Notizie | 01 dicembre 2022, 15:59

Il Covid ha ridotto anche il "nero"

In Italia l’economia non osservata è crollata del 14,1%, riducendosi così a 174,6 miliardi e la sua incidenza è scesa al 10,5% del Pil.

Il Covid ha ridotto anche il "nero"

La crisi generata dal lockdown conseguente al Covid-19 si è fatta sentire anche sul “nero”, che l'Istat chiama “economia non osservata”. Proprio l'Istat, infatti, ha recentemente comunicato che nel 2020, in Italia, l’economia non osservata è crollata del 14,1%, riducendosi così a 174,6 miliardi e la sua incidenza è scesa al 10,5% del Pil.

Rispetto al 2019, il valore del “nero” si è ridotto complessivamente di quasi 30 miliardi e sono diventati meno di tre milioni i lavoratori irregolari, 660 mila meno che nel 2019.

Come spiega l'Istat, l’economia non osservata è costituita dalle attività produttive di mercato che, per motivi diversi, sfuggono all’osservazione diretta e la cui misurazione pone particolari problemi. Comprende, essenzialmente, l’economia sommersa e quella illegale.

Le principali componenti dell’economia sommersa sono costituite dal valore aggiunto occultato tramite comunicazioni volutamente errate del fatturato e/o dei costi (sotto-dichiarazione del valore aggiunto) o generato mediante l’utilizzo di lavoro irregolare. A esso si aggiunge il valore dei fitti in nero, delle mance e una quota che emerge dalla riconciliazione fra le stime degli aggregati dell’offerta e della domanda.

L’economia illegale include sia le attività di produzione di beni e servizi la cui vendita, distribuzione o possesso sono proibite dalla legge, sia quelle che, pur essendo legali, sono svolte da operatori non autorizzati. Le attività illegali incluse nel Pil dei Paesi Ue sono la produzione e il commercio di stupefacenti, la prostituzione e il contrabbando di sigarette.

Nel 2020, la flessione del valore aggiunto generato dall’economia non osservata è stata più accentuata rispetto alla contrazione del Pil indotta dalla crisi pandemica (-7,6%). L’incidenza dell’economia non osservata sul Pil si è di conseguenza ridotta di 0,8 punti percentuali, portandosi al 10,5% dall’11,3% del 2019.

La contrazione è stata generalizzata per tutte le componenti dell’economia non osservata: il valore aggiunto da sotto-dichiarazione è diminuito di 10,7 miliardi di euro rispetto al 2019, quello generato dall’impiego di lavoro irregolare di 14,6 miliardi, mentre le altre componenti hanno registrato un calo di 1,2 miliardi.

Per la prima volta dal 2015, anche l’economia illegale ha segnato una contrazione, riducendosi di oltre 2,1 miliardi rispetto all’anno precedente. Con riferimento al 2019 si osserva una lieve variazione del peso relativo delle diverse componenti: a una riduzione della quota ascrivibile al lavoro irregolare (dal 37,9 al 35,7%) fa fronte un aumento dell’incidenza della sotto-dichiarazione (dal 44,5 al 45,6%), dell’economia illegale (dall’9,5 al 9,9%) e delle altre componenti del sommerso (dall’8,1 all’8,7%).

Nel 2020, il complesso dell’economia sommersa vale 157,4 miliardi, il 9,5% del Pil, in calo di 26,5 miliardi rispetto all’anno precedente. La componente legata alla sotto-dichiarazione vale 79,7 miliardi mentre quella connessa all’impiego di lavoro irregolare è pari a 62,4 miliardi (erano, rispettivamente 90,4 e 77 l’anno precedente).

I settori dove è più alto il peso del sommerso economico sono gli Altri servizi alle persone, dove esso costituisce il 34,2% del valore aggiunto del comparto; poi, commercio, trasporti, alloggio e ristorazione (22,1%) e costruzioni (19,3%). Negli Altri servizi alle imprese (4,8%), nella produzione di beni d’investimento (3,7%) e nella produzione di beni intermedi (1,7%) si osserva invece un’incidenza minore.

La crisi pandemica ha avuto effetti considerevoli sul ricorso al lavoro irregolare che, per la prima volta dall’inizio della serie (1995), risulta inferiore ai tre milioni di unità. Nel 2020, infatti, sono 2,926 milioni le unità di lavoro a tempo pieno (Ula) in condizione di non regolarità, occupate in prevalenza come dipendenti (circa 2,153 milioni). L’occupazione non regolare segna, dunque, un calo del 18,4% rispetto al 2019, registrando una diminuzione pari a quasi il doppio di quella regolare (-9,9%).

Quanto alle attività illegali, che nel 2020 hanno generato un valore aggiunto pari a 17,4 miliardi di euro, pari all’1,2% del Pil, si è registrata una contrazione del 10,5% del valore aggiunto, pari a 2 miliardi di euro, in controtendenza rispetto al 2018 e 2019, quando l’economia illegale era cresciuta, rispettivamente, di 341 e 174 milioni. Il calo significativo è da ricondursi agli effetti della pandemia da Covid-19 e delle relative misure restrittive.

Tra il 2017 e il 2020 le attività illegali hanno fatto registrare un decremento pari a poco più di 1,5 miliardi sia per il valore aggiunto sia per la spesa per consumi finali delle famiglie.

La contrazione dell’economia illegale è determinata per una parte rilevante dal traffico di stupefacenti, il cui valore aggiunto scende a 13,3 miliardi di euro nel 2020 (-1,6 miliardi rispetto al 2019), mentre la spesa per consumi si attesta a 14,8 miliardi di euro (-1,8 miliardi rispetto all’anno precedente).

Nello stesso periodo anche la decrescita dei servizi di prostituzione è stata rilevante. Nel 2020 il valore aggiunto e i consumi finali sono diminuiti rispettivamente del 15,3% e del 16,3% (attestandosi a 3,5 e 4 miliardi di euro).


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