Notizie | 27 gennaio 2023, 15:32

Nel 2022 creati 380 mila posti di lavoro

Nel 2022 creati 380 mila posti di lavoro

Nel 2022 sono state create circa 380.000 posizioni lavorative (al netto delle cessazioni), un valore superiore a quello registrato nel 2019, prima dell’emergenza sanitaria.

Lo ha scritto la Banca d'Italia, aggiungendo che l’incremento della domanda di lavoro è rimasto sostenuto fino all’inizio dell’estate, riportando l’occupazione sul sentiero di crescita pre-pandemico; mentre nei mesi successivi la dinamica, seppure positiva, si è indebolita, tanto che nel bimestre novembre-dicembre le attivazioni nette si sono mantenute su livelli simili a quelli del 2019 (37.000 posti di lavoro in più a fronte dei circa 33.000 di tre anni prima, al netto degli effetti stagionali).

Comunque, nella prima parte del 2022, la domanda di lavoro è stata trainata soprattutto dal turismo, che ha ripreso vigore fin dall’inizio della primavera. Ei dati di dicembre suggeriscono che anche la stagione invernale si sia ben avviata.

Dall’estate del 2020 e fino ai primi mesi del 2022, le costruzioni hanno fatto registrare ritmi di crescita eccezionalmente elevati; dal secondo trimestre dello scorso anno, invece, l’espansione si è indebolita, fornendo un contributo modesto.

Quanto alla manifattura, nel 2022 le attivazioni nette sono state superiori a quelle del 2021; la creazione dei posti di lavoro è proseguita a tassi sostanzialmente costanti anche negli ultimi due mesi dell’anno, nonostante il rallentamento nei comparti a maggiore intensità energetica.

Banca d'Italia ha precisato che nel 2022 all’incremento occupazionale ha contribuito quasi esclusivamente la componente a tempo indeterminato, che nell’anno precedente aveva invece rappresentato solo il 40% delle attivazioni nette: sono stati creati oltre 410.000 posti di lavoro stabili, a fronte di una sostanziale stazionarietà degli impieghi a termine e di un calo di oltre 50.000 unità dei contratti di apprendistato.

Nella prima fase dopo la pandemia, in un contesto di elevata incertezza, il recupero dell’occupazione era stato sospinto soprattutto dalle posizioni a tempo determinato; dalla seconda metà del 2021, quando la ripresa si è consolidata, le imprese sono tornate ad assumere con contratti permanenti e a trasformare le posizioni temporanee attivate nei mesi precedenti.

La ricomposizione della forza di lavoro si è però stabilizzata alla fine del 2022, anche in conseguenza del rallentamento complessivo del mercato del lavoro; in dicembre il numero dei contratti a termine ha ripreso a salire.

Lo studio della Banca d'Italia, inoltre, riporta che nell'anno appena passato l’occupazione è aumentata sia per gli uomini sia per le donne; tuttavia, in dicembre, per la componente femminile le attivazioni nette sono state nulle.

Nella seconda parte dello scorso anno la creazione di posti di lavoro ha rallentato nel Centro Nord e si è fermata nel Mezzogiorno, dove il saldo è risultato negativo per circa 12.000 unità, al netto di fattori stagionali. In particolare, nelle regioni meridionali la fase espansiva si è interrotta una volta esaurita la spinta del comparto edile che aveva contribuito alla crescita occupazionale del 2022 per circa il 30%.

Nello scorso anno la domanda di lavoro del Sud e delle Isole ha pesato nella creazione di nuove posizioni lavorative in Italia per circa un quinto, valore inferiore a quello del 2021, quando era stato di quasi un terzo.