Notizie - 23 novembre 2022, 16:51

Piemonte, in vista meno consumi e meno investimenti

A fine giugno i depositi sono risultati pari a 128,4 miliardi, il 6,4% in più rispetto al 31 dicembre, i crediti a imprese e famiglie a 114 miliardi (+2,5%)

Lanfranco Suardo, direttore della sede torinese dela Banca d'Italia

Lanfranco Suardo, direttore della sede torinese dela Banca d'Italia

Nella prima parte di quest'anno l'economia piemontese ha continuato a crescere, anche se in misura meno intensa rispetto al 2021. In base all'indicatore trimestrale dell'economia regionale elaborato dalla Banca d'Italia, l'attività economica in Piemonte sarebbe aumentata del 5,3% nel primo semestre rispetto al corrispondente periodo dell'anno precedente (5,4 nella media nazionale), recuperando sostanzialmente i livelli del 2019.

Sulla dinamica hanno inciso le perduranti difficoltà di approvvigionamento di fattori produttivi e, soprattutto, il forte rialzo dei prezzi dell'energia.

Nel terzo trimestre il quadro economico si è ulteriormente indebolito, continuando a risentire dell'incertezza legata al conflitto in Ucraina e delle pressioni inflazionistiche. L'indicatore Regio-coin Piemonte della Banca d'Italia, che fornisce una stima dell'evoluzione delle componenti di fondo dell'economia regionale, è diminuito, collocandosi su valori negativi per la prima volta dal 2020.

Nei primi sei mesi dell'anno l'attività nell'industria è ancora aumentata: la crescita è stata diffusa tra classi dimensionali d'impresa e tra i principali settori. Nel terziario la congiuntura è stata positiva, grazie anche all'incremento dei consumi e dei flussi turistici. Nelle costruzioni la produzione e le ore lavorate sono ancora salite sia nelle opere pubbliche sia nel settore privato: il comparto residenziale ha continuato a beneficiare degli incentivi fiscali per la riqualificazione edilizia, anche se sono emerse difficoltà collegate all'incertezza normativa e alla cessione dei crediti relativa al "Superbonus".

La spesa per investimenti è aumentata, ma in misura più contenuta nel confronto con il 2021: in particolare, le imprese di maggiori dimensioni hanno speso meno di quanto previsto a inizio anno. In un contesto di progressivo peggioramento delle condizioni per investire, un impulso all'accumulazione è derivato dall'esigenza di dotarsi di impianti a minore consumo energetico o di adeguarli all'utilizzo di fonti energetiche alternative, nonché di autoprodurre elettricità, beneficiando anche degli incentivi previsti dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR).

La situazione economica delle imprese è rimasta nel complesso favorevole, ma il forte aumento dei costi di produzione è stato solo in parte assorbito dalla revisione al rialzo dei prezzi di vendita e ne è derivata una riduzione dei margini di profitto. La liquidità è lievemente diminuita, rimanendo comunque su livelli elevati.

Le condizioni del mercato del lavoro sono ulteriormente migliorate, anche se il numero di occupati nel primo semestre è rimasto ancora inferiore a quello dello stesso periodo del 2019. Il saldo tra le assunzioni e le cessazioni nel settore privato non agricolo è stato positivo nei primi otto mesi, con un contributo significativo delle posizioni a tempo indeterminato. Le ore lavorate sono aumentate e si è ridotto il ricorso agli strumenti di integrazione salariale.

Nel mercato del credito, all'accelerazione dei prestiti alle famiglie, che ha interessato sia i mutui per le abitazioni sia il credito al consumo, si è associato un rallentamento dei finanziamenti alle imprese. Comunque, il valore dei prestiti alle imprese e alle famiglie a fine giugno è risultato di 113,960 miliardi, il 2,5% in più rispetto al 31 dicembre ma il 3,7% in meno rispetto a fine giugno dell'anno scorso.

Le condizioni praticate dagli intermediari al sistema produttivo sono state improntate a una maggiore cautela sulle posizioni più rischiose; anche i criteri di offerta dei mutui alle famiglie sono divenuti meno accomodanti. Non sono emersi segnali di un peggioramento della qualità del credito; il rialzo dei tassi di interesse, il deciso aumento dell'inflazione e i riflessi economici delle tensioni internazionali rappresentano tuttavia importanti fattori di rischio.

Nei primi sei mesi del 2022 i depositi bancari hanno ulteriormente rallentato, soprattutto quelli delle imprese. Il valore di mercato dei titoli depositati dalle famiglie presso le banche si è ridotto e la raccolta netta dei fondi comuni di investimento è risultata ampiamente negativa.

A fine giugno, in Piemonte i depositi delle famiglie consumatrici e delle imprese sono risultati pari a 128,384 miliardi, il 6,4% in più rispetto alla fine di dicembre. Ed ecco, per provincia, l'entità dei depositi al 30 giugno: Torino 65,687 miliardi (+6,3% rispetto al 31 dicembre), Alessandria 11,477 miliardi (+4,9%), Asti 5,977 (+4,7%), Biella 4,952 (+10,1%), Cuneo 20,871 (+9,2%), Novara 10,955 (+2,9%), Verbania 3,910 (+4,9%), Vercelli 4,563 (+8,2%).

Il clima di fiducia è peggiorato dopo l'estate, anche per i timori che la riduzione del potere di acquisto delle famiglie si traduca in un calo dei consumi. Le aspettative delle imprese per i prossimi mesi prefigurano un indebolimento della crescita dei ricavi e degli investimenti; anche l'espansione delle ore lavorate si attenuerebbe e salirebbe il ricorso agli ammortizzatori sociali.

Un impulso significativo alla domanda aggregata e alla trasformazione digitale ed ecologica del sistema economico è rappresentato dall'attuazione del PNRR: al 17 ottobre le risorse del Piano complessivamente assegnate agli enti territoriali della regione erano pari a 3,8 miliardi.

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