Notizie | 05 marzo 2023, 10:17

Turismo organizzato, ripresa dopo il crollo

Turismo organizzato, ripresa dopo il crollo

Gli italiani tornano a viaggiare e agenzie di viaggio e tour operator a lavorare, ma per il turismo organizzato il 2022, anno con nove mesi di reale operatività dopo l’allentamento delle restrizioni, si è chiuso con un fatturato di 9,3 miliardi di euro, ancora 3,4 miliardi in meno rispetto ai 12,7 miliardi del 2019. E ora l’obiettivo, per il 2023, è tornare ai livelli pre-Covid.

È quanto emerge da uno studio dell’osservatorio Assoviaggi-Cst sul turismo organizzato.

Il quadro che emerge è quello di un settore resiliente, che ha saputo sopravvivere alla più grande crisi della propria storia, a cui agenzie di viaggio e tour operator hanno fatto fronte riducendo punti vendita e dipendenti: rispetto al periodo precedente alla pandemia, il comparto del turismo organizzato registra 1.308 addetti in meno, pari al 4,5% del totale, senza contare i titolari d’impresa.

In media, nel 2022, a livello nazionale, le agenzie di viaggio – considerando sia le sedi che le filiali – hanno fatturato 806mila euro, contro la media di 1,115 milioni registrata nel 2019.

Nonostante qualche differenza territoriale, il gap di fatturato non è stato recuperato in nessuna regione. Il risultato migliore, infatti, è quello della Campania, dove comunque il fatturato del turismo organizzato ha registrato una contrazione del 20,2% rispetto al 2019; seguono le agenzie di viaggio e i tour operator pugliesi, che hanno limitato le perdite al 20,9%.

Il divario più ampio si ha invece nelle Marche (-41,5%), poi nel Trentino-Alto Adige (-37%), ma la distanza dai livelli pre-covid rimane sopra la media nazionale per tutte le regioni con l’eccezione, oltre a Campania e Puglia, di Emilia-Romagna (-26,2%), Lazio (-25,8%), Sicilia (-25,9%), Toscana (-26,1%) e Veneto (-24,6%).

Il mercato rimane comunque molto concentrato: tre regioni (Lombardia, Lazio e Piemonte) valgono il 49,1% del totale del fatturato 2022 del turismo organizzato italiano.

Il perdurare delle difficoltà ha lasciato una traccia nella struttura stessa del tessuto imprenditoriale del comparto, riscontrabile anche nella riduzione delle unità locali – o filiali di agenzia – che diminuiscono del -6,5%, passando dalle 4.341 del 2019 alle 4.058 del 2022. Una ristrutturazione portata avanti dalle imprese per ridurre i costi.

Tra chiusure di impresa e ristrutturazioni organizzative, il numero complessivo di dipendenti passa dai 28.778 del 2019 ai 27.470 del 2022, con una perdita del 4,5%, pari a 1.308 lavoratori in meno. Un dato nazionale che, però, nasconde forti disparità su base regionale. A registrare la peggiore emorragia di addetti è infatti la Valle d’Aosta, che vede il numero di lavoratori del turismo organizzato quasi dimezzarsi (-44,1%). Riduzioni percentuali a due cifre anche in Sardegna (-38,3%), Marche (-34,4%), Umbria (-15,5%), Trentino-Alto Adige (-14,9%) ed Emilia-Romagna (-13,1%).

Ci sono, però, anche regioni – soprattutto al sud – in controtendenza: in Calabria si è rilevato un boom di nuovi addetti rispetto al 2019 (+63,6%), così come in Molise (+22,4%) e in Puglia (+14%). Risultati positivi che però non bastano a compensare le perdite complessive registrate a livello nazionale.

“Le Agenzie di viaggio hanno resistito ma, alla fine, hanno dovuto affrontare la lunga crisi innescata dal Covid con strategie di riduzione dei costi, in particolare chiudendo le unità locali (filiali) e, purtroppo, riducendo il personale. Tagli sofferti, che si sarebbero potuti evitare se i governi passati avessero agito più rapidamente”, ha commentato Gianni Rebecchi, presidente di Assoviaggi Confesercenti.


Ti potrebbero interessare anche: