Manager | 04 settembre 2022, 16:34

Imprese "rosa", nel Nord Ovest La Spezia prima e Genova ultima

Imprese "rosa", nel Nord Ovest La Spezia prima e Genova ultima

E' quella di Alessandria la provincia piemontese con la più alta densità di imprese femminili. Qui, infatti, le aziende “rosa” sono 9.588, pari al 23,2% del totale delle iscritte alla locale Camera di commercio al 30 giugno scorso.

Un tasso superiore alla media nazionale (22,2%) è emerso anche per tutte le altre province del Piemonte con l'unica eccezione di Biella, dove le 3.534 imprese di proprietà o con guida prevalentemente femminile rappresentano il 20,2% del relativo sistema economico.

La quota rosa del 23% è risultata nelle province di Novara (6.764 le imprese femminili), Asti (5.311) e Verbania (2.904), mentre a Vercelli si è registrato il 22,7% (3.534), a Cuneo il 22,5% (14.888) e nella provincia di Torino il 22,3%, corrispondente a 49.763 aziende.

In tutto il Piemonte, alla fine del giugno appena passato, si contavano 96.286 imprese femminili, a fronte delle 332.136 a prevalenza apicale maschile, per cui la quota rosa è del 22,5%, comunque superiore anche a quelle della Lombardia (19,1%), del Veneto (20,4%) e dell'Emilia-Romagna (20,9%).

Questi dati si trovano nel quinto Rapporto sull’imprenditoria femminile, realizzato da Unioncamere, in collaborazione con il Centro studi Tagliacarne e Si.Camera. Nello stesso si legge che “saranno anche più piccole, più fragili e con una minore capacità di sopravvivenza; ma quanto a voglia di innovazione le imprese femminili hanno una marcia in più”.

La ripresa post pandemia, infatti, ha convinto un ulteriore 14% di imprese femminili a iniziare a investire nel digitale (a fronte dell’11% delle aziende maschili) e un 12% a investire nel green (contro il 9%). A queste si aggiunge, in misura equivalente alle imprese non femminili, un 31% di aziende che ha aumentato o mantenuto costante gli investimenti in tecnologie digitali in questi anni e il 22% che ha fatto altrettanto nella sostenibilità ambientale (contro il 23% delle altre imprese).

Le donne d’impresa, quindi, si sono lanciate nella duplice transizione che le politiche europee sostengono con forza e che rappresenta il core del PNRR italiano. Ma non senza difficoltà, perché la metà delle imprese femminili, infatti, ha interrotto gli investimenti o addirittura esclude di volerli avviare nel prossimo futuro.

Comunque, a fine giugno 2022, l’esercito italiano delle imprese femminili ne conta 1,345 milioni, il 22,2% del totale delle imprese attive nel nostro Paese. Questo universo ha caratteristiche proprie rispetto alle imprese gestite da uomini: una maggior concentrazione nel settore dei servizi (66,9% contro il 55,7%), minori dimensioni (il 96,8% sono micro imprese fino a 9 addetti, contro il 94,7% delle maschili), una forte diffusione nel Mezzogiorno (il 36,8% delle imprese guidate da donne opera in queste regioni, contro il 33,7% delle non femminili).

Le analisi effettuate mostrano anche che le imprese femminili hanno una minore capacità di sopravvivenza: a tre anni dalla loro costituzione, resta ancora aperto il 79,3% delle aziende guidate da donne, contro l’83,9% di quelle a guida maschile e, dopo cinque anni, la quota delle imprese femminili che sopravvivono è del 68,1%, contro il 74,3% delle altre.

Più giovani donne, però, scelgono la via dell’impresa: le imprese giovanili femminili sono il 10,5% del totale delle aziende condotte da donne, mentre l’imprenditoria giovanile pesa il 7,6% sull’insieme delle imprese maschili.

Fondare una impresa rappresenta anche una via importante di integrazione sociale ed economica e questo vale ancora di più per le donne. Le imprenditrici di origine straniera, infatti, sono percentualmente più numerose: tra le imprese femminili, quelle guidate a prevalenza straniera sono l’11,8%, a fronte del 10,4% di quelle condotte da uomini.

Fra l'altro, Unioncamere segnala che nel secondo trimestre di quest'anno, rispetto allo stesso periodo del 2021, il numero delle imprese femminili è rimasto sostanzialmente stabile, crescendo di 1.727 unità (+0,1%). Il confronto con lo scorso anno mostra un incremento delle imprese femminili soprattutto nell’industria (+0,3%) e nei servizi (+0,4%), tra le società di capitali (+2,9%), nel Mezzogiorno (+0,6%), tra le imprese straniere (+2,6%).

Infine, nel Nord Ovest, a livello provinciale, è La Spezia a evidenziare il maggior tasso d'imprenditorialità femminile con la quota del 26% (5.366 le aziende rosa locali). La provincia di Genova, invece, è risultata l'ultima dell'area per tasso di imprese femminili (19,9%), contandone 17.227.

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