Notizie | 06 marzo 2023, 16:35

Tagliati i prestiti alle mini imprese

Nel 2022 ridotti i finanziamenti bancaria: -456 milioni in Piemonte e - 214 in Liguria, la più sacrificata in Italia - I dati di tutte le province del Nord Ovest

Tagliati i prestiti alle mini imprese

Continuano a diminuire i prestiti bancari alle piccole e micro imprese. Tra il 2021 e il 2022 gli impieghi vivi alle aziende con meno di 20 addetti sono scesi di 5,3 miliardi di euro (-4,3%). Lo stock complessivo dei prestiti erogati a questo segmento di aziende è passato da 124 a 118,7 miliardi di euro.

“Stiamo parlando dei prestiti concessi dagli istituti di credito alle imprese di piccolissima dimensione – ha scritto la Cgia - Una platea di micro imprenditori costituita in massima parte da esercenti, piccoli commercianti, artigiani e lavoratori autonomi”.

E’ un problema non di poco conto. Queste micro imprese, tradizionalmente sottocapitalizzate e a corto di liquidità, da tempo non sono più appetibili commercialmente dal sistema bancario. Pertanto, la stretta creditizia venutasi a creare – associata all’esplosione del commercio on line, alla storica concorrenza praticata dalla grande distribuzione, al peso delle tasse e dei costi fissi - ha contribuito a diminuire in misura significativamente preoccupante il numero delle botteghe e dei negozi di prossimità presenti nel Paese.

Una scia di chiusure iniziata molto tempo fa che, purtroppo, si sta ritorcendo contro le famiglie, che vedono peggiorare la qualità della vita dei luoghi in cui vivono, ma anche contro gli istituti stessi, che hanno perso correntisti e quote di mercato non trascurabili.

“Tuttavia – sottolinea la Cgia - sarebbe sbagliato accusare le banche di essersi “disinteressate” del popolo delle partite Iva. Il mondo del credito, purtroppo, nell’ultimo decennio ha subito molte restrizioni imposte dalla Banca Centrale Europea in materia di erogazione del credito. Questi vincoli hanno aumentato enormemente la soglia del merito creditizio, “allontanando” tantissimi piccoli imprenditori dai canali ufficiali di approvvigionamento della liquidità”.

“E tra questi ultimi, purtroppo – denuncia la Cgia - non sono nemmeno pochi quelli “caduti” nella rete tesa dagli usurai; un fenomeno, quello dello “strozzinaggio”, molto “carsico” e sempre più spesso “controllato” dalle organizzazioni criminali di stampo mafioso che, nei momenti di difficoltà, sono gli unici soggetti che dispongono di ingenti quote di denaro pronte ad essere immesse nel mercato economico”.

Sempre tra il 2021 e il 2022, le regioni che hanno subito le maggiori contrazioni del credito alle piccole imprese sono state il Veneto con il -6,24% (pari a -821,2 milioni di euro), l’Umbria con il -6,49% (-137,1 milioni), il Friuli-Venezia Giulia con il -6,54% (-177,8 milioni) e, più di tutte, la Liguria con il -7,12% (-214,4 milioni di euro).

Per quanto riguarda il Piemonte il taglio è stato del 4,45% (-455,6 milioni) e del 3,38% in Valle d'Aosta (-12 milioni).

A livello provinciale, invece, la chiusura dei rubinetti del credito ha “colpito”, soprattutto Savona con il -7,92% (-61,7 milioni di euro), Venezia con il -7,93% (-173,8 milioni) e Sondrio con il -8,32% (-59,8 milioni).

Ed ecco i dati relativi alle altre province del Nord Ovest: La Spezia -6,94% (-27 milioni), Genova -6,86% (-93,1 milioni), Imperia -6,72% (-32,6 milioni), Verbania -6,23% (-20,2 milioni), Alessandria -5,43% (-52,2 milioni), Cuneo -4,92% (-148,6 milioni), Asti -4,41% (-29,4 milioni), Torino -4,38% (-170 milioni), Novara -4,08% (-27,6 milioni), Aosta -3,38% (-12 milioni), Vercelli -1,78% (-7,9 milioni), Biella +0,10% (+0,3 milioni).

In termini relativi le province più colpite sono state quelle di Forlì-Cesena che ha visto diminuire il flusso dei prestiti del 9,38% (-135,5 milioni) e Ravenna con il -10,36% (-135,2 milioni).

Delle 107 province italiane monitorate dall’elaborazione dell’Ufficio studi della Cgia, solo cinque presentano un risultato anticipato dal segno più: sono: Biella (+0,10%), Caltanissetta (+0,14), Sassari (+1,49), Sud Sardegna (+1,61) e Nuoro (+3,98).

Il calo dei prestiti bancari alle piccolissime imprese è comunque un fenomeno che è iniziato un decennio fa e si è interrotto solo nel biennio 2020-2021. Questa breve inversione di tendenza è avvenuta grazie al governo Conte bis che, all’indomani dello scoppio della pandemia, istituì un Fondo di garanzia pubblico per promuovere la liquidità alle Pmi colpite dall’emergenza Covid.

I dati sono i seguenti: se al 31 dicembre 2011 gli impieghi vivi alle imprese con meno di 20 addetti ammontavano a 171 miliardi (pari al 18,8% del totale erogato alle imprese italiane), successivamente abbiamo assistito a una caduta verticale che si è fermata agli inizi del 2020 (116,3 miliardi di erogato pari al 18,1%).

Nell'ultimo biennio considerato, lo stock ha invertito segno e ha raggiunto i 124 miliardi alla fine del 2021 (pari al 17,4%). Nell’ultimo anno, una volta esauritosi l’effetto “spinta” ascrivibile all’istituzione del fondo di garanzia pubblico, i prestiti sono tornati a scendere, toccando, al 31 dicembre 2022, la quota di 118,7 miliardi (pari al 16,9% del totale erogato alle imprese).