Notizie | 17 settembre 2022, 09:43

Caro energia, cosa è necessario per evitare il collasso

Caro energia, cosa è necessario per evitare il collasso

Ammonta ad almeno 35 miliardi di euro l’ “eredità” che il nuovo Governo si troverà in dote. O meglio, l’importo di cui dovrebbe farsi carico entro la fine di quest’anno, almeno per dimezzare gli effetti della crisi energetica in corso. Altrimenti, il rischio che moltissime imprese e altrettante famiglie non siano nelle condizioni di pagare le bollette e, conseguentemente, di vedersi chiudere la fornitura, è molto elevato. A scriverlo è l’Ufficio studi della Cgia.

Come è stata calcolata questa cifra? Se consideriamo che, rispetto l’anno scorso, i rincari energetici del 2022 cubano 127,4 miliardi di euro, a questo importo vanno sottratti i 58,8 miliardi di sostegni fin qui erogati dal Governo Draghi per contrastare il caro bollette. Importo, quest’ultimo, che include anche i 14 miliardi circa che il Governo Draghi ha appena approvato.

Rispetto al 2021, pertanto, le famiglie e le imprese, al netto degli aiuti stanziati, dovranno farsi carico di un aumento del costo dell’energia elettrica e del gas che sfiora i 70 miliardi di euro.

Ritenendo improbabile un azzeramento di questo incremento, secondo l’Ufficio studi della Cgia il nuovo esecutivo che “uscirà” dalle urne il prossimo 25 settembre dovrà, entro la fine dell’anno, recuperarne almeno la metà (35 miliardi) per sostenere chi non ha i soldi per pagarle, altrimenti il rischio che il Paese “collassi” è molto probabile.

Un impegno economico da far tremare le vene ai polsi, visto che entro la fine dell’anno, a meno che non “scivoliamo” verso l’esercizio provvisorio, il nuovo Parlamento dovrà approvare anche la legge di Bilancio per il 2023 per svariate decine di miliardi.

Con gli aumenti che in questi ultimi mesi hanno caratterizzato le bollette di luce e gas, segnala l’Ufficio studi della Cgia, corriamo il pericolo che entro la fine dell’anno siano almeno il 30% le utenze domestiche e le pmi non in grado di pagare le bollette.

Secondo molti esperti, gli effetti economici negativi del caro bollette che si sono abbattuti quest’anno su famiglie e imprese sarebbero equiparabili a quelli provocati negli ultimi due anni dalla pandemia. Ricordiamo che tra le chiusure stabilite per decreto a moltissimi settori economici e le limitazioni alla mobilità delle persone imposte per legge, tra il 2020 e il 2021 i governi che si sono succeduti hanno erogato aiuti per 180 miliardi di euro.

Grazie ai ristori, ai contributi a fondo perduto e ai crediti di imposta, il Paese è rimasto in piedi. Certo, il debito pubblico rispetto al Pil era salito al 155% (anno 2020), tuttavia la crisi sociale è rimasta sotto controllo e il nostro Paese, con una intensità superiore a molti altri, è riuscito a risollevarsi. Prova ne sia che, ad oggi, pur toccando sempre una soglia molto preoccupante, il rapporto debito/Pil è sceso al 148%.

Con la crisi energetica, invece, nel 2022 le misure per mitigare il caro bollette sono state pari a 58,8 miliardi; risorse che, va sottolineato, sono state stanziate senza ricorrere a nessun scostamento di bilancio, anche se appare evidente a tutti che appaiono insufficienti per fronteggiare una crisi energetica che ci ha riportati indietro di quasi 50 anni. Almeno fino a quando l’Unione Europea non imporrà un tetto al prezzo del gas e il disaccoppiamento tra lo stesso e quello dell’energia elettrica prodotta dalle rinnovabili.

I primi 100 giorni del nuovo esecutivo saranno irti di problemi e di difficoltà. Lo sapevamo. E chiunque vinca le elezioni, in particolar modo all’inizio, avrà poche risorse economiche a disposizione. Cosa altrettanto nota. Tuttavia, se queste misure di contenimento degli aumenti dei costi energetici verranno approvate, dovranno essere recuperate attraverso nuovo deficit. Altrimenti, per moltissimi fornitori, i mancati pagamenti/morosità da parte degli utenti, in particolar modo delle bollette di novembre e dicembre che sono tra le più care dell’anno, subiranno un’impennata mai vista prima.

E’ evidente, almeno sino al momento in cui l’Ue non troverà un accordo sull’introduzione di un tetto al prezzo del gas e al disaccoppiamento di quest’ultimo da quello dell’energia elettrica prodotta con le rinnovabili, l’unica cosa da fare è ristorare imprese e famiglie in difficoltà, compensando almeno la metà dell’aumento del costo per l’energia, recuperando le risorse attraverso un aumento del debito pubblico. Ovviamente con l’assenso di Bruxelles che, nel frattempo, dovrebbe allentare i vincoli normativi sugli aiuti di Stato.

Grazie alla poderosa iniezione di liquidità introdotta in questi ultimi 5-6 anni dalla BCE con il Quantitative easing, un terzo del nostro debito pubblico è ora detenuto da Francoforte. Pertanto, oltre 900 miliardi sarebbero praticamente al “riparo” da qualsiasi forma di speculazione finanziaria internazionale.

Se teniamo conto che della parte rimanente un altro 66% circa è detenuto dai risparmiatori italiani (famiglie, banche, assicurazioni, etc.), vuol dire che “solo” un terzo del debito pubblico totale italiano sarebbe in mano a investitori stranieri che, potenzialmente, potrebbero “innescare”, nel caso non ritenessero il nostro Paese solvibile, un forte aumento dello spread e un conseguente tracollo finanziario.

Avendo accertato che la situazione è meno critica di quanto potrebbe sembrare, ciò non vuol dire che possiamo aumentare a dismisura la spesa pubblica, infischiandoci di tutto e di tutti. Ci mancherebbe.

Tuttavia, se non vogliamo che un pezzo importante della nostra economia sia destinato a chiudere, secondo la Cgia, è necessario mettere in campo altri 35 miliardi entro la fine dell’anno che potrebbero, come extrema ratio, essere compensati da un corrispondente incremento del debito pubblico.

In alternativa allo scostamento di bilancio, i 35 miliardi necessari per “salvare” molte famiglie e altrettante imprese potrebbero essere recuperati attraverso l’inasprimento della tassazione degli extraprofitti delle imprese energetiche?

Questa proposta, lanciata nei giorni scorsi da alcuni leader politici italiani, appare praticabile? In linea teorica sì, anche se va segnalato che con l’attuale tassazione fissata per decreto al 25%, l’erario punta a riscuotere poco più di 10 miliardi di euro. Pertanto, per incassare i 35 miliardi bisognerebbe portare il livello di tassazione attorno al 75%. Si ricorda che, tuttavia, le imprese energetiche alla scadenza della prima rata prevista verso la fine dello scorso mese di giugno hanno pagato poco meno di 1 miliardo rispetto ai 4 attesi; “accetterebbero” di vedersi triplicare il prelievo?

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