Storia & storie | 18 settembre 2022, 10:09

Quella Fiat 1500 piaciuta tanto alla borghesia

La Fiat 1500

La Fiat 1500

di Francesco Amadelli*

Che la vettura fosse azzeccata se ne ebbe subito sentore al momento della sua commercializzazione. E’ il 1935, il benessere degli italiani è cresciuto sebbene la nazione continui a rimanere prettamente agricola e con notevoli problemi sociali; la Fiat mette in campo una vettura di livello superiore destinata alla borghesia medio-alta. Avrà fortuna e la sua produzione continuerà fino al 1948 con aggiustamenti stilistici e motoristici.

Ciò che salta subito all’occhio è la linea frontale definita “aereodinamica” perché arrotondata; la stessa verrà adottata sulla 508C Nuova Balilla 1100 e dalla 500 A e B ovvero la Topolino. Lo studio è stato condotto con l’aiuto del Politecnico di Torino, già all’avanguardia negli studi aeronautici.

Il motore è un 6 cilindri in linea da 1.493 cc ma deriva dal 1.100 a 4 cilindri al quale, secondo gli inesperti sempre pronti a semplificare i problemi, sono stati aggiunti 2 cilindri. Aggiungere due cilindri non è problema da poco ma i progettisti ci riescono bene optando per un carburatore Zenith piuttosto parsimonioso e valvole in testa comandate da aste e bilancieri. Ne risulta un motore elastico, rispondente bene ai richiami del conduttore e in grado di raggiungere 115 Km/h.

Una lunghezza di mt. 4,465 permette una buona abitabilità interna e un confort di tutto rispetto grazie agli ammortizzatori idraulici anteriori e un ponte rigido con barra stabilizzatrice al posteriore che la rendono equilibrata e ferma. Il cambio a 4 M+RM prevede inizialmente la leva sul tunnel centrale, in seguito verrà spostata al volante dando inizio a una consuetudine alla quale la Fiat non rinuncerà per diversi anni montandola su diverse versioni come il modello post-bellico 1100/103 e la 1400; sarà una soluzione innovativa che permetterà di ampliare l’abitabilità anteriore dato che il sedile è a divanetto permettendo un terzo passeggero.

Cinture o altri sistemi di sicurezza sono ancora di là da venire. Le bacchette tergicristallo sono ancorate nella parte superiore del parabrezza, verranno spostate in basso nelle versioni seguenti; la ruota di scorta rimane alloggiata in un apposito vano posteriore esterno alla vettura e a vista, in seguito verrà coperto da un cofano metallico che ne arricchirà la linea rendendola più slanciata. Nella seconda versione della vettura denominata 1500 B verrà aggiunto ai pistoni un anello raschiaolio e nuovi cuscinetti di biella. I sedili anteriori possiedono nella parte dello schienale una barra metallica cromata alla quale i passeggeri posteriori possono afferrarsi (quanto di più insicuro in caso di incidente).

L’auto piace, soprattutto ai carrozzieri come Farina e Viotti oltre alla sezione carrozzerie speciali Fiat: tutti allestiranno versioni cabrio e coupé eleganti ma non sfarzose, come nello stile Fiat.

Con la terza versione cioè la 1500 C la carrozzeria subirà un’ulteriore rimodellamento: il muso della vettura nel 1940 sarà a “spartivento” e il modello verrà denominato “musone”, come la prua di una nave. E’ appena scoppiata la guerra e ogni riferimento alla bellicità pare in quel momento portare bene.

Delle prime tre serie “A – B – C” verranno prodotti oltre 42.000 esemplari: cifra elevata se si considera il periodo travagliato della nostra storia. Il prezzo di listino al momento del debutto è di 21.500 lire (nello stesso anno la 500 A ovvero la Topolino costa 8.900 lire).

La storia della Fiat 1500 non finisce qui, continuerà nel dopo-guerra e sarà un successo. Seguiteci nelle prossime puntate.

* Storico dell'auto, scrittore


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