Piazza Affari | 31 dicembre 2022, 18:53

Borsa del Nord Ovest: i risultati del 2022

I maggiori rialzi sono di Prima Industrie, Dea Capital e Borgosesia - I maggiori ribassi di Iren, Reply e Tinexta

Borsa del Nord Ovest: i risultati del 2022

Un altro bilancio in rosso per la Borsa Italiana, che ha chiuso il 2022 con l'indice Ftse Mib a 23.706 punti, a fronte dei 25.884 di fine dicembre del 2021 e ben lontano dai 31.005 di fine 2006. La ripresa di un anno fa non ha avuto seguito, anzi c'è stata l'ennesima retromarcia, con il ribasso maggiore.

Naturalmente, anche il 2022 non è stato negativo per tutte le società del listino principale trattate in Piazza Affari. In particolare delle 30 quotate del Nord Ovest, sette hanno terminato l'anno con un valore borsistico superiore a quello di 12 mesi prima. Sono: Prima Industrie (+34,64%), Dea Capital (+22,36%), Borgosesia (+13,83%), Orsero (+12,41%), Autogrill (+3,46%), Erg (+1,83%), Cnh Industrial (+0,8%). Va sottolineato, però, che il rialzo delle prime due si deve alle rispettive Opa, finalizzate alla loro prossima uscita dalla Borsa, come farà anche la novarese Autogrill.

Sul fronte opposto, i risultati peggiori sono stati registrati per Iren (nell'ultimo anno ha perso il 44,69%), la torinese Reply controllata e guidata dalla famiglia Rizzante, (-40,12%) e Tinexta, che ha come presidente Enrico Salza e come amministratore delegato (-40,25%).

Ma ribassi soltanto un po' meno pesanti sono stati denunciati dalla Giglio Group del genovese Alessandro Giglio, che ne è il numero uno (-32,15%) Conafi (-30,56%), Banca Sistema (-27,32%), la Cairo Communication di Urbano Cairo (-27,06%) e dalla sua controllata Rcs MediaGroup (-24,18%), la Diasorin di Saluggia (-22,13%), la Sogefi della Cir dei fratelli De Benedetti (-21,32%), la Fidia che non è più del torinese Giuseppe Morfino (-21,2%), la Stellantis presieduta da John Elkann (-20,51%).

Più del 10%, invece, hanno perso le torinesi Centrale del Latte d'Italia e l'Italgas pilotata da Paolo Gallo (-14,24%), la Pininfarina (-13,25%), la Ferrari controllata dall'Exor degli Agnelli (-12%)

Inferiori al 10%, infine, sono stati i ribassi di Intesa Sanpaolo, che ha come maggiore azionista la fondazione torinese Compagnia di San Paolo (-8,62%), della Juventus (-8,35%), della Basicnet di Marco Boglione (-7,65%), della Cir (-7,55%), della Buzzi Unicem di Casale Monferrato (-5,14%) e della spezzina Sanlorenzo di Massimo Perotti (-2,51%).

In perfetta parità ha concluso l'anno l'Iveco, altra controllata dalla holding degli eredi di Gianni Agnelli, che proprio nel 2022 è emigrata da Piazza Affari alla Borsa di Amsterdam.

Oltre a Exor, dalla Borsa di Milano, nel 2022, sono uscite 19 società, fra le quali la genovese Banca Carige. Comunque, al 30 dicembre sono 414 le quotate a Piazza Affari, per una capitalizzazione complessiva di oltre 626 miliardi, mentre alla stessa data del 2021 erano una in più, ma con una capitalizzazione di 768,8 miliardi, quasi 143 miliardi in più.


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