Notizie | 18 novembre 2022, 17:09

Come cambia la mappa della povertà

Come cambia la mappa della povertà

Nel 2021, il 20,1% delle persone residenti in Italia è risultato a rischio di povertà (circa 11,8 milioni individui) avendo avuto, nell’anno precedente l’indagine, un reddito netto equivalente inferiore al 60% di quello mediano (ossia 10.519 euro). Lo ha comunicato l'Istat, aggiungendo che a livello nazionale la quota è rimasta sostanzialmente stabile rispetto ai due anni precedenti (20% e 20,1% rispettivamente nel 2020 e nel 2019), mentre si è osservato un certo miglioramento nel Mezzogiorno e al Centro e un aumento del rischio di povertà nelle ripartizioni del Nord.

Il 5,6% della popolazione (circa 3,3 milioni di individui) si trovava in condizioni di grave deprivazione materiale, ossia presentava almeno quattro dei nove segnali di deprivazione individuati dall’indicatore Europa 2020; un valore che risulta più basso rispetto a quello dei due anni precedenti (5,9% nel 2020 e 7,4% nel 2019).

Inoltre, l’11,7% degli individui viveva in famiglie a bassa intensità di lavoro, ossia con componenti tra i 18 e i 59 anni che hanno lavorato meno di un quinto del tempo, percentuale in aumento rispetto all’11% dell’anno precedente e al 10% del 2019.

La popolazione a rischio di povertà o esclusione sociale, ovvero la quota di individui che nel 2021 si trovava in almeno una delle suddette tre condizioni (riferite a reddito, deprivazione e intensità di lavoro), era pari al 25,4% (poco meno di 15 milioni di persone), sostanzialmente stabile rispetto al 2020 (25,3%) e al 2019 (25,6%).

Questo andamento sintetizza, nel triennio considerato, il peggioramento dell’indicatore di bassa intensità lavorativa, il miglioramento di quello di grave deprivazione materiale e la sostanziale stabilità dell’indicatore del rischio di povertà nei tre anni.

Il Mezzogiorno rimane l’area del Paese con la percentuale più alta di individui a rischio di povertà o esclusione sociale (41,2%), stabile rispetto al 2020 (41%) e in diminuzione rispetto al 2019 (42,2%). La riduzione del rischio di povertà o esclusione sociale ha riguardato in particolare la Puglia e la Sicilia mentre è sensibile aumentata in Campania per l’incremento della grave deprivazione e della bassa intensità lavorativa.

Nel triennio 2019-2021 il rischio di povertà o esclusione sociale si è ridotta anche nel Centro (21% contro 21,6% del 2020 e 21,4% del 2019), grazie a Marche e Lazio, mentre è aumentato in Umbria e rimasto invariato in Toscana.

Nel Nord-Ovest, il rischio di povertà o esclusione sociale nel 2021 ha riguardato il 17,1% degli individui (16,9% nel 2020, 16,4% nel 2019), con la Lombardia stabile, il Piemonte e la Liguria in aumento.

Nel 2021, l’incidenza del rischio di povertà o esclusione sociale ha continuato a essere più elevata tra gli individui che vivono in famiglie con cinque o più componenti ed è risultata in aumento rispetto al biennio precedente (38,1% contro 36,2% del 2020 e 34,3% del 2019).

Più nel dettaglio, il rischio di povertà o esclusione sociale è risultato maggiore tra gli individui delle famiglie con tre o più figli (41,1% rispetto al 39,7% nel 2020 e 34,7% del 2019), tra le persone sole (30,6%, come nel 2019 e in riduzione dal 31,6% del 2020), soprattutto tra quelle che hanno meno di 65 anni (34,6% contro 34,4% nel 2020 e 32,4% nel 2019) e nelle famiglie monogenitore (33,1% rispetto al 32,2% del 2020 e al 34,5% del 2019).

L'anno scorso, il rischio di povertà o esclusione sociale si è ridotto per coloro che vivono in famiglie in cui la fonte principale di reddito è il lavoro dipendente (18,4% rispetto a 18,7% del 2020 e 20% del 2019) e il lavoro autonomo (22,4%, da 24,3% nel 2020 e 25,1% nel 2019), mentre è aumentato per coloro che possono contare principalmente sul reddito da pensioni e/o trasferimenti pubblici (33,9% da 33,5% nel 2020 e 31,8% nel 2019).

I componenti delle famiglie con almeno un cittadino straniero hanno presentato un rischio di povertà o esclusione sociale sensibilmente più elevato (42,2%, da 45,1% nel 2020 e 38,1% del 2019) rispetto a chi vive in famiglie di soli italiani (23,4%, contro 23,1% del 2020 e 24% del 2019). Vivere in famiglie con almeno uno straniero espone a un rischio di povertà e grave deprivazione doppio rispetto a quello di famiglie di soli italiani, mentre la bassa intensità lavorativa continua a essere minore (nel 2021 8,8% rispetto al 12,1% degli individui in famiglie di soli italiani) anche se la differenza si riduce a poco più di tre punti percentuali nel 2021 dagli oltre quattro punti percentuali del 2020 e del 2019.

Ti potrebbero interessare anche: