Servono allora aiuti efficaci per le aziende più colpite dagli effetti del Covid. Dunque, ampie moratorie fiscali e dei prestiti bancari e più indennizzi a fondo perduto per ridare ossigeno alle imprese”.